il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

Amicus Plato, sed magis amica veritas



martedì 8 febbraio 2011

È una questione di valori

Ci stiamo avvicinando alla giornata nazionale di mobilitazione delle donne del 13 febbraio. Questo blog ritiene giusto lasciare la parola alle donne, proponendo questo contributo tratto dalla rete di "Punto G"

È una questione di valori
Intervengo in questo interessante scambio di idee attorno al tema della prostituzione. Il mio è un posizionamento maturato nell’esperienza di femminista ma anche di attivista di sinistra.
Non è su base moralistica se decido se essere a favore della schiavitù oppure no;
non è per scelta moralistica se sono d’accordo con la vendita/acquisto di sangue umano, o di organi (rene, cornea) o per l’affitto temporaneo di organi (utero);
non è per moralismo se non considero il boia un lavoratore con cui solidarizzare in difesa dei suoi diritti;
non è per moralismo se penso che non si possa mettere sullo stesso piano il lavoro autonomo esercitato da una osteopata/avvocata/badante e quello esercitato da una prostituta.
Da un punto di vista neutro, di mercato, il boia e la prostituta stanno sullo stesso piano: esercitano un lavoro di servizio che hanno scelto, anche se si tratta di una attività non molto amata almeno a parole dalla maggioranza dei cittadini.
Da un punto di vista di mercato, affittare un utero significa dare un valore di scambio ad un organo umano, o meglio al tempo del suo utilizzo, come al tempo dell’utilizzo del cervello per i lavori intellettuali o della forza fisica per i lavori pesanti.
Nel mercato capitalista si sa che nella merce ci sono due valori: il valore d'uso (quello che soddisfa un qualunque bisogno umano) e il valore di scambio (che è il rapporto quantitativo tra una merce e un'altra di diverso tipo). E si dice che i prodotti raggiungono un riconoscimento sociale solo attraverso lo scambio.
Allora non capisco perché alcune facciano dei distinguo tra le escort di Berlusconi e le prostitute ‘libere di scegliere’: tutte scambiano la loro merce con un’altra di diverso tipo. Questo sì che mi pare un atteggiamento più moralistico.
E se restiamo nel mercato capitalista, non vedo come evitare l’offerta di differenti merci a prezzi differenti: ad esempio si vendono scarpe e borse e altri oggetti ad un prezzo maggiore solo perché sono del colore di moda. Chi determina il prezzo? Il valore di una merce (ossia il suo prezzo) è il frutto di un cocktail molto ricco, in cui entrano fattori di domanda, come l’utilità e la struttura dei gusti dei consumatori (che muta nel tempo, sia per l’evolversi dei modelli socioculturali sia per l’aumentare del reddito pro capite), e fattori di offerta, come la scarsità della merce e i costi necessari a produrla, oltre a fattori relativi alle leggi tributarie e di tutela del lavoro delle diverse nazioni.
Quindi gusti e portafoglio intervengono nel determinare il tipo di servizio scambiato ed il suo prezzo. Ci sarà una nicchia di mercato anche per le prostitute ‘libere di scegliere’, all’interno di un mercato ben più ampio e diversificato dove, in mancanza di leggi di tutela e anche repressive, c’è posto per la tratta e per lo sfruttamento.
C’è una cosa sicuramente sbagliata in quanto ho espresso più sopra: il punto di vista di mercato non è neutro.
E decidere che corpo e sessualità rimangano nel campo dei valori d’uso, è una questione di valori.

Laura Guidetti




link utili - punto g 2011

sabato 5 febbraio 2011

Io da Marchionne?…neanche una Panda usata!


...Sono di pubblico dominio le intenzioni di Marchionne per cui la Fiat attraverso la fusione con la Chrysler nel giro di pochi anni potrebbe trasferirsi a Detroit.

La notizia avrebbe del grottesco, e istintivamente verrebbe pure da ridere se dietro non ci fosse quello che in Italia lo si può descrivere come il “dramma del lavoro”.

In forse ci sono addirittura gli impianti.

E’ da questa mattina che mi ritorna in mente quando il piduista di Arcore c’aveva definito “coglioni” perché avremmo votato a “sinistra” o  “centro sinistra”. Oggi il problema che mi pongo è di fare la conta su quanti nel Governo, nei sindacati e come politici nazionali e locali, sono stati talmente rincoglioniti o in malafede, da schierarsi a favore dell’accordo Fiat contro la Fiom, senza chiedere quello che è l’ABC in una trattativa di così alta  rilevanza. Il piano industriale della Fiat!

 Nella fattispecie ciò che riguarda l’impianto di Mirafiori, ma a questo punto tutto ciò che riguarda, la tra poco, ex azienda torinese.

Quello che mi provoca un autentico vortice testicolare è quest’anno di cassa integrazione prevista nell’accordo sottoposto a referendum, che come bravo contribuente contribuisco ad erogare a difesa degli interessi di Marchionne, e non di sicuro a difesa del potere d’acquisto dei lavoratori Fiat.

Tra i distruttori dei diritti continuano a distinguersi la cisl e la uil che dopo le posizioni sulla fiat sono andati alla firma di un accordo separato per i lavoratori del pubblico impiego. Sempre di più se ce ne fosse stato bisogno, dopo il caso Fiat hanno dimostrato di essere notai del governo-pensiero.


…A Genova in quell’angiporto tanto raccontato e cantato da De Andrè succedeva spesso di essere avvicinati da individui “pittoreschi” che facevano balenare la possibilità di fare un buon affare, magari acquistando a metà prezzo, anzi anche a meno un’autoradio, un registratore, o qualche diavoleria che era appena arrivata in porto e di cui necessitava la vendita più velocemente possibile. Una parvenza di trattativa, e poi, l’affare veniva concluso. All’acquirente a quel punto veniva consegnata una scatola con sopra le foto dell’oggetto e nel momento in cui si iniziava a spacchettare per controllare la conformità della merce, una voce per la strada urlava….”la madama..la madama..! Non c’era più il tempo per aprire la scatola, stava arrivando o la finanza o la polizia per qualche retata e, l’acquirente si allontanava velocemente con la scatola pesante mentre il venditore si dileguava tra i “carruggi” con i soldi frutto della trattativa.

Epilogo : Non ho mai capito quale era il reale prezzo del Mattone.

Riusciremo a comprendere il prezzo dell’accordo alla fiat Mirafiori?

Loris

 

 

Ps. Le rassicurazioni che Marchionne ha dato verbalmente in giornata al ministro Sacconi sono irrilevanti. Come le famose 10 domande di Repubblica a Berlusconi, a Marchionne, visto che non è stato fatto prima dell’accordo di Mirafiori, il governo, la città di Torino e la regione Piemonte dovrebbero chiedere…”IL PIANO INDUSTRIALE”

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