il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

Amicus Plato, sed magis amica veritas



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mercoledì 22 febbraio 2012

Europe Rise Up - Che il lavoro difenda la democrazia


E’ di pochi giorni fa l’accorato appello di Mikis Theodorakis a sostegno del popolo greco, per la difesa della libertà e della democrazia contro la dittatura delle banche, dei politici corrotti e dell’euro, che diversi segnali ci rendono evidenti come questi cavalieri dell’apocalisse prendano sempre più forma e concretezza nei rappresentati dei governi europei che saccheggiano le risorse dei ceti più deboli mantenendo l’immunità nei confronti di banche e di evasori fiscali che hanno generato le voragini nei conti pubblici. 
L’assalto alla democrazia trova oggi, in alcune note di agenzia, la sublimazione nella possibilità che il voto in Grecia possa essere posticipato in quanto il popolo non sarebbe nel periodo attuale in grado di percepire i segni positivi di una manovra “lacrime e sangue”. Considerazione semplicemente infame! 
Privare il popolo di esprimere attraverso il voto la propria volontà. 
Che ciò poi avvenga in quella che fu la culla della democrazia è quanto di più riprovevole si possa manifestare cogliendo quanta ipocrisia alimenti dibattiti e valori su cui fondare le origini della cultura stessa europea. 
Ma se Atene piange Roma non può sicuramente ridere. 
Già le volgarità della rappresentante degli industriali italiani sarebbe sufficiente a risposte dure senza possibilità di replica, industriali che hanno utilizzato la cassa integrazione per tutelare i loro profitti a scapito di tutta la comunità, e non casualmente la Marcegalia si premura di non voler toccare per ora lo stato attuale della cassa integrazione, per voler continuare a infilare le mani in quell’istituto dando dei ladri e fannulloni a coloro che quel “capitale” ha materialmente prodotto, rompendosi il fondoschiena quotidianamente, versando sistematicamente i contributi vedendo allontanare sempre di più il meritato riposo a fine di una vita lavorativa. 
A prestare sponda al padronato (riappropriamoci del lessico corretto) interviene il ministro Fornero, che si permette un bieco aut-aut (prendere o lasciare) sul tema del mercato del lavoro e sulla liberalizzazione del licenziamento “ingiustificato” e discriminatorio. 
Se facciamo la semplice considerazione che questo governo non è espressione di libero voto, che nell’ipotesi che si potrà (se ce lo concederanno) andare a votare tra un anno, lo si farà con la probabile candidatura alla presidenza della Repubblica dell’attuale premier Monti, le ragioni per temere per la tenuta democratica del nostro paese ritengo sia reale e evidente. 
Nuovamente si sta movendo il movimento degli indignados prospettando una ulteriore giornata di lotta internazionale, nuovamente ribadisco che la soluzione non è più possibile ritrovarla negli ambiti nazionali, perché a livello internazionale vengono dettate le regole di questa politica capitalista. Sollecito, e invito tutti coloro che saranno in grado di farlo ad accompagnare questa sollecitazione, affinché sia il movimento dei lavoratori europei a manifestare contro queste politiche inique e antidemocratiche attraverso la rete dei sindacati europei.
Loris


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mercoledì 15 febbraio 2012

La lotta del popolo greco come la Resistenza al Nazifascismo o la lotta contro la dittatura dei colonnelli

Riguardo, e ripenso spesso alle immagini di piazza Syntagma degli ultimi giorni, e, lo sgomento che mi assale è “fisico”, palpabile, devastante.
Quello che è in gioco non è solo qualche percento in più o meno sui salari o qualche licenziamento qua e la.
In gioco ci sono le basi della democrazia, dell’autodeterminazione, del poter decidere di se stessi, per i propri figli, per il loro futuro, perché il ricatto messo in atto dal FMI e dalle sue espressioni politiche è l’equivalente di una occupazione e dittatura straniera sul proprio territorio.
Che piaccia o meno la lotta del popolo greco oggi è la stessa lotta condotta contro all’occupazione al nazifascismo o alla dittatura dei colonnelli.
Ecco due protagonisti di questa lotta di ieri e di oggi

Mikis Theodorakis e Manolis Glezos


Vergogna. Glezos ferito. Una foto lo ritrae mentre viene assalito dai poliziottoi greci. E’ ricoverato in ospedale. Glezos che ha 90 anni era sceso in piazza ieri per manifestare contro l’umiliazione subita dal suo paese. E’ lui l’uomno che mostrò a tutta l’Europa che il nazismo poteva essere combattuito: nel maggio del 1941 si arrampicò sull’Acropoli e strappò vkia la bandiera degli occupanti tedeschi con la svastica. Giorgio >> Vai al Blog




Theodorakis colpito dai gas >> Corriere della Sera
ATENE - Anche il celebre compositore greco Mikis Theodorakis (nella foto), 86 anni, autore, tra l' altro, delle musiche di Zorba il greco , ieri pomeriggio si è unito alle migliaia di manifestanti a piazza Syntagma ad Atene. Poco prima che iniziasse a parlare alla folla è stato interrotto dai gas lacrimogeni sparati dalla polizia. Una portavoce del musicista ha denunciato che gli agenti hanno sparato i candelotti direttamente verso la gente che si era riunita intorno a Theodorakis. Il compositore, che è anche un noto attivista politico, si è schierato sin dalla prima ora contro le misure di austerity per salvare il Paese dalla bancarotta

Biografie



Mikis Theodorakis








Manolis Glezos





Dall'Europa del Nord al mediterraneo un'unica piazza Syntagma dei lavoratori europei

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domenica 12 febbraio 2012

sabato 11 febbraio 2012

Dall'Europa del Nord al mediterraneo un'unica piazza Syntagma dei lavoratori europei


E’ con profondo sgomento che guardo i ripetuti tentativi di reazione dei lavoratori greci contro le misure economiche che il governo greco vuole adottare per rientrare dal debito e compiacere banche e investitori. 
Se qualcuno pensa che il problema reale sia quello di rientrare dal debito, ritengo, andrà incontro a sorprese più o meno belle a secondo del suo sentire nei confronti della democrazia. 
Sotto attacco non ci sono solo le sovranità nazionali, ma lo stesso modello di società che, pur nelle diverse interpretazioni, mette il lavoro come soggetto emancipativo materiale e culturale. Sotto attacco ci sono milioni di lavoratori capaci di produrre le ricchezze dei propri paesi e che giustamente rivendicano attraverso quel lavoro il diritto a poter offrire futuro e sicurezze per se e per i propri figli. 
Oggi, materialmente, i poteri finanziari stanno mettendo sotto ricatto la Grecia per i debiti contratti da evasori fiscali, corrotti e corruttori e governanti che truccavano i bilanci, mentre i lavoratori continuavano nelle loro occupazioni ignari di ciò che banche e finanzieri stavano ordendo. 
La realtà è che nell’interpretazione del liberismo attuale i grandi speculatori rischiano le ricchezze nazionali e se le cose vanno bene, loro, e non i paesi, incassano i profitti, mentre le eventuali perdite sono scaricate sui ceti più deboli che devono ripianare i debiti lasciati da altri. 
Quello che sento è un silenzio lacerante come “lavoratori europei”, come soggetti che hanno con i loro sacrifici più di altri contribuito a questa entità sopranazionale che si chiama Europa e che se la ritrovano, trasformata da pochi centri economici di potere come una sanguisuga che li priva del diritto al futuro. 
Se oggi L’aggressione è ai lavoratori greci, domani lo sarà nei confronti dei lavoratori italiani ben più di quanto lo stiano già facendo oggi con la querrelle sull’articolo 18 o dell’aggressione a un già scarso welfare, e , dopo sarà la volta di quelli portoghesi, quelli spagnoli….francesi… ecc. 
Riscopriamo il valore della solidarietà tra lavoratori e trasformiamo tutte le piazze d’Europa nelle nostre piazza Syntagma . Non più “Accordi Nazionali” che restano il risultato di accordi separati sulla base di un coefficiente di ricattabilità da paese e paese. 
Contro l’ Europa delle banche perché non proclamare uno sciopero generale dei lavoratori europei che ci possa far trovare oggi, dai lavoratori tedeschi, a quelli italiani, spagnoli ecc…al fianco di quelli greci ? 
Se siamo riusciti come “indignati” a muoverci all’unisono, non solo in tutte le piazze europee ma a livello mondiale penso che la mobilitazione generale attraverso le centrali sindacali sia cosa credibile e fattibile. 
Uniti si vince. 
Loris

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mercoledì 25 gennaio 2012

Questo debito non s'ha da pagare

Questo debito non s'ha da pagare
Il 26 gennaio ore 17.30
 all'ex Manifattura Tabacchi di Sestri Ponente 
con Loretta Napoleoni 
e Francesco Gesualdi 
per parlare di economia e di risposte alla crisi



la saggista e giornalista Loretta Napoleoni ed il coordinatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo Francesco Gesualdi, autore di vari libri tra cui la Guida al Consumo Critico e Sobrietà, saranno ospiti d'eccezione di "Questo debito non s'ha da pagare. Proposte molto concrete per uscire dalla crisi finanziaria con la politica e la cittadinanza attiva". L'incontro, che è promosso con il patrocinio del Municipio Medio Ponente e con il contributo della Regione Liguria, è organizzato da Fair e da Manifattura Etica, l'emporio della sostenibilità di Sestri Ponente.
"Un debito imponente ed una campagna mediatica martellante vorrebbero farci credere che solo l'austerità potrà salvarci" spiega Deborah Lucchetti di Fair, che dell'incontro è organizzatrice e moderatrice, "eppure esistono altre vie per uscire dalla crisi, e parlano di equità, di sostenibilità, di un modello diverso di società".
L'incontro di giovedì è il primo di una serie di attività di sensibilizzazione, di approfondimento ma anche di laboratori per bimbi ed adulti che Manifattura Etica svilupperà nelle prossime settimane.
Maggiori informazioni su www.manifatturaetica.it.

martedì 6 dicembre 2011

La difesa del lavoro come difesa dello Stato



Fino al finire degli anni 60 il diritto alla salute sui posti di lavoro non trovava una adeguata cultura. Il concetto di pericolosità e di nocività era oggetto di eventuale contrattazione salariale, preferendo curare le conseguenze che non prevenire, scaricando poi di fatto sulla collettività i costi sociali degli infortuni e soprattutto di quelle che troveranno menzione nelle malattie professionali. 
Semplificando il concetto : più pericoloso o nocivo era il lavoro e più uno guadagnava. 
Con lo Statuto dei diritti dei lavoratori il salto culturale fu evidente e fu giustamente applicato il concetto che la salute non è monetizzabile. Affinchè questa enunciazione trovasse applicazione, ovviamente fu necessario legiferare affinchè fossero attuate tutte le misure che consentissero lavoro in sicurezza sia nella lavorazione sia a livello ambientale. 
Voglio nuovamente sottolineare i due dati importanti del passaggio alla “non monetizzazione della salute: prevenzione e maggior sicurezza sul posto del lavoro e minori costi sociali con evidente miglioramento della qualità della vita. Personalmente penso che non fu solo una vittoria sindacale, ma fu soprattutto una scelta di civiltà. 
L’articolo 1 della nostra Costituzione, fu il frutto di una mediazione e all’enunciato di una “Repubblica fondata sui lavoratori” (concetto che richiamava il socialismo reale) raccolse il consenso “Repubblica democratica fondata sul Lavoro” 
Il lavoro quindi come elemento fondante del nostro Stato e della nostra società. Il lavoro che, mi verrebbe da pensare, travalica addirittura, ovviamente in positivo il concetto del diritto. 
Nel 1995 a seguito delle dimissioni del primo governo Berlusconi abbiamo una parvenza di governo “tecnico” diretto da Lamberto Dini e, il ministro del lavoro e della previdenza sociale Tiziano Treu confezionerà in quel contesto il pacchetto di misure, trasformate nella legge 196/97 che dietro l’inganno del lavoro flessibile in realtà spalancherà le porte al dramma del lavoro precario. 
Che sul lavoro si stava giocando una partita estremamente importante e sporca ne sono la riprova gli omicidi di D’Antona prima e Biagi successivamente, perché nel nostro paese a far accelerare i processi involutivi sono, con una tempestività inaudita, sempre intervenuti fattori, come la strategia della tensione e gli anni di piombo, che hanno tacitato sotto la cappa dell’attacco allo Stato, tutte le espressioni di dissenso dei ceti popolari e della grande maggioranza dei lavoratori. 
Era fondamentale questa lunga premessa perché solo avendo coscienza del processo avvenuto si possono trovare risposte adeguate alla situazione presente. 
E’ di pochi giorni fa l’intervento del segretario della CGIL Susanna Camusso all’assemblea dei delegati/e della CGIL, affrontando il tema della precarietà indica nella strada per il superamento due parametri: ridurre le modalità di assunzione (42) e far costare di più il lavoro precario ampliando le tutele. 
L’idea del far costare di più il lavoro precario non è nuova: poco più di un anno fa Gianfranco Fini nel discorso di “Mirabello” sottolineò proprio questo concetto per dare dignità al “lavoro precario”. Non casualmente poco prima che la Camusso esprimesse il concetto nel discorso sulla “cura del lavoro”, forse in una pausa della pettinatura delle bambole, con più di un anno dal discorso di Fini il PD nella voce di Bersani si esprimeva nello stesso senso, come a dare il benestare o il nulla osta alla proposta. 
Se riesco a comprendere la proposta fatta da Fini, comprendere senza condividerla, la proposta Bersani/Camusso la reputo assolutame inaccettabile e inconcepibile per la sua natura di monetizzazione del diritto al lavoro; la conferma dell’accettazione del concetto della precarizzazione della struttura stessa dello Stato. 
La trovo inaccettabile proprio per quel concetto dell’aver “cura del lavoro” tante volte ripetuta nell’intervento ai delegati e delegate dalla Camusso. 
E’ inaccettabile per quel danno sociale davanti gli occhi di tutti che è la negazione al futuro per intere generazioni. Inaccettabile perché vuol dire da parte del sindacato diventare sempre più un sindacato dei pensionati perché a queste generazioni senza “categorie sindacali” sarà negata sia la rappresentanza sia il potere contrattuale allargando sempre più la forbice tra chi produce e chi parassitariamente incamererà i profitti. 
Al precariato non si può rispondere con una monetizzazione perché nel caso della salute la non monetizzazione è stata una conquista, sul precariato è stata una falla aperta per incapacità, inettitudine e sudditanza a componenti politiche che hanno dimostrato di avere più riguardo per le lobby industriali che non alle masse lavoratrici. Non si può andare a dire a un giovane la tua vita sarà una incertezza costante ma ti pagherò però un po di più. Anche il pagamento è incerto! 
O il sindacato oggi fa una scelta autonoma,e intraprende una battaglia, anche dura per la cancellazione di tutta la legiferazione in tema di mercato del lavoro, o si ritroverà, e in parte già si ritrova, ad essere solo un sindacato dei pensionati ai quali potrà fornire qualche servizio, e, considerando i nuovi sviluppi in tema di pensioni, neanche con una base di iscritti troppo ampia.
Trovo indecorose le proposte di modificazione della nostra Costituzione. Modificare l'art. 41 o l'art. 118 (libertà di impresa) o l'inserimento del pareggio di bilancio, quando i "debiti pubblici" fuori controllo si chiamano evasione fiscale e banche. La Costituzione prima di ogni cosa va attuata, specialmente nel suo articolo 1.

Loris V.





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sabato 19 novembre 2011

Abbiamo troppo poco tempo a disposizione per poterci permettere il lusso di pettinare le bambole o smacchiare i giaguari.



...Sabato 12 novembre avevo indossato la giacca e stavo per dirigermi verso Montecitorio o il Quirinale per partecipare all'evento programmato “la caduta di un premier” quando il più banale dei quesiti mi ha rovinato sia l'entusiasmo sia quello che da anni avrei considerato un bel giorno per l'Italia: chi ha mandato a casa Berlusconi?.

E' fin troppo evidente che quelli che abbiamo per anni invocato come gli anticorpi che entravano in circolo nel momento in cui qualcuno avrebbe attentato al nostro sistema democratico sono entrati in crisi, forse per eccesso di fiducia in un impianto statale fatto più di consuetudini che di atti formali e sostanziali inoppugnabili. Dal conflitto di interessi a leggi at personam e leggi at azienda.
Non è un caso che quello che è stato un meccanismo che ha retto bene sino a che c'è stata la Democrazia Cristiana, si sia inceppato nel momento in cui i democristiani per estinzione del proprio partito si sono, insieme ai socialisti, spalmati tra i due partiti di riferimento all'interno dei due poli.
Non è un caso che il meccanismo può riprendere a funzionare nel momento in cui archiviata la seconda repubblica il governo Catto-Bancario del prof. Monti ha nel suo DNA la mappatura proprio della Democrazia Cristiana degli anni del benessere, del boom economico, della società dei consumi, ma non le risorse per uguagliarla.

Che il PD di Bersani sia troppo interessato all'accredito nei salotti bene della finanza internazionale a scapito dei soggetti più deboli non è una novità. La rincorsa alle banche finì nella burla dei ragazzini scoperti con le mani nella marmellata, e la scelta aclassista ha radici decisamente più lontane, legate alla stesse sorti dell'allora PCI.
Il rifiuto o di un governo “politico” o di larghe intese o di unità nazionale o di elezioni anticipate, è solo il sinonimo della volontà di non disturbare i grandi vecchi e le organizzazioni mondiali capaci di movimentare ingenti capitali in titoli e in liquidità, veri strumenti di ricatto politico sociale nei confronti di paesi sovrani.

Viene a mancare il fiato pure alla sinistra extraparlamentare, chi ha per troppo tempo tubato con alleanze imbarazzanti ma assolutamente organiche ad una spartizione di un po di seggiole (o sgabelli) in un ipotetico governo di pseudo centro-sinistra, ed oggi si trova in debito d'ossigeno e fuori gioco, vista l'indisponibilità da parte del PD stesso a percorrere strade diverse (e non necessariamente l'uscita dalla UE del nostro paese) per riconquistare autonomia politica e una politica indirizzata su tutto alla tutela di tutti quei soggetti definiti non a caso “più deboli”

Da parte della sinistra definita “radicale” la perenne ricerca di unificazione impossibile di soggetti insufficenti e inadeguati, e la mancanza di unificazione su un progetto comune di società legata alle trasformazioni politiche e sociali globalizzate.

...Mi sono tolto la giacca, resta troppo poco tempo per poterci permettere il lusso di pettinare le bambole o smacchiare i giaguari.

Non è nell'attuale Parlamento che si può costruire una alternativa alla società delle banche e della finanza. Da Seattle a Puerto Alegre, a Genova, oltre dieci anni di indicazioni sulla possibilità di società diverse e sostenibili. Non è il sofismo se superata o meno questa sinistra, è in quell'ambito e in quell'humus culturale che matura comunque questo dibattito, che può e deve trasformarsi in progetto sociale.

Loris




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sabato 12 novembre 2011

Da "res publica" a "res privata"

...a far cadere Berlusconi sono i diktat di banche e lobbies finanziarie.
Che, uno dei principali responsabili del disastro politico ed economico abbia abdicato non può che essere considerato un elemento positivo, anche se la soluzione del problema "debito" è solo  rimbalzato al nuovo esecutivo.
Senza fare giri di parole, la priorità resta di "Non pagare il debito", di riappropriarci degli spazi di democrazia violati da organismi economici ricondotti a soggetti privati (banche).
Loris

galleria di immagini - genova 11.11.11



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domenica 2 ottobre 2011

Lettera BCE - Noi la respingiamo al mittente



Cliccando sulla busta si può leggere il testo che la BCE ha inviato a Berlusconi il 5 agosto dettando al governucolo da lui guidato le linee per le manovre che si sono succedute.
Non mi risulta che gli italiani nel momento che sono stati chiamati a votare abbiano messo la croce sul partito delle banche, e ancor di meno che ci sia la disponibilità a pagare i debiti provocati dalle speculazioni finanziarie delle piccole e grandi banche. I debiti provocati dall' evasione fiscale e dal sistema di corruzione diffusa.

Per queste ragioni NOI la lettera la rimandiamo al mittente !!!!

Loris



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mercoledì 28 settembre 2011

15 OTTOBRE - GIORNATA EUROPEA E INTERNAZIONALE DI MOBILITAZIONE





APPELLO

IL 15 OTTOBRE SARÀ UNA GIORNATA EUROPEA E INTERNAZIONALE DI MOBILITAZIONE

“gli esseri umani prima dei profitti, non siamo merce nelle mani di politici e banchieri,
chi pretende di governarci non ci rappresenta, l’alternativa c’è ed è nelle nostre mani, democrazia reale ora!”
Commissione Europea, governi europei, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale, multinazionali e poteri forti ci presentano come dogmi intoccabili il pagamento del debito, il pareggio del bilancio pubblico, gli interessi dei mercati finanziari, le privatizzazioni, i tagli alla spesa, la precarizzazione del lavoro e della vita.
Sono ricette inique e sbagliate, utili a difendere rendite e privilegi, e renderci tutti schiavi. Distruggono il lavoro e i suoi diritti, i sindacati, il contratto nazionale, le pensioni, l’istruzione, la cultura, i beni comuni, il territorio, la società e le comunità, tutti i diritti garantiti dalla nostra Costituzione. Opprimono il presente di una popolazione sempre più impoverita, negano il futuro ai giovani.
Non è vero che siano scelte obbligate. Noi le rifiutiamo. Qualunque schieramento politico le voglia imporre, avrà come unico effetto un’ulteriore devastazione sociale, ambientale, democratica. Ci sono altre strade, e quelle vogliamo percorrere, riprendendoci pienamente il nostro potere di cittadinanza che è fondamento di qualunque democrazia reale.
Non vogliamo fare un passo di più verso il baratro in cui l’Europa e l’Italia si stanno dirigendo e che la manovra del Governo, così come le politiche economiche europee, continuano ad avvicinare.
Vogliamo una vera alternativa di sistema. Si deve uscire dalla crisi con il cambiamento e l’innovazione. Le risorse ci sono.
Si deve investire sulla riconversione ecologica, la giustizia sociale, l’altra economia, sui saperi, la cultura, il territorio, la partecipazione. Si deve redistribuire radicalmente la ricchezza. Vogliamo ripartire dal risultato dei referendum del 12 e 13 giugno, per restituire alle comunità i beni comuni ed il loro diritto alla partecipazione. Si devono recuperare risorse dal taglio delle spese militari. Si deve smettere di fare le guerre e bisogna accogliere i migranti.
Le alternative vanno conquistate, insieme. In Europa, in Italia, nel Mediterraneo, nel mondo. In tanti e tante, diversi e diverse, uniti. E’ il solo modo per vincere.
Il Coordinamento 15 ottobre, luogo di convergenza organizzativa dei soggetti sociali impegnati, invita tutti e tutte a preparare la mobilitazione e a essere in piazza a Roma, riempiendo la manifestazione con i propri appelli, con i propri contenuti, con le proprie lotte e proposte


PER LA NOSTRA DIGNITÀ E PER CAMBIARE DAVVERO

COORDINAMENTO 15 OTTOBRE

Fanno parte del Coordinamento 15 ottobre:
A Sud, Action, Altramente, Arci, Atenei in Rivolta, Attac Italia, CIB – Unicobas, Comitato 1° ottobre, Confederazione COBAS, Controlacrisi.org, CPU – Coord. Precari dell’Università, CUB – Confederazione Unitaria di Base, ESC, Fair Watch, Fed. Anarchica Italiana – Roma, Federazione della Sinistra, FGCI – Federazione Giovanile Comunisti Italiani, FIOM, Flare, Forum Diritti Lavoro, Giovani Comunisti, Gruppo Abele, Laboratorio Politico “Alternativa”, Legambiente, Liberazione, LINK – Coordinamento Universitario, Osservatorio Europa, Partito Comunista dei Lavoratori, P. CARC, PDCI, Popolo Viola, PRC, Radio Vostok, R@P - Rete per l’Autorganizzazione Popolare , Rete@a Sinistra, Rete 28 Aprile – CGIL, Rete dei Comunisti, Rete della Conoscenza, Rete Salernitana per il 15 ottobre, Rete Viola, RIBALTA – Alternativa Ribelle, Sinistra Critica, Sinistra Euromediterranea, Snater, Terra del Fuoco, Tilt, UDS – Unione degli Studenti, Un ponte per, Unicommon, Uniti per l’Alternativa, USB


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CAMBIAMO L'EUROPA, CAMBIAMO L'ITALIA PEOPLE OF EUROPE, RISE UP!

COORDINAMENTO 15 OTTOBRE


COORDINAMENTO 15 OTTOBRE
http://15ottobre.wordpress.com



CAMBIAMO L'EUROPA, CAMBIAMO L'ITALIA
PEOPLE OF EUROPE, RISE UP

* * *
MANIFESTAZIONE NAZIONALE 
sabato 15 ottobre ROMA - ore 14


La giornata del 15 ottobre vedrà mobilitazioni in tutta Europa, nel Mediterraneo e in altre regioni del mondo, contro la distruzione dei diritti, dei beni comuni, del lavoro e della democrazia compiuta, con le politiche anticrisi, a difesa dei profitti e della speculazione finanziaria. Le persone non sono un debito.

Anche in Italia è già stata raccolta da tanti soggetti organizzati, alleanze sociali, gruppi informali e persone che hanno dato vita al Coordinamento 15 ottobre . Non vogliamo fare un passo di più verso il baratro in cui l’Europa e l’Italia si stanno dirigendo e che la manovra del Governo continua ad avvicinare. Vogliamo un’altra economia, un’altra società e una democrazia vera.

Il Coordinamento 15 ottobre si mette al servizio della riuscita della mobilitazione. Curerà unitariamente le caratteristiche, la logistica e l’organizzazione della manifestazione nazionale di Roma e ne definirà le sue parti comuni. 

Il suo obiettivo è favorire la massima inclusione, convergenza, convivenza e cooperazione delle molteplici e plurali forze sociali, reti, energie individuali e collettive che stanno preparando e prepareranno la mobilitazione con i propri appelli, le proprie alleanze, i propri contenuti.

Ci impegniamo insieme a costruire una manifestazione partecipata, pacifica, inclusiva, plurale e di massa, il cui obiettivo è raccogliere e dare massimo spazio alla opposizione popolare, alle lotte e alle pratiche alternative diffuse nel nostro paese.

La manifestazione partirà alle ore 14.00 da Piazza della Repubblica e arriverà a Piazza San Giovanni.

Sarà una tappa della ripresa di spazio pubblico di mobilitazione permanente, come si sta realizzando in tutta Europa e nel Mediterraneo, che è necessario mettere in campo per cambiare l’Italia e il nostro continente.
Invitiamo i cittadini e le cittadine, nativi e migranti, le lavoratrici e i lavoratori, i soggetti organizzati, i gruppi, le reti formali e informali a partecipare attivamente al 15 ottobre, a coinvolgere le proprie comunità, a organizzare la partecipazione al corteo di Roma.

Il Coordinamento 15 ottobre invita a costruire in tutto il territorio la partecipazione italiana alla giornata europea e internazionale "UNITED FOR GLOBAL CHANGE" e a convergere nella giornata nazionale di mobilitazione a Roma.



MANIFESTAZIONE NAZIONALE 
sabato 15 ottobre
Partenza ore 14 - Piazza della Repubblica
ROMA



A Sud, Action, Altramente, Arci, Atenei in Rivolta, Attac Italia, CIB - Unicobas, Comitato 1° ottobre, Confederazione COBAS, Controlacrisi.org, CPU - Coord. Precari dell'Università, CUB - Confederazione Unitaria di Base, ESC, Fair Watch, Fed. Anarchica Italiana - Roma, Federazione della Sinistra, FGCI - Federazione Giovanile Comunisti Italiani, FIOM, Flare,  Forum Diritti Lavoro, Giovani Comunisti, Gruppo Abele, Laboratorio Politico "Alternativa", Legambiente, Liberazione, LINK - Coordinamento Universitario, Osservatorio Europa, Partito Comunista dei Lavoratori, P. CARC, PDCI, Popolo Viola, PRC, Radio Vostok, R@P - Rete per l'Autorganizzazione Popolare, Rete 28 Aprile - CGIL, Rete dei Comunisti, Rete della Conoscenza, Rete Salernitana per il 15 ottobre, Rete Viola, RIBALTA - Alternativa Ribelle, Sinistra Critica, Snater, Terra del Fuoco, Tilt, UDS - Unione degli Studenti, Un ponte per, Unicommon, Uniti per l'Alternativa, USB


Per aderire alla mobilitazione
adesioni15ottobre@gmail.com



Leggi l'Appello Unitario del Coordinamento 15 ottobre


UFFICI STAMPA

Andreina Albano
albano@arci.it
348.3419402

Marica Di Pierri
maricadipierri@asud.net
348.6861204

Rossella Lamina
ufficiostampa@usb.it
347.4212769

Anna D'Ascenzio
dascenzio.anna@gmail.com
349.4634405

Alex Miozzi
ufficiostampa@cub.it
346.6326088



http://15ottobre.wordpress.com






lunedì 26 settembre 2011

Perchè il 1° ottobre.


   






(articolo di Giorgio Cremaschi pubblicato su Liberazione il 22.9.2011) (...) 

Da Standard&Poor’s, alla Confindustria, al Corriere della Sera, è un coro unico. Berlusconi se ne deve andare. Non è paradossale che l’uomo più ricco d’Italia, colui che ha governato il sistema politico italiano negli ultimi vent’anni nel nome dell’impresa e del mercato, sia sfiduciato da questi ultimi. Per il capitale gli stati sono come aziende, e se gli amministratori delegati sono inaffidabili e impresentabili devono essere licenziati. La crisi della democrazia italiana sta anche in questo: che gli enormi guasti sociali, civili, morali, che l’hanno colpita, per opera decisiva di Silvio Berlusconi, non sarebbero stati sufficienti a farlo cadere se non ci fosse stata la crisi del debito. Berlusconi viene licenziato dai suoi colleghi padroni, ma è ancora lì a far danni, perché i virus autoritari della seconda repubblica non hanno vaccini sufficienti. Almeno per ora. Nella tanto vituperata prima repubblica dei grandi partiti e delle organizzazioni di massa, del proporzionale, del conflitto politico e della lotta di classe, un capo di governo indegno e indecente come Berlusconi sarebbe già stato liquidato dalla sua stessa parte. Così non è oggi ed è per questo che cacciare Berlusconi è condizione necessaria, ma assolutamente non sufficiente per riprendere un percorso realmente democratico. Dovremo scendere in piazza, mobilitarci, perché l’uomo delle escort e la sua corte ci liberino del loro ridicolo. Ma dobbiamo nello stesso tempo sin d’ora preparare l’alternativa a chi vuole cacciarlo e pensa di farci pagare tutti i conti del suo disastro. Abbiamo due avversari. L’attuale governo e il governo unico delle banche e della finanza europee e mondiali, che stanno distruggendo con le loro ricette liberiste lo stato sociale e i diritti in tutta Europa. Il primo avversario è oramai in crisi, il secondo invece aumenta prepotenza e arroganza, nonostante sia altrettanto responsabile dei nostri guai. Nel nome della cacciata di Berlusconi si chiedono ancora tagli alle pensioni, privatizzazioni, liberalizzazioni, ulteriori flessibilità nel mercato del lavoro. E’ un terribile accanimento terapeutico contro un corpo sociale massacrato da anni di flessibilità, bassi salari, distruzione dei diritti sociali e dei beni comuni. Eppure pare l’unica strada. Anche la Cgil cede ad essa firmando, senza neppure la consultazione dei lavoratori, l’accordo del 28 giugno. Accordo da cui ha preso spunto quell’articolo 8 della manovra che cancella contratti e Statuto dei lavoratori. Pare che Berlusconi debba essere cacciato perché non è stato sufficientemente di destra e antisociale. A tutto questo dobbiamo porre rimedio con le sole armi a nostra disposizione: la costruzione di un altro punto di vista, di un’altra via per uscire dalla crisi e la mobilitazione per percorrerla. Oggi il debito non può essere pagato. La Grecia è arrivata ai sacrifici umani pur di far contenti gli strozzini della Banca Europea (che poi sono le banche francesi e tedesche) e del Fondo Monetario Internazionale. Taglia, taglia e non basta mai perché il debito cresce. Più tagli, più lo alimenti. L’Italia è sulla stessa via. Gli interessi sul debito sono pari a 80 miliardi di euro all’anno, le attuali catastrofiche manovre ne finanziano forse due terzi. Quindi anche noi continuiamo a tagliare mentre il debito cresce. Non si può più andare avanti per questa via e tutte e tutti coloro che anche nel centrosinistra si piegano ad essa, preparano, dopo la catastrofe di Berlusconi, un altro disastro. Bisogna fermare la schiavitù del debito e rompere radicalmente con la politica economica liberista. La lotta all’evasione fiscale, la tassa patrimoniale, devono servire a finanziare la ripresa dei salari, dei diritti, della crescita fondata sui beni comuni e non finanziare gli interessi delle banche. Se si facesse solo questo, anche una patrimoniale severa sarebbe solo una partita di giro, che tornerebbe al mondo dei ricchi attraverso la speculazione finanziaria. Bisogna rompere la macchina infernale del debito e delle politiche liberiste che l’alimentano e per questo occorre una svolta radicale. La politica italiana di oggi non è in grado di farlo. Pensa di sostituire Berlusconi con qualche banchiere più affidabile ed estraneo al mondo della prostituzione di lusso. Ma così la crisi sociale si aggrava. E i drammatici segnali di catastrofe civile che vediamo oggi a Lampedusa potrebbero estendersi ben oltre quell’isola. Bisogna ricostruire una politica democratica basata sull’uguaglianza sociale e pertanto fondata sulla distruzione delle politiche economiche liberiste. Altro che le filosofie bocconiane ben strapazzate ieri da Dino Greco su queste pagine. Per questo in 1.500 abbiamo firmato un appello per trovarci a Roma il 1° ottobre, per lanciare anche in Italia, così come sta avvenendo in tutta Europa, un movimento contro la schiavitù del debito, per far pagare davvero la crisi ai ricchi e soprattutto per non pagarla più noi. La piccola Islanda ci ha insegnato la via da percorrere. Bisogna partire da qui, bisogna partire da una piattaforma alternativa a quella di chi ha sfiduciato Berlusconi in nome degli interessi del grande capitale. Bisogna che la successiva manifestazione del 15 ottobre esprima una profonda sintonia con l’appello degli “indignados” spagnoli, che non chiedono semplicemente un cambio di governo (da loro le politiche dei tagli li amministra il governo socialista), ma vogliono ripristinare la democrazia distrutta da trent’anni di politica economica liberista. L’alternativa a Berlusconi e al liberismo si comincia a costruire sin d’ora, mentre si lotta per cacciarlo, solo così non finiremo dalla padella nella brace. Non siamo tutti nella stessa barca.

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