il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)
Amicus Plato, sed magis amica veritas
Visualizzazione post con etichetta ambiente. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ambiente. Mostra tutti i post
mercoledì 24 febbraio 2016
martedì 15 gennaio 2013
Un bastimento di scorie nucleari
Un bastimento di scorie nucleari
di A. Zoratti
Non era facile cercare un altro modo, oltre alla Tav, per aggredire un territorio come la Val di Susa e i suoi cittadini. Eppure, è stato trovato: il 15 gennaio, molto probabilmente, un convoglio ferroviario carico di scorie nucleari attraverserà la linea Vercelli, Asti, Torino fino alla Val Susa per andare a La Hague, in Francia. Nessuno ha avvisato i cittadini. Di certo, a Saluggia (Vercelli), dove sono raccolti i due terzi dei rifiuti radioattivi italiani, qualche genio ha sotterrato a poche decine di metri dalla Dora Baltea, un corso d’acqua a rischio alluvionale, i contenitori pieni di liquidi pericolosi e radioattivi. Ma anche questo nessuno lo ha spiegato ai cittadini. Presidi e manifestazioni ad Avigliana, Asti e in Francia >> leggi tutto
domenica 13 gennaio 2013
Ne abbiamo abbastanza
Ne abbiamo abbastanza
Marce, blocchi stradali, scioperi della fame, azioni dirette: si chiama #IdleNoMore movement ed è costituito dai gruppi discendenti dai popoli nativi nordamericani. Da inizio dicembre hanno sconvolto il Canada. Nei primi giorni del nuovo anno in modo spontaneo sono state promosse in tutto il mondo azioni di solidarietà con l’#IdleNoMore movement. Che contesta le nuove scelte ambienali del governo conservatore canadese, a cominciare dallo sfruttamento delle sabbie bituminose da parte delle aziende estrattive. Dagli zapatisti a #IdleNoMore, insurrezioni in corso. >>leggi tutto
martedì 11 dicembre 2012
"Arancione" per rispondere al pensiero unico
L’evolversi della situazione politica ci impone delle
riflessioni che investono inevitabilmente anche la politica locale, e credo che
mai come in questo momento sia evidente come scelte importanti per Genova
rischiano di essere prese in altri luoghi.
Il successo delle “primarie”,
anche se giocato sull’equivoco “desiderio di partecipare” e “partecipazione” è
comunque evidente, come è pure evidente che non sono uscite mai da una logica
di “primarie del PD” senza mai entrare in una logica di “primarie di coalizione”,
relegando la candidatura di Vendola ad una comprimarietà inadeguata, insufficiente e fortemente riduttiva delle aspettative di chi guarda ad una
“sinistra arancione” fatta di cittadinanza attiva, associazionismo e mondo del
volontariato.
Qualcosa più di un semplice
rischio è che al termine della tornata elettorale nella sfera di influenza del
“centrosinistra” ci si trovi di fronte ad un “pensiero unico” con una
affermazione (salvo imprevisti di percorso) del PD importante ed una rosa di presenze
di seconda fila relegati a frustranti quanto inutili testimonianze.
Localmente la depotenzializzazione dei
risultati ottenuti alle precedenti amministrative diventerebbe evidente, e
scelte e obiettivi importanti che hanno caratterizzato l’ala sinistra
all’interno dell’attuale maggioranza cittadina difficilmente troverebbero
sponda e sostenibilità. A rischio quindi, qualsiasi discussione su Gronda, mobilità cittadina
privatizzazioni o ciclo dei rifiuti.
Genova, ancor più delle altre
città come Milano o Napoli ha dato un segnale preciso verso la volontà di
quell’ “arancione” all’interno del centro sinistra che possa determinare un
cambio di marcia nel fare e concepire la politica. All’interno, e non
alternativo al centrosinistra in quanto non l’ambizione ma il dovere è quello
di governare. Governare per poter dare delle risposte a coloro che sono stati
estromessi dai cicli produttivi o che hanno subito la precarizzazione del
lavoro, risposte per la scuola che urla una dispnea culturale e risposte per
tutti coloro che hanno visto tagliare sanità, pensioni e diritti ben oltre il
limite di un paese che vuole definirsi civile.
Credo pertanto che il tentativo di unificare questo percorso da parte di
tutte quelle componenti che sono già oggi presenti nel centrosinistra,
includendo ulteriormente quelle realtà associative e di volontariato che
fondano i valori e la propria azione nell’ambientalismo, nella solidarietà e
nel pacifismo debba essere un dovere da percorrere per dare voce a coloro ai
quali le politiche prima berlusconiane e poi di Monti, hanno tolto la possibilità
di futuro, a Genova come al resto del paese.
Loris
Loris
Etichette:
ambiente,
arancione,
Associazioni,
ELEZIONI,
GENOVA,
Gronda di ponente,
idv,
inceneritore,
Legalità,
lista Doria,
pace,
PD,
privatizzazione,
sel,
SOLIDARIETA',
terzo valico
martedì 4 dicembre 2012
Venga qui, venga a visitare i nostri bambini devastati dal cancro
Lettera inviata al presidente della repubblica
...Avevo davvero riposto in Lei la mia fiducia, credevo che fosse una persona per bene. Credevo che quei valori, di cui tanto parla, fossero davvero radicati in Lei e fossero il punto di riferimento per ogni sua azione, per ogni sua decisione. Credevo che avrebbe scelto la Vita e non la morte.. E invece ha firmato la nostra condanna.
La condanna di una città sacrificata da anni in nome del profitto più squallido e criminale, abbandonata nelle mani di una famiglia di imprenditori senza scrupoli, plurindagati e pluricondannati e tutt'oggi agli arresti domiciliari.
Come credere ancora nello Stato Italiano? Come credere nella politica, in chi dovrebbe difendere e promuovere il bene comune..e invece ci ha rubato anche il diritto alla Vita?
A Taranto c'è un'ordinanza del sindaco che vieta il pascolo entro un raggio di non meno di 20 km attorno all’area industriale...ma in quei 20 km noi ci viviamo! Vivono i nostri bambini!! Le pecore e le capre sono state uccise...ora lo Stato uccide anche noi...per decreto!!!
Ho bisogno di sapere da Lei, signor presidente, cos'hanno di diverso i bambini di Genova rispetto ai nostri. Perchè lì l'area a caldo è stata CHIUSA, in quanto incompatibile con la città, e la produzione spostata a Taranto? Chi ha compiuto il "miracolo" rendendola "compatibile"?!
Venga qui, venga a visitare i nostri bambini devastati dal cancro (e non solo), li guardi negli occhi e sostenga il loro sguardo, se ci riesce. Dica alle loro mamme che la malattia e la morte del figlio è necessaria altrimenti cala il PIL!!!
Una pagina vergognosa e vigliacca della storia di questa nazione è stata scritta oggi..e porta la sua firma!
Ora le auguro buona notte, presidente..ma non so se e come riuscirà a dormire...e se ci riuscirà allora si preoccupi, perchè temo che ha barattato la sua coscienza col vile denaro.
Tonia Marsella
Taranto
Etichette:
ambiente,
disastro ambientale,
ILVA,
Napolitano,
Taranto
martedì 14 agosto 2012
Ricordi d’infanzia e di acciaerie…
Solidarietà da una genovese ai tarantini che lottano per un ambiente sano
Non sono mai stata a Taranto, ma sono nata 40 anni fa a Cornigliano (Genova) e lì ho vissuto per oltre 20 anni, davanti alla mostruosa acciaieria, che ha distrutto per sempre un quartiere che all’inizio del secolo scorso era tra le più rinomate località balneari della Liguria.
Ero solo una bambina o un’adolescente poco consapevole, ma ricordo bene le lotte delle donne di Cornigliano per porre un limite al mostro che si mangiava le nostre vite. Ricordo i tanti giorni in cui si respirava una puzza acre e si dovevano tenere chiuse le finestre, ricordo la polvere nera, grigia, rossastra, che si posava ovunque, sulle persiane, sui vetri, sul bucato e i sui nostri polmoni. Per protesta si appendevano le lenzuola bianche alle finestre e in breve tempo diventavano grigie di veleno. Allora non c’era internet e se il benzene aveva sforato i limiti di decine di volte, si veniva a saperlo (mica sempre) dopo mesi e mesi che l’avevamo già respirato… Ricordo i botti delle esplosioni, e le nuvole di fumi che si levavano immense, illuminate dalla luce arancione industriale; mio padre mi spiegava che i fumi peggiori però erano quelli che non si vedevano, che uscivano di notte. Mio padre per un periodo aveva lavorato a quella che allora si chiamava Italsider (oggi Ilva): per sua fortuna lavorava negli uffici, ma qualche volta era entrato nella zona di lavorazione e raccontava che sembrava di essere arrivati all’inferno. Mio padre ogni estate cercava di portarci via per respirare un po’ di aria sana almeno qualche mese all’anno. Andavamo in affitto in un modesto appartamento in campagna in Piemonte e quando arrivava settembre e dovevamo tornare a casa io e mia sorella piangevamo. Mio padre è già stato operato per due tumori, magari il benzene non c’entra, ma chi lo saprà mai?…
Coi miei genitori abbiamo dovuto aspettare più di 20 anni per poterci permettere di scappare dall’inquinamento e cambiare casa, per trasferirci in un piccolo appartamento un po’ più lontano da quell’aria avvelenata contro la quale non c’era difesa. Eppure, senza le acciaierie invece saremmo stati ricchi: i miei nonni nel secolo scorso avevano costruito ed erano proprietari di interi palazzi a Cornigliano, in riva al mare. Poi la vista mare si è trasformata in vista altoforno e quei palazzi nel giro di pochi anni non valevano più nulla. Ma quando dico nulla intendo proprio nulla, li abbiamo venduti tutti per poche lire e tolti i debiti e le spese non c’è rimasto niente. Nessuno ha mai ripagato i corniglianesi di tutta quella loro ricchezza persa. Persa, perché qualcun altro si è voluto arricchire sulla nostra pelle. La famiglia Riva si è arricchita, producendo senza volere spendere il necessario per i filtri e la tutela dell’ambiente. Erano pochi spiccioli in confronto ai loro guadagni, ma chi è accecato dalla sete di profitto cerca di ridurre ogni spesa, anche se a scapito della salute della gente. La famiglia Riva si è arricchita, migliaia di operai hanno lavorato, certo, sebbene in condizioni disumane, ma dall’altra parte migliaia di famiglie a Cornigliano hanno perso, oltre che la salute, il valore delle loro case, dei loro negozi, delle loro attività imprenditoriali. Hanno dovuto scappare, chiudere, ammalarsi. I bei negozi della mia infanzia a Cornigliano non esistono più. Ora ci sono solo supermercati latinos, macellai halal e doner kebab… Cornigliano è diventata un ghetto per stranieri, per i vecchi e i più poveri che non possono scappare. Dal 2002 l’altoforno è stato finalmente spento, sono rimaste solo le lavorazioni a freddo, ma il quartiere non si è mai più ripreso.
Eppure come era bella Cornigliano prima delle acciaierie! Mio zio mi mostra le foto della spiaggia dove facevano il bagno con quei buffi costumi di settanta anni fa, sullo sfondo il maestoso castello Raggio, proteso in mezzo al mare. Hanno distrutto tutto, spiaggia e castello, in nome del progresso (?) e dell’industria. Lo zio, così come i miei, sono riluttanti a parlarne, sento che dentro di loro c’è ancora un dolore pungente, una rabbia forte per quello di cui sono stati derubati, per quello che è stato consentito, per uno stato che non li ha protetti e salvaguardato i loro interessi.
Vi chiedo allora: quei posti di lavoro in acciaieria valevano tanta distruzione? Senza neanche considerare il valore inestimabile della salute e dell’ambiente, se facessimo un bilancio tra la ricchezza guadagnata dalla popolazione (salari dei lavoratori) e quella persa da tutto il quartiere, dove starebbe l’ago della bilancia? Io la mia risposta me la sono già data…
E così quando oggi sento che il governo vuole fare ricorso contro il giudice che finalmente a Taranto ha avuto il coraggio di fare quello che altri avrebbero dovuto fare da anni … Ecco, mi sembra che il mondo vada a rovescio, mi pare che siamo tornati indietro di un secolo riguardo alla difesa dei diritti umani e dell’ambiente. Mi prende lo sconforto, mi sento una cittadina tradita e soffro come se a Taranto ci abitassi anche io…
Silvia Parodi
tre foto di Cornigliano quando c'era la spiaggia e poi l'acciaieria che si è mangiata tutto
Questo post Silvia l'ha scritto sulla sua bacheca fb e i commenti, oltre che alle condivisioni sono arrivati molto rapidamente. Oltre ad autocitarmi, ne riporto alcuni di sicuro interesse:
Altro link sulle "donne di Cornigliano"
clicca sull'immagine
mercoledì 13 giugno 2012
Genova - Dopo la riunione del Consiglio Comunale di ieri, possiamo parlare di novità politiche in atto?
Inaugurazione della copertura (parcheggi) del rio Fereggiano.... Rio Fereggiano autunno scorso
Dopo la prima seduta del consiglio comunale si iniziano a intravedere elementi di novità nel quadro politico genovese.
Dopo la prima seduta del consiglio comunale si iniziano a intravedere elementi di novità nel quadro politico genovese.
Infatti, nella seduta di ieri, martedì 12 giugno, a seguito di una forzatura operata dal PD sull’inizio dei lavori del terzo valico, una mozione, nata all’interno della coalizione del sindaco Doria, ha amalgamato trasversalmente, un discreto numero di consiglieri.
Non soddisfatti del risultato già ottenuto nei confronti dell’ex sindaco Vincenzi e della sua antagonista e amica di partito Pinotti, il PD manda alla carica il Vicesindaco Bernini in qualità di megafono del partito della betoniera ad oltranza nonché sostenitore e difensore di tutte quelle opere che sicuramente non contribuiranno al miglioramento della vivibilità nei quartieri e nella città. Sicuramente però aiuteranno a star meglio importanti imprese che, col ricatto del lavoro, perseverano nel saccheggio del suolo attraverso cementificazioni e opere di scavo che portano a condizioni di dissesto geologico, così come si evidenziato dalle recenti alluvioni dello spezzino e nel genovese .
Vorrei qui ricordare al Vicesindaco che non riveste più quel ruolo un po’ più defilato di Presidente del Municipio del Medio-Ponente, dove poteva, facendo saltare percorsi partecipati, decidere con l’assenso di qualche sprovveduto assessore di tagliare alberi secolari, per modernizzare viali e piazze.
Che le armate Brancaleone del PD si sarebbero mobilitate per imporre la linea del cemento era cosa evidente dal ricatto di Autostrade S.p.a che ha da poco stoppato gli unici lavori utili legati alla “Gronda” (Snodo di San Benigno).
Tale azione ricattatoria è stata palesemente supportata dal presidente della regione Burlando che, incurante del risultato del “dibattito pubblico” e dell’eventuale parere d’impatto ambientale prodotto dal Ministero, ha perorato la causa dell’opera sulla quale la Vincenzi donò ad altri la sua base elettorale.
Inoltre, all’ Assessore Raffaella Paita che, con sufficienza, afferma che esprimersi contro il terzo valico è come dare "un calcio al futuro" vorrei ricordare come l’elettorato genovese per riuscirsi a garantire un futuro, un calcio lo darebbe volentieri dove non splende il sole a certi politici più interessati a garantire gli interessi di grossi gruppi che non la vivibilità e l’efficienza dei territori.
Loris
AL SINDACO DI GENOVA
Oggetto: Mozione su Terzo Valico
Il Sottoscritto consigliere,
premesso che
• I costi previsti per il terzo valico sono di 6,2 miliardi di euro, 115 milioni a chilometro, cifra analoga alla manovra sulle pensioni;
• Già oggi le 3 linee di valico esistenti (le 2 linee dei Giovi e la Voltri – Ovada) senza quasi nessun intervento hanno una capacità di trasporto di 3,5 milioni di container.
Considerato che
• Il trasporto merci richiede in primo luogo organizzazione, efficienza e interventi negli scali. Servono pertanto collegamenti efficaci, come il collegamento della bretella ferroviaria Voltri – Borzoli con le linee di valico dei Giovi (1400 metri) dal costo di circa 500 milioni di euro;
• Servono invece interventi di fluidificazione della linea esistente Genova-Milano per ridurre i tempi di percorrenza dei treni passeggeri, interventi che da soli potrebbero portare il tragitto da Genova a Milano a poco più di un’ora, a costi enormemente minori del terzo valico.
• E’ auspicabile che gli enti locali effettuino serie valutazioni costi benefici, al fine di recuperare risorse per finanziare il trasporto pubblico, a rischio di tagli enormi dal 2012 e pianificare in modo serio la mobilità.
Tenuto conto che il magistrato Ferdinando Imposimato descrive il Terzo Valico nel “Corruzione ad Alta Velocità Viaggio nel governo invisibile”. A pag. 116 del libro del magistrato Imposimato, Salvatore Portaluri che fu per due anni presidente della TAV. dichiara: “Tutti i gruppi imprenditoriali erano stati accontentati, eppure vi erano ancora dei problemi di equilibrio, ma anche questi vengono risolti con la costituzione di un nuovo consorzio per la tratta più incerta, il Cociv per la Milano-Genova. Un consorzio anomalo di sei imprese, costituito il 3 dicembre 1991”.
Sottolineato che i lavori del Terzo Valico avranno un impatto molto forte sul territorio e sulla salute (trasporto rocce amiantifere per la città ad esempio) e, tra l’altro, prevedono cantieri di lavoro contigui a strutture scolastiche, al contrario da preservare come Villa Sanguineti;
Preoccupati dello scavo e della movimentazione di rocce amiantifere, per le quali non e’ a conoscenza alcun accorgimento per evitare pericoloso inquinamento, a differenza di quanto accennato (seppur in maniera ancora insufficiente) nello studio per la Gronda Autosradale di Ponente;
Siccome sul nodo di Genova (a contratto opere civili nodo di Genova) sono previsti come lavori gli imbocchi del collegamento che dovrebbero portare al Terzo Valico (700 metri complessivi), utilizzabili al contrario per il collegamento tra Borzoli e la linea dei Giovi in modo da permettere l’instradamento dei TEU provenienti dal porto di Voltri verso la Val Padana;
Si chiede che venga attuata una moratoria dei lavori del Terzo Valico ferroviario e si chieda l’utilizzo dei fondi stanziati nei primi lotti nel collegamento Borzoli – Giovi.
Antonio Bruno (FdS); Giampiero Pastorino (SeL);Andrea Boccaccio, Emanuela Burlando, Stefano De Pietro, Mauro Muscarà, Paolo Putti (Movimento 5 Stelle) ; Maddalena Bartolini, Pier Claudio Brasesco, Clizia Nicolella, Luciovalerio Padovani, Marianna Pederzolli, Enrico Pignone (Lista Marco Doria)
ps. la mail con la mozione mi è giunta mentre era ancora in corso il consiglio comunale e potrebbe contenere, anche se irrilevante dal punto di vista politico, inesattezze nei tra i sottoscrittori. Parrebbe che anche il Consigliere Chessa di SEL abbia sottoscritto, mentre i sottoscrittori della lista Doria dovrebbero essere 4 anzichè 6. Come si può evincere il dato politico comunque non cambia.
Etichette:
alluvione,
ambiente,
cinque terre,
disastro ambientale,
dissesto idrogeologico,
Erzelli,
Gronda di ponente,
partecipazione,
precipitazioni,
terzo valico,
via Fereggiano
giovedì 24 maggio 2012
Un altro pezzo di Genova che se ne va a quando la lanterna?
L’identità della nostra città e data anche dal suo paesaggio, dalla
stratificazione storica che si è venuta a determinare nei secoli. In ogni
edificio storico è contenuta una frazione della nostra identita’ collettiva che
è un bene pubblico inalienabile e che non ha
prezzo.
Purtroppo ancora una volta l’alleanza informale ragionieri del comune
– sovrintendenza – funzionari dell’urbanistica – amministratori pubblici è
riusciata in quello che non sarebbe possibile. Vendersi un pezzo di storia di
Genova per far quattrini da buttare nella voragine. Come se dopo che ci saremo
venduti anche la lanterna – e siamo su quella strada con annessa variante di
destinazione d’uso per farci un grattacielo con residenze e servizi - qualcuno
dal cielo ci restituisse la nostra storia , ci permettesse di recuperare la
qualità della vita che dovrebbe essere il segno di una città e che ci stanno
vendendo pezzo a pezzo.
Si perché villa Raggio è tutto questo. Una bellissima villa , un
parco, era diventato un centro per la riabilitazione ortopedica, un centro di
salute mentale. Funzioni preziose per un bene pubblico
preziosissimo.
Be secondo i nostri amministratori dovremmo scordaci tutto questo.
Villa privata, adeguatamente ampliata e ristrutturata, box nel parco e piscina
nel giardino. Voi potreste dire beato chi se lo puo’
permettere…..
E invece no, nessuno potrebbe permetterselo era un bene pubblico, una
villa storica vincolata , un bene ambientale non eliminabile, una villa storica
non frazionabile in appartamenti, un giardino storico in cui il regolamento
comunale vieta espressamente di costruire box, un polmone ambientale per la
città.
E invece…. Siccome la delibera è stata approvata la mattina del 7
dicembre e il puc il pomeriggio la villa non è più vincolata. Come se i
funzionari del comune non sapessero che stavano svendendo un bene pubblico che
il comune nel pomeriggio intendeva
vincolare.
Stiamo scherzando? Qui la compartimentazione – storica piaga degli
uffici comunali – non centra niente. Tutta Genova sapeva che quel giorno si
sarebbe approvato il Puc e fare una delibera che lascia libero campo alla
speculazione non è un atto di disattenzione, è un reato, certo un reato di lesa
cultura, di lesa storia, di lesa bellezza , di ignoranza della cultura
urbanistica e storico ambientale, per quelli penali e contabili mi rimetto alla
magistratura.
Non è la prima volta che l’asse informale ragionieri , geometri,
urbanisti, e sovrintendenti si muove in favore della speculazione ,
dell’interesse privato a danno dell’interesse pubblico.
Ma si puo’ andare avanti cosi’, con iter privilegiati per gli
speculatori danarosi, autorizzazioni sul filo di lana, silenzio degli organi di
controllo e della magistratura?
Andrea Agostini
Presidente Circolo Nuova Ecologia Legambiente
Genova
Dal funzionario una risposta perentoria: “Vale l’ora”.
Cioè ? Se la delibera è stata approvata la mattina del 7 dicembre ed il Piano Urbanistico Comunale è stato approvato il pomeriggio del 7 dicembre, la delibera non rientra nel Piano approvato. Fine.
Così pare si sia compiuto il destino di Villa Raggio, via Pisa 56 in Albaro, l’ex istituto S.Giorgio entrato nel circuito del patrimonio da dismettere della Regione Liguria, dopo una lunga querelle con l’erede di chi l’aveva donato quarant’anni fa per fini “socio-sanitari”: si era ribellata Edvige Jole Oberti, torinese, dopo aver saputo la modifica di destinazione d’uso dell’edificio e in un primo momento il Tar aveva accolto una sospensiva, ma poi non c’è stato niente da fare.
Era il 2008 e nel 2010 compare su www.fintecnaimmobiliare.it l’invito a presentare entro il 9 luglio Offerta Vincolante per “complesso immobiliare di elevata qualità con superficie lorda di tremila mq.”, presso uno studio notarile di Roma. Se ne occupa Valcomp Due, come recita il bando, “società s.r.l. interamente controllata dalla Fintecna” con sede nella capitale.
All’asta vanno immobili di tutta la Liguria, in zone anche di pregio come Alassio, Sarzana., Bordighera, sono appartamenti, ex strutture ospedaliere, terreni: su tutti si assicura l‘edificabilità, la residenzialità, il cambio d’uso.
Finiscono così beni pubblici, che avevano una “funzione pubblica” come Villa Raggio, un tempo clinica per malati di tubercolosi, poi centro riabilitativo ortopedico e Consultorio. Valutata tre milioni di euro, si dice, ormai in abbandono, ancora conserva preziosi affreschi, statue sul colonnato del tetto, splendidi alberi.
Villa Raggio nelle cartografie del Puc licenziato dalla sindaco Vincenzi è “rossa”, ovvero “elemento storico-artistico rilevante”, all’interno del Sistema delle ville e parchi storici di San Luca d’Albaro-Puggia (Norme di Conformità, Ambito di Conservazione), con disciplina paesaggistica puntuale a tutela dell’edificato antico e della conservazione del verde nell’originaria consistenza.
Nel cartello esposto un mese fa dalla società Bagliani su progetto di studio Guidi di Bagno in bella vista si leggono dunque per il complesso monumentale opere di ristrutturazione, cambio d’uso, frazionamento, ampliamento, sostituzione edilizia, realizzazione di piscina pertinenziale con foto relativa di altra riqualificazione già attuata dai committenti…
Che brivido quella piscina da mediterranèe. E farci una bella scuola, con quel magnifico giardino? Ora i bambini della scuola elementare e materna sono a due passi da una delle strade più inquinate di Genova, in via Cavallotti, una scuola di cui hanno ceduto pure il tetto per farne terrazzi agli appartamenti del convento vicino riconvertito: sessant’anni di gentile concessione all’ex cappelletta, ora residenza di pregio.
Non si può preservare tutto, s’intende, incombono tagli e conti in rosso, ma almeno le caratteristiche di Villa Storica, il suo parco.
Dimenticavamo. Per una questione di ore Villa Raggio non è rientrata nella normativa di tutela del Puc, anzi in poco più di un anno, dall’asta di luglio 2010 alla delibera di dicembre 2011 ha avuto un iter super rapido.
Perché ci lamentiamo sempre delle lungaggini della burocrazia?
(Bianca Vergati)
Etichette:
ambiente,
bene pubblico,
beni comuni,
comune di Genova,
delibera,
parco,
Puc,
verde
venerdì 23 dicembre 2011
Chico Mendes - la difesa dei diritti nella difesa dell'ambiente
Nacque nel 1944 al Seringal Cachoeira, in Acre, da una famiglia di discendenti di raccoglitori di caucciu'. Fin da giovane si interesso' a far valere i diritti alle loro terre degli estrattori di gomma. Nel 1970 il piano di integrazione nazionale (PNI), un ambizioso piano del governo per domare l'Amazzonia , attrasse costruttori, allevatori di bestiame, compagnie di legname e coloni in Acre. Nel 1975, Chico Mendes organizzo' un sindacato di lavoratori rurali per difendersi dalle violente intimidazioni e dalle occupazioni della terra praticati dai nuovi arrivati che stavano distruggendo la foresta e quindi togliendo ai lavoratori rurali i loro mezzi di sostentamento.
Mendes organizzo' numerosi gruppi di lavoratori rurali per formare blocchi umani non violenti intorno alle aree di foresta minacciate dalla distruzione e presto attrasse la collera dei costruttori, abituati a risolvere gli intoppi sia grazie a politicanti corrotti sia assoldando pistoleri per eliminare gli ostacoli umani. Queste azioni di contrasto salvarono effettivamente migliaia di ettari di foresta, dichiarati reservas extrativistas dove lavoratori rurali poterono continuare a raccogliere e lavorare il lattice di gomma e a raccogliere frutti , noci e fibre vegetali.
L'interesse internazionale si concentro' su Mendes come difensore della foresta, ma il suo ruolo come leader lo fece anche diventare l'obiettivo degli oppositori frustrati ed infuriati. Nei primi giorni di dicembre 1988, si attivo' per far divenire il suo paese natale, il Serigal Cachoeira, una riserva estrattivista, sfidando il proprietario terriero ed allevatore locale, Darly Alves da Silva, che reclamava la proprieta' della terra. Il 22 dicembre, Chico Mendes che aveva ricevuto diverse minacce di morte lascio' per pochi istanti la sua guardia del corpo. Fu colpito a breve distanza nella veranda posteriore della sua casa da colpi partiti dai cespugli e mori' subito dopo. Continua a leggere >> fonte : Immagini dal SudAmerica
Un doppio ricordo: Augusto e Chico
martedì 20 dicembre 2011
Durban e Ginevra. The day after / Tra Onu e Wto finisce a cibo in faccia
Durban e Ginevra. The day after
di Alberto Zoratti - 19 dicembre 2011
Le conclusioni della COP di Durban e dell'ultima Ministeriale Wto di Ginevra confermano che il multilateralismo è in crisi. In un mondo con tanti problemi globali da risolvere la scelta è procedere per affinità senza troppi vincoli. Questo mette in discussione le ambizioni della Wto, ma rischia di indebolire anche ambiti più legittimi come quello delle Nazioni Unite. Leggere tutto questo senza ingenuità né ideologie è la nuova sfida che abbiamo davanti.
Molto è stato detto sull'ultima Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite, forse poco è stato scritto, visto il sostanziale disinteresse dei nostri media per tutto ciò che non sia gossip o austerity. Ma le "non conclusioni" della 17a COP sudafricana ci mettono davanti agli occhi un mondo in piena transizione che va oltre la cornice della stessa Conferenza sul clima.
Il primo elemento su cui riflettere è la crisi del multilateralismo, in ogni sua forma. Pochi giorni dopo la chiusura di Durban, si è tenuta dal 15 al 17 dicembre a Ginevra la Conferenza Ministeriale della Wto, l'Organizzazione Mondiale del Commercio. Aldilà delle conclusioni retoriche e, per fortuna in questo caso di basso profilo, Ginevra ci mostra uno scenario dove pochi Governi procedono nonostante gli altri, dove 24 Paesi si accordano (e tra questi c'è anche l'Unione europea) per varare un accordo commerciale sugli appalti pubblici che parla di "plurilateralismo" e che fa fare le capriole dialettiche al presidente di turno nigeriano per tenerlo insieme al "multilateralismo", concetto che sta alla base dell'esistenza stessa della Wto. Lo stesso blocco del negoziato di Doha, il ciclo negoziale di liberalizzazioni in sede Wto fermo al palo dal novembre 2001, mostra come le arene multilaterali siano in seria crisi. Continua a leggere ….>>
*********
Tra Onu e Wto finisce a cibo in faccia di Monica Di Sisto - 17 dicembre 2011
Il direttore della Wto Pascal Lamy ha deciso di rendere pubblica una sua lettera di scontento contro ilrapporteur del diritto al cibo delle Nazioni Unite Olivier De Schutter, reo di aver accusato l’organizzazione e le sue regole di aggravare la crisi alimentare globale
Chi avrebbe mai creduto, alla vigilia dell’Ottava ministeriale della Wto, che tra Wto e Nazioni Unite sarebbe scoppiata una zuffa pubblica dai toni inediti sulla sicurezza alimentare? Il tema demodé come l’agricoltura è stato ripescato nel G8 dell’Aquila tra le priorità politiche globali da Grandi in cerca di credibilità tra le macerie, fisiche e metafisiche, di un sistema di affari corrotto e autolesionista. Da quei giorni, di G8 in G20, di vertice in vernissage, tutti i leaders globali hanno fatto a gara per mettere le mani su uno dei grandi affari del secolo: come vendere a più caro prezzo il pane quotidiano a una popolazione globale in rapida espansione.
Ora che, però, le risorse scarseggiano, il clima cambia, la fame rovescia rivoluzioni in piazza e il commercio globale rallenta perché le comunità cominciano a tenersi stretta l’opportunità di produrre e mangiare in autonomia, il re bottegaio sembra sempre più nudo e, quando fa la voce grossa con chi ha dalla sua la ragione dei dati evidenti, non può che avere la peggio. Ed è così che, ancor prima che l’Ottavo vertice iniziasse, nella sorpresa generale, il direttore della Wto Pascal Lamy ha deciso di rendere pubblica una sua lettera di scontento contro il rapporteur del diritto al cibo delle Nazioni Unite Olivier De Schutter, reo di aver accusato l’organizzazione e le sue regole di aggravare la crisi alimentare globale. ''Sono radicalmente contrario alla sua affermazione che gli Stati devono limitare la loro dipendenza dal mercato globale per raggiungere la propria sicurezza alimentare'' obietta Lamy. Oppone, in polemica risposta, un'altro organismo delle Nazioni Unite, la task force di Alto Livello creata da Ban Ki Moon, da sempre sotto accusa dai movimenti contadini per i legami diretti di molti suoi membri con l’agrobusiness. Un organismo che, spesso a braccetto con la Banca Mondiale, sostiene infatti che “un mercato globale piu' liberalizzato contribuisce alla sicurezza alimentare rendendo il cibo piu' disponibile''. Continua a leggere ….>>
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok . Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Etichette:
agricoltura,
ambiente,
co2,
commercio,
cop17,
crisi alimentare,
ginevra,
giustizia climatica,
kyoto,
LDCs,
Occupy WTO,
protezionismo,
sviluppo,
unione europea,
wto
domenica 11 dicembre 2011
DURBAN COP17 - Considerazioni finali
Da Durban/COP17
- Alberto Zoratti - Fair
DURBAN COP17.
PERSA UN'OCCASIONE IMPORTANTE PER COMBATTERE IL CAMBIAMENTO
CLIMATICO
FAIR: "SENZA INTERVENTI
SOSTANZIALI RISCHIAMO L'APARTHEID CLIMATICO"
[Durban/COP17 - 11
dicembre]. Il Pacchetto di Durban è la risultanza delle oltre due
settimane di negoziati alla COP17 di Durban, in Sudafrica, che avrebbero dovuto
dare una risposta forte e definitiva alla lotta al cambiamento
climatico.
"Un risultato debole, insufficiente"
commenta Alberto Zoratti, dell'organizzazione dell'economia solidale Fair
presente a Durban nel network internazionale Climate Justice Now!, "che non è
assolutamente all'altezza della crisi climatica che ci troviamo ad
affrontare".
Il Protocollo di Kyoto è stato salvato nella
forma e nella struttura, ma i contenuti sostanziali sono ancora una volta stati
rimandati lasciando ancora una volta nell'incertezza miliardi di persone che
aspettano risposte concrete e non approcci procedurali ad un fenomeno che sta
peggiorando di giorno in giorno.
"I dati dell'IPCC e dell'UNEP stanno
continuando a metterci in guardia sul rischio di superare il punto di non
ritorno" sottolinea Zoratti, "questo significa che milioni di persone in tutto
il mondo rischiano di essere colpite da eventi atmosferici estremi, da siccità,
da perdite di raccolti che peggioreranno la condizione di vita di intere
comunità".
Il Green Fund, istituito un anno fa a Cancun,
non è ancora stato finanziato adeguatamente, nonostante sia in programma di
mobilizzare oltre 100 miliardi di dollari all'anno al 2020, "una cifra", secondo
Zoratti, "assolutamente inadeguata, che non risponde alle reali esigenze di
sostenere l'adattamento e combattere la mitigazione. Ma anche le modalità di
finanziamento del fondo, che per noi dovrebbe essere pubblico e senza interventi
di istituzioni come la Banca Mondiale, rimangono nel vago".
Tutto il pacchetto approvato a Durban, quindi,
se salva un percorso multilaterale e la Conferenza delle Parti dell'Onu,
comunque uno spazio necessario sebbene non sufficiente per combattere il
cambiamento climatico, è una risposta debola ad una crisi reale.
"I Governi del mondo non hanno
dimostrato alcuna capacità di leadership" conclude Zoratti, "il rischio è quello
dell'apartheid climatico, miliardi di persone lasciate al loro destino, senza
strategie di contenimento del fenomeno né di sostegno reale alle comunità
colpite. Dalla città di Durban, e dal Sudafrica liberato dal giogo
dell'apartheid, ci saremmo aspettati di più. E' importante una mobilitazione
vera, delle persone, della società civile, dei movimenti sociali per cominciare
a mettere in atto, anche dal basso, la transizione ad una società diversa,
obiettivo oramai non più
eludibile".
Etichette:
ambiente,
co2,
cop17,
giustizia climatica,
kyoto,
unione europea
COP17. Kyoto risorge. Ma il clima è salvo?
Da Durban/COP17 - Alberto Zoratti - Fair
[Durban/COP17]. - Si conclude dopo giorni di negoziati ed ore di attesa la 17a Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico a Durban. Nasce il Durban Package che consolida il percorso multilaterale rimesso in piedi a Cancun. Si salva il protocollo di Kyoto, da molti dato per morto, e l'Unione Europea conosce un nuovo protagonismo. L'unica cornice vincolante non viene messa in un cassetto, ma il lavoro da fare è ancora molto. Anche per contrastare una serie di distorsioni che piuttosto che contribuire alla lotta al cambiamento climatico in un'ottica di equità, rischiano di aggravarlo, come i meccanismi di mercato, troppe volte sovrastimati. Rimangono in piedi il REDD+, con i rischi per le foreste, un vero e concreto impegno davanti a impegni vincolanti, il rispetto delle sollecitazioni che vengono dal mondo scientifico, la possibile ingerenza della Banca Mondiale e di altre organizzazioni come la Wto sui temi climatici, un reale impegno per stanziare risorse per il Green Fund. Il lavoro, per la comunità internazionale, è ancora molto e difficile. Ed i movimenti della società civile dovranno fare la loro parte.
Conclusa alle 5 di notte la COP17
COP17. Kyoto risorge. Ma il clima è salvo?
A Durban nasce il l'omonimo package, dopo una giornata ed una notte estenuanti la 17a Conferenza delle Parti chiude con un risultato. Kyoto è salvo, grazie all'ostinazione della maggioranza delle delegazioni presenti, prima fra tutte l'Unione Europea. L'unica cornice legale vincolante non è stata travolta dal disimpegno di pochi, ma con Kyoto rimangono anche le contraddizioni di una serie di strumenti di mercato troppe volte sovrastimati e di una strategia di lotta al cambiamento climatico ancora molto, troppo inadeguata. La storia di una nottata fuori dal comune.
09-12-11
DURBAN: DIRETTORE ESECUTIVO GREENPEACE ESPULSO DA CONFERENZA CLIMA
(ASCA) - Roma, 9 dic - Kumi Naidoo, Direttore Esecutivo diGreenpeace International, e' stato fatto allontanare dall'edificio nel quale e' in svolgimento la conferenza delle Nazioni Unite sul clima aDurban, in Sud Africa. E'la stessa organizzazione ambientalista a renderlo noto, precisando che a Naidoo e ad altri 9 attivisti di Greenpeace e' stato confiscato il badge di accesso e non potranno quindi rientrare nel Palazzo dei congressi per partecipare al resto della conferenza.
Questo pomeriggio Kumi Naidoo si era unito a una protesta non violenta all'interno del centro congressi, appena fuori della sala plenaria nella quale e' in corso il segmento ministeriale della conferenza sul clima. Alla protesta hanno partecipato un centinaio di attivisti provenienti da tutto il mondo e rappresentanti di diversi gruppi della societa' civile, tra cui 350.org, Friends of the Earth e Avaaz. Tra i dimostranti era presente anche il Ministro dell'Ambiente delle isole Maldive, Mohaemmed Shareef, particolarmente preoccupato per gli effetti dei cambiamenti climatici visto che il suo paese e' costituto da un arcipelago di isole che si alza di pochi metri sopra il livello del mare.
Prima di essere accompagnato fuori dal centro congressi, Naidoo ha dichiarato:''Siamo qui per sostenere i Paesi piu' vulnerabili ai cambiamenti climatici, la cui sopravvivenza non viene presa in considerazione da chi siede in quella sala conferenze. Siamo qui per chiedere ai Ministri di ascoltare le persone, non chi inquina. La delegazione degli Stati Uniti sta in questo momento pianificando a tavolino la scomparsa di Paesi membri delle Nazioni Unite dalla mappa del pianeta.
Questo e' semplicemente inaccettabile''.
Dopo essere stato allontanato Naidoo ha continuato:''E' paradossale che, mentre la maggioranza dei cittadini del mondo chiede azioni urgenti per proteggere il clima e salvare vite umane, la delegazione degli Stati Uniti continui liberamente ad ostacolare ogni progresso delle trattative.
Chiedo al popolo americano, per il quale oggi siamo qui, di domandarsi cosa farebbe se venisse a sapere che i potenti del mondo stanno complottando per cancellare gli Stati Uniti dalla carta geografica. Perche' questo e' esattamente il futuro che attende chi vive alle Maldive o in altre isole. La delegazione di Obama e' in grado di far fallire questa conferenza solo con il sostegno di altri grandi inquinatori.
Faccio un appello a quelle Nazioni affinche' riconsiderino la loro alleanza con la delegazione degli Stati Uniti, e pensino a quei Paesi che rischiano di scomparire''.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok . Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Etichette:
ambiente,
co2,
cop17,
giustizia climatica,
kyoto,
unione europea
sabato 10 dicembre 2011
La lunga notte di Durban
Care e cari,
la Conferenza delle Parti di Durban, come molti si aspettavano, ha scelto di sforare nei tempi. La fine della plenaria, programmata per ieri, si è rimandata ad oggi con inizio, in sala da decidere, alle 10 ore di Durban. In un Convention center a metà tra il bivacco ed il disimpegno, le delegazioni governative corrono per trovare un accordo che consenta di non far perdere ulteriore tempo al mondo che aspetta. C'è la possibilità di una conclusione comunicabile, non si sa ancora quanto accettabile nei contenuti. E come ogni volta si accende la polemica sul multilateralismo e sulla possibile inutilità dei percorsi Onu, non tenendo presente che chi chiede con forza approcci multilaterali sono proprio i Paesi del sud del mondo, approcci che le grandi potenze come gli Stati Uniti notoriamente rifiutano.
Per i prossimi aggiornamenti, a risentirci a dopo.
Alberto
Durban. La conferenza infinita
La lunga notte di Durban
Nelle stanze e nei corridoi dell'ICC di Durban si sono fatte le ore piccole. Molti delegati hanno trovato posto sulle poltrone per passare la nottata, altri si sono trovati impigliati in estenuanti negoziati. L'Assemblea plenaria della COP17 ha scelto di non fare il bis della sua precedente versione messicana: sospensione a tarda notte e ripresa alle 10 del mattino di sabato. Ed i testi usciti dagli Indaba lasciano spazio a molte interpretazioni, ma anche ad alcune preoccupazioni. Con una domanda: il multilateralismo val bene una messa?
di Alberto Zoratti - 10 dicembre 2011 Leggi >>
Ai colloqui sul
clima delle Nazioni Unite, ispirati al movimento “Occupy”, fuori
delle stanze ufficiali del negoziato, gli attivisti rivendicano
“giustizia climatica” e il rifiuto di “false soluzioni”.
I rappresentanti
da tutto il mondo, hanno parlato
di come la crisi climatica, colpisce le comunità e hanno chiesto un
risultato ambizioso in linea con le pressanti necessità
scientifiche.
http://a-sinistra.blogspot.com/p/durban-ultimo-giorno-della-cop17.html
http://a-sinistra.blogspot.com/p/durban-news.html
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok . Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Etichette:
ambiente,
co2,
cop17,
giustizia climatica,
kyoto
martedì 29 novembre 2011
Altreconomia :: Clima. Durban ultima spiaggia?
Etichette:
ambiente,
co2,
cop17,
giustizia climatica,
kyoto,
unione europea
domenica 27 novembre 2011
SENZA KYOTO NON C'E' FUTURO - ALLA VIGILIA DELLA CONFERENZA ONU SUL CLIMA IN SUDAFRICA
SENZA KYOTO NON C'E' FUTURO.
ALLA VIGILIA DELLA 17a CONFERENZA ONU SUL CLIMA IN SUDAFRICA
FAIR, LEGAMBIENTE, ALTRECONOMIA, ARCI E CGIL:
"UN ACCORDO VINCOLANTE PER NON SUPERARE IL PUNTO DI NON RITORNO"
Mancano pochi giorni al via della 17a Conferenza ONU delle Parti sul cambiamento climatico, che si terrà a Durban, in Sudafrica, dal 28 novembre al 9 dicembre. Un appuntamento delicato, dopo l'ultimo appuntamento di Cancun, nel dicembre 2010, dove si riuscì a rimettere in piedi un negoziato in crisi, ma a spese di un accordo concreto ed operativo sulla lotta al cambiamento climatico. Questo in un momento drammatico sia per la situazione economico finanziaria, che sta impattando pesantemente sulla vita delle persone, ma anche per l'impatto delle attività umane sul pianeta, se pensiamo che a livello globale le emissioni è aumentato nel 2010 di un +6% rispetto al 2009, superando le peggiori previsioni della comunità scientifica internazionale. Un impatto già tangibile, e che ha visto un incremento degli eventi meteorologici estremi che ha toccato la cifra di 14mila in tutto il mondo tra il 1990 ed il 2009 e che, anche nel nostro Paese, sta lasciando il segno, basti pensare alle alluvioni recenti in Liguria ed in Sicilia. Un accordo vincolante, che rilanci Kyoto aggiornato ai dati che provengono dall'IPCC, il Panel internazionale di scienziati sul clima, e che stanzi da subito le cifre necessarie per adattamento al cambiamento climatico e mitigazione delle emissioni, per evitare di superare il punto di non ritorno. E' quello che chiedono l'organizzazione dell'economia solidale Fair, Legambiente, Altreconomia, Arci e CGIL presenti a Durban per monitorare i negoziati, mobilitandosi a fianco delle reti internazionali. Altreconomia, in collaborazione con ReteClima, Equomercato, LiberoMondo, Palm e Fair, ha deciso di aprire una finestra quotidiana sui negoziati sul clima di Durban. Il blog Ri(e)voluzione (www.altreconomia.it/clima) sarà un filo diretto con la delegazione italiana a Durban con l'obiettivo di mantenere accesa l'attenzione su un vertice che dovrebbe porre le basi del cambiamento di rotta necessario.
Segui il vertice COP17 di Durban su: www.altreconomia.it/clima
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok . Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Etichette:
ambiente,
clima,
durban,
effetto serra,
G20,
G8,
globalizzazione,
innalzamento temperatura,
kyoto
venerdì 11 novembre 2011
A quando la prossima? Genova - Consiglio Comunale straordinario sull'alluvione
Nei giorni scorsi ho avuto modo di intervenire, anche duramente, sulle responsabilità del Sindaco di Genova in merito alla recente alluvione.
Spesso la mancanza di conoscenza di una situazione “locale”, come quella genovese, porta a considerazioni che non trovano riscontro rispetto a quello che forse potrebbe apparire il “buon senso politico”
Concretamente io sostengo che il problema della chiusura o meno delle scuole è un falso problema, sicuramente corretto è il principio che le scuole in caso di “eventi” particolari diventino presidi sul territorio per la gestione dell'emergenza. Per cui se sotto questo profilo la Sindaco ha operato correttamente, sulla gestione dello stato d'allerta è stata quanto mai lacunosa.
La responsabilità che imputavo, e continuo ad imputare alla Sindaco, è tutta politica, ed è quella di essere organica al partito della cementificazione, Di quel partito di opere inutili e dannose come la “gronda di ponente”, scempi come gli “Erzelli”, proposte indecenti come il nuovo stadio nella zona a mare di Sestri ponente a ridosso dell'Aereoporto, ed infine un nuovo via, nel nuovo puc presentato ai parcheggi sotterranei (quindi nuove impermeabilizzazioni del terreno).
…..a quando la prossima?
Loris (11.11.11)
ORDINE DEL GIORNO IN MERITO ALLA DISCUSSIONE RELATIVA AGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL 4 NOVEMBRE 2011
Il Consiglio Comunale di Genova,
Considerato l'impatto che l'alluvione di venerdi 4 novembre 2011 ha avuto su ampie parti del territorio genovese e, in particolare, la morte di 6 persone;
Premesso che il territorio così come la natura e la storia l’hanno consegnato a noi, è un patrimonio che va amministrato con la massima saggezza sapendo che è un bene limitato, che non è riproducibile.
La sottrazione di anche un solo metro quadrato può significare lo stavolgimento dell’assetto idraulico e l’aumento dei rischi per le persone, oltre al danneggiamento del paesaggio;
Considerato che “costruire sul costruito” deve significare fermare il consumo di territorio, senza aumentare il carico insediativo e di urbanizzazioni primarie e secondarie, in zone già densamente popolate;
Tenuto conto del cambiamento climatico in atto che comporta precipitazioni intense frequenti, e della necessità di affrontare la sicurezza idrogeologica in maniera completa, sia con misure strutturali che non strutturali, come:
manutenzione dei corsi e dei versanti
riqualificazione del patrimonio forestale
vincoli urbanistici, assicurazioni, prevenzione e protezione civile
la rinaturalizzazione dei rii, compresi i loro versanti, permettendo la creazione di aree golenali, aumentando la capacità di ritenzione delle acque e la dissipazione dell’energia per ridurre il rischio idrogeologico più a valle,come stanno facendo da anni sulla Loira, in Francia, sulla Drava in Austria o sul Reno in Germania
aumento di territorio permeabile
demolizione di strutture in argine
impegna la Sindaco e la Giunta a:
predisporre emendamenti al PUC in modo da aumentare la quantità di territorio permeabile nel Comune di Genova, non autorizzando nuovi insediamenti e parcheggi in aree naturali e inondabili;
implementare protocolli certi e non ambigui con sistemi integrati di allarme per la gestione dell'emergenza in tutto il territorio comunale;
non adeguarsi alla sconcertante diminuzione della distanza dai fiumi per le nuovi costruzioni, approvato recentemente dal Consiglio Regionale Ligure;
rivendicare il proprio ruolo di governo del territorio, esprimendo la propria contrarieta' al “silenzio – assenso” previsto in un disegno di legge depositato dalla Giunta Regionale per i permessi a costruire;
attivarsi verso le competenti autorità di polizia territoriale per procedere senza indugio all’abbattimento di quegli edifici situati sugli argini che riducono la sicurezza, prevedendone la ricollocazione e la rimozione di qulunque deposito/accumulo di inerti vicino ai tratti fluviali;
Intervenire prioritariamente in quei corsi con particolare emergenza idraulica, per aumentare la capacità di smaltimento dei tronchi coperti, fino a soddisfare lo smaltimento della portata 200-ennale;
Aiutare economicamente gli alluvionati per riavviare le attività, non dimenticandosi dei cittadini di Sestri Ponente alcuni dei quali ad oggi sono a rischio di fallimento per mancati finanziamenti;
Bruno (prc), Cappello (misto)
favorevoli 6 prc, cappello, bernabò, sel,
astenuti 8 (pdl,altra genova, lega, maggi)
contrari 23 (pd,idv)
per tutti i "foresti"
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok . Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Etichette:
alluvione,
ambiente,
cinque terre,
consiglio comunale,
disastro ambientale,
dissesto idrogeologico,
GENOVA,
la Spezia,
legambiente,
Marta Vincenzi,
precipitazioni
venerdì 4 novembre 2011
Genova- la violenza al territorio inghiotte sette vite
...E questa volta i morti sono sette (per ora) di cui tre sono bambini. Indignazione? rabbia? voglia di rovesciare tutto il rovesciabile? Non saprei proprio come esprimere il sentimento che ormai da ore mi sta attraversando animo, corpo e mente.
Penso che il prezzo sia un prezzo inaccettabile e che le responsabilità siano molteplici. Penso che la violenza esercitata sul territorio si è trasformata in violenza esercitata fisicamente sui corpi di quei bambini, di tutte le vittime e di tutti coloro che hanno perso qualche bene in quell'acqua violenta.
Ci saranno inchieste della magistratura, ci saranno accertamenti più o meno di responsabilità, il fato si assumerà forse gli oneri più cospiqui.
Ieri infine in una parziale giornata di sole, sul giornale cittadino "Corriere Mercantile" Andrea Agostini esponeva in un articolo intervista il suo punto di vista.
Lo chiameremo Cassandra?
Loris
da corriere mercantile del 3/11/2011
La denuncia - Da Ponente a Levante e nelle due vallate la “mappa" delle aree più esposte
Legambiente: <A Genova ancora tante zone a rischio>
Agostini: <Troppe cementificazioni e poca manutenzione del territorio. Un evento simile a quello di Vernazza potrebbe accadere qui>
<Se su Genova si abbattessero i 40 centimetri di pioggia che sono caduti su Vernazza, in molte zone della città si correrebbero rischi analoghi». Non teme di usare toni allarmistici Andrea Agostini, presidente del circolo Nuova Ecologia di Legambiente, mentre sulla città incombe la minaccia del nuovo allerta meteo. E la "sua" mappa dei rischi - che imputa a carenza di manutenzione del territorio e alle cementificazioni - spazia da Levante a Ponente, dalla Valpolcevera alla Valbisagno. «Mi pare che ormai si concordi sul fatto che per l’alluvione di Vernazza siano stati decisivi il crollo del parcheggio costruito a monte del paese e la mancanza di manutenzione del territorio soprastante - osserva Agostini - Ma, lasciando che la magistratura faccia il suo lavoro, bisogna chiedersi come è stato possibile che si sia autorizzata una costruzione di quel tipo. E siccome anche a Genova sono state autorizzate cementificazioni in zone fragili del territorio, siamo tutt’altro che immuni dal rischio di altre alluvioni». L’“excursus“ del rappresentante di Legambiente parte dalla Valpolcevera: «Con la realizzazione delle strade di sponda gli argini del Polcevera sono stati cementificati e, quando piove, questo aumenta la velocità di scorrimento dell’acqua e, di conseguenza, la potenza del suo impatto» spiega, citando l’area di Fiumara come una di quelle a facile rischio di allagamenti. «Nella stessa valle - continua Agostini - altre zone a rischio sono quella del rio Fegino a nord, dove ci sono i cantieri, e a valle verso Manesseno, dove i Comuni di Genova e di Sant’Olcese hanno autorizzato la costruzione rispettivamente di capannoni industriali e di palazzi lungo il Secca che su un lato non ha protezioni». Dalla Valpolcevera al Ponente, con i torrenti Branega e Chiaravagna: «A monte del Branega non sono ancora stati rimossi molti tronchi di alberi bruciati dopo l’ultimo incendio e pronti a finire nel torrente - denuncia Agostini - A Sestri l’"effetto tappo" costituito dagli interventi realizzati alla foce del Chiaravagna è sempre lo stesso, e il palazzo di via Giotto è ancora lì. Ma a Sestri la situazione è anche peggiorata rispetto all’alluvione che un anno fa aveva mandato a bagno le aziende di via Merano, perché a Erzelli si è continuato a costruire e, quindi, a impermeabilizzare il terreno e non mi risulta che si sia fatto nulla per evitare il rischio di un’altra alluvione». Spostandosi dal Ponente alla Valbisagno Agostini punta il dito sullo stato del Fereggiano: «L’ultimo tratto scoperto è quello più pericoloso - denuncia - Da un lato si è costruito e dall’altro ci sono muretti pericolanti e, come se non bastasse, a monte si è autorizzata la realizzazione di un parcheggio. Nonostante gli interventi in corso per rifare la copertura del Bisagno, la zona vicino al ponte di Sant’Agata resta a rischio, mentre non è stata ancora pulita, a monte, l’area della Valbisagno colpita dall’ultimo incendio». Ma, secondo l’esponente ambientalista, le cose non vanno meglio a levante, dove "nel mirino" c’è, fra l’altro, il rio Bagnara «che a Quinto scorre fra cementificazioni, muri pericolanti e argini dissestati» e «la zona fra via dei Floricoltori e via Donato Somma, a Nervi, dove si sta costruendo un parcheggio. Prima che si aprisse questo cantiere - osserva Agostini - il corso d’acqua che passa di lì, almeno da un lato aveva uno spazio verde che rappresentava un’area di sfogo in caso di forti piogge, mentre adesso c’è altro cemento». «Bastano questi pochi esempi - conclude - per capire che a Genova le esperienze del passato non hanno ancora insegnato abbastanza. Adesso tutti piangono per quello che è successo nelle Cinque Terre, ma noi di Legambiente lo denunciamo e diciamo che prima di autorizzare nuovi interventi di cementificazione un pubblico ufficiale dovrebbe valutare quali possono essere le conseguenze e avere anche una garanzia di manutenzione, perché non basta che il tubo sia abbastanza largo, se poi nessuno si occupa di
tenerlo pulito. In una regione così fragile e che ha già pagato un alto prezzo alle cementificazioni, è ora che le amministrazioni pubbliche modifichino radicalmente la politica del territorio.
a.c.
domenica 30 ottobre 2011
Lettera aperta a Napolitano - i responsabili della tragedia delle cinque terre siamo noi
L'amica e compagna Ross, del blog Attaccabottone nel commentare uno dei post sull'alluvione nello Spezino e in Lunigiana, mi ha segnalato un link di una lettera aperta di un sindaco della Val Susa.
ripropongo per esteso la lettera presa dal sito di "altraeconomia" e ne approfitto per segnalare il nuovo Blog di Ross "Alla Macchia - Briganti e partigiani".
Amministratori, cittadini, elettori: la colpa è nostra, non dei cambiamenti climatici
Mauro Galliano è assessore nel Comune di Sant’Ambrogio di Torino (in valle di Susa). Un piccolo Comune di 8,59 km2, con 4.843 abitanti. Il 26 ottobre ha indirizzato una lettera aperta al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per rispondere ad alcune affermazioni del Capo dello Stato in merito all'alluvione che ha colpito lo spezzino e la Lunigiana, causando morte e distruzione. La riportiamo integralmente.
sono un amministratore comunale di un piccolo paese all'imbocco della Valle di Susa in Piemonte e le scrivo in merito alle sue dichiarazioni che ho avuto modo di leggere in merito alla disastrosa alluvione che ha colpito il levante ligure e la lunigiana. Lei attribuisce i morti ai cambiamenti climatici. Purtroppo non sono d’accordo con Lei.
Il responsabile di quella tragedia sono io: amministratore, cittadino italiano nonché elettore.
Sono io amministratore quando sono costretto ad ampliare le aree edificabili e quindi a cementificare il territorio che non è più in grado di assorbire l’ acqua piovana che così “scivola” altrove, per poter incassare oneri di urbanizzazione e quindi mantenere sano il bilancio del Comune. Quando non so urlare abbastanza la mia rabbia per i soldi che mancano per le piccole cose: mantenere puliti i canali, i torrenti di montagna, mettere in sicurezza gli argini, monitorare le frane ma che miracolosamente piovono dal cielo per le grandi, grandissime opere. Quando imploro l’aiuto dei volontari della Protezione civile che sostituiscono le gravi lacune delle Istituzioni pubbliche anziché pretendere con ancora maggior forza (se mai fosse possibile) i fondi necessari.
Quando i fondi me li procuro, ma con gli oneri di urbanizzazione creando così un circolo viziato senza fine.
Sono io cittadino italiano quando per pigrizia, disinformazione, troppa fiducia nei miei rappresentanti evito la partecipazione diretta, la cittadinanza attiva e lascio che presunte “scelte strategiche” quali Tav, ponte sullo stretto, rigassificatori, inceneritori sottraggano denaro alla manutenzione del territorio, delle sponde dei fiumi, alla messa in sicurezza delle scuole, alle energie alternative, tutte cose che creerebbero moltissimi posti di lavoro immediati e diffusi su tutto il territorio nazionale, ma soprattutto controllabili dagli enti locali e non fagocitati dalle scatole cinesi del general contractor o peggio dalla criminalità organizzata. Quando non faccio sentire la mia voce, quando resto a casa perché macinare km in un corteo è faticoso, rischioso o peggio sconsigliato a parteciparvi dagli stessi politici (se non sono stati loro a organizzarlo e promuoverlo!) o peggio ancora perché minacciato di essere “radiato” dal mio partito di riferimento se vi partecipo.
Sono io elettore, il responsabile, quando non vigilo sull’ operato degli eletti, non li stimolo,controllo, quando dopo aver espresso il mio voto delego ad altri in toto e mi allontano per 5 anni (o quanto dura la legislatura) dalla cosa pubblica, dalla vita associativa, dal volontariato.
Quando mi lascio: abbindolare dai media e fatico a farmi una mia opinione, terrorizzare dal voto utile (per non lasciare il paese in mano alle destre dicono gli uni o alle sinistre dicono gli altri), ingannare dagli apparentamenti di coloro che parenti stretti non potranno mai esserlo.
Quando non mi accorgo che miliardi di euro vengono impegnati e promessi nei programmi elettorali per l’ acquisto di aerei da combattimento (ma l’ Italia non ripudia la guerra?) o per un inutile buco in valle di Susa mentre una dopo l’altra le regioni italiane si sgretolano sotto frane, alluvioni, terremoti (non sempre così intensi rispetto ai danni arrecati anche agli edifici pubblici che dovrebbero essere i più sicuri).
In una democrazia “imperfetta” quale la nostra, la responsabilità è sempre mia, cioè di tutti i cittadini che liberamente e senza condizionamenti dovrebbero scegliere il meglio. Secondo me i cambiamenti climatici, purtroppo, non c’entrano o c’entrano poco.
Non so se questa lettera giungerà a destinazione, sicuramente arriverà nelle mani di chi la giudicherà inopportuna, infarcita di demagogia e populismo sostenendo che il Presidente della Repubblica ha sempre ragione. Io posso solo immaginare i motivi profondi della sua dichiarazione in cui cita i cambiamenti climatici come responsabili della disastrosa ultima alluvione. In questo caso è da ringraziare, per la sua prudenza e grande senso di responsabilità.
Mauro Galliano
Sant’Ambrogio di Torino, 26 ottobre 2011
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok . Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Iscriviti a:
Post (Atom)
BEGIN
Lettori fissi
networkedblogs
DISCLAIMER
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001.
L'autore del blog non è responsabile del contenuto dei commenti ai post, nè del contenuto dei siti "linkati".
Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via E-mail. Saranno immediatamente rimosse.
Some text or image, in this blog, were obtained via internet and, for that reason, considered of public domain. I have no intention of infringing copyright. In the case, send me an E-mail and I will provide immediately.












