il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

Amicus Plato, sed magis amica veritas



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giovedì 30 agosto 2012

Bersani, quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito


A fine aprile del 2009 su questo blog veniva postato il pezzo “Cara Marta, hai Toppato.” . La vicenda stigmatizzava una esternazione dell’allora sindaco di Genova Marta Vincenzi, che rivolta, al termine di una assemblea sul tema “gronda di ponente”, ad alcuni contestatori dei comitati, li apostrofava come fascisti!
A più di tre anni da quello scritto, chi si dichiarava allora “peones” della politica ha dimostrato doti di sicura chiaroveggenza, non essendo il sindaco  stato confermato, ed avendo perso il PD lo scettro della conduzione amministrativa della città.
Non sarei tornato sull’argomento se non sollecitato dalle analoghe parole di Bersani rivolte a Grillo e al movimento dei grillini.
E’ proprio vero, a volte i mostri ritornano, e, con una visione che ricorda l'inquietante video di “Another brick in the wall” dei Pink Floyd, la marcia è metodicamente e ritmicamente scandita verso il tritacarne della Democrazia, della politica e del nostro Paese.
La Vincenzi è proprio in quel bacino elettorale di “comitati” di cultura operaia e di una cultura di difesa del territorio dagli stupri delle opere infrastrutturali inutili e di democrazia partecipata tradita che ha perso la possibilità di presentare una sua candidatura. Di li alla disfatta per sindrome da capponi manzoniani del PD il passo è stato brevissimo: altro che fascisti, su Marte, nella politica e sul web.
E se oggi iniziamo a redarre un bilancio dell’operato del PD in questi ultimi anni da partito non di governo, non si può non evidenziare come la complicità nell’affossamento dell’articolo 18 con ulteriore precarizzazione del lavoro, nella macelleria sociale della Fornero, nella spogliazione economica del popolo delle partite iva e nella mancanza di difesa nel diritto a percepire ed ad andare in pensione, sia stata la costante e inappellabile strada intrapresa.
L’unica volontà che si percepisce è la difesa di gruppi di potere economici che dalle opere infrastrutturali trae i propri profitti, incuranti della più o meno utilità, ma soprattutto dannosità, delle opere stesse.
Altro che imputare ad altri di fascismo, sia in azioni che in linguaggio, guardatevi in casa a quali ospiti aprite porte portoni e sicuramente anche la vostra credibilità politica.

“Come italiano sono stato felice che la Corte Europea abbia detto in modo inequivocabile che Placanica abbia agito per legittima difesa. Mi fa piacere che applaudiate perchè ci ricordiamo quante polemiche ci furono”. È il commento di Fini sulla sentenza che ha assolto il carabiniere che uccise Carlo Giuliani (Genova – festa democratica agosto 2009) 


Credo sia giunto il momento perché ci si riappropri della politica, quella con la P maiuscola, quella dell’assunzione delle responsabilità, quella degli eletti e non dei nominati o coptati. Di smacchiatori di giaguari e pettinatori di bambole non se ne può più in assoluto. L’esortazione non è solo a livello nazionale, ma anche nei livelli locali dove l’autoreferenzialità si è sostituita ferocemente e ottusamente al consenso.
Loris

ps. per non essere solo protestatario ricordo questo post di circa un mese fa "Partecipazione, La Nostra “Rivoluzione Democratica"

sabato 17 marzo 2012

ASCOLTATELI !



Alla XVII ''Giornata della Memoria delle vittime delle mafie''


TAV, FERMARSI E' POSSIBILE: DIGIUNO A STAFFETTA
"Nessuno può costringere un padre o una madre a prendere una strada se sanno che condurrà i loro figli in un baratro"

LA RICCHEZZA DEL MOVIMENTO NOTAV
In oltre 20 anni di movimento gli abitanti e gli amministratori della val di Susa hanno analizzato a fondo i limiti del progetto di linea Torino-Lione. Insieme ai migliori tecnici hanno cercato e trovato alternative per aumentare la capacità di trasporto dell'asse ben oltre le più rosee previsioni di flusso. Con forme di protesta creative e intelligenti, ben al di là di quello che i media hanno riferito, i NoTav hanno condiviso pubblicamente questa critica. Hanno iniziato a mettere in pratica in prima persona piccoli ma significativi frammenti di nuove economie rispettose dell'ambiente, solidali e conviviali; diventando un vero e proprio laboratorio di ricerca di quel varco di uscita dall'ormai concreta e tragica crisi del modello di sviluppo che ci ha fin qui accompagnato.

PERCHÈ RIGUARDA ANCHE NOI?
Così facendo i NoTav sono diventati una speranza per tutta Italia; il simbolo di qualcosa che va ben oltre la loro valle. 
Anche se abitiamo a km di distanza dunque sentiamo di dover difendere questa ricchezza e questa speranza,
Qui in Liguria inoltre TAV significa "Terzo valico" linea da Genova a Tortona dal costo di 6,2 miliardi di euro. Con un costo ed un impatto ambientale molto inferiore, si potrebbero ottenere risultati rilevanti con gli ammodernamenti alle linee esistenti (5 valichi dalla Liguria verso la Val Padana). http://notavgenova.altervista.org.

PERCHÈ SIAMO ARRIVATI A QUESTI ESTREMI?
Nei primi anni di movimento governanti e poteri vari hanno forse pensato che, se i media non avessero parlato di tutto ciò, continuando ad amplificare le posizioni di chi sosteneva la necessità dell'opera, tutto si sarebbe dissolto. Toccando con mano che così non era, dopo il grande moto popolare per riprendere i terreni a Venaus del 2005, i governanti hanno intrapreso un processo di cosidetta mediazione: confrontiamoci, ma solo con chi non mette in discussione la fattibilità dell'opera... Il tutto è naturalmente fallito.
E' allora partito un crescendo di ultimatum, fino all'esproprio forzato di parte dei terreni imposto e difeso con la forza militare; con successiva repressione verso coloro che a quell'imposizione si sono ribellati.
Una strada pericolosissima perchè la violenza genera violenza, il fumo dei gas cs attira quello di fumogeni e fuochi e ai lacrimogeni lanciati ad altezza uomo rispondono pietre: finchè non si riesce più a capire chi è che ha iniziato e chi può aiutare a uscirne. 
E il Potere chiama legalità gli uni e violenza gli altri. 

E ORA CHE FARE?
L'ultima illusione del Potere è che, fatto il danno e scatenato il caos, si possa uscirne usando i media come fossero napalm sulle coscienze delle masse: "adesso vi diciamo cosa dovete pensare su cosa sia il tav e cosa siano i notav. E se non avete capito ve lo ripetiamo cento volte a sei colonne, fino a farvelo imparare a memoria". Forse mai prima si era vista schierata e concentrata una simile potenza di fuoco mediatico.
La strada della divisione della valle, con il bastone della repressione e criminalizzazione di chi non ci sta e la carota delle compensazioni verso chi si allinea, è ancor più pericolosa e illusoria.
Tutto questo sporco lavoro rischia di non cambiare di una virgola il problema iniziale: non si possono costringere un padre o una madre a prendere una strada se sanno che condurrà i loro figli in un baratro.

RIAPRIRE UN VERO CONFRONTO: L'UNICA STRADA POSSIBILE
Pensiamo che la politica dovrebbe aver la forza di intraprendere l'unica strada possibile: la riapertura di un confronto reale con le popolazioni.
E pensiamo che un governo legittimato da un presunto approccio tecnico, non possa rifiutare il confronto tecnico richiesto dal noto appello proposto dagli ormai mille professori e tecnici da tutta Italia. http://www.notav.eu/modules.php?name=ePetitions&op=more_info&ePetitionId=1

PERCHÈ VI PROPONIAMO UN DIGIUNO A STAFFETTA
Proponiamo un digiuno anzitutto per fare un po' di spazio e difenderci da questo assedio mediatico; per esprimere la nostra vicinanza al movimento della Val di Susa, che di fronte al baratro della crisi del modello economico attuale prova a rallentare anzichè ad accelerare.
E' un digiuno a staffetta: ognuno fa quel che si sente; anche un piccolo atto come saltare un pasto è un fondamentale cambio di direzione, un inizio di inversione di marcia; per assumere in prima persona il cambiamento di questa economia e di questa politica che non vogliono rinnovarsi.
Raccoglierci in noi stessi per unirci a altre persone che in tutta la Liguria e in altre parti d'Italia hanno intrapreso questa azione. 
Offriamo questa modalita' di protesta - proposta, accanto a quelle che altri, fortunatamente, stanno sviluppando nella nostra citta'.

Per adesioni scrivere a ascoltateliliguria@gmail.com
Questa azione aderisce alla campagna "Ascoltateli !". Per consultare l'appello e altre informazioni: www.ascoltateli.org/l-appello.html

Genova, marzo 2012

ADESIONI:
Giovanna Agnesini, Andrea Agostini, Cristina Albin, Gianni Aliotti, Gianni Babbini, Elisabetta Bardi, Maddalena Bartolini, M.Teresa Battistini, Luciano Bertolini, Rosa Bertolini, Norma Bertulacelli, Graziella Bevilacqua, Severino Bianconi, Angelo Bodra, Tiziana Bonora, Andrea Bovenga, Adriana Bottini, Antonio Bruno, Rossana Campanella, Peppino Coscione, Roberto Dalmas, Franca Debandi, Giovanni Esposito, Simone Falco, Paolo Farinella, prete, Mariarosa Filippone, Renato Francesconi, Graziella Gaggero, Martina Ghiazza, Alfredo Giusti, Luca Giusti, Carla Grippa, Rita Lavaggi, Pietro Lazagna, Bianca Lena, Matteo Lodi, Rosaria Lombardi, Monica Lanfranco, Deborah Lucchetti, Enrico Ernesto Luciani, Antonio Marcianò,
Antonella Mozzachiodi, Sara Petri, Cristina Percivale, Carlotta Pezzolo, Paolo Prudente, Mariella Ratti, Alessandro Ravera, Marco Ravera, Giuliano Ricciardi, Rossella Ricciardi, Aida Romeo, Sonia Sander Cimino, Marina Sartorio, Grazia Sbrana, Maria Pia Siberiu, Ivan Tinfena, Marco Toracca, Federico Valerio, Luca Valerio, Annamaria (Nini) Vassale, Loris Viari, Alberto Zoratti, Elisabetta Zucchi, Franco Zunino

ORGANZZAZIONI:
Associazione Vittorio Foa, Circolo Dossetti, Circolo Nuova Ecologia Legambiente Genova, Comitato verità e Giustizia per Genova, Forum ambientalista Genova, Forum Ponente Genovese, meditAmare Imperia, Movimento Nonviolento Centro di Genova, Punto Rosso, Rifondazione Comunista Federazione di Savona,

Per controllare l'aggiornamento delle adesioni vai a:    http://ascoltateliliguria.blogspot.it/

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lunedì 12 marzo 2012

Cara Camussso, il nostro compito è quello di combattere le ingiustizie sociali e ambientali e non quello di crearle.


Ormai ho imparato a non stupirmi più di niente, ma un certo dolore l’ho percepito con quella tua affermazione : ''Nessuna forma d'iniziativa legittima puo' prevaricare la vita degli altri e sconfinare nella violenza. Penso che la Cgil debbe avere un giudizio netto. Del resto la nostra posizione favorevole alla Tav l'abbiamo espressa al congresso: il Paese ha un disperato bisogno di investimenti''
Recentemente un operaio della Fincantieri si Sestri Ponente mostrava contrarietà nei confronti di un eventuale sindaco non favorevole alla “Gronda di Ponente” a Genova perché, secondo lui, non realizzando la quest'opera sarebbe venuto a mancare il materiale di riempimento per il ribaltamento a mare del cantiere, impedendone quindi il rilancio. 
Il giudizio va ben oltre la giustezza o meno dell’opera, e stravolge in tutto e per tutto il ruolo che si è voluto dare al sindacato in questi ultimi quarant’anni. 

La prima considerazione è che il diritto al lavoro non può prescindere dalla buona amministrazione e conservazione del territorio. Se questo poi vuol dire disgregazione sociale e amplificazione del disagio sociale di intere popolazioni, l’attenzione è quanto meno necessaria. Nel caso della “Gronda” genovese, per rispondere all’operaio di fincantieri, si parla di almeno 15 anni di cantierizzazione di interi quartieri . Che i quartieri siano quelli tradizionalmente popolari e operai sarà un caso? Si parla di movimentazione di materiale amiantifero, quindi all’interno della città, si parla di quel territorio ormai tristemente noto per la sua reazione ad eventi metereologici che troppo frequentemente si trasformano in tragedie.
Non abbiamo forse proprio a Genova un esempio di come una produzione, quella siderurgica, si sia impossessata di uno dei più belli quartieri della città, Cornigliano, lo abbia privato del suo sbocco a mare e nel giro di cinquant'anni con le politiche di deindustrializzazione, delocalizzazione ed esternalizzazione abbia reso al territorio disoccupazione, terreni da bonificare e un quartiere intero stuprato e abbandonato dal punto di vista ambientale?
Con l’applicazione dello Statuto dei diritti dei lavoratori si è assunto il principio che la salute non è monetizzabile. 
Potremmo, alla luce di ciò che ormai conosciamo tutti, pensare che vale la pena mettere a repentaglio la nostra salute e quella dei nostri figli, visti i tempi di rilascio, maneggiando, per quanto con cura, amianto, sia per i lavoratori interessati che per le popolazioni circostanti i cantieri? 
Sicuramente necessitano investimenti che rilancino lavoro e occupazione, allora, considerando che parliamo di trasporti, perché non investire in un piano complessivo della mobilità che tolga dal medio evo sia rete ferroviaria interna sia traffici merci in sicurezza? 
E’ così disdicevole pensare che città come Perugia, Siena o Campobasso, per citarne tre a caso, debbano avere possibilità di comunicazione più efficienti? 
Altra considerazione fondamentale: è vero che gli investimenti servono per rilanciare il lavoro e il paese, ma è anche necessario trovare, prima di avviare gli investimenti pubblici, creare gli anticorpi opportuni perché con questi investimenti non si finanzi cattiva politica e malaffare. 
Il lavoro non potrà mai essere il ricatto per farci peggiorare un già precario sistema di vita. 
E alla CGIL credo di poter chiedere di ritrovare quella capacità di autonomia tanto auspicato ai tempi di Novella e Lama, che in categorie come i metalmeccanici ritrovava l’avanguardia culturale che ha fatto della CGIL un grande sindacato. 
Se cattiva politica e perdita di autonomia stanno minando la natura stessa del sindacato, non è una buona ragione per non cercare di riconquistare spazi di effettiva contrattazione per i lavoratori, per il territorio dove vivono i lavoratori e per la democrazia che i lavoratori riescono a declinare. 
Loris

ps.ormai diversi anni fa contribuii assieme ad altri italiani, dopo il disastro di Chernobyl a rifiutare per l'Italia l'avventura nucleare. A quel tempo ero un dipendente e mi occupavo di logiche statiche applicate alla tecnologia nucleare. La mia vita cambiò radicalmente, l'azienda per conto della quale lavoravo, anche grazie ad una certa disinvoltura nell'acquisire i lavori, fallì e io mi ritrovai a precarizzare la mia esistenza lavorativa.
Non mi sono mai pentito di quel voto dato in quel referendum contro il nucleare, nel frattempo ho avuto un figlio al quale sicuramente sto dando una vita di precarietà lavorativa per questa montagna di guano prodotto dal sistema finanziario bancario e dal prof. Monti , ma con serenità so che non ho precarizzato la sua esistenza di uomo e dell'ambiente che lo circonda, la sua possibilità di diventare a sua volta padre e di consegnare l'ambiente che lo circonda a sua volta a suo figlio.
Potessi rivotare 100 volte, per cento volte rivoterei per il mio, per il suo e per il futuro di coloro che verranno.(L.V)


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domenica 4 marzo 2012

La strana gioventù che odia la velocità (ma ha capito più dei vecchi)

ulteriore riflessione sulla TAV

Genova, 4 Marzo 2012 
Dopo il pranzo domenicale a casa di mammà, mi capita tra le mani Repubblica che io ormai da almeno un anno ho smesso di comprare e leggere. Sfogliandolo mi cade l'occhio sull'editoriale di Scalfari intitolato “Una strana gioventù che odia la velocità”. Il fondatore del quotidiano in particolare si stupisce “della posizione degli studenti, ostile all'alta velocità”. 
Oibò, a me invece stupisce il suo stupirsi! Capisco che lui non appartiene più alla categoria dei giovani, ma da giornalista navigato forse dovrebbe essere un po' più a conoscenza delle aspirazioni e dei sentimenti del mondo giovanile, o quantomeno cercare di informarsi. 
Io non sono molto giovane, vado per i 40, ma sono comunque più giovane di Scalfari, e allora provo a spiegargli qualcosa di questi “strani giovani”. Perché la differenza di visione e lo stupore hanno le loro origini proprio nell'età anagrafica. I giovani, a differenza di Scalfari, pensano al loro futuro. E quello che sarà l'Italia o il mondo tra 20 o 30 anni li tocca immensamente più di quanto non tocchi Scalfari, che magari a quell'epoca sarà passato a miglior vita (o forse no, gli auguriamo tutti lunga vita!). 
I giovani meglio dei vecchi hanno capito che questo modello di società e sviluppo insostenibile sta distruggendo il loro futuro, i loro padri hanno permesso il depredamento delle risorse naturali, lo scempio del paesaggio, l'ipertrofia dei sistemi finanziari e speculativi, la corruzione, l'attaccamento al potere..., e si sono persi i rapporti di solidarietà e di comunità, si sono persi posti di lavoro, il welfare, la natura incontaminata, l'onestà, e mille altri valori. 
I giovani meglio dei vecchi stanno capendo che per salvarsi bisogna ripensare il modello di società e di consumi. I giovani forse capiscono più dei vecchi concetti come “km 0”, “filiera corta”, “autoproduzione”, “sostenibilità”, “decrescita”, “beni comuni” ecc.. di cui forse Scalfari ignora il significato o li relega a utopie da ecologisti estremi, ignorando quanto stiano facendo presa e iniziando a cambiare molte realtà. 
Nel futuro mio e dei giovani sogno che non ci sia più neanche bisogno di spostare tutte quelle merci per le quali sacrifichiamo intere comunità montane ed enormi quantità soldi pubblici, perché nel futuro dei nostri sogni avremo imparato a consumare meno e a consumare prodotti locali, prodotti da giovani che tornano a coltivare la terra e a fare artigianato o da piccole imprese sul nostro territorio. 
Ora mi si accuserà di utopia, ma iniziano ad esserci esperienze reali di tutto ciò e l'alternativa contraria è la morte del genere umano e del pianeta. Pertanto io preferisco inseguire l'utopia. 
L'unico modo per produrre ricchezza non è produrre merci inutili da usare pochi giorni e sostituire subito perché già obsolete, l'unico modo per produrre ricchezza non è costruire infrastrutture inutili e dannose, a vantaggio del partito del cemento. 
Possiamo produrre benessere investendo in molti altri settori utili e sostenibili. Vogliamo fare lavorare l'edilizia? Risaniamo energeticamente tutto il patrimonio immobiliare, così saremo anche meno assillati dalla crisi energetica; mettiamo in sicurezza il territorio così non dovremo piangere morti e danni alla prossima alluvione; investiamo sull'agricoltura e il recupero dei boschi, sul turismo e l'artigianato. Tutte attività che hanno impatti solo positivi e duraturi. 
I giovani forse questo lo hanno capito ed è per questo che protestano, e forse anche per difendere il diritto a dissentire e ad opporsi a scelte scellerate, la repressione poliziesca è un pessimo segnale e i giovani lo sanno bene. 
Nel merito dell'opera ad oggi non ho ancora sentito una sola risposta alla domanda fondamentale: “se le merci che viaggiano sono solo 3 mln tonnellate e la vecchia linea può portarne fino a 20, a cosa serve una nuova linea?”. Le risposte sono state solo l'infantile “perché sì” oppure l'autoritaria repressione. 
Ma ora concludo tornando all'editoriale di Scalfari dove, riguardo alla verifica dell'interesse generale dell'opera dice: “per questo c'è un Parlamento e un governo”. 

Giustamente non ha aggiunto “democraticamente eletti”.... 

Silvia Parodi

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La Libertà di Stampa



Contributo di un mio contatto fb

I giornalisti di La7 e di Rai News strillano contro il movimento NO TAV per essere stati allontanati dalle manifestazioni nonostante le loro irritanti insistenze. Lamentano comportamenti autoritari, antidemocratici e violenti, e su questo inzuppano la brioche tutti i mass media asserviti al regime, vale a dire oltre il 90%, per screditare il movimento NO TAV di fronte all'opinione pubblica. Tutte le parti politiche di maggioranza fanno eco e da cassa di risonanza per dimostrare la necessità di costruire questa opera faraonica, che comporterà costi enormi per in vite umane, danneggiamento irreversibile per l'ambiente, nessun vantaggio all'Italia, ma grandi guadagni alle imprese coinvolte nella realizzazione dell'opera, cooperative e grandi imprese nazionali con infiltrazioni malavitose certe. E questi campioni dell'informazione, che hanno relegato l'Italia oltre l'80° posto nella classifica dei paesi relativamente alla libertà di informazione, starnazzano e non si chiedono perché un movimento, che ha necessità di visibilità e dell'appoggio dell'opinione pubblica per avere possibilità di successo, assuma comportamenti ostili nei confronti dei giornalisti !! A questi eccelsi personaggi non viene neppure in mente che è il loro asservimento al potere, la loro scorrettezza e mancanza di professionalità nell'informare correttamente, che fa perdere loro dignità e credibilità ed inevitabilmente scatenano reazioni ostili? 
Quale giornalista ha riportato con onestà intellettuale gli studi di numerosissimi ingegneri del Politecnico di Torino che dimostrano l'inutilità economica ed il danno che comporterebbe questa opera, o le relazioni dei geologi sugli irreparabili danni ambientali per la Val di Susa? Quali giornalisti hanno riportato questa semplice tabella che mostra quante cose assai più utili della linea Torino Lione si potrebbero fare con: 
4 cm di Tav = 1 anno di pensione,
3 metri di Tav = 4 sezioni di scuola materna, 
500 metri di Tav = un ospedale da 1200 posti letto,226 ambulatori,38 sale operatorie 
1 km di Tav = 1 anno di tasse universitarie per 250mila studenti ,oppure 55 treni pendolari NO TAV. 
Cari giornalisti, un vecchio proverbio dice “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Piuttosto sarebbe meglio che l’informazione riguadagni dignità ed autorevolezza svolgendo il ruolo che il sistema democratico impone loro e che finalmente la smettano di fare i pappagalli del Potere!!
Sassari 04.03.2012
Isidoro Aiello


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venerdì 2 marzo 2012

e li chiamavano...banditi - da Genova alla Val Susa

Documentazione della manifestazione No Tav di ieri 1 marzo a Genova
Non è un mistero che chi oggi a Genova fa la battaglia contro la Gronda di Ponente, è assolutamente vicino e solidale con chi è Resistente in Val Susa.
Non vogliamo che il finanziamento ai partiti. oggi possa passare attraverso il finanziamento di opere dannose per l'ambiente e inutili per i cittadini. Perchè in Italia processi come quelli del "dibattito pubblico" riconosciuti e regolamentati a livello europeo vengono ignorati , quando non stravolti?




Clicca per accedere alle slide

infine replico il filmato che libera tv ha messo in rete perchè in alcuni aggregatori dove sono maggiormente gradite le inserzioni pubblicitarie già una volta, attraverso il reindirizzamento è stata operata una forma di velata censura.
"a sinistra" aderisce alla richiesta di libera tv nel condividere e diffondere questo ed altri video per l'alto valore testimoniale che non si ritrova nei media ufficiali

"Immagini dei blocchi stradali del movimento NO TAV in Valsusa realizzate con un videofonino da Giorgio Cremaschi e ricevute in esclusiva da Libera.Tv. Un documento che dimostra le forme non violente e partecipate della lotta della popolazione contro un'opera inutile e dannosa. "


La riflessione sulla crisi della democrazia non può essere relegata solo alla questione della Tav l'involuzione in questo senso, in Italia, è evidente. La Tav, come gli attacchi all'art.18 sono solo alcuni aspetti di questa aggressione.

"La testimonianza di Giorgio Cremaschi, presidente del Comitato Centrale FIOM ed esponente del movimento NO DEBITO, presente ai presidi in Val di Susa. La battaglia per la democrazia di una intera popolazione va sostenuta. Bisogna sconfiggere la criminalizzazione e la deformazione operata anche dai media. La solidarietà non basta serve la mobilitazione. "

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e li chiamavano...banditi

Dalla Valle che Resiste Giorgio Cremaschi documenta le manifestazioni .
Quello che i media ufficiali si rifiutano di far vedere

giovedì 1 marzo 2012

mercoledì 29 febbraio 2012

TRASMETTO IL COMUNICATO SCRITTO DA CHI ERA IN CLAREA DURANTE LO SGOMBERO VI PREGO DI POSTARLO E FARLO GIRARE AL PIU' PRESTO VIA WEB STAMPA RADIO...

Ricevo via mail e come webmaster di a sinistra aderisco alla richiesta di diffondere questo comunicato solidarizzando con il movimento No Tav Valsusino, augurando a Luca Abbà una pronta guarigione per continuare la difesa del territorio e dell'ambiente.
Loris

Era nell’aria da giorni. 
E stamattina, pochi minuti dopo le otto è arrivata la logica prosecuzione delle mire espansionistiche dei cantieri del TAV nella val Susa. Ci siamo trovati in pochi in baita circondati da centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa, che affollavano la val Clarea. La situazione sembrava apparentemente sotto il controllo delle guardie, quando inaspettatamente Luca, un attivista del movimento è riuscito ad eludere i controlli salendo sul traliccio dell’alta tensione vicino alla baita. Uno dei due agenti che lo rincorrevano, è salito immediatamente, con una fretta inusuale, sconsiderata e senza nessuna messa in sicurezza sul traliccio, mentre noi siamo tenuti a distanza, isolati di fronte alla porta della baita. In quel momento Luca in diretta con radio Blackout manifesta esplicitamente ed in modo incontrovertibile la sua intenzione di resistere allo sgombero. Preoccupati per il frettoloso inseguimento verticale a cui veniva sottoposto Luca, gridavamo alle 
forze dell’ordine di fermarsi. La risposta è stata: “Non vi preoccupate, siamo professionisti”. 
Pochi secondi dopo, Luca costretto a salire più in alto, per sfuggire all’agente che lo insegue, viene folgorato da una scarica elettrica da 50.000 volt. Il suo corpo privo di sensi precipita al suolo da oltre 10 metri. Risuona nella mente il “morto” annunciato nei discorsi del capo della polizia Manganelli, e dell’ex ministro dell’interno Roberto Maroni. Mentre a noi, scioccati dall’episodio veniva impedito di avvicinarci, il tempo passava senza che a Luca fossero prestate le prime cure. Solo dopo oltre mezz’ora è arrivata l’ambulanza. Nonostante vi fosse una persona in grave pericolo di vita, ferita per terra, i lavori per l’allargamento del cantiere procedevano ininterrotti, dimostrazione evidente di quali siano le priorità dei rappresentanti dello stato e degli operai presenti sul posto: la TAV prima della vita umana. 
Nonostante le nostre insistenze parecchio tempo è trascorso prima che ad uno di noi venisse dato il permesso di avvicinarsi a Luca che dopo oltre un’ora veniva finalmente trasportato in elicottero all’ospedale. 
Scriviamo questo comunicato per informare su quanto accaduto realmente durante lo sgombero della baita Clarea, smentendo così le false ricostruzioni partorite dai media di regime insieme a tutte le voci che stanno girando in questi giorni. Non ci sono state trattative da parte nostra con le guardie per far scendere Luca, non sono stati usati lacrimogeni, nessuna corda di sicurezza era stata fissata dall’agente che seguiva Luca sul traliccio, non vi è stato nessun barricamento collettivo all’interno della baita. Solo nel pomeriggio ci è stato 
permesso di lasciare la baita, costringendoci ad assistere allo scempio della val Clarea e alla pantomima delle deposizioni: l’ennesimo “incidente” avvenuto per motivi di ordine pubblico… 
L’esempio di Luca esprime quello che tutti noi abbiamo nel cuore, difendere questa terra a tutti i costi senza se e senza ma. 
Il lampo che lo ha colpito rimarrà inciso nella nostra memoria per sempre insieme all’indifferenza dimostrata dagli operai e dagli agenti delle forze dell’ordine di fronte ad un fatto di tale gravità. Ti abbracciamo Luca aspettando di vederti tornare al più presto a lottare sulle montagne a te e a noi così care. 

Gli ultimi ad andarsene 


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lunedì 27 febbraio 2012

leader No Tav cade da traliccio inseguito dai poliziotti - "mi sto attrezzando per difendermi" - le mobilitazioni in tutta Italia

Ecco la drammatica testimonianza di Luca Abba pochi secondi prima di precipitare al suolo. 




info su : No Tav.info

radio Black-out

(AGI)-Torino, 27 feb - Anche la Fiom chiede la sospensione dei lavori al cantiere della tav dopo l'incidente di questa mattina in cui e' rimasto ferito Luca Abba'."A fronte di quanto accaduto - dice Federico Bellono segretario della Fiom torinese- chiediamo l'immediata sospensione dei lavori di ampliamento del cantiere per ragioni umanitarie". Intanto si mobilita anche a Torino il popolo No Tav: alle 13 e' in programma un presidio sotto la prefettura ed in cub, in concomitanza dell'assemblea delle 17 a Bussoleno, hanno organizzato un punto di incontro sotto la sede della Rai in Via Verdi.
FERRERO (PRC-FDS), FERMARE LA GUERRA CONTRO VAL DI SUSA "Nell'esprimere la speranza che Luca Abba' possa rapidamente rimettersi, voglio denunciare con forza che il suo ferimento e' il frutto diretto della sconsiderata azione delle forze dell'ordine". Lo sostiene Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, secondo il quale "L'esecuzione dell'esproprio di un terreno diventa un'azione militare in cui le regole d'ingaggio dei militari e della polizia sono molto piu' aggressive di quelle utilizzate in Afghanistan dai militari italiani". "Luca Abba' - prosegue - e' rimasto fulminato e caduto a terra, inseguito su per un traliccio dell'alta tensione mentre protestava per l'esproprio dei suoi terreni: e' una cosa mai accaduta in Italia. Invito tutti i cittadini a riflettere sul fatto che in Val di Susa le forze dell'ordine si comportano come un esercito di occupazione con l'unico compito di "conquistare il territorio" anche a scapito della vita delle persone. Si tratta di un fatto grave e chiedo una volta ancora che il governo abbandoni quest'opera inutile e dannosa e sospenda immediatamente l'esproprio dei terreni".
LEGAMBIENTE, SOSPENDERE ESPROPRI E RIDISCUTERE PROGETTO "Serve una pausa di riflessione. Il grave incidente di questa mattina durante le operazioni di allargamento di un cantiere presso la baita Clarea deve fermare gli espropri e gli ampliamenti dei cantieri". Ad affermarlo e' il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, secondo cui "e' assurdo che, nonostante la positiva e partecipata manifestazione di sabato, i lavori stiano proseguendo nel totale spregio dei valligiani e dei reali interessi del Paese". "Il governo prenda atto dell'opposizione da parte dei residenti, espressa anche a rischio della vita - continua Cogliati Dezza - e fermi un'opera evidentemente inutile, dannosa e costosissima per il Paese. Si torni subito al tavolo della progettazione per concertare i piani infrastrutturali e trasportistici realmente necessari all'Italia anche nel rispetto delle proteste che devono, ora piu' che mai, essere pacifiche e intelligenti".
(AGI) . 


fonte : fanpage.it
Avevano promesso “resistenza” gli esponenti dei No Tav contro i lavori e così è stato stamane quando, con un giorno d’anticipo, è iniziato all’alba l’allargamento del cantiere della Tav a Chiomonte (Torino). Sulla base di un’ordinanza del prefetto gli operai hanno iniziato i lavori per ampliare il perimetro delle recinzioni verso i terreni dei privati. Oltre alle proteste dei manifestanti, in corso già da qualche giorno, la mattinata è stata segnata soprattutto da un gravissimo incidente ai danni di uno di loro: il 37enne Luca Abbà, uno degli esponenti più noti del movimento No Tav e proprietario di uno dei terreni destinati all’esproprio, è salito – come stabilito nei giorni scorsi dall’intero gruppo dei manifestanti - per protesta su un traliccio della luce e lì ha toccato i fili della corrente restando folgorato e precipitando da un’altezza di 10-15 metri.

Le condizioni del leader Luca Abbà sono gravissime - Subito è stato detto che le sue condizione erano gravissime, a soccorrerlo sono stati gli agenti che l’hanno trasportato in ospedale. Abbà avrebbe un polmone perforato, diverse fratture e ustioni sul corpo. Dopo l’incidente avvenuto ad Abbà un altro ragazzo è salito sul traliccio per continuare la protesta dei No-Tav. I manifestanti si sono riuniti poi in assemblea e alla riunione ha partecipato anche il presidente della Comunità montana Val di Susa e Val Sangone, Sandro Plano, che ha scritto un telegramma al prefetto di Torino chiedendo di “sospendere le operazioni di allargamento del cantiere per non aumentare le tensioni”. Lo stesso messaggio è arrivato anche dalla Fiom. Un centinaio di attivisti ha bloccato la statale 25 della Val di Susa nei pressi di Bussoleno dove è stato organizzato un presidio di protesta.

Per il “Legal team” dei No Tav è in corso un’emergenza democratica - I lavori per il momento stanno continuando mentre alcuni attivisti sono ancora nella baita e non vogliono uscire, anche su internet è iniziato il tam tam per portare altre persone all’interno della zona oggetto dell’allargamento. Intanto i legali del movimento No Tav hanno fatto sapere che l’occupazione dei terreni del cantiere di Chiomonte ai fini di esproprio rappresenta “una vera e propria emergenza democratica”: il team di legali parla di una violazione dell’articolo 2 del Testo unico di Pubblica sicurezza che “prescrive quella procedura soltanto in casi di estrema violenza, che qui non vi sono”.

La Procura della Repubblica di Torino ha aperto un’inchiesta - È duro anche il commento del leader dei No Tav Alberto Perino che ha parlato in questi termini dell’incidente avvenuto ad Abbà: “Manganelli aveva detto che doveva scapparci il morto e ci sono quasi riusciti. Un attacco preordinato, premeditato e studiato bene”. La Procura della Repubblica di Torino ha aperto un’inchiesta mentre in Val di Susa arriverà il pm Giuseppe Ferrando per le indagini sull’incidente nel quale è rimasto coinvolto il leader Abbà.
http://www.fanpage.it

informazioni in aggiornamento

LE INIZIATIVE NO TAV IN PROGRAMMA PER OGGI, IN RISPOSTA ALL'ENNESIMO SGOMBERO. ANCHE QUESTA VOLTA QUALCUNO RISCHIA LA VITA A CAUSA DELL'ARROGANZA DI UNO STATO ORMAI DISTANTE ANNI LUCE DALLA VOLONTA' DI CHI LO VIVE.

BOLOGNA - Ore 18 - Piazza del Nettuno
BERGAMO - Ore 19 - Piazza Matteotti davanti al Comune
BRESCIA - Ore 18 - Piazza della Loggia
BUSSOLENO - Ore 18 - Piazza della Stazione
CREMONA - Ore 18 - Piazza Roma
COSENZA - Ore 18 - Piazza 11 Settembre
FIRENZE - Ore 17.30 - Prefettura (via Cavour)
GENOVA - Ore 18 - Prefettura (largo Eros Lanfranco)
L'AQUILA - Ore 16 - Appuntamento organizzativo a Casematte
- Ore 18 - Piazza Regina Margherita
LATINA - Ore 18.30 - Giardini Pubblici
MANTOVA - Ore 18 - Prefettura (via Principe Amedeo 32)
MODENA - Ore 18 - Piazza Torre
MILANO - Ore 14.30 - Appuntamento organizzativo in Università Statale
- Ore 18 - Piazza San Babila
NAPOLI - Ore 16.30 - Piazza Trento e Trieste
NOVARA - Ore 18 - Piazza Cavour
NUORO - Ore 18 - Piazza Sardegna (Quadrivio)
PADOVA - Ore 18 - Prefettura
PALERMO - Ore 18 - Prefettura (via Cavour)
PERUGIA - Ore 19 - Piazza IV Novembre
PISA - Ore 18 - Logge dei Banchi
REGGIO EMILIA - Ore 18 - Prefettura
ROMA - Ore 15 - Assemblea cittadina alla Facoltà di Fisica de La Sapienza
SALERNO - Ore 19 - Stazione Centrale
TORINO - Ore 13 - Prefettura
- Ore 15.30 - Comune di Torino
TRENTO - Ore 19 - Piazza del Duomo
VICENZA - Ore 18 - Piazza Castello

Dalla Spagna:
Barcellona presidio al Consolato italiano IN SOLIDARIETÀ CON IL MOVIMENTO NO TAV Dopo la formidabile manifestazione di sabato scorso (almeno 70.000 persone, corteo colorato, partecipato e determinato - e una lotta contro l'Alta Velocità che dura da più di vent'anni) all'alba di oggi, lunedí 27 Febbraio, le cosiddette "forze dell'ordine" hanno compiuto un violento (e illegale) blitz militare per allargare il cantiere dell'alta velocità. Luca Abbá, uno dei presidianti, è salito su un traliccio per mettere in vista la bandiera No Tav e cercare di incatenarsi. Dei militari rocciatori l'hanno seguito nonostante le sue minacce di salire ancora, ed è rimasto folgorato dall'alta tensione, cadendo a terra da 6 metri di altezza (impattando col suolo privo delle protezioni anticaduta previste in questi casi e non utilizzate) Trasportato d'urgenza in elicottero in ospedale a Torino: con un grave ritardo nei soccorsi ostacolati dalle forze del disordine, è in gravissime condizioni, ma fuori pericolo di vita. In mattinata la Val di Susa è scesa in strada bloccando statale, autostrada e ferrovia. Si stanno svolgendo presidi in tutta Italia contro l'ennesimo, violento sopruso del Governo italiano e delle forze dell'ordine. Contro la TAV Torino-Lione, un'opera ingiusta e inutile, ma imposta con l'inganno e la violenza.
Barcellona è presente stasera presidio di solidarietà sotto il consolato, dalle 19.00 con il movimento No Tav
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domenica 26 febbraio 2012

VAL SUSA: UN CORTEO IMPONENTE, UNA REPRESSIONE PREMEDITATA CHE NE ANNUNCIA MOLTE ALTRE. E’ INDISPENSABILE CHE L’UNITA’ RAGGIUNTA IN VALLE SI TRASFORMI IN UN PROGETTO NAZIONALE. (Agnoletto)

foto di Fabio Dovana

Oggi pomeriggio ho partecipato alla manifestazione in val Susa: enorme, colorata, pacifica e consapevole della propria forza. Sindaci, molti, e movimento uniti come non si vedeva da tempo; una risposta che non ammette repliche a chi, per l’ennesima volta con i recenti arresti, ha tentato di criminalizzare e intimidire il movimento.
Troppo per un governo cogestito da PDL e PD, gli azionisti politici di riferimento delle aziende che gestiscono gli appalti della TAV in una logica totalmente bipartisan. Gli stessi partiti che hanno rinnovato come un solo uomo la fiducia ai vertici della polizia condannati nei processi per il G8 di Genova. Gli stessi vertici che hanno ordinato l’assalto a sangue freddo nella stazione di Torino contro chi rientrava a casa dopo la manifestazione. 
Un blocco di potere che vede al governo uomini (e donne) provenienti dai consigli di mministrazione delle principali banche, dai fondi finanziari internazionali, da consulenze d’oro con multinazionali interessati direttamente al giro d’affari che ruota attorno alla TAV.
Non molleranno l’osso facilmente. La recente intervista del capo della polizia lo spiega chiaramente: per riprendere i lavori hanno esplicitamente messo in conto incidenti di percorso, ossia l’incolumità della popolazione della valle è un optional che può essere ignorato.
Dovrebbe essere ormai chiaro a tutti che lo scontro attorno alla TAV, va ben oltre l’alta velocità e la sola val Susa: lo scontro, il confronto, è con chi vuole spendere 20 miliardi per la TAV e altri 20 per i cacciabombardierei F35 mentre taglia le pensioni di 900 euro, precarizza il lavoro, taglia lo stato sociale e difende i grandi burocrati dello Stato con una pensione annuale di 568.000 euro. 
Non c’è alternativa: o pagano loro o paghiamo tutti noi.
Il corteo di oggi ha raccolto, non solo idealmente, forze diverse fra loro, sindacali, associative, politiche, centri sociali ecc. attorno ad un unico obiettivo. Forse varrebbe la pena di riflettere se questa unità deve proprio fermarsi solo all’imbocco della valle e non può invece produrre qualcosa di più ampio a livello nazionale. La situazione odierna e le settimane che ci aspettano richiedrebbero un simile passo.

vittorio agnoletto





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foto di Uomoinpolvere

giovedì 26 gennaio 2012

Il manganello come risposta al disagio sociale provocato dalle misure del Governo.




E’ a questo punto evidente che al crescente disagio sociale determinato da crisi e dalle inique legiferazioni del governo Monti, la risposta che l’esecutivo da a chi non è allineato al servile assenso è quella della reazione e della repressione poliziesca.
Come più volte rimarcato in questi giorni il feticcio della “libera circolazione delle merci” è comunque a prescindere dai diritti dei cittadini, dei lavoratori e dei consumatori stessi .
La risposta , con le cariche e i manganelli, data davanti a Montecitorio ai lavoratori della pesca è un chiaro messaggio di quale linguaggio il governo ha intenzione di usare nel redimere le conflittualità con i lavoratori.
Con questi presupposti è doverosa la solidarietà al movimento No Tav che attraverso gli arresti di oggi, subisce un tentativo di delegittimazione da parte di quei poteri che non conoscono altra morale che “il mercato” e i profitti derivati dalla devastazione dei territori con le “grandi opere” .
Come fu a Genova nel 2001, la militarizzazione di interi territori a spregio della libera circolazione delle persone resta un attentato grave alla nostra Democrazia insieme a un governo voluto dalle banche e dalle lobbies finanziarie.



11 febbraio la società civile in piazza con la FIOM

domenica 24 luglio 2011

genova 23 luglio 2011






Si sono conclusi i 30 giorni del decennale di Genova2001-2011. Nei prossimi giorni posterò foto e riflessioni. Nel frattempo ecco un bel video della manifestazione di ieri. Come spesso accade più che le parole conta ciò che si vede


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venerdì 22 luglio 2011

Una notte alla Diaz - breve reportage fotografico dieci anni dopo la macelleria messicana

ultime luci del giorno
via XX Settembre


...Quel sangue non
assolve nessuno


La lotta dei No Tav
è la lotta di Genova 2011


...é gia buio
si passa in piazza Alimonda


...davanti alla Diaz a migliaia


... lasciati fuori,
perchè la memoria e il ricordo non turbino i
residui di sangue raggrumato
nelle aule del sapere


...parlano le vittime
della macelleria messicana


...Mark Covell, giornalista, massacrato dai torturatori in divisa
oggi cittadino onorario di Genova..
......e De Gennaro di quale città potrebbe essere 
cittadino onorario?....


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giovedì 21 luglio 2011

Dalla Valle che resiste e non si arrende



Ringraziamo quanti in questi giorni ci hanno manifestato solidarietà e sostegno. Chi è venuto in Valle di Susa il 3 di luglio, chi i giorni precedenti, chi quelli successivi e chi ci verrà.
Vogliamo cogliere quest’occasione per ringraziare quanti si sono spesi per unire le nostre lotte anche a livello territoriale, come i firmatari dell’appello del 12 luglio, e ci hanno proposto di fare la manifestazione di Genova 2011 in Valle.
Ringraziamo tutti/e e ringraziamo voi, del Coordinamento genovese Verso Genova2011 per la stima e l’affetto che ancora una volta ci avete dimostrato, scrivendoci direttamente.
Le nostre bandiere sono ancora intrise dei lacrimogeni di Genova, in quel luglio del 2001; partecipammo forse per la prima volta a un evento internazionale con i nostri simboli, partendo dalle Valle di Susa, dopo l’uccisione di Carlo, con una rabbia nel cuore, che non abbiamo mai voluto lasciar svanire.
L’idea di creare un evento sui dieci anni di Genova in Valle di Susa era affascinante, sincero lo spirito di quanti lo hanno proposto, ma verremo noi a Genova, dieci ani dopo. Siamo impegnati a tenere testa ad una militarizzazione del territorio supportata da una falsa informazione che vorrebbe trasformare un fortino militare, come quello che è La Maddalena oggi, in un cantiere utile a incassare la fetta di finanziamenti europei.
Il No Tav è un bene comune, al pari di ogni difesa del territorio, della libertà e della dignità. Siamo un movimento vivo, con un vivaio ben assortito, che ha l’aspirazione di resistere nel tempo e condurre una lotta lunga e vincente.
Abbiamo capito che la Valle di Susa è ovunque, e i movimenti hanno ben compreso la partita che qui si gioca. La nostra è la lotta di tutti e tutte, non quella di un semplice territorio che resiste. Siamo noi, uomini e donne, la vera garanzia per un futuro diverso da quello che i potenti ci prospettano fatto di crisi e violenza, proprio come recita lo slogan dei dieci anni genovesi.
Noi siamo altro, e lo siamo tutti insieme. Verremo a Genova, parteciperemo alle giornate organizzate, portando il nostro entusiasmo, sicuri di poterlo condividere, e convinti che la strada che percorreremo insieme sarà importante, ovunque ci porti, dalla Valle di Susa passando da Genova e oltre ancora.

Con Carlo nel cuore, saluti resistenti

Il movimento NoTav



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mercoledì 13 luglio 2011

Decennale Genova2011 chiama Val di Susa



Genova, 12 luglio 2011 

All’Assemblea permanente No Tav 

Ci rivolgiamo direttamente a voi come coordinamento Verso Genova2011 oggi riunito, prendendo spunto dall’appello girato in rete per la grande fiaccolata dell'8 luglio a Torino. Lo facciamo perché crediamo siano utili le relazioni tra il vostro percorso e il nostro. E che sia bene siano dirette e il più possibile unitarie e condivise. 
La vostra mobilitazione ci dimostra come le questioni di un diverso modello di sviluppo, capace di rispettare ambiente e comunità umane non sia più eludibile. Sempre di più l'attacco al nostro territorio ed al benessere delle generazioni che verranno si somma ad una progressiva sospensione delle prerogative democratiche che passa dalla militarizzazione dei territori, dall'espulsione delle comunità, dall'imposizione di infrastrutture inutili e costose. Abbiamo assistito con sgomento ai fatti di alcune settimane fa; fatti che, non ve lo nascondiamo, ci hanno riportato con la memoria a quanto accaduto a Genova nel luglio 2001. Abbiamo visto e sentito cose che non avremmo più voluto sentire e vedere: un’intera valle militarizzata, le tende del vostro campeggio devastate, i lacrimogeni usati in spregio alla salute delle persone e dell’ambiente e la solita arroganza di chi pensa che la forza sia l’unico strumento politico possibile per determinare le scelte. Fatti che hanno permesso ad una certa stampa di rispolverare termini e appellativi come si fece nel 2001, non esitando a paragonare, ma esclusivamente per questo,  i due percorsi. 
Noi però crediamo siano altre le analogie tra le vostre lotte e Genova; abbiamo assistito infatti anche a qualcosa di più forte che richiama la memoria (e non solo) di quei giorni genovesi di cui quest’anno ricorre il decennale: la forza di migliaia di persone, unite, che hanno continuato a lottare per un diverso mondo possibile, nonostante tutto e tutti. 
La vostra lotta, il diverso modo di concepire i trasporti, il modello di società, l’ambiente e i rapporti sociali in questo nostro Paese devastato culturalmente - oltreché socialmente ed economicamente - sono una delle battaglie fondamentali di oggi per un altro mondo possibile. 
Noi ci siamo impegnati in questo anno con questo spirito per organizzare il decennale. Abbiamo trovato uno slogan semplice ma a nostro modo di vedere efficace: loro la crisi, noi la speranza. Non una festa quindi, non una riappacificazione per qualcuno e neanche solo e soltanto la riflessione e il ricordo di quanto accadde in quei giorni tragici. Abbiamo voluto e creduto che Genova potesse rappresentare un nuovo inizio, attualizzando e recuperando un bagaglio di saperi e di lotte attorno ai temi del reddito, del lavoro, della precarietà, dei beni comuni, della partecipazione, della cultura, della democrazia reale, contro la globalizzazione della miseria che tende ad impoverire costantemente chi ha già meno. 
Questa idea di mondo è fallita miseramente da tempo e noi lo vogliamo continuare a ribadire. 
L’ultima settimana di luglio, quella dal 19 al 24, è per noi solo l’ultima tappa di un programma vasto che è partito il 24 giugno scorso. Sarà la settimana in cui le dinamiche nazionali s’incontreranno con le aspirazioni e le idee locali con quello spirito unitario che abbiamo voluto imprimere fin da subito. Saranno come dicevamo le giornate di ricordo a Carlo, ai fatti della Diaz e di Bolzaneto, alle centinaia di bastonate prese in piazza ma saranno soprattutto le giornate della possibilità di rilanciare insieme una nuova agenda di lotte e di tematiche anche alla luce dello straordinario risultato referendario. In particolare questa giornata, per noi la più importante - unitamente alla manifestazione del 23 luglio, sarà proprio il 24 luglio con l’Assemblea Internazionale. 
Nella convinzione che la prossima fase di movimento non potrà prescindere della grande battaglia di popolo della Valsusa, noi le offriamo a voi, così come le offriamo a tutte le pratiche di resistenza e alternativa che vivono nel nostro paese, come luogo fisico e politico perché siamo davvero convinti che le giornate di Genova 2011 non si chiudono con la sacrosanta malinconia del ricordo ma, che la battaglia per un altro mondo possibile oggi è attualissima e continua per i nostri diritti e per i diritti di chi ancora oggi, non può nemmeno rivendicarli. 

Con stima e affetto 

Il Coordinamento genovese Verso Genova2011








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