il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

Amicus Plato, sed magis amica veritas



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domenica 5 gennaio 2014

Genova, dove osare la speranza da corpo ai sogni


Non riesco a fingere un finto stupore al “nulla” che è seguito alla intelligente e capace sollecitazione di Curzio Maltese sulle pagine di Repubblica dal titolo “Genova, la nuova polveriera d'Italia dove muoiono i sogni e il futuro non arriva”.
E' innegabile come Genova sia sempre stata puntuale con la storia delle grandi mutazioni sociali e politiche del nostro paese, talmente puntuale da esserne in alcuni casi la precorritrice.
Questi mutamenti, però , hanno sempre avuto un reciproco avvallo tra gruppi dirigenti politici e blocchi sociali rappresentati.
Dal primo sindaco socialista di un Comune italiano (Carlo Canepa / Sestri Ponente oggi nella “grande Genova”) con lo sviluppo di quella che verrà definita “Aristocrazia operaia” che attraverso il proprio lavoro emancipava la propria soggettività sociale. Dalla lotta organizzata in città e fuori al fascismo, al contributo inestimabile nella scrittura e difesa della Costituzione attraverso dirigenti come Togliatti, Terracini o Dossetti o la risposta di massa alla deriva tambroniana con la compatta dirigenza della CGIL della Sinistra cittadina e dell'ANPI.
Per queste e altre ragioni, considero la comparazione di Genova a laboratorio politico appropriata e pertinente. Ma se per quanto concerne il passato tutto questo è vero, nonostante alcune , casualità politiche, oggi, questo concetto risulta assolutamente decontestualizzato dalla realtà genovese.
Il processo metodico di deindustrializzazione, oltre alla modifica di una vocazione economica della città, ha privato la città stessa di quegli attori sociali che furono i principali protagonisti dei laboratori politici dei cambiamenti nazionali.
Chi incautamente un mese fa affermava che il simil-accordo sulla questione AMT (Segretaria Camusso compresa) era una vittoria dei lavoratori dovrebbe spiegarci in cosa è consistita questa vittoria, se l'oggetto non erano le privitizzazioni ma una banale ricerca di efficienza nell'erogazione del servizio pubblico. Considero un'occasione perduta, il non aver messo in campo proprio nel contesto AMT la volontà di “andare oltre” e affrontare quel tipo di problematiche che rispondono a un autentico “piano sulla mobilità”, che non è e non può avere una visione locale, ma sicuramente nazionale con tutte le inevitabili interconnessioni europee. Questo avrebbe detto il “laboratorio Genova” di un po' di anni fa.
La stessa vicenda dell'ILVA di Taranto avrebbe avuto destini diversi se il “laboratorio Genova” fosse stato attivo. Genova è stata detentrice per anni del know how degli impianti siderurgici, Taranto stessa ha nei suoi impianti elevati coefficienti di genovesità. Mettere in rete quelle aziende che ancora, tra molte difficoltà, hanno competenze specifiche, forse avrebbe permesso di dare un contributo alla soluzione ambientale e nello stesso tempo occupazionale dove la PA doveva solo fare da collettore tra i soggetti produttivi e magari la regia ad un soggetto terzo come l'Università.
Una nota azienda genovese degli anni 70 e 80 esponeva un grande manifesto pubblicitario all'aereoporto con lo slogan...“...progetta a Genova e realizza nel mondo”, dietro quell'azienda ruotava una realtà di indotto locale e nazionale che teneva comunque alta l'incidenza economica e sociale che passava attraverso quell'azienda. Lo stesso sindacato, a torto o ragione, aveva assunto un ruolo “diverso” nel governo della gestione dei conflitti all'interno di quell'azienda e all'interno degli equilibri sindacali cittadini. Era una ulteriore voce di quel “laboratorio politico” che connotava la differenza di Genova.
Sarebbe un errore pensare che questo laboratorio abbia coinvolto solo una parte ben connotata politicamente perchè il coinvolgimento fu totale. Figure come il Cardinale Siri, che diventa perno di quella trasformazione nella gestione del porto dove il riferimento era il Console Batini o una figura come Baget Bozzo sono lo spessore di una città in cui anche le istituzioni con “parsimonia”, ma con un ritorno inevitabile, investono in quella che è la crescita culturale e politica di Genova consapevoli di far crescere il Paese.
E' evidente che oggi ci sono venute a mancare delle figure di primo piano come Don Gallo o Cerofolini o Ricci, ma è anche vero che la grande mancanza è per quei nomi che non sono mai stati alla ribalta ma hanno incessantemente tessuto quelle connessioni tra forze politiche, sindacali e territori. Due nomi per tutti : Franco Sartori, con la sua vivacità intellettuale e una visione del lavoro all'interno della città e Paolo Arvati, capace interlocutore e sollecitatore di tutto quanto era “sinistra” a Genova, dentro e fuori delle istituzioni.
Quanto scritto prima è una analisi del passato portata a comparazione con la desertificazione del presente.
Credo che il peggior servizio che possiamo rendere a Genova e non solo, è lasciare scorrere il fiume degli eventi senza avere il coraggio di calarci nella corrente limacciosa e dimostrare che sia le competenze sia la volontà di disegnare un futuro della città esistono e non sono una utopia.
Osare la speranza, come ripeteva Don Gallo non è un esorcismo ma un preciso bagaglio che molte teste pensanti devono accollarsi prima di rinchiudersi all'interno dei propri ambiti politici più consoni alla conservazione del nulla, diventando però con più o meno consapevolezza complici di una eutanasia di tutta la città senza più punti di riferimento a cui guardare.
Forse questo è un debito da onorare nei confronti di quei lavoratori che il 16 giugno 1944 subirono la deportazione in quanto operai genovesi o nei confronti di quei lavoratori del porto che impedirono che le mine tedesche compissero lo scempio del nostro porto.
Sono passati circa due anni da quando è iniziato il percorso che ha portato all'attuale amministrazione cittadina. In quel contesto credo che la componente “popolare”, i “rappresentati” abbiano dato una ulteriore prova di presenza e di volontà passata per le primarie e suggellata con l'elezione a Sindaco di Marco Doria. Credo che la ripartenza debba passare proprio dai protagonisti di quella “novità”, simile superficialmente, ma molto diversa dalle altre città che hanno espresso un sindaco che doveva essere frutto, più per il momento che non per l'effettivo contenuto, della così-detta cultura Arancione.
Credo che proprio dai componenti della maggioranza in Comune, uscendo dall'aula Rossa, “osare” la riappropriazione della politica, sia l'imperativo per tornare ad essere laboratorio dei cambiamenti e ritrovarsi a scrivere il futuro della città decontaminando il dibattito e la costruzione di questo futuro dagli interessi di gruppi di potere e da condizionamenti ideologici.

Dobbiamo provarci.

Loris Viari
Genova 5 gennaio 2014

giovedì 26 settembre 2013

DI SANA E ROBUSTA COSTITUZIONE


GENOVA 
Mercoledi' 2 Ottobre, 
presso il Salone del Maggior Consiglio,Palazzo Ducale alle ore 21.00- ingresso gratuito 


DI SANA E ROBUSTA COSTITUZIONE 
dedicato a Dino Gallo e Don Andrea Gallo 


LA VIA MAESTRA:LA COSTITUZIONE 


Parteciperanno 


Marco Doria, Sindaco di Genova 


Gustavo Zagrebelsky 


Maurizio Landini 

coordina la discussione 
Giunio Luzzatto 
de Il circolo Libertà e giustizia di Genova 


La comunità San Benedetto al Porto insieme a Libertà e Giustizia promuoverà questa iniziativa che vorrà essere un tappa di avvicinamento alla manifestazione di Roma del 12 ottobre 

INFINE CI PREME FARE UN APPELLO: 


LA COMUNITA' SAN BENEDETTO AL PORTO SARA' PRESENTE IN CORTEO A ROMA CON UNO STRISCIONE IN RICORDO DI DON ANDREA GALLO, invitiamo tutti coloro i quali lo vorranno a unirsi a noi durante il corteo per far sentire ancor piu' viva e vegeta la sua testimonianza a difesa della costituzione 


mercoledì 29 maggio 2013

....e ringraziai la pioggia perchè consentiva di lasciarsi andare a qualche lacrima senza che la cosa risultasse evidente

...e ringraziai la pioggia perchè consentiva di lasciarsi andare a qualche lacrima senza che la cosa risultasse evidente.

Ho voluto documentare con questo video il ricordo e la stima collettiva nei confronti di Don Gallo.



Come per la sera della veglia le voci sono di chi Don Gallo lo ha "vissuto" in prima persona attraverso o un proprio vissuto o una condivisione di percorso nella Comunità di San Benedetto.Loris


sabato 25 maggio 2013

Don Gallo , "la veglia" - 24 maggio


Ieri sera (24 maggio) abbiamo salutato, attraverso i ricordi e le testimonianze Don Andrea Gallo.
E’ sicuramente stata una veglia funebre diversa, ma non era possibile chiedere conformismo in nome di chi ai “diversi” ha dato dignità e voce.
E’ stato quindi normale, se qualcuno è in grado di coniugare il significato di “normalità” rispetto alla realtà sociale che ci circonda,veder sfilare e testimoniare trans, soubrette della TV, chi in comunità c’è o è transitato per problemi di disagio mentale o per storie di tossicodipendenza. Vedere e sentire testimoniare “onorevoli” e giornalisti, poeti e musicisti.
In quella promiscuità di culture, lingue, religioni e generi si stava Bene!
Grazie Don ad averci lasciato questa cultura dell’accoglienza
Loris

ps. I filmati, per problemi tecnici, coprono solo una parte della serata, ma lo spirito con cui è stato vissuto l’incontro, penso risulterà evidente a tutti.







Sempre con noi Don...

...Ecco un po di testimonianze della veglia che si è svolta nella Chiesa di San Benedetto.
Con gli "ultimi", i "diversi", i "sovversivi"

giovedì 23 maggio 2013

Ultimo saluto a Don Andrea Gallo-appuntamenti


Ultimo saluto a Don Andrea Gallo: Genova 25 maggio ore 11,30

Sabato 25 maggio a Genova ore 11,30 presso la chiesa del Carmine in via Brignole De Ferrari 3, si svolgerà la cerimonia funebre di Don Andrea Gallo. A celebrare la messa saranno il cardinale Angelo Bagnasco e Don Luigi Ciotti. Al termine sul sagrato interverranno il sindaco Marco Doria e Moni Ovadia. Alle 10 dalla Comunità di San Benedetto via San Benedetto 12, partirà il corteo funebre per accompagnare Don Andrea alla chiesa del Carmine. Alle 16 a Campo Ligure, paese dove vive gran parte della sua famiglia, si terrà una funzione in forma più ristretta presso la parrocchia di piazza Vittorio Emanuele. Subito dopo la salma sarà accompagnata al cimitero locale. Venerdì 24 maggio dalle ore 21 nella chiesa di San Benedetto si terrà la Veglia, occasione per chi lo volesse, di salutare Don Andrea in modo più personale. Su desiderio di Don Gallo la Comunità chiede di non portare corone o fiori, si potrà rendere omaggio attraverso il c/c della Comunità: Banca Etica IBAN IT86J0501801400000000138289, oppure c/c postale n. 15149164.
Per la Comunità di San Benedetto al Porto
Domenico Chionetti

mercoledì 22 maggio 2013

Oggi si è spenta la Lanterna


Se devo trovare una metafora per far comprendere cos’è venuto a mancare a Genova quella della Lanterna è la più azzeccata.
Con Don Gallo se n’è andata forse l’ultima di quelle figure che hanno fatto la storia di Genova dal dopoguerra ad oggi. Il suo profondo legame con la città e la sua incessante opera a sostegno degli “ultimi” hanno fatto di lui un riferimento imprescindibile per chiunque abbia intrapreso iniziative sociali o politiche a Genova e non solo.
Lo ricordiamo nelle giornate del G8 a rivendicare l’altro mondo possibile o al gay pride a chiedere diritti per i trans. Tutti gli anni in piazza Alimonda a intonare Bella Ciao e ricordare che “Carlo è vivo e lotta insieme a noi… “. Angelicamente Anarchico, come amava definirsi.
Autentico interprete in casa nostra di quel concetto molto latino-americano della teologia della liberazione , che lo collocava sempre, senza esitazione, dalla parte di chi era “ultimo” nella nostra società, non si è mai sottratto ad essere il portavoce dei senza voce e senza diritti .
Ci mancherà la sua parola, il suo “essere” prete ed essere Cristo. Il suo essere collante tra tante e diverse componenti sociali ,politiche e religiose.
Questa sera molti senza Dio piangono un uomo di Dio.
Questa sera si è spenta la Lanterna.
Loris Viari

Genova 22 maggio 2013


mercoledì 11 gennaio 2012

Caro Faber, da tanti anni canto con te...


Fabrizio De André
(Genova, 18 febbraio 1940 – Milano, 11 gennaio 1999)

Caro Faber,
da tanti anni canto con te e con tante ragazze e ragazzi della mia comunità.
Quanti Geordie o Michè o Marinella o Boca di Rosa vivono accanto a me, nella mia città di mare, che è anche la tua, la nostra.
Anch’io ogni giorno, come prete, verso il vino e spezzo il pane per chi ha sete e per chi ha fame.
Tu, amico Faber, ci hai insegnato a distribuirlo.
Non solo tra le mura del tempio, ma per le strade, nei vicoli più oscuri, nell’esclusione, nell’emarginazione, nella carcerazione.
E ho scoperto con te, camminando per la via del Campo, che dai diamanti non nasce niente. Dal letame sbocciano i fiori, veramente.
La tua morte, Faber, ci ha migliorati, come sa fare l’intelligenza.
Abbiamo riscoperto tutta la tua antologia dell’Amore (e una volta tanto la vocale in maiuscolo è doverosa davvero…): una profonda inquietudine dello spirito che coincide con l’aspirazione alla libertà.
Ma soprattutto il tuo ricordo e le tue canzoni ci stimolano ad andare avanti.
Carissimo amico, caro Faber, tu non ci sei più, ma restano i migranti, gli emarginati, i pregiudizi, i diversi. Restano l’arroganza, il potere, l’indifferenza…
La Comunità di San Benedetto ha aperto una porta nella città di Genova, e già nel 1971 ascoltavamo il tuo album Tutti morimmo a stento.
E in comunità bussano tanti personaggi: derelitti, abbandonati, puttane, tossicomani, impiccati, aspiranti suicidi, traviati, travestiti, adolescenti persi, bimbi impazziti per la guerra e l’esplosione atomica.
Il tuo album ci lasciò una traccia indelebile. In quel tuo racconto crudo e dolente, che era ed è la nostra vita quotidiana nella comunità e nella città vecchia, abbiamo intravisto una tenue parola di speranza, perché, come dicevi nella canzone, dalla solitudine può sorgere l’amore come ad ogni inverno segue la primavera.
E’ vero, caro Faber, loro, gli esclusi, i loro occhi troppo belli, sappiano essere belli anche ai nostri occhi, troppo annebbiati. A noi, alla nostra comunità, che di quel mondo siamo e ci sentiamo parte.
Ti lasciamo cantando la Storia di un impiegato e la Canzone di maggio, che ci sembra sempre tanto attuale.
Ti sentiamo così vicino e così stretto a noi quando con i tuoi versi dici: ‘e se credete che ora tutto sia come prima, perché avete votato la sicurezza e la disciplina, convinti di allontanare la paura di cambiare, verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte. Per quanto voi vi sentiate assolti, siete per sempre coinvolti’.
Caro Faber, tu parli all’uomo, amando l’uomo, perché stringi la mano al cuore e risvegli il dubbio che Dio esiste.
Grazie,
i ragazzi, le ragazze, don Andrea Gallo, prete da marciapiede…

Il ricordo di Fernanda Pivano di alcuni anni fa




In un vortice di polvere 
gli altri vedevan siccità, 
a me ricordava 
la gonna di Jenny 
in un ballo di tanti anni fa. 

Sentivo la mia terra 
vibrare di suoni, era il mio cuore 
e allora perché coltivarla ancora, 
come pensarla migliore. 

Libertà l'ho vista dormire 
nei campi coltivati 
a cielo e denaro, 
a cielo ed amore, 
protetta da un filo spinato. 

Libertà l'ho vista svegliarsi 
ogni volta che ho suonato 
per un fruscio di ragazze 
a un ballo, 
per un compagno ubriaco. 

E poi se la gente sa, 
e la gente lo sa che sai suonare, 
suonare ti tocca 
per tutta la vita 
e ti piace lasciarti ascoltare. 

Finii con i campi alle ortiche 
finii con un flauto spezzato 
e un ridere rauco 
ricordi tanti 
e nemmeno un rimpianto. 


venerdì 11 febbraio 2011

11 febbraio 1929

Forse il ricordare che chi ha firmato nel 1929 i patti lateranensi per l'Italia era colui che aveva già promulgato le leggi speciali nel 1926, e di li a qualche anno avrebbe promulgato le leggi razziali che contribuirono allo sterminio di Ebrei, Rom, Omosessuali non può che diventare un argomento di profonda riflessione su ciò che è successo in questi giorni sul caso Englaro e suscitare un serio disagio per quello che è definito "pacchetto sicurezza"

Questo breve post lo pubblicai due anni fa sempre in occasione dell'11 febbraio.
Potrei sottoscrivere che non è cambiato nulla dal 1929, e nulla dal 2009. Nulla è mutato in quanto Santa Romana Chiesa è rimasta sempre e comunque vicina, accondiscendente e complice del Potere. Fu Costantino che convertendosi, dopo la battaglia di Saxa Rubra (o di Ponte Milvio) elevò la chiesa di Roma a religione di Stato, acquisendo di fatto un alleato e complice a discapito di chi era comunque sottomesso al potere di Roma imperiale .
Con il regime berlusconiano i rapporti non sono mutati, in cambio di regalie illecite, come l'abbuono dell'ICI o i vari finanziamenti per risanamenti di edifici di rilievo culturale e storico , si registra dall'autorità religiosa una tolleranza che arriva sino alla "Bestemmia". Non si è sentito neanche una energica presa di posizione rispetto ai presunti rapporti con minorenni, ma forse qua entriamo in un campo dove la chiesa di Roma, forse non è proprio uno specchio di virtù.


Mi rendo conto che la vocazione anticlericale può prendere in me il sopravvento, ma il giorno che sul trono di Pietro siederà un "Monsignor Romero" o qualche prete di strada come il nostro Don Gallo, riconsidererò il fatto che i miracoli sono ancora possibili.
Loris

giovedì 29 luglio 2010

NON PARTIAMO DAL PREMIER RIPARTIAMO DAGLI ULTIMI - Don Andrea Gallo




Di questi tristi tempi mi riaffiorano reminiscenze dantesche. Emerge l´invettiva del sesto canto del Purgatorio (vv.76-78) che recita: “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello”. Spaventato e spaventoso il Cavaliere di Arcore prepara l´offensiva estiva: “Fini è come la Fiom, ma rivoluzionerò il Partito”. Il fatto è che gli affondi dei finiani sulla legalità si sommano alle severe inchieste della magistratura. La Giustizia faccia correttamente il suo corso senza bavagli. «Nulla vi turbi», rassicura Berlusconi, lo dimostrano gli ultimi sondaggi che confermano una popolarità altissima: «Sono al 61 per cento afferma, un record altissimo. Insomma, siamo al “predellino due». In Liguria il blocco storico del Pdl attende confusamente il “rientro” di Claudio Scajola. Ci sarà? A Zoagli intanto si aggira il ministro della Difesa con i suoi gladiatori. Il Poeta, il Governatore, il Carismatico, l´Uomo che viene dal Sud, Nichi Vendola, punta al cuore del Pd.


alcuni militanti del partito, invece di riflettere pacatamente tra loro e col segretario, legittimamente eletto, si agitano. Nello schieramento del vecchio centrosinistra, sono colpiti favorevolmente da questa novità (di sinistra?). Il professor Cacciari soffia sul fuoco. I circoli culturali lanciano ipotesi liberatorie. Sono amico fraterno di Nichi da molti anni. Lo stimo, lo apprezzo e gli sono affezionato. Con le mie perplessità mi domando: "Cui prodest?" A chi giova questa calda accelerazione? Non è democrazia a mio avviso, limitarsi a prendere posizione, "pro" o "contro" qualcuno. Liberarsi e crescere politicamente insieme significa imparare a "pensare alla grande" per generare nuove idee, progetti chiari, Cultura dei Valori". Apriamo "fabbriche", circoli, dibattiti, ma soprattutto incontriamo con umiltà tutti i movimenti del Territorio "autogestito". Ascoltare, ascoltare,ascoltare... Quante cittadine, cittadini, compagne e compagni non hanno voce. Pontificano i soliti "noti" convinti di convogliare consensi, provocando invece delusioni, astensioni e divisioni. Ho la sensazione che noi "garantiti" a vario titolo, non siamo consapevoli della gravissima situazione del Paese. La coscienza e la morale hanno toccato il punto più basso: lo squallore. Possibile che la priorità assoluta e urgente sia la designazione del premier? Sorgano "cantieri sociali" allargati per affrontare i temi cruciali e per imparare tutti la Partecipazione democratica "dal basso", senza "le prediche inutili" dei vari pulpiti dei notabili, e diciamo chiaro, senza "auto-candidature". I risultati saranno efficaci, nuovi e originali dopo l´approfondimento con le singole persone rispettate nella loro dignità e importanza. Tra questi "temporali" estivi nasce un "tavolo" a Torino per salvare Mirafiori e perchè no a Termini Imerese, all´Asinara o al "Dal Molin"con 27 gru devastatrici della falda acquifera vicentina, o in Val Susa? Qualcuno dimentica il No-Tav. Perchè molti "democratici" non si sono accorti del "Popolo dell´acqua?"(un milione e mezzo) A Genova non si dorme. Continua l´altalena degli Ospedali: Galliera, Evangelico, Voltri e ritorno. I sindaci dell´entroterra genovese per i trasporti pensano di ripristinare il tranvai a "cavalli". Le elementari rischiano di andare a scuola senza libri. Una "cosa" chiamata riforma punta alla privatizzazione delle università statali. Sindacalisti denunciati e licenziati. Segnale allarmante. Cresce la "folla" dei nuovi poveri, chiedetelo ai parroci. Leggevo un foglio per caso ed ero convinto di avere tra le mani il "Manifesto". Era un articolo tratto da w.w.w.famigliacristiana.it del 10 luglio 2010. "Mentre si approva una manovra economica che sarà pagata dai più deboli (con quale coscienza i parlamentari che si vantano di essere cattolici andranno a votarla?) il governo si prepara a spendere 12 miliardi di euro per l´acquisto di 131 bombardieri F35." C´è una vasta mobilitazione. Pax Christi scrive a Napolitano per fermare il progetto. La Diocesi di Novara, dove si trova la base militare di Cameri, pubblica un documento contro la follia del super-bombardiere. Con quella cifra si potrebbero ricostruire tutte le case terremotate dell´Abruzzo, oppure mettere in sicurezza metà delle scuole, magari acquistare 10 milioni di pannelli solari sufficienti a dare energia pulita a quasi tutta l´Italia. I cristiani non dialogano perché afflitti e contagiati dal disastro dilagante, ma perché il dialogo fa parte del loro statuto costitutivo: farsi prossimo all´altro. Ascoltare il migrante, il perdente, il senza casa, il senza voce, il senza lavoro, il diverso, il rifugiato, il carcerato, il malato senza cura adeguate. Solamente così il seguace di Gesù potrà cantare a voce alta il "Padre Nostro" lievitando la sfera politica. Non partiamo dal premier, ripartiamo dagli ultimi. 

DON ANDREA GALLO




Ho terminato ieri sera la lettura del libro di Don Gallo e ritengo che qualsiasi commento risulti superfluo.
Per questa ragione ringrazio pubblicamente chi me ne ha fatto dono!

lunedì 22 marzo 2010

UN DOPPIO APPELLO CHE PARTE DALLA RESISTENZA


Il mio appello contro l'astensionismo


Mai finora, ci siamo ritrovati con animo così turbato come oggi. Siamo di fronte, nel nostro bel Paese, ad una caduta senza precedenti della Democrazia e dell'etica pubblica. La mia coscienza di uomo e di prete che intende coniugare coerentemente Fede e Impegno Civile è in difficoltà a prendere la parola.Dov'è la fede? Nelle crociate moralistiche? Dov'è la politica? Nei palazzi? Dove sono i partiti?sempre più lontani… Illecite operazioni dei Poteri occulti, monopolizzazioni private dei mezzi di comunicazione sociale, mancanze di risorse. E' regolare il conflitto di interessi. Alleanze segrete con le potenti Mafie in cambio della loro sempre più capillare e garantita penetrazione economica e sociale. Mito della governabilità a scapito della indispensabile funzione parlamentare delle rappresentanze; progressiva riduzione dello stato di Diritto a favore dello stato Padrone a conduzione tendenzialmente personale. Sconfinamenti di potere e tentativi sempre più frequenti di imbavagliare la giustizia e piegarla a interessi privati, devastazioni del costume sociale attraverso corruzioni, legittimazioni dell'illecito.E' vera eutanasia della democrazia, siamo tutti corresponsabili, anche le istituzioni religiose. Mi chiedo: è inutile andare a votare? Come mai gli indecisi e gli indifferenti aumentano? Esiste una rete possibile di presìdi, movimenti locali e di base, centri sociali, cantieri autonomi di sovranità, che potrebbero scegliere una democrazia insorgente, abbandonando rappresentanze formali e vuote: l'azione politica deve essere radicata nella specificità locale e nell'ambito della vita comune.Auspico, da sempre, pur aderendo ai movimenti, che questi luoghi di resistenza non sottovalutino l'importanza delle prossime consultazioni regionali. Da parte mia, come Diogene, in questi giorni con la mia Lanterna andrò in giro a stanare i lontani, i dubbiosi, i delusi, gli arrabbiati e i benpensanti.Care donne e uomini: è un dovere civico recarsi alle urne.Per gli indifferenti, gli ignavi garantiti userò parole di Dante e di Gramsci. C'è chi difende il diritto al non voto. A mio avviso i diritti sono di tutti coloro che, con la vita, ci hanno donato la Costituzione repubblicana.A noi tutti rimane l'impegno di lottare per una nuova cittadinanza verso istituzioni comunitarie partecipate, mirando a trasformare in modo nuovo l'esistente e il futuro. E' un delicato momento di transizione. L à c'è ancora una risorsa! Il "sito" è l'essere in comune dove gli umani possono incontrarsi, rovesciando i rapporti di potere. Il mio sofferto invito non è quello di tapparsi il naso. La risorsa consiste nella lista dei candidati. Contattiamoli, conosciamoli, interroghiamoli, con i nostri stimoli e contestazioni.Personalmente dopo 45 anni di presenza sul territorio genovese e ligure ne conosco molti fortemente disponibili a impedire il nefasto avvento di un regime autoritario e decisi a combattere la tendenza a solidificare la rivolta in nuove forme di astrazione di dominio dell'Uno su molti. Ricordiamoci che ci guardano ansiosi tutti coloro, italiani e stranieri, che una condizione crescente di precarietà priva di luogo, di radice, di legame ad un ambiente riconosciuto e riconoscibile di vita.Tantissime persone, non garantite, invisibili e senza potere, cui è stato sottratto, in senso letterale, il tempo futuro e con esso il respiro della speranza.

Don Andrea Gallo in data:22/03/2010







Appello dei Partigiani per la mobilitazione al voto
Fonte: www.anpi.it/
Autore: Raimondo Ricci - presidente nazionale dell'Anpi

A donne, uomini e giovani perché, coscienti della deriva anticostituzionale in atto verso un sistema autoritario e personale, usino tutti l'arma del voto, al fine di contribuire al successo delle forze di opposizione all'attuale governo.

Finora questi appelli li abbiamo sempre indirizzati all'interno dell'associazione, ma adesso è giusto uscire fuori, ri-volgersi a chiunque condivida i nostri valori.Alle elezioni bisogna andare a votare, perché si risveglino le coscienze e si abbandoni l'indifferenza verso la politica; ma soprattutto, che quel voto sia efficace e coerente con gli ideali e i principi che ispirano l'impegno politico della nostra associazione, al fine di contribuire al successo delle forze di opposizione all'attuale governo, un esecutivo indifferente ai problemi reali della crisi, ma anche demagogo e populista, che sta operando un pericoloso mutamento del nostro sistema democratico parlamentare verso un sistema autoritario e personale; un vero e proprio mutamento di regime che può avere, e in parte ha già avuto, gravissime conseguenze per l'intera comunità nazionale, tali da rievocare un pericoloso e persino drammatico passato.Il fantasma del fascismo è reale; per questo l'appello si rivolge a tutti i nostri concittadini, indipendentemente dalle loro idee e dalla loro collocazione politica perché si comprenda la natura vera della situazione in atto, e si realizzi una generale ripresa di condivisione, dignità e progresso del nostro paese in base a forme e limiti previsti nella Costituzione. E siccome tutela del lavoro, rispetto e promozione dei diritti inalienabili, rispetto delle istituzioni, dal Quirinale alla magistratura, sono beni preziosi che devono essere condivisi e salvaguardati, bisogna andare a votare, senza esitazioni; riservando il proprio voto alle liste e ai candidati che ai principi e alle regole della Costituzione ispirano i loro comportamenti e i loro programmi.


13 marzo 2010


Raimondo Ricci
Associazione Nazionale Partigiani d'Italia
presidente nazionale dell'Anpi

lunedì 7 settembre 2009

Perché sarò a Roma a manifestare per la libertà di stampa


..il 19 Settembre scenderò un’altra volta a Roma per dare sostegno alla protesta che vedrà la stragrande parte del mondo dell’informazione manifestare a sostegno della libertà di stampa. Le mie modalità saranno quelle di tanti democratici che sentono quanto alta sia l’emergenza democratica in presenza di questo governo e del suo Premier , il piduista tessera 1816, Silvio Berlusconi.
Mi spiace non poter rispondere alle accuse rivolte ai “Cattocomunismi”, senza nulla togliere ai cattolici io sono solo Comunista, e a volte mi rendo conto che vado anche oltre, ma , mi auguro che al mio fianco possano ,e non ho dubbi a riguardo, esserci cattolici come Don Gallo, Don Paolo Farinella e tanti altri che onorano la loro religione lottando per i diritti civili e per la libertà di espressione. Saremo sicuramente a quel punto una banda di Cattocomunismi con nostra grande soddisfazione di condivisione di alti valori democratici quali le forze migliori e di massa del mondo cattolico e comunista hanno sempre saputo difendere specialmente contro la canaglia fascista.
Voglio ricordare a tal proposito cosa diceva E.Berlinguer su quel triste palco a padova nel giugno dell'84 quando rivendicava la capacità di lotta dei comunisti per garantire le liberta e i diritti democratici per tutti, non solo per loro in quanto opposizione ma anche per chi la pensava in modo diverso.

Sarò a Roma senza fare dei distinguo come alcuni, che già oggi, cercano di motivare il perché o il perché no non verranno a Roma o se forse verranno arriveranno sull’onda dei si ma, o dei però.

Sarò a Roma perché ritengo un’offesa all’intelligenza degli italiani pensare che un Premier riesca solo a far produrre “lodi” di varia natura al fine di poter evitare di essere sottoposto a qualsiasi procedimento penale, ritardando di fatto l’andamento della giustizia nei casi che lo riguardano offendendo il senso di legalità che dovrebbero contraddistinguere le più alte Cariche dello Stato.

Sarò anche a Roma per sapere la verità su quei clandestini respinti verso la Libia. Voglio sapere se tra di loro c’era qualcuno che sfuggiva alle guerre, se c’erano degli aventi diritto d’asilo come prevede la convenzione. Devo saperlo, perché gia sarebbe grave di per se il concetto del respingimento che necessita attrezzarsi per formulare eventuali denunce nei confronti di chi in di questa epurazione etnica ne ha fatto un vanto. Deve rispondere sui lager libici.

E deve rispondere infine a tutte le domande che repubblica in questi giorni, e da mesi, continua, a rivolgere al Premier .

Scendo in piazza perché sono assolutamente convinto che S Berlusconi rappresenta un pericolo non solo per l’Italia ma dell’Europa stessa.
Loris


Tutti a Roma il 19 settembre per la libertà di stampa.
Impediamo il consolidarsi di un regime illiberale



venerdì 24 aprile 2009

ARRIVEDERCI COMPAGNO

25 aprile 2009

Ricordando Paride Batini

Parole quelle di Don Gallo pronunciate per le esequie di Paride Batini alle quali non oso aggiungere sillaba nel timore di poter anche involontariamente modificarne il significato.

Oggi a Genova e in tutto il mondo del lavoro ci è venuto a mancare qualche cosa di prezioso.

Resta il suo insegnamento.



ricordiamo chi ha combattuto ed è caduto per mano dei nazisti e dei fascisti attraverso la voce di Carlo Giuliani

PS. Maggiori dettagli sul funerale di Paride Batini e l'orazione di Don Gallo in formato mp3 sul sito del Secolo XIX

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