intervento di Landini
il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)
Amicus Plato, sed magis amica veritas
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domenica 19 maggio 2013
lunedì 12 marzo 2012
Cara Camussso, il nostro compito è quello di combattere le ingiustizie sociali e ambientali e non quello di crearle.
Ormai ho imparato a non stupirmi più di niente, ma un certo dolore l’ho percepito con quella tua affermazione : ''Nessuna forma d'iniziativa legittima puo' prevaricare la vita degli altri e sconfinare nella violenza. Penso che la Cgil debbe avere un giudizio netto. Del resto la nostra posizione favorevole alla Tav l'abbiamo espressa al congresso: il Paese ha un disperato bisogno di investimenti''
Recentemente un operaio della Fincantieri si Sestri Ponente mostrava contrarietà nei confronti di un eventuale sindaco non favorevole alla “Gronda di Ponente” a Genova perché, secondo lui, non realizzando la quest'opera sarebbe venuto a mancare il materiale di riempimento per il ribaltamento a mare del cantiere, impedendone quindi il rilancio.
Il giudizio va ben oltre la giustezza o meno dell’opera, e stravolge in tutto e per tutto il ruolo che si è voluto dare al sindacato in questi ultimi quarant’anni.
Non abbiamo forse proprio a Genova un esempio di come una produzione, quella siderurgica, si sia impossessata di uno dei più belli quartieri della città, Cornigliano, lo abbia privato del suo sbocco a mare e nel giro di cinquant'anni con le politiche di deindustrializzazione, delocalizzazione ed esternalizzazione abbia reso al territorio disoccupazione, terreni da bonificare e un quartiere intero stuprato e abbandonato dal punto di vista ambientale?
Con l’applicazione dello Statuto dei diritti dei lavoratori si è assunto il principio che la salute non è monetizzabile.
Potremmo, alla luce di ciò che ormai conosciamo tutti, pensare che vale la pena mettere a repentaglio la nostra salute e quella dei nostri figli, visti i tempi di rilascio, maneggiando, per quanto con cura, amianto, sia per i lavoratori interessati che per le popolazioni circostanti i cantieri?
Sicuramente necessitano investimenti che rilancino lavoro e occupazione, allora, considerando che parliamo di trasporti, perché non investire in un piano complessivo della mobilità che tolga dal medio evo sia rete ferroviaria interna sia traffici merci in sicurezza?
E’ così disdicevole pensare che città come Perugia, Siena o Campobasso, per citarne tre a caso, debbano avere possibilità di comunicazione più efficienti?
Altra considerazione fondamentale: è vero che gli investimenti servono per rilanciare il lavoro e il paese, ma è anche necessario trovare, prima di avviare gli investimenti pubblici, creare gli anticorpi opportuni perché con questi investimenti non si finanzi cattiva politica e malaffare.
Il lavoro non potrà mai essere il ricatto per farci peggiorare un già precario sistema di vita.
E alla CGIL credo di poter chiedere di ritrovare quella capacità di autonomia tanto auspicato ai tempi di Novella e Lama, che in categorie come i metalmeccanici ritrovava l’avanguardia culturale che ha fatto della CGIL un grande sindacato.
Se cattiva politica e perdita di autonomia stanno minando la natura stessa del sindacato, non è una buona ragione per non cercare di riconquistare spazi di effettiva contrattazione per i lavoratori, per il territorio dove vivono i lavoratori e per la democrazia che i lavoratori riescono a declinare.
Loris
ps.ormai diversi anni fa contribuii assieme ad altri italiani, dopo il disastro di Chernobyl a rifiutare per l'Italia l'avventura nucleare. A quel tempo ero un dipendente e mi occupavo di logiche statiche applicate alla tecnologia nucleare. La mia vita cambiò radicalmente, l'azienda per conto della quale lavoravo, anche grazie ad una certa disinvoltura nell'acquisire i lavori, fallì e io mi ritrovai a precarizzare la mia esistenza lavorativa.
Non mi sono mai pentito di quel voto dato in quel referendum contro il nucleare, nel frattempo ho avuto un figlio al quale sicuramente sto dando una vita di precarietà lavorativa per questa montagna di guano prodotto dal sistema finanziario bancario e dal prof. Monti , ma con serenità so che non ho precarizzato la sua esistenza di uomo e dell'ambiente che lo circonda, la sua possibilità di diventare a sua volta padre e di consegnare l'ambiente che lo circonda a sua volta a suo figlio.
ps.ormai diversi anni fa contribuii assieme ad altri italiani, dopo il disastro di Chernobyl a rifiutare per l'Italia l'avventura nucleare. A quel tempo ero un dipendente e mi occupavo di logiche statiche applicate alla tecnologia nucleare. La mia vita cambiò radicalmente, l'azienda per conto della quale lavoravo, anche grazie ad una certa disinvoltura nell'acquisire i lavori, fallì e io mi ritrovai a precarizzare la mia esistenza lavorativa.
Non mi sono mai pentito di quel voto dato in quel referendum contro il nucleare, nel frattempo ho avuto un figlio al quale sicuramente sto dando una vita di precarietà lavorativa per questa montagna di guano prodotto dal sistema finanziario bancario e dal prof. Monti , ma con serenità so che non ho precarizzato la sua esistenza di uomo e dell'ambiente che lo circonda, la sua possibilità di diventare a sua volta padre e di consegnare l'ambiente che lo circonda a sua volta a suo figlio.
Potessi rivotare 100 volte, per cento volte rivoterei per il mio, per il suo e per il futuro di coloro che verranno.(L.V)
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venerdì 9 marzo 2012
Roma - Con la Fiom in piazza San Giovanni 09 marzo 2012 Galleria di Immagini
Questa mattina, prima di chiudere il pc, ho voluto omaggiare i visitatori della bacheca facebook di Pierluigi Bersani, del link alla diretta TV in streaming della manifestazione della Fiom, con l'auspicio per chi non fosse presente in piazza, per lo meno di poter vedere dove stavano i lavoratori metalmeccanici e del perchè ci stavano.
Ho cercato di fissare un po di immagini della giornata, dal corteo, agli interventi e chi ha portato con la propria presenza la solidarietà ai lavoratori metalmeccanici italiani, nella loro battaglia a difesa della democrazia e del lavoro.
In alcuni post passati che toccano i temi della crisi ho scritto della Grecia, di piazza Syntagma e della lotta dei lavoratori e cittadini greci. Con grande piacere ho potuto stringere la mano di Yannis Stefanopoulos del Poem (sindacato metalmeccanici greci)
Loris
Considerando il numero di scatti fatti nei prossimi giorni cercherò di rendere disponibili ulteriori foto della manifestazione
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SCIOPERO GENERALE
lunedì 27 febbraio 2012
Ho 53 anni e sono stato licenziato...
Una storia, individuale ma esemplare, di un lavoratore come tanti, alle prese con "nuovi capi", incentivi alla produzione, tutele mancate e una sopresa finale
Con particolare soddisfazione alla fine di questo mese di gennaio si è conclusa la mia breve carriera (un anno esatto) di lavoratore dipendente. La soddisfazione è stata reciproca. Per l’azienda che si è liberata di un lavoratore indisciplinato e per me che ho ricevuto una lauta buonuscita. Effettivamente non credo di essere portato per le rigidità e la disciplina che vengono richieste dalle grandi organizzazioni ai lavoratori dipendenti. L’esperienza è stata comunque interessante e per certi versi anche un po’ emblematica. Non mi è stato risparmiato nulla. Vediamola per tappe
1. L’azienda per la quale lavoravo in precedenza (sempre con contratti a partita Iva per una ventina d’anni di fila) è stata acquistata assieme ad altre da una cordata capitanata da Bain capital (uno dei più grossi fondi internazionali).
2. La direzione è stata presa da un gruppo di giovani leoni della consulenza (mc Kinsey…e chi se no?!) che avevano fatto la due diligence e che sono entrati in azienda.
3. I giovani leoni ci hanno detto che avrebbero fatto grandi cose e ci avrebbero portati a un grandissimo successo: dovevamo fidarci e seguire le loro direttive.
4. I giovani leoni ci hanno fatto corsi e riunioni durante i quali ci hanno spiegato che non capivamo niente e che loro sì che sono capaci di fare i soldi.
5. Ci hanno sorbettato consigli di ogni genere da come svegliarci al mattino a come vestirci (dress business code) a come presentarci ai clienti (dovevamo dire buongiorno e grazie e non magiare aglio ma mentine).
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mercoledì 15 febbraio 2012
9 marzo Sciopero Generale FIOM - manifestazione a Roma - documento su Grecia FIOM
Ecco il testo del comunicato con cui la Fiom proclama per il 9 marzo Sciopero Generale di tutta la categoria con manifestazione a Roma contro ogni tentativo di manomissione dell'art.18 e a sostegno dei contratti.
"Come avevo già fatto per la manifestazione dell'11 febbraio (poi annullata) "a sinistra Blog" sosterrà questo sciopero e la manifestazione mettendo a disposizione i propri spazi per la pubblicizzazione e l'eventuale documentazione. Loris"
documento su situazione greca
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SCIOPERO GENERALE
giovedì 26 gennaio 2012
11 febbraio, la società civile in piazza con la Fiom - Firma l'appello
In una «Repubblica democratica fondata sul lavoro» quale l’Italia deve costituzionalmente essere, la libertà operaia è la libertà di tutti, la sicurezza del disoccupato e del precario è la sicurezza di tutti.
Ecco perché siamo convinti che la manifestazione nazionale indetta dalla Fiom per sabato 11 febbraio debba raccogliere attorno alle bandiere dei metalmeccanici tutte le forze vive della società civile.
Ecco perché invitiamo ogni cittadino che senta ancora come propri i valori della Costituzione, non solo ad aderire ma a farsi promotore e protagonista di questa manifestazione, partecipando ad organizzarla.
Ecco perché invitiamo ogni testata giornalistica e ogni sito che ritengano irrinunciabili i princìpi della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista a mobilitare la propria forza di comunicazione e informazione, contro il muro di gomma di un monopolio massmediatico che sceglierà il silenzio.
L’Italia democratica ha bisogno di speranza, e solo la lotta tiene viva la speranza. L’impegno dei cittadini. Il tuo impegno.
Paolo Flores d’Arcais, Andrea Camilleri, Margherita Hack, Dario Fo, Antonio Tabucchi, don Andrea Gallo, Carlo Lucarelli, Fiorella Mannoia, Erri De Luca, Ascanio Celestini, Franca Rame, Stefano Rodotà, Luciano Gallino, Gustavo Zagrebelsky, Telmo Pievani, Moni Ovadia, Furio Colombo, Fabrizio Gifuni, Valerio Magrelli, Pierfranco Pellizzetti, Angelo d’Orsi, Roberto Esposito, Luciano Canfora, Massimiliano Fuksas, Carlo Galli, Franco ‘Bifo’ Berardi, Adriano Prosperi, Nadia Urbinati, Andrea Scanzi, Valerio Evangelisti, Carlo Formenti, Marco Revelli
per firmare clicca su
martedì 24 gennaio 2012
"..dei miserabili che sparano contro gli operai.."
"..dei miserabili che sparano contro gli operai.." (S. Pertini)
"Eravamo in molti a Genova quel giorno sotta la pioggia a rendere omaggio a un operaio, un operaio comunista.
I comunisti italiani erano anche questo."
Loris
"Eravamo in molti a Genova quel giorno sotta la pioggia a rendere omaggio a un operaio, un operaio comunista.
I comunisti italiani erano anche questo."
Loris
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giovedì 5 gennaio 2012
Sestri Ponente e il suo cantiere
Il seguente post vuole essere un contributo alla lotta dei
lavoratori e dei sestresi contro la chiusura del “cantiere navale”
Riporto pertanto il link all’appello di Repubblica contro la chiusura
del cantiere invitando tutti a firmare come semplice atto di solidarietà verso
chi oggi difende quei posti di lavoro.Su Facebook nel gruppo a sinistra blog è possibile condividerlo.
Loris
“Bisogna incominciare a perdere la memoria,
anche solo a pezzi e bocconi,
per rendersi conto che è proprio questa memoria a fare la nostra vita.
Una vita senza memoria non sarebbe una vita,
così come un’intelligenza senza possibilità di esprimersi
non sarebbe un’intelligenza.
La nostra memoria è la nostra coerenza, la ragione, l’azione, il sentimento.
Senza di lei, siamo niente”.
Louis Bunuel
Nel 1815 il maestro d'ascia Agostino Briasco impiantava il primo cantiere navale sulla spiaggia di Sestri Ponente. Negli anni successivi quell'attività profondamente legata con la stessa economia primitiva degli abitanti costieri avrebbe acquisito sempre più un ruolo confacente ad una azienda che non solo legava col territorio circostante ma con le esigenze stesse di un Paese che attraverso una unificazione gettava le basi e i pilastri di una sua industrializzazione e di una sua cultura operaia che attraverso il proprio lavoro rivendicava il proprio riscatto politico e sociale.
Negli anni il "Cantiere di Sestri" troverà assetti societari diversi e nomi diversi: Cantiere Ansaldo, Italcantieri, fincantieri...
Dai suoi scali, scivolarono in mare transatlantici come il Rex(1932)l' Andrea Doria(1951) e la Michelangelo(varata nel 1962).
Da alunno delle elementari ho regolato le mie uscite per andare a scuola con le sirene del cantiere che scandivano l'inizio del lavoro. Mi risuona nelle orecchie anche quel suono ritmico che precedeva per giornate intere il varo di una nave e a cui potevamo assistere sopraelevandoci un poco o sopra i terrazzi dei condomini o salendo verso le colline sestresi.
Come ho detto il "Cantiere" è parte integrante del tessuto sociale e politico di Sestri e del ponente genovese. Dignità operaia durante il fascismo, la Resistenza da parte dei suoi operai, la lotta politica e sindacale nel dopoguerra. Il tutto vissuto in simbiosi con i sestresi.
Riporto la testimonianza di Giovanni Agosti sul 16 giugno 1944, quando nel tentativo di fiaccare le lotte operaie i tedeschi e i repubblichini attuarono un rastrellamento deportando circa 1500 operai nei campi di concentramento in Germania.
"Nel 1944 ero al cantiere navale a Sestri che era dell'Ansaldo. Li abbiamo cominciato con gli scioperi, per la mancanza dell'olio e di altri generi di prima necessità.
Dopo ripetuti scioperi che abbiamo fatto nel '44 eravamo a bordo di una nave in costruzione, enon facevamo niente, per sabotare. Venne un ingegnere che si chiamava Rosina, ed era il direttoredel cantiere. Ci disse di non scioperare più perché senno sarebbero venuti i tedeschi e ci avrebbero portato via. Ma era logico che non si poteva ascoltare quello che ci diceva lui. Abbiamo continuato con le agitazioni, finchè poi hanno fatto quel rastrellamento del 16 giugno del 1944 in cui ci hanno portato tutti a Mauthausen. lo sono finito a Mauthausen, e poi dopo di li ci hanno distribuito nei vari campi, perché quando ci hanno preso sul lavoro eravamo migliaia. Eravamo in tuta di lavoro con gli zoccoli. Ci hanno presi, portati via.
Abbiamo subito delle umiliazioni quando siamo scesi dal treno a Linz; e siamo andati su questo monte che c'è per arrivare a Mauthausen. C'erano dei bambini dalla finestra che ci sputavano addosso, bambini di 5-6-7 anni, ed era indicativo di quello che insegnavano loro."
La testimonianza di Agosti è tratta da :
"Vite da compagni"
di Nicolò Bonacasa e Remo Sensoni
Edizioni EDIESSE
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domenica 18 dicembre 2011
IO VOGLIO LA FIOM IN FIAT
IO VOGLIO LA FIOM IN FIAT
A partire dal 1° gennaio 2012 i lavoratori non potranno più iscriversi in fabbrica alla Fiom, perché l'azienda non trasmetterà più alla Fiom le loro quote di iscrizione.(1.500.000 euro annui ca.). Inoltre non potranno più eleggere i propri rappresentanti sindacali.
Gli iscritti alla Fiom vengono discriminati e in alcune realtà perfino spinti a dimettersi da questo sindacato per conservare il proprio posto di lavoro. I lavoratori della Fiat hanno scioperato e manifestato, e continueranno a farlo, per i diritti e per le libertà sindacali: chiedono sostegno e solidarietà a livello nazionale e internazionale.
*********
I lavoratori e le lavoratrici della Fiat hanno il diritto di scegliere il proprio sindacato, secondo le leggi sul lavoro nazionali e internazionali (Convenzioni OIL nn. 87 e 98)
La Fiom-Cgil è il sindacato metalmeccanico italiano più rappresentativo, è un sindacato indipendente e democratico, ben conosciuto per il suo impegno nella difesa dei diritti dei lavoratori e della contrattazione collettiva.
Perciò vi chiediamo di rispettare le leggi sul lavoro nazionali e internazionali e di consentire ai lavoratori e lavoratrici della Fiat e alla Fiom di godere di tutti i loro diritti sul posto di lavoro.
SOSTIENI QUESTA CAMPAGNA FIRMANDO SUL SITO
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domenica 2 ottobre 2011
Lettera BCE - Noi la respingiamo al mittente
Cliccando sulla busta si può leggere il testo che la BCE ha inviato a Berlusconi il 5 agosto dettando al governucolo da lui guidato le linee per le manovre che si sono succedute.
Non mi risulta che gli italiani nel momento che sono stati chiamati a votare abbiano messo la croce sul partito delle banche, e ancor di meno che ci sia la disponibilità a pagare i debiti provocati dalle speculazioni finanziarie delle piccole e grandi banche. I debiti provocati dall' evasione fiscale e dal sistema di corruzione diffusa.
Per queste ragioni NOI la lettera la rimandiamo al mittente !!!!
Loris
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mercoledì 28 settembre 2011
15 OTTOBRE - GIORNATA EUROPEA E INTERNAZIONALE DI MOBILITAZIONE
IL 15 OTTOBRE SARÀ UNA GIORNATA EUROPEA E INTERNAZIONALE DI MOBILITAZIONE
“gli esseri umani prima dei profitti, non siamo merce nelle mani di politici e banchieri,
chi pretende di governarci non ci rappresenta, l’alternativa c’è ed è nelle nostre mani, democrazia reale ora!”
Commissione Europea, governi europei, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale, multinazionali e poteri forti ci presentano come dogmi intoccabili il pagamento del debito, il pareggio del bilancio pubblico, gli interessi dei mercati finanziari, le privatizzazioni, i tagli alla spesa, la precarizzazione del lavoro e della vita.
Sono ricette inique e sbagliate, utili a difendere rendite e privilegi, e renderci tutti schiavi. Distruggono il lavoro e i suoi diritti, i sindacati, il contratto nazionale, le pensioni, l’istruzione, la cultura, i beni comuni, il territorio, la società e le comunità, tutti i diritti garantiti dalla nostra Costituzione. Opprimono il presente di una popolazione sempre più impoverita, negano il futuro ai giovani.
Non è vero che siano scelte obbligate. Noi le rifiutiamo. Qualunque schieramento politico le voglia imporre, avrà come unico effetto un’ulteriore devastazione sociale, ambientale, democratica. Ci sono altre strade, e quelle vogliamo percorrere, riprendendoci pienamente il nostro potere di cittadinanza che è fondamento di qualunque democrazia reale.
Non vogliamo fare un passo di più verso il baratro in cui l’Europa e l’Italia si stanno dirigendo e che la manovra del Governo, così come le politiche economiche europee, continuano ad avvicinare.
Vogliamo una vera alternativa di sistema. Si deve uscire dalla crisi con il cambiamento e l’innovazione. Le risorse ci sono.
Si deve investire sulla riconversione ecologica, la giustizia sociale, l’altra economia, sui saperi, la cultura, il territorio, la partecipazione. Si deve redistribuire radicalmente la ricchezza. Vogliamo ripartire dal risultato dei referendum del 12 e 13 giugno, per restituire alle comunità i beni comuni ed il loro diritto alla partecipazione. Si devono recuperare risorse dal taglio delle spese militari. Si deve smettere di fare le guerre e bisogna accogliere i migranti.
Le alternative vanno conquistate, insieme. In Europa, in Italia, nel Mediterraneo, nel mondo. In tanti e tante, diversi e diverse, uniti. E’ il solo modo per vincere.
Il Coordinamento 15 ottobre, luogo di convergenza organizzativa dei soggetti sociali impegnati, invita tutti e tutte a preparare la mobilitazione e a essere in piazza a Roma, riempiendo la manifestazione con i propri appelli, con i propri contenuti, con le proprie lotte e proposte
PER LA NOSTRA DIGNITÀ E PER CAMBIARE DAVVERO
COORDINAMENTO 15 OTTOBRE
Fanno parte del Coordinamento 15 ottobre:
A Sud, Action, Altramente, Arci, Atenei in Rivolta, Attac Italia, CIB – Unicobas, Comitato 1° ottobre, Confederazione COBAS, Controlacrisi.org, CPU – Coord. Precari dell’Università, CUB – Confederazione Unitaria di Base, ESC, Fair Watch, Fed. Anarchica Italiana – Roma, Federazione della Sinistra, FGCI – Federazione Giovanile Comunisti Italiani, FIOM, Flare, Forum Diritti Lavoro, Giovani Comunisti, Gruppo Abele, Laboratorio Politico “Alternativa”, Legambiente, Liberazione, LINK – Coordinamento Universitario, Osservatorio Europa, Partito Comunista dei Lavoratori, P. CARC, PDCI, Popolo Viola, PRC, Radio Vostok, R@P - Rete per l’Autorganizzazione Popolare , Rete@a Sinistra, Rete 28 Aprile – CGIL, Rete dei Comunisti, Rete della Conoscenza, Rete Salernitana per il 15 ottobre, Rete Viola, RIBALTA – Alternativa Ribelle, Sinistra Critica, Sinistra Euromediterranea, Snater, Terra del Fuoco, Tilt, UDS – Unione degli Studenti, Un ponte per, Unicommon, Uniti per l’Alternativa, USB
Per aderire alla mobilitazione
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CAMBIAMO L'EUROPA, CAMBIAMO L'ITALIA PEOPLE OF EUROPE, RISE UP!
COORDINAMENTO 15 OTTOBRE
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PEOPLE OF EUROPE, RISE UP!
* * *
MANIFESTAZIONE NAZIONALE
sabato 15 ottobre ROMA - ore 14
La giornata del 15 ottobre vedrà mobilitazioni in tutta Europa, nel Mediterraneo e in altre regioni del mondo, contro la distruzione dei diritti, dei beni comuni, del lavoro e della democrazia compiuta, con le politiche anticrisi, a difesa dei profitti e della speculazione finanziaria. Le persone non sono un debito.
Anche in Italia è già stata raccolta da tanti soggetti organizzati, alleanze sociali, gruppi informali e persone che hanno dato vita al Coordinamento 15 ottobre . Non vogliamo fare un passo di più verso il baratro in cui l’Europa e l’Italia si stanno dirigendo e che la manovra del Governo continua ad avvicinare. Vogliamo un’altra economia, un’altra società e una democrazia vera.
Il Coordinamento 15 ottobre si mette al servizio della riuscita della mobilitazione. Curerà unitariamente le caratteristiche, la logistica e l’organizzazione della manifestazione nazionale di Roma e ne definirà le sue parti comuni.
Il suo obiettivo è favorire la massima inclusione, convergenza, convivenza e cooperazione delle molteplici e plurali forze sociali, reti, energie individuali e collettive che stanno preparando e prepareranno la mobilitazione con i propri appelli, le proprie alleanze, i propri contenuti.
Ci impegniamo insieme a costruire una manifestazione partecipata, pacifica, inclusiva, plurale e di massa, il cui obiettivo è raccogliere e dare massimo spazio alla opposizione popolare, alle lotte e alle pratiche alternative diffuse nel nostro paese.
La manifestazione partirà alle ore 14.00 da Piazza della Repubblica e arriverà a Piazza San Giovanni.
Sarà una tappa della ripresa di spazio pubblico di mobilitazione permanente, come si sta realizzando in tutta Europa e nel Mediterraneo, che è necessario mettere in campo per cambiare l’Italia e il nostro continente.
Invitiamo i cittadini e le cittadine, nativi e migranti, le lavoratrici e i lavoratori, i soggetti organizzati, i gruppi, le reti formali e informali a partecipare attivamente al 15 ottobre, a coinvolgere le proprie comunità, a organizzare la partecipazione al corteo di Roma.
Il Coordinamento 15 ottobre invita a costruire in tutto il territorio la partecipazione italiana alla giornata europea e internazionale "UNITED FOR GLOBAL CHANGE" e a convergere nella giornata nazionale di mobilitazione a Roma.
MANIFESTAZIONE NAZIONALE
sabato 15 ottobre
Partenza ore 14 - Piazza della Repubblica
ROMA
A Sud, Action, Altramente, Arci, Atenei in Rivolta, Attac Italia, CIB -
Unicobas, Comitato 1° ottobre, Confederazione COBAS, Controlacrisi.org, CPU -
Coord. Precari dell'Università, CUB - Confederazione Unitaria di Base, ESC, Fair
Watch, Fed. Anarchica Italiana - Roma, Federazione della Sinistra, FGCI -
Federazione Giovanile Comunisti Italiani, FIOM, Flare, Forum Diritti Lavoro,
Giovani Comunisti, Gruppo Abele, Laboratorio Politico "Alternativa",
Legambiente, Liberazione, LINK - Coordinamento Universitario, Osservatorio
Europa, Partito Comunista dei Lavoratori, P. CARC, PDCI, Popolo Viola, PRC,
Radio Vostok, R@P - Rete per l'Autorganizzazione Popolare, Rete 28 Aprile -
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ottobre, Rete Viola, RIBALTA - Alternativa Ribelle, Sinistra Critica, Snater,
Terra del Fuoco, Tilt, UDS - Unione degli Studenti, Un ponte per, Unicommon,
Uniti per l'Alternativa, USB
Per aderire alla mobilitazione
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Leggi l'Appello Unitario del Coordinamento 15 ottobre
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Andreina Albano
albano@arci.it
348.3419402
Marica Di Pierri
maricadipierri@asud.net
348.6861204
Rossella Lamina
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347.4212769
Anna D'Ascenzio
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Alex Miozzi
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lunedì 26 settembre 2011
Perchè il 1° ottobre.


(articolo di Giorgio Cremaschi pubblicato su Liberazione il 22.9.2011) (...)
Da Standard&Poor’s, alla Confindustria, al Corriere della Sera, è un coro unico. Berlusconi se ne deve andare. Non è paradossale che l’uomo più ricco d’Italia, colui che ha governato il sistema politico italiano negli ultimi vent’anni nel nome dell’impresa e del mercato, sia sfiduciato da questi ultimi. Per il capitale gli stati sono come aziende, e se gli amministratori delegati sono inaffidabili e impresentabili devono essere licenziati. La crisi della democrazia italiana sta anche in questo: che gli enormi guasti sociali, civili, morali, che l’hanno colpita, per opera decisiva di Silvio Berlusconi, non sarebbero stati sufficienti a farlo cadere se non ci fosse stata la crisi del debito. Berlusconi viene licenziato dai suoi colleghi padroni, ma è ancora lì a far danni, perché i virus autoritari della seconda repubblica non hanno vaccini sufficienti. Almeno per ora. Nella tanto vituperata prima repubblica dei grandi partiti e delle organizzazioni di massa, del proporzionale, del conflitto politico e della lotta di classe, un capo di governo indegno e indecente come Berlusconi sarebbe già stato liquidato dalla sua stessa parte. Così non è oggi ed è per questo che cacciare Berlusconi è condizione necessaria, ma assolutamente non sufficiente per riprendere un percorso realmente democratico. Dovremo scendere in piazza, mobilitarci, perché l’uomo delle escort e la sua corte ci liberino del loro ridicolo. Ma dobbiamo nello stesso tempo sin d’ora preparare l’alternativa a chi vuole cacciarlo e pensa di farci pagare tutti i conti del suo disastro. Abbiamo due avversari. L’attuale governo e il governo unico delle banche e della finanza europee e mondiali, che stanno distruggendo con le loro ricette liberiste lo stato sociale e i diritti in tutta Europa. Il primo avversario è oramai in crisi, il secondo invece aumenta prepotenza e arroganza, nonostante sia altrettanto responsabile dei nostri guai. Nel nome della cacciata di Berlusconi si chiedono ancora tagli alle pensioni, privatizzazioni, liberalizzazioni, ulteriori flessibilità nel mercato del lavoro. E’ un terribile accanimento terapeutico contro un corpo sociale massacrato da anni di flessibilità, bassi salari, distruzione dei diritti sociali e dei beni comuni. Eppure pare l’unica strada. Anche la Cgil cede ad essa firmando, senza neppure la consultazione dei lavoratori, l’accordo del 28 giugno. Accordo da cui ha preso spunto quell’articolo 8 della manovra che cancella contratti e Statuto dei lavoratori. Pare che Berlusconi debba essere cacciato perché non è stato sufficientemente di destra e antisociale. A tutto questo dobbiamo porre rimedio con le sole armi a nostra disposizione: la costruzione di un altro punto di vista, di un’altra via per uscire dalla crisi e la mobilitazione per percorrerla. Oggi il debito non può essere pagato. La Grecia è arrivata ai sacrifici umani pur di far contenti gli strozzini della Banca Europea (che poi sono le banche francesi e tedesche) e del Fondo Monetario Internazionale. Taglia, taglia e non basta mai perché il debito cresce. Più tagli, più lo alimenti. L’Italia è sulla stessa via. Gli interessi sul debito sono pari a 80 miliardi di euro all’anno, le attuali catastrofiche manovre ne finanziano forse due terzi. Quindi anche noi continuiamo a tagliare mentre il debito cresce. Non si può più andare avanti per questa via e tutte e tutti coloro che anche nel centrosinistra si piegano ad essa, preparano, dopo la catastrofe di Berlusconi, un altro disastro. Bisogna fermare la schiavitù del debito e rompere radicalmente con la politica economica liberista. La lotta all’evasione fiscale, la tassa patrimoniale, devono servire a finanziare la ripresa dei salari, dei diritti, della crescita fondata sui beni comuni e non finanziare gli interessi delle banche. Se si facesse solo questo, anche una patrimoniale severa sarebbe solo una partita di giro, che tornerebbe al mondo dei ricchi attraverso la speculazione finanziaria. Bisogna rompere la macchina infernale del debito e delle politiche liberiste che l’alimentano e per questo occorre una svolta radicale. La politica italiana di oggi non è in grado di farlo. Pensa di sostituire Berlusconi con qualche banchiere più affidabile ed estraneo al mondo della prostituzione di lusso. Ma così la crisi sociale si aggrava. E i drammatici segnali di catastrofe civile che vediamo oggi a Lampedusa potrebbero estendersi ben oltre quell’isola. Bisogna ricostruire una politica democratica basata sull’uguaglianza sociale e pertanto fondata sulla distruzione delle politiche economiche liberiste. Altro che le filosofie bocconiane ben strapazzate ieri da Dino Greco su queste pagine. Per questo in 1.500 abbiamo firmato un appello per trovarci a Roma il 1° ottobre, per lanciare anche in Italia, così come sta avvenendo in tutta Europa, un movimento contro la schiavitù del debito, per far pagare davvero la crisi ai ricchi e soprattutto per non pagarla più noi. La piccola Islanda ci ha insegnato la via da percorrere. Bisogna partire da qui, bisogna partire da una piattaforma alternativa a quella di chi ha sfiduciato Berlusconi in nome degli interessi del grande capitale. Bisogna che la successiva manifestazione del 15 ottobre esprima una profonda sintonia con l’appello degli “indignados” spagnoli, che non chiedono semplicemente un cambio di governo (da loro le politiche dei tagli li amministra il governo socialista), ma vogliono ripristinare la democrazia distrutta da trent’anni di politica economica liberista. L’alternativa a Berlusconi e al liberismo si comincia a costruire sin d’ora, mentre si lotta per cacciarlo, solo così non finiremo dalla padella nella brace. Non siamo tutti nella stessa barca.
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martedì 6 settembre 2011
GENOVA -SCIOPERO GENERALE 6 SETTEMBRE 2011 - galleria di immagini
Il filmato è per non perdere la memoria su cosa abbiamo conquistato negli anni e quali sacrifici i lavoratori italiani hanno consumato nella lotta per la propria e altrui emancipazione.
L'attacco allo Statuto dei Lavoratori che questo governo inetto e asservito al liberismo più becero sta facendo è di fatto un attacco alla stessa democrazia e un ennesimo tentativo di raccogliere in poche mani il destino di molti..
La crisi la paghi chi l'ha generata! La crisi la paghino le banche e la loro politica criminale-finanziaria.
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sabato 5 febbraio 2011
Io da Marchionne?…neanche una Panda usata!
...Sono di pubblico dominio le intenzioni di Marchionne per cui la Fiat attraverso la fusione con la Chrysler nel giro di pochi anni potrebbe trasferirsi a Detroit.
La notizia avrebbe del grottesco, e istintivamente verrebbe pure da ridere se dietro non ci fosse quello che in Italia lo si può descrivere come il “dramma del lavoro”.
In forse ci sono addirittura gli impianti.
E’ da questa mattina che mi ritorna in mente quando il piduista di Arcore c’aveva definito “coglioni” perché avremmo votato a “sinistra” o “centro sinistra”. Oggi il problema che mi pongo è di fare la conta su quanti nel Governo, nei sindacati e come politici nazionali e locali, sono stati talmente rincoglioniti o in malafede, da schierarsi a favore dell’accordo Fiat contro la Fiom, senza chiedere quello che è l’ABC in una trattativa di così alta rilevanza. Il piano industriale della Fiat!
Nella fattispecie ciò che riguarda l’impianto di Mirafiori, ma a questo punto tutto ciò che riguarda, la tra poco, ex azienda torinese.
Quello che mi provoca un autentico vortice testicolare è quest’anno di cassa integrazione prevista nell’accordo sottoposto a referendum, che come bravo contribuente contribuisco ad erogare a difesa degli interessi di Marchionne, e non di sicuro a difesa del potere d’acquisto dei lavoratori Fiat.
Tra i distruttori dei diritti continuano a distinguersi la cisl e la uil che dopo le posizioni sulla fiat sono andati alla firma di un accordo separato per i lavoratori del pubblico impiego. Sempre di più se ce ne fosse stato bisogno, dopo il caso Fiat hanno dimostrato di essere notai del governo-pensiero.
…A Genova in quell’angiporto tanto raccontato e cantato da De Andrè succedeva spesso di essere avvicinati da individui “pittoreschi” che facevano balenare la possibilità di fare un buon affare, magari acquistando a metà prezzo, anzi anche a meno un’autoradio, un registratore, o qualche diavoleria che era appena arrivata in porto e di cui necessitava la vendita più velocemente possibile. Una parvenza di trattativa, e poi, l’affare veniva concluso. All’acquirente a quel punto veniva consegnata una scatola con sopra le foto dell’oggetto e nel momento in cui si iniziava a spacchettare per controllare la conformità della merce, una voce per la strada urlava….”la madama..la madama..! Non c’era più il tempo per aprire la scatola, stava arrivando o la finanza o la polizia per qualche retata e, l’acquirente si allontanava velocemente con la scatola pesante mentre il venditore si dileguava tra i “carruggi” con i soldi frutto della trattativa.
Epilogo : Non ho mai capito quale era il reale prezzo del Mattone.
Riusciremo a comprendere il prezzo dell’accordo alla fiat Mirafiori?
Loris
Ps. Le rassicurazioni che Marchionne ha dato verbalmente in giornata al ministro Sacconi sono irrilevanti. Come le famose 10 domande di Repubblica a Berlusconi, a Marchionne, visto che non è stato fatto prima dell’accordo di Mirafiori, il governo, la città di Torino e la regione Piemonte dovrebbero chiedere…”IL PIANO INDUSTRIALE”
mercoledì 26 gennaio 2011
Dalla caduta del Sultanato di Arcore ai nuovi orizzonti della sinistra
Chiedo scusa se il blog non porta nuovi post in un momento in cui elementi di discussione ce ne sarebbero a sufficienza da non lasciare la tastiera in pace.
Un sentimento di sgomento e di sincero disagio mi ha colpito più del dovuto.
Scrivere delle storie sulle avventure goderecce, e forse impotenti, del premier non me ne catafotte niente. Sufficiente letteratura la si trova sia sui media ufficiali sia sui blog.
Che il sultanato di Arcore stia per avviarsi al post-Berlusconi è cosa acclarata per i più. Non si sa i danni che potranno essere, ancora, causati al sistema Italia.
Il cavaliere, come alcuni pesci presi all'amo, si agita, trascinando sempre più nel discredito se stesso e soprattutto il paese che dovrebbe rappresentare,
Credo che sarebbe necessaria una class-action nei suoi confronti, per una richiesta danni da parte di chi, in questi anni, ha perso il posto di lavoro, ha perso potere d’acquisto nel salario e, soprattutto, ha perso diritti che erano costati, in certe occasioni, anche il sangue.
Lo sgomento però non mi prende solo pensando al piduista di Arcore.
Leggo delle performance in casa PD, dalle esternazioni del rottamatore Renzi, gradito turista ad Arcore e rottamatore dei diritti dei lavoratori di Mirafiori, rottamatore in realtà dei diritti di tutti i lavoratori, alla stregua di un Fassino o un Chiamparino. Assisto al ritorno di un Veltroni, che tanto ha fatto per distruggere ciò che rimaneva di una tradizione che nella difesa dei più deboli aveva costruito un grande partito e nella “Questione Morale” aveva caratterizzato la sua diversità. Vedo, anzi per essere precisi non vedo, quella che dovrebbe essere una inequivocabile posizione del segretario Bersani (tecnica del passare inosservati).
La gestione delle primarie a Bologna e Napoli non sono, a mio parere, commentabili.
In tutto questo non trovo, in ciò che è rimasto a sinistra, risposte all’altezza del momento politico, capaci di dare rappresentanza a quel blocco sociale che è andato sempre più configurandosi nelle giornate di lotta dei metalmeccanici della FIOM o dei cittadini dell’Aquila o studenti e precari della scuola. Non trovo risposta a quella che è stata la progressiva precarizzazione del lavoro e della vita di milioni di giovani.
Ovviamente non sto parlando di slogan, che hanno lo spazio di una eventuale tornata elettorale, ma di una risposta progettuale in grado di incidere sui bisogni della gente, in grado di incidere sulle nostre abitudini, dando un senso del nostro essere all’interno di un contesto ambientale e lavorativo compatibile.Credo che la ricerca spasmodica di un leader, dal fiato più o meno lungo, riproponga il modello culturale tipico di ciò da cui affannosamente, forse, ci stiamo liberando.
Credo che i contenuti e i valori sono ciò di cui dobbiamo alimentarci e su cui costruire il progetto.
Durante il fascismo una generazione si sacrificò al di la degli schieramenti, perché sognava e progettava un’Italia repubblicana e democratica, negli anni 60 milioni di lavoratori lottavano per l’affermazione di uno stato sociale e di diritti nel mondo del lavoro, negli anni 70 le lotte per i diritti civili attraversarono tutta la penisola per sancire eguaglianza nei generi nella diversità e per sancire il diritto alla gestione del proprio corpo.La semplice difesa dei diritti acquisiti non può essere una risposta adeguata. Solo ridisegnando e proponendo un nuovo modello di società, saremo in grado di garantire un futuro a noi, ai nostri figli e all’ambiente che ci circonda.
Loris
venerdì 14 gennaio 2011
Mi spezzo ma non mi piego. Io ex delegato FIOM
Sono in attesa dell’esito del ricatto che l’AD della Fiat ha messo in atto nei confronti dei dipendenti di Mirafiori.
Indipendentemente dal risultato che salterà fuori, alcune cose mi sento di dirle con sufficiente lucidità e coinvolgimento.
Quando in Italia ci fu il referendum sul nucleare, io che mi occupavo di logiche statiche all’interno di uno di questi impianti in Italia, votai per l’abrogazione dei tre articoli che avrebbe sentenziato l’abbandono di quella tecnologia.
La scelta fu dettata dalla convinzione che non potevo permettermi di lasciare in eredità a mio figlio (che sarebbe stato concepito da li a breve), una spada di damocle sulla testa che avrebbe potuto abbattersi su di lui in qualsiasi momento. La sola possibilità di consegnargli un mondo, ambientalmente peggiore di quello che avevo vissuto io, non mi permetteva di avere tentennamenti in proposito.
Il fatto che da dopo il referendum ho dovuto reinventarmi il lavoro e fare decisamente molti e grandi sacrifici, non mi fa minimamente pentire della scelta che feci.
Per le ragioni che ho sopra riportato, con estrema serenità d’animo posso permettermi di affermare che quei lavoratori Fiat, che hanno, pur nella sofferenza votato Si all’accordo, hanno fatto la scelta di essere servi, e ancor più grave hanno tolto possibilità di diritti ai loro figli. Non è una condizione diversa da quella degli schiavi, nell’antica Roma, che generando, automaticamente generavano nuovi schiavi.
La cosa grave è che questi lavoratori, la scelta , la fanno da una posizione in cui i diritti sono acquisiti. Ho sentito alcuni che avrebbero votato si in quanto vicini alla pensione.
Su quei sindacati che sin dall’inizio, hanno mostrato, non tanto l’incapacità, ma una organicità con le posizioni padronali, è inutile spendere parole. E’ un dato storico e acquisito che nei momenti storici in cui i lavoratori sono stati chiamati a difendere non solo i diritti dei lavoratori, ma in alcuni casi la democrazia, la loro assenza è stato un dato acquisito. (il giugno/luglio 60 per ricordare uno di questi momenti).
Infine un pensiero voglio spenderlo nei confronti di chi, intraprendendo la vita politica, partendo da quei valori di emancipazione dei lavoratori, oggi ha fatto sentire la sua voce a fianco dei padroni, come un Fassino, un Chiamparino ma anche un ignavo Bersani.
Da ex tesserato al PCI, ritengo sia un mio diritto e dovere ricordare come tanto distante dal loro modo di agire fosse l’azione di dirigenti, e semplici militanti che spesero le loro migliori energie nel tentativo di migliorare le condizioni di vita dei lavoratori, o battagliarono incessantemente per onorare la nostra Costituzione la dove dice che il nostro paese è fondato sul lavoro.
Non scriverò di governo, perché questo è un post che parla di lavoro, lavoratori e non di sciatti ministri che in un contesto come quello di Mirafiori non sono stati nemmeno in grado di domandare il piano industriale a Marchionne premurosi di fare eco a chi pensa più alle minorenni che non al paese.
Loris
Ps. Ancora una volta quindi con la Fiom, a tutela dei lavoratori, come durante la trattativa per il fallimento ELGEN (1987) in cui ero come FIOM delegato sindacale.
La versione di Cisco vuole essere un messaggio di attualizzazione delle lotte operaie e dei lavoratori in genere, siano essi metalmeccanici, precari della scuola, lavoratori dei call center, lavoratori migranti...ect
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domenica 9 gennaio 2011
Valerio e Carla Verbano - Storia di un ragazzo e di sua madre
…Ho ricevuto molti commenti nel post precedente, dove si parlava di lotte operaie, di deportazioni e di ricostruzione. Un’ operazione di sollecitazione della nostra memoria collettiva di fronte ai continui attacchi degli apparati padronali e governativi.
Tra i tanti, un commento mi ha colpito in modo particolare, arrivato su facebook…….
Sono io che ringrazio Carla per il suo commento, la sua condivisione al mio percorso nella memoria diventa prezioso considerando i fatti che hanno così dolorosamente segnato la sua esistenza con l’uccisione di Valerio.
Diventa prezioso perché oltre alla continua ricerca della verità sull’uccisione del figlio, Carla, non si sottrae ad essere elemento di esempio e stimolo per i più giovani, a fianco dei lavoratori in lotta contro l'arroganza padronale. Un altro esempio a cui fare riferimento.
Tra i tanti, un commento mi ha colpito in modo particolare, arrivato su facebook…….
Carla Verbano (classe 1924) è la madre di Valerio Verbano ucciso dai fascisti dei NAR nel febbraio 1980.
“Alle 13,00 del 22 febbraio 1980 tre persone si presentano a casa di Valerio: "Siamo amici di suo figlio e vorremmo parlargli", dicono alla madre, che apre. Viene subito immobilizzata, e la stessa sorte tocca al padre. Sono armati con pistole munite di silenziatore. Valerio non è ancora tornato da scuola. Alle 13,30 Valerio apre con le sue chiavi la porta di casa ed è subito assalito dai tre, con i quali ha una breve colluttazione, poi viene immobilizzato e ucciso con un colpo alla schiena. E' dubbio se fu ucciso "precipitosamente" a causa della sua resistenza, se volessero prima "fargli delle domande", come accennarono alla madre i tre assassini: queste considerazioni possono avere interesse solo in relazione con quanto vedremo circa le "ragioni" dell'uccisione di Valerio.
Per il resto... la morte di Valerio pesa come una montagna.
L'assassinio di Valerio non fu un una "semplice" conseguenza di uno scontro tra compagni e fascisti, né dell'agguato in strada, come spesso è avvenuto. Abbiamo sempre saputo, al di là delle "verità processuali", che Valerio fu ucciso per delle ragioni precise, inerenti il più ampio scontro di classe tra sinistra rivoluzionaria e classe dominante, la quale si avvalse (e si avvale) dei fascisti per le sue operazioni più sporche. Valerio conosceva cose che, venute in luce alla magistratura, produssero come primo effetto la sua morte.” La descrizione dei fatti continua sul sito di Reti Invisibili
“Alle 13,00 del 22 febbraio 1980 tre persone si presentano a casa di Valerio: "Siamo amici di suo figlio e vorremmo parlargli", dicono alla madre, che apre. Viene subito immobilizzata, e la stessa sorte tocca al padre. Sono armati con pistole munite di silenziatore. Valerio non è ancora tornato da scuola. Alle 13,30 Valerio apre con le sue chiavi la porta di casa ed è subito assalito dai tre, con i quali ha una breve colluttazione, poi viene immobilizzato e ucciso con un colpo alla schiena. E' dubbio se fu ucciso "precipitosamente" a causa della sua resistenza, se volessero prima "fargli delle domande", come accennarono alla madre i tre assassini: queste considerazioni possono avere interesse solo in relazione con quanto vedremo circa le "ragioni" dell'uccisione di Valerio.
Per il resto... la morte di Valerio pesa come una montagna.
L'assassinio di Valerio non fu un una "semplice" conseguenza di uno scontro tra compagni e fascisti, né dell'agguato in strada, come spesso è avvenuto. Abbiamo sempre saputo, al di là delle "verità processuali", che Valerio fu ucciso per delle ragioni precise, inerenti il più ampio scontro di classe tra sinistra rivoluzionaria e classe dominante, la quale si avvalse (e si avvale) dei fascisti per le sue operazioni più sporche. Valerio conosceva cose che, venute in luce alla magistratura, produssero come primo effetto la sua morte.” La descrizione dei fatti continua sul sito di Reti Invisibili
Sono io che ringrazio Carla per il suo commento, la sua condivisione al mio percorso nella memoria diventa prezioso considerando i fatti che hanno così dolorosamente segnato la sua esistenza con l’uccisione di Valerio.
Diventa prezioso perché oltre alla continua ricerca della verità sull’uccisione del figlio, Carla, non si sottrae ad essere elemento di esempio e stimolo per i più giovani, a fianco dei lavoratori in lotta contro l'arroganza padronale. Un altro esempio a cui fare riferimento.
Loris
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giovedì 6 gennaio 2011
Storia di mio padre – lotte sindacali e politiche degli anni 60, i valori di una vita
Caro papà,
il 15 dicembre, come tutti gli anni ,avrei voluto comunicarti qualcosa. Come ogni anno, l’ho fatto passare in silenzio, relegando nella mia mente i pensieri e i sentimenti che ci hanno legati e che ci legheranno per sempre.
Ricordo quando, con quel tuo cuore malandato, a volte, rientravi a casa in anticipo, perché il tuo sindacato aveva proclamato sciopero, e tu, insieme ad un unico collega, avevate deciso di incrociare le braccia, lasciando ai crumiri l’onere di mandare avanti la produzione in quel prestigioso stabilimento che era “Ansaldo Meccanico” in Genova Sampierdarena.
E la mia memoria va a quei primi anni 60.
Non importava se eri praticamente l’unico ad essere additato come colui che “scioperava” per i diritti e per la dignità dei lavoratori.
Non importava se quelle trattenute nella tua busta paga, avrebbero inciso sulla nostra precaria economia domestica.
Sin da allora, mi hai insegnato che alcune “cose” non hanno prezzo.
Ricordo anche la frequentazione della sezione del tuo Partito Socialista, il sentirsi “compagni” all’insegna della solidarietà ed il considerare la politica come un “valore” di cui andare fieri.
Antifascismo, Libertà, difesa della Costituzione, Legalità: questi erano i pilastri della tua politica.
Ricordo anche momenti di amarezza rispetto al contesto politico di allora: forse le avvisaglie di quello che sarebbe successo quando tu non ci saresti già più stato.
Ma tu, avevi anche riferimenti precisi che tanto hanno contribuito e sono stati determinanti nella storia del nostro Paese, uomini come Nenni, Pertini o ragazzi come Cesare Ricci, ucciso dai fascisti a 17 anni mentre manifestava sui muri di Sestri il suo Antifascismo.
Non sei nemmeno riuscito a goderti il frutto di quello che non è stato, solamente, un impegno economico, ma, soprattutto, una pratica di quella cultura sociale e politica che si chiama cooperativismo e che ha consentito a molti umili lavoratori di avere una casa propria. Il tuo libretto della cooperativa edilizia era il numero 4 e quando, la cooperativa si è sciolta perché aveva terminato la sua missione, i soci erano riusciti a creare un intero quartiere.
Non sei mai stato onorevole o assessore, consigliere comunale o municipale (se fosse, allora, esistita la carica): erano cose che non potevano stimolare né la tua ambizione né la tua onestà intellettuale.
Per te, la rettitudine e la coerenza, sono state scelta di vita.
Te ne sei andato in quel dicembre del ‘64 ed io ho salutato dalla finestra quel corteo che, senza croci e preti, ma con una bandiera rossa del tuo partito, ti ha accompagnato in quell’ultimo triste e coerente viaggio.
Per queste ragioni il tuo ricordo per me è sempre memoria e ragione di esempio.
Tuo figlio,
Loris
Ps. Mio padre era un iscritto alla CGIL, forse, ma non ricordo bene, membro di quella che allora era la “commissione interna”. Era un operaio, e, al di là di quelli che erano gli scatti contrattuali, gli fu preclusa ogni possibilità di avanzamento. In compenso ogni lotta che potesse alzare il livello di dignità dei lavoratori fu un suo patrimonio, e le lotte che fece, a volte in solitaria, non avevano ancora la copertura dello “Statuto dei Lavoratori”.
Nel 1944 frequentava la scuola professionale ANCIFAP di Sestri Ponente e scampò, grazie all’intervento di un uomo in divisa e armato (vigile o metronotte) ai rastrellamenti degli operai e studenti sestresi destinati ai “campi di lavoro” in Germania. Mia nonna avvertita, delle manovre naziste, si appostò allo snodo ferroviario di Bolzaneto, da dove i carri piombati per la Germania dovevano passare, per potergli dare un po’ di vestiti e generi di conforto. Mio padre arrivò fortunatamente dalla strada e mia nonna vedendolo libero, non esitò, al passaggio del treno “piombato”, a distribuire ciò che sarebbe stato destinato a mio padre, agli sventurati prigionieri dei nazi-fascisti.
Mio padre fu attivo sia nella sezione del PSI di Bolzaneto, che in quella di Sestri Ponente. Fondò insieme ad altri compagni socialisti la cooperativa edilizia “Cesare Ricci II” che assegnò case sino alla fine degli anni 60. Cesare Ricci fu un giovane militante socialista, nato come mio padre nel 1927 e ucciso nel 1944 mentre scriveva sui muri sestresi scritte antifasciste. Mio padre non conobbe né Craxi né il Craxismo, ma il Pertini, che tenne il discorso ai Genovesi nel giugno 1960, sì.
Questo post non è un ricordo riservato solo a me.
Queste righe sono state scritte per sollecitare chi oggi deve scegliere se lottare con i lavoratori della Fiom della Fiat o chinare la testa a raccogliere le briciole dei padroni.
E’ stato scritto per ricordare il significato di Antifascismo, è stato scritto per ribadire i valori di laicità e di solidarietà in una vita.
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