il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

Amicus Plato, sed magis amica veritas



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martedì 13 novembre 2012

Sciopero generale e mobilitazione europea

14 NOVEMBRE 2012

Sciopero generale e mobilitazione europea




Diritti e Servizi Pubblici

Un futuro per l'Europa



PER IL LAVORO E LA SOLIDARIETA'
NO ALL'AUSTERITA'
L'AUSTERITA' NON FUNZIONA!


Da molti anni il movimento sindacale europeo deplora le misure di austerità. Esse trascinano l'Europa nella stagnazione economica, fino alla recessione. Il risultato: blocco della crescita e disoccupazione in continuo aumento. I tagli a salari e protezione sociale sono attacchi al modello sociale europeo e aggravano disuguaglianze ed ingiustizia sociale.

Gli “errori di valutazione” del Fondo monetario internazionale (FMI) hanno avuto un impatto incalcolabile sulla vita quotidiana dei lavoratori e cittadini europei. Tutto ciò rimette in gioco l'intera base delle politiche di austerità. Il FMI si deve scusare. La Troika deve rivedere le sue richieste.

L'Europa ha un debito sociale, non esclusivamente monetario. E' stata promessa una ripresa che non è mai avvenuta. 25 milioni di europei non hanno lavoro. In alcuni paesi il tasso di disoccupazione giovanile oltrepassa il 50%. Il senso di ingiustizia è diffuso e lo scontento sociale sta crescendo.

E' NECESSARIO UN CAMBIO DI ROTTA VERSO UN PATTO SOCIALE EUROPEO

I sindacati europei chiedono un cambiamento di rotta. Le misure applicate non stanno funzionando, stanno invece distruggendo I nostri lavori e il nostro patrimonio sociale.

La Ces chiede un patto sociale per l'Europa, con un vero dialogo sociale, una politica economica che stimoli occupazione di qualità, la solidarietà tra paesi e la giustizia sociale.

I lavoratori stanno pagando a caro prezzo crisi e misure di austerità, mentre il mondo della finanza e gli speculatori continuano a prosperare.

Poniamo fine alla frode fiscale, ai paradisi fiscali e alla competizione fiscale tra paesi. La tassa sulle transazioni finanziarie deve contribuire a riparare I danni del capitalismo senza regole.

PER IL LAVORO E LA SOLIDARIETA' NO ALLE DISUGUAGLIANZE SOCIALI

Noi rifiutiamo:

- lo smantellamento della protezione sociale;

- l'aumento della flessibilità del mercato del lavoro;

- la privatizzazione dei servizi pubblici;

- la pressione al ribasso sui salari;

- la diminuzione delle pensioni;

- la deregolamentazione degli standard sociali;

- l'esclusione sociale;

- la crescita delle disuguaglianze;

- l'attacco alla contrattazione collettiva e al dialogo sociale.

Noi proponiamo:

- una governance economica al servizio della crescita sostenibile e occupazione di qualità;

- giustizia economica e sociale attraverso politiche di redistribuzione, tassazione e protezione sociale;

- una garanzia occupazionale per i giovani;

- un'ambiziosa politica industriale europea orientata verso un'economia verde e a basse emissioni di carbonio e verso settori rivolti al futuro, con opportunità di occupazione e crescita;

- l'intensificazione della lotta contro il dumping sociale e salariale;

- la condivisione del debito attraverso gli Eurobond;

- l'effettiva applicazione di una tassa sulle transazioni finanziarie per combattere la speculazione e agevolare politiche di investimento;

- l'armonizzazione della base fiscale con un tasso minimo per le imprese in Europa;

- uno sforzo determinato per combattere l'evasione e la frode fiscale;

- il rispetto per la contrattazione collettiva e il dialogo sociale;

- il rispetto dei diritti sociali e sindacali fondamentali.










domenica 25 marzo 2012

al binario 21 la lotta continua sull'articolo 18 non è mai finita

Milano 24 marzo 2012
...é impossibile per me passare per la stazione centrale di Milano e non fare almeno una breve sosta a portare la solidarietà personale e di questo blog, ai lavoratori dei treni notte che continuano la difesa del posto di lavoro.


...una testimonianza fotografica di chi continua a lottare, di chi non solo difende il proprio lavoro,ma difende la dignità di tutti i lavoratori e del loro diritto al lavoro, quale strumento fondante del nostro sistema sociale e politico.


....si suona sotto la torre del  binario 21, e non solo la chitarra, il fischio dei treni che salutano i lavoratori sulle torre e il presidio a terra sono il segnale che questi lavoratori non sono soli...



Ed infine un saluto,prima di uscire dalla stazione.


La lotta continua!

PS. 24 Marzo, dieci anni fa...... sempre in treno rientravo da Roma a Genova dopo la manifestazione della CGIL a difesa dell'art.18 

23 marzo 2002 Circo Massimo (Roma)

mercoledì 22 febbraio 2012

Europe Rise Up - Che il lavoro difenda la democrazia


E’ di pochi giorni fa l’accorato appello di Mikis Theodorakis a sostegno del popolo greco, per la difesa della libertà e della democrazia contro la dittatura delle banche, dei politici corrotti e dell’euro, che diversi segnali ci rendono evidenti come questi cavalieri dell’apocalisse prendano sempre più forma e concretezza nei rappresentati dei governi europei che saccheggiano le risorse dei ceti più deboli mantenendo l’immunità nei confronti di banche e di evasori fiscali che hanno generato le voragini nei conti pubblici. 
L’assalto alla democrazia trova oggi, in alcune note di agenzia, la sublimazione nella possibilità che il voto in Grecia possa essere posticipato in quanto il popolo non sarebbe nel periodo attuale in grado di percepire i segni positivi di una manovra “lacrime e sangue”. Considerazione semplicemente infame! 
Privare il popolo di esprimere attraverso il voto la propria volontà. 
Che ciò poi avvenga in quella che fu la culla della democrazia è quanto di più riprovevole si possa manifestare cogliendo quanta ipocrisia alimenti dibattiti e valori su cui fondare le origini della cultura stessa europea. 
Ma se Atene piange Roma non può sicuramente ridere. 
Già le volgarità della rappresentante degli industriali italiani sarebbe sufficiente a risposte dure senza possibilità di replica, industriali che hanno utilizzato la cassa integrazione per tutelare i loro profitti a scapito di tutta la comunità, e non casualmente la Marcegalia si premura di non voler toccare per ora lo stato attuale della cassa integrazione, per voler continuare a infilare le mani in quell’istituto dando dei ladri e fannulloni a coloro che quel “capitale” ha materialmente prodotto, rompendosi il fondoschiena quotidianamente, versando sistematicamente i contributi vedendo allontanare sempre di più il meritato riposo a fine di una vita lavorativa. 
A prestare sponda al padronato (riappropriamoci del lessico corretto) interviene il ministro Fornero, che si permette un bieco aut-aut (prendere o lasciare) sul tema del mercato del lavoro e sulla liberalizzazione del licenziamento “ingiustificato” e discriminatorio. 
Se facciamo la semplice considerazione che questo governo non è espressione di libero voto, che nell’ipotesi che si potrà (se ce lo concederanno) andare a votare tra un anno, lo si farà con la probabile candidatura alla presidenza della Repubblica dell’attuale premier Monti, le ragioni per temere per la tenuta democratica del nostro paese ritengo sia reale e evidente. 
Nuovamente si sta movendo il movimento degli indignados prospettando una ulteriore giornata di lotta internazionale, nuovamente ribadisco che la soluzione non è più possibile ritrovarla negli ambiti nazionali, perché a livello internazionale vengono dettate le regole di questa politica capitalista. Sollecito, e invito tutti coloro che saranno in grado di farlo ad accompagnare questa sollecitazione, affinché sia il movimento dei lavoratori europei a manifestare contro queste politiche inique e antidemocratiche attraverso la rete dei sindacati europei.
Loris


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mercoledì 15 febbraio 2012

La lotta del popolo greco come la Resistenza al Nazifascismo o la lotta contro la dittatura dei colonnelli

Riguardo, e ripenso spesso alle immagini di piazza Syntagma degli ultimi giorni, e, lo sgomento che mi assale è “fisico”, palpabile, devastante.
Quello che è in gioco non è solo qualche percento in più o meno sui salari o qualche licenziamento qua e la.
In gioco ci sono le basi della democrazia, dell’autodeterminazione, del poter decidere di se stessi, per i propri figli, per il loro futuro, perché il ricatto messo in atto dal FMI e dalle sue espressioni politiche è l’equivalente di una occupazione e dittatura straniera sul proprio territorio.
Che piaccia o meno la lotta del popolo greco oggi è la stessa lotta condotta contro all’occupazione al nazifascismo o alla dittatura dei colonnelli.
Ecco due protagonisti di questa lotta di ieri e di oggi

Mikis Theodorakis e Manolis Glezos


Vergogna. Glezos ferito. Una foto lo ritrae mentre viene assalito dai poliziottoi greci. E’ ricoverato in ospedale. Glezos che ha 90 anni era sceso in piazza ieri per manifestare contro l’umiliazione subita dal suo paese. E’ lui l’uomno che mostrò a tutta l’Europa che il nazismo poteva essere combattuito: nel maggio del 1941 si arrampicò sull’Acropoli e strappò vkia la bandiera degli occupanti tedeschi con la svastica. Giorgio >> Vai al Blog




Theodorakis colpito dai gas >> Corriere della Sera
ATENE - Anche il celebre compositore greco Mikis Theodorakis (nella foto), 86 anni, autore, tra l' altro, delle musiche di Zorba il greco , ieri pomeriggio si è unito alle migliaia di manifestanti a piazza Syntagma ad Atene. Poco prima che iniziasse a parlare alla folla è stato interrotto dai gas lacrimogeni sparati dalla polizia. Una portavoce del musicista ha denunciato che gli agenti hanno sparato i candelotti direttamente verso la gente che si era riunita intorno a Theodorakis. Il compositore, che è anche un noto attivista politico, si è schierato sin dalla prima ora contro le misure di austerity per salvare il Paese dalla bancarotta

Biografie



Mikis Theodorakis








Manolis Glezos





Dall'Europa del Nord al mediterraneo un'unica piazza Syntagma dei lavoratori europei

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domenica 12 febbraio 2012

sabato 11 febbraio 2012

Dall'Europa del Nord al mediterraneo un'unica piazza Syntagma dei lavoratori europei


E’ con profondo sgomento che guardo i ripetuti tentativi di reazione dei lavoratori greci contro le misure economiche che il governo greco vuole adottare per rientrare dal debito e compiacere banche e investitori. 
Se qualcuno pensa che il problema reale sia quello di rientrare dal debito, ritengo, andrà incontro a sorprese più o meno belle a secondo del suo sentire nei confronti della democrazia. 
Sotto attacco non ci sono solo le sovranità nazionali, ma lo stesso modello di società che, pur nelle diverse interpretazioni, mette il lavoro come soggetto emancipativo materiale e culturale. Sotto attacco ci sono milioni di lavoratori capaci di produrre le ricchezze dei propri paesi e che giustamente rivendicano attraverso quel lavoro il diritto a poter offrire futuro e sicurezze per se e per i propri figli. 
Oggi, materialmente, i poteri finanziari stanno mettendo sotto ricatto la Grecia per i debiti contratti da evasori fiscali, corrotti e corruttori e governanti che truccavano i bilanci, mentre i lavoratori continuavano nelle loro occupazioni ignari di ciò che banche e finanzieri stavano ordendo. 
La realtà è che nell’interpretazione del liberismo attuale i grandi speculatori rischiano le ricchezze nazionali e se le cose vanno bene, loro, e non i paesi, incassano i profitti, mentre le eventuali perdite sono scaricate sui ceti più deboli che devono ripianare i debiti lasciati da altri. 
Quello che sento è un silenzio lacerante come “lavoratori europei”, come soggetti che hanno con i loro sacrifici più di altri contribuito a questa entità sopranazionale che si chiama Europa e che se la ritrovano, trasformata da pochi centri economici di potere come una sanguisuga che li priva del diritto al futuro. 
Se oggi L’aggressione è ai lavoratori greci, domani lo sarà nei confronti dei lavoratori italiani ben più di quanto lo stiano già facendo oggi con la querrelle sull’articolo 18 o dell’aggressione a un già scarso welfare, e , dopo sarà la volta di quelli portoghesi, quelli spagnoli….francesi… ecc. 
Riscopriamo il valore della solidarietà tra lavoratori e trasformiamo tutte le piazze d’Europa nelle nostre piazza Syntagma . Non più “Accordi Nazionali” che restano il risultato di accordi separati sulla base di un coefficiente di ricattabilità da paese e paese. 
Contro l’ Europa delle banche perché non proclamare uno sciopero generale dei lavoratori europei che ci possa far trovare oggi, dai lavoratori tedeschi, a quelli italiani, spagnoli ecc…al fianco di quelli greci ? 
Se siamo riusciti come “indignati” a muoverci all’unisono, non solo in tutte le piazze europee ma a livello mondiale penso che la mobilitazione generale attraverso le centrali sindacali sia cosa credibile e fattibile. 
Uniti si vince. 
Loris

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giovedì 26 gennaio 2012

11 febbraio, la società civile in piazza con la Fiom - Firma l'appello


In una «Repubblica democratica fondata sul lavoro» quale l’Italia deve costituzionalmente essere, la libertà operaia è la libertà di tutti, la sicurezza del disoccupato e del precario è la sicurezza di tutti. 

Ecco perché siamo convinti che la manifestazione nazionale indetta dalla Fiom per sabato 11 febbraio debba raccogliere attorno alle bandiere dei metalmeccanici tutte le forze vive della società civile. 
Ecco perché invitiamo ogni cittadino che senta ancora come propri i valori della Costituzione, non solo ad aderire ma a farsi promotore e protagonista di questa manifestazione, partecipando ad organizzarla. 
Ecco perché invitiamo ogni testata giornalistica e ogni sito che ritengano irrinunciabili i princìpi della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista a mobilitare la propria forza di comunicazione e informazione, contro il muro di gomma di un monopolio massmediatico che sceglierà il silenzio.

L’Italia democratica ha bisogno di speranza, e solo la lotta tiene viva la speranza. L’impegno dei cittadini. Il tuo impegno.

Paolo Flores d’Arcais, Andrea Camilleri, Margherita Hack, Dario Fo, Antonio Tabucchi, don Andrea Gallo, Carlo Lucarelli, Fiorella Mannoia, Erri De Luca, Ascanio Celestini, Franca Rame, Stefano Rodotà, Luciano Gallino, Gustavo Zagrebelsky, Telmo Pievani, Moni Ovadia, Furio Colombo, Fabrizio Gifuni, Valerio Magrelli, Pierfranco Pellizzetti, Angelo d’Orsi, Roberto Esposito, Luciano Canfora, Massimiliano Fuksas, Carlo Galli, Franco ‘Bifo’ Berardi, Adriano Prosperi, Nadia Urbinati, Andrea Scanzi, Valerio Evangelisti, Carlo Formenti, Marco Revelli

per firmare clicca su 


lunedì 9 gennaio 2012

Più di una dozzina di sindacalisti greci rischiano il carcere martedì


Se sei un sindacalista che lotta per garantire che non siano i lavoratori a pagare per la crisi finanziaria globale che non hanno causato, sembra che il 2012 sarà un anno impegnativo.

Giovedì 24 novembre 2011 la polizia greca ha arrestato Nikos Photopoulos, Presidente del sindacato dei lavoratori dell'energia GENOP/DEI, insieme a più di una dozzina di suoi colleghi sindacalisti.
Saranno in tribunale martedì 10 gennaio 2012, per affrontare accuse che potrebbero portare alla loro incarcerazione per un massimo di cinque anni.
Stavano protestando contro una delle misure di austerità della Grecia - il taglio del energia elettrica a chi non è in grado di pagare una nuova tassa di proprietà, riscossa indipendentemente da reddito o ricchezza, aggiunta a tutte le bollette di energia elettrica.
La nuova imposta è solo la più recente azione di 'austerità' dal governo greco.
Le prossime saranno l'abolizione del salario minimo nazionale e l'abbassamento delle tasse sul lavoro pagate dagli imprenditori.
Dedica un momento per inviare un messaggio al primo ministro greco a sostegno della campagna della confederazione sindacale Greca GSEE, che chiede che le accuse siano fatte decadere.

Basta fare click QUI per inviare il messaggio.

E per favore non dimenticare di inoltrare questo messaggio ai tuoi contatti, e di usare i tuoi account witter, Google+ e Facebook per aiutarci ad spargere la voce.

Grazie. 
Eric Lee



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giovedì 5 gennaio 2012

Sestri Ponente e il suo cantiere



Il seguente post vuole essere un contributo alla lotta dei lavoratori e dei sestresi contro la chiusura del “cantiere navale”
Riporto pertanto il link all’appello di Repubblica contro la chiusura del cantiere invitando tutti a firmare come semplice atto di solidarietà verso chi oggi difende quei posti di lavoro.
Su Facebook nel gruppo a sinistra blog è possibile condividerlo.
Loris





“Bisogna incominciare a perdere la memoria,
anche solo a pezzi e bocconi,
per rendersi conto che è proprio questa memoria a fare la nostra vita.
Una vita senza memoria non sarebbe una vita,
così come un’intelligenza senza possibilità di esprimersi
non sarebbe un’intelligenza.
La nostra memoria è la nostra coerenza, la ragione, l’azione, il sentimento.
Senza di lei, siamo niente”.
Louis Bunuel



Nel 1815 il maestro d'ascia Agostino Briasco impiantava il primo cantiere navale sulla spiaggia di Sestri Ponente. Negli anni successivi quell'attività profondamente legata con la stessa economia primitiva degli abitanti costieri avrebbe acquisito sempre più un ruolo confacente ad una azienda che non solo legava col territorio circostante ma con le esigenze stesse di un Paese che attraverso una unificazione gettava le basi e i pilastri di una sua industrializzazione e di una sua cultura operaia che attraverso il proprio lavoro rivendicava il proprio riscatto politico e sociale.
Negli anni il "Cantiere di Sestri" troverà assetti societari diversi e nomi diversi: Cantiere Ansaldo, Italcantieri, fincantieri...
Dai suoi scali, scivolarono in mare transatlantici come il Rex(1932)l' Andrea Doria(1951) e la Michelangelo(varata nel 1962).
Da alunno delle elementari ho regolato le mie uscite per andare a scuola con le sirene del cantiere che scandivano l'inizio del lavoro. Mi risuona nelle orecchie anche quel suono ritmico che precedeva per giornate intere il varo di una nave e a cui potevamo assistere sopraelevandoci un poco o sopra i terrazzi dei condomini o salendo verso le colline sestresi.

Come ho detto il "Cantiere" è parte integrante del tessuto sociale e politico di Sestri e del ponente genovese. Dignità operaia durante il fascismo, la Resistenza da parte dei suoi operai, la lotta politica e sindacale nel dopoguerra. Il tutto vissuto in simbiosi con i sestresi.

Riporto la testimonianza di Giovanni Agosti sul 16 giugno 1944, quando nel tentativo di fiaccare le lotte operaie i tedeschi e i repubblichini attuarono un rastrellamento deportando circa 1500 operai nei campi di concentramento in Germania.

"Nel 1944 ero al cantiere navale a Sestri che era dell'Ansaldo. Li abbiamo cominciato con gli scioperi,  per la mancanza dell'olio e di altri generi di prima necessità. 
Dopo ripetuti scioperi che abbiamo fatto nel '44 eravamo a bordo di una nave in costruzione, enon facevamo niente, per sabotare. Venne un ingegnere che si chiamava Rosina, ed era il direttoredel cantiere. Ci disse di non scioperare più perché senno sarebbero venuti i tedeschi e ci avrebbero portato via. Ma era logico che non si poteva ascoltare quello che ci diceva lui. Abbiamo continuato con le agitazioni, finchè poi hanno fatto quel rastrellamento del 16 giugno del 1944 in cui ci hanno portato tutti a Mauthausen. lo sono finito a Mauthausen, e poi dopo di li ci hanno distribuito nei vari campi, perché quando ci hanno preso sul lavoro eravamo migliaia. Eravamo in tuta di lavoro con gli zoccoli. Ci hanno presi, portati via. 

Abbiamo subito delle umiliazioni quando siamo scesi dal treno a Linz; e siamo andati su questo monte che c'è per arrivare a Mauthausen. C'erano dei bambini dalla finestra che ci sputavano addosso, bambini di 5-6-7 anni, ed era indicativo di quello che insegnavano loro."


La testimonianza di Agosti è tratta da :
"Vite da compagni"
di Nicolò Bonacasa e Remo Sensoni
Edizioni EDIESSE






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domenica 18 dicembre 2011

IO VOGLIO LA FIOM IN FIAT


IO VOGLIO LA FIOM IN FIAT

Fiat, la più grande impresa transnazionale basata in Italia, ha escluso la Fiom-Cgil, il sindacato metalmeccanico italiano più rappresentativo, dall'intero gruppo (80.000 dipendenti) perché questo sindacato non ha firmato un accordo che peggiora le condizioni di lavoro, viola i diritti dei lavoratori, incluso il diritto di sciopero; cancella tutti gli accordi aziendali esistenti e il contratto collettivo nazionale di lavoro.
A partire dal 1° gennaio 2012 i lavoratori non potranno più iscriversi in fabbrica alla Fiom, perché l'azienda non trasmetterà più alla Fiom le loro quote di iscrizione.(1.500.000 euro annui ca.). Inoltre non potranno più eleggere i propri rappresentanti sindacali.
Gli iscritti alla Fiom vengono discriminati e in alcune realtà perfino spinti a dimettersi da questo sindacato per conservare il proprio posto di lavoro. I lavoratori della Fiat hanno scioperato e manifestato, e continueranno a farlo, per i diritti e per le libertà sindacali: chiedono sostegno e solidarietà a livello nazionale e internazionale.

*********
I lavoratori e le lavoratrici della Fiat hanno il diritto di scegliere il proprio sindacato, secondo le leggi sul lavoro nazionali e internazionali (Convenzioni OIL nn. 87 e 98)
La Fiom-Cgil è il sindacato metalmeccanico italiano più rappresentativo, è un sindacato indipendente e democratico, ben conosciuto per il suo impegno nella difesa dei diritti dei lavoratori e della contrattazione collettiva.
Perciò vi chiediamo di rispettare le leggi sul lavoro nazionali e internazionali e di consentire ai lavoratori e lavoratrici della Fiat e alla Fiom di godere di tutti i loro diritti sul posto di lavoro.

SOSTIENI QUESTA CAMPAGNA FIRMANDO SUL SITO
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martedì 6 dicembre 2011

La difesa del lavoro come difesa dello Stato



Fino al finire degli anni 60 il diritto alla salute sui posti di lavoro non trovava una adeguata cultura. Il concetto di pericolosità e di nocività era oggetto di eventuale contrattazione salariale, preferendo curare le conseguenze che non prevenire, scaricando poi di fatto sulla collettività i costi sociali degli infortuni e soprattutto di quelle che troveranno menzione nelle malattie professionali. 
Semplificando il concetto : più pericoloso o nocivo era il lavoro e più uno guadagnava. 
Con lo Statuto dei diritti dei lavoratori il salto culturale fu evidente e fu giustamente applicato il concetto che la salute non è monetizzabile. Affinchè questa enunciazione trovasse applicazione, ovviamente fu necessario legiferare affinchè fossero attuate tutte le misure che consentissero lavoro in sicurezza sia nella lavorazione sia a livello ambientale. 
Voglio nuovamente sottolineare i due dati importanti del passaggio alla “non monetizzazione della salute: prevenzione e maggior sicurezza sul posto del lavoro e minori costi sociali con evidente miglioramento della qualità della vita. Personalmente penso che non fu solo una vittoria sindacale, ma fu soprattutto una scelta di civiltà. 
L’articolo 1 della nostra Costituzione, fu il frutto di una mediazione e all’enunciato di una “Repubblica fondata sui lavoratori” (concetto che richiamava il socialismo reale) raccolse il consenso “Repubblica democratica fondata sul Lavoro” 
Il lavoro quindi come elemento fondante del nostro Stato e della nostra società. Il lavoro che, mi verrebbe da pensare, travalica addirittura, ovviamente in positivo il concetto del diritto. 
Nel 1995 a seguito delle dimissioni del primo governo Berlusconi abbiamo una parvenza di governo “tecnico” diretto da Lamberto Dini e, il ministro del lavoro e della previdenza sociale Tiziano Treu confezionerà in quel contesto il pacchetto di misure, trasformate nella legge 196/97 che dietro l’inganno del lavoro flessibile in realtà spalancherà le porte al dramma del lavoro precario. 
Che sul lavoro si stava giocando una partita estremamente importante e sporca ne sono la riprova gli omicidi di D’Antona prima e Biagi successivamente, perché nel nostro paese a far accelerare i processi involutivi sono, con una tempestività inaudita, sempre intervenuti fattori, come la strategia della tensione e gli anni di piombo, che hanno tacitato sotto la cappa dell’attacco allo Stato, tutte le espressioni di dissenso dei ceti popolari e della grande maggioranza dei lavoratori. 
Era fondamentale questa lunga premessa perché solo avendo coscienza del processo avvenuto si possono trovare risposte adeguate alla situazione presente. 
E’ di pochi giorni fa l’intervento del segretario della CGIL Susanna Camusso all’assemblea dei delegati/e della CGIL, affrontando il tema della precarietà indica nella strada per il superamento due parametri: ridurre le modalità di assunzione (42) e far costare di più il lavoro precario ampliando le tutele. 
L’idea del far costare di più il lavoro precario non è nuova: poco più di un anno fa Gianfranco Fini nel discorso di “Mirabello” sottolineò proprio questo concetto per dare dignità al “lavoro precario”. Non casualmente poco prima che la Camusso esprimesse il concetto nel discorso sulla “cura del lavoro”, forse in una pausa della pettinatura delle bambole, con più di un anno dal discorso di Fini il PD nella voce di Bersani si esprimeva nello stesso senso, come a dare il benestare o il nulla osta alla proposta. 
Se riesco a comprendere la proposta fatta da Fini, comprendere senza condividerla, la proposta Bersani/Camusso la reputo assolutame inaccettabile e inconcepibile per la sua natura di monetizzazione del diritto al lavoro; la conferma dell’accettazione del concetto della precarizzazione della struttura stessa dello Stato. 
La trovo inaccettabile proprio per quel concetto dell’aver “cura del lavoro” tante volte ripetuta nell’intervento ai delegati e delegate dalla Camusso. 
E’ inaccettabile per quel danno sociale davanti gli occhi di tutti che è la negazione al futuro per intere generazioni. Inaccettabile perché vuol dire da parte del sindacato diventare sempre più un sindacato dei pensionati perché a queste generazioni senza “categorie sindacali” sarà negata sia la rappresentanza sia il potere contrattuale allargando sempre più la forbice tra chi produce e chi parassitariamente incamererà i profitti. 
Al precariato non si può rispondere con una monetizzazione perché nel caso della salute la non monetizzazione è stata una conquista, sul precariato è stata una falla aperta per incapacità, inettitudine e sudditanza a componenti politiche che hanno dimostrato di avere più riguardo per le lobby industriali che non alle masse lavoratrici. Non si può andare a dire a un giovane la tua vita sarà una incertezza costante ma ti pagherò però un po di più. Anche il pagamento è incerto! 
O il sindacato oggi fa una scelta autonoma,e intraprende una battaglia, anche dura per la cancellazione di tutta la legiferazione in tema di mercato del lavoro, o si ritroverà, e in parte già si ritrova, ad essere solo un sindacato dei pensionati ai quali potrà fornire qualche servizio, e, considerando i nuovi sviluppi in tema di pensioni, neanche con una base di iscritti troppo ampia.
Trovo indecorose le proposte di modificazione della nostra Costituzione. Modificare l'art. 41 o l'art. 118 (libertà di impresa) o l'inserimento del pareggio di bilancio, quando i "debiti pubblici" fuori controllo si chiamano evasione fiscale e banche. La Costituzione prima di ogni cosa va attuata, specialmente nel suo articolo 1.

Loris V.





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sabato 1 ottobre 2011

Documento finale dell’assemblea svoltasi il 1° ottobre al teatro Ambra Jovinelli di Roma


Documento finale
dell’assemblea svoltasi il 1° ottobre
al teatro Ambra Jovinelli di Roma
approvato all’unanimità (meno 2 astenuti e 2 contrari) dalle/dai 700 partecipanti all’assemblea nazionale delle/dei firmatari dell’appello “Dobbiamo fermarli.
Noi partecipanti all’assemblea del 1° ottobre a Roma: “Noi il debito non lo paghiamo. Dobbiamo fermarli” ci assumiamo l’impegno di costruire un percorso comune.
Tale percorso ha lo scopo di affermare nel nostro paese uno spazio politico pubblico, che oggi viene negato dalla sostanziale convergenza, sia del governo sia delle principali forze di opposizione, nell’accettare i diktat della Banca Europea, del Fondo Monetario Internazionale, della Confindustria e della speculazione finanziaria. Vogliamo costruire uno spazio politico pubblico, che rifiuti le politiche e gli accordi di concertazione e patto sociale, che distruggono i diritti sociali e del lavoro. Vogliamo costruire uno spazio politico pubblico nel quale si riconoscono tutte e tutti coloro che non vogliono più pagare i costi di una crisi provocata e gestita dai ricchi e dal grande capitale finanziario e vogliono invece rivendicare sicurezza, futuro, diritti, reddito, lavoro, uguaglianza e democrazia.
Vogliamo partire dai cinque punti attorno ai quali è stata convocata questa assemblea
1. Non pagare il debito, far pagare i ricchi e gli evasori fiscali, nazionalizzare le banche
2. No alle spese militari e cessazione di ogni missione di guerra, no alla corruzione e ai privilegi di casta
3. Giustizia per il mondo del lavoro. Basta con la precarietà. Siamo contro l’accordo del 28 giugno e l’articolo 8 della manovra finanziaria.
4. Per l’ambiente, i beni comuni, lo stato sociale. Per il diritto allo studio nella scuola pubblica.
5. Una rivoluzione per la democrazia. Uguale libertà per le donne. Parità di diritti per i migranti. Nessun limite alla libertà della rete. Il vincolo europeo deve essere sottoposto al nostro voto.
Ci impegniamo a portare i temi affrontati in questa assemblea diffusamente in tutto il territorio nazionale, costruendo un movimento radicato e partecipato. Così pure vogliamo approfondire i singoli punti della piattaforma con apposite iniziative e con la costruzione di comitati locali aperti alle firmatarie e ai firmatari e a chi condivide il nostro appello. Intendiamo organizzare una petizione di massa sul diritto a votare sul vincolo europeo.
Nel mese di dicembre, a conclusione di questo percorso a cui siamo tutti impegnati a dare il massimo di diffusione e partecipazione, verrà convocata una nuova assemblea nazionale, che raccoglierà tutti i risultati e le proposte del percorso e che definirà la piattaforma, le modalità di continuità dell’iniziativa, le mobilitazioni e anche eventuali proposte di mobilitazione e di lotta.
Intendiamo costruire un fronte comune di tutte e tutti coloro che oggi rifiutano sia le politiche del governo Berlusconi, sia i diktat del governo unico delle banche. Diciamo no al vincolo europeo che uccide la nostra democrazia. Chi non è disposto a rinviare al mittente la lettera della Banca Europea non sta con noi. Questo fronte comune non ha scopo elettorale, ma vuole intervenire in maniera indipendente nella vita sociale e politica del paese, per rivendicare una reale alternativa alle politiche del liberismo e del capitalismo finanziario. Questo fronte comune vuole favorire tutte le iniziative di mobilitazione, di lotta, di autorganizzazione che contrastano le politiche economiche liberiste. Questo percorso si inserisce nel contesto dei movimenti che, in diversi paesi europei e con differenti modalità e percorsi, contestano le politiche di austerità e la legittimità del pagamento debito a banche e imprese.
Su queste basi i partecipanti all’assemblea saranno presenti attivamente anche alla grande manifestazione del 15 ottobre a Roma sotto lo striscione “Noi il debito non lo paghiamo”.

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