il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

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lunedì 1 dicembre 2008

Un bagaglio di responsabilità 3


…. Era cosa normale sentire parlare il mio amico e compagno Roberto di materialismo scientifico mentre o saldava un contatto su una scheda di elettronica o rassettava la sua attrazione da giostraio. Sarebbe qui a me difficile ricordare i nomi di quei compagni che timbrato il cartellino dell’Ansaldo o dell’Italcantieri si fermavano in sezione e magari disquisivano di internazionalismo o di via italiana al socialismo. Per la quasi totalità il problema era il voler capire. Allora si organizzavano seminari ai quali partecipavano dei compagni che venivano dalla federazione e in estenuanti discussioni si spaccava il capello in otto per poter comprendere quelle cose che per noi erano fondamentali. I meccanismi che regolano lo sviluppo sociale, i rapporti tra le classi sociali, la volontà di far evolvere la nostra classe sociale di riferimento. Per molti di loro il livello di scolarità era della scuola elementare per altri l’avviamento professionale ancora pochi i diplomati e rari i laureati.
Quelle discussioni in realtà erano dei momenti di alta politica spesso applicata alla realtà quotidiana. Alcune volte inoltre ho avuto il privilegio di condividere brevi esperienze in quelle che erano le scuole di partito (interventi tematici di pochi giorni per quello che mi è riguardato) . Ricordo Giovanni Berlinguer che parlava a noi studenti di Scienza e di etica, o, Luciano Gruppi che ci parlava del concetto di egemonia di Gramsci e altri compagni che hanno comunque lasciato il loro contributo nel tentativo di accrescere il nostro livello culturale al fine di fare di noi dei militanti in grado di intervenire e dare la dove possibile delle risposte alle diverse istanze che venivano sollecitate dalla società di allora.
Le sezioni del PCI e i circoli della FGCI non erano solo dei punti di semplice aggregazione ma dei veri e propri laboratori di politica nei quartieri.
I limiti esistenti in quel modo di far politica furono quegli stessi "studenti" a evidenziarli cercando di trovare pratiche nuove all’interno e all’esterno del partito. Personalmente mi distaccai proprio verso la fine degli anni 70 perché non condividevo più e mi impegnai in altre cose. Vidi terminare la storia del più grande Partito Comunista di massa dell’occidente con Alessandro Natta. Quello che venne dopo l’ho sempre considerato cabotaggio politico e neanche del migliore.
Sarei presuntuoso e improvviserei se dicessi che ho visto cambiare quelle pratiche politiche di cui ho descritto perché come ho già enunciato il mio percorso con quel tipo di politica si era interrotto, ma, sicuramente posso affermare che rispetto ai cambiamenti sono evidenti i risultati.
Ho sempre più visto in alcune dirigenze un atteggiamento da yuppies che guardava più all’immagine che al contenuto, e quel retroterra culturale che fu tanto importante per la mia generazione diventare labile enunciazione e spesso scomparire. I dirigenti sempre più impegnati ad alchimie conservative curavano sempre più la visibilità che non la partecipazione attiva ai conflitti sociali in atto. Scemando la capacità di confrontarsi, magari anche aspramente, di fatto scompariva quella grande capacità dialettica che sia come comunisti sia come sinistra ci consentiva di essere elementi propulsivi in positivo dei cambiamenti sociali.
Il tanto richiamato scollamento dalle realtà sociali a cui l’attuale sinistra (sigh) extraparlamentare imputa la causa o una parte di causa della sconfitta del 13-14 aprile risiede anche in questo.
L’incapacità di elaborare in realtà sociali semplici e l’esigenza di dover eternamente aspettare una indicazione che provenga da un qualche unto dal signore, magari a livello nazionale, la dice lunga su quanto DNA è andato imbastardendosi dal punto di vista culturale. Non è una bestemmia parlare di berlusconismo di sinistra in alcuni casi.Le scelte dei dirigenti politici sul processo della sinistra arcobaleno in vista della scadenza elettorale dello scorso aprile ne è un esempio.
Le pratiche nuove che sono percorribili immediatamente sono: condivisione e partecipazione.
Ai compagni, ai dirigenti, ai simpatizzanti di una sinistra diffusa e variegata,a quelli che leggono questo post dico :Non sono un unto dal signore ma quello che con orgoglio definisco io un compagno di base e di una cosa ho però la certezza : io, insieme a migliaia di altri compagni, operai, contadini, studenti, casalinghe ecc.. abbiamo contribuito a far si che il piu importante partito della sinistra italiana diventasse grazie al lavoro di tutti il più importante partito di massa della sinistra in occidente……e voi?
Non è pensabile guardare a quella esperienza di 20 o 30 anni fa per riproporla perché sarebbe sbagliato e antistorico ma cogliere quegli elementi di metodo, di relazioni interne e di diffusione del sapere che venivano espressi in quel contesto forse si



le note degli stormy six ci accompagnano in uno slide show che vorrebbe riassumere alcuni momenti della storia dell'Italia del dopoguerra

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