il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

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martedì 28 settembre 2010

Uccisa dall’ipocrisia ancor prima che dalla corda del boia.


Ho sostenuto nei giorni scorsi che la campagna a favore della vita per Sakineh era senza se e senza ma. Ritenevo estremamente fastidiosi e fuori luogo i distinguo che qua e la si manifestavano.
Ritenevo e continuo a ritenere ipocrita l’indignazione nei confronti della lapidazione, come se decapitazione, impiccagione o altre forme di esecuzione fossero meno barbare. Ancor più ho considerato ipocrita il fatto che si taccia che la lapidazione sia strumento di esecuzione capitale anche in altri paesi, nei confronti dei quali, anziché condanne, da parte dell’occidente, si preferisce la stesura di trattati commerciali annaffiati magari da milioni di barili di petrolio. Verrebbe da dire , la morale della più o meno leggerezza della pietra.
Oggi, il più amaro degli epiloghi, Sakineh non sarà lapidata e non è più accusata di adulterio. Sakineh sarà impiccata in quanto ritenuta responsabile dell’ uccisione del marito.
In questo caso, la mano del boia è come se fosse guidata dall’eterna ipocrisia che pone noi occidentali al di sopra di leggi, di religioni e di stati.
Diventa poco credibile, qualsiasi manifestazione di indignazione e di condanna, dopo che la nostra “morale” ha permesso non più tardi di qualche giorno fa, l’esecuzione di Teresa Lewis nei civilissimi USA,
Dove sono finite le First Lady nelle vesti di novelle Giovanna d’Arco contro i selvaggi infedeli che stavano per profanare a sassate un corpo femminile? Dove e cosa diceva la nostra punta di diamante della diplomazia italiana (Frattini) contro gli assassini americani di una disabile mentale? Dove le gigantografie, a monito continuo contro le barbarie?

Credo a questo punto, che qualsivoglia epilogo sarà scritto su Sakineh , una vittima di fatto c’è già. La nostra cultura intrisa di pseudo moralismo cattolico e illuminismo incompiuto, sia che armi o che disarmi la mano del boia si è mostrata nella sua ipocrita nudità

Loris





martedì 17 agosto 2010

MUSICA CONTRO IL POTERE - E a noi speriamo che non resti solo la musica.....





 

Litfiba dal palco attaccano Dell'Utri - L'assessore: "Mai più in Sicilia"




NEW YORK - Il fondatore dei Pink Floyd, Roger Waters, non si fa scrupolo di dare a una band canadese il permesso di armeggiare con il suo classico "Another Brick in the Wall" da utilizzare come un inno per i giovani iraniani. 




Con sede a Toronto la Blurred Vision band “visione offuscata”, composta da due fratelli esuli iraniani, ha rielaborato il testo per esprimere il risentimento da parte dei giovani nei confronti del governo dell'Iran, dove è illegale suonare musica rock. Un noto versetto è stato cambiato in "Ehi, l'ayatollah, lascia quei capretti soli!"  


 

Waters ha detto che incoraggia gli artisti ad utilizzare la canzone per resistere a tutte le forme di repressione. Ha inoltre dichiarato che vede la band come giocare una parte fondamentale nella "resistenza a un regime che è sia repressivo che brutale".
"Ho applaudito e sostenuto la resistenza degli scolari in Sud Africa a quel regime repressivo e brutale", ha detto, "e anche applaudo e sostengo la resistenza dei bambini palestinesi a Gaza e in Cisgiordania per il tipo di occupazione brutale che subiscono". 
Fonte – The washington post



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