il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

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mercoledì 7 marzo 2012

8 marzo - Giornata Internazionale della Donna - non è una festa

La tradizione popolare racconta che l'8 marzo 1908 Mr. Johnson , proprietario dell’industria “Cotton” chiude a chiave all’interno della sua azienda le lavoratrici impegnate in una rivendicazione sindacale e che un incendio farà perire, arse vive, 129 lavoratrici.Ricerche negli archivi di quel tempo non avvalorano questa storia.Alcuni anni dopo, il 25 marzo 1911, alla Triangle Shirtwaist Company, situata nel cuore di Manhattan, che produce abbigliamento, un incendio causa la morte di 146 operai della Triangle, in gran parte giovani donne immigrate di origini italiane ed ebree, perlo più di età compresa fra i 13 e i 22 anni.In diversi paesi, ci furono in quegli anni iniziative che cercavano di mettere al centro la questione femminile ma in date diverse dall'8 marzo a secondo dei paesi e dai gruppi organizzati femminili. L'8 marzo 1917 a San Pietroburgo una grande manifestazione di donne chiedeva con forza la fine della guerra. Quella manifestazione e successive determineranno il crollo del regime zarista. Per questo motivo, il 14 giugno 1921, la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca, su proposta di Rosa Luxemburg fissò all’8 marzo la «Giornata internazionale dell’operaia», trasformata in:"La Giornata Internazionale della Donna."


...Non troverete nessuna festa in queste pagine, una filo ininterrotto da quel marzo 1908 vede le donne in prima linea nelle lotte per l'emancipazione, per i diritti, per il lavoro e per la libertà.
Per queste ragioni voglio in occasione di questo 8 marzo ricordare alcune di queste donne, solo alcune perchè sarebbe impossibile ricordarle tutte anche se ogni giorno dell'anno dalle mura domestiche ai più diversi luoghi di lavoro e nei più diversi ruoli nella società c'è sempre una donna impegnata nell'emancipazione.

Operaie Tacconi Sud - Fabbrica occupata di Latina, settore tessile come era quella  che andò a fuoco a Chicago nel 1908. Da oltre un anno occupano la loro azienda nel tentativo di difendere il posto del lavoro. link di approfondimento  Impossibile per me non accostare a queste operaie Tea Benedetti , figura storica del movimento operaio genovese, che guido l'occupazione della  "Pettinatura Biella" , negli anni 70, per 464 giorni, per difendere il posto di lavoro.
Alle donne della Val di Susa, che in questi giorni sono impegnate nella difesa della democrazia e dell'ambiente.
Vorrei ricordare donne che sono state protagoniste della costruzione politica di questo paese come Camilla Ravera o Teresa Noce.

Infine un ricordo per Maria Teresa che ieri ci ha lasciato  con la quale, insieme agli altri compagni/e della FGCI mi ritrovai a manifestare per la libertà di Angela Davis, per la fine della guerra in Vietnam e per tutte quelle battaglie che hanno contribuito alla nostra formazione ed educazione  politica.
Loris


sullo stesso argomento : 

Camilla Ravera racconta - 8 marzo - Giornata Internazionale della Donna - Perché non è una festa


sabato 31 dicembre 2011

Buon Capodanno... in lotta

Tea Benedetti
Per chi ha vissuto in un polo industriale e ha partecipato attivamente alla sua vita, evoluzione e involuzione, il “Capodanno di lotta” non è una novità. E’ con una certa nostalgia e tenerezza che ricordo quello del 1974, a Genova, all’interno della Pettinatura Biella “Fabbrica Occupata” , per la difesa del posto del lavoro. Oltre 400 giorni di occupazione, e in quella fabbrica occupata, oltre che luogo di rivendicazione sindacale, si sviluppò un laboratorio culturale che non perse mai il collegamento con il resto della città e soprattutto con i quartieri operai da cui provenivano le maestranze impiegate. Teatro, Concerti, letture e confronti non mancarono mai, grazie all’impegno di operaie come Tea Benedetti che incarnò quella lotta e quel territorio e di cui, chi visse quei momenti, non potra mai dimenticare l’enorme valenza politica.
Sono pochi i chilometri che separano l’area dell’ex Pettinatura Biella all’ingresso della Fincantieri di Sestri Ponente, ma la realtà industriale genovese ed in particolare del Ponente genovese, per effetto della deindustrializzazione, appare ad una distanza paragonabile a quella tra due ere geologiche. Sicuramente le ristrutturazioni industriali sono state dettate da scelte di mercato, quindi economiche, ma è evidente che l’obbiettivo neanche troppo secondario è stato un tessuto sociale e politico che nel lavoro fondava i suoi valori più profondi e il motivo di un orgoglio indomito, sopravvissuto alle crisi prima del fascismo e sopravvissuto al fascismo stesso.
Per queste ragioni questa sera sarò col cuore in due diverse collocazioni: 
davanti ai cancelli di Fincantieri, per rivendicare un futuro per quei cantieri navali, un futuro per i lavoratori li impiegati e un futuro per la delegazione di Sestri Ponente che attorno a quei cantieri ha costruito parte della sua economia.
Ad oltre 500 chilometri dal Cantiere di Sestri, nella redazione di “Liberazione” a Roma, dove a fronte del taglio dei contributi all’editoria la testata giornalistica non è più in condizione di far trovare in edicola il giornale.
Sarò col cuore in quella redazione perché quel giornale possa raccontare le storie delle “Pettinatura Biella” dei giorni nostri, siano call center o lavoratori dei vagoni letto, siano i lavoratori della Fincantieri o della Fiat, ma siano anche i racconti dei massacri a Gaza o in Kurdistan, o di cosa accadde a Genova nel 2001 o come morì Aldrovandi, tutte storie che non possiamo permetterci il lusso di delegarle ai pifferai del potere.
Loris Viari


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