il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

Amicus Plato, sed magis amica veritas



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mercoledì 12 giugno 2013

Piazza Taksim - l'indignazione occidentale non è più sufficiente (video)



Dura repressione da parte del regime di Erdogan. Le immagini si riferiscono all'arresto all'interno del palazzo di giustizia degli avvocati difensori degli oppositori al regime che manifestano in piazza Taksim.
L'indignazione non è più sufficiente. E' necessario che la comunità internazionale intervenga contro la svolta dittatoriale del governo Turco.



Oltre alla difesa del Gezi Park i Turchi che oggi manifestano in piazza Taksim rivendicano la laicità dello  Stato turco come la disegnò il padre fondatore della moderna Repubblica Turca Mustafa Kemal Atatürk

 

mercoledì 5 giugno 2013

occupy gezi


"Ho dormito 5 ore in 3 giorni, sono stato colpito da tantissimo spray al peperoncino, sono quasi morto almeno 3 volte, e le persone mi chiedono: "salverai forse la Turchia?". Si, lo farò. Se non possiamo salvare la Turchia moriremo per questo. Sono davvero stanco. In 3 giorni mi sono nutrito solo di 7 energy drink e ho preso 9 analgesici. Ma domani alle 6 di pomeriggio sarò di nuovo a protestare per la rivoluzione".
Sono le ultime parole scritte su facebook da Abullah Comert 22 anni ucciso dalla polizia ad Antiochia.


Una brutale repressione contro il popolo turco sta avvenendo in Turchia.
3 morti , centinaia di feriti migliaia di arresti. Con la lotta del popolo turco
Per fermare la repressione e per esprimere la nostra solidarietà.

GENOVA
Giovedi 6 giugno ore 17.30
Piazza de Ferrari
Presidio sotto il consolato turco.


giovedì 30 maggio 2013

Pussy Riot "Maria Alekhina in sciopero della fame.



Alcuni giorni fa Daniele mi postava su fb la seguente notizia sulle condizioni delle Pussy Riot

"Maria Alekhina da sei giorni in sciopero della fame. 

Qualche giorno fa ha ricevuto anche una lettera del cantante Paul McCartney dopo il sostegno pubblico di Madonna, Bjork e dei Red Hot Chili Peppers. Maria Alekhina fa parte delle PUSSY RIOT, un gruppo anonimo collettivo riot grrrl (sottogenere tematico del punk rock) femminista sovietico. Nel marzo del 2012 è stata arrestata, imprigionata e processata per un’esibizione pubblica non autorizzata contro Putin nella Cattedrale del Cristo Salvatore. Attualmente a Maria è negato qualsiasi contatto con il mondo esterno, può solo parlare con il suo avvocato. Il 22 maggio si è aperto un procedimento di scarcerazione anticipata a cui le è stato negato di partecipare evitando così qualsiasi suo intervento agli occhi della Stampa o di poter vedere almeno attraverso le sbarre sua figlia o la sua famiglia, per questa ragione e per protestare sulle nuove procedure di detenzione applicate alla colonia penale in cui è rinchiusa Maria non mangia da sei giorni." 
Daniele C.

...oggi direttamente dal sito per la liberazione delle Pussy Riot apprendiamo che Masha, altra ragazza in stato di detenzione appartenente al gruppo, è stata ricoverata in ospedale dopo che anche lei aveva intrapreso uno sciopero della fame.
Come accadde ai tempi del processo, questo blog vuole rimanere vicino alla ragazze incarcerate e non vuole far cadere l'attenzione sulle "malefatte" dell'amico di Berlusconi: Putin!


domenica 22 luglio 2012

Caro Letta, se tu senti la mancanza di Cossiga, noi sentiamo ancor di più la mancanza di Giorgiana

Caro Letta, se tu senti la mancanza di Cossiga, noi sentiamo ancor di più la mancanza di Giorgiana


...e pensare che la responsabilità politica di quella morte, sta in colui di cui tu senti la mancanza, da lo spessore morale tra chi credeva nei valori della partecipazione, della rivendicazione dei diritti civili e chi si arrabatta nelle trame di potere, vive nei giochi di partito e giustifica anche le nefandezze di un passato mai stato così presente dopo questi due giorni trascorsi in una Genova che mantiene memoria dei biechi calcoli di una destra politica che mai ha rinunciato alla violenza pur di imporre la propria linea politica.
Giorgiana.....sino a Carlo una lunga scia di sangue le cui responsabilità politiche sono davanti a tutti.
Loris


venerdì 20 luglio 2012

Oggi, ore 17.27 in Piazza Alimonda con la memoria a 11 anni fa ed il presente in piazza ad Atene e Madrid


…Sto per muovermi verso Piazza Alimonda, un appuntamento con la “memoria” , la memoria di un ragazzo ucciso, che insieme a centinaia di migliaia di altri giovani manifestavano affinchè un altro mondo fosse possibile.
Un mondo che in questi anni ha arrogantemente seguito le regole della globalizzazione, del mercato, della speculazione, dell’erosione dei diritti .

Sono stati quei grandi della terra che nelle politiche impostate portavano il cancro di una crisi che cercano di far pagare comunque a chi la crisi non l’ha generata ma la subisce a fronte di esigenze di salvaguardia degli interessi di pochi nelle cui mani si è accentrato il potere economico mondiale.

Guardare solidarmente a piazza Syintagma ad Atene, o alle piazze spagnole oggi vuol dire essere presenti nella piazza della memoria di Genova. Affinchè il sacrificio di Carlo e di tutti quelli che di Genova mantengo il ricordo per l’ingiusto sangue fatto versare da “pezzi” di questo Stato , dobbiamo trovare la possibilità di raccordare tutte le lotte dei lavoratori europei contro questo mercato assassino!

Loris





domenica 15 luglio 2012

Concorso amorale - Genova g8, ingiustizia è fatta





Non sono meravigliato per le due sentenze della Cassazione sui fatti del g8 del 2001 , sicuramente la distanza tra i due giudizi pone però seri interrogativi sui valori fondanti la nostra democrazia.

Altro elemento che crea non poco disagio è l’individuazione su chi , tra cose e individui, abbia il primato, secondo l’interpretazione della Cassazione. Considerando la disparità di condanne un Bancomat ha più riconoscimento di un individuo, percosso, torturato, umiliato e privato della libertà di manifestare pacificamente il proprio dissenso.

Sono eclatanti anche alcune considerazioni sul fatto di chi usando armi improprie celando in vario modo la propria identità mette a repentaglio sia l’ordine pubblico che l’incolumità altrui. Per comprendere appieno queste affermazioni è indispensabile abbandonare ogni approccio ideologico e guardare il filmato nel link che segue.

Nel caso delle condanne dei manifestanti a “pesanti” pene detentive si fa ricorso al famigerato “concorso morale” degno del codice Rocco di fascista memoria. Nel caso dei poliziotti invece si rivendica la responsabilità individuale, impossibile da individuare in quanto mascherati e scarsamente collaborativi nell’individuazione dei responsabili dei pestaggi e delle torture.

Credo che il termine di “concorso amorale” con la stessa eccezione di quel “familismo amorale” trattato da Banfield nello studio di società retrograde dell’Italia degli anni 50, per quanto riguarda gli organismi di “polizia” per chi ha impedito la commissione d’inchiesta e per la cassazione che ha giudicato, sia la definizione più appropriata.

Loris

l link seguente è al sito OP con il filmato in cui si ricostruiscono attraverso i comunicati radio tra la questura e gli organi di polizia impiegati nelle strade le fasi più inquiestanti di quei giorni e di quelle ore.
Ovviamente sono pure riportate alcune fasi del dibattimento processuale.
Ingiustizia è fatta

domenica 8 luglio 2012

De Gennaro parla come un capobanda. Avrebbe dovuto essere immediatamente rimosso dal suo incarico di governo. (V. Agnoletto)




De Gennaro parla come un capobanda. Avrebbe dovuto essere immediatamente rimosso dal suo incarico di governo.

pubblicata da Vittorio Agnoletto il giorno domenica 8 luglio 2012 alle ore 18.25 


De Gennaro ha rilasciato poco fa una dichiarazione. Questo il mio commento.
“Le parole di De Gennaro sono opposte a quelle che ci si dovrebbe aspettare da un uomo che ha giurato di servire le istituzioni e che oggi rappresenta il governo; sono parole molto più simili a quelle di un capobanda che, dopo aver subito una sconfitta, resta consapevole dell’enorme potere di cui ancora dispone e manda messaggi precisi ai suoi interlocutori, agli uomini di governo. I quali possiamo esserne certi, si affretteranno ad adeguarsi e anche questa volta non oseranno chiedergli di farsi da parte. E, come egli stesso annuncia, rimarrà tranquillamente al suo posto di governo.
Nelle parole dell’ex capo della polizia non c’è nemmeno l’ombra delle scuse che, se pur solo formalmente e strumentalmente, ha chiesto il suo successore Manganelli.
De Gennaro, con arroganza rivendica ogni cosa e sfottendo i giudici osa addirittura affermare, che tutto si è svolto secondo la Costituzione, lui che a Genova nel 2001 era il capo della polizia e quindi il responsabile della gestione dell’ordine pubblico.
Nemmeno una critica verso i dirigenti di polizia condannati per reati estremamente gravi, ai quali va anzi la sua solidarietà. La stessa solidarietà in nome della quale per undici anni i vertici della polizia hanno cercato di impedire l’azione dei pubblici ministeri e di bloccare i processi. Per tutti gli altri resta solo un generico dolore; nemmeno un accenno alle vittime della violenza provocata dai suoi sottoposti.
Il silenzio colpevole di tutto il Parlamento è pari solo all’accondiscendenza che i gregari hanno verso il loro boss. In qualunque altro Paese europeo De Gennaro sarebbe stato sospeso dall’incarico già nel 2001 .”

Vittorio Agnoletto, nel luglio 2001 a Genova portavoce del GSF









venerdì 6 luglio 2012

Sentenza Diaz: E ora ….fuori dalla Polizia!


…è di poche ore fa  la sentenza della cassazione che conferma le condanne ai poliziotti protagonisti della “macelleria messicana” della scuola Diaz .
Per alcune delle vittime sono 11 anni di attesa di una giustizia tradita prima di tutto da quella politica che ha impedito la commissione d’inchiesta parlamentare e che ha però in tutti questi anni provveduto a promuovere a posti sempre più importanti quei funzionari dello Stato che oggi risultano condannati, ma soprattutto interdetti dai pubblici uffici.
La scelta politica di mantenere e promuovere questi uomini ha come conseguenza diretta tutti quei casi che da Aldrovandi, a Cucchi o Bianzino , sino ai più recenti pestaggi immotivati, e il far ritenere che l’indossare una divisa sia sinonimo di impunità indiscriminata.

L’assalto alla Diaz resta uno degli episodi più odiosi della vicenda del G8 genovese del 2001, in quanto in maniera preordinata vengono costruite prima le prove per poter scatenare, con l’ipotesi di una possibile “giustificazione” una vigliacca aggressione nei confronti degli ospiti della scuola Diaz che , era stata messa a disposizione dell’amministrazione quale point del Genoa social forum.


Fuori dallo Stato i condannati! Una loro ulteriore presenza all’interno di quegli organi non troverebbe oggi più nessuna comprensione.
Loris


Breve rassegna stampa

clicca sull'immagine per andare al testo






reportage fotografico della manifestazione del luglio 2011







mercoledì 11 aprile 2012

QUELLO CHE “DIAZ” NON DICE.

 

Già durante la preparazione del decennale di Genova 2001-2011 avemmo modo di affrontare i termini della discussione nata dalla realizzazione del film sui fatti della scuola Diaz a Genova nel 2001. Sicuramente oggi possiamo comprendere più a fondo il perchè da parte delle "vittime", e in particolare da parte del "Comitato Verità e Giustizia" alcune cose diventano essenziali per la comprensione della verità giudiziaria, storica e politica di quanto avvenuto.
Ricevo, pertanto e pubblico, l'intervento di oggi sul Manifesto di Vittorio Agnoletto, che alla luce della visione del film ferma alcuni punti, assolutamente indispensabili, alla ricostruzione degli eventi.
Loris


fonte - Vittorio Agnoletto, il manifesto 11 aprile 2012

Un grande battage pubblicitario annuncia da mesi l’ uscita del film “Diaz. Don’t clean up this blood”.
Molti critici e giornalisti hanno convalidato quanto più volte ripetuto sia dal produttore che dal regista: “I fatti narrati in questo film sono tratti dagli atti processuali e dalle sentenze della corte di appello di Genova”;  come dire: quello che si vede nel film è la verità oggi accertata.
Non c’è dubbio che le lunghe sequenze che mostrano le gravissime violenze agite dalla polizia alla Diaz e le torture praticate a Bolzaneto  rendono visibile per la prima volta quanto è avvenuto nella scuola e nella caserma; su questo ha ragione Angelo Mastrandrea (il manifesto 7 aprile).
Questo è senza dubbio un merito che di per sé può motivare la visione del film. Il rischio dell’oblio è forte e non c’è dubbio che i nostri governanti siano impegnati, da quasi undici anni, a cancellare dalla memoria collettiva quei fatti.
Chiunque uscirà dalla proiezione si sentirà fortemente coinvolto e indignato dalla ferocia delle violenze istituzionali alle quali avrà assistito. E’ l’efficacia del film, un pugno nello stomaco che non si dimentica. Ma tale riconoscimento non può esimerci dall’esercitare, anche in questo caso, un’analisi critica, tanto più rigorosa quanto più il film tende a essere presentato come aderente alla verità storica e processuale.
Ecco quindi le mie principali critiche:
  1. Il film “sorvola sui nomi di chi allora quell’operazione condusse e giustificò” scrive su il corriere della sera del 13 febbraio Giuseppina Manin dopo aver visto il film al festival di Berlino. E racconta che il produttore Domenico Procacci rispose: “In un primo tempo la sceneggiatura prevedeva l’elenco completo dei ragazzi e dei responsabili del massacro. Poi però la parte offesa ci ha chiesto di non citare i loro nomi. E a quel punto abbiamo deciso di togliere anche gli altri.” Il rispetto per le vittime avrebbe spinto gli autori a non citare i nomi dei carnefici! Non si capisce quale sia la connessione. Eppure quei nomi sono scritti proprio negli atti giudiziari ai quali il film fa riferimento: si ritrovano nella lista dei condannati. Sono personaggi importanti, di potere, condannati in appello per gravi reati e che oggi ricoprono ruoli di primissimo piano nelle forze dell’ordine. Nemmeno nelle poche righe che precedono i titoli di coda compaiono i loro nomi e nemmeno si spiega che costoro sono stati tutti promossi.
Guardando il film mi è tornato in mente quanto scrive Luis Mario Borri, uno dei sopravvissuti alla dittatura argentina, quando commenta le ricostruzioni di quella tragedia storica:  “Da tempo alcuni puntano ossessivamente i riflettori sulla verità con il subdolo proposito di cacciare nella penombra la giustizia”.
Mi domando qual è il motivo di tanta cautela e mi chiedo se sia in relazione con la scelta pubblicizzata dal produttore di inviare, ancora prima di cominciare le riprese del film, una copia della sceneggiatura all’attuale capo della polizia Antonio Manganelli. Manganelli, all’epoca vicecapo della polizia, è colui che, stando a quanto affermato dall’ex questore Colucci, in una telefonata intercettata durante l’inchiesta, avrebbe detto: “Dobbiamo dargli una bella botta a ’sto magistrato “, riferendosi al pm Zucca. Difficile capire che titolo avesse Manganelli per leggere in anteprima la sceneggiatura.
  1. La responsabilità di quanto è accaduto nella notte della Diaz sembra venir scaricata sul personaggio giunto da Roma, che poi sarebbe Arnaldo La Barbera, deceduto da tempo per malattia. E’ esattamente una delle tesi sostenute a suo tempo dagli imputati.  Nulla emerge dal film sulla figura dell’allora capo della polizia, oggi potentissimo capo dei servizi segreti, Gianni De Gennaro.
Il Pubblico Ministero del processo Diaz, Enrico Zucca, in un’intervista rilasciata ad Altreconomia dopo aver assistito al film,  ricorda i filmati d’archivio con “la presenza dei funzionari che comandavano l’operazione, un direttorio spesso riunito sul campo che decide nelle svolte cruciali. Quel gruppo…. scompare invece dal film”.
Uno dei dirigenti di polizia, la controfigura di Michelangelo Fournier, il funzionario che aveva il comando operativo del suo reparto durante l’assalto alla Diaz, viene persino dipinto come una persona logorata da dubbi amletici al punto di scusarsi con le vittime. Resta da capire quali siano in questo caso le fonti documentali.
Non si dice una parola invece sui due infermieri che per aver denunciato le torture di Bolzaneto hanno dovuto abbandonare l’amministrazione penitenziaria, sul poliziotto che per aver collaborato coi giudici si è trovato le quattro ruote dell’auto tagliate, sul vice capo vicario della polizia Andreassi che, per  aver scelto di non partecipare all’operazione della Diaz, ha avuto la carriera stroncata. Tutti fatti, questi,  ampiamente documentati.
  1.    Non una parola è detta sul ruolo dei politici coinvolti nei fatti di Genova: nulla su Fini, niente su Scajola. Un solo passaggio di repertorio, alla fine, su Berlusconi. Viene taciuta persino la visita che Roberto Castelli, allora ministro della Giustizia, fece alla caserma di Bolzaneto nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001. La politica sembra non aver avuto alcuna responsabilità.
  2.   Enrico Zucca nell’intervista citata, dopo aver ricordato la forte rimozione attuata dalla politica e dalle istituzioni sulle responsabilità, afferma: “Il film cautamente si adegua e non solo, in alcuni passi ricostruttivi sceglie la versione degli imputati (n.d.a. i poliziotti) rispetto a quella contrastante delle vittime. Se vogliamo l’unico messaggio netto che ha dato è che i black bloc erano – anche – alla Diaz”.
Non è un fatto di poco rilievo. La destra ha costruito tutta la sua campagna di criminalizzazione del movimento sostenendo la contiguità tra Genoa Social Forum e Black Bloc. Su argomenti di simile importanza non sono ammesse licenze da romanzo, specie se si afferma di fare un film basandosi sulle inchieste giudiziarie.
  1.    Il racconto è completamente decontestualizzato; non viene mai spiegato perché 300.000 persone quel luglio 2001 si siano recate a Genova. Cosa può capirne un giovane che oggi ha vent’anni? Per non parlare di chi lo vedrà tra qualche anno. C’è stata un forte repressione, ma perché? Cosa volevano quelle persone massacrate di botte? Mistero.
Gli autori replicano che il loro obiettivo non era raccontare la storia del movimento. Ma sarebbe stato sufficiente inserire qualche spezzone tratto da filmati di repertorio, ad esempio dall’intervento di Susan George in apertura del Forum il 16 luglio 2001, per dare un’idea delle nostre ragioni. Immagini facilmente recuperabili tra la documentazione video alla quale la produzione del film ha avuto pieno e illimitato accesso. Se non si spiegano le ragioni del movimento diventa impossibile spiegare le ragioni della repressione. Infatti.
Inutile anche cercare di capire che cosa sia stato il Genoa Social Forum. Non se ne parla, anzi sono inserite alcune scene dove viene rappresentata una riunione del GSF piena di zombie totalmente inconsapevoli della realtà che li circonda. Eppure è stata una delle esperienze più interessanti di organizzazione dei movimenti negli ultimi decenni. La ricostruzione di quella riunione è semplicemente un’invenzione. Viene da domandarsi: perché, dopo non averne spiegate le ragioni, si ritiene di dover squalificare il GSF?

In sintesi: lo spettatore resta sconvolto dalle violenze commesse dalla polizia, ma legittimato a pensare di trovarsi di fronte ad episodi isolati, appartenenti al passato e dovuti all’azione di alcune “mele marce.” Non ad azioni progettate e gestite da chi ancora oggi è ai vertici delle nostre istituzioni di sicurezza; e tutto ciò sta nella carte processuali, non nella fantasia di qualche estremista.
Certo se racconti le responsabilità, le documenti e fai nomi, se racconti tutti i tentativi, illegali, che sono stati fatti per impedire lo svolgimento dei processi, rischi la censura dei grandi media e un’ostilità politica generalizzata come avvenuto per il libro “L’eclisse della democrazia. Le verità nascoste sul G8 2001 a Genova”  che ho scritto insieme a Lorenzo Guadagnucci, una delle vittime della Diaz..
Se invece si sceglie di non toccare i punti più delicati e impegnativi, allora non si può affermare di raccontare nel film quanto emerso dalle verità processuali. La verità è tale se, oltre a non raccontare falsità, la si racconta tutta, senza scegliere quale parte di verità raccontare e quale tacere. Per questo concordo con Guadagnucci: un film così si poteva fare nel 2002, non nel 2012, ad inchieste concluse.
Siamo di fronte a un film commerciale, costruito con astuzia, che riesce ad essere molto attento e rispettoso delle compatibilità politiche e degli attuali rapporti di forza negli apparati, senza pestare i piedi a nessuno, e nello stesso tempo capace di presentarsi come paladino dei diritti e solidale con le vittime.
Queste cose, almeno tra di noi, dobbiamo dircele

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sabato 17 marzo 2012

ASCOLTATELI !



Alla XVII ''Giornata della Memoria delle vittime delle mafie''


TAV, FERMARSI E' POSSIBILE: DIGIUNO A STAFFETTA
"Nessuno può costringere un padre o una madre a prendere una strada se sanno che condurrà i loro figli in un baratro"

LA RICCHEZZA DEL MOVIMENTO NOTAV
In oltre 20 anni di movimento gli abitanti e gli amministratori della val di Susa hanno analizzato a fondo i limiti del progetto di linea Torino-Lione. Insieme ai migliori tecnici hanno cercato e trovato alternative per aumentare la capacità di trasporto dell'asse ben oltre le più rosee previsioni di flusso. Con forme di protesta creative e intelligenti, ben al di là di quello che i media hanno riferito, i NoTav hanno condiviso pubblicamente questa critica. Hanno iniziato a mettere in pratica in prima persona piccoli ma significativi frammenti di nuove economie rispettose dell'ambiente, solidali e conviviali; diventando un vero e proprio laboratorio di ricerca di quel varco di uscita dall'ormai concreta e tragica crisi del modello di sviluppo che ci ha fin qui accompagnato.

PERCHÈ RIGUARDA ANCHE NOI?
Così facendo i NoTav sono diventati una speranza per tutta Italia; il simbolo di qualcosa che va ben oltre la loro valle. 
Anche se abitiamo a km di distanza dunque sentiamo di dover difendere questa ricchezza e questa speranza,
Qui in Liguria inoltre TAV significa "Terzo valico" linea da Genova a Tortona dal costo di 6,2 miliardi di euro. Con un costo ed un impatto ambientale molto inferiore, si potrebbero ottenere risultati rilevanti con gli ammodernamenti alle linee esistenti (5 valichi dalla Liguria verso la Val Padana). http://notavgenova.altervista.org.

PERCHÈ SIAMO ARRIVATI A QUESTI ESTREMI?
Nei primi anni di movimento governanti e poteri vari hanno forse pensato che, se i media non avessero parlato di tutto ciò, continuando ad amplificare le posizioni di chi sosteneva la necessità dell'opera, tutto si sarebbe dissolto. Toccando con mano che così non era, dopo il grande moto popolare per riprendere i terreni a Venaus del 2005, i governanti hanno intrapreso un processo di cosidetta mediazione: confrontiamoci, ma solo con chi non mette in discussione la fattibilità dell'opera... Il tutto è naturalmente fallito.
E' allora partito un crescendo di ultimatum, fino all'esproprio forzato di parte dei terreni imposto e difeso con la forza militare; con successiva repressione verso coloro che a quell'imposizione si sono ribellati.
Una strada pericolosissima perchè la violenza genera violenza, il fumo dei gas cs attira quello di fumogeni e fuochi e ai lacrimogeni lanciati ad altezza uomo rispondono pietre: finchè non si riesce più a capire chi è che ha iniziato e chi può aiutare a uscirne. 
E il Potere chiama legalità gli uni e violenza gli altri. 

E ORA CHE FARE?
L'ultima illusione del Potere è che, fatto il danno e scatenato il caos, si possa uscirne usando i media come fossero napalm sulle coscienze delle masse: "adesso vi diciamo cosa dovete pensare su cosa sia il tav e cosa siano i notav. E se non avete capito ve lo ripetiamo cento volte a sei colonne, fino a farvelo imparare a memoria". Forse mai prima si era vista schierata e concentrata una simile potenza di fuoco mediatico.
La strada della divisione della valle, con il bastone della repressione e criminalizzazione di chi non ci sta e la carota delle compensazioni verso chi si allinea, è ancor più pericolosa e illusoria.
Tutto questo sporco lavoro rischia di non cambiare di una virgola il problema iniziale: non si possono costringere un padre o una madre a prendere una strada se sanno che condurrà i loro figli in un baratro.

RIAPRIRE UN VERO CONFRONTO: L'UNICA STRADA POSSIBILE
Pensiamo che la politica dovrebbe aver la forza di intraprendere l'unica strada possibile: la riapertura di un confronto reale con le popolazioni.
E pensiamo che un governo legittimato da un presunto approccio tecnico, non possa rifiutare il confronto tecnico richiesto dal noto appello proposto dagli ormai mille professori e tecnici da tutta Italia. http://www.notav.eu/modules.php?name=ePetitions&op=more_info&ePetitionId=1

PERCHÈ VI PROPONIAMO UN DIGIUNO A STAFFETTA
Proponiamo un digiuno anzitutto per fare un po' di spazio e difenderci da questo assedio mediatico; per esprimere la nostra vicinanza al movimento della Val di Susa, che di fronte al baratro della crisi del modello economico attuale prova a rallentare anzichè ad accelerare.
E' un digiuno a staffetta: ognuno fa quel che si sente; anche un piccolo atto come saltare un pasto è un fondamentale cambio di direzione, un inizio di inversione di marcia; per assumere in prima persona il cambiamento di questa economia e di questa politica che non vogliono rinnovarsi.
Raccoglierci in noi stessi per unirci a altre persone che in tutta la Liguria e in altre parti d'Italia hanno intrapreso questa azione. 
Offriamo questa modalita' di protesta - proposta, accanto a quelle che altri, fortunatamente, stanno sviluppando nella nostra citta'.

Per adesioni scrivere a ascoltateliliguria@gmail.com
Questa azione aderisce alla campagna "Ascoltateli !". Per consultare l'appello e altre informazioni: www.ascoltateli.org/l-appello.html

Genova, marzo 2012

ADESIONI:
Giovanna Agnesini, Andrea Agostini, Cristina Albin, Gianni Aliotti, Gianni Babbini, Elisabetta Bardi, Maddalena Bartolini, M.Teresa Battistini, Luciano Bertolini, Rosa Bertolini, Norma Bertulacelli, Graziella Bevilacqua, Severino Bianconi, Angelo Bodra, Tiziana Bonora, Andrea Bovenga, Adriana Bottini, Antonio Bruno, Rossana Campanella, Peppino Coscione, Roberto Dalmas, Franca Debandi, Giovanni Esposito, Simone Falco, Paolo Farinella, prete, Mariarosa Filippone, Renato Francesconi, Graziella Gaggero, Martina Ghiazza, Alfredo Giusti, Luca Giusti, Carla Grippa, Rita Lavaggi, Pietro Lazagna, Bianca Lena, Matteo Lodi, Rosaria Lombardi, Monica Lanfranco, Deborah Lucchetti, Enrico Ernesto Luciani, Antonio Marcianò,
Antonella Mozzachiodi, Sara Petri, Cristina Percivale, Carlotta Pezzolo, Paolo Prudente, Mariella Ratti, Alessandro Ravera, Marco Ravera, Giuliano Ricciardi, Rossella Ricciardi, Aida Romeo, Sonia Sander Cimino, Marina Sartorio, Grazia Sbrana, Maria Pia Siberiu, Ivan Tinfena, Marco Toracca, Federico Valerio, Luca Valerio, Annamaria (Nini) Vassale, Loris Viari, Alberto Zoratti, Elisabetta Zucchi, Franco Zunino

ORGANZZAZIONI:
Associazione Vittorio Foa, Circolo Dossetti, Circolo Nuova Ecologia Legambiente Genova, Comitato verità e Giustizia per Genova, Forum ambientalista Genova, Forum Ponente Genovese, meditAmare Imperia, Movimento Nonviolento Centro di Genova, Punto Rosso, Rifondazione Comunista Federazione di Savona,

Per controllare l'aggiornamento delle adesioni vai a:    http://ascoltateliliguria.blogspot.it/

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domenica 4 marzo 2012

La Libertà di Stampa



Contributo di un mio contatto fb

I giornalisti di La7 e di Rai News strillano contro il movimento NO TAV per essere stati allontanati dalle manifestazioni nonostante le loro irritanti insistenze. Lamentano comportamenti autoritari, antidemocratici e violenti, e su questo inzuppano la brioche tutti i mass media asserviti al regime, vale a dire oltre il 90%, per screditare il movimento NO TAV di fronte all'opinione pubblica. Tutte le parti politiche di maggioranza fanno eco e da cassa di risonanza per dimostrare la necessità di costruire questa opera faraonica, che comporterà costi enormi per in vite umane, danneggiamento irreversibile per l'ambiente, nessun vantaggio all'Italia, ma grandi guadagni alle imprese coinvolte nella realizzazione dell'opera, cooperative e grandi imprese nazionali con infiltrazioni malavitose certe. E questi campioni dell'informazione, che hanno relegato l'Italia oltre l'80° posto nella classifica dei paesi relativamente alla libertà di informazione, starnazzano e non si chiedono perché un movimento, che ha necessità di visibilità e dell'appoggio dell'opinione pubblica per avere possibilità di successo, assuma comportamenti ostili nei confronti dei giornalisti !! A questi eccelsi personaggi non viene neppure in mente che è il loro asservimento al potere, la loro scorrettezza e mancanza di professionalità nell'informare correttamente, che fa perdere loro dignità e credibilità ed inevitabilmente scatenano reazioni ostili? 
Quale giornalista ha riportato con onestà intellettuale gli studi di numerosissimi ingegneri del Politecnico di Torino che dimostrano l'inutilità economica ed il danno che comporterebbe questa opera, o le relazioni dei geologi sugli irreparabili danni ambientali per la Val di Susa? Quali giornalisti hanno riportato questa semplice tabella che mostra quante cose assai più utili della linea Torino Lione si potrebbero fare con: 
4 cm di Tav = 1 anno di pensione,
3 metri di Tav = 4 sezioni di scuola materna, 
500 metri di Tav = un ospedale da 1200 posti letto,226 ambulatori,38 sale operatorie 
1 km di Tav = 1 anno di tasse universitarie per 250mila studenti ,oppure 55 treni pendolari NO TAV. 
Cari giornalisti, un vecchio proverbio dice “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Piuttosto sarebbe meglio che l’informazione riguadagni dignità ed autorevolezza svolgendo il ruolo che il sistema democratico impone loro e che finalmente la smettano di fare i pappagalli del Potere!!
Sassari 04.03.2012
Isidoro Aiello


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venerdì 2 marzo 2012

e li chiamavano...banditi - da Genova alla Val Susa

Documentazione della manifestazione No Tav di ieri 1 marzo a Genova
Non è un mistero che chi oggi a Genova fa la battaglia contro la Gronda di Ponente, è assolutamente vicino e solidale con chi è Resistente in Val Susa.
Non vogliamo che il finanziamento ai partiti. oggi possa passare attraverso il finanziamento di opere dannose per l'ambiente e inutili per i cittadini. Perchè in Italia processi come quelli del "dibattito pubblico" riconosciuti e regolamentati a livello europeo vengono ignorati , quando non stravolti?




Clicca per accedere alle slide

infine replico il filmato che libera tv ha messo in rete perchè in alcuni aggregatori dove sono maggiormente gradite le inserzioni pubblicitarie già una volta, attraverso il reindirizzamento è stata operata una forma di velata censura.
"a sinistra" aderisce alla richiesta di libera tv nel condividere e diffondere questo ed altri video per l'alto valore testimoniale che non si ritrova nei media ufficiali

"Immagini dei blocchi stradali del movimento NO TAV in Valsusa realizzate con un videofonino da Giorgio Cremaschi e ricevute in esclusiva da Libera.Tv. Un documento che dimostra le forme non violente e partecipate della lotta della popolazione contro un'opera inutile e dannosa. "


La riflessione sulla crisi della democrazia non può essere relegata solo alla questione della Tav l'involuzione in questo senso, in Italia, è evidente. La Tav, come gli attacchi all'art.18 sono solo alcuni aspetti di questa aggressione.

"La testimonianza di Giorgio Cremaschi, presidente del Comitato Centrale FIOM ed esponente del movimento NO DEBITO, presente ai presidi in Val di Susa. La battaglia per la democrazia di una intera popolazione va sostenuta. Bisogna sconfiggere la criminalizzazione e la deformazione operata anche dai media. La solidarietà non basta serve la mobilitazione. "

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e li chiamavano...banditi

Dalla Valle che Resiste Giorgio Cremaschi documenta le manifestazioni .
Quello che i media ufficiali si rifiutano di far vedere

giovedì 1 marzo 2012

mercoledì 29 febbraio 2012

TRASMETTO IL COMUNICATO SCRITTO DA CHI ERA IN CLAREA DURANTE LO SGOMBERO VI PREGO DI POSTARLO E FARLO GIRARE AL PIU' PRESTO VIA WEB STAMPA RADIO...

Ricevo via mail e come webmaster di a sinistra aderisco alla richiesta di diffondere questo comunicato solidarizzando con il movimento No Tav Valsusino, augurando a Luca Abbà una pronta guarigione per continuare la difesa del territorio e dell'ambiente.
Loris

Era nell’aria da giorni. 
E stamattina, pochi minuti dopo le otto è arrivata la logica prosecuzione delle mire espansionistiche dei cantieri del TAV nella val Susa. Ci siamo trovati in pochi in baita circondati da centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa, che affollavano la val Clarea. La situazione sembrava apparentemente sotto il controllo delle guardie, quando inaspettatamente Luca, un attivista del movimento è riuscito ad eludere i controlli salendo sul traliccio dell’alta tensione vicino alla baita. Uno dei due agenti che lo rincorrevano, è salito immediatamente, con una fretta inusuale, sconsiderata e senza nessuna messa in sicurezza sul traliccio, mentre noi siamo tenuti a distanza, isolati di fronte alla porta della baita. In quel momento Luca in diretta con radio Blackout manifesta esplicitamente ed in modo incontrovertibile la sua intenzione di resistere allo sgombero. Preoccupati per il frettoloso inseguimento verticale a cui veniva sottoposto Luca, gridavamo alle 
forze dell’ordine di fermarsi. La risposta è stata: “Non vi preoccupate, siamo professionisti”. 
Pochi secondi dopo, Luca costretto a salire più in alto, per sfuggire all’agente che lo insegue, viene folgorato da una scarica elettrica da 50.000 volt. Il suo corpo privo di sensi precipita al suolo da oltre 10 metri. Risuona nella mente il “morto” annunciato nei discorsi del capo della polizia Manganelli, e dell’ex ministro dell’interno Roberto Maroni. Mentre a noi, scioccati dall’episodio veniva impedito di avvicinarci, il tempo passava senza che a Luca fossero prestate le prime cure. Solo dopo oltre mezz’ora è arrivata l’ambulanza. Nonostante vi fosse una persona in grave pericolo di vita, ferita per terra, i lavori per l’allargamento del cantiere procedevano ininterrotti, dimostrazione evidente di quali siano le priorità dei rappresentanti dello stato e degli operai presenti sul posto: la TAV prima della vita umana. 
Nonostante le nostre insistenze parecchio tempo è trascorso prima che ad uno di noi venisse dato il permesso di avvicinarsi a Luca che dopo oltre un’ora veniva finalmente trasportato in elicottero all’ospedale. 
Scriviamo questo comunicato per informare su quanto accaduto realmente durante lo sgombero della baita Clarea, smentendo così le false ricostruzioni partorite dai media di regime insieme a tutte le voci che stanno girando in questi giorni. Non ci sono state trattative da parte nostra con le guardie per far scendere Luca, non sono stati usati lacrimogeni, nessuna corda di sicurezza era stata fissata dall’agente che seguiva Luca sul traliccio, non vi è stato nessun barricamento collettivo all’interno della baita. Solo nel pomeriggio ci è stato 
permesso di lasciare la baita, costringendoci ad assistere allo scempio della val Clarea e alla pantomima delle deposizioni: l’ennesimo “incidente” avvenuto per motivi di ordine pubblico… 
L’esempio di Luca esprime quello che tutti noi abbiamo nel cuore, difendere questa terra a tutti i costi senza se e senza ma. 
Il lampo che lo ha colpito rimarrà inciso nella nostra memoria per sempre insieme all’indifferenza dimostrata dagli operai e dagli agenti delle forze dell’ordine di fronte ad un fatto di tale gravità. Ti abbracciamo Luca aspettando di vederti tornare al più presto a lottare sulle montagne a te e a noi così care. 

Gli ultimi ad andarsene 


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'Agenti non riconoscibili? Così si sospendono le regole'



25 febbraio 2012 — pagina 3 sezione: GENOVA 

L' IMPOSSIBILITÀ di perseguire i poliziotti picchiatori del G8 perché irriconoscibili anche per i loro comandanti; la rivoluzionaria proposta di imporre degli oneri di ripristino per limitare la cementificazione della Liguria; e poi ancora le indagini per danno alla salute pubblica degli avvelenatori della terra,i risarcimenti chiesti ai comuni che non fanno la raccolta differenziata o la clamorosa stima, 34 milioni di euro, del danno provocato dalle false pensioni per l' amianto. Sono alcuni dei temi affrontati ieri nel corso della cerimonia di apertura dell' anno giudiziario della Corte dei Conti dal procuratore regionale Ermete Bogetti e dal presidente della sezione giurisdizionale Andrea Russo. G8. Bogetti, nel ricordare che la procura ha avviatoi procedimenti con cui verranno chiesti i danni materiali e d' immagine ai poliziotti condannati per le violenze durante il G8 del 2001, ha spiegato che se da un lato si attendono i giudizi definitivi della Cassazione per procedere contro gli imputati della Diaz e di Bolzaneto, dall' altro si potrebbero già istruire dei processi per quei casi che in sede civile hanno visto il Ministero dell' Interno risarcire alcuni manifestati picchiati. Ma c' è un ostacolo. Nessuno è in grado di identificare gli agenti picchiatori. Bogetti ha così ricordato la sua esperienza torinese, quando indagò nei confronti di un funzionario - assolto penalmente - che aveva guidato una carica in Valsusa contro i manifestanti contrari alla Tav. «Ricordo - ha detto il procuratore - che ho dovuto constatare che gli stessi comandanti... oltre a non essere in grado di identificare gli operatori... neppure potevano precisare se fossero appartenuti al contingente da loro comandato... se si ammette che i singoli operatori non possano essere riconoscibili... vuol dire ammettere che si possa verificare una sospensione delle regole... che non può essere tollerata in uno Stato di diritto»...Leggi tutto >>





lunedì 27 febbraio 2012

leader No Tav cade da traliccio inseguito dai poliziotti - "mi sto attrezzando per difendermi" - le mobilitazioni in tutta Italia

Ecco la drammatica testimonianza di Luca Abba pochi secondi prima di precipitare al suolo. 




info su : No Tav.info

radio Black-out

(AGI)-Torino, 27 feb - Anche la Fiom chiede la sospensione dei lavori al cantiere della tav dopo l'incidente di questa mattina in cui e' rimasto ferito Luca Abba'."A fronte di quanto accaduto - dice Federico Bellono segretario della Fiom torinese- chiediamo l'immediata sospensione dei lavori di ampliamento del cantiere per ragioni umanitarie". Intanto si mobilita anche a Torino il popolo No Tav: alle 13 e' in programma un presidio sotto la prefettura ed in cub, in concomitanza dell'assemblea delle 17 a Bussoleno, hanno organizzato un punto di incontro sotto la sede della Rai in Via Verdi.
FERRERO (PRC-FDS), FERMARE LA GUERRA CONTRO VAL DI SUSA "Nell'esprimere la speranza che Luca Abba' possa rapidamente rimettersi, voglio denunciare con forza che il suo ferimento e' il frutto diretto della sconsiderata azione delle forze dell'ordine". Lo sostiene Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, secondo il quale "L'esecuzione dell'esproprio di un terreno diventa un'azione militare in cui le regole d'ingaggio dei militari e della polizia sono molto piu' aggressive di quelle utilizzate in Afghanistan dai militari italiani". "Luca Abba' - prosegue - e' rimasto fulminato e caduto a terra, inseguito su per un traliccio dell'alta tensione mentre protestava per l'esproprio dei suoi terreni: e' una cosa mai accaduta in Italia. Invito tutti i cittadini a riflettere sul fatto che in Val di Susa le forze dell'ordine si comportano come un esercito di occupazione con l'unico compito di "conquistare il territorio" anche a scapito della vita delle persone. Si tratta di un fatto grave e chiedo una volta ancora che il governo abbandoni quest'opera inutile e dannosa e sospenda immediatamente l'esproprio dei terreni".
LEGAMBIENTE, SOSPENDERE ESPROPRI E RIDISCUTERE PROGETTO "Serve una pausa di riflessione. Il grave incidente di questa mattina durante le operazioni di allargamento di un cantiere presso la baita Clarea deve fermare gli espropri e gli ampliamenti dei cantieri". Ad affermarlo e' il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, secondo cui "e' assurdo che, nonostante la positiva e partecipata manifestazione di sabato, i lavori stiano proseguendo nel totale spregio dei valligiani e dei reali interessi del Paese". "Il governo prenda atto dell'opposizione da parte dei residenti, espressa anche a rischio della vita - continua Cogliati Dezza - e fermi un'opera evidentemente inutile, dannosa e costosissima per il Paese. Si torni subito al tavolo della progettazione per concertare i piani infrastrutturali e trasportistici realmente necessari all'Italia anche nel rispetto delle proteste che devono, ora piu' che mai, essere pacifiche e intelligenti".
(AGI) . 


fonte : fanpage.it
Avevano promesso “resistenza” gli esponenti dei No Tav contro i lavori e così è stato stamane quando, con un giorno d’anticipo, è iniziato all’alba l’allargamento del cantiere della Tav a Chiomonte (Torino). Sulla base di un’ordinanza del prefetto gli operai hanno iniziato i lavori per ampliare il perimetro delle recinzioni verso i terreni dei privati. Oltre alle proteste dei manifestanti, in corso già da qualche giorno, la mattinata è stata segnata soprattutto da un gravissimo incidente ai danni di uno di loro: il 37enne Luca Abbà, uno degli esponenti più noti del movimento No Tav e proprietario di uno dei terreni destinati all’esproprio, è salito – come stabilito nei giorni scorsi dall’intero gruppo dei manifestanti - per protesta su un traliccio della luce e lì ha toccato i fili della corrente restando folgorato e precipitando da un’altezza di 10-15 metri.

Le condizioni del leader Luca Abbà sono gravissime - Subito è stato detto che le sue condizione erano gravissime, a soccorrerlo sono stati gli agenti che l’hanno trasportato in ospedale. Abbà avrebbe un polmone perforato, diverse fratture e ustioni sul corpo. Dopo l’incidente avvenuto ad Abbà un altro ragazzo è salito sul traliccio per continuare la protesta dei No-Tav. I manifestanti si sono riuniti poi in assemblea e alla riunione ha partecipato anche il presidente della Comunità montana Val di Susa e Val Sangone, Sandro Plano, che ha scritto un telegramma al prefetto di Torino chiedendo di “sospendere le operazioni di allargamento del cantiere per non aumentare le tensioni”. Lo stesso messaggio è arrivato anche dalla Fiom. Un centinaio di attivisti ha bloccato la statale 25 della Val di Susa nei pressi di Bussoleno dove è stato organizzato un presidio di protesta.

Per il “Legal team” dei No Tav è in corso un’emergenza democratica - I lavori per il momento stanno continuando mentre alcuni attivisti sono ancora nella baita e non vogliono uscire, anche su internet è iniziato il tam tam per portare altre persone all’interno della zona oggetto dell’allargamento. Intanto i legali del movimento No Tav hanno fatto sapere che l’occupazione dei terreni del cantiere di Chiomonte ai fini di esproprio rappresenta “una vera e propria emergenza democratica”: il team di legali parla di una violazione dell’articolo 2 del Testo unico di Pubblica sicurezza che “prescrive quella procedura soltanto in casi di estrema violenza, che qui non vi sono”.

La Procura della Repubblica di Torino ha aperto un’inchiesta - È duro anche il commento del leader dei No Tav Alberto Perino che ha parlato in questi termini dell’incidente avvenuto ad Abbà: “Manganelli aveva detto che doveva scapparci il morto e ci sono quasi riusciti. Un attacco preordinato, premeditato e studiato bene”. La Procura della Repubblica di Torino ha aperto un’inchiesta mentre in Val di Susa arriverà il pm Giuseppe Ferrando per le indagini sull’incidente nel quale è rimasto coinvolto il leader Abbà.
http://www.fanpage.it

informazioni in aggiornamento

LE INIZIATIVE NO TAV IN PROGRAMMA PER OGGI, IN RISPOSTA ALL'ENNESIMO SGOMBERO. ANCHE QUESTA VOLTA QUALCUNO RISCHIA LA VITA A CAUSA DELL'ARROGANZA DI UNO STATO ORMAI DISTANTE ANNI LUCE DALLA VOLONTA' DI CHI LO VIVE.

BOLOGNA - Ore 18 - Piazza del Nettuno
BERGAMO - Ore 19 - Piazza Matteotti davanti al Comune
BRESCIA - Ore 18 - Piazza della Loggia
BUSSOLENO - Ore 18 - Piazza della Stazione
CREMONA - Ore 18 - Piazza Roma
COSENZA - Ore 18 - Piazza 11 Settembre
FIRENZE - Ore 17.30 - Prefettura (via Cavour)
GENOVA - Ore 18 - Prefettura (largo Eros Lanfranco)
L'AQUILA - Ore 16 - Appuntamento organizzativo a Casematte
- Ore 18 - Piazza Regina Margherita
LATINA - Ore 18.30 - Giardini Pubblici
MANTOVA - Ore 18 - Prefettura (via Principe Amedeo 32)
MODENA - Ore 18 - Piazza Torre
MILANO - Ore 14.30 - Appuntamento organizzativo in Università Statale
- Ore 18 - Piazza San Babila
NAPOLI - Ore 16.30 - Piazza Trento e Trieste
NOVARA - Ore 18 - Piazza Cavour
NUORO - Ore 18 - Piazza Sardegna (Quadrivio)
PADOVA - Ore 18 - Prefettura
PALERMO - Ore 18 - Prefettura (via Cavour)
PERUGIA - Ore 19 - Piazza IV Novembre
PISA - Ore 18 - Logge dei Banchi
REGGIO EMILIA - Ore 18 - Prefettura
ROMA - Ore 15 - Assemblea cittadina alla Facoltà di Fisica de La Sapienza
SALERNO - Ore 19 - Stazione Centrale
TORINO - Ore 13 - Prefettura
- Ore 15.30 - Comune di Torino
TRENTO - Ore 19 - Piazza del Duomo
VICENZA - Ore 18 - Piazza Castello

Dalla Spagna:
Barcellona presidio al Consolato italiano IN SOLIDARIETÀ CON IL MOVIMENTO NO TAV Dopo la formidabile manifestazione di sabato scorso (almeno 70.000 persone, corteo colorato, partecipato e determinato - e una lotta contro l'Alta Velocità che dura da più di vent'anni) all'alba di oggi, lunedí 27 Febbraio, le cosiddette "forze dell'ordine" hanno compiuto un violento (e illegale) blitz militare per allargare il cantiere dell'alta velocità. Luca Abbá, uno dei presidianti, è salito su un traliccio per mettere in vista la bandiera No Tav e cercare di incatenarsi. Dei militari rocciatori l'hanno seguito nonostante le sue minacce di salire ancora, ed è rimasto folgorato dall'alta tensione, cadendo a terra da 6 metri di altezza (impattando col suolo privo delle protezioni anticaduta previste in questi casi e non utilizzate) Trasportato d'urgenza in elicottero in ospedale a Torino: con un grave ritardo nei soccorsi ostacolati dalle forze del disordine, è in gravissime condizioni, ma fuori pericolo di vita. In mattinata la Val di Susa è scesa in strada bloccando statale, autostrada e ferrovia. Si stanno svolgendo presidi in tutta Italia contro l'ennesimo, violento sopruso del Governo italiano e delle forze dell'ordine. Contro la TAV Torino-Lione, un'opera ingiusta e inutile, ma imposta con l'inganno e la violenza.
Barcellona è presente stasera presidio di solidarietà sotto il consolato, dalle 19.00 con il movimento No Tav
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domenica 26 febbraio 2012

VAL SUSA: UN CORTEO IMPONENTE, UNA REPRESSIONE PREMEDITATA CHE NE ANNUNCIA MOLTE ALTRE. E’ INDISPENSABILE CHE L’UNITA’ RAGGIUNTA IN VALLE SI TRASFORMI IN UN PROGETTO NAZIONALE. (Agnoletto)

foto di Fabio Dovana

Oggi pomeriggio ho partecipato alla manifestazione in val Susa: enorme, colorata, pacifica e consapevole della propria forza. Sindaci, molti, e movimento uniti come non si vedeva da tempo; una risposta che non ammette repliche a chi, per l’ennesima volta con i recenti arresti, ha tentato di criminalizzare e intimidire il movimento.
Troppo per un governo cogestito da PDL e PD, gli azionisti politici di riferimento delle aziende che gestiscono gli appalti della TAV in una logica totalmente bipartisan. Gli stessi partiti che hanno rinnovato come un solo uomo la fiducia ai vertici della polizia condannati nei processi per il G8 di Genova. Gli stessi vertici che hanno ordinato l’assalto a sangue freddo nella stazione di Torino contro chi rientrava a casa dopo la manifestazione. 
Un blocco di potere che vede al governo uomini (e donne) provenienti dai consigli di mministrazione delle principali banche, dai fondi finanziari internazionali, da consulenze d’oro con multinazionali interessati direttamente al giro d’affari che ruota attorno alla TAV.
Non molleranno l’osso facilmente. La recente intervista del capo della polizia lo spiega chiaramente: per riprendere i lavori hanno esplicitamente messo in conto incidenti di percorso, ossia l’incolumità della popolazione della valle è un optional che può essere ignorato.
Dovrebbe essere ormai chiaro a tutti che lo scontro attorno alla TAV, va ben oltre l’alta velocità e la sola val Susa: lo scontro, il confronto, è con chi vuole spendere 20 miliardi per la TAV e altri 20 per i cacciabombardierei F35 mentre taglia le pensioni di 900 euro, precarizza il lavoro, taglia lo stato sociale e difende i grandi burocrati dello Stato con una pensione annuale di 568.000 euro. 
Non c’è alternativa: o pagano loro o paghiamo tutti noi.
Il corteo di oggi ha raccolto, non solo idealmente, forze diverse fra loro, sindacali, associative, politiche, centri sociali ecc. attorno ad un unico obiettivo. Forse varrebbe la pena di riflettere se questa unità deve proprio fermarsi solo all’imbocco della valle e non può invece produrre qualcosa di più ampio a livello nazionale. La situazione odierna e le settimane che ci aspettano richiedrebbero un simile passo.

vittorio agnoletto





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