il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

Amicus Plato, sed magis amica veritas



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giovedì 4 ottobre 2012

Sentenza N° 38085, quelli che cadono dal pero


Dopo 11 anni di falsità, ingiurie, derisioni, con le motivazioni della sentenza viene affermata una verità che per alcuni ,però, non è mai mutata da quel luglio 2001. Molti sono i commenti che si sprecano in ogni salsa e oggi parlano di "democrazia sospesa" di "traditori" , di violenza premeditata, tortura, di vendetta da parte di un corpo dello stato. Alcuni oggi si spingono sino a ricordare chi era in "cabina di regia" a forte San Giuliano (Fini) sede operativa del comando dei carabinieri. Oggi c'è chi si meraviglia di funzionari restati ai loro posti e promossi nelle funzioni sino all'ultimo atto pur essendo inquisiti per reati di indubbia gravità. Quelli che oggi cadono dal pero, oggi dovrebbero chiedere che sia istruita una commissione d'inchiesta sui fatti del G8. altri l'hanno fatto remando costantemente contro corrente e trovando nella consociazione politica il muro all'accertamento delle responsabilità politiche di quei giorni. Oggi, a fronte di tutti gli atti e le motivazioni della Cassazione , anche per chi ha beneficiato della prescrizione, la presenza all'interno di organi dello Stato risulta intollerabile con la decenza democratica.
Più di una volta mi sono sentito dire, "e...basta..." "e...su che esagerazioni!" e da uomini di legge affermare che la sospensione della democrazia e dei diritti era un'esagerazione . Ci sono voluti 11 anni per una verità giuridica, sicuramente non ne basteranno 50 perchè una cultura del diritto possa determinare che lo stato e i suoi apparati per il ruolo che ricopre non può congedare democrazia diritti e morale per biechi calcoli politici.
Lascio alla lettura della sentenza ringraziando tutti coloro che in questi anni remando costantemente controcorrente ci hanno permesso di arrivare a questo risultato giuridico.Non lascio al mio giudizio e commento soggettivo e di parte, perchè rischierei di essere impreciso, rispetto a quanto nella sentenza è espresso in modo cristallino Volutamente le immagini per accedere ai link sono di poliziotti col viso celato dal casco. Anonimi come furono anonimi gli agenti che penetrarono all'interno della Diaz compiendo la "macelleria messicana".
Loris

ps. tra quelli che cascano dal pero inserisco a pieno titolo, anche coloro che , specialmente se si autodefiniscono di sinistra, parlando di piazza Alimonda puntualmente arrivano a fare questa considerazione  "... però aveva in mano un estintore..."



domenica 15 luglio 2012

Concorso amorale - Genova g8, ingiustizia è fatta





Non sono meravigliato per le due sentenze della Cassazione sui fatti del g8 del 2001 , sicuramente la distanza tra i due giudizi pone però seri interrogativi sui valori fondanti la nostra democrazia.

Altro elemento che crea non poco disagio è l’individuazione su chi , tra cose e individui, abbia il primato, secondo l’interpretazione della Cassazione. Considerando la disparità di condanne un Bancomat ha più riconoscimento di un individuo, percosso, torturato, umiliato e privato della libertà di manifestare pacificamente il proprio dissenso.

Sono eclatanti anche alcune considerazioni sul fatto di chi usando armi improprie celando in vario modo la propria identità mette a repentaglio sia l’ordine pubblico che l’incolumità altrui. Per comprendere appieno queste affermazioni è indispensabile abbandonare ogni approccio ideologico e guardare il filmato nel link che segue.

Nel caso delle condanne dei manifestanti a “pesanti” pene detentive si fa ricorso al famigerato “concorso morale” degno del codice Rocco di fascista memoria. Nel caso dei poliziotti invece si rivendica la responsabilità individuale, impossibile da individuare in quanto mascherati e scarsamente collaborativi nell’individuazione dei responsabili dei pestaggi e delle torture.

Credo che il termine di “concorso amorale” con la stessa eccezione di quel “familismo amorale” trattato da Banfield nello studio di società retrograde dell’Italia degli anni 50, per quanto riguarda gli organismi di “polizia” per chi ha impedito la commissione d’inchiesta e per la cassazione che ha giudicato, sia la definizione più appropriata.

Loris

l link seguente è al sito OP con il filmato in cui si ricostruiscono attraverso i comunicati radio tra la questura e gli organi di polizia impiegati nelle strade le fasi più inquiestanti di quei giorni e di quelle ore.
Ovviamente sono pure riportate alcune fasi del dibattimento processuale.
Ingiustizia è fatta

domenica 8 luglio 2012

De Gennaro parla come un capobanda. Avrebbe dovuto essere immediatamente rimosso dal suo incarico di governo. (V. Agnoletto)




De Gennaro parla come un capobanda. Avrebbe dovuto essere immediatamente rimosso dal suo incarico di governo.

pubblicata da Vittorio Agnoletto il giorno domenica 8 luglio 2012 alle ore 18.25 


De Gennaro ha rilasciato poco fa una dichiarazione. Questo il mio commento.
“Le parole di De Gennaro sono opposte a quelle che ci si dovrebbe aspettare da un uomo che ha giurato di servire le istituzioni e che oggi rappresenta il governo; sono parole molto più simili a quelle di un capobanda che, dopo aver subito una sconfitta, resta consapevole dell’enorme potere di cui ancora dispone e manda messaggi precisi ai suoi interlocutori, agli uomini di governo. I quali possiamo esserne certi, si affretteranno ad adeguarsi e anche questa volta non oseranno chiedergli di farsi da parte. E, come egli stesso annuncia, rimarrà tranquillamente al suo posto di governo.
Nelle parole dell’ex capo della polizia non c’è nemmeno l’ombra delle scuse che, se pur solo formalmente e strumentalmente, ha chiesto il suo successore Manganelli.
De Gennaro, con arroganza rivendica ogni cosa e sfottendo i giudici osa addirittura affermare, che tutto si è svolto secondo la Costituzione, lui che a Genova nel 2001 era il capo della polizia e quindi il responsabile della gestione dell’ordine pubblico.
Nemmeno una critica verso i dirigenti di polizia condannati per reati estremamente gravi, ai quali va anzi la sua solidarietà. La stessa solidarietà in nome della quale per undici anni i vertici della polizia hanno cercato di impedire l’azione dei pubblici ministeri e di bloccare i processi. Per tutti gli altri resta solo un generico dolore; nemmeno un accenno alle vittime della violenza provocata dai suoi sottoposti.
Il silenzio colpevole di tutto il Parlamento è pari solo all’accondiscendenza che i gregari hanno verso il loro boss. In qualunque altro Paese europeo De Gennaro sarebbe stato sospeso dall’incarico già nel 2001 .”

Vittorio Agnoletto, nel luglio 2001 a Genova portavoce del GSF









venerdì 6 luglio 2012

Sentenza Diaz: E ora ….fuori dalla Polizia!


…è di poche ore fa  la sentenza della cassazione che conferma le condanne ai poliziotti protagonisti della “macelleria messicana” della scuola Diaz .
Per alcune delle vittime sono 11 anni di attesa di una giustizia tradita prima di tutto da quella politica che ha impedito la commissione d’inchiesta parlamentare e che ha però in tutti questi anni provveduto a promuovere a posti sempre più importanti quei funzionari dello Stato che oggi risultano condannati, ma soprattutto interdetti dai pubblici uffici.
La scelta politica di mantenere e promuovere questi uomini ha come conseguenza diretta tutti quei casi che da Aldrovandi, a Cucchi o Bianzino , sino ai più recenti pestaggi immotivati, e il far ritenere che l’indossare una divisa sia sinonimo di impunità indiscriminata.

L’assalto alla Diaz resta uno degli episodi più odiosi della vicenda del G8 genovese del 2001, in quanto in maniera preordinata vengono costruite prima le prove per poter scatenare, con l’ipotesi di una possibile “giustificazione” una vigliacca aggressione nei confronti degli ospiti della scuola Diaz che , era stata messa a disposizione dell’amministrazione quale point del Genoa social forum.


Fuori dallo Stato i condannati! Una loro ulteriore presenza all’interno di quegli organi non troverebbe oggi più nessuna comprensione.
Loris


Breve rassegna stampa

clicca sull'immagine per andare al testo






reportage fotografico della manifestazione del luglio 2011







mercoledì 11 aprile 2012

QUELLO CHE “DIAZ” NON DICE.

 

Già durante la preparazione del decennale di Genova 2001-2011 avemmo modo di affrontare i termini della discussione nata dalla realizzazione del film sui fatti della scuola Diaz a Genova nel 2001. Sicuramente oggi possiamo comprendere più a fondo il perchè da parte delle "vittime", e in particolare da parte del "Comitato Verità e Giustizia" alcune cose diventano essenziali per la comprensione della verità giudiziaria, storica e politica di quanto avvenuto.
Ricevo, pertanto e pubblico, l'intervento di oggi sul Manifesto di Vittorio Agnoletto, che alla luce della visione del film ferma alcuni punti, assolutamente indispensabili, alla ricostruzione degli eventi.
Loris


fonte - Vittorio Agnoletto, il manifesto 11 aprile 2012

Un grande battage pubblicitario annuncia da mesi l’ uscita del film “Diaz. Don’t clean up this blood”.
Molti critici e giornalisti hanno convalidato quanto più volte ripetuto sia dal produttore che dal regista: “I fatti narrati in questo film sono tratti dagli atti processuali e dalle sentenze della corte di appello di Genova”;  come dire: quello che si vede nel film è la verità oggi accertata.
Non c’è dubbio che le lunghe sequenze che mostrano le gravissime violenze agite dalla polizia alla Diaz e le torture praticate a Bolzaneto  rendono visibile per la prima volta quanto è avvenuto nella scuola e nella caserma; su questo ha ragione Angelo Mastrandrea (il manifesto 7 aprile).
Questo è senza dubbio un merito che di per sé può motivare la visione del film. Il rischio dell’oblio è forte e non c’è dubbio che i nostri governanti siano impegnati, da quasi undici anni, a cancellare dalla memoria collettiva quei fatti.
Chiunque uscirà dalla proiezione si sentirà fortemente coinvolto e indignato dalla ferocia delle violenze istituzionali alle quali avrà assistito. E’ l’efficacia del film, un pugno nello stomaco che non si dimentica. Ma tale riconoscimento non può esimerci dall’esercitare, anche in questo caso, un’analisi critica, tanto più rigorosa quanto più il film tende a essere presentato come aderente alla verità storica e processuale.
Ecco quindi le mie principali critiche:
  1. Il film “sorvola sui nomi di chi allora quell’operazione condusse e giustificò” scrive su il corriere della sera del 13 febbraio Giuseppina Manin dopo aver visto il film al festival di Berlino. E racconta che il produttore Domenico Procacci rispose: “In un primo tempo la sceneggiatura prevedeva l’elenco completo dei ragazzi e dei responsabili del massacro. Poi però la parte offesa ci ha chiesto di non citare i loro nomi. E a quel punto abbiamo deciso di togliere anche gli altri.” Il rispetto per le vittime avrebbe spinto gli autori a non citare i nomi dei carnefici! Non si capisce quale sia la connessione. Eppure quei nomi sono scritti proprio negli atti giudiziari ai quali il film fa riferimento: si ritrovano nella lista dei condannati. Sono personaggi importanti, di potere, condannati in appello per gravi reati e che oggi ricoprono ruoli di primissimo piano nelle forze dell’ordine. Nemmeno nelle poche righe che precedono i titoli di coda compaiono i loro nomi e nemmeno si spiega che costoro sono stati tutti promossi.
Guardando il film mi è tornato in mente quanto scrive Luis Mario Borri, uno dei sopravvissuti alla dittatura argentina, quando commenta le ricostruzioni di quella tragedia storica:  “Da tempo alcuni puntano ossessivamente i riflettori sulla verità con il subdolo proposito di cacciare nella penombra la giustizia”.
Mi domando qual è il motivo di tanta cautela e mi chiedo se sia in relazione con la scelta pubblicizzata dal produttore di inviare, ancora prima di cominciare le riprese del film, una copia della sceneggiatura all’attuale capo della polizia Antonio Manganelli. Manganelli, all’epoca vicecapo della polizia, è colui che, stando a quanto affermato dall’ex questore Colucci, in una telefonata intercettata durante l’inchiesta, avrebbe detto: “Dobbiamo dargli una bella botta a ’sto magistrato “, riferendosi al pm Zucca. Difficile capire che titolo avesse Manganelli per leggere in anteprima la sceneggiatura.
  1. La responsabilità di quanto è accaduto nella notte della Diaz sembra venir scaricata sul personaggio giunto da Roma, che poi sarebbe Arnaldo La Barbera, deceduto da tempo per malattia. E’ esattamente una delle tesi sostenute a suo tempo dagli imputati.  Nulla emerge dal film sulla figura dell’allora capo della polizia, oggi potentissimo capo dei servizi segreti, Gianni De Gennaro.
Il Pubblico Ministero del processo Diaz, Enrico Zucca, in un’intervista rilasciata ad Altreconomia dopo aver assistito al film,  ricorda i filmati d’archivio con “la presenza dei funzionari che comandavano l’operazione, un direttorio spesso riunito sul campo che decide nelle svolte cruciali. Quel gruppo…. scompare invece dal film”.
Uno dei dirigenti di polizia, la controfigura di Michelangelo Fournier, il funzionario che aveva il comando operativo del suo reparto durante l’assalto alla Diaz, viene persino dipinto come una persona logorata da dubbi amletici al punto di scusarsi con le vittime. Resta da capire quali siano in questo caso le fonti documentali.
Non si dice una parola invece sui due infermieri che per aver denunciato le torture di Bolzaneto hanno dovuto abbandonare l’amministrazione penitenziaria, sul poliziotto che per aver collaborato coi giudici si è trovato le quattro ruote dell’auto tagliate, sul vice capo vicario della polizia Andreassi che, per  aver scelto di non partecipare all’operazione della Diaz, ha avuto la carriera stroncata. Tutti fatti, questi,  ampiamente documentati.
  1.    Non una parola è detta sul ruolo dei politici coinvolti nei fatti di Genova: nulla su Fini, niente su Scajola. Un solo passaggio di repertorio, alla fine, su Berlusconi. Viene taciuta persino la visita che Roberto Castelli, allora ministro della Giustizia, fece alla caserma di Bolzaneto nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001. La politica sembra non aver avuto alcuna responsabilità.
  2.   Enrico Zucca nell’intervista citata, dopo aver ricordato la forte rimozione attuata dalla politica e dalle istituzioni sulle responsabilità, afferma: “Il film cautamente si adegua e non solo, in alcuni passi ricostruttivi sceglie la versione degli imputati (n.d.a. i poliziotti) rispetto a quella contrastante delle vittime. Se vogliamo l’unico messaggio netto che ha dato è che i black bloc erano – anche – alla Diaz”.
Non è un fatto di poco rilievo. La destra ha costruito tutta la sua campagna di criminalizzazione del movimento sostenendo la contiguità tra Genoa Social Forum e Black Bloc. Su argomenti di simile importanza non sono ammesse licenze da romanzo, specie se si afferma di fare un film basandosi sulle inchieste giudiziarie.
  1.    Il racconto è completamente decontestualizzato; non viene mai spiegato perché 300.000 persone quel luglio 2001 si siano recate a Genova. Cosa può capirne un giovane che oggi ha vent’anni? Per non parlare di chi lo vedrà tra qualche anno. C’è stata un forte repressione, ma perché? Cosa volevano quelle persone massacrate di botte? Mistero.
Gli autori replicano che il loro obiettivo non era raccontare la storia del movimento. Ma sarebbe stato sufficiente inserire qualche spezzone tratto da filmati di repertorio, ad esempio dall’intervento di Susan George in apertura del Forum il 16 luglio 2001, per dare un’idea delle nostre ragioni. Immagini facilmente recuperabili tra la documentazione video alla quale la produzione del film ha avuto pieno e illimitato accesso. Se non si spiegano le ragioni del movimento diventa impossibile spiegare le ragioni della repressione. Infatti.
Inutile anche cercare di capire che cosa sia stato il Genoa Social Forum. Non se ne parla, anzi sono inserite alcune scene dove viene rappresentata una riunione del GSF piena di zombie totalmente inconsapevoli della realtà che li circonda. Eppure è stata una delle esperienze più interessanti di organizzazione dei movimenti negli ultimi decenni. La ricostruzione di quella riunione è semplicemente un’invenzione. Viene da domandarsi: perché, dopo non averne spiegate le ragioni, si ritiene di dover squalificare il GSF?

In sintesi: lo spettatore resta sconvolto dalle violenze commesse dalla polizia, ma legittimato a pensare di trovarsi di fronte ad episodi isolati, appartenenti al passato e dovuti all’azione di alcune “mele marce.” Non ad azioni progettate e gestite da chi ancora oggi è ai vertici delle nostre istituzioni di sicurezza; e tutto ciò sta nella carte processuali, non nella fantasia di qualche estremista.
Certo se racconti le responsabilità, le documenti e fai nomi, se racconti tutti i tentativi, illegali, che sono stati fatti per impedire lo svolgimento dei processi, rischi la censura dei grandi media e un’ostilità politica generalizzata come avvenuto per il libro “L’eclisse della democrazia. Le verità nascoste sul G8 2001 a Genova”  che ho scritto insieme a Lorenzo Guadagnucci, una delle vittime della Diaz..
Se invece si sceglie di non toccare i punti più delicati e impegnativi, allora non si può affermare di raccontare nel film quanto emerso dalle verità processuali. La verità è tale se, oltre a non raccontare falsità, la si racconta tutta, senza scegliere quale parte di verità raccontare e quale tacere. Per questo concordo con Guadagnucci: un film così si poteva fare nel 2002, non nel 2012, ad inchieste concluse.
Siamo di fronte a un film commerciale, costruito con astuzia, che riesce ad essere molto attento e rispettoso delle compatibilità politiche e degli attuali rapporti di forza negli apparati, senza pestare i piedi a nessuno, e nello stesso tempo capace di presentarsi come paladino dei diritti e solidale con le vittime.
Queste cose, almeno tra di noi, dobbiamo dircele

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mercoledì 29 febbraio 2012

'Agenti non riconoscibili? Così si sospendono le regole'



25 febbraio 2012 — pagina 3 sezione: GENOVA 

L' IMPOSSIBILITÀ di perseguire i poliziotti picchiatori del G8 perché irriconoscibili anche per i loro comandanti; la rivoluzionaria proposta di imporre degli oneri di ripristino per limitare la cementificazione della Liguria; e poi ancora le indagini per danno alla salute pubblica degli avvelenatori della terra,i risarcimenti chiesti ai comuni che non fanno la raccolta differenziata o la clamorosa stima, 34 milioni di euro, del danno provocato dalle false pensioni per l' amianto. Sono alcuni dei temi affrontati ieri nel corso della cerimonia di apertura dell' anno giudiziario della Corte dei Conti dal procuratore regionale Ermete Bogetti e dal presidente della sezione giurisdizionale Andrea Russo. G8. Bogetti, nel ricordare che la procura ha avviatoi procedimenti con cui verranno chiesti i danni materiali e d' immagine ai poliziotti condannati per le violenze durante il G8 del 2001, ha spiegato che se da un lato si attendono i giudizi definitivi della Cassazione per procedere contro gli imputati della Diaz e di Bolzaneto, dall' altro si potrebbero già istruire dei processi per quei casi che in sede civile hanno visto il Ministero dell' Interno risarcire alcuni manifestati picchiati. Ma c' è un ostacolo. Nessuno è in grado di identificare gli agenti picchiatori. Bogetti ha così ricordato la sua esperienza torinese, quando indagò nei confronti di un funzionario - assolto penalmente - che aveva guidato una carica in Valsusa contro i manifestanti contrari alla Tav. «Ricordo - ha detto il procuratore - che ho dovuto constatare che gli stessi comandanti... oltre a non essere in grado di identificare gli operatori... neppure potevano precisare se fossero appartenuti al contingente da loro comandato... se si ammette che i singoli operatori non possano essere riconoscibili... vuol dire ammettere che si possa verificare una sospensione delle regole... che non può essere tollerata in uno Stato di diritto»...Leggi tutto >>





martedì 2 agosto 2011

GRAZIE AI GENOVESI CHE CI HANNO SOSTENUTO

GRAZIE AI GENOVESI CHE CI HANNO SOSTENUTO, A QUANTI ERANO ALLA MANIFESTAZIONE DI SABATO 23 LUGLIO E ANCHE A CHI NON C'ERA

Il Coordinamento genovese di Genova 2011 ha portato a termine  il suo incarico, coronato da un risultato complessivamente molto soddisfacente. Di questo vogliamo ringraziare quanti ci hanno aiutato a realizzare e diffondere le numerose iniziative e quanti vi hanno partecipato.

Un ringraziamento particolare va a quanti hanno dato vita con noi alla grande manifestazione di sabato 23 luglio, per la fiducia dimostrataci e per non essersi fatti ingannare dalla campagna di allarmismo che purtroppo si é dovuta registrare. Vogliamo però ringraziare anche chi non é venuto: ci saranno future occasioni per essere di nuovo tutte e tutti insieme a manifestare.

Terminato questo faticoso percorso ognuno di noi torna ad operare nell'ambito consueto - importante, quale che ne sia la dimensione e la natura - avendo verificato che la strada per l'unità di chi lotta per un mondo diverso é faticosa, certo, ma é possibile ed é l'unica capace di incidere.

Ci ritroveremo presto insieme nella costruzione del Forum Sociale Mondiale del 2013 passando per i grandi appuntamenti che ci attendono, a partire dal G20 del prossimo autunno a Cannes. Saranno altrettante occasioni per consolidare la rete di movimenti che riunisce donne e uomini impegnati nella difesa del pianeta in cui viviamo e per garantire a tutte e tutti dignitose condizioni di vita.

Insieme all'unità serve però la memoria, e la nostra non si ferma a Genova 2001. Ventun anni prima di quella giornata nera della nostra democrazia, il 2 agosto 1980, una bomba fascista alla stazione di Bologna uccideva 85 persone provocando oltre duecento feriti. Anche in quel caso, come già per le altre stragi a partire da Piazza Fontana, lo sporco gioco dei depistaggi dei servizi segreti ha ostacolato in maniera decisiva la ricerca di verità e giustizia. Ricerca di verità e giustizia che é la stessa che ci ha mosso da subito per le drammatiche giornate del luglio 2001 e che ci muoverà ancora, certamente ancor più uniti e solidali.

Per questo abbiamo scelto la data del  2 agosto, alle 17.30, per trovarci  davanti alla Prefettura di Genova - in largo Lanfranco - per concludere questo ciclo di iniziative ricordando che per l'uccisione di Carlo Giuliani ad opera dei Carabinieri non c'é stato neppure un processo, mentre per il massacro della Diaz, delle violenze di strada e delle torture di Bolzaneto il faticoso cammino della giustizia é riuscito ad arrivare a significative condanne dei vertici - a cominciare dall'allora capo della polizia ed oggi a capo dei servizi segreti De Gennaro - che rischiano però di essere vanificate in tutto o in larghissima misura dall'incombente prescrizione.

Siete tutte/i invitati a partecipare.

Coordinamento Genova 2011
Galleria di immagini






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venerdì 22 luglio 2011

Una notte alla Diaz - breve reportage fotografico dieci anni dopo la macelleria messicana

ultime luci del giorno
via XX Settembre


...Quel sangue non
assolve nessuno


La lotta dei No Tav
è la lotta di Genova 2011


...é gia buio
si passa in piazza Alimonda


...davanti alla Diaz a migliaia


... lasciati fuori,
perchè la memoria e il ricordo non turbino i
residui di sangue raggrumato
nelle aule del sapere


...parlano le vittime
della macelleria messicana


...Mark Covell, giornalista, massacrato dai torturatori in divisa
oggi cittadino onorario di Genova..
......e De Gennaro di quale città potrebbe essere 
cittadino onorario?....


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domenica 10 luglio 2011

Calendario Eventi Genova2001 - 2011


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CALENDARIO EVENTI
Mese Giugno
Lun Mar Mer 1 Gio 2 Ven 3 Sab 4 Dom 5
Lun 6 Mar 7 Mer 8 Gio 9 Ven 10 Sab 11 Dom 12
Lun 13 Mar 14 Mer 15 Gio 16 Ven 17 Sab 18 Dom 19
Lun 20 Mar 21 Mer 22 Gio 23 Ven 24 Sab 25 Dom 26
Lun 27 Mar 28 Mer 29 Gio 30
.
Mese Luglio
Ven 1 Sab 2 Dom 3
Lun 4 Mar 5 Mer 6 Gio 7 Ven 8 Sab 9 Dom 10
Lun 11 Mar 12 Mer 13 Gio 14 Ven 15 Sab 16 Dom 17
Lun 18 Mar 19 Mer 20 Gio 21 Ven 22 Sab 23 Dom 24
Lun 25 Mar 26 Mer 27 Gio 28 Ven 29 Sab 30 Dom 31
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ecco il programma delle iniziative per il decennale "Genova2001-2011  - Loro la Crisi. Noi la Speranza"
Un grazie speciale a Elena e Mauro (Solleviamoci's web log e Solleviamoci) , che sono stati fondamentali nel rendere fruibile a tutti il programma sul sito ufficiale di Genova2001-2011.
Loris
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lunedì 16 maggio 2011

UN FILM SULLA DIAZ COL CAPO DELLA POLIZIA?


Apprendiamo dai media che la casa di produzione Fandango sta per cominciare le riprese di un film sulla notte della Diaz, la violenta irruzione della polizia di stato del 21 luglio 2001 conclusa con decine di persone ferite, 93 arrestate sulla base di prove false e sfociata in 25 condanne in secondo grado per funzionari e altissimi dirigenti di polizia. Domenico Procacci, fondatore della Fandango, ha informato di avere inviato al capo della polizia una copia della sceneggiatura e di essere in attesa di incontrarlo. Ne siamo sorpresi e preoccupati, perché Procacci non ha fatto altrettanto con noi, nonostante contatti e sollecitazioni. Eppure siamo stati coinvolti personalmente, o con i Comitati che rappresentiamo, nella vicenda Diaz e in tutte le inchieste e i processi seguiti al G8 di Genova del 2001.
Fandango è naturalmente libera di agire come crede, ma siamo sconcertati dalla sua scelta di mostrare preventivamente la sceneggiatura al capo della polizia e non a chi fu vittima delle violenze degli agenti quella notte.

Lorenzo Guadagnucci, Comitato Verità e Giustizia per Genova, autore di
“Noi della Diaz” (cell. 3803906573)
Enrica Bartesaghi, presidente Comitato Verità e Giustizia per Genova
(cell. 3316778150)
Vittorio Agnoletto, ex portavoce Gsf, autore con Lorenzo Guadagnucci
di “L’eclisse della democrazia”
Haidi e Giuliano Giuliani, Comitato Piazza Carlo Giuliani




Aggiornamento del 17 maggio 2011 fonte  cinecittà news


23:00 - Procacci: non cerco placet della polizia per "Diaz"
"Diaz-Non pulite questo sangue non è un film semplice che ha bisogno di polemiche preventive". Per questo il produttore Domenico Procacci di Fandango vuole subito sgombrare il campo da  equivoci sulla ricerca di contatto del produttore con il capo della polizia, Manganelli, cui è stata fatta avere la sceneggiatura del film.
"E' un malinteso. Il capo della polizia - dice Procacci all'Ansa - non è chiamato ad analizzare un progetto, non gli viene chiesto un beneplacito per la realizzazione del film. Ho cercato un incontro diretto con lui per informarlo: non è per un parere, un'autorizzazione o avere un semaforo verde". Procacci spiega che "questo è il primo contatto cercato con la Polizia mentre frequenti sono stati i contatti con coloro che manifestavano a Genova in quei giorni e anche diretti con alcune persone che erano dentro la Diaz quella notte del 21 luglio. "In particolare tutto il processo di scrittura è stato coordinato con il Genova Legal Forum rappresentato da Carlo Bachsmidth", conclude Procacci che si dice comunque pronto ad incontrare i firmatari della nota di oggi, "per un confronto diretto ed evitare ogni equivoco".

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mercoledì 16 marzo 2011

Rassegna stampa per Genova 2011 - Conferenza stampa - l'adesione della Fiom

Roma, 16 marzo 2011

 Per la conferenza stampa
Genova 16 marzo 2011

La Fiom parteciperà alle iniziative promosse dal coordinamento unitario in occasione del decennale di Genova 2001. 
A distanza di 10 anni dal Genoa Social Forum, tappa importante dei movimenti contro la globalizzazione, a livello internazionale, caratterizzata in Italia da una drammatica e violenta repressione di stato che causò la morte di Carlo Giuliani e tanta sofferenza, la Fiom intende ricordare quegli avvenimenti e riconfermare il proprio impegno per la verità e la giustizia, per una prospettiva di cambiamento e di democrazia. 
Per queste ragioni contribuirà al programma della settimana dal 19 al 24 luglio, partecipando insieme ad altre associazioni e movimenti alle attività su crisi e cambiamento del modello di sviluppo e promuoverà una propria iniziativa aperta, in cui siano protagoniste giovani delegate e delegati dalle fabbriche metalmeccaniche, in lotta contro la crisi, per la dignità del lavoro, per il contatto nazionale, per la democrazia. 
Il protagonismo dei giovani è particolarmente importante in questa occasione, perché è necessario che anche questa generazione sappia ciò che avvenne a Genova nel luglio del 2001, e perché porti il suo contributo decisivo alla costruzione di futuro. 
Intendiamo dare a questa iniziativa, a cui chiederemo anche la partecipazione di studenti e studentesse che hanno in questi mesi lottato per il diritto al sapere e alla scuola pubblica, un carattere internazionale invitando delegate e delegati da altri paesi europei e dal sud del Mediterraneo, come testimoni delle “rivoluzioni della dignità”, nuova speranza per il mondo. 


Il Segretario generale Fiom-Cgil
               Maurizio Landini







Genova chiama ancora. Tra giugno e luglio ci saranno trenta giorni di iniziative pubbliche per rilanciare e attualizzare la riflessione intorno a un diverso modello di società, alla luce degli avvenimenti di questi ultimi dieci anni, «con lo sguardo rivolto al futuro», spiega Rita Lavaggi, coordinatrice cittadina degli eventi del decennale. La contestualizzazione di quell'esperienza sta tutta dentro lo slogan scelto dai promotori: "Loro la crisi, noi la speranza"(clicca per l'articolo completo)

Genova chiama ancora. Tra giugno e luglio ci saranno trenta giorni di iniziative pubbliche per rilanciare e attualizzare la riflessione intorno a un diverso modello di società, alla luce degli avvenimenti di questi ultimi dieci anni, «con lo sguardo rivolto al futuro», spiega Rita Lavaggi, coordinatrice cittadina degli eventi del decennale. (clicca per l'articolo completo) gli articoli sono a pagina 8


link ai 3 file mp3 con la registrazione della conferenza stampa
http://www.genova2011.org/wp-content/uploads/2011/03/conferenza-stampa-01.mp3


mercoledì 15 dicembre 2010

Roma 14 dicembre - Paradigma Genova 2001


….ho voluto attendere 24 ore perché le cose che ho visto ieri, percorrendo le strade di Roma, mi hanno lasciato francamente sconcertato. 
Alcuni avvenimenti hanno la capacità di presentarsi in modo assai differente da come sono. 
Indubbiamente l’esperienza di Genova 2001, in fatto di gestione della piazza e dell’ordine pubblico, dà un’indicazione, estremamente inquietante, per ciò che è e sarà la gestione della protesta di piazza in questo Paese. 
Dopo le manovre, per altro andate a buon fine, della compra-vendita della fiducia, che la tensione sarebbe salita, era cosa senza scomodare il divino Otelma, di facile previsione. 
La prima cosa che ho potuto notare ieri, è stata, nonostante l’uso di un gergo da g8 genovese, zona rossa e black block, la facilità con la quale mi sono avvicinato ai nodi nevralgici degli avvenimenti politici di ieri. 
Segno di una “civiltà nel diritto” alla libera circolazione? Non credo proprio. Più verosimile è l’ipotesi del creare più possibilità di acutizzazione del confronto tra manifestanti e forze dell’ordine con possibilità, purtroppo come è stato di degenerazione con gravi conseguenze. Se poi, con un attento dosaggio, facilitatori (questo lo ha ampliamente insegnato Cossiga con i suoi infiltrati), accendono le micce nei momenti e nei posti giusti, qualcuno disponibile a salire agli onori delle cronache a spese di un intero movimento lo si trova facilmente. Credo fortemente che ieri si sia utilizzato il paradigma Genova 2001. La sollecitazione allo scontro, l’abboccamento da parte di chi ritiene che attraverso lo scontro fisico e violento possa passare il riscatto politico e sociale ed infine a seconda del risultato politico parlamentare come ieri, una gestione della repressione commisurata alle esigenze politiche del momento. A Genova fu l’assalto e la macelleria messicana della scuola “Diaz”, alla ricerca delle armi (molotov) che gli stessi poliziotti avevano avuto cura di portarci.

accesso a via del Plebiscito e palazzo Grazioli
non prettamente istituzionale ma residenza del Premier

Via del Corso ore 15.30 circa

Montecitorio


"Infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città...
Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. 

Le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì".
"l'ideale sarebbe che di queste manifestazioni fosse vittima un passante, meglio un vecchio, una donna o un bambino, rimanendo ferito da qualche colpo di arma da fuoco sparato dai dimostranti: basterebbe una ferita lieve, ma meglio sarebbe se fosse grave, ma senza pericolo per la vita"
"Io aspetterei ancora un po', e solo dopo che la situazione si aggravasse e colonne di studenti con militanti dei centri sociali, al canto di 'Bella ciao', devastassero strade, negozi, infrastrutture pubbliche e aggredissero forze di polizia in tenuta ordinaria e non antisommossa e ferissero qualcuno di loro, anche uccidendolo, farei intervenire massicciamente e pesantemente le forze dell'ordine contro i manifestanti".. (F. Cossiga)

sabato 30 ottobre 2010

Chiedo rispetto per chi aveva bisogno di aiuto ed è stato picchiato o ucciso

…non ho voluto intervenire prima, perchè ritengo che le esternazioni o le risposte date a caldo rischiano di tradire I reali sentimenti e I pensieri di chi si sente profondamente offeso e indignato.
Non mi interessa minimamente entrare o commentare le abitudini di un vecchio che frequenta ragazzine minorenni, o che come dice lui si lascia andare a momenti distensivi fuori dall’ambito famigliare.
Sono fatti suoi, e della magistratura, se si ravvisano reati. Sono fatti suoi e della, pardon…, delle famiglie che si è negli anni formato e dissolto. Sono fatti suoi e nostri nel momento che eventuali vizi, vadano ad inficiare la capacità di decidere liberamente se sottoposto ad eventuale ricatto per comportamenti non propriamente ortodossi.
Da genovese sono però rimasto profondamente colpito da una frase che non ha che sollecitato le leve della memoria, facendo maturare quella che è a tutti gli effetti una offesa collettiva: "Sono una persona di cuore e mi muovo sempre per aiutare chi ha bisogno di aiuto".
Io ho voluto ricorrere a filmati e fotografie per fare emergere quanto enormi e pesanti come un macigno risultino quelle parole , che si abbattono infamanti nei confronti delle vittime di cui vi illustrerò.
E’ il 21 luglio 2001, a Genova il giorno prima è stato ucciso Carlo Giuliani, il premier in quei giorni è lo stesso  che a maggio di quest’anno chiama la questura di Milano per far liberare una minorenne accusata di furto. Nessun aiuto però interviene nei confronti di quei giovani che alloggiavano alla scuola diaz il 21 luglio e che furono massacrati dai poliziotti. La stessa polizia tanto comprensiva nel facilitare l’uscita dalla questura di Milano della minorenne “Ruby”. Non avevano forse bisogno di aiuto i fermati nella caserma di Bolzaneto picchiati, ingiuriati: torturati.
Non avrebbe avuto forse bisogno di aiuto Federico Aldrovandi o Stefano Cucchi?
Aiuti comunque ne sono stati elargiti in questi anni. Gli alti funzionari implicati nei fatti di Genova 2001 anche se incriminati e condannati hanno goduto di laute promozioni. Sarà un caso ma anche il questore di Milano che raccolse la richiesta di aiuto nei confronti della giovanissima amica del Premier è stato ultimamente promosso a prefetto. 

Una delle vittime della scuola Diaz
Pareti e pavimento della scuola Diaz dopo "la macelleria messicana"





Federico Aldrovandi
Questo monumento di comprensione e umanità che risponde al nome del premier, che tanto si commosse per chi tentando di raggiungere l’Italia nel basso Adriatico, perì in quel tentativo, quanto aiuto ha dato a tutti quegli esseri umani che dall’Africa cercavano, pace, giustizia, ma soprattutto, una speranza? Quanto le frequentazioni col dittatore libico Gheddafi hanno condizionato o distratto  nell'aiuto a queste Persone? Quanta complicità si è consumata nella persecuzione di chi aveva le carte in regola per richiedere asilo politico per ragioni umanitarie?

immigrati respinti




...quelli che sono aspetti giudiziari, sia la magistratura ad accertarli, semprechè non intervenga qualche lodo o legge "premier impunito", il giudizio politico e umano è di fronte a tutti. La malafede lasciamola ai prezzolati dei giornali della famiglia del premier.




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