il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

Amicus Plato, sed magis amica veritas



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sabato 1 ottobre 2011

Documento finale dell’assemblea svoltasi il 1° ottobre al teatro Ambra Jovinelli di Roma


Documento finale
dell’assemblea svoltasi il 1° ottobre
al teatro Ambra Jovinelli di Roma
approvato all’unanimità (meno 2 astenuti e 2 contrari) dalle/dai 700 partecipanti all’assemblea nazionale delle/dei firmatari dell’appello “Dobbiamo fermarli.
Noi partecipanti all’assemblea del 1° ottobre a Roma: “Noi il debito non lo paghiamo. Dobbiamo fermarli” ci assumiamo l’impegno di costruire un percorso comune.
Tale percorso ha lo scopo di affermare nel nostro paese uno spazio politico pubblico, che oggi viene negato dalla sostanziale convergenza, sia del governo sia delle principali forze di opposizione, nell’accettare i diktat della Banca Europea, del Fondo Monetario Internazionale, della Confindustria e della speculazione finanziaria. Vogliamo costruire uno spazio politico pubblico, che rifiuti le politiche e gli accordi di concertazione e patto sociale, che distruggono i diritti sociali e del lavoro. Vogliamo costruire uno spazio politico pubblico nel quale si riconoscono tutte e tutti coloro che non vogliono più pagare i costi di una crisi provocata e gestita dai ricchi e dal grande capitale finanziario e vogliono invece rivendicare sicurezza, futuro, diritti, reddito, lavoro, uguaglianza e democrazia.
Vogliamo partire dai cinque punti attorno ai quali è stata convocata questa assemblea
1. Non pagare il debito, far pagare i ricchi e gli evasori fiscali, nazionalizzare le banche
2. No alle spese militari e cessazione di ogni missione di guerra, no alla corruzione e ai privilegi di casta
3. Giustizia per il mondo del lavoro. Basta con la precarietà. Siamo contro l’accordo del 28 giugno e l’articolo 8 della manovra finanziaria.
4. Per l’ambiente, i beni comuni, lo stato sociale. Per il diritto allo studio nella scuola pubblica.
5. Una rivoluzione per la democrazia. Uguale libertà per le donne. Parità di diritti per i migranti. Nessun limite alla libertà della rete. Il vincolo europeo deve essere sottoposto al nostro voto.
Ci impegniamo a portare i temi affrontati in questa assemblea diffusamente in tutto il territorio nazionale, costruendo un movimento radicato e partecipato. Così pure vogliamo approfondire i singoli punti della piattaforma con apposite iniziative e con la costruzione di comitati locali aperti alle firmatarie e ai firmatari e a chi condivide il nostro appello. Intendiamo organizzare una petizione di massa sul diritto a votare sul vincolo europeo.
Nel mese di dicembre, a conclusione di questo percorso a cui siamo tutti impegnati a dare il massimo di diffusione e partecipazione, verrà convocata una nuova assemblea nazionale, che raccoglierà tutti i risultati e le proposte del percorso e che definirà la piattaforma, le modalità di continuità dell’iniziativa, le mobilitazioni e anche eventuali proposte di mobilitazione e di lotta.
Intendiamo costruire un fronte comune di tutte e tutti coloro che oggi rifiutano sia le politiche del governo Berlusconi, sia i diktat del governo unico delle banche. Diciamo no al vincolo europeo che uccide la nostra democrazia. Chi non è disposto a rinviare al mittente la lettera della Banca Europea non sta con noi. Questo fronte comune non ha scopo elettorale, ma vuole intervenire in maniera indipendente nella vita sociale e politica del paese, per rivendicare una reale alternativa alle politiche del liberismo e del capitalismo finanziario. Questo fronte comune vuole favorire tutte le iniziative di mobilitazione, di lotta, di autorganizzazione che contrastano le politiche economiche liberiste. Questo percorso si inserisce nel contesto dei movimenti che, in diversi paesi europei e con differenti modalità e percorsi, contestano le politiche di austerità e la legittimità del pagamento debito a banche e imprese.
Su queste basi i partecipanti all’assemblea saranno presenti attivamente anche alla grande manifestazione del 15 ottobre a Roma sotto lo striscione “Noi il debito non lo paghiamo”.

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Noi il debito non lo paghiamo

ASSEMBLEA PUBBLICA ALL' AMBRA JOVINELLI DI ROMA

gli interventi singoli sono caricati sul seguente canale di Libera Tv

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sabato 20 agosto 2011

Appello - Dobbiamo Fermarli

Recentemente, partendo dall’esperienza che è stata il decennale di Genova 2001-2011, coglievo come possibilità di risposta a questa crisi, la capitalizzazione del momento aggregante sui temi comuni condivisi a Genova nel mese di luglio e le pratiche e i linguaggi messi in opera per raggiungere il risultato. La diversità dei soggetti che hanno avuto e voluto confrontarsi nei giorni del decennale, segnano un momento di svolta in quello che è stato un decennio di ripiegamenti su se stessi da parte dei “movimenti” , dei partiti e dei sindacati. Accolgo e sottoscrivo, pertanto, l’ “Appello Dobbiamo Fermarli”, che nel giro di pochi giorni ha aggregato, ancor prima che organizzazioni strutturate, singoli provenienti da diverse realtà sindacali, politiche e associative. Non abbiamo voluto essere “reduci” a Genova, ma, i facilitatori a ritrovare le ragioni di una lotta che prospettava un modello di società che guardava alle risorse, ai beni comuni e ad una equa ridistribuzione. 
Loris
Dobbiamo fermarli


5 proposte per un fronte comune contro il governo unico delle banche

E’ da più di un anno che in Italia cresce un movimento di lotta diffuso. Dagli operai di Pomigliano e Mirafiori agli studenti, ai precari della conoscenza, a coloro che lottano per la casa, alla mobilitazione delle donne, al popolo dell’acqua bene comune, ai movimenti civili e democratici contro la corruzione e il berlusconismo, una vasta e convinta mobilitazione ha cominciato a cambiare le cose. E’ andato in crisi totalmente il blocco sociale e politico e l’egemonia culturale che ha sostenuto i governi di destra e di Berlusconi. La schiacciante vittoria del sì ai referendum è stata la sanzione di questo processo e ha mostrato che la domanda di cambiamento sociale, democrazia e di un nuovo modello di sviluppo economico, ha raggiunto la maggioranza del Paese. A questo punto la risposta del palazzo è stata di chiusura totale. Mentre si aggrava e si attorciglia su se stessa la crisi della destra e del suo governo, il centrosinistra non propone reali alternative e così le risposte date ai movimenti sono tutte di segno negativo e restauratore. In Val Susa un’occupazione militare senza precedenti, sostenuta da gran parte del centrodestra come del centrosinistra, ha risposto alle legittime rivendicazioni democratiche delle popolazioni. Le principali confederazioni sindacali e la Confindustria hanno sottoscritto un accordo che riduce drasticamente i diritti e le libertà dei lavoratori, colpisce il contratto nazionale, rappresenta un’esplicita sconfessione delle lotte di questi mesi e in particolare di quelle della Fiom e dei sindacati di base. Infine le cosiddette “parti sociali” chiedono un patto per la crescita, che riproponga la stangata del 1992. Si riducono sempre di più gli spazi democratici e così la devastante manovra economica decisa dal governo sull’onda della speculazione internazionale, è stata imposta e votata come uno stato di necessità. Siamo quindi di fronte a un passaggio drammatico della vita sociale e politica del nostro Paese. Le grandi domande e le grandi speranze delle lotte e dei movimenti di questi ultimi tempi rischiano di infrangersi non solo per il permanere del governo della destra, ma anche di fronte al muro del potere economico e finanziario che, magari cambiando cavallo e affidando al centrosinistra la difesa dei suoi interessi, intende far pagare a noi tutti i costi della crisi. Nell’Unione europea la costruzione dell’euro e i patti di stabilità ad esso collegati, hanno prodotto una dittatura di banche e finanza che sta distruggendo ogni diritto sociale e civile. La democrazia viene cancellata da questa dittatura perché tutti i governi, quale che sia la loro collocazione politica, devono obbedire ai suoi dettati. La punizione dei popoli e dei lavoratori europei si è scatenata in Grecia e poi sta dilagando ovunque. La più importante conquista del continente, frutto della sconfitta del fascismo e della dura lotta per la democrazia e i diritti sociali del lavoro, lo stato sociale, oggi viene venduta all’incanto per pagare gli interessi del debito pubblico che, a loro volta, servono a pagare i profitti delle banche. Di quelle banche che hanno ricevuto aiuti e finanziamenti pubblici dieci volte superiori a quelli che oggi si discutono per la Grecia. Questo massacro viene condotto in nome di una crescita e di una ripresa che non ci sono e non ci saranno. Intanto si proclamano come vangelo assurdità mostruose: si impone la pensione a 70 anni, quando a 50 si viene cacciati dalle aziende, mentre i giovani diventano sempre più precari. Chi lavora deve lavorare per due e chi non ha il lavoro deve sottomettersi alle più offensive e umilianti aggressioni alla propria dignità. Le donne pagano un prezzo doppio alla crisi, sommando il persistere delle discriminazioni patriarcali con le aggressioni delle ristrutturazioni e del mercato. Tutto il mondo del lavoro, pubblico e privato, è sottoposto a una brutale aggressione che mette in discussione contratti a partire da quello nazionale, diritti e libertà, mentre ovunque si diffondono autoritarismo padronale e manageriale. L’ambiente, la natura, la salute sono sacrificate sull’altare della competitività e della produttività, ogni paese si pone l’obiettivo di importare di meno ed esportare di più, in un gioco stupido che alla fine sta lasciando come vittime intere popolazioni, interi stati. L’Europa reagisce alla crisi anche costruendo un apartheid per i migranti e alimentando razzismo e xenofobia tra i poveri, avendo dimenticato la vergogna di essere stato il continente in cui si è affermato il nazifascismo, che oggi si ripresenta nella forma terribile della strage norvegese. Il ceto politico, quello italiano in particolare coperto di piccoli e grandi privilegi di casta, pensa di proteggere se stesso facendosi legittimare dai poteri del mercato. Per questo parla di rigore e sacrifici mentre pensa solo a salvare se stesso. Centrodestra e centrosinistra appaiono in radicale conflitto fra loro, ma condividono le scelte di fondo, dalla guerra, alla politica economica liberista, alla flessibilità del lavoro, alle grandi opere. La coesione nazionale voluta dal Presidente della Repubblica è per noi inaccettabile, non siamo nella stessa barca, c’è chi guadagna ancora oggi dalla crisi e chi viene condannato a una drammatica povertà ed emarginazione sociale. Per questo è decisivo un autunno di lotte e mobilitazioni. Per il mondo del lavoro questo significa in primo luogo mettere in discussione la politica di patto sociale, nelle sue versioni del 28 giugno e del patto per la crescita. Vanno sostenute tutte le piattaforme e le vertenze incompatibili con quella politica, a partire da quelle per contratti nazionali degni di questo nome e inderogabili, nel privato come nel pubblico. Tutte e tutti coloro che in questi mesi hanno lottato per un cambiamento sociale, civile e democratico, per difendere l’ambiente e la salute devono trovare la forza di unirsi per costruire un’alternativa fondata sull’indipendenza politica e su un programma chiaramente alternativo a quanto sostenuto oggi sia dal centrodestra, sia dal centrosinistra. Le giornate del decennale del G8 a Genova, hanno di nuovo mostrato che esistono domande e disponibilità per un movimento di lotta unificato. Per questo vogliamo unirci a tutte e a tutti coloro che oggi, in Italia e in Europa, dicono no al governo unico delle banche e della finanza, alle sue scelte politiche, al massacro sociale e alla devastazione ambientale. Per questo proponiamo 5 punti prioritari, partendo dai quali costruire l’alternativa e le lotte necessarie a sostenerla:
1. Non pagare il debito. Bisogna colpire a fondo la speculazione finanziaria e il potere bancario. Occorre fermare la voragine degli interessi sul debito con una vera e propria moratoria. Vanno nazionalizzate le principali banche, senza costi per i cittadini, vanno imposte tassazioni sui grandi patrimoni e sulle transazioni finanziarie. La società va liberata dalla dittatura del mercato finanziario e delle sue leggi, per questo il patto di stabilità e l’accordo di Maastricht vanno messi in discussione ora. Bisogna lottare a fondo contro l’evasione fiscale, colpendo ogni tabù, a partire dall’eliminazione dei paradisi fiscali, da Montecarlo a San Marino. Rigorosi vincoli pubblici devono essere posti alle scelte e alle strategie delle multinazionali.
2. Drastico taglio alle spese militari e cessazione di ogni missione di guerra. Dalla Libia all’Afghanistan. Tutta la spesa pubblica risparmiata nelle spese militari va rivolta a finanziare l’istruzione pubblica ai vari livelli. Politica di pace e di accoglienza, apertura a tutti i paesi del Mediterraneo, sostegno politico ed economico alle rivoluzioni del Nord Africa e alla lotta del popolo palestinese per l’indipendenza, contro l’occupazione. Una nuova politica estera che favorisca democrazia e sviluppo civile e sociale.
3. Giustizia e diritti per tutto il mondo del lavoro. Abolizione di tutte le leggi sul precariato, riaffermazione al contratto a tempo indeterminato e della tutela universale garantita da un contratto nazionale inderogabile. Parità di diritti completa per il lavoro migrante, che dovrà ottenere il diritto di voto e alla cittadinanza. Blocco delle delocalizzazioni e dei licenziamenti, intervento pubblico nelle aziende in crisi, anche per favorire esperienze di autogestione dei lavoratori. Eguaglianza retributiva, diamo un drastico taglio ai superstipendi e ai bonus milionari dei manager, alle pensioni d’oro. I compensi dei manager non potranno essere più di dieci volte la retribuzione minima. Indicizzazione dei salari. Riduzione generalizzata dell’orario di lavoro, istituzione di un reddito sociale finanziato con una quota della tassa patrimoniale e con la lotta all’evasione fiscale. Ricostruzione di un sistema pensionistico pubblico che copra tutto il mondo del lavoro con pensioni adeguate.
4. I beni comuni per un nuovo modello di sviluppo. Occorre partire dai beni comuni per costruire un diverso modello di sviluppo, ecologicamente compatibile. Occorre un piano per il lavoro basato su migliaia di piccole opere, in alternativa alle grandi opere, che dovranno essere, dalla Val di Susa al ponte sullo Stretto, cancellate. Le principali infrastrutture e i principali beni dovranno essere sottratti al mercato e tornare in mano pubblica. Non solo l’acqua, dunque, ma anche l’energia, la rete, i servizi e i beni essenziali. Piano straordinario di finanziamenti per lo stato sociale, per garantire a tutti i cittadini la casa, la sanità, la pensione, l’istruzione.
5. Una rivoluzione per la democrazia. Bisogna partire dalla lotta a fondo alla corruzione e a tutti i privilegi di casta, per riconquistare il diritto a decidere e a partecipare affermando ed estendendo i diritti garantiti dalla Costituzione. Tutti i beni provenienti dalla corruzione e dalla malavita dovranno essere incamerati dallo Stato e gestiti socialmente. Dovranno essere abbattuti drasticamente i costi del sistema politico: dal finanziamento ai partiti, al funzionariato diffuso, agli stipendi dei parlamentari e degli alti burocrati. Tutti i soldi risparmiati dovranno essere devoluti al finanziamento della pubblica istruzione e della ricerca. Si dovrà tornare a un sistema democratico proporzionale per l’elezione delle rappresentanze con la riduzione del numero dei parlamentari. E’ indispensabile una legge sulla democrazia sindacale, in alternativa al modello prefigurato dall’accordo del 28 giugno, che garantisca ai lavoratori il diritto a una libera rappresentanza nei luoghi di lavoro e al voto sui contratti e sugli accordi. Sviluppo dell’autorganizzazione democratica e popolare in ogni ambito della vita pubblica.
           Questi 5 punti non sono per noi conclusivi od esclusivi, ma sono discriminanti. Altri se ne possono aggiungere, ma riteniamo che questi debbano costituire la base per una piattaforma alternativa ai governi liberali e liberisti, di destra e di sinistra, che finora si sono succeduti in Italia e in Europa variando di pochissimo le scelte di fondo. Vogliamo trasformare la nostra indignazione, la nostra rabbia, la nostra mobilitazione, in un progetto sociale e politico che colpisca il potere, gli faccia paura, modifichi i rapporti di forza per strappare risultati e conquiste e costruire una reale alternativa. Aderiamo sin d’ora, su queste concrete basi programmatiche, alla mobilitazione europea lanciata per il 15 ottobre dal movimento degli “indignados” in Spagna. La solidarietà con quel movimento si esercita lottando qui e ora, da noi, contro il comune avversario. Per queste ragioni proponiamo a tutte e a tutti coloro che vogliono lottare per cambiare davvero, di incontrarci. Non intendiamo mettere in discussione appartenenze di movimento, di organizzazione, di militanza sociale, civile o politica. Riteniamo però che occorra a tutti noi fare uno sforzo per mettere assieme le nostre forze e per costruire un fronte comune, sociale e politico che sia alternativo al governo unico delle banche. Per questo proponiamo di incontrarci il 1° ottobre, a Roma, per un primo appuntamento che dia il via alla discussione, al confronto e alla mobilitazione, per rendere permanente e organizzato questo nostro punto di vista.
Per aderire inviate una mail a: appello.dobbiamofermarli@gmail.com
Sito con promotori, appello, adesioni e commenti https://sites.google.com/site/appellodobbiamofermarli/
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martedì 2 agosto 2011

GRAZIE AI GENOVESI CHE CI HANNO SOSTENUTO

GRAZIE AI GENOVESI CHE CI HANNO SOSTENUTO, A QUANTI ERANO ALLA MANIFESTAZIONE DI SABATO 23 LUGLIO E ANCHE A CHI NON C'ERA

Il Coordinamento genovese di Genova 2011 ha portato a termine  il suo incarico, coronato da un risultato complessivamente molto soddisfacente. Di questo vogliamo ringraziare quanti ci hanno aiutato a realizzare e diffondere le numerose iniziative e quanti vi hanno partecipato.

Un ringraziamento particolare va a quanti hanno dato vita con noi alla grande manifestazione di sabato 23 luglio, per la fiducia dimostrataci e per non essersi fatti ingannare dalla campagna di allarmismo che purtroppo si é dovuta registrare. Vogliamo però ringraziare anche chi non é venuto: ci saranno future occasioni per essere di nuovo tutte e tutti insieme a manifestare.

Terminato questo faticoso percorso ognuno di noi torna ad operare nell'ambito consueto - importante, quale che ne sia la dimensione e la natura - avendo verificato che la strada per l'unità di chi lotta per un mondo diverso é faticosa, certo, ma é possibile ed é l'unica capace di incidere.

Ci ritroveremo presto insieme nella costruzione del Forum Sociale Mondiale del 2013 passando per i grandi appuntamenti che ci attendono, a partire dal G20 del prossimo autunno a Cannes. Saranno altrettante occasioni per consolidare la rete di movimenti che riunisce donne e uomini impegnati nella difesa del pianeta in cui viviamo e per garantire a tutte e tutti dignitose condizioni di vita.

Insieme all'unità serve però la memoria, e la nostra non si ferma a Genova 2001. Ventun anni prima di quella giornata nera della nostra democrazia, il 2 agosto 1980, una bomba fascista alla stazione di Bologna uccideva 85 persone provocando oltre duecento feriti. Anche in quel caso, come già per le altre stragi a partire da Piazza Fontana, lo sporco gioco dei depistaggi dei servizi segreti ha ostacolato in maniera decisiva la ricerca di verità e giustizia. Ricerca di verità e giustizia che é la stessa che ci ha mosso da subito per le drammatiche giornate del luglio 2001 e che ci muoverà ancora, certamente ancor più uniti e solidali.

Per questo abbiamo scelto la data del  2 agosto, alle 17.30, per trovarci  davanti alla Prefettura di Genova - in largo Lanfranco - per concludere questo ciclo di iniziative ricordando che per l'uccisione di Carlo Giuliani ad opera dei Carabinieri non c'é stato neppure un processo, mentre per il massacro della Diaz, delle violenze di strada e delle torture di Bolzaneto il faticoso cammino della giustizia é riuscito ad arrivare a significative condanne dei vertici - a cominciare dall'allora capo della polizia ed oggi a capo dei servizi segreti De Gennaro - che rischiano però di essere vanificate in tutto o in larghissima misura dall'incombente prescrizione.

Siete tutte/i invitati a partecipare.

Coordinamento Genova 2011
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mercoledì 27 luglio 2011

DICHIARAZIONE FINALE COMUNE - GENOVA 2011 “Loro la crisi – Noi la speranza” Assemblea internazionale 24 luglio


DICHIARAZIONE FINALE COMUNE

GENOVA 2011 “Loro la crisi – Noi la speranza”
Assemblea internazionale 24 luglio

La rete italiana verso il FSM nel Maghreb-Mashrek si incontra il 4 settembre a Roma


Noi, partecipanti a Genova 2011 “Loro la crisi- Noi la speranza” riuniti nell’assemblea internazionale del 24 luglio, dopo la grande manifestazione di ieri, ci impegniamo a costruire insieme il percorso che ci porterà al Forum Sociale Mondiale del 2013 che si terrà nella regione Maghreb-Mashrek.
Per la prima volta, i movimenti, gli attori sociali, gli attivisti e le comunità di tutto il mondo si riuniranno nella nostra comune regione mediterranea, ospiti delle rivoluzioni della dignità.
Il Forum e il suo processo di costruzione ci offrono una straordinaria occasione di convergenza nazionale e internazionale per rafforzare il campo di forze e delle alleanze necessari a una vera alternativa alla crisi globale, fondata sulla radicalizzazione della democrazia e dei diritti, sul rifiuto di ogni guerra, su un altro modo di produrre, di vivere, di consumare, di convivere, capace di respingere al mittente le devastanti ricette anticrisi imposte dai poteri dominanti.
Ci impegniamo a costruire insieme due importanti appuntamenti internazionali in Italia:
-        Nei prossimi mesi, un seminario aperto per la ricostruzione di uno spazio pubblico europeo pubblico e partecipato dagli attori sociali che nel nostro continente fanno vivere le lotte, le vertenze, le alternative, le buone pratiche per una Europa diversa.
-        Nel 2012, decennale del FSE di Firenze del 2002, un evento Forum mediterraneo, un grande incontro dei movimenti europei con i protagonisti e le protagoniste delle rivoluzioni della dignità nella riva sud .
Organizzeremo la partecipazione alle manifestazioni contro il G20 a Nizza in novembre, per la giustizia climatica a Durban a dicembre e in Brasile in occasione della conferenza Onu sullo sviluppo sostenibile Rio+20, nel Forum Mondiale Alternativo per l’Acqua a marzo 2012 a Marsiglia. Ci mobiliteremo per la giornata di azione dei migranti il 18 dicembre del 2011.
La “rete italiana verso il FSM” sarà una rete orizzontale e partecipata, capace di socializzare e democratizzare al massimo le relazioni internazionali altermondialiste, e di assicurare la massima partecipazione degli attori sociali, delle comunità, dei territori.
L’Assemblea della Rete Italiana FSM si riunirà il 4 settembre ore 10.30 a Roma alla sede nazionale dell’Arci V. Monti di Pietralata 16 per programmare il proprio lavoro.
Sarà anche l’occasione per discutere le possibili convergenze di azione sul livello nazionale di mobilitazione, nell’autunno caldo di lotte e di resistenze che tutti e tutte stiamo preparando nel nostro paese.




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domenica 24 luglio 2011

genova 23 luglio 2011






Si sono conclusi i 30 giorni del decennale di Genova2001-2011. Nei prossimi giorni posterò foto e riflessioni. Nel frattempo ecco un bel video della manifestazione di ieri. Come spesso accade più che le parole conta ciò che si vede


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venerdì 22 luglio 2011

Una notte alla Diaz - breve reportage fotografico dieci anni dopo la macelleria messicana

ultime luci del giorno
via XX Settembre


...Quel sangue non
assolve nessuno


La lotta dei No Tav
è la lotta di Genova 2011


...é gia buio
si passa in piazza Alimonda


...davanti alla Diaz a migliaia


... lasciati fuori,
perchè la memoria e il ricordo non turbino i
residui di sangue raggrumato
nelle aule del sapere


...parlano le vittime
della macelleria messicana


...Mark Covell, giornalista, massacrato dai torturatori in divisa
oggi cittadino onorario di Genova..
......e De Gennaro di quale città potrebbe essere 
cittadino onorario?....


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giovedì 21 luglio 2011

Dalla Valle che resiste e non si arrende



Ringraziamo quanti in questi giorni ci hanno manifestato solidarietà e sostegno. Chi è venuto in Valle di Susa il 3 di luglio, chi i giorni precedenti, chi quelli successivi e chi ci verrà.
Vogliamo cogliere quest’occasione per ringraziare quanti si sono spesi per unire le nostre lotte anche a livello territoriale, come i firmatari dell’appello del 12 luglio, e ci hanno proposto di fare la manifestazione di Genova 2011 in Valle.
Ringraziamo tutti/e e ringraziamo voi, del Coordinamento genovese Verso Genova2011 per la stima e l’affetto che ancora una volta ci avete dimostrato, scrivendoci direttamente.
Le nostre bandiere sono ancora intrise dei lacrimogeni di Genova, in quel luglio del 2001; partecipammo forse per la prima volta a un evento internazionale con i nostri simboli, partendo dalle Valle di Susa, dopo l’uccisione di Carlo, con una rabbia nel cuore, che non abbiamo mai voluto lasciar svanire.
L’idea di creare un evento sui dieci anni di Genova in Valle di Susa era affascinante, sincero lo spirito di quanti lo hanno proposto, ma verremo noi a Genova, dieci ani dopo. Siamo impegnati a tenere testa ad una militarizzazione del territorio supportata da una falsa informazione che vorrebbe trasformare un fortino militare, come quello che è La Maddalena oggi, in un cantiere utile a incassare la fetta di finanziamenti europei.
Il No Tav è un bene comune, al pari di ogni difesa del territorio, della libertà e della dignità. Siamo un movimento vivo, con un vivaio ben assortito, che ha l’aspirazione di resistere nel tempo e condurre una lotta lunga e vincente.
Abbiamo capito che la Valle di Susa è ovunque, e i movimenti hanno ben compreso la partita che qui si gioca. La nostra è la lotta di tutti e tutte, non quella di un semplice territorio che resiste. Siamo noi, uomini e donne, la vera garanzia per un futuro diverso da quello che i potenti ci prospettano fatto di crisi e violenza, proprio come recita lo slogan dei dieci anni genovesi.
Noi siamo altro, e lo siamo tutti insieme. Verremo a Genova, parteciperemo alle giornate organizzate, portando il nostro entusiasmo, sicuri di poterlo condividere, e convinti che la strada che percorreremo insieme sarà importante, ovunque ci porti, dalla Valle di Susa passando da Genova e oltre ancora.

Con Carlo nel cuore, saluti resistenti

Il movimento NoTav



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mercoledì 13 luglio 2011

Decennale Genova2011 chiama Val di Susa



Genova, 12 luglio 2011 

All’Assemblea permanente No Tav 

Ci rivolgiamo direttamente a voi come coordinamento Verso Genova2011 oggi riunito, prendendo spunto dall’appello girato in rete per la grande fiaccolata dell'8 luglio a Torino. Lo facciamo perché crediamo siano utili le relazioni tra il vostro percorso e il nostro. E che sia bene siano dirette e il più possibile unitarie e condivise. 
La vostra mobilitazione ci dimostra come le questioni di un diverso modello di sviluppo, capace di rispettare ambiente e comunità umane non sia più eludibile. Sempre di più l'attacco al nostro territorio ed al benessere delle generazioni che verranno si somma ad una progressiva sospensione delle prerogative democratiche che passa dalla militarizzazione dei territori, dall'espulsione delle comunità, dall'imposizione di infrastrutture inutili e costose. Abbiamo assistito con sgomento ai fatti di alcune settimane fa; fatti che, non ve lo nascondiamo, ci hanno riportato con la memoria a quanto accaduto a Genova nel luglio 2001. Abbiamo visto e sentito cose che non avremmo più voluto sentire e vedere: un’intera valle militarizzata, le tende del vostro campeggio devastate, i lacrimogeni usati in spregio alla salute delle persone e dell’ambiente e la solita arroganza di chi pensa che la forza sia l’unico strumento politico possibile per determinare le scelte. Fatti che hanno permesso ad una certa stampa di rispolverare termini e appellativi come si fece nel 2001, non esitando a paragonare, ma esclusivamente per questo,  i due percorsi. 
Noi però crediamo siano altre le analogie tra le vostre lotte e Genova; abbiamo assistito infatti anche a qualcosa di più forte che richiama la memoria (e non solo) di quei giorni genovesi di cui quest’anno ricorre il decennale: la forza di migliaia di persone, unite, che hanno continuato a lottare per un diverso mondo possibile, nonostante tutto e tutti. 
La vostra lotta, il diverso modo di concepire i trasporti, il modello di società, l’ambiente e i rapporti sociali in questo nostro Paese devastato culturalmente - oltreché socialmente ed economicamente - sono una delle battaglie fondamentali di oggi per un altro mondo possibile. 
Noi ci siamo impegnati in questo anno con questo spirito per organizzare il decennale. Abbiamo trovato uno slogan semplice ma a nostro modo di vedere efficace: loro la crisi, noi la speranza. Non una festa quindi, non una riappacificazione per qualcuno e neanche solo e soltanto la riflessione e il ricordo di quanto accadde in quei giorni tragici. Abbiamo voluto e creduto che Genova potesse rappresentare un nuovo inizio, attualizzando e recuperando un bagaglio di saperi e di lotte attorno ai temi del reddito, del lavoro, della precarietà, dei beni comuni, della partecipazione, della cultura, della democrazia reale, contro la globalizzazione della miseria che tende ad impoverire costantemente chi ha già meno. 
Questa idea di mondo è fallita miseramente da tempo e noi lo vogliamo continuare a ribadire. 
L’ultima settimana di luglio, quella dal 19 al 24, è per noi solo l’ultima tappa di un programma vasto che è partito il 24 giugno scorso. Sarà la settimana in cui le dinamiche nazionali s’incontreranno con le aspirazioni e le idee locali con quello spirito unitario che abbiamo voluto imprimere fin da subito. Saranno come dicevamo le giornate di ricordo a Carlo, ai fatti della Diaz e di Bolzaneto, alle centinaia di bastonate prese in piazza ma saranno soprattutto le giornate della possibilità di rilanciare insieme una nuova agenda di lotte e di tematiche anche alla luce dello straordinario risultato referendario. In particolare questa giornata, per noi la più importante - unitamente alla manifestazione del 23 luglio, sarà proprio il 24 luglio con l’Assemblea Internazionale. 
Nella convinzione che la prossima fase di movimento non potrà prescindere della grande battaglia di popolo della Valsusa, noi le offriamo a voi, così come le offriamo a tutte le pratiche di resistenza e alternativa che vivono nel nostro paese, come luogo fisico e politico perché siamo davvero convinti che le giornate di Genova 2011 non si chiudono con la sacrosanta malinconia del ricordo ma, che la battaglia per un altro mondo possibile oggi è attualissima e continua per i nostri diritti e per i diritti di chi ancora oggi, non può nemmeno rivendicarli. 

Con stima e affetto 

Il Coordinamento genovese Verso Genova2011








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lunedì 9 maggio 2011

“Contribuisci anche tu a far si che un altro mondo sia possibile”



A luglio, per tutto il mese, a Genova, si incontreranno movimenti associazione comitati e quanti hanno l’intenzione di attualizzare ciò che nel 2001 veniva contestato ai grandi del mondo lì riuniti. L’organizzazione di mostre, incontri, dibattiti, forum e concerto finale si sta sviluppando grazie al volontariato. Ciò nonostante, le spese da sostenere al fine di garantire al meglio lo svolgersi degli eventi ci sono e sono ingenti.
Per queste ragioni è stato aperto un conto corrente su cui poter sottoscrivere un contributo per finanziare gli eventi stessi.

Conto Corrente n.000000135993 presso Banca Etica-Filiale di Genova
intestato: Comitato Verso Genova 2011
coordinate bancarie da estero: BIC CCRTIT2T84A




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domenica 27 marzo 2011

Di superamento del lutto, di sentenze e di ordinaria ingiustizia.


Antefatto : Circa una settimana fa il Cardinale Bagnasco ha fatto visita pastorale nella chiesa di piazza Alimonda davanti la quale venne ucciso con un colpo di pistola alla testa Carlo Giuliani. Bagnasco, riferendosi agli eventi del 2001 dichiarava : "Certamente nella preghiera c'é il ricordo dei momenti del G8 di Genova che hanno visto luci ed ombre. Luci ed ombre che si stanno pian piano diradando - ha detto il porporato -. Speriamo che questa pagina possa essere superata ed affidiamo alla Misericordia del Signore quanti hanno perso la vita o sono stati danneggiati. Dobbiamo guardare con fiducia al futuro perché certe cose non si debbano più ripetere".
Gli fa immediatamente eco il Sindaco di Genova Marta Vincenti con la seguente dichiarazione: "Quello del cardinal Angelo Bagnasco è un messaggio importante di pacificazione e di speranza, ed è da sottoscrivere. Mi riconosco nel suo monito e spero che in questo decennale sia fatto un salto definitivo. Come Comune il superamento del lutto è qualcosa che ci siamo posti come obiettivo fin dall'inizio. E proprio perchè allora vennero calpestati i diritti di tutti, abbiamo dato vita alla 'Settimana dei diritti', con la volontà di rovesciare il lutto in una forte assunzione di responsabilità, lanciando come obiettivo i diritti di nuova generazione"

Il fatto : La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, con sentenza definitiva, ha assolto l'Italia dalle accuse di aver responsabilità nella morte di Carlo Giuliani avvenuta durante gli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine nel corso del G8 di Genova.

Commento… a questo punto qualcuno potrebbe sostenere che il capitolo è chiuso, superato, che il lutto è metabolizzato e che non necessita più ne parlarne ne pensarci.
Mi suona un po’ stonata la campana che esorta a un superamento e nel contempo si parli di “diritti”, proprio in quel contesto dove l’etica dello stato ha mostrato non solo alcune lacune, ma autentiche degenerazioni.
La sentenza di Strasburgo di fatto non cancella le condanne di quei funzionari dello stato che sono stati prima inquisiti e poi condannati per il loro comportamento e per il tipo di ordini impartiti. E, se questi “galantuomini” erano in assoluto in testa nella catena di gestione e comando dell’ordine pubblico a Genova nei giorni del G8, le nebbie anziché diradarsi si intensificano paurosamente.
Brutta è quella navigazione a vista, quando ormai sei in mezzo agli scogli, o alla melma che ti circonda la barca e che si solidifica impedendoti di andare avanti. Vento di una normalizzazione pesante è quello che soffia e che tenta di rigettare nell’oblio chi volle quel maledetto G8 a Genova, chi gestì da forte San Giuliano politicamente le giornate genovesi e chi successivamente impedì l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta su quei giorni di sospensione a Genova dei diritti costituzionali.
Per queste ragioni è giusto quest’anno tornare a Genova. Dieci anni dal Luglio maledetto, da quel bellissimo slogan che migliaia di persone, giovani e meno giovani invocavano nella convinzione che un altro  mondo era possibile, e non sicuramente quello delle torri gemelle, dell’Iraq o dell’ Afghanistan, non quello dei satrapi del Maghreb ne quello dei disboscamenti e sfruttamento selvaggio degli uomini e dell’ambiente come in Cina o in India….o in Giappone a Fukushima.
Si torna a Genova perché non c’è da normalizzare ne il disastro globale ne la morte dei diritti .
Torniamo a Genova perché nelle loro sentenze e nei loro modelli di sviluppo continueranno ad essere loro la Crisi e noi la Speranza.
Loris

                   Il G8 secondo Bagnasco "Le ombre si diradano"


Ne stiamo parlando : Blog di Giuliano Giuliani STRASBURGO NON È BERLINO

                                La buona novella-di Don Andrea Gallo – I latitanti del G8

                                Attaccabottone  Saluti da Genova

                                Il Russo blog  Stai a vedere che si è suicidato?


(sito ufficiale)


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