il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

Amicus Plato, sed magis amica veritas



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mercoledì 25 giugno 2014

Prandelli e l'art.49 della Costituzione Repubblicana


"Nel momento in cui ho rinnovato è cambiato qualcosa — aggiunge l’ormai ex c.t. —. Non so perché, ma siamo stati considerati come un partito politico, quando sappiamo che la federazione non prende esclusivamente i soldi dallo stato. Io non rubo i soldi dei contribuenti, mi prendo però le responsabilità tecniche di quanto è successo qui." (conferenza stampa 24-06-2014)

Costituzione della Repubblica Italiana
Art. 49 
Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con 
metodo democratico a determinare la politica nazionale
***

...Ho ascoltato allibito la conferenza stampa dell' ex c.t. della nazionale di calcio Cesare Prandelli, quando si è addentrato in una comparazione tra la nazionale di calcio e i "partiti".
Evidentemente da "autorevole" esponente da sempre "nel pallone" ha scarsa dimestichezza con la nostra Carta Costituzionale che  assegna ai partiti il ruolo all'interno dello Stato Democratico di rappresentanza e mediazione tra Cittadini e Stato.
Avrei potuto comprendere maggiormente se avesse citato per nome e cognome uno o più partiti, ma per fare questo ci vogliono le palle.
...Meglio che sia terminata così l'avventura brasiliana, in caso di vittoria avremmo potuto assistere ad una ennesima ingiuria per il nostro Stato con un ct ed una squadra omaggiati dal Capo dello Stato pur essendo portatori di una cultura e concetti indice di profonda ignoraza. C'è bastata la presenza per consultazioni di un noto delinquente qualche mese fa.
Viene richiesto per gli immigrati nel nostro Paese il test della lingua, sarebbe opportuno che per chi a vario titolo rappresenta l'Italia nel mondo il test fosse sulla conoscenza e il valore della nostra Costituzione.
Loris

venerdì 2 maggio 2014

Da dove vengono gli 80 euro di Renzi


La copertura degli 80 euro ce la mettono i precari.
Banalmente ma inesorabilmente quel bonus di 80 euro destinato a una parte di lavoratori lo sborseranno quelli che come me il lavoro lo hanno precario e generosamente definito atipico.
Ad oggi  ogni centesimo che andrà a coprire la cifra degli 80 euro e che verrà prelevato dai servizi, sanità per prima, vorrà dire prelevarla come mancato servizio o come rincaro del servizio, a quelle centinaia di migliaia di partite iva o a tutte quelle figure contrattuali che fanno riferimento alla “gestione cassa separata dell’INPS”.
Oltre a continuare ed alimentare la precarizzazione del lavoro si colpisce quindi chi è già debole e paga il prezzo più alto della crisi in atto.
Al coraggio di una vera patrimoniale che colpisca chi ha accumulato senza investire nel futuro di questo nostro Paese, si preferisce la vigliaccata del prelievo indiscriminato attraverso i tagli dei servizi.
Vogliamo lavoro e che non sia precario. Vogliamo che sia data piena attuazione alla nostra Costituzione e non che sia stravolta affidando il tutto a "la ruota della fortuna" . Vogliamo che le riforme istituzionali non vengano concordate con un delinquente!
Loris



lunedì 14 aprile 2014

25 Aprile, Ricordo, Memoria, Cultura

me…Pochi giorni al 25 aprile, celebrazioni, corone ai sacrari, ricordo di stragi. Il ricordo è una manifestazione puramente personale, individuale. La memoria invece è il frutto di un ricordo collettivo e di una elaborazione condivisa che va a incidere sulla morale, sull’etica in quanto morale condivisa e conseguentemente su quelli che sono i nostri rapporti quotidiani tra persone, comunità e istituzioni.
Soffermarsi quindi sui ricordi collettivi di cosa fu la Resistenza non è un esercizio nostalgico di chi ha avuto parenti amici o conoscenti coinvolti in quella vicenda, ma è la consapevolezza di ciò che siamo oggi, nel nostro ruolo di “singoli” inseriti in tutti quei contesti di comunità che sono la famiglia, la scuola, il lavoro.. …. lo Stato.
Il confine tra civiltà e barbarie è molto più labile di quello che vorremmo pensare e gli esempi non mancano, dalle pulizie etniche dell’ex Jugoslavia ai genocidi in Africa o alle persecuzioni da parte degli integralisti religiosi in varie parti del mondo.
Per queste ragioni non mi stancherò di ricordare e rendere omaggio a chi ha sacrificato parte di se stesso, spesso la vita, per poterci consentire, percorrendo la linea di confine tra civiltà e barbarie, di poter essere per la civiltà, e, come genitore di poter educare mio figlio a quei valori che consentono oggi di poterci esprimere liberamente.
A pochi mesi dalla fine del conflitto, nel 45,  Elio Vittorini proponeva una grande riflessione che ritengo a quasi settant’anni di distanza assolutamente ancora attuale. Un utile strumento per chi oggi pensa che sono cose del passato e che non ci appartengono più.
Loris

Elio_VittoriniUNA NUOVA CULTURA
Non più una cultura che consoli nelle sofferenze ma una cultu­ra che protegga dalle sofferenze, che le combatta e le elimini
Per un pezzo sarà difficile dire se qualcuno o qualcosa abbia vinto in questa guerra. Ma certo vi è tanto che ha perduto, e che si vede come abbia perduto. I morti, se li contiamo, sono più di bambini che. di soldati; le macerie sono di città che avevano venticinque secoli di vita; di case e di biblioteche, di monumenti, di cattedrali, di tutte le forme per le quali è passato il progresso civile dell’uomo; e i campi su cui si è sparso più sangue si chiamano Mauthausen, Maidanek, Buchenwald, Dakau. Di chi è la sconfitta più grave in tutto questo che è accaduto? Vi era bene qualcosa che, attraverso i secoli, ci aveva insegnato a considerare sacra l’esistenza dei bambini. Anche di ogni conquista civile dell’uomo ci aveva insegnato ch’era sacra; lo stesso del pane; lo stesso del lavoro. E se ora milioni di bambini sono stati uccisi, se tanto che era sacro è stato lo stesso colpito e distrutto, la sconfitta è anzitutto di questa «cosa» che c’insegnava la inviolabilità loro. Non è anzi­tutto di questa «cosa» che c’insegnava l’inviolabilità loro? Questa «cosa », voglio subito dirlo, non è altro che la cultura; lei che è stata pensiero greco, ellenismo, romanesimo, cristianesimo la­tino, cristianesimo medioevale,. umanesimo, riforma, illuminismo, libe­ralismo, ecc., e che oggi fa massa intorno ai nomi di Thomas Mann e Benedetto Croce, Benda, Huitzinga, Dewey, Maritain, Bernanos e Unamuno, Un Yutang e Santayana, Valéry, Gide e Berdiaev. Non vi è delitto commesso dal fascismo che questa cultura non avesse insegnato ad esecrare già da tempo. E se il fascismo ha avuto modo di commettere tutti i delitti che questa cultura aveva insegnato ad esecrare già da tempo, non dobbiamo chiedere proprio a questa cultura come e perché il fascismo ha potuto commetterli? Dubito che un paladino di questa cultura, alla quale anche noi apparteniamo, possa darci una risposta diversa da quella che pos­siamo darci noi stessi: e non riconoscere con noi che l’insegnamento di questa cultura non ha avuto che scarsa, forse nessuna, influenza civile sugli uomini. Pure, ripetiamo, c’è Platone in questa cultura. E c’è Cristo. Dico: c’è Cristo. Non ha avuto che scarsa influenza Gesù Cristo? Tutt’altro. Egli molta ne ha avuta. Ma è stata influenza, la sua, e di tutta la cultura fino ad oggi, che ha generato mutamenti quasi solo nell'intel­letto degli uomini, che ha generato e rigenerato dunque se stessa, e mai, o quasi mai, rigenerato, dentro: alle possibilità di fare, anche l'uomo. Pensiero greco, pensiero latino, pensiero cristiano di ogni tempo, sembra non abbiano dato agli uomini che il modo di travestire e giustificare, o addirittura di render tecnica, la barbarie dei fatti loro. E qualità naturale della cultura di non poter influire sui fatti degli' uomini? lo lo nego. Se quasi mai (salvo in periodi isolati e oggi nel­l'U.R.S.S.) la cultura ha potuto influire sui fatti degli uomini dipende solo dal -modo in cui la cultura si è manifestata. Essa ha predicato, ha insegnato, ha elaborato princìpi e valori, ha scoperto continenti e costruito macchine, ma non si è identificata con la società, nOn ha governato con la società, non ha condotto eserciti per la società. Da che cosa la cultura trae motivo per elaborare i suoi princìpi e i suoi valori? Dallo spettacolo di ciò che l'uomo soffre nella società. L'uomo ha sofferto nella società, l'uomo soffre. E che cosa fa la cultura per l'uomo che soffre? Cerca di consolarlo. Per questo suo modo di consolatrice in cui si è manifestata fino ad oggi, la cultura non ha potuto impedire gli orrori del fascismo. Nessuna forza sociale era «sua» in Italia o in Germania per impe­dire l'avvento al potere del fascismo, né erano «suoi» i cannoni, gli aeroplani, i carri armati che avrebbero potuto impedire l'avventura d'Etiopia, l'intervento fascista in Spagna, 1'« Anschluss» o il patto di Monaco. Ma di chi se non di lei stessa è la colpa che le forze sociali non siano forze della cultura, e i cannoni, gli aeroplani, i carri armati non siano «suoi»? La società non è cultura perché la cultura non è società. E la cultura non è soçietà perché ha in sé l'eterna rinuncia del «dare a Cesare» e perché i suoi princìpi sono soltanto consolatori, perché non sono tempestivamente rinnovatori ed efficacemente attuali, vi­venti con la società stessa come la società stessa vive. Potremo mai avere una cultura che "'Sappia proteggere l'uomo dalle sofferenze invece di limitarsi a consolarlo? Una cultura che le impedisca, che le scon­giuri, che aiuti a eliminare lo sfruttamento e la schiavitù, e a vincere il bisogno, questa è la cultura in cui occorre che si trasformi tutta la vecchia cultura. La cultura italiana è stata particolarmente provata nelle sue illusioni. Non vi è forse nessuno in Italia che ignori che cosa significhi la mortificazione dell'impotenza o un astratto furore. Continueremo, ciò malgrado, a seguire la strada che ancora oggi ci indicano i Thomas Mann e i Benedetto Croce? lo mi rivolgo a tutti gli intellettuali ita­liani che hanno conosciuto il fascismo. Non ai marxisti soltanto, ma anche agli idealisti, anche ai cattolici, anche ai mistici. Vi sono ragioni dell'idealismo o del cattolicesimo che si oppongono alla trasformazione della cultura in una cultura capace di lottare contro la fame e le sofferenze? Occuparsi del pane e del lavoro è ancora occuparsi dell'« anima ». Mentre non volere occuparsi che dell'« anima» lasciando a «Cesare» di occuparsi come gli fa comodo del pane e del lavoro, è limitarsi ad avere una funzione intellettuale e dar modo a «Cesare» (o a Done­gani, a Pirelli, a Valletta) di avere una funzione di dominio «sull'ani­ma» dell'uomo. Può il tentativo di far sorgere una nuova cultura che sia di difesa e non più di consolazione dell'uomo, interessare gli idealisti e i cattolici, meno di quanto interessi noi?
ELIO VITTORINI
(Il Politecnico n. 1, 29 settembre 1945)

lunedì 17 marzo 2014

Primo, la riforma della politica


Primo, la riforma della politica

Il 12 marzo il Comitato nazionale dell'Anpi ha diffuso il seguente documento politico.

Considerata la situazione complessiva del Paese e le gravi difficoltà che esso sta attraversando, che raggiungono addirittura il livello dell’emergenza sociale;

Ritenuto che anche sul piano delle istituzioni, esistono difficoltà e problemi che esigono interventi riformatori ponderati, in linea col sistema costituzionale vigente;

Considerato che vi è, nel Paese, molta discussione attorno alla legge elettorale ed alla necessaria differenziazione del lavoro delle Camere, ma ancora non si riesce a varare una legge elettorale che corrisponda agli interessi reali del Paese e non a quelli dei singoli partiti e si attenga alle indicazioni della Corte Costituzionale. Nello stesso tempo, non si riescono ancora ad intravvedere piani organici di risanamento e sviluppo dell’economia, di rilancio dell’occupazione e, in generale, delle condizioni di lavoro e di vita della maggior parte delle cittadine e dei cittadini italiani e soprattutto dei giovani;

Ribadito che il ruolo della politica e dei partiti è fondamentale per la stessa vita democratica del Paese; che peraltro è proprio su questo terreno che occorre operare una vera e profonda riforma, che restituisca alla politica, appunto, il ruolo che le spetta, in piena consonanza con gli interessi della collettività, e riconduca i partiti al compito loro affidato dalla Costituzione;
Considera questa riforma complessiva prioritaria rispetto ad ogni altra, rappresentando la condizione essenziale non solo per il miglior funzionamento delle istituzioni, ma anche per superare la frattura che da tempo si è creata con i cittadini;

Ritiene necessario precisare che:


per riforma della politica si deve intendere un mutamento radicale del modo di essere attuale dei partiti, dei comportamenti politici, nelle istituzioni e nella società, per restituire fiducia ai cittadini, ricondurre quelli che tuttora restano assenti, al voto, per ottenere la loro fattiva e convinta partecipazione al riscatto ed al rilancio del Paese;
occorre, insomma, tornare alla politica come l’avevano immaginata i Costituenti, quando scrissero articoli fondamentali come il 54 (dovere dei cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche di adempierle con disciplina e onore), il 97 (garanzia di buon andamento e imparzialità dell’amministrazione pubblica), il 49 (che assegna ai partiti la funzione di concorrere in modo democratico a determinare la politica nazionale) e quanto delinearono una struttura complessiva delle istituzioni, fatta di pesi e contrappesi e di corretti rapporti tra Parlamento, Governo e organi di garanzia.
il risultato che ci si propone non si raggiunge solo col taglio delle spese e degli sprechi (pur assolutamente indispensabile), ma deriva soprattutto da cambiamenti radicali di prassi, di costume, di modi di essere dei partiti e dei singoli e da un impegno forte contro la corruzione diffusa, contro l’evasione fiscale, contro l’avanzata - sull’intero territorio - della criminalità organizzata. Soprattutto si ottiene solo con una forte riaffermazione dell’etica nella politica, oltreché nella vita quotidiana e nelle istituzioni.

È in questo contesto che vanno realizzate quelle riforme costituzionali che appaiono mature nella elaborazione diffusa e sono coerenti con la logica complessiva del sistema costituzionale; in primis, la riforma del sistema del cosiddetto bicameralismo “perfetto” che parta dalla necessità di differenziazione del lavoro delle due Camere, nell’esclusivo intento di rafforzare, migliorare e velocizzare l’attività legislativa per renderla più aderente ai bisogni del Paese.

Queste sono, dunque, le condizioni essenziali perché ci sia, da un lato una prospettiva vera di riforme e di rilancio e dall’altro un ritorno alla normalità e civiltà dei rapporti in Parlamento e nelle istituzioni e si creino le condizioni per il ritorno a quel rapporto di fiducia tra cittadini, istituzioni e politica, che è fondamentale perché si realizzi davvero la democrazia.
Per questa grande operazione, che non può più attendere ed è di assoluta urgenza, la guida va reperita sempre nei princìpi costituzionali e nei valori espressi dalla Costituzione.

L'ANPI intende essere tra i primi in questa battaglia per la riforma della politica; ma è convinta della necessità che a questo impegno venga assicurata la massima partecipazione possibile, dalle istituzioni, dai partiti, dalle organizzazioni sociali, dalle cittadine e dai cittadini. Un appuntamento collettivo, al quale nessuno può mancare, se vuole davvero il riscatto del Paese.

giovedì 26 dicembre 2013

I sette Fratelli Cervi - Il Film

Alcide Cervi
Arrestati durante un rastrellamento a fine novembre, uccisi il 28 dicembre al poligono di Reggio Emilia rappresenta quanto di più odioso e criminale potesse esprimere il regime fascista.
Mantenere viva la memoria di chi furono i 7 fratelli Cervi credo sia il compito di tutti coloro che hanno creduto e credono in "un mondo migliore"
Il film linkato non è come qualità dell'immagine tra i migliori, ma le interpretazioni di grandi come Volontè o Cucciolla esprimono al meglio quella cultura contadina, socialmente e politicamente impegnata che ha contribuito alla sconfitta nazifascista e ha messo le basi di una "Italia" che affonda le sue radici in quella "Repubblica Democratica fondata sul lavoro" della nostra Costituzione


Documentazione dettagliata sulla storia della famiglia Cervi nelle pagine dell'"Istituto Alcide Cervi"

giovedì 24 ottobre 2013

Lettera ai Senatori e Deputati del Partito Democratico Ligure

Ai Senatori liguri del PD
ALBANO Donatella, CALEO Massimo, GUERRIERI PALEOTTI Paolo , PINOTTI Roberta,  VATTUONE Vito



Ai Deputati liguri del PD
BASSO Lorenzo, CAROCCI Mara, GIACOBBE Anna, MARIANI Raffaella, MELONI Marco, ORLANDO Andrea, PASTORINO Luca, TULLO Mario, VAZIO Franco

Furono circa 45.000 i caduti tra gli uomini e le donne della Resistenza nella lotta al nazifascismo. La loro provenienza sociale e politica era assolutamente trasversale. Cattolici, comunisti, liberali e molti altri. Ebbero il solo obbiettivo di restituirci un Paese diverso e per questo sacrificarono la loro vita. Chi fu protagonista del 25 aprile 1945 raccolse quel testimone e attraverso l'assemblea Costituente, che rappresentava tutti gli italiani, scrisse un patto tra i cittadini e la neo Repubblica che parla di Lavoro, di Pace di Equità sociale e di Solidarietà; di quali sono i nostri Doveri e come esercitare i nostri Diritti attraverso le rappresentanze parlamentari, lasciando comunque ai cittadini la possibilità dell' ultima parola su quelle che sono le modifiche a questo patto tra Cittadini e Stato.
Fu un atto di grande generosità e di altissimo senso civico.
Voi Senatori e Deputati liguri, provenite da una terra che questa storia l'ha scritta alla Benedicta, al Turchino a Portofino a Cravasco e in tanti altri luoghi tristemente noti. Per molti di voi è stato fondamentale l'apporto elettorale dei famigliari di quei ragazzi perchè nel partito che vi ha inserito nelle liste elettorali hanno pensato di rivedere gli stessi valori dei loro Padri,nonni o zii.
Se al Senato non si è voluto rispettare quella volontà di democrazia che ha ispirato i Padri Costituenti chiediamo che ciò accada alla Camera. Quei ragazzi non possono essere traditi. Lasciate ai cittadini la possibilità di poter decidere del futuro del proprio Paese esattamente come Pieragostini, Jori o Longhi hanno voluto prima di cadere sotto i colpi nazifascisti.

Non viene chiesto un voto “contro” ma molto più semplicemente il non raggiungere quei due terzi che se avevano un senso in un sistema “proporzionale” oggi sono un atto di arroganza in un sistema con premio di maggioranza e sbarramenti che esproprierebbe la partecipazione di tutti gli italiani a decidere del destino dello Stato in cui vivono lavorano e danno futuro con i loro figli.

Loris
tessera ANPI 20094

giovedì 17 ottobre 2013

Come i ladri di Pisa ma più cialtroni


Neanche l’indignazione è più sufficiente rispetto alle azioni di questo governo inqualificabile per l’attenzione al proprio decoro e a quello di tutto il Paese.

Nel giro di poche ore sono tre gli episodi in cui il governo ha dato sfoggio di indecente arroganza .
Il Presidente del Consiglio, nella concitazione dei momenti successivi al naufragio di Lampedusa col suo alto bilancio in termini di vite umane, bofonchiava sulla possibilità dei funerali di Stato. Oggi stanno portando via i feretri senza neanche avere cura a volte di avvisare i famigliari sopravvissuti, non solo rimangiandosi la bofonchiata ipocrita dei funerali di Stato, ma negando anche quel desiderio di solidarietà, di partecipazione al dolore espresso dal Sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini  dei “funerali di paese”. Vergogna Letta !

Il secondo episodio esemplare del distacco dai sentimenti del “paese reale” riguarda i funerali e il luogo di sepoltura del boia delle Fosse Ardeatine Pribke.
La voce del governo è stata in queste ore quella del prefetto Pecoraro, che si è dato un gran da fare nell’offendere il sentimento Antifascista e di chi in quell’eccidio ha lasciato parenti e amici, facendo fare il tour turistico al feretro del boia, ipotizzando anche una cerimonia tenuta da integralisti cattolici.
Non si può celebrare i 70 anni dalla deportazione del Ghetto e nello stesso tempo mostrare quasi una equidistanza rispetto al boia Pribke.
Letta, quella salma non ha cittadinanza in Italia, il respingimento verso il paese d’origine è un atto doveroso e di coerenza per la nostra storia , ed è il governo che deve esprimersi nel rispetto di questa storia che attraverso la Resistenza ci ha portato alla Liberazione e alla Costituzione Democratica e Antifascista.

In ultimo, e non perché di minore rilevanza, proprio la Costituzione. Noi cittadini esigiamo il rispetto dello spirito della nostra Carta Costituzionale. L’accelerata che il governo ha voluto dare per le modifiche è il sintomo di quella spaccatura che questo governo ha voluto rimarcare tra paese reale e le stanze del potere, più affini a sale di tempi con interessi ben lontani dall’attuazione della nostra Costituzione.
L’unica riforma che viene chiesta in questo momento è quella elettorale, che dia nuovamente dignità costituzionale al Parlamento e che possa consentire ai cittadini di esprimere le proprie rappresentanze.
Loris

lunedì 14 ottobre 2013

La via Maestra - Video - intervento di Maurizio Landini



Intervento di Maurizio Landini in Piazza del Popolo il 12 ottobre 2013
per la difesa e l'attuazione della Costituzione










giovedì 3 ottobre 2013

di sana e robusta Costituzione - Maurizio Landini


Si è svolto l'incontro "di sana e robusta Costituzione" nel ricordo di Dino Gallo e Don Andrea Gallo in avvicinamento alla manifestazione nazionale in difesa e per l'applicazione della Costituzione. In video l'intervento completo dell'intervento di Maurizio Landini.

 


ecco una breve clip del perchè a Roma il 12 ottobre di Maurizio Landini
(con preghiera di massima condivisione)

giovedì 26 settembre 2013

DI SANA E ROBUSTA COSTITUZIONE


GENOVA 
Mercoledi' 2 Ottobre, 
presso il Salone del Maggior Consiglio,Palazzo Ducale alle ore 21.00- ingresso gratuito 


DI SANA E ROBUSTA COSTITUZIONE 
dedicato a Dino Gallo e Don Andrea Gallo 


LA VIA MAESTRA:LA COSTITUZIONE 


Parteciperanno 


Marco Doria, Sindaco di Genova 


Gustavo Zagrebelsky 


Maurizio Landini 

coordina la discussione 
Giunio Luzzatto 
de Il circolo Libertà e giustizia di Genova 


La comunità San Benedetto al Porto insieme a Libertà e Giustizia promuoverà questa iniziativa che vorrà essere un tappa di avvicinamento alla manifestazione di Roma del 12 ottobre 

INFINE CI PREME FARE UN APPELLO: 


LA COMUNITA' SAN BENEDETTO AL PORTO SARA' PRESENTE IN CORTEO A ROMA CON UNO STRISCIONE IN RICORDO DI DON ANDREA GALLO, invitiamo tutti coloro i quali lo vorranno a unirsi a noi durante il corteo per far sentire ancor piu' viva e vegeta la sua testimonianza a difesa della costituzione 


martedì 17 settembre 2013

Lezioni sulla Costituzione - 2 (Calamandrei)


In questa Costituzione [...] c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie: son tutti sfociati qui negli articoli.
Piero Calamandrei,


lunedì 16 settembre 2013

Lezioni sulla Costituzione - 1

In avvicinamento alla manifestazione del 12 ottobre questo blog posta dei documenti che favoriscano la conoscenza e il dibattito sulla Costituzione.


















martedì 10 settembre 2013

Cambiare la Costituzione?

La Costituzione va cambiata? Certamente. Va abrogato l’articolo 7 con tutti i privilegi della Chiesa, che violano la laicità dello Stato (lo sostengo da oltre cinquant’anni). Vanno modificati gli artt. 56 e 57 stabilendo una sola Camera legislativa di cento deputati e un Senato di difensori civici formato dai 50 sindaci delle maggiori città e da altri cinquanta a rotazione ogni anno estratti a sorte tra tutti i restanti comuni superiori ai 15 mila abitanti (lo sostengo da trent’anni). Va abrogato il recente “pareggio di bilancio” che ha “novellato” (così dice la legge costituzionale approvata) gli artt. 81, 97, 117 e 119 (lo sostengo da quando la modifica, che regala la sovranità finanziaria alle “trojke”, è stata proposta). E certamente anche qualche altro articolo (obblighi stringenti di rispetto della democrazia e di rappresentanze elette democraticamente sui luoghi di lavoro, ad esempio).
Queste modifiche vanno tutte nella direzione di rendere la nostra Costituzione ancora più coerente con i valori di giustizia e libertà che la informano, e che nascono dal suo essere il prodotto storico della Resistenza antifascista. Quello che invece intende realizzare l’attuale connubio Pd-Pdl-Scelta civica, sulla scorta dei primi “esperti” nominati da Napolitano e di quello nominati poi dal governo, è esattamente l’opposto: stravolgere e “rottamare” (come ormai si dice con un termine ben rappresentativo della volgarità cui è arrivata la politica partitocratica) proprio lo spirito di giustizia e libertà che caratterizza la Costituzione repubblicana, proprio l’eredità che ci è stata lasciata dal sangue, dai sacrifici, dalla vittoria della Resistenza antifascista.
>>articolo completo>>Cambiare la Costituzione? - micromega-online - micromega.

lunedì 9 settembre 2013

La via maestra


1. Di fronte alle miserie, alle ambizioni personali e alle rivalità di gruppi spacciate per affari di Stato, invitiamo i cittadini a non farsi distrarre. Li invitiamo a interrogarsi sui grandi problemi della nostra società e a riscoprire la politica e la sua bussola: la Costituzione. La dignità delle persone, la giustizia sociale e la solidarietà verso i deboli e gli emarginati, la legalità e l’abolizione dei privilegi, l’equità nella distribuzione dei pesi e dei sacrifici imposti dalla crisi economica, la speranza di libertà, lavoro e cultura per le giovani generazioni, la giustizia e la democrazia in Europa, la pace: questo sta nella Costituzione. La difesa della Costituzione non è uno stanco richiamo a un testo scritto tanti anni fa. Non è un assurdo atteggiamento conservatore, superato dai tempi. Non abbiamo forse, oggi più che mai, nella vita d’ogni giorno di tante persone, bisogno di dignità, legalità, giustizia, libertà? Non abbiamo bisogno di politica orientata alla Costituzione? Non abbiamo bisogno d’una profonda rigenerazione bonificante nel nome dei principi e della partecipazione democratica ch’essa sancisce?

Invece, si è fatta strada, non per caso e non innocentemente, l’idea che questa Costituzione sia superata; che essa impedisca l’ammodernamento del nostro Paese; che i diritti individuali e collettivi siano un freno allo sviluppo economico; che la solidarietà sia parola vuota; che i drammi e la disperazione di individui e famiglie siano un prezzo inevitabile da pagare; che la partecipazione politica e il Parlamento siano ostacoli; che il governo debba essere solo efficienza della politica economica al servizio degli investitori; che la vera costituzione sia, dunque, un’altra: sia il Diktat dei mercati al quale tutto il resto deve subordinarsi. In una parola: s’è fatta strada l’idea che la democrazia abbia fatto il suo tempo e che si sia ormai in un tempo post-democratico: il tempo della sostituzione del governo della “tecnica” economico-finanziaria al governo della “politica” democratica. Così, si spiegano le “ineludibili riforme” – come sono state definite –, ineludibili per passare da una costituzione all’altra.

La difesa della Costituzione è dunque innanzitutto la promozione di un’idea di società, divergente da quella di coloro che hanno operato finora tacitamente per svuotarla e, ora, operano per manometterla formalmente. È un impegno, al tempo stesso, culturale e politico che richiede sia messa in chiaro la natura della posta in gioco e che si riuniscano quante più forze è possibile raggiungere e mobilitare. Non è la difesa d’un passato che non può ritornare, ma un programma per un futuro da costruire in Italia e in Europa.

2. Eppure, per quanto si sia fatto per espungerla dal discorso politico ufficiale, nel quale la si evocava solo per la volontà di cambiarla, la Costituzione in questi anni è stata ben viva. Oggi, ci accorgiamo dell’attualità di quell’articolo 1 della Costituzione che pone il lavoro alla base, a fondamento della democrazia: un articolo a lungo svalutato o sbeffeggiato come espressione di vuota ideologia. Oggi, riscopriamo il valore dell’uguaglianza, come esigenza di giustizia e forza di coesione sociale, secondo la proclamazione dell’art. 3 della Costituzione: un articolo a lungo considerato un’anticaglia e sostituito dall’elogio della disuguaglianza e dell’illimitata competizione nella scala sociale. Oggi, la dignità della persona e l’inviolabilità dei suoi diritti fondamentali, proclamate dall’art. 2 della Costituzione, rappresentano la difesa contro la mercificazione della vita degli esseri umani, secondo le “naturali” leggi del mercato. Oggi, il dovere tributario e l’equità fiscale, secondo il criterio della progressività alla partecipazione alle spese pubbliche, proclamato dall’art. 53 della Costituzione, si dimostra essere un caposaldo essenziale d’ogni possibile legame di cittadinanza, dopo tanti anni di tolleranza, se non addirittura di giustificazione ed elogio, dell’evasione fiscale. Ecco, con qualche esempio, che cosa è l’idea di società giusta che la Costituzione ci indica.

Negli ultimi anni, la difesa di diritti essenziali, come quelli alla gestione dei beni comuni, alla garanzia dei diritti sindacali, alla protezione della maternità, all’autodeterminazione delle persone nei momenti critici dell’esistenza, è avvenuta in nome della Costituzione, più nelle aule dei tribunali che in quelle parlamentari; più nelle mobilitazioni popolari che nelle iniziative legislative e di governo. Anzi, possiamo costatare che la Costituzione, quanto più la si è ignorata in alto, tanto più è divenuta punto di riferimento di tante persone, movimenti, associazioni nella società civile. Tra i più giovani, i discorsi di politica suonano sempre più freddi; i discorsi di Costituzione, sempre più caldi, come bene sanno coloro che frequentano le aule scolastiche. Nel nome della Costituzione, ci si accorge che è possibile parlare e intendersi politicamente in un senso più ampio, più elevato e lungimirante di quanto non si faccia abitualmente nel linguaggio della politica d’ogni giorno.

In breve: mentre lo spazio pubblico ufficiale si perdeva in un gioco di potere sempre più insensato e si svuotava di senso costituzionale, ad esso è venuto affiancandosi uno spazio pubblico informale più largo, occupato da forze spontanee. Strade e piazze hanno offerto straordinarie opportunità d’incontro e di riconoscimento reciproco. Devono continuare ad esserlo, perché lì la novità politica ha assunto forza e capacità di comunicazione; lì si sono superati, per qualche momento, l’isolamento e la solitudine; lì si è immaginata una società diversa. Lì, la parola della Costituzione è risuonata del tutto naturalmente.

3. C’è dunque una grande forza politica e civile, latente nella nostra società. La sua caratteristica è stata, finora la sua dispersione in tanti rivoli e momenti che non ha consentito di farsi valere come avrebbe potuto, sulle politiche ufficiali. Si pone oggi con urgenza, tanto maggiore quanto più procede il tentativo di cambiare la Costituzione in senso meramente efficientistico-aziendalistico (il presidenzialismo è la punta dell’iceberg!), l’esigenza di raccogliere, coordinare e potenziare il bisogno e la volontà di Costituzione che sono diffusi, consapevolmente e, spesso, inconsapevolmente, nel nostro Paese, alle prese con la crisi politica ed economica e con la devastazione sociale che ne consegue.
Anche noi abbiamo le nostre “ineludibili riforme”. Ma, sono quelle che servono per attuare la Costituzione, non per cambiarla.

domenica 8 settembre 2013

Per la difesa e l'attuazione della Costituzione


Roma 8 sett 2013 - Con l'assemblea di oggi al Centro congressi “Frentani” Rodotà e Landini lanciano un percorso che attraverso la parola d'ordine della difesa e dell'attuazione della Costituzione ambisca alla riappropriazione della politica.
Non un soggetto politico ma un movimento che diventi protagonista del riscatto politico e morale del nostro paese.
Il primo appuntamento sarà per una grande manifestazione nazionale il 12 ottobre alla quale si arriverà attraverso un lavoro da parte del mondo dell'associazionismo, dei comitati e della politica che intraprenderà questo percorso nei territori di condivisione e coinvolgimento sui pericoli degli stravolgimenti della Carta Costituzionale e sulla necessità di imporre la sua attuazione.
Loris

sabato 7 settembre 2013

la Costituzione non puo' essere un pretesto


"Potevo fare di questa aula sorda e grigia un bivacco per miei manipoli
Era il 16 novembre 1922 quando Mussolini interviene in aula a un mese dalla marcia su Roma e alla sua investitura come Primo Ministro. Il disprezzo e la minaccia per la democrazia è evidente, ciò nonostante, deve passare“formalmente” da quell'aula, che è il terreno di confronto parlamentare,, anche se di li a poco stravolgerà ogni regola, calpesterà i diritti parlamentari, farà assassinare i parlamentari di opposizione, li metterà fuori legge e li imprigionerà o li costringerà, perseguitati, all'esilio.
Occorreranno più di 20 anni, riempiti di atrocità e ignominie e sangue di valorosi, prima di restituire a quell'aula la dignità e l'autorevolezza che gli competeva.
La Costituzione Repubblicana sancirà la sacralità per la democrazia di quei luoghi di confronto politico e le modalità di confronto al loro interno.
Ieri, 6 settembre, a Montecitorio un manipolo pentastellato ha “occupato” il tetto del palazzo esibendo striscioni, in un tentativo becero di “difesa della Costituzione” dalle manipolazioni della scellerata maggioranza delle “larghe intese”.
Come si può pretendere di volere il rispetto delle regole, quando non si è in grado di rispettare le regole e i luoghi dove le regole stesse vengono scritte?
Ci sarebbe stata ben più che indignazione se altri si fossero minimamente permessi comportamenti analoghi, coinvolgendo o utilizzando i luoghi “principi” delle istituzoni. Incapacità e inettitudine non sono scusanti ammissibili per le performance pentastellate.
Non ci si può trincerare dietro la logica “craxiana” che infrangere le regole se lo fanno tutti, diventa accettabile. Quella regola ci ha portato oggi ad avere in Parlamento figure come il pregiudicato Berlusconi e la cavillosa ricerca di una più o meno grossolana possibilità di mantenergli una agibilità politica.
Non si può neanche non considerare che azioni come quella di ieri siano proprio il frutto di quella cultura berlusconiana sulla visibilità quando i contenuti sono risibili. Sicuramente può diventare un cavallo di troia per legittimare una più o meno regola a salvaguardia di Berlusconi stesso.
Infine una considerazione sulla difesa della Costituzione. Il tentativo di modifica dell'art. 138 è senza ombra di dubbio un grave tentativo di intervento proprio sui meccanismi di riforma della Costituzione stessa. Il tentativo di sottrarre al giudizio popolare le eventuali modifiche è altresì evidente e la dice lunga sul tenore delle modifiche che vorrebbero apportare.
Sono, fortunatamente molti i soggetti che si sono attivati a salvaguardia della Carta, alcuni però, e il M5S sono poco credibili. La vocazione presidenzialista non è neanche velatamente nascosta e gli strumenti di legame dei cittadini con lo Stato sono per il M5S quelle cose da aprire con l'apriscatole.

Sostanza è anche forma, e oggi possiamo dire che la forma ci ha ricordato molto quella sostanza con cui gli italiani hanno avuto a che fare dal 1922 al 1945.
Loris

mercoledì 4 settembre 2013

8 settembre - si ricostruisce partendo dalla Costituzione

Settembre si apre con diversi appuntamenti politici e con grandi elementi di riflessione sul nostro futuro politico.

1) prima considerazione è sulle dinamiche che si stanno delineando in casa PD, dove, passate le buriane dei 101 infedeli, il governo col partito di proprietà di un pregiudicato per reati fiscali, le tensioni sul dilemma se anche chi delinque debba avere più o meno agibilità politica, orbene, il quadro dirigente di questo partito, evidentemente alle prese con la canna del gas, si ricompatta, quale salvifica soluzione condivisa, sulla figura di Matteo Renzi

2) Altro nodo cruciale, indipendentemente dal tipo di responso, quale sarà l'assetto di governo dopo che la giunta avrà esaminato il provvedimento di ineleggibilità del pregiudicato di Arcore.

3) Il bilancio del governo Letta, che porta a casa il provvedimento sull'IMU che scarica su tutta la collettività i tagli dei servizi voluti dal PDL e da quei settori del PD stesso che guardano più a tutelare i patrimoni che non i beni comuni.

4) Il delicato passaggio delle riforme istituzionali, dove l'attuale maggioranza manifesta una propensione a lavorare con l'accetta , sia sulle “modifiche Costituzionali” sia per la revisione di una legge elettorale maleodorante di incostituzionalità.

Da questa breve sintesi si evince che non siamo messi affatto bene. L'assenza di una “Sinistra” in grado di dare voce a quella maggioranza di italiani, e sottolineo maggioranza, che in questo paese non ha più voce è l'evidenza di una deriva che non è solo politica, ma anche morale ed etica.

Spogliati dall'identitarismi e dalle fughe di movimenti/partiti personali è con grande attenzione e speranza che lo sguardo viene rivolto alla sollecitazione di Landini, Rodotà (Assemblea 8 settembre a Roma) ed altri che partendo proprio da quello che è l'elemento trasversale e unificante per la Sinistra , la Costituzione, vuole porre le basi di un terreno comune di ricostruzione politica e culturale della sinistra italiana.
Questo processo dovrà, per aver successo attraversare e coinvolgere le parti “sane” della sinistra del PD, quella parte di SEL che non può rassegnare il proprio destino ad una sudditanza senza autonomia politica al PD e a tutta quella marea di sinistra alternativa e senza casa che non può più limitarsi nell'arroccamento minoritario testimoniale o all'astensionismo come risposta politica elettorale.
Porre le diversità al servizio di una crescita politica anziché come elemento di divisione resta la chiave per un nuovo dizionario che ponga tutta la sinistra quale propulsore alla crescita politica sociale del nostro paese.
Loris


venerdì 26 luglio 2013

Perchè ritrovarci in Piazza Alimonda il 20 luglio.

...Non ci ritroviamo in piazza Alimonda a celebrare un evento luttuoso. In piazza Alimonda ci ritroviamo per testimoniare che a uno "Stato" di poliziotti infedeli al giuramento prestato, di funzionari capaci di mentire e guidare alla "macelleria messicana" uomini mascherati per garantirsi l'impunità si contrappongono giovani e meno giovani che restano fedeli a quei valori espressi nella Resistenza Antifascista e sanciti dalla nostra Costituzione repubblicana.
Proprio nel momento in cui le larghe intese si sono allargate sino ad inglobare il programma eversivo del piduista Licio Gelli per stravolgere la nostra Costituzione, Piazza Alimonda diventa un presidio Antifascista e Resistente.
... e sarà opportuno che i presidi si estendano a tutto il paese in attesa della sentenza in Cassazione del piduista di Arcore e dei prossimi passaggi parlamentari della riforma Costituzionale da parte di un governo delegittimato da una legge elettorale passiva di incostituzionalità.

Loris

lunedì 3 giugno 2013

Curiamoci i mal di pancia usando il cervello


La metafora che più è compresa è quella del marito che si tagliò il pisello per far dispetto alla moglie.
Parliamo di finanziamento pubblico ai partiti, argomento estremamente delicato e di cui tanti, un po’ troppi a mio giudizio, ne auspicano e caldeggiano l’abolizione. Il fatto che la disputa sia se il finanziamento debba essere pubblico o privato, e non quali siano state o avrebbero potuto  o dovrebbero essere le regole per il finanziamento pubblico, è estremamente indicativo. Altrettanto indicativo è la richiesta di riduzione del numero di parlamentari in un Paese dove la magistratura sta indagando sulla compra-vendita di parlamentari al fine di salvare un governo
Meno parlamentari in assoluto, meno parlamentari da comprare. Meno parlamentari meno rappresentanza politica.
La sola possibilità che “privati” possano finanziare i partiti è un concetto che con la democrazia ha poco a che spartire, perché è evidente che ci saranno soggetti  a cui sarà impedito l’accesso alla politica proprio in virtù dei costi della politica.

In un paese in cui, in più di vent’anni, non si è arrivati ad una legge sul conflitto di interessi, con un premier che di conflitti ne aveva anche sulla eleggibilità, credo che pensare di legiferare affinchè lobby non prendano il controllo politico del paese, equivalga a raccontare qualche romanzo di Asimov: assai verosimile grazie alla sua bravura di narratore, ma pur sempre fantascienza.
Le recenti esternazioni dell’attuale primo Ministro Letta, sulla possibilità di una deriva “presidenzialista”,  sono un’ ulteriore sirena d’allarme per la nostra democrazia e per la depauperazione della nostra Costituzione.
Ricordiamoci che nel caso degli sperperi di denaro pubblico nei Consigli Regionali, la vera colpevole è una presunta interpretazione del “federalismo” e dell’autonomia dell’istituto delle Regioni. Che i primi ad affondare le mani nella marmellata siano stati proprio i “paladini” del federalismo non deve sorprenderci più di tanto. Sono gli stessi paladini di una legge elettorale più letamaium che porcellum.
Riaffermiamo il valore della Costituzione e delle modalità di rappresentanza democratica. Rivendichiamo una riforma che affermi il finanziamento pubblico della politica con regole certe e trasparenti.
La Democrazia non può essere privatizzata.
Loris

ps.in direzione ostinata e contraria

giovedì 25 aprile 2013

25 Aprile 2013 - ...li è nata la nostra Costituzione

« Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione. »
(Piero Calamandrei, Discorso ai giovani tenuto alla Società Umanitaria, Milano, 26 gennaio 1955)

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