il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

Amicus Plato, sed magis amica veritas



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giovedì 30 agosto 2012

Bersani, quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito


A fine aprile del 2009 su questo blog veniva postato il pezzo “Cara Marta, hai Toppato.” . La vicenda stigmatizzava una esternazione dell’allora sindaco di Genova Marta Vincenzi, che rivolta, al termine di una assemblea sul tema “gronda di ponente”, ad alcuni contestatori dei comitati, li apostrofava come fascisti!
A più di tre anni da quello scritto, chi si dichiarava allora “peones” della politica ha dimostrato doti di sicura chiaroveggenza, non essendo il sindaco  stato confermato, ed avendo perso il PD lo scettro della conduzione amministrativa della città.
Non sarei tornato sull’argomento se non sollecitato dalle analoghe parole di Bersani rivolte a Grillo e al movimento dei grillini.
E’ proprio vero, a volte i mostri ritornano, e, con una visione che ricorda l'inquietante video di “Another brick in the wall” dei Pink Floyd, la marcia è metodicamente e ritmicamente scandita verso il tritacarne della Democrazia, della politica e del nostro Paese.
La Vincenzi è proprio in quel bacino elettorale di “comitati” di cultura operaia e di una cultura di difesa del territorio dagli stupri delle opere infrastrutturali inutili e di democrazia partecipata tradita che ha perso la possibilità di presentare una sua candidatura. Di li alla disfatta per sindrome da capponi manzoniani del PD il passo è stato brevissimo: altro che fascisti, su Marte, nella politica e sul web.
E se oggi iniziamo a redarre un bilancio dell’operato del PD in questi ultimi anni da partito non di governo, non si può non evidenziare come la complicità nell’affossamento dell’articolo 18 con ulteriore precarizzazione del lavoro, nella macelleria sociale della Fornero, nella spogliazione economica del popolo delle partite iva e nella mancanza di difesa nel diritto a percepire ed ad andare in pensione, sia stata la costante e inappellabile strada intrapresa.
L’unica volontà che si percepisce è la difesa di gruppi di potere economici che dalle opere infrastrutturali trae i propri profitti, incuranti della più o meno utilità, ma soprattutto dannosità, delle opere stesse.
Altro che imputare ad altri di fascismo, sia in azioni che in linguaggio, guardatevi in casa a quali ospiti aprite porte portoni e sicuramente anche la vostra credibilità politica.

“Come italiano sono stato felice che la Corte Europea abbia detto in modo inequivocabile che Placanica abbia agito per legittima difesa. Mi fa piacere che applaudiate perchè ci ricordiamo quante polemiche ci furono”. È il commento di Fini sulla sentenza che ha assolto il carabiniere che uccise Carlo Giuliani (Genova – festa democratica agosto 2009) 


Credo sia giunto il momento perché ci si riappropri della politica, quella con la P maiuscola, quella dell’assunzione delle responsabilità, quella degli eletti e non dei nominati o coptati. Di smacchiatori di giaguari e pettinatori di bambole non se ne può più in assoluto. L’esortazione non è solo a livello nazionale, ma anche nei livelli locali dove l’autoreferenzialità si è sostituita ferocemente e ottusamente al consenso.
Loris

ps. per non essere solo protestatario ricordo questo post di circa un mese fa "Partecipazione, La Nostra “Rivoluzione Democratica"

domenica 12 agosto 2012

Partecipazione, La Nostra “Rivoluzione Democratica"



1) Perché nuove pratiche e nuovi linguaggi

Il nostro sistema politico è entrato in quella che si può definire una “crisi sistemica”, quelli che avrebbero dovuto essere degli anticorpi naturali, si sono rivelati per le ragioni più diverse a volte dei sollecitatori in questa stessa deriva. Partiti, leggi elettorali, governi tecnici e lo stesso parlamento svuotato delle sue stesse prerogative nella metodica legiferazione a botte di decretazione d’urgenza e fiducia.
In questa logica, quella componente (i partiti) a cui la Costituzione  dava la mediazione tra Stato e cittadini ha reagito autoreferenziandosi, perdendo quel rapporto rappresentativo verso quella che era la propria base elettorale. Sempre più sistemi lobbistici o gruppi di interesse diventano referenti elettorali e sempre meno il cittadino trova rappresentanza politica.
Dalla denuncia della “questione morale” di Enrico Berlinguer, passando per il craxismo, approdando a tangentopoli con episodi di “arresto della democrazia” come a Genova nel 2001 e degenerare negli eterni  conflitti di interessi il percorso non ha mai avuto momenti di “ripensamento”. I partiti hanno dato dimostrazione di non essere in grado di “autoriformarsi” e sempre più la ricerca è quella di “alleanze” che garantiscano “il controllo” che non i contenuti sui quale misurare le capacità progettuali dei modelli sociali.
Gli effetti di quanto descritto sono evidenti a tutti: antipolitica e disinteresse che si manifesta in astensionismo. Le vittorie, spesso e volentieri, sono assegnate per abbandono, e a governare, dai Municipi al Governo, restano spesso “minoranze” poco significative commisurate ai cittadini in età elettorale.
E’ Gramsci che nell’aprile del 21 sull’”Ordine Nuovo” denuncia come l’antipartito ha aperto le porte al fascismo “...identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano, non modificati ancora da una tradizione nuova, dalla scuola, dalla convivenza in uno Stato bene ordinato e amministrato". Per questa ragione l’impegno deve essere profuso per un riavvicinamento alla politica  da parte dei cittadini per ridare  un’etica alla politica.

2) Quale strada percorrere coerenti con la Costituzione

A fronte di un quadro politico così desolante il quesito da porsi è verso quale sistema politico rivolgere i nostri pensieri e se la nostra stessa Carta Costituzionale risulti adeguata considerando i risultati attuali.
Anche in questo caso i Costituenti si mostrarono lungimiranti, e in quelle poche righe dell’art.3 confermano l’attualità di quel patto.:
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Sicuramente non conoscevano gli attuali sviluppi della “democrazia partecipativa” nelle diverse declinazioni e dei suoi percorsi di istituzionalizzazione, sicuramente però avevano compreso e ci comunicavano che l’azione partecipativa era il fulcro su cui l’impianto stesso del sistema politico della “Res Publica” si fondava.
La  “Nostra Rivoluzione” pertanto, sarà compiuta non solo nel momento in cui saremo stati in grado di attivare nei vari livelli della discussione e deliberazione processi di democrazia partecipativa , ma, quando questo processo diverrà culturalmente egemone.
Riappropriazione quindi da parte dei cittadini della possibilità di partecipare attivamente alle scelte del paese con il proprio contributo attivo.
Se i partiti non sono stati in grado di autoriformarsi la riforma deve comunque avvenire, e dal basso, esternamente e con i partiti, perché proprio per il mandato che gli è stato conferito dalla nostra Costituzione l’ultima deliberazione rimane voce della  politica .

3) Proiezione su Genova

Come in altre città Genova è stata protagonista di una mutazione nelle aspettative dei cittadini nei confronti della propria amministrazione.
Anche se in una situazione di evidente minoranza, rispetto al corpo elettorale le condizioni sulle quali riflettere rispondono a grosse potenzialità, proprio nel recupero di quella parte di “città” disillusa e potenzialmente “contro” a prescindere.
All’elezione del Sindaco Marco Doria ha concorso un entusiasmo diffuso di individui molti dei quali al di fuori delle strutture dei partiti. Dopo la disillusione del post -“Sinistra Arcobaleno”  in molti e non necessariamente strettamente legati all’ambito della sinistra hanno individuato un segnale di potenziale cambiamento, che calato in una realtà governata da anni di un certo “centro-sinistra” può dare una svolta alla stessa cultura politica di questa città.
Non è casuale che un capitolo a parte del programma di Marco Doria sia stato dedicato alla “Partecipazione”, ed è evidente che questo processo non può e non deve, per quanta buona volontà possa essere, gestita e calata da un solo soggetto come il Sindaco che in considerazione dell’importanza del tema ha voluto mantenere per se la delega.
Occorre a questo punto attuare quel programma, che vuol dire dalla teoria passare al concreto confronto sia sulle “tematiche” vive dei territori (municipi),  sia sul come interreagire tra cittadinanza attiva e istituzioni, affinché il processo non risulti strumentale e finalizzato ad ingabbiare scelte decise in altre sedi.
Chi in prima persona ha appoggiato quel programma, ha il dovere di mettersi in gioco, attraverso le forme opportune affinchè quel programma sia attuato, senza scorciatoie e/o strumentalizzazioni, perché ciò non solo non favorirebbe le aspettative, ma, darebbe un segnale di inaffidabilità che ricadrebbe in modo fin troppo generico su tutti quanti hanno sostenuto il rinnovamento e inevitabilmente alimenterebbe il sentimento dell’ “antipolitica”.


Genova 12-08-2012      

venerdì 22 giugno 2012

Doria - Prove di Democrazia Partecipativa

A seguito della decisione della giunta del Comune di Genova del via al primo lotto di lavori per il terzo valico, si è aperta una discussione tra cittadini interessati direttamente o indirettamente e la politica che detiene lo strumento deliberativo per questi interventi.
 Senza voler entrare nel merito più tecnico e argomentato di chi osteggia quest’intervento infrastrutturale, sono rimasto profondamente colpito dalla lettera dell’Insegnante, membro del Comitato "Proteggiamo Villa Sanguineti".
clicca sulla busta per leggere la lettera lettera Insegnante,Comitato "Proteggiamo Villa Sanguineti"

 Tra i vari punti presi in esame, la lettera affronta quello che ritengo l’elemento più significativo del “vento nuovo” dell’amministrazione Doria: “la Partecipazione”.
 Possiamo anche ipotizzare che l’insegnante guardi all’infrastruttura del “terzo valico” con modalità ideologiche, mentre elenca le ricadute sui territori interessati, ma, sicuramente il passo si modifica nel momento che rivendica la possibilità di essere interpellata in quanto cittadina, in quanto a comunità di cittadini su quelle che sono scelte che coinvolgono tutta la comunità.
 Non è un mistero che il Sindaco Doria, in campagna elettorale, ha più volte rimarcato la necessità di allargare la partecipazione dei cittadini in quelle che sono le scelte progettuali della città, e, non è un mistero che l’amministrazione precedente, pur avendo promosso un “dibattito pubblico” sulla gronda coinvolgendo i cittadini che interreagivano con quell’opera, nel momento che il parere della commissione tecnica del dibattito pubblico era negativo, e si rifaceva per lo meno in parte a chi era contrario all’opera ipotizzando l’opzione zero, ebbene, la direzione politica dell’amministrazione, ignorava volutamente le risultanze del lavoro del prof. Bobbio quale responsabile del “dibattito pubblico”.
 La manipolazione di questi processi, un po’ per ignoranza, un po’ per malafede, va a produrre sempre più quello scollamento tra cittadini e politica che determina da una parte derive populiste e dall’altra la disaffezione al diritto di voto, riducendo la capacità rappresentativa degli eletti a ristretta elite di privilegiati che arrivano a determinare le condizioni di vita di un numero di cittadini ben superiore di quelli che hanno attraverso il voto accordato rappresentanza.
 Alla base di questi processi partecipativi resta comunque la necessità di una informazione trasparente. Sicuramente meno sono i cittadini che vengono coinvolti nel processo informativo e più si aprono spazi di discrezionalità che mal si addicono alla moderna democrazia europea.
 L’informazione e la conoscenza però devono essere nella fase precedente alle decisioni, per non turlupinare il cittadino, e, l’informazione deve riguardare il progetto nel suo complesso e non effetti marginali per quanto importanti,. Di Erzelli ad esempio sarebbe interessante conoscere più a fondo come si voglia dare autonomia energetica all’intera opera, o riuscire a comprendere se ad esempio in piazza Baracca quanti e quali alberi qualcuno ha deciso che fossero da tagliare, considerando la piazza e il suo verde tutelato in quanto “centro storico”.
 L’aspettativa è una istituzionalizzazione di questa partecipazione accompagnata da soggetti facilitatori e mediatori che dai municipi alla macchina dell’amministrazione comunale possa sempre più allargare e condividere l’idea di città di una comunità.
Loris

BEGIN

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