il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

Amicus Plato, sed magis amica veritas



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martedì 8 marzo 2016

8 MARZO ricordando Inessa Armand


Sono molte le donne che possono incarnare lo spirito dell'8 marzo nel suo reale significato di giornata di lotta per l'emancipazione e rivendicazione di diritti delle donne.
Camilla Ravera, Rosa Luxemburg, Malala Yousufzai, le partigiane di Kobane o le nostre Partigiane durante la Resistenza. Ricordarle tutte sarebbe impossibile e inevitabile sarebbe il torto di ometterne qualcuna.
Solo per condividere una conoscenza, quindi, voglio soffermarmi sulla figura di Inessa Armand. Sconosciuta ai più, ma donna emblematica di una volontà emancipativa e protagonista in quei momenti in cui il mondo subisce profondi cambiamenti destinati a modificare i rapporti politici, sociali e relazionali.

Con questa premessa il mio pensiero questo 8 marzo va a Inessa Armand.
Loris

lunedì 7 ottobre 2013

Lampedusa, Donne e solidarietà



Oggetto: solidarieta' al Comune e alla gente di Lampedusa


Senza retorica, ma con grande dolore e compassione, esprimiamo il ringraziamento a Lei, al Suo comune, a tutti e tutte i/le lampedusani per la solidarietà che esprimete alle donne e agli uomini che approdano sulle vostre coste per realizzare sogni distrutti nel loro Paese dalla guerra e dalla fame.

Siamo vicine alle donne che per dare una nuova vita a se stesse, ai loro uomini,ai loro figli devono affrontare un viaggio terribile e un futuro fatto di umiliazioni e incertezze dove subiranno due volte, proprio per il loro genere,la lontananza dal loro paese e dovranno ricostruirsi una quotidianita' in situazioni spesso critiche.

Siamo contro tutti i Cie e abbiamo firmato l appello per creare un corridoio umanitario, una soluzione urgente da prendere perche' queste persone non debbano piu' rischiare la vita. Ci batteremo contro la legge Bossi -Fini perche' nessuna persona deve essere considerata 'clandestina'.

Ancora un grazie dalle donne di Genova

associazione usciamo dal silenzio Genova
per trovarci pagina facebook associazione usciamo dal silenzio genova

***
Anche all'interno di una tragedia come il naufragio di Lampedusa non si può non evidenziare come un prezzo altissimo viene versato dalle donne. Un prezzo che gli viene estorto sin dalle partenze più remote all'insegna di violenze, stupri, e umiliazioni.
Loris

martedì 12 marzo 2013

"La cosa più importante della nostra vita è aver scelto la nostra parte"


tristemente profetico è stato il precedente post sull'8 marzo dove tra le altre cose si ricordavano le 21 donne della Costituente.
Ci ha lasciati Teresa Mattei, la più giovane delle donne in quella assemblea e l'ultima che era rimasta in vita.
L'eredità che ci ha lasciato è quel "BENE COMUNE" che si chiama Costituzione.
Partigiana e Comunista fu duramente colpita negli affetti dal regime fascista, che torturò, sino ad indurre al suicidio per non rivelare nomi, il fratello nelle stanze di via Tasso a Roma.

che la terra ti sia lieve Partigiana Chicchi



lascio alle pagine di Altraeconomia il ricordo di questa mia concittadina di nascita.

“Noi salutiamo quindi con speranza e con fiducia la figura di donna che nasce dalla solenne affermazione costituzionale e viene finalmente riconosciuta nella sua nuova dignità, nella conquistata pienezza dei suoi diritti, questa figura di donna italiana finalmente cittadina della nuova repubblica. Ancora poche costituzioni nel mondo riconoscono così esplicitamente alla donna la raggiunta affermazione dei suoi pieni diritti. >>... leggi tutto


link utli
wikipedia - Teresa Mattei

mercoledì 7 marzo 2012

8 marzo - Giornata Internazionale della Donna - non è una festa

La tradizione popolare racconta che l'8 marzo 1908 Mr. Johnson , proprietario dell’industria “Cotton” chiude a chiave all’interno della sua azienda le lavoratrici impegnate in una rivendicazione sindacale e che un incendio farà perire, arse vive, 129 lavoratrici.Ricerche negli archivi di quel tempo non avvalorano questa storia.Alcuni anni dopo, il 25 marzo 1911, alla Triangle Shirtwaist Company, situata nel cuore di Manhattan, che produce abbigliamento, un incendio causa la morte di 146 operai della Triangle, in gran parte giovani donne immigrate di origini italiane ed ebree, perlo più di età compresa fra i 13 e i 22 anni.In diversi paesi, ci furono in quegli anni iniziative che cercavano di mettere al centro la questione femminile ma in date diverse dall'8 marzo a secondo dei paesi e dai gruppi organizzati femminili. L'8 marzo 1917 a San Pietroburgo una grande manifestazione di donne chiedeva con forza la fine della guerra. Quella manifestazione e successive determineranno il crollo del regime zarista. Per questo motivo, il 14 giugno 1921, la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca, su proposta di Rosa Luxemburg fissò all’8 marzo la «Giornata internazionale dell’operaia», trasformata in:"La Giornata Internazionale della Donna."


...Non troverete nessuna festa in queste pagine, una filo ininterrotto da quel marzo 1908 vede le donne in prima linea nelle lotte per l'emancipazione, per i diritti, per il lavoro e per la libertà.
Per queste ragioni voglio in occasione di questo 8 marzo ricordare alcune di queste donne, solo alcune perchè sarebbe impossibile ricordarle tutte anche se ogni giorno dell'anno dalle mura domestiche ai più diversi luoghi di lavoro e nei più diversi ruoli nella società c'è sempre una donna impegnata nell'emancipazione.

Operaie Tacconi Sud - Fabbrica occupata di Latina, settore tessile come era quella  che andò a fuoco a Chicago nel 1908. Da oltre un anno occupano la loro azienda nel tentativo di difendere il posto del lavoro. link di approfondimento  Impossibile per me non accostare a queste operaie Tea Benedetti , figura storica del movimento operaio genovese, che guido l'occupazione della  "Pettinatura Biella" , negli anni 70, per 464 giorni, per difendere il posto di lavoro.
Alle donne della Val di Susa, che in questi giorni sono impegnate nella difesa della democrazia e dell'ambiente.
Vorrei ricordare donne che sono state protagoniste della costruzione politica di questo paese come Camilla Ravera o Teresa Noce.

Infine un ricordo per Maria Teresa che ieri ci ha lasciato  con la quale, insieme agli altri compagni/e della FGCI mi ritrovai a manifestare per la libertà di Angela Davis, per la fine della guerra in Vietnam e per tutte quelle battaglie che hanno contribuito alla nostra formazione ed educazione  politica.
Loris


sullo stesso argomento : 

Camilla Ravera racconta - 8 marzo - Giornata Internazionale della Donna - Perché non è una festa


mercoledì 2 novembre 2011

Sulle donne, e su quelle più deboli, l'effetto della crisi



In Italia, così come a Genova, la violenza domestica è in continuo aumento e le strutture qualificate a portare aiuto psicologico, legale e d’emergenza sono a rischio di  chiusura. I tagli economici effettuati dal Governo attraverso le diverse manovre hanno fatto sì che la Regione Liguria abbia notevolmente ridotto i finanziamenti, e reso quindi impossibile per Comune e Provincia di Genova, sopperire con i propri fondi all’esistenza del Centro provinciale antiviolenza di Via Mascherona, in modo da garantire il mantenimento dei servizi erogati. Ad oggi si prospettiva quindi la chiusura del Centro e dei Centri distaccati sul territorio. Per non disperdere completamente ciò che è stato fatto in questi tre anni d’interventi operativi, per dare risposte concrete alle donne e ai minori vittime di violenze, le Associazioni firmatarie di questa comunicazione organizzano, con la collaborazione di Coop Liguria, un 

l'iniziativa in programma causa maltempo è rinviata a data da destinarsi

“APERITIVO SOLIDALE”
4 novembre 2011 - ore 17.00
Sala incontri Coop Dinegro Terminaltraghetti  
OFFERTA LIBERA A SOSTEGNO DEL CENTRO ANTIVIOLENZA

L’iniziativa sarà animata da letture teatralizzate a cura di Antonella Sodini e Lorena Luccatini e da intervallo musicali di Alessandra Ravizza del gruppo musicale Rebis.
La manifestazione è finalizzata a una raccolta di fondi per il mantenimento del Centro di Via Mascherona. Partecipate  numerosi!


Il Centro Provinciale Antiviolenza, inaugurato il 25 novembre 2008 , è nato in ottemperanza alla Legge Regionale 12/2007, "Interventi di prevenzione della violenza di genere e misure a sostegno delle donne e dei minori vittime di violenza", e grazie alla collaborazione tra la Regione Liguria, la Provincia di Genova, il Comune di Genova e tutte le Associazioni e gli Enti aderenti alla Rete Provinciale contro la violenza di genere. (vai al sito)
Per informazioni e per eventuali donazioni andate sul sito per i contatti.  SITO


Puoi contribuire anche con un versamento su c/c 1000/860 Banca Intesa San Paolo Filiale 3948
 intestato a:  Gruppo Mafalda Sampierdarena Fondo Centro Antiviolenza 
IBAN: IT40D0306901455100000000860



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giovedì 6 ottobre 2011

Barletta - La parola alle donne


Sono stato molto combattuto sullo scrivere della strage di Barletta. Parlare di indignazione, di sconforto, di precariato e quant'altro sarebbe stato comunque insufficente di fronte ai 5 cadaveri di donne sacrificate al lavoro per 4 euro all'ora, senza diritti senza sicurezze. 
Potrei scrivere di ministri come Sacconi, avezzi alla macelleria sociale, o di premier indegni, quando parlano di aiuti a famiglie in difficoltà, ma sarebbe offensivo alla memoria di quelle 5 donne, essere anche lontanamente accumunate in un ragionamento a queste pochezze della politica.
Prima che lavoratrici donne, per questa ragione è alle donne che lascio il compito di ricordarci, documentarci e insegnarci, estrapolando da questo blog di donne.





Noi per esempio stragi del genere le inseriremmo nella lista dei femminicidi perché sono crimini nei confronti di lavoratrici deboli e ricattabili che in quanto tali accettano di stare nascoste negli scantinati perché non si sappia quante sono e cosa stanno facendo.


Ce l’avevano un contratto regolare? Quelle che sono morte ammazzate, dico. Ce l’avevano o no? I parenti ci dicono di no e ci dicono che lavoravano in nero per 4 schifosissime euro l’ora. Quella ditta ce l’aveva il permesso per stare in quella stamberga? Non sarebbe obbligatorio per i luoghi di lavoro averci una serie di norme per la sicurezza da rispettare? E se ci fosse stato un incendio? Come potevano uscire quelle povere anime da là sotto? Quanti anni avevano? Erano in quell’età che ti costringe a stare fuori dal mercato del lavoro, destinate nei sotterranei per arrivare a morte certa? Lo capite o no che tra quelle donne poteva starci chiunque tra noi? Chiunque tra le tante precarie che combattono ogni giorno in Italia?


Intrappolate come topi e non servono le parole di commiato e tutta l’indignazione che si può spendere adesso perché in Italia c’è un sommerso di lavoro infame che recupera persone ricattabili e le tratta da bestie.


A prescindere da tutto, dall’illogica capacità di certi enti di ignorare le segnalazioni per non farsi carico di cose che costano responsabilità, come già fu per la casa dello studente dell’Aquila o per la scuola elementare delle marche, com’è per mille luoghi strutturalmente fragili che pure ci abitiamo e lavoriamo, a parte tutto questo, dico, c’è il fatto che a morire sono sempre gli ultimi e le ultime.


Ne sono morte cinque, infine, e noi speravamo di no, invece, e ci dispiace che sui giornali si taccia sulle dipendenti e si sottolinei in mille modi che a morire c’era pure la figlia quattordicenne dei titolari che era passata a trovarli, ché forse la pietà può fermare i pensieri, le critiche e le riflessioni? Ci spiace, moltissimo, e comprendiamo e rispettiamo il dolore, ci spiace davvero, come ci è dispiaciuto per il figlio del sindaco del paese in cui crollò la scuola elementare ma averci un figlio tra le vittime non ci esonera dalle responsabilità, anzi le amplifica e ce le ributta sotto il naso ché non ci sono giustificazioni per cose del genere. E quella responsabilità va sicuramente ripartita e bisogna parlarne se non si vuole che accada ancora.


Ci sono quelli che per spuntarla con le tasse e tutto il resto e per guadagnare sul lavoro altrui aprono una ditta in un sotterraneo e poi prendono personale in nero e poi ci sono quelli che saltano controlli e quelli che sfruttano l’indotto per subappaltare lavori e mi ricordo dei racconti di Saviano in Gomorra mentre diceva di quelle persone che stavano nascoste a cucire gli abiti della grandi marche italiane per pochi euri l’uno. Abiti che poi li rivedevi nelle sfilate per gli oscar indossati dalle grandi attrici.


Non servono le parole di commiato, serve strappare le donne dalle condizioni di ricattabilità. Le donne e gli immigrati che sono l’altra grandissima categoria debole. Questi sono crimini che vanno addebitati a chi ha organizzato il lavoro in quel modo e a chi continua a pensare una organizzazione sociale che rimanda le donne negli scantinati e in luoghi pericolosi e bui dai quali è impossibile uscire in caso di “tragedia annunciata” come questa.


Queste giornate sono da ricordare, come il primo maggio o l’otto marzo, come tutte quelle giornate di resistenza attiva in cui ci sono persone, donne, cadute sul campo di battaglia mentre tentavano di racimolare qualcosa per portare il pane in casa.


La precarietà uccide. L’irresponsabilità idem. Ed è ora che tutti si assumano le proprie responsabilità. Vogliamo i nomi delle donne che sono morte ammazzate. Vogliamo le loro faccele loro storie, vogliamo ricordarle e sapere chi erano e perché erano costrette a stare in quel posto terribile. Vogliamo toccarlo con mano il dolore e lasciarci ferire perché siamo già ferite e non ne possiamo più di vedere le donne morire una dopo l’altra, per un motivo o per un altro.


Buonanotte sorelle. Fate un buon sonno e riposate finalmente. Assieme ai vostri cari ci siamo anche noi a piangervi e ci rincontreremo un giorno, nel paradiso delle precarie resistenti che hanno lottato fino all’ultimo e che sono morte lottando per la propria sopravvivenza. Noi verremo a manifestare e ad abbattere muri. Senz’altro porteremo uno striscione con i vostri nomi e vi abbracciamo, una ad una. Tutte.
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mercoledì 9 marzo 2011

Genova 8 marzo 2011 Sveglia Italia ! Galleria di immagini

...Le Donne genovesi hanno dato voce alle immagini per chi non era ieri in piazza Matteotti.
SVEGLIA ITALIA !
galleria di immagini (clicca sulla foto)

domenica 6 marzo 2011

Camilla Ravera racconta - 8 marzo - Giornata Internazionale della Donna - Perché non è una festa

La tradizione popolare racconta che l'8 marzo 1908 Mr. Johnson , proprietario dell’industria “Cotton” chiude a chiave all’interno della sua azienda le lavoratrici impegnate in una rivendicazione sindacale e che un incendio farà perire, arse vive, 129 lavoratrici.Ricerche negli archivi di quel tempo non avvalorano questa storia.Alcuni anni dopo, il 25 marzo 1911, alla Triangle Shirtwaist Company, situata nel cuore di Manhattan, che produce abbigliamento, un incendio causa la morte di 146 operai della Triangle, in gran parte giovani donne immigrate di origini italiane ed ebree, perlo più di età compresa fra i 13 e i 22 anni.In diversi paesi, ci furono in quegli anni iniziative che cercavano di mettere al centro la questione femminile ma in date diverse dall'8 marzo a secondo dei paesi e dai gruppi organizzati femminili. L'8 marzo 1917 a San Pietroburgo una grande manifestazione di donne chiedeva con forza la fine della guerra. Quella manifestazione e successive determineranno il crollo del regime zarista. Per questo motivo, il 14 giugno 1921, la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca, su proposta di Rosa Luxemburg fissò all’8 marzo la «Giornata internazionale dell’operaia», trasformata in:"La Giornata Internazionale della Donna."



(Tratto da “Camilla Ravera racconta la sua vita” di Rita Palombo – Rusconi editore) 
…Nel 1898 andammo a Valenza. Papà veniva continuamente trasferito, specie dove era necessario istituire nuovi uffici del Ministero delle Finanze. In quegli anni lo Stato neonato si estendeva per dare vita alle strutture periferiche (….……..) Così come ad Acqui, a Valenza assistetti ad un fatto che mi rimase scolpito nella memoria. Per molto tempo appartenne ai ricordi della mia infanzia. Ma dopo, quando la mia scelta politica fu compiuta, ciò che successe quel giorno divenne un riferimento storico della mia battaglia per 1'emancipazione e la liberazione della donna.
Non ricordo più quanti anni avessi, forse frequentavo la seconda elementare, quindi sette o otto.
Mi piaceva andare a scuola, perché ero contenta di stare con gli altri bambini.
La mamma mi accompagnava ogni mattina e spesso si spazientiva perché mi fermavo ad osservare qualsiasi cosa colpisse l'attenzione. Eravamo arrivati da poche settimane in quella cittadina e avevo ancora molte cose da scoprire.
Mentre chiacchieravo con la mamma, sentii all'improvviso delle voci alterate, arrabbiate e subito dopo, da un angolo, vidi comparire tantIssime donne che avanzavano verso di noi. Ebbi paura. Strinsi la mano di mia madre e lei mi obbligò a fermarmi.
Era un corteo di lavoratrici. Prima ancora che chiedessi chi fossero e perché urlassero in quel modo la mamma, accortasi dello spavento che provavo, mi disse che erano le pulitrici dell'oro che protestavano, guidate da un uomo, un socialista che si chiamava Filippo Turati, perché con la loro paga, guadagnata lavorando dodici ore al giorno, non riuscivano a comprarsi nemmeno il pane. Mi invitò poi ad osservare le loro mani. Io le guardai: erano completamente rose dall' acido che serviva a pulire l'oro. Erano scalze, malvestite e smunte.Chiesi dove andassero e perché quell'uomo le guidasse.
Lei rispose che forse erano dirette alla Lega delle lavoratrici e che Turati, anche se non era povero, era alla testa del corteo perché era un socialista. E per questo era ammirevole.
Poco dopo scomparvero in una via e mia madre mi spiegò che non bisognava aver paura dei lavoratori che probabilmente avrei visto altre volte camminare urlando per strada.
In quel modo la mamma mi insegnò ad amare i deboli e innanzi tutto a rispettarli. Allora mi chiesi: "Chi ha soldi non potrebbe darli a chi non li ha?". Questa domanda mi frullò nella testa per giorni e giorni. Anch'io, pensavo, potevo far qualcosa per coloro che soffrivano. 
Inutile sottolineare l'importanza che quelle lavoratrici ebbero nella formazione politica di Camilla, che si tranquillizzò sulla sorte di quelle donne solo quando la mamma le disse:
«Le ripulitrici dell' oro hanno ottenuto 1'aumento del salario.
Ora lavorano e sono contente».
Dopo un anno, nel 1899, i Ravera si trasferirono a Casale Monferrato. Lì Camilla assistette ad un altro episodio che influì molto sulle sue scelte politiche.
Andavamo spesso ai giardini pubblici, di fronte ai quali si stava costruendo un palazzo.
Io osservavo con interesse quel lavoro. Un giorno, oltre ai muratori, notai delle donne che trasportavano calce ed attrezzi pesanti sulle spalle e si arrampicavano su precarie scale di legno.
Mi fu spiegato che erano le mogli di quei muratori, che aiutavano i mariti a guadagnare quel tanto in più che rendeva sufficiente il salario per portare avanti la famiglia.
Fu allora che nacque in me coscientemente l'interesse per la condizione della donna lavoratrice, per i suoi problemi e per la lotta per l'emancipazione femminile.
Camilla intanto aveva terminato le scuole elementari e poi quelle complementari. Per continuare gli studi fu costretta a frequentare !'Istituto Magistrale, perché a Casale Monferrato c'era solo un ginnasio maschile in un collegio privato.
Quella scuola era nata grazie alle battaglie di alcune insegnanti, quasi tutte giovanissime, che prima avevano dato vita all'istituto privato, poi, con il tempo, grazie anche, se non soprattutto, all' ottimo insegnamento che impartivano, apprezzato da studentesse e genitori, ottennero la convenzione a trasformarlo in una scuola parificata e successivamente da parificata a statale.
Erano quelli gli anni in cui si cominciava anche in Italia a parlare di emancipazione femminile. E furono belli.

Camilla Ravera

Nata ad Acqui Terme (Alessandria) il 18 giugno 1889, deceduta a Roma il 14 aprile 1988, insegnante.
È stata la prima delle due donne italiane sinora nominate senatore a vita (la seconda è Rita Levi Montalcini). Quando, il 26 gennaio 1982, fece il suo primo ingresso a Palazzo Madama, i senatori, riuniti in assemblea plenaria, l'accolsero tutti in piedi. Aveva 96 anni quando fu ancora chiamata a presiedere l'Assemblea. Un altro suo record: è stato il primo caso, nella storia dei movimenti politici del mondo, di una donna nominata (era il 1927), segretaria del suo partito. Era il Partito Comunista d'Italia (del quale era stata uno dei fondatori nel 1921 e nel quale aveva subito assunto la guida dell'organizzazione femminile, fondando anche il periodico La compagna). Camilla Ravera resse la segreteria del PCdI sino al 1930 quando, rientrata clandestinamente in Italia dalla Francia, fu arrestata e condannata a quindici anni e mezzo, trascorsi tra carcere e confino sino alla caduta del fascismo. Con Umberto Terracini, fu l'ultima dei confinati a lasciare Ventotene ("una ciabatta in mare", come ebbe a descrivere l'isola). Lì ebbe a conoscere Alessandro Pertini (che l'avrebbe poi scelta, quarantaquattro anni dopo, per il laticlavio) e lì, con Terracini, fu espulsa dal suo partito per aver condannato il patto Ribbentrop-Molotov. 
Riacquistata la libertà, Camilla Ravera riuscì a raggiungere dopo molte peripezie i suoi famigliari, che erano sfollati a San Secondo di Pinerolo. Dopo l'8 settembre 1943, sapendo di essere di nuovo ricercata, la Ravera riparò in un casolare sulle colline, che diventò presto luogo di incontri politici clandestini. Dovette abbandonarlo quando i fascisti cominciarono a dare alle fiamme tutti i casolari della zona. Rientrata a Torino dopo la Liberazione, Camilla Ravera, riammessa nel PCI, divenne consigliere comunale. Nel 1947, con Ada Gobetti, del Partito d'Azione, fu tra le fondatrici dell'Unione Donne Italiane. Nel 1948 fu eletta deputato per il PCI. Aveva intanto ripreso le battaglie di sempre, cominciate idealmente quando lei, di famiglia borghese, aveva assistito, ancora bambina, ad uno sciopero di operaie a Valenza. Soprattutto si è impegnata nelle battaglie per la pace. Camilla Ravera ha lasciato molte pubblicazioni. Al suo libro Diario di trent'anniè andato, nel 1973, il "Premio Prato". Nel 1978 la sua Breve storia del movimento femminile in Italia ha avuto il "Premio Viareggio". Nel 1979 gli Editori Riuniti hanno raccolto in volume le Lettere al Partito e alla famiglia.Nel 1992 la Fondazione Istituto Gramsci ha acquisito l'Archivio Storico delle donne "Camilla Ravera", costituito nel 1987 dalla Commissione femminile del PCI. Alla Ravera sono intitolate, tra l'altro, strade a Roma e in Toscana, la Federazione di Torino dei DS, Società cooperative, alcuni circoli del PRC.
Fonte Associazione Nazionale Partigiani d’Italia


domenica 13 febbraio 2011

Genova -Galleria di Immagini "Se non ora quando?" - Considerazioni





"Ben Ali è a Dubai... Berlusconi! Quando te ne vai?"


…e se non fossimo tornati a casa? Se all’improvviso da quella enorme massa di donne, diciamolo pure, incazzate, fosse uscita la proposta di imitare i nostri fratelli dell’altra sponda del Mediterraneo?

Ero alla manifestazione di Genova, i numeri li lascio fare ai questurini, sicuramente quella di oggi ha eguagliato manifestazioni degli anni 70 sindacali, in occasione di scioperi generali. Una marea di persone.

Il Sultano di Arcore ha per ora avuto l’accorteza di non sparare la cazzata che quelle che hanno manifestato oggi erano uno sparuto manipolo di comuniste illiberali. Avrebbe voluto dire che avevamo fatto la rivoluzione.

Forse qualche conto in più questa sera li fa la lega perché , la difesa di Berlusconi regge solo se i consensi non si perdono.

Se a qualcuno era rimasto qualche dubbio sulle qualità e capacità intellettive del ministro della (d)istruzione, oggi ha potuto dissipare ogni dubbio, infatti, in un eccesso di ansia da prestazione si è sentita in dovere di azionare la lingua prima di accendere il cervello, dichiarando : "Le donne che scendono oggi in piazza sono solo poche radical chic che manifestano per fini politici e per strumentalizzare le donne".

 Allego la galleria di immagini della manifestazione di Genova, auspicando che con oggi si sia aperta la strada ad un riscatto culturale partito dalle donne e che investa tutto il Paese.

Come si vede dalle immagini molte donne erano accompagnate dai loro compagni e amici. Il filmato che segue è di una coppia particolare che a Milano ha potuto dire la sua dal palco.


A questo indirizzo una serie di link ai blog che hanno documentato nelle loro città la giornata "se non ora quando"  http://www.lacrisi2009.com/2011/02/13-febbraio-una-giornata-particolare.html

sabato 12 febbraio 2011

13 Febbraio - Ripartiamo dalle donne e con le donne. Se non ora quando?


…Voglio portare il mio contributo nell’adesione alla manifestazione di domani a difesa della dignità della donna. 

Personalmente, nel contesto attuale, non penso che la conflittualità stia nel conflitto tra i generi, ma nella disgregazione di una identità culturale etica e morale. 
Ho vissuto anni in cui la donna è stata elemento propulsivo nelle modificazioni culturali della società. Le lotte per il divorzio, per i consultori famigliari o per l’aborto, rappresentano quello che è stato il punto più alto di una crescita che ha investito, come solo le rivoluzioni sono in grado di fare, sia la società nel senso più ampio del termine, sia i singoli, nei rapporti interpersonali e negli ambiti famigliari, sino a modificare gli stili di vita e i comportamenti. 
A questo periodo di riscatto, in cui la donna è sicuramente protagonista, la politica affida, a gruppi di potere, gli strumenti per la diffusione e la gestione dell’informazione, per la generazione e diffusione di modelli culturali. 
Ci ritroviamo, pertanto oggi, a vivere in una società in cui sono attualmente sanciti diritti alla dignità della persona o dei lavoratori, ma contemporaneamente quegli stessi diritti possono essere messi in discussione, abrogati, sovvertendo valori, patti di solidarietà generazionali, rapporti tra i generi. 
Il modello culturale dominante oggi si chiama “berlusconismo”. L’aver pertanto lasciato mano libera alla cultura berlusconiana, c’ha di fatto messo in una condizione di inseguire senza essere mai, noi, intesi come sinistra a condurre il dibattito. A questa condizione di assenza come produttori culturali, si è sommata una conformità che porta spesso ad essere l’altra faccia, ma della stessa medaglia, del berlusconismo. 
Rivendicare e manifestare per la dignità della donna, è rivendicare e manifestare contro la mercificazione che il berlusconismo, non solo fa nei confronti del corpo femminile, ma in egual misura esaspera la mercificazione del corpo degli operai, come nel caso di Mirafiori, o ancor più pesante, nei confronti di migliaia di extracomunitari, costretti a svendere la loro forza lavoro, rimanendo spesso nell’invisibilità, privati dei basilari diritti “all’essere”, in condizioni più vicine alla schiavitù che non al più svantaggioso rapporto di lavoro regolamentato legalmente.
Tutto ciò, a mio parere, fa parte di uno scontro culturale di dimensioni epocali, dove le correnti di pensiero democratiche e di sinistra (in senso lato) non ha posto argine a quello che in modo molto esemplificativo identifichiamo col berlusconismo, e, non solo, non ha posto argine, ma ha regredito assimilando e usando le stesse modalità di quello che è stato il modello antagonista ma vincente. Cultura dell’immagine, dell’essere se sei visibile, culto della personalità in politica, mito dell’omnipotenza e dell’immunità. 
Credo che la reazione in questi giorni delle donne, possa essere un importante primo segnale di una riappropriazione culturale di valori in cui la sinistra e la parte sana del pensiero democratico, si è in passato largamente ritrovata. 
Essendo le donne sempre state sicuramente avanguardie di importanti mutamenti culturali e politici, spero, che si apra una stagione nuova nella cultura e nella politica di questo paese. 
Per queste ragioni domani manifesterò insieme alle donne e uomini che intendono riappropriarsi della propria cultura contro la logica di mercato dei corpi. 

Ripartiamo dalle donne e con le donne. Se non ora quando?

Loris

martedì 8 febbraio 2011

È una questione di valori

Ci stiamo avvicinando alla giornata nazionale di mobilitazione delle donne del 13 febbraio. Questo blog ritiene giusto lasciare la parola alle donne, proponendo questo contributo tratto dalla rete di "Punto G"

È una questione di valori
Intervengo in questo interessante scambio di idee attorno al tema della prostituzione. Il mio è un posizionamento maturato nell’esperienza di femminista ma anche di attivista di sinistra.
Non è su base moralistica se decido se essere a favore della schiavitù oppure no;
non è per scelta moralistica se sono d’accordo con la vendita/acquisto di sangue umano, o di organi (rene, cornea) o per l’affitto temporaneo di organi (utero);
non è per moralismo se non considero il boia un lavoratore con cui solidarizzare in difesa dei suoi diritti;
non è per moralismo se penso che non si possa mettere sullo stesso piano il lavoro autonomo esercitato da una osteopata/avvocata/badante e quello esercitato da una prostituta.
Da un punto di vista neutro, di mercato, il boia e la prostituta stanno sullo stesso piano: esercitano un lavoro di servizio che hanno scelto, anche se si tratta di una attività non molto amata almeno a parole dalla maggioranza dei cittadini.
Da un punto di vista di mercato, affittare un utero significa dare un valore di scambio ad un organo umano, o meglio al tempo del suo utilizzo, come al tempo dell’utilizzo del cervello per i lavori intellettuali o della forza fisica per i lavori pesanti.
Nel mercato capitalista si sa che nella merce ci sono due valori: il valore d'uso (quello che soddisfa un qualunque bisogno umano) e il valore di scambio (che è il rapporto quantitativo tra una merce e un'altra di diverso tipo). E si dice che i prodotti raggiungono un riconoscimento sociale solo attraverso lo scambio.
Allora non capisco perché alcune facciano dei distinguo tra le escort di Berlusconi e le prostitute ‘libere di scegliere’: tutte scambiano la loro merce con un’altra di diverso tipo. Questo sì che mi pare un atteggiamento più moralistico.
E se restiamo nel mercato capitalista, non vedo come evitare l’offerta di differenti merci a prezzi differenti: ad esempio si vendono scarpe e borse e altri oggetti ad un prezzo maggiore solo perché sono del colore di moda. Chi determina il prezzo? Il valore di una merce (ossia il suo prezzo) è il frutto di un cocktail molto ricco, in cui entrano fattori di domanda, come l’utilità e la struttura dei gusti dei consumatori (che muta nel tempo, sia per l’evolversi dei modelli socioculturali sia per l’aumentare del reddito pro capite), e fattori di offerta, come la scarsità della merce e i costi necessari a produrla, oltre a fattori relativi alle leggi tributarie e di tutela del lavoro delle diverse nazioni.
Quindi gusti e portafoglio intervengono nel determinare il tipo di servizio scambiato ed il suo prezzo. Ci sarà una nicchia di mercato anche per le prostitute ‘libere di scegliere’, all’interno di un mercato ben più ampio e diversificato dove, in mancanza di leggi di tutela e anche repressive, c’è posto per la tratta e per lo sfruttamento.
C’è una cosa sicuramente sbagliata in quanto ho espresso più sopra: il punto di vista di mercato non è neutro.
E decidere che corpo e sessualità rimangano nel campo dei valori d’uso, è una questione di valori.

Laura Guidetti




link utili - punto g 2011

martedì 1 febbraio 2011

parliamo di donne, di padri e di politica


Alcuni giorni fa ho letto sul blog di “speradisole” un post che si rifaceva, in parte, ad un articolo di Claudio Fava apparso sull’Unità :“Il silenzio dei padri per le notti di Arcore”

La mia sollecitazione a pormi criticamente verso questo articolo, deriva, sicuramente, non dalla parte che racconta la storia di Franca Viola, ma dove, con una certa generalizzazione, si parla dei “padri di Arcore” .
Non ci sono più le stagioni di una volta, I neri hanno la musica nel sangue e di mamme ce n'è una sola . Potrei continuare con i luoghi comuni e riempire la pagina, e sfido chiunque a non condividere emotivamente, a volte anche razionalmente queste amenità.
E’ questo l’appunto che muovo all’articolo di Fava: sbandierare una auto-condanna, senza nessun tipo di supporto sociologico o politico. Celebriamo un autodafè dei “padri”, da quelli di una volta, perché cantavano faccetta nera e marciavano in Abissinia, a quelli che il 18 aprile 48 che votarono democristiano lasciandoci asserviti alla mafia e agli americani.
Non tutti i padri partiron per l’Africa cantando, alcuni avrebbero poi fatto la scelta della Resistenza e, dopo il 18 Aprile, altri si impegneranno nei loro ambiti nella lotta alla Mafia proprio come Pippo Fava, padre di Claudio.
Come si fa a non comprendere che è in base agli stimoli che ci circondano, che si sviluppa la morale e l’etica,  intesa come morale condivisa, una cultura, che concorre a supportare il modello di società con i suoi usi e costumi.
Più volte parlando del berlusconismo ho ricordato come sia nato di fatto ancor prima di B., e non solo come prosecuzione naturale del craxismo, ma come modello culturale controllato e dispensato dai media legati al potere. Ho inoltre ribadito che anche se B. sparisse domani, per liquidare il berlusconismo occorreranno anni, forse decenni.
Liquidare con l’affermazione “Quelle notti ad Arcore sono lo specchio del paese. Di ragazzine invecchiate in fretta e di padri ottusi e contenti” lo troverei superficiale scritto da chiunque, lo trovo oltremodo fuori luogo nel momento in cui a scriverlo è un dirigente politico della sinistra attuale.
Pensa Fava di rappresentare anche quel Paese? Non è forse responsabilità anche della politica l’essersi arresa ad una logica berlusconiana fatta di immagine e priva di contenuto? Non sono di fatto l’altra faccia della stessa moneta la proliferazione di partiti che fanno come oggetto distintivo il nome di un leader o presunto tale? I Li Causi in Sicilia e i Di Vittorio in Puglia, nel produrre il conflitto, producevano cultura che intaccava il potere e la cultura dominante, quanto conflitto prodotto oggi dalla sinistra attuale è in grado di intaccare la cultura berlusconiana?

Non sono state proprio le modificazioni politiche e sociali che hanno determinato “usi e costumi”. Per queste ragioni resto sconcertato dello scivolone dell’articolo, proprio perché chi ha ricoperto ruoli di responsabilità politiche, non può sottrarsi alle proprie responsabilità.
Vorrei inoltre sottolineare come sicuramente il fatto di Franca Viola e di suo padre rappresentino un importante esempio di difesa della dignità in un momento dove la donna in primis non aveva titolo, ma tutto quello che ha rappresentato la modificazione politica e culturale delle donne è passato attraverso le lotte di fine anni 60 e degli anni 70 attraverso i movimenti femministi e le lotte condivise per il divorzio, l’aborto e l’istituzione dei consultori famigliari. L’articolo 544 del codice penale,a cui si fa riferimento nella storia di Franca Viola, fu infatti abrogato dall’art.1 della legge 442 nell’agosto 1981. Praticamente due mesi dopo il referendum sull’aborto.

Termino ponendo un quesito: sono forse figlie di NN le centinaia e migliaia di ragazze che oggi offrono la loro faccia sul web col preciso intento di dare identità precise e non virtuali di donne che non ci stanno nella generalizzazione ad essere assimilate alle “olgettine”
Forse la così detta “società civile”, per distinguerla dalla casta politica, è di gran lunga migliore della propria dirigenza politica.
Loris




martedì 19 ottobre 2010

Chi è nell'errore compensa con la violenza ciò che gli manca in verità e forza

TERZIGNO 19 OTTOBRE: LE DONNE DIFENDONO IL LORO TERRITORIO

E QUESTI, A GENOVA, HANNO FATTO QUELLO CHE CAZZO VOLEVANO


A CAGLIARI I PASTORI PROTESTANO PER LE LORO PRECARIE CONDIZIONI DI LAVORO

E QUESTI, A GENOVA, HANNO CONTINUATO A FARE QUELLO CHE CAZZO VOLEVANO

…..INOLTRE OGGI IL CONSIGLIO DI STATO HA BLOCCATO IL RICONTEGGIO DEI VOTI PER LA PRESIDENZA DELLA REGIONE PIEMONTE, MENTRE ERA SEMPRE PIU’ EVIDENTE CHE I “MAGNA MAGNA” LEGHISTI NON AVEVANO RACCOLTO IL CONSENSO ELETTORALE PER GOVERNARE


….INOLTRE LA COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI HA APPROVATO UN EMENDAMENTO AL LODO ALFANO IN BASE AL QUALE "i processi nei confronti del presidente della Repubblica o del presidente del Consiglio, anche relativi a fatti antecedenti l'assunzione della carica, possono essere sospesi con deliberazione parlamentare". (tradotto vuol dire che se per qualche caso un delinquente dovesse ricoprire una di quelle cariche istituzionali, sino a che resta in carica potrà non rispondere davanti alla legge dei reati commessi quando non era in carica. Se era imprenditore e magari ha corrotto non deve risponderne, se ha occultato fondi neri all’estero non deve risponderne, se ha frodato il fisco non deve risponderne….e tanti altri scritti sul codice penale)


Chi è nell'errore compensa con la violenza ciò che gli manca in verità e forza (Johann Wolfgang Goethe)










“Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri.”

La Fattoria degli Animali ( George Orwell)


Loris

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