Amicus Plato, sed magis amica veritas
venerdì 26 luglio 2013
Perchè ritrovarci in Piazza Alimonda il 20 luglio.
sabato 20 luglio 2013
mercoledì 22 maggio 2013
Oggi si è spenta la Lanterna
domenica 22 luglio 2012
Caro Letta, se tu senti la mancanza di Cossiga, noi sentiamo ancor di più la mancanza di Giorgiana
Giorgiana.....sino a Carlo una lunga scia di sangue le cui responsabilità politiche sono davanti a tutti.
Loris
mercoledì 29 febbraio 2012
'Agenti non riconoscibili? Così si sospendono le regole'
sabato 25 febbraio 2012
Marina Spaccini ci ha lasciato - "Quella manganellata mi ha fatto cadere lo Stato in testa"
g8: lo Stato condannato a pagare
Marina Spaccini su "Vita Nuova" Trieste
martedì 2 agosto 2011
GRAZIE AI GENOVESI CHE CI HANNO SOSTENUTO
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domenica 24 luglio 2011
genova 23 luglio 2011
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domenica 10 luglio 2011
Calendario Eventi Genova2001 - 2011
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CALENDARIO EVENTI
| Mese Giugno | ||||||
| Lun | Mar | Mer 1 | Gio 2 | Ven 3 | Sab 4 | Dom 5 |
| Lun 6 | Mar 7 | Mer 8 | Gio 9 | Ven 10 | Sab 11 | Dom 12 |
| Lun 13 | Mar 14 | Mer 15 | Gio 16 | Ven 17 | Sab 18 | Dom 19 |
| Lun 20 | Mar 21 | Mer 22 | Gio 23 | Ven 24 | Sab 25 | Dom 26 |
| Lun 27 | Mar 28 | Mer 29 | Gio 30 |
| Mese Luglio | ||||||
| Ven 1 | Sab 2 | Dom 3 | ||||
| Lun 4 | Mar 5 | Mer 6 | Gio 7 | Ven 8 | Sab 9 | Dom 10 |
| Lun 11 | Mar 12 | Mer 13 | Gio 14 | Ven 15 | Sab 16 | Dom 17 |
| Lun 18 | Mar 19 | Mer 20 | Gio 21 | Ven 22 | Sab 23 | Dom 24 |
| Lun 25 | Mar 26 | Mer 27 | Gio 28 | Ven 29 | Sab 30 | Dom 31 |
Un grazie speciale a Elena e Mauro (Solleviamoci's web log e Solleviamoci) , che sono stati fondamentali nel rendere fruibile a tutti il programma sul sito ufficiale di Genova2001-2011.
Loris
domenica 27 marzo 2011
Di superamento del lutto, di sentenze e di ordinaria ingiustizia.
Il G8 secondo Bagnasco "Le ombre si diradano"
Ne stiamo parlando : Blog di Giuliano Giuliani STRASBURGO NON È BERLINO
La buona novella-di Don Andrea Gallo – I latitanti del G8
Attaccabottone Saluti da Genova
Il Russo blog Stai a vedere che si è suicidato?mercoledì 16 marzo 2011
Rassegna stampa per Genova 2011 - Conferenza stampa - l'adesione della Fiom
Il Segretario generale Fiom-Cgil

link ai 3 file mp3 con la registrazione della conferenza stampa
http://www.genova2011.org/wp-content/uploads/2011/03/conferenza-stampa-01.mp3
domenica 13 marzo 2011
presentazione ai media “Genova 2001 Genova 2011 – Loro la Crisi Noi la Speranza”
Genova ospiterà, tra giugno e luglio, 30 giorni di iniziative pubbliche per rilanciare e attualizzare la riflessione intorno ad “un diverso modello di società”, alla luce degli avvenimenti di questi ultimi 10 anni nel mondo, con lo sguardo rivolto al futuro.
Il Coordinamento Genovese per l’organizzazione del decennale del G8 illustrerà il progetto mercoledì 16 marzo 2011 ore 11, presso la “bouvettina” di Palazzo Tursi, insieme a soggetti locali e nazionali aderenti all’iniziativa “Verso Genova 2011” e ai rappresentanti istituzionali che hanno dato disponibilità a collaborare.
Dieci anni fa, uno dei più grandi movimenti sociali degli ultimi tempi aveva scelto la Genova del G8, per dimostrare l'inconsistenza e l'illegittimità di quelle ricette economiche, prevedendo con largo anticipo i disastri globali che quel tipo di globalizzazione avrebbe portato: una crisi sociale, con oltre un miliardo di persone che muoiono di fame; una crisi economica, causata da un sistema finanziario sganciato dalla vita reale; una crisi climatica, con un pianeta che sta drammaticamente cambiando. Questo ha portato a tensioni, violenze, oppressione: le insurrezioni popolari del Maghreb di questi giorni che ce lo ricordano, rappresentano, altresì, il riscatto, la speranza e la dignità di quelle popolazioni.
Quel movimento pacifico fece paura e fu stroncato a Genova con una repressione senza precedenti:
migliaia di persone pestate, 93 cittadini aggrediti nel sonno alla scuola Diaz, nella caserma di Bolzaneto molti furono torturati, Carlo Giuliani fu ucciso in Piazza Alimonda (e neppure un processo per tentare di fare chiarezza e rendere giustizia a questa morte) e i responsabili di tali violenze pur essendo stati condannati sono ancora al loro posto e molti sono stati promossi.
A Genova in quei giorni, come ci ricorda Amnesty International, fu sospesa la Costituzione.
Tornare a Genova per tutti noi, cittadine e cittadini di tutto il mondo, nasce dalla necessità di attualizzare, alla luce di questi 10 anni, quelle che furono le nostre ragioni.
Torniamo a Genova per continuare a lavorare per un nuovo mondo possibile, centrato sui diritti e non sui profitti; per richiedere verità e giustizia per quei giorni, per riaffermare attraverso workshop, seminari, eventi quelli che sono i nostri valori e i contenuti delle nostre proposte, perché la storia ha confermato e superato nella negatività, purtroppo, le previsioni che facemmo allora.
Perché:
LORO LA CRISI. NOI LA SPERANZA
lunedì 13 settembre 2010
Un 11 Settembre a Fare Societa'
mercoledì 21 luglio 2010
20 luglio Piazza Alimonda - Quando non fu ucciso solo Giuliani.
sabato 10 luglio 2010
Genova Piazza Alimonda 9 anni dopo - Programma iniziative
Quest’anno il luglio genovese del 2001 lo ricordiamo con un convegno su
“Vittime di Stato, quale giustizia?”
Si svolge presso la Sala Incontri della Regione Liguria, in piazza De Ferrari, sabato 17 e domenica 18 luglio.
Sabato 17 luglio il programma prevede, con inizio alle ore 10.30, le Testimonianze di ieri, con il ricordo di Giuseppe Pinelli, Franco Serantini, Francesco Lorusso, Fausto e Iaio e la presenza di familiari e amici delle vittime.
Alle 16.30 le vittime del Carcere e degli Altri luoghi di detenzione, con il ricordo di Aldo Bianzino, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva e la presenza dei familiari.
Alle 20.30 le Testimonianze di oggi: Carlo, la Scuola Diaz, Federico Aldrovandi, Bledar Vukaj, Francesco Mastrogiovanni, anche in questo caso con la presenza dei familiari.Alle testimonianze si alterneranno la lettura di brani da spettacolo teatrale, a cura di Enrico Agostino; le canzoni di Alessio Lega e Marco Rovelli; la lettura, fatta dall’autore, di brani di “Impìccati! Storie di morte nelle prigioni italiane”, di Luca Cardinalini.
Domenica 18 luglio, alle 10.30, “Dalla parte delle vittime”, tavola rotonda alla quale partecipano don Andrea Gallo, della Comunità di San Benedetto al Porto, Italo di Sabato, dell’Osservatorio repressione, Gilberto Pagani, di Avvocati Europei Democratici, Stefania Zuccari, delle Madri per Roma città aperta, Carlo Bachshmidt, della Segreteria del GLF, Francesco Barilli, si Reti In-visibili.
il 20 luglio saremo in Piazza Alimonda, dalle 15 alle 20, per ricordare Carlo con Musica e Teatro in Piazza. Suoneranno per noi Renato Franchi e l’Orchestrina del suonatore Jones, Alessio Lega, Luca Lanzi e la Casa del Vento. Reciterà per noi la Compagnia Teatro degli Zingari, che presenta “I luoghi del delitto”, con brani tratti da diversi testi, per l’adattamento di Franco Fuselli, e con le musiche del gruppo Nessuno schema.
mercoledì 19 maggio 2010
Sentenza Diaz - "Un giudice c’è anche a Genova, non solo a Berlino!" (di Giuliano Giuliani)

Quando i giudici hanno terminato la lettura della sentenza d’appello per i fatti della Diaz il mio commento è stato: “Un giudice c’è anche a Genova, non solo a Berlino!”.
E’ stato infatti completo il ribaltamento rispetto alla sentenza di primo grado, che aveva assolto “perché il fatto non sussiste” tutti gli alti vertici della polizia. Quelli, per intenderci, presenti all’esterno della scuola dove si consumava la “macelleria messicana”, per ricordare l’espressione usata dal vice questore Michelangelo Fournier quando venne a testimoniare, anch’egli ritenuto fra i responsabili. Quelli che filmati ormai famosi ritraggono mentre si palleggiano un sacchetto di plastica azzurro all’interno del quale ci sono le altrettanto famose bottiglie molotov, che vengono introdotte nella scuola per poter accusare i presenti di terrorismo (è sempre utile ricordare che, nell’ordinamento, la molotov è considerata arma da guerra e che il possesso attribuisce la gravissima accusa). Quelli che, nonostante i pesanti sospetti che emergevano dalla ricostruzione dei fatti e dalle udienza, sono stati collocati al vertice di tutti i fondamentali servizi che dovrebbero garantire la sicurezza del Paese e dei cittadini.
Certo, molte condanne non avranno effetti perché i reati sono prescritti: gli accorciamenti dei tempi non aiutano soltanto il principale beneficiario delle leggi ad personam. Ma il valore della sentenza sta proprio nelle condanne per reati gravi accertati e che soltanto una valutazione invereconda dei giudici di primo grado poteva sottovalutare o addirittura ignorare. Ora, per usare la litania di rito, occorre attendere la sentenza di terzo grado, necessaria anche perché diventi operativa una parte della sentenza d’appello: quella che prescrive l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici degli imputati eccellenti. Capito? Vertici della polizia e dei servizi azzerati, un grave colpo anche per chi sta al di sopra di tutti, quel Gianni De Gennaro che, così si racconta, non sapeva, non commentava, non induceva a falsa testimonianza, insomma quasi ignorava che a Genova ci fosse un G8 con annesse manifestazioni no-global!
Un atto di coraggio, quello dei giudici della corte d’appello, di grande coraggio, così è stato detto. Ed è una considerazione sulla quale riflettere. Siamo davvero un Paese nel quale un atto di giustizia consapevole richiede, da parte di chi ha il dovere di compierlo, un grande coraggio? A questo siamo ridotti? A quando una autentica e diffusa rivolta morale per provare ad essere un Paese normale?
Dopo Bolzaneto, la Diaz. Due sentenze d’appello che ricostruiscono pezzi importanti di verità su Genova. L’appello per i 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio aveva incomprensibilmente aggravato le pene per nove persone (fino a quindici anni per danni alle cose!), quasi che fossero gli unici responsabili di tutto quello che era successo. Ma aveva ribadito che altri avevano reagito a cariche “violente, indiscriminate e ingiustificate” dei reparti dei carabinieri, peraltro mai chiamati a risponderne.
E l’omicidio di Carlo? Appunto, quello lo hanno fatto i carabinieri.
sabato 16 maggio 2009
A CARLO, A PROPOSITO DI CARLO di Haidi Gaggio Giuliani
A Carlo, a proposito di Carlo
di Haidi Gaggio Giuliani
Non vi siete mai conosciuti, e chissà se ti ho parlato di lui. Eppure lui è entrato nella tua vita prima ancora che tu venissi al mondo, con la scelta del nome. Un nome breve, per non complicarti le relazioni sociali, senza riferimenti a nonni o antenati, per non suscitare gelosie familiari. Anche in un nome di cinque lettere, tuttavia, si possono racchiudere affetti e speranze, l’esempio di una vita, la ricchezza umana di una persona vera, di un vero compagno.
L’avevo conosciuto negli anni della mia giovinezza, agli incontri di partito, ai dibattiti, alle feste de l’Unità: lui era più grande di me, per età, intelligenza, cultura, esperienza; ci univa una visione più di 'sinistra', rispetto al Pci milanese, l’avere radici in terre lontane, l’essere 'cittadini del mondo'; ci univano i canti della Resistenza e del lavoro, le canzoni dialettali italiane o quelle francesi, latinoamericane, greche…
Soprattutto ci univano la comune convinzione che la battaglia più importante da giocare fosse quella per una scuola pubblica rinnovata, efficiente, aperta ai problemi e alla vita della società; una scuola capace di 'formare' i propri alunni, più che 'informarli' in modo sterile e nozionistico, e di aprire un dialogo educativo e costruttivo con le famiglie.
In quegli anni lui lavorava attivamente – come era sua abitudine – nella commissione scuola in Federazione; io preparavo, ricca solo di entusiasmo, progetti di elementari a tempo pieno in un quartiere dormitorio che prevedeva doppi o tripli turni senza mensa per i figli degli operai immigrati.
Lo tenevo per ore davanti a un bicchiere disegnando nell’aria fumosa di una cantina, sezione di partito o trattoria che fosse, libere classi di bambine e bambini felici di giocare, manipolare, sperimentare; felici di sviluppare la loro innata curiosità; liberi dalla frustrazione del fallimento, dalla sfiducia in se stessi che spegne ogni entusiasmo; felici di imparare.
Lui cercava di trascinarmi a convegni dove, improvvisamente muta, io non riuscivo a superare la mia timidezza. Ci sarei riuscita dopo più di trent’anni: sei stato tu a darmi il coraggio della disperazione.
Una sera mi telefona, ha bisogno di me, c’è in visita la sorella di un’esule greca: erano anni di colonnelli. La sorella, insegnante in una scuola privata, era venuta in Italia per conoscere i nuovi metodi, le nuove tecniche didattiche: insiemistica, psicomotricità; superamento del manuale e del libro di testo uguale per tutti con l’adozione alternativa; creazione delle biblioteche di classe…
Lui fa da interprete, attento, gentile, competente come al solito.
L’altra, fuggita dal carcere e dalla dittatura fascista, dovrà restare nel nostro paese ancora per qualche anno e diventerà, come tu sai bene, anche una mia sorella.
Il tempo passa, e passano i colonnelli, fortunatamente: la mia 'famiglia greca' riprende la strada di casa, lasciando molto vuota la mia.
Se ci siamo amati? Beh sì, naturalmente, lui ci amava tutte, ed era l’unico da cui non ci siamo mai sentite tradite, era l’unico che non ci rubava la libertà.
Diceva, quando mi lamentavo della mia scarsa statura: 'Ora sei carina; poi diventerai una qualsiasi donnetta di mezza età; ma infine, oh, sarai una deliziosa nonnina!'. E insisteva con la voce su quel 'deliziosa', mentre gli spuntavano mille rughine agli angoli degli occhi che socchiudeva, ridendo.
E’ lui che mi ha fatto conoscere vostro padre, allora segretario di una sezione del partito che si trovava dall’altra parte di Milano. E’ lui che, da assessore, ci avrebbe sposati, quando Elena aveva cinque anni.
Il dopo lo conosci, lo hai sentito raccontare tante volte: sposati per otto punti, per riuscire ad avere io il trasferimento a Roma, dove Giuliano lavorava già da più di due anni; l’unica persona a prendere seriamente quella cerimonia, Elena: attenta ad ogni parola, col suo mazzolino di fiori in mano, appena l’assessore Cuomo aveva finito di parlare '…e il fratellino?', mi aveva chiesto, perentoria. Glielo avevo promesso da tempo, il fratellino; 'quando sposeremo papà', le avevo ripetuto spesso.
Il fratellino, tu.
In seguito ho incontrato raramente Carlo Cuomo.
Ricordo un giorno: ci eravamo già trasferiti da Roma a Genova, seguendo gli incarichi sindacali di papà; ero arrivata con gli altri compagni a Milano con un treno della Cgil, non so più per quale manifestazione. Mentre siamo lì, nella solita confusione di bandiere e striscioni da srotolare, prima di formare il corteo, sento alle mie spalle una voce inconfondibile. Lo abbraccio e poi '...di che cosa ti occupi adesso?' domando, indicando i giornali e i volantini nelle sue mani 'Di quelli che non piacciono a nessuno', risponde '…immigrati?…tossicodipendenti?… malati di Aids?'
Lui scuote la testa ridendo, come per dire che no, che di quelli qualcuno si occupa, mentre c’è chi è antipatico anche alle persone apparentemente più aperte… Mi arrendo, e lui mentre si allontana: 'Zingari!'.
Già, gli zingari; tutte le volte che, in seguito, ne ho incontrato qualcuno non ho potuto fare a meno di pensare a lui; ad ogni film di Kusturica che mi è capitato di vedere, era lui che rideva, che cantava alzando il bicchiere a salutare la vita, perfettamente a suo agio tra un gatto nero e un gatto bianco come a un convegno alla Casa della cultura; in un’assemblea di quartiere come tra i libri di una biblioteca; nelle stanze di Palazzo Marino o nei labirinti della politica.
Già, la politica: raramente ho conosciuto qualcuno così profondamente partecipe e nello stesso tempo assolutamente immune da sirene e intrighi, da tutti quei giochi squallidi che hanno allontanato te e continuano ad allontanare tanti giovani come te dal valore di occuparsi della cosa pubblica, del bene della comunità: perché questo dovrebbe essere la politica.
Purtroppo lo è per pochi, sicuramente lo era per Carlo.
Un compagno vero.
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| Carlo Cuomo |
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Ho avuto il privilegio di conoscere Carlo Cuomo verso la fine della prima metà degli anni 70. Parlo di privilegio perché ritengo che siano poche le persone che attraversano la nostra vita, anche se per poco tempo, e riescono a trasmettere un rigore morale e politico con la serenità che aveva Carlo Cuomo. Una casa sempre aperta a tutti, una cultura messa senza ostentazione al servizio degli altri.
Per anni ho ripensato a lui, alla sua famiglia, ai compagni milanesi come forse un periodo idealizzato dalla mia fantasia di indefesso sinistroide comunista .
Non avevo idealizzato, Haidi mi da la conferma che quello che per me è rimasto un ricordo mai sopito oggi lo traduco in un insegnamento di come la politica possa assumere spessori morali che rimangono immutati nel tempo e scrive la storia di tutti i giorni.
Grazie Carlo
Loris
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