il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

Amicus Plato, sed magis amica veritas



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mercoledì 22 dicembre 2010

Dalla piazza dell'opposizione alla ricostruzione di un progetto politico


…era il 16 ottobre e a Roma partecipavo alla grande manifestazione indetta dalla Fiom per rivendicare “Diritti” e “Lavoro”. 
A quella manifestazione, convocata da una sigla sindacale, in realtà parteciparono ben più che i “soli” lavoratori metalmeccanici aderenti alla Fiom, sfilarono lavoratori di categorie diverse, studenti, lavoratori precari e tante altre realtà: dalla giustizia ambientale ai movimenti contro la privatizzazione dell’acqua. 
A Roma il 16 ottobre manifestò un blocco sociale privo di rappresentanza politica perché nel nostro Parlamento i partiti che, almeno per cultura o tradizione storica, dovrebbero essere i riferimenti di questo blocco, in realtà, da molti anni hanno fatto scelte aclassiste, e “aclassista” significa negazione del concetto stesso di “classe sociale”. 
Chi , rimasto fuori dal Parlamento, potrebbe e dovrebbe assumere questa rappresentanza, sembra più interessato a trovare alleanze per poter rientrare tra gli eletti, piuttosto che elaborare un progetto di società intorno al quale convogliare le aspettative di riscatto di questo blocco sociale. 
Su queste basi arriviamo al 14 dicembre, e ancora nelle piazze di Roma. 
Il 14 dicembre ha manifestato il blocco sociale senza rappresentanza, e i soggetti erano studenti, ricercatori, precari e lavoratori metalmeccanici, ma anche i terremotati dell’Aquila e i cittadini di Terzigno. 
A manifestare c’erano le vittime della violenza di questo Stato che, scientemente, rapina del futuro le giovani generazioni, azzera le progettualità e si accanisce contro i diritti come un toro davanti la muleta. A manifestare c’erano le immagini viventi dei fallimenti di questo governo che il 14 chiedeva la “fiducia“ per continuare a disgregare la cultura per soppiantarla con le capacità relazionali all’interno della casa del grande fratello. Per continuare ad alimentare i comitati di affari che “ridevano” mentre la terra che tremava distruggeva l’Aquila e per non fare mancare al partito degli inceneritori e delle discariche un contributo significativo alla loro sussistenza. 
Sicuramente un voto imbarazzante nel momento in cui non una semplice contestazione ma una autentica opposizione sociale impone la propria voce sul palcoscenico politico 
Non è un antiberlusconismo motivato solo dall’esistenza di Berlusconi a incalzare il governo, ma una significativa rappresentatività di una Italia che confida nella coesione sociale, nel principio di solidarietà e nella consapevolezza che solo attraverso la cultura un Paese riesce a ricollocarsi tra le società civili. 
Ma un governo che di fatto, in maniera sistematica destruttura il concetto stesso di Stato, banalizzandolo sino al ridicolo e con una opposizione parlamentare come quella che si è proposta in questi ultimi mesi, per dimensioni e qualità, non può sostenere alcun tipo di confronto. 
Ecco, allora, che diventa imperante per chi è al potere delegittimare questo movimento non essendoci la minima volontà di competere sulle cose serie con i diretti interessati. I modi per farlo li hanno inaugurati a Genova, anche con la complicità di qualche esasperato. 
Da parte di questo governo è imperante battere la gran cassa della disinformazione e identificare questa opposizione di piazza con l’immagine della violenza e del terrorismo, richiamando periodi assai bui per la nostra democrazia. Talmente bui da non avere, a più di 30 anni di distanza, la possibilità di storicizzare e di comprendere le responsabilità politiche di quella fetta di storia che va dalla strage di piazza Fontana a piazza della Loggia, dagli attentati ai tralicci dove fu ritrovato il corpo di Feltrinelli al rapimento e uccisione dell’on Moro. Tanti, e troppi altri episodi difficili persino da ricordare. 
E’ limitativo e fortemente forviante da parte di chi, comunque non sostenendo questo governo, alla fine ne condivide più o meno coscientemente la sintesi riducendo alla “violenza” della piazza il fulcro del discorso. Ed è oltremodo fuorviante che in questi episodi qualcuno ci veda una risposta di “massa” che nella realtà delle cose non esiste. 
Credo, invece, che questo blocco sociale d’opposizione che ha manifestato in tutte le piazze italiane avverta la necessità di darsi rappresentanza politica. 
Forse partendo proprio da quelli che sono i bisogni inascoltati, di questa moltitudine di studenti, lavoratori e di semplici cittadini, è possibile buttare le basi per una ricostruzione politica di un progetto politico che offra una prospettiva di società equa, giusta e soprattutto sostenibile.
Loris

martedì 16 settembre 2008

PARLO DI POLITICA

Sono rimasto molto dibattuto sul postare o meno le considerazioni che seguono nelle mailing list di presunta discussione comune. Il vecchio concetto che alcune cose non si devono dire per non danneggiare mi rendo conto è molto duro a morire. Anche se ritengo che al peggio non c’è mai limite cerco di ritrovare per lo meno un po di coerenza postando nei miei blog queste considerazioni partendo dal presupposto che questo spazio è mio e sarebbe veramente una grossa limitazione del mio pensiero negarle anche a me stesso.
Chi vorrà le leggerà, chi vorrà commentarle lo farà, chi vorrà fare finta di niente continuerà a farlo.
Nota: le date possono non corrispondere in quanto è stato scritto domenica notte.

Finalmente la discussione sulla manifestazione dell’11 si è conclusa e avendo compreso appieno che nessuna delle perplessità e proposte che sono state formulate perifericamente sono state accolte provo a trarne delle conclusioni che possano servire a me o ad altri compagni su altre questioni sulle quali magari c’è qualche punto di vista diverso.
La prima osservazione è come è nata l’iniziativa. Un gruppo di compagni più o meno configurati nell’area di Sinistra unita e plurale” il “Forum per l’Ambiente”, il “Movimento politico per la sinistra” ha stilato un appello su cui sia ben chiaro (al di la di alcune dimenticanze anche importanti) non c’è niente da ridire. L’appello viene sottoscritto (e in questa occasione sia ben chiaro lo sottoscrivo pure io) da molti autorevoli compagni di diverse aree di appartenenza della sinistra. E’ una ricerca talmente meticolosa dei nomi autorevoli, che, però chi sta lavorando all’iniziativa si dimentica di raccogliere i consensi “dal basso” che non è un basso di via della Maddalena ma quel “basso” per cui a ridosso della sconfitta elettorale del 13 e 14 aprile non c’è stata riunione, assemblea o solitaria autoflagellazione che non sia stato nominato come soggetto prioritario da cui ripartire. Non solo, ma neanche da un po più in alto i così detti intermedi di partito ne hanno saputo qualche cosa visto che l’adesione si sono ritrovati a darla dopo (anche il giorno dopo).
Sarò forse polemico ma direi che non c’è niente di nuovo rispetto a prima delle elezioni dove le segreterie decidevano e il “basso” correva. Dove le segreterie decidevano le candidature e Noi dovevamo votarle.
Alcuni “bassi” che hanno il privilegio rispetto a molti altri compagni e rispetto alla stragrande maggioranza degli italiani di avere una connessione continua discutendo prima tra loro poi attraverso internet sollevano perplessità sull’iniziativa cercando attraverso un ragionamento di almeno modificare le modalità dell’iniziativa stessa.

(cito l’estratto di una mail di uno degli organizzatori) “ciao, prima di tutto una notizia non scontata, all'appello oggi siamo passati all'indizione vera e propria della manifestazione……….ora viene il difficile, fare diventare azioni reali questi principi/auspici e metterci moto utte/i.Organizzativamente siamo a zero, lo dico sinceramente.Martedì a Roma c'è un incontro per cosituire il comitato organizzatore, vi riscrivo per dettagli in questo week-end. Dovrà essere tutto molto autorganizzato, immagino, a partire dai territori..
questo è anche il bello e il nuovo”

A questo punto viene chiesta l’adesione ai partiti che casualmente sono gli stessi della compagine della Sinistra Arcobaleno. I Comunisti italiani sono i primi ad aderire (guardiamo ora se Diliberto esattamente come quando Bertinotti ha dato la disponibilità a condurre L’Arcobaleno si uguaglia in caso di insuccesso a riessere il primo a saltare giù dal carro). Prc aderisce attraverso il suo CPN con una esaustiva nota del suo segretario «Non è una manifestazione convocata dai partiti e ciò ha permesso che tutto il Prc vi partecipi. Io sono per coordinare tutte le forze di opposizione:propongo che il Prc aderisca allo sciopero generale dei sindacati di base il 17 ottobre e ai sindacati di base propongo di scendere in piazza con noi l’11»

Come dire che anche se si condivide la piattaforma se fosse stata indetta dai comunisti italiani o da Sd (per i verdi mi rendo conto sarebbe stato proprio impossibile farlo) PRC non avrebbe aderito o avrebbe aderito al 53% o al 47% .Nel frattempo Ferrero con quel io sono per coordinare…..si candida ad essere il coordinatore di tutti quanti (se si votasse chissà che percentuali prenderebbe) e, visto che la filosofia che regola tutta questa cosa è molto sottile sono curioso di sapere se il giorno 17 ottobre la direzione di PRC e le federazioni che hanno dei funzionari resteranno chiuse per lo sciopero a cui aderisce PRC o se più semplicemente PRC da il sostegno politico da partito extraparlamentare quale è in questo momento ai sindacati di base.

SD l’analizzo per ultima, in quanto, la decisione ufficialmente la prende oggi lunedì 15 ma se non ho interpretato male la paginata che compariva sul sito nazionale si dava per scontata l’adesione.
A questo punto però un quesito a C.Fava lo devo porre per onestà intellettuale: quella prospettiva… ribadita nel corso dei lavori della nostra Direzione, guarda alla Costituente della sinistra italiana come all'unica reale possibilità di mettere in moto un processo che da subito…. come si coniuga con i compagni che in rifondazione fanno riferimento alla segreteria piuttosto che all’area di Vendola visto che terminato l’intervento di Vendola al congresso di Prc avevi affermato la profonda delusione dell’arretramento di posizione e della mancanza di coraggio ad indicare una strada diversa.

Infine, ma per non annoiare oltre non perché non ci sono ulteriori argomenti di discussione:
in caso di insuccesso per le ragioni diverse (il viaggio è un costo e il sabato è comunque per molti una giornata lavorativa) quale esperienza sarà morta visto che la Sinistra Arcobaleno avete provveduto a seppellirla il giorno dopo il 14 aprile? In particolare Ferrero e Diliberto che giuravano che si ripartiva uno dal simbolo e l’altro dal partito e che mai più ci sarebbe stato un cartello con confusione di obiettivi e programmi.

Scusate, rischiavo di dimenticare una cosa importante. La manifestazione è contro la politica del governo Berlusconi. Finita la manifestazione su quale programma ci muoviamo? Forse chiedendo di partecipare facendo un sacrificio, a chi vive malamente del suo lavoro, un programma per il futuro sarebbe proprio la cosa minima da dare.

BEGIN

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