il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

Amicus Plato, sed magis amica veritas



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venerdì 26 luglio 2013

Perchè ritrovarci in Piazza Alimonda il 20 luglio.

...Non ci ritroviamo in piazza Alimonda a celebrare un evento luttuoso. In piazza Alimonda ci ritroviamo per testimoniare che a uno "Stato" di poliziotti infedeli al giuramento prestato, di funzionari capaci di mentire e guidare alla "macelleria messicana" uomini mascherati per garantirsi l'impunità si contrappongono giovani e meno giovani che restano fedeli a quei valori espressi nella Resistenza Antifascista e sanciti dalla nostra Costituzione repubblicana.
Proprio nel momento in cui le larghe intese si sono allargate sino ad inglobare il programma eversivo del piduista Licio Gelli per stravolgere la nostra Costituzione, Piazza Alimonda diventa un presidio Antifascista e Resistente.
... e sarà opportuno che i presidi si estendano a tutto il paese in attesa della sentenza in Cassazione del piduista di Arcore e dei prossimi passaggi parlamentari della riforma Costituzionale da parte di un governo delegittimato da una legge elettorale passiva di incostituzionalità.

Loris

mercoledì 22 maggio 2013

Oggi si è spenta la Lanterna


Se devo trovare una metafora per far comprendere cos’è venuto a mancare a Genova quella della Lanterna è la più azzeccata.
Con Don Gallo se n’è andata forse l’ultima di quelle figure che hanno fatto la storia di Genova dal dopoguerra ad oggi. Il suo profondo legame con la città e la sua incessante opera a sostegno degli “ultimi” hanno fatto di lui un riferimento imprescindibile per chiunque abbia intrapreso iniziative sociali o politiche a Genova e non solo.
Lo ricordiamo nelle giornate del G8 a rivendicare l’altro mondo possibile o al gay pride a chiedere diritti per i trans. Tutti gli anni in piazza Alimonda a intonare Bella Ciao e ricordare che “Carlo è vivo e lotta insieme a noi… “. Angelicamente Anarchico, come amava definirsi.
Autentico interprete in casa nostra di quel concetto molto latino-americano della teologia della liberazione , che lo collocava sempre, senza esitazione, dalla parte di chi era “ultimo” nella nostra società, non si è mai sottratto ad essere il portavoce dei senza voce e senza diritti .
Ci mancherà la sua parola, il suo “essere” prete ed essere Cristo. Il suo essere collante tra tante e diverse componenti sociali ,politiche e religiose.
Questa sera molti senza Dio piangono un uomo di Dio.
Questa sera si è spenta la Lanterna.
Loris Viari

Genova 22 maggio 2013


domenica 22 luglio 2012

Caro Letta, se tu senti la mancanza di Cossiga, noi sentiamo ancor di più la mancanza di Giorgiana

Caro Letta, se tu senti la mancanza di Cossiga, noi sentiamo ancor di più la mancanza di Giorgiana


...e pensare che la responsabilità politica di quella morte, sta in colui di cui tu senti la mancanza, da lo spessore morale tra chi credeva nei valori della partecipazione, della rivendicazione dei diritti civili e chi si arrabatta nelle trame di potere, vive nei giochi di partito e giustifica anche le nefandezze di un passato mai stato così presente dopo questi due giorni trascorsi in una Genova che mantiene memoria dei biechi calcoli di una destra politica che mai ha rinunciato alla violenza pur di imporre la propria linea politica.
Giorgiana.....sino a Carlo una lunga scia di sangue le cui responsabilità politiche sono davanti a tutti.
Loris


mercoledì 29 febbraio 2012

'Agenti non riconoscibili? Così si sospendono le regole'



25 febbraio 2012 — pagina 3 sezione: GENOVA 

L' IMPOSSIBILITÀ di perseguire i poliziotti picchiatori del G8 perché irriconoscibili anche per i loro comandanti; la rivoluzionaria proposta di imporre degli oneri di ripristino per limitare la cementificazione della Liguria; e poi ancora le indagini per danno alla salute pubblica degli avvelenatori della terra,i risarcimenti chiesti ai comuni che non fanno la raccolta differenziata o la clamorosa stima, 34 milioni di euro, del danno provocato dalle false pensioni per l' amianto. Sono alcuni dei temi affrontati ieri nel corso della cerimonia di apertura dell' anno giudiziario della Corte dei Conti dal procuratore regionale Ermete Bogetti e dal presidente della sezione giurisdizionale Andrea Russo. G8. Bogetti, nel ricordare che la procura ha avviatoi procedimenti con cui verranno chiesti i danni materiali e d' immagine ai poliziotti condannati per le violenze durante il G8 del 2001, ha spiegato che se da un lato si attendono i giudizi definitivi della Cassazione per procedere contro gli imputati della Diaz e di Bolzaneto, dall' altro si potrebbero già istruire dei processi per quei casi che in sede civile hanno visto il Ministero dell' Interno risarcire alcuni manifestati picchiati. Ma c' è un ostacolo. Nessuno è in grado di identificare gli agenti picchiatori. Bogetti ha così ricordato la sua esperienza torinese, quando indagò nei confronti di un funzionario - assolto penalmente - che aveva guidato una carica in Valsusa contro i manifestanti contrari alla Tav. «Ricordo - ha detto il procuratore - che ho dovuto constatare che gli stessi comandanti... oltre a non essere in grado di identificare gli operatori... neppure potevano precisare se fossero appartenuti al contingente da loro comandato... se si ammette che i singoli operatori non possano essere riconoscibili... vuol dire ammettere che si possa verificare una sospensione delle regole... che non può essere tollerata in uno Stato di diritto»...Leggi tutto >>





sabato 25 febbraio 2012

Marina Spaccini ci ha lasciato - "Quella manganellata mi ha fatto cadere lo Stato in testa"

Ricordi dalla rete di Marina Spaccini




Ciao Marina! 
Saluto con questa immagine una persona straordinaria: Marina Spaccini. E' lei che, come ricordano i compagni genovesi, porge un po' d'acqua ad un ragazzo sdraiato per terra ferito dopo che la cieca furia delle cosiddette "forze dell'ordine" aveva fatto scempio della piazza tematica del movimento pacifista a Manin il 20 luglio 2001. E' lei che, poco dopo essere stata ritratta, è finita con la testa spaccata per colpa di quelle stesse belve.
La ricordo quando nel luglio 2002 è tornata a Genova per raccontare la sua esperienza e quella del marito Giorgio di medici in Africa ed il loro percorso nel movimento dei "Bilanci di giustizia", per un'economia diversa. La ricordo, poi, ad un'udienza sugli scontri di quei giorni, raccogliere le idee con la testa tra le mani in un angolo del tribunale genovese, e vincere un risarcimento ridicolo da parte dello Stato senza perdere mai dolcezza e indignazione. E' una persona che, con umiltà e dignità, ha cercato di fare del suo meglio per farci tutti migliori. Grazie! 

Monica di Sisto





Marina SPACCINI se ne è andata, lasciandoci tanti ricordi. 
Ci ricordiamo la sua querelle con il sindaco Di Piazza, che voleva riappendere al muro del palazzo comunale il ritratto del Podesta fascista Pagnini: Marina chiese allora di togliere quello di suo padre, sindaco 
democristiano di Trieste, ma soprattutto convinto antifascista . 
Ci ricordiamo la determinazione e la forza con le quali partecipava al Movimento Altermondista e, nel locale, al Trieste Social Forum, in particolare durante le vicende legate alla guerra contro l'Iraq. 
Soprattutto però il nome di Marina SPACCINI rievoca tra coloro che parteciparono al cosiddetto movimento no global, i fatti nei quali fu coinvolta in occasione della grande manifestazione di Genova del 2001 .
Marina infatti venne aggredita da un appartenente alle forze dell'ordine e manganellata, nonostante fosse chiaro dal suo distintivo, che essa facesse parte del personale medico volontario della manifestazione e che stesse tentando di portar soccorso ad altri aggrediti dalle violenze della polizia. 
La sua foto - pubblicata in copertina dalla rivista Diario - e la sua storia fecero il giro del mondo. 
Solo dopo diversi anni Marina vinse la causa e potè dimostrare come andarono effettivamente le cose . 
Si sa che i marxisti - come noi ci consideriamo - hanno un solo lucido e cosciente atto di fede: la fiducia pressochè infinita nell''essere umano e nella sua volontà di cambiamento collettivo di questa società verso 
una società più giusta e solidale Marina era una di quelle compagne di strada che ci rafforzava in questa 
convinzione e per questo la sua scomparsa ci colpisce profondamente.

 Sinistra Critica TRIESTE



g8: lo Stato condannato a pagare

Marina Spaccini su "Vita Nuova" Trieste
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martedì 2 agosto 2011

GRAZIE AI GENOVESI CHE CI HANNO SOSTENUTO

GRAZIE AI GENOVESI CHE CI HANNO SOSTENUTO, A QUANTI ERANO ALLA MANIFESTAZIONE DI SABATO 23 LUGLIO E ANCHE A CHI NON C'ERA

Il Coordinamento genovese di Genova 2011 ha portato a termine  il suo incarico, coronato da un risultato complessivamente molto soddisfacente. Di questo vogliamo ringraziare quanti ci hanno aiutato a realizzare e diffondere le numerose iniziative e quanti vi hanno partecipato.

Un ringraziamento particolare va a quanti hanno dato vita con noi alla grande manifestazione di sabato 23 luglio, per la fiducia dimostrataci e per non essersi fatti ingannare dalla campagna di allarmismo che purtroppo si é dovuta registrare. Vogliamo però ringraziare anche chi non é venuto: ci saranno future occasioni per essere di nuovo tutte e tutti insieme a manifestare.

Terminato questo faticoso percorso ognuno di noi torna ad operare nell'ambito consueto - importante, quale che ne sia la dimensione e la natura - avendo verificato che la strada per l'unità di chi lotta per un mondo diverso é faticosa, certo, ma é possibile ed é l'unica capace di incidere.

Ci ritroveremo presto insieme nella costruzione del Forum Sociale Mondiale del 2013 passando per i grandi appuntamenti che ci attendono, a partire dal G20 del prossimo autunno a Cannes. Saranno altrettante occasioni per consolidare la rete di movimenti che riunisce donne e uomini impegnati nella difesa del pianeta in cui viviamo e per garantire a tutte e tutti dignitose condizioni di vita.

Insieme all'unità serve però la memoria, e la nostra non si ferma a Genova 2001. Ventun anni prima di quella giornata nera della nostra democrazia, il 2 agosto 1980, una bomba fascista alla stazione di Bologna uccideva 85 persone provocando oltre duecento feriti. Anche in quel caso, come già per le altre stragi a partire da Piazza Fontana, lo sporco gioco dei depistaggi dei servizi segreti ha ostacolato in maniera decisiva la ricerca di verità e giustizia. Ricerca di verità e giustizia che é la stessa che ci ha mosso da subito per le drammatiche giornate del luglio 2001 e che ci muoverà ancora, certamente ancor più uniti e solidali.

Per questo abbiamo scelto la data del  2 agosto, alle 17.30, per trovarci  davanti alla Prefettura di Genova - in largo Lanfranco - per concludere questo ciclo di iniziative ricordando che per l'uccisione di Carlo Giuliani ad opera dei Carabinieri non c'é stato neppure un processo, mentre per il massacro della Diaz, delle violenze di strada e delle torture di Bolzaneto il faticoso cammino della giustizia é riuscito ad arrivare a significative condanne dei vertici - a cominciare dall'allora capo della polizia ed oggi a capo dei servizi segreti De Gennaro - che rischiano però di essere vanificate in tutto o in larghissima misura dall'incombente prescrizione.

Siete tutte/i invitati a partecipare.

Coordinamento Genova 2011
Galleria di immagini






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domenica 24 luglio 2011

genova 23 luglio 2011






Si sono conclusi i 30 giorni del decennale di Genova2001-2011. Nei prossimi giorni posterò foto e riflessioni. Nel frattempo ecco un bel video della manifestazione di ieri. Come spesso accade più che le parole conta ciò che si vede


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domenica 10 luglio 2011

Calendario Eventi Genova2001 - 2011


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CALENDARIO EVENTI
Mese Giugno
Lun Mar Mer 1 Gio 2 Ven 3 Sab 4 Dom 5
Lun 6 Mar 7 Mer 8 Gio 9 Ven 10 Sab 11 Dom 12
Lun 13 Mar 14 Mer 15 Gio 16 Ven 17 Sab 18 Dom 19
Lun 20 Mar 21 Mer 22 Gio 23 Ven 24 Sab 25 Dom 26
Lun 27 Mar 28 Mer 29 Gio 30
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Mese Luglio
Ven 1 Sab 2 Dom 3
Lun 4 Mar 5 Mer 6 Gio 7 Ven 8 Sab 9 Dom 10
Lun 11 Mar 12 Mer 13 Gio 14 Ven 15 Sab 16 Dom 17
Lun 18 Mar 19 Mer 20 Gio 21 Ven 22 Sab 23 Dom 24
Lun 25 Mar 26 Mer 27 Gio 28 Ven 29 Sab 30 Dom 31
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ecco il programma delle iniziative per il decennale "Genova2001-2011  - Loro la Crisi. Noi la Speranza"
Un grazie speciale a Elena e Mauro (Solleviamoci's web log e Solleviamoci) , che sono stati fondamentali nel rendere fruibile a tutti il programma sul sito ufficiale di Genova2001-2011.
Loris
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domenica 27 marzo 2011

Di superamento del lutto, di sentenze e di ordinaria ingiustizia.


Antefatto : Circa una settimana fa il Cardinale Bagnasco ha fatto visita pastorale nella chiesa di piazza Alimonda davanti la quale venne ucciso con un colpo di pistola alla testa Carlo Giuliani. Bagnasco, riferendosi agli eventi del 2001 dichiarava : "Certamente nella preghiera c'é il ricordo dei momenti del G8 di Genova che hanno visto luci ed ombre. Luci ed ombre che si stanno pian piano diradando - ha detto il porporato -. Speriamo che questa pagina possa essere superata ed affidiamo alla Misericordia del Signore quanti hanno perso la vita o sono stati danneggiati. Dobbiamo guardare con fiducia al futuro perché certe cose non si debbano più ripetere".
Gli fa immediatamente eco il Sindaco di Genova Marta Vincenti con la seguente dichiarazione: "Quello del cardinal Angelo Bagnasco è un messaggio importante di pacificazione e di speranza, ed è da sottoscrivere. Mi riconosco nel suo monito e spero che in questo decennale sia fatto un salto definitivo. Come Comune il superamento del lutto è qualcosa che ci siamo posti come obiettivo fin dall'inizio. E proprio perchè allora vennero calpestati i diritti di tutti, abbiamo dato vita alla 'Settimana dei diritti', con la volontà di rovesciare il lutto in una forte assunzione di responsabilità, lanciando come obiettivo i diritti di nuova generazione"

Il fatto : La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, con sentenza definitiva, ha assolto l'Italia dalle accuse di aver responsabilità nella morte di Carlo Giuliani avvenuta durante gli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine nel corso del G8 di Genova.

Commento… a questo punto qualcuno potrebbe sostenere che il capitolo è chiuso, superato, che il lutto è metabolizzato e che non necessita più ne parlarne ne pensarci.
Mi suona un po’ stonata la campana che esorta a un superamento e nel contempo si parli di “diritti”, proprio in quel contesto dove l’etica dello stato ha mostrato non solo alcune lacune, ma autentiche degenerazioni.
La sentenza di Strasburgo di fatto non cancella le condanne di quei funzionari dello stato che sono stati prima inquisiti e poi condannati per il loro comportamento e per il tipo di ordini impartiti. E, se questi “galantuomini” erano in assoluto in testa nella catena di gestione e comando dell’ordine pubblico a Genova nei giorni del G8, le nebbie anziché diradarsi si intensificano paurosamente.
Brutta è quella navigazione a vista, quando ormai sei in mezzo agli scogli, o alla melma che ti circonda la barca e che si solidifica impedendoti di andare avanti. Vento di una normalizzazione pesante è quello che soffia e che tenta di rigettare nell’oblio chi volle quel maledetto G8 a Genova, chi gestì da forte San Giuliano politicamente le giornate genovesi e chi successivamente impedì l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta su quei giorni di sospensione a Genova dei diritti costituzionali.
Per queste ragioni è giusto quest’anno tornare a Genova. Dieci anni dal Luglio maledetto, da quel bellissimo slogan che migliaia di persone, giovani e meno giovani invocavano nella convinzione che un altro  mondo era possibile, e non sicuramente quello delle torri gemelle, dell’Iraq o dell’ Afghanistan, non quello dei satrapi del Maghreb ne quello dei disboscamenti e sfruttamento selvaggio degli uomini e dell’ambiente come in Cina o in India….o in Giappone a Fukushima.
Si torna a Genova perché non c’è da normalizzare ne il disastro globale ne la morte dei diritti .
Torniamo a Genova perché nelle loro sentenze e nei loro modelli di sviluppo continueranno ad essere loro la Crisi e noi la Speranza.
Loris

                   Il G8 secondo Bagnasco "Le ombre si diradano"


Ne stiamo parlando : Blog di Giuliano Giuliani STRASBURGO NON È BERLINO

                                La buona novella-di Don Andrea Gallo – I latitanti del G8

                                Attaccabottone  Saluti da Genova

                                Il Russo blog  Stai a vedere che si è suicidato?


(sito ufficiale)


mercoledì 16 marzo 2011

Rassegna stampa per Genova 2011 - Conferenza stampa - l'adesione della Fiom

Roma, 16 marzo 2011

 Per la conferenza stampa
Genova 16 marzo 2011

La Fiom parteciperà alle iniziative promosse dal coordinamento unitario in occasione del decennale di Genova 2001. 
A distanza di 10 anni dal Genoa Social Forum, tappa importante dei movimenti contro la globalizzazione, a livello internazionale, caratterizzata in Italia da una drammatica e violenta repressione di stato che causò la morte di Carlo Giuliani e tanta sofferenza, la Fiom intende ricordare quegli avvenimenti e riconfermare il proprio impegno per la verità e la giustizia, per una prospettiva di cambiamento e di democrazia. 
Per queste ragioni contribuirà al programma della settimana dal 19 al 24 luglio, partecipando insieme ad altre associazioni e movimenti alle attività su crisi e cambiamento del modello di sviluppo e promuoverà una propria iniziativa aperta, in cui siano protagoniste giovani delegate e delegati dalle fabbriche metalmeccaniche, in lotta contro la crisi, per la dignità del lavoro, per il contatto nazionale, per la democrazia. 
Il protagonismo dei giovani è particolarmente importante in questa occasione, perché è necessario che anche questa generazione sappia ciò che avvenne a Genova nel luglio del 2001, e perché porti il suo contributo decisivo alla costruzione di futuro. 
Intendiamo dare a questa iniziativa, a cui chiederemo anche la partecipazione di studenti e studentesse che hanno in questi mesi lottato per il diritto al sapere e alla scuola pubblica, un carattere internazionale invitando delegate e delegati da altri paesi europei e dal sud del Mediterraneo, come testimoni delle “rivoluzioni della dignità”, nuova speranza per il mondo. 


Il Segretario generale Fiom-Cgil
               Maurizio Landini







Genova chiama ancora. Tra giugno e luglio ci saranno trenta giorni di iniziative pubbliche per rilanciare e attualizzare la riflessione intorno a un diverso modello di società, alla luce degli avvenimenti di questi ultimi dieci anni, «con lo sguardo rivolto al futuro», spiega Rita Lavaggi, coordinatrice cittadina degli eventi del decennale. La contestualizzazione di quell'esperienza sta tutta dentro lo slogan scelto dai promotori: "Loro la crisi, noi la speranza"(clicca per l'articolo completo)

Genova chiama ancora. Tra giugno e luglio ci saranno trenta giorni di iniziative pubbliche per rilanciare e attualizzare la riflessione intorno a un diverso modello di società, alla luce degli avvenimenti di questi ultimi dieci anni, «con lo sguardo rivolto al futuro», spiega Rita Lavaggi, coordinatrice cittadina degli eventi del decennale. (clicca per l'articolo completo) gli articoli sono a pagina 8


link ai 3 file mp3 con la registrazione della conferenza stampa
http://www.genova2011.org/wp-content/uploads/2011/03/conferenza-stampa-01.mp3


domenica 13 marzo 2011

presentazione ai media “Genova 2001 Genova 2011 – Loro la Crisi Noi la Speranza”


mercoledì 16 marzo 2011 alle ore 11
 presso la “bouvettina” di Palazzo Tursi, via Garibaldi 9
presentazione ai media
“Genova 2001 Genova 2011   –  Loro la Crisi Noi la Speranza”


Genova ospiterà, tra giugno e luglio, 30 giorni di iniziative pubbliche per rilanciare e attualizzare la riflessione intorno ad “un diverso modello di società”, alla luce degli avvenimenti di questi ultimi 10 anni nel mondo, con lo sguardo rivolto al futuro.

Il Coordinamento Genovese per l’organizzazione del decennale del G8 illustrerà il progetto mercoledì 16 marzo 2011 ore 11, presso la “bouvettina” di Palazzo Tursi, insieme a soggetti locali e nazionali aderenti all’iniziativa “Verso Genova 2011” e ai rappresentanti istituzionali che hanno dato disponibilità a collaborare.

Dieci anni fa, uno dei più grandi movimenti sociali degli ultimi tempi aveva scelto la Genova del G8, per dimostrare l'inconsistenza e l'illegittimità di quelle ricette economiche, prevedendo con largo anticipo i disastri globali che quel tipo di globalizzazione avrebbe portato: una crisi sociale, con oltre un miliardo di persone che muoiono di fame; una crisi economica, causata da un sistema finanziario sganciato dalla vita reale; una crisi climatica, con un pianeta che sta drammaticamente cambiando. Questo ha portato a tensioni, violenze, oppressione: le insurrezioni popolari del Maghreb di questi giorni che ce lo ricordano, rappresentano, altresì, il riscatto, la speranza e la dignità di quelle popolazioni.

Quel movimento pacifico fece paura e fu stroncato a Genova con una repressione senza precedenti:

migliaia di persone pestate, 93 cittadini aggrediti nel sonno alla scuola Diaz, nella caserma di Bolzaneto molti furono torturati, Carlo Giuliani fu ucciso in Piazza Alimonda (e neppure un processo per tentare di fare chiarezza e rendere giustizia a questa morte) e i responsabili di tali violenze pur essendo stati condannati sono ancora al loro posto e molti sono stati promossi.

A Genova in quei giorni, come ci ricorda Amnesty International, fu sospesa la Costituzione.

Tornare a Genova per tutti noi, cittadine e cittadini di tutto il mondo, nasce dalla necessità di attualizzare, alla luce di questi 10 anni, quelle che furono le nostre ragioni.

Torniamo a Genova per continuare a lavorare per un nuovo mondo possibile, centrato sui diritti e non sui profitti; per richiedere verità e giustizia per quei giorni, per riaffermare attraverso workshop, seminari, eventi quelli che sono i nostri valori e i contenuti delle nostre proposte, perché la storia ha confermato e superato nella negatività, purtroppo, le previsioni che facemmo allora.

Perché:


LORO LA CRISI. NOI LA SPERANZA

http://www.genova2011.org/                                                                             info@genova2011.org

lunedì 13 settembre 2010

Un 11 Settembre a Fare Societa'



La giornata inizia davanti al pc, l’invio attraverso facebook per raccogliere adesioni, del documento “verso Genova 2011”, un’occhiata al post sul mio 11 settembre ..quello del 1973 in Cile, quindi, con macchina fotografica appresso mi dirigo verso l’appuntamento con Giuliano Giuliani, per una iniziativa fuori della Liguria, a parlare di Carlo, della violenza che scoppiò a Genova nel 2001, della violenza dello Stato.


Dopo poco più di un’ora in una giornata limpida, si stagliano le cime delle Apuane, terra di cavatori di marmo, terra in cui si è consolidata e radicata una antica cultura Anarchica.


Giuliani è stato invitato nell’ambito di “Anarchia in festa” per un incontro dibattito dal titolo “ …ma due guardie bigotte ci cercarono l’anima a forza di botte…”












Oltre a Giuliani, (Come Comitato Piazza Carlo Giuliani) sono presenti anche i familiari di Stefano Cucchi , Franco Bertolucci (del comitato bfs di Pisa), Giuseppe Tarallo (del comitato Francesco Mastrogiovanni).


Farei torto ai Cucchi se cercassi di sintetizzare il dramma che hanno saputo raccontare, dramma di una famiglia che si è vista portare via il figlio, comprendere che stava succedendo qualcosa di grave e subire l’ingiuria della burocrazia che gli ha impedito fino all’ultimo di poter rivedere il figlio in vita. Le botte, la violenza fino all’estrema conseguenza, le menzogne e le coperture nei confronti di chi si è macchiato di questa infamia.


Giuseppe Tarallo relaziona sul caso di Franceso Mastrogiovanni, morto legato ad un letto di un ospedale psichiatrico dopo aver subito un TSO (trattamento sanitario obbligatorio) . Oltre che sul caso specifico Tarallo allerta su su una proposta di legge dell’onorevole Carlo Ciccioli sui trattamenti psichiatrici coatti.


Giuliani parla di Genova, di piazza Alimonda, di come gli ufficiali coinvolti costruiscano una loro verità, che sarà sconfessata anche dalla Corte Europea che condanna lo Stato Italiano a risarcire la famiglia Giuliani.


La riflessione finale è affidata a Mauro, che con altri libertari ha curato l’organizzazione di questa festa popolare e di questo incontro dibattito sulle violenze dello Stato. “Fare società..” è il suo messaggio. Nelle diversità di pensiero e di posizioni, creare i presupposti di conoscenza per poter far crescere coscienza rispetto a problematiche come quelle di Stefano Cucchi, di Francesco Mastrogiovanni e Carlo Giuliani…. Senza dimenticare tanti altri come Franco Serantini, Giorgiana Masi ….Federico Aldrovandi.






Io e Giuliano lasciamo le bandiere rosse e nere della festa Anarchica mentre il parco dove si svolge la festa si sta animando di famiglie che vengono a condividere la cena e qualche ora di musica. Anche questo prendendo spunto da quanto detto da Mauro è “fare società”, è stare insieme alla gente, alle famiglie, ai bambini e in quel territorio quella cultura è assolutamente parte integrante della sua storia.






Genova ci riapre le porte che si è fatto buio. Ma è una serata e una nottata particolare: Notte bianca.


Mentre giovani e meno giovani iniziano a riversarsi per le strade e le piazze del centro, noi ci dirigiamo la dove lanterna, porto, moderni edifici e vecchie costruzioni coesistono in un improbabile progetto naif.


In un crocevia tra traffici portuali commerciali e terminal traghetti, “Music For Peace” sta risanando col contributo di tutti un’area ed un edificio per svolgere al meglio e nelle immediate vicinanze del porto le attività connesse alle emergenze umanitarie in cui porta il suo contributo.


In collaborazione con altre associazioni Music For Peace ha organizzato “La Notte Bianca Dei Diritti”.
















Tra il saluto del rappresentante dell’associazione dei palestinesi in Italia e un dibattito, qualche assaggio delle diverse cose preparate dai volontari delle diverse associazioni e un bicchiere di vino spillato da una damigiana. Anche qua a Genova come a Massa si fa “società”


Sulle note della pizzica e della taranta io e Giuliano decidiamo che è giunto il momento di tornare alle reciproche case.






Non posso fare a meno di notare rientrando, mentre mi aggiro nell’immediato angiporto di Sampierdarena come è raccontato da Morchio nel libro “Rossoamaro” che nelle vicinanze della festa di Music For Peace, pur essendo sabato sera, molte postazioni di donne dell’est o africane che battono in quella zona il marciapiede, sono vuote. Penso che sia un segnale: se in una zona degradata porti iniziative che muovono la gente, che creano aggregazione, viene a mancare il terreno di conquista di chi mercanteggia con la carne umana






Non ho fatto molto, sono stato testimone di un 11 Settembre all’insegna della lotta per i diritti negati e dell’impegno militante nei confronti di chi è vittima degli abusi delle guerre e a volte come nel caso dell'Abruzzo anche con complicità della natura.


Ho disseminato di link questo post ed evitato per quanto possibile di confezionare risposte precostituite. Chi vorrà avrà modo di documentarsi e di formulare una propria posizione.


Forse anche questo, e me lo auguro, è un modo per poter ..."Fare Società".


Loris

mercoledì 21 luglio 2010

20 luglio Piazza Alimonda - Quando non fu ucciso solo Giuliani.

20 luglio 2010
Resta difficile spiegare per chi a Genova non c’era nel luglio 2001, il perché ogni anno ci ritroviamo a celebrare in quella piazza, sconosciuta ai più,sino a quel tragico 20 luglio del 2001, l’uccisione di Carlo Giuliani.
Il ricordo di Carlo appartiene a chi con lui ha condiviso gran parte della sua breve vita, appartiene alla sfera dei suoi famigliari e dei suoi amici. La memoria invece appartiene a tutti noi, perché in quella piazza, lo Stato, che aveva già sospeso la democrazia in tutta la città di Genova travolgeva ogni argine di pudore, uccidendo Carlo, tentando di depistare le responsabilità cercando le giustificazioni la dove di giustificabile non c’era niente.
Sono serviti nove anni per acclarare nel caso dell’assalto alla scuola Diaz le responsabilità da parte della magistratura, dei più alti in grado della Polizia nel depistaggio su quanto accaduto.
Nel lento affermarsi delle responsabilità istituzionali, risulta inequivocabilmente, quanto fosse giustificata la richiesta di una commissione parlamentare di inchiesta sui tragici fatti del G8 Genovese. Risulta altresì evidente come la destra non avrebbe potuto tollerare la “verità” politica sul G8 genovese e, come settori di ciò che alla destra dovrebbe opporsi, sul caso specifico trovò imbarazzanti convergenze.
Resteranno aperte le domande di cosa faceva il vicepremier alla caserma dei Carabinieri di San Giuliano e dove andassero quei giovani che da quella caserma uscivano mascherati per non farsi identificare e armati di spranghe e bastoni.
Sarebbe un grave errore relegare gli avvenimenti del G8 genovese a un problema di ordine pubblico. Una sospensione della democrazia è cosa assai più grave, e i tentativi di limitare la possibilità di manifestare la propria opinione come è avvenuto in questo ultimo periodo da la dimensione di quale deriva abbiamo intrapreso.
Per queste ragioni il filo che ci lega alla storia del giugno 60 a Genova e alla vendetta dello stato a Reggio Emilia pochi giorni dopo si riannoda praticamente dopo quarant’anni, dando un senso al significato della Memoria.
Gli Ovidio Franchi, i Lauro Farioli e gli altri che perirono dall’Emilia alla Sicilia sotto i colpi della polizia di Tambroni, passano la mano a Carlo Giuliani e i giovani dalle magliette a strisce si trasformano in quella marea umana che a Genova era venuta a manifestare per un mondo più equo e giusto.
giovani e meno giovani che si ritrovarono nuovamente “nel posto giusto…nel momento giusto."

Loris

sabato 10 luglio 2010

Genova Piazza Alimonda 9 anni dopo - Programma iniziative



Quest’anno il luglio genovese del 2001 lo ricordiamo con un convegno su


 “Vittime di Stato, quale giustizia?”


Si svolge presso la Sala Incontri della Regione Liguria, in piazza De Ferrari, sabato 17 e domenica 18 luglio.

 

Sabato 17 luglio il programma prevede, con inizio alle ore 10.30, le Testimonianze di ieri, con il ricordo di Giuseppe Pinelli, Franco Serantini, Francesco Lorusso, Fausto e Iaio e la presenza di familiari e amici delle vittime.


Alle 16.30 le vittime del Carcere e degli Altri luoghi di detenzione, con il ricordo di Aldo Bianzino, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva e la presenza dei familiari.


Alle 20.30 le Testimonianze di oggi: Carlo, la Scuola Diaz, Federico Aldrovandi, Bledar Vukaj, Francesco Mastrogiovanni, anche in questo caso con la presenza dei familiari.Alle testimonianze si alterneranno la lettura di brani da spettacolo teatrale, a cura di Enrico Agostino; le canzoni di Alessio Lega e Marco Rovelli; la lettura, fatta dall’autore, di brani di “Impìccati! Storie di morte nelle prigioni italiane”, di Luca Cardinalini.


Domenica 18 luglio, alle 10.30, “Dalla parte delle vittime”, tavola rotonda alla quale partecipano don Andrea Gallo, della Comunità di San Benedetto al Porto, Italo di Sabato, dell’Osservatorio repressione, Gilberto Pagani, di Avvocati Europei Democratici, Stefania Zuccari, delle Madri per Roma città aperta, Carlo Bachshmidt, della Segreteria del GLF, Francesco Barilli, si Reti In-visibili.


il 20 luglio saremo in Piazza Alimonda, dalle 15 alle 20, per ricordare Carlo con Musica e Teatro in Piazza. Suoneranno per noi Renato Franchi e l’Orchestrina del suonatore Jones, Alessio Lega, Luca Lanzi e la Casa del Vento. Reciterà per noi la Compagnia Teatro degli Zingari, che presenta “I luoghi del delitto”, con brani tratti da diversi testi, per l’adattamento di Franco Fuselli, e con le musiche del gruppo Nessuno schema.



mercoledì 19 maggio 2010

Sentenza Diaz - "Un giudice c’è anche a Genova, non solo a Berlino!" (di Giuliano Giuliani)


Quando i giudici hanno terminato la lettura della sentenza d’appello per i fatti della Diaz il mio commento è stato: “Un giudice c’è anche a Genova, non solo a Berlino!”.

E’ stato infatti completo il ribaltamento rispetto alla sentenza di primo grado, che aveva assolto “perché il fatto non sussiste” tutti gli alti vertici della polizia. Quelli, per intenderci, presenti all’esterno della scuola dove si consumava la “macelleria messicana”, per ricordare l’espressione usata dal vice questore Michelangelo Fournier quando venne a testimoniare, anch’egli ritenuto fra i responsabili. Quelli che filmati ormai famosi ritraggono mentre si palleggiano un sacchetto di plastica azzurro all’interno del quale ci sono le altrettanto famose bottiglie molotov, che vengono introdotte nella scuola per poter accusare i presenti di terrorismo (è sempre utile ricordare che, nell’ordinamento, la molotov è considerata arma da guerra e che il possesso attribuisce la gravissima accusa). Quelli che, nonostante i pesanti sospetti che emergevano dalla ricostruzione dei fatti e dalle udienza, sono stati collocati al vertice di tutti i fondamentali servizi che dovrebbero garantire la sicurezza del Paese e dei cittadini.

Certo, molte condanne non avranno effetti perché i reati sono prescritti: gli accorciamenti dei tempi non aiutano soltanto il principale beneficiario delle leggi ad personam. Ma il valore della sentenza sta proprio nelle condanne per reati gravi accertati e che soltanto una valutazione invereconda dei giudici di primo grado poteva sottovalutare o addirittura ignorare. Ora, per usare la litania di rito, occorre attendere la sentenza di terzo grado, necessaria anche perché diventi operativa una parte della sentenza d’appello: quella che prescrive l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici degli imputati eccellenti. Capito? Vertici della polizia e dei servizi azzerati, un grave colpo anche per chi sta al di sopra di tutti, quel Gianni De Gennaro che, così si racconta, non sapeva, non commentava, non induceva a falsa testimonianza, insomma quasi ignorava che a Genova ci fosse un G8 con annesse manifestazioni no-global!

Un atto di coraggio, quello dei giudici della corte d’appello, di grande coraggio, così è stato detto. Ed è una considerazione sulla quale riflettere. Siamo davvero un Paese nel quale un atto di giustizia consapevole richiede, da parte di chi ha il dovere di compierlo, un grande coraggio? A questo siamo ridotti? A quando una autentica e diffusa rivolta morale per provare ad essere un Paese normale?

Dopo Bolzaneto, la Diaz. Due sentenze d’appello che ricostruiscono pezzi importanti di verità su Genova. L’appello per i 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio aveva incomprensibilmente aggravato le pene per nove persone (fino a quindici anni per danni alle cose!), quasi che fossero gli unici responsabili di tutto quello che era successo. Ma aveva ribadito che altri avevano reagito a cariche “violente, indiscriminate e ingiustificate” dei reparti dei carabinieri, peraltro mai chiamati a risponderne.

E l’omicidio di Carlo? Appunto, quello lo hanno fatto i carabinieri.

Giuliano Giuliani

sabato 16 maggio 2009

A CARLO, A PROPOSITO DI CARLO di Haidi Gaggio Giuliani

Alcuni giorni fa Haidi Gaggio Giuliani nel visitare il mio blog è rimasta colpita da un link riportato: “Carlo Cuomo una brava persona”. C’è stato un rapido scambio di mail e mi ha inviato questo scritto fatto un po di tempo fa per la FIOM di Sesto San Giovanni.


A Carlo, a proposito di Carlo
di Haidi Gaggio Giuliani

Non vi siete mai conosciuti, e chissà se ti ho parlato di lui. Eppure lui è entrato nella tua vita prima ancora che tu venissi al mondo, con la scelta del nome. Un nome breve, per non complicarti le relazioni sociali, senza riferimenti a nonni o antenati, per non suscitare gelosie familiari. Anche in un nome di cinque lettere, tuttavia, si possono racchiudere affetti e speranze, l’esempio di una vita, la ricchezza umana di una persona vera, di un vero compagno.
L’avevo conosciuto negli anni della mia giovinezza, agli incontri di partito, ai dibattiti, alle feste de l’Unità: lui era più grande di me, per età, intelligenza, cultura, esperienza; ci univa una visione più di 'sinistra', rispetto al Pci milanese, l’avere radici in terre lontane, l’essere 'cittadini del mondo'; ci univano i canti della Resistenza e del lavoro, le canzoni dialettali italiane o quelle francesi, latinoamericane, greche…
Soprattutto ci univano la comune convinzione che la battaglia più importante da giocare fosse quella per una scuola pubblica rinnovata, efficiente, aperta ai problemi e alla vita della società; una scuola capace di 'formare' i propri alunni, più che 'informarli' in modo sterile e nozionistico, e di aprire un dialogo educativo e costruttivo con le famiglie.
In quegli anni lui lavorava attivamente – come era sua abitudine – nella commissione scuola in Federazione; io preparavo, ricca solo di entusiasmo, progetti di elementari a tempo pieno in un quartiere dormitorio che prevedeva doppi o tripli turni senza mensa per i figli degli operai immigrati.
Lo tenevo per ore davanti a un bicchiere disegnando nell’aria fumosa di una cantina, sezione di partito o trattoria che fosse, libere classi di bambine e bambini felici di giocare, manipolare, sperimentare; felici di sviluppare la loro innata curiosità; liberi dalla frustrazione del fallimento, dalla sfiducia in se stessi che spegne ogni entusiasmo; felici di imparare.
Lui cercava di trascinarmi a convegni dove, improvvisamente muta, io non riuscivo a superare la mia timidezza. Ci sarei riuscita dopo più di trent’anni: sei stato tu a darmi il coraggio della disperazione.
Una sera mi telefona, ha bisogno di me, c’è in visita la sorella di un’esule greca: erano anni di colonnelli. La sorella, insegnante in una scuola privata, era venuta in Italia per conoscere i nuovi metodi, le nuove tecniche didattiche: insiemistica, psicomotricità; superamento del manuale e del libro di testo uguale per tutti con l’adozione alternativa; creazione delle biblioteche di classe…
Lui fa da interprete, attento, gentile, competente come al solito.
L’altra, fuggita dal carcere e dalla dittatura fascista, dovrà restare nel nostro paese ancora per qualche anno e diventerà, come tu sai bene, anche una mia sorella.
Il tempo passa, e passano i colonnelli, fortunatamente: la mia 'famiglia greca' riprende la strada di casa, lasciando molto vuota la mia.
Se ci siamo amati? Beh sì, naturalmente, lui ci amava tutte, ed era l’unico da cui non ci siamo mai sentite tradite, era l’unico che non ci rubava la libertà.
Diceva, quando mi lamentavo della mia scarsa statura: 'Ora sei carina; poi diventerai una qualsiasi donnetta di mezza età; ma infine, oh, sarai una deliziosa nonnina!'. E insisteva con la voce su quel 'deliziosa', mentre gli spuntavano mille rughine agli angoli degli occhi che socchiudeva, ridendo.
E’ lui che mi ha fatto conoscere vostro padre, allora segretario di una sezione del partito che si trovava dall’altra parte di Milano. E’ lui che, da assessore, ci avrebbe sposati, quando Elena aveva cinque anni.
Il dopo lo conosci, lo hai sentito raccontare tante volte: sposati per otto punti, per riuscire ad avere io il trasferimento a Roma, dove Giuliano lavorava già da più di due anni; l’unica persona a prendere seriamente quella cerimonia, Elena: attenta ad ogni parola, col suo mazzolino di fiori in mano, appena l’assessore Cuomo aveva finito di parlare '…e il fratellino?', mi aveva chiesto, perentoria. Glielo avevo promesso da tempo, il fratellino; 'quando sposeremo papà', le avevo ripetuto spesso.
Il fratellino, tu.
In seguito ho incontrato raramente Carlo Cuomo.
Ricordo un giorno: ci eravamo già trasferiti da Roma a Genova, seguendo gli incarichi sindacali di papà; ero arrivata con gli altri compagni a Milano con un treno della Cgil, non so più per quale manifestazione. Mentre siamo lì, nella solita confusione di bandiere e striscioni da srotolare, prima di formare il corteo, sento alle mie spalle una voce inconfondibile. Lo abbraccio e poi '...di che cosa ti occupi adesso?' domando, indicando i giornali e i volantini nelle sue mani 'Di quelli che non piacciono a nessuno', risponde '…immigrati?…tossicodipendenti?… malati di Aids?'
Lui scuote la testa ridendo, come per dire che no, che di quelli qualcuno si occupa, mentre c’è chi è antipatico anche alle persone apparentemente più aperte… Mi arrendo, e lui mentre si allontana: 'Zingari!'.
Già, gli zingari; tutte le volte che, in seguito, ne ho incontrato qualcuno non ho potuto fare a meno di pensare a lui; ad ogni film di Kusturica che mi è capitato di vedere, era lui che rideva, che cantava alzando il bicchiere a salutare la vita, perfettamente a suo agio tra un gatto nero e un gatto bianco come a un convegno alla Casa della cultura; in un’assemblea di quartiere come tra i libri di una biblioteca; nelle stanze di Palazzo Marino o nei labirinti della politica.
Già, la politica: raramente ho conosciuto qualcuno così profondamente partecipe e nello stesso tempo assolutamente immune da sirene e intrighi, da tutti quei giochi squallidi che hanno allontanato te e continuano ad allontanare tanti giovani come te dal valore di occuparsi della cosa pubblica, del bene della comunità: perché questo dovrebbe essere la politica.
Purtroppo lo è per pochi, sicuramente lo era per Carlo.
Un compagno vero.
Carlo Cuomo


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Ho avuto il privilegio di conoscere Carlo Cuomo verso la fine della prima metà degli anni 70. Parlo di privilegio perché ritengo che siano poche le persone che attraversano la nostra vita, anche se per poco tempo, e riescono a trasmettere un rigore morale e politico con la serenità che aveva Carlo Cuomo. Una casa sempre aperta a tutti, una cultura messa senza ostentazione al servizio degli altri.
Per anni ho ripensato a lui, alla sua famiglia, ai compagni milanesi come forse un periodo idealizzato dalla mia fantasia di indefesso sinistroide comunista .
Non avevo idealizzato, Haidi mi da la conferma che quello che per me è rimasto un ricordo mai sopito oggi lo traduco in un insegnamento di come la politica possa assumere spessori morali che rimangono immutati nel tempo e scrive la storia di tutti i giorni.
Grazie Carlo
Loris




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