il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

Amicus Plato, sed magis amica veritas



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giovedì 14 novembre 2013

Come farmi incazzare di prima mattina

Squilla il telefono….. “siamo della ipsos di milano e vorremmo farle una intervista su temi di attualità”. Ovviamente accetto il gentile invito anche perché di cose da dire ne avrei molte.
Dopo i dati sul titolo di studio e l’età la prima domanda:
…Lavora?  “sono un lavoratore autonomo, la mia partita iva è aperta ma non ho lavoro”
Come ha votato alle precedenti elezioni Sinistra dest…..?  “SINISTRA”
Come considera l’operato del Governo da 1 a 10?…”lo zero non c’è?”  No “1meno“
….è qua cominciano i balletti in quanto le domande non si comprendono che soggetto hanno.
Come giudica la lotta all’illegalità?…. “Nel momento in cui un delinquente continua a sedere nei banchi del Senato praticamente inesistente. Voto 1”
La proposta di indulto e amnistia?…… “ Dipende dai reati (ovviamente sto pensando che chi ha frodato il fisco col cazzo che debba usufruire di amnistie o indulti)….”
Sull’abolizione del reato di clandestinità?……”Il governo in questo senso non ha fatto niente!, ovvio che sono d’accordo ma il governo in questo da 1 a 10 è sottozero”
Sulla proposta di impedire che aziende straniere acquisiscano aziende italiane?…….

È qua inizia la rottura…..”…senta, nonostante il mio diploma trovo le vostre domande piuttosto capziose. Considerando l’operato del governo Letta trovo che state ponendo le domande in modo che le risposte esprimano il contrario del mio pensiero”……Interrompiamo…buongiorno click

Loris

mercoledì 10 aprile 2013

a proposito delle larghe intese di Napolitano ricordando Chiaromonte al Senato

a proposito delle larghe intese di Napolitano ricordando Chiaromonte al Senato...


Ricordavo perché a quel tempo ero iscritto al PCI quegli anni. Ricordo il golpe cileno e la proposta di Berlinguer del “compromesso storico” e di tutta la discussione che sollevò all’interno del Partito. Ricordo poi gli anni di piombo, il terrorismo, l’allarme NATO del 75 nell’eventualità che i comunisti avessero conquistato la maggioranza alle elezioni. Ricordo il governo di solidarietà nazionale, le leggi speciali, la vittoria per il divorzio ricordo moro e il suo rapimento…… Ricordo i miglioristi all’interno del PCI e vedo che il “migliorista” per eccellenza ricorda Chiaromonte e pensa alle larghe intese come scelta coraggiosa…. 
Loris
 ecco cosa scrive di quel periodo Giuseppe Chiarante,

la rivista

Giuseppe Chiarante "  ...Dirigente comunista legato alla corrente di Enrico Berlinguer, nel congresso del PCI del 1989 si oppose alla Svolta della Bolognina intrapresa dal segretario Achille Occhetto, il quale si proponeva di abbandonare il comunismo, sottoscrivendo la 'mozione 2' diAlessandro Natta, Pietro Ingrao e Aldo Tortorella. Ciò nonostante, Chiarante è rimasto nel partito erede del PCI, il Partito Democratico della Sinistra (PDS), rappresentando con l'amico Tortorella la componente dei comunisti democratici. Ha anche presieduto il gruppo del PDS al Senato tra il 1992 e il 1994. Il 1º aprile 1999, mentre il governo di Massimo D'Alema (presidente dei DS, già PDS) decide di sostenere la guerra del Kosovo, Chiarante abbandona i DS assieme a Tortorella, condannando l'azione militare...) Wikipedia

domenica 7 aprile 2013

C’è urgenza di una “Sinistra di Governo”


C’è urgenza di una “Sinistra di Governo”

L’evoluzione della crisi “politica istituzionale” sta prendendo l’inevitabile strada del “peggio”.
Grazie anche al nichilismo talebano del M5S la strada del megainciucio con la benedizione del Colle sta profilandosi come quell’operazione chirurgica riuscita benissimo ma col paziente deceduto.
Se è valido il concetto che se uno non c’è non può essere il colpevole di quanto avviene, in questo caso sicuramente varrà la regola che gli assenti hanno sempre torto.

Ovviamente si sta parlando della “Sinistra di Governo”, della grande assente dalla politica istituzionale parlamentare italiana.
E’ da dopo l’ultimo segretario del Partito Comunista Italiano, Alessandro Natta, che la cultura della sinistra è stata travolta dall’autoreferenzialità, dal migliorismo politico, dalla svendita al neo liberismo di quei contenuti che, anche nell’errore (come il nuovo modello di sviluppo) , conteneva nella sua dimensione l’emancipazione dei ceti meno abbienti, per usare un termine forse non coniugabile oggi, l’emancipazione del proletariato.
E’ indubbio che oggi abbiamo in mano tutti gli strumenti per riscrivere ed armonizzare il rapporto tra lavoro e capacità di reddito con l’ambiente e il diritto alla salute. Oggi è però anche indubbio che la capacità dei poteri economico/finanziari di condizionare le politiche nazionali e transnazionali non conosce opposizione essendosi radicati interessi nella politica e nei mezzi di raccolta di consenso.
Su alcuni valori abbiamo basato il nostro essere di sinistra, soprattutto sul nostro essere Antifascisti, nel voler tutelare gli strati sociali più deboli e nell’essere convinti difensori della Carta Costituzionale come patto fondante della coesistenza tra cittadini e Stato.
Dal dopoguerra, da quando la macchina dello Stato ritornò nelle mani dei vecchi funzionari che avevano semplicemente cambiato la casacca, dal pnf alla Democrazia Cristiana,  la sinistra ha avuto un rapporto con lo Stato giustamente sospettoso. Sarebbe mai stato possibile accettare passivamente gli insabbiamenti e i depistaggi di inchieste come “Portella delle ginestre”, i fatti di giugno e luglio del 60,  Peteano, i tentativi di golpe di Borghese, piazza Fontana, piazza della Loggia…..ecc ? Il tema della legalità, mentre venivano perseguitati antifascisti, lavoratori e studenti equivaleva parlare di corda in caso dell’impiccato .
Oggi, insieme all’antifascismo, alla difesa del lavoro e dei diritti dei lavoratori  nel principio della sostenibilità, la legalità diventa essenziale nel momento in cui il tentativo di eliminare la fenomenologia mafiosa diventa arma essenziale per la difesa della democrazia  e di una sana economia per uno sviluppo economico e sociale rispettoso di tutto ciò che ci circonda.
Parlando di 180 miliardi il fatturato delle attività criminali in Italia è ovvia la capacità di condizionamento di un regime politico, e diventa immediato pensare quale può essere l’unica organizzazione internazionale in grado si gestire grossi flussi finanziari che determinano la buona o cattiva salute economica di uno Stato o di un continente.

Nella prossima settimana sarà presentato ufficialmente il nuovo movimento di Antonio Ingoia dopo l’esaurimento del soggetto elettorale “Rivoluzione Civile”, programma politico e nome usciranno in una conferenza stampa. Quello che si può comprendere oggi è che questo soggetto, insieme ad altri avrà il compito di ricostruire uno spazio per una Sinistra di Governo.
Loris


ps. la vittoria di Marino alle primarie Romane sono sicuramente un segnale positivo per la costruzione del soggetto politico della Sinistra di governo.



mercoledì 22 febbraio 2012

Europe Rise Up - Che il lavoro difenda la democrazia


E’ di pochi giorni fa l’accorato appello di Mikis Theodorakis a sostegno del popolo greco, per la difesa della libertà e della democrazia contro la dittatura delle banche, dei politici corrotti e dell’euro, che diversi segnali ci rendono evidenti come questi cavalieri dell’apocalisse prendano sempre più forma e concretezza nei rappresentati dei governi europei che saccheggiano le risorse dei ceti più deboli mantenendo l’immunità nei confronti di banche e di evasori fiscali che hanno generato le voragini nei conti pubblici. 
L’assalto alla democrazia trova oggi, in alcune note di agenzia, la sublimazione nella possibilità che il voto in Grecia possa essere posticipato in quanto il popolo non sarebbe nel periodo attuale in grado di percepire i segni positivi di una manovra “lacrime e sangue”. Considerazione semplicemente infame! 
Privare il popolo di esprimere attraverso il voto la propria volontà. 
Che ciò poi avvenga in quella che fu la culla della democrazia è quanto di più riprovevole si possa manifestare cogliendo quanta ipocrisia alimenti dibattiti e valori su cui fondare le origini della cultura stessa europea. 
Ma se Atene piange Roma non può sicuramente ridere. 
Già le volgarità della rappresentante degli industriali italiani sarebbe sufficiente a risposte dure senza possibilità di replica, industriali che hanno utilizzato la cassa integrazione per tutelare i loro profitti a scapito di tutta la comunità, e non casualmente la Marcegalia si premura di non voler toccare per ora lo stato attuale della cassa integrazione, per voler continuare a infilare le mani in quell’istituto dando dei ladri e fannulloni a coloro che quel “capitale” ha materialmente prodotto, rompendosi il fondoschiena quotidianamente, versando sistematicamente i contributi vedendo allontanare sempre di più il meritato riposo a fine di una vita lavorativa. 
A prestare sponda al padronato (riappropriamoci del lessico corretto) interviene il ministro Fornero, che si permette un bieco aut-aut (prendere o lasciare) sul tema del mercato del lavoro e sulla liberalizzazione del licenziamento “ingiustificato” e discriminatorio. 
Se facciamo la semplice considerazione che questo governo non è espressione di libero voto, che nell’ipotesi che si potrà (se ce lo concederanno) andare a votare tra un anno, lo si farà con la probabile candidatura alla presidenza della Repubblica dell’attuale premier Monti, le ragioni per temere per la tenuta democratica del nostro paese ritengo sia reale e evidente. 
Nuovamente si sta movendo il movimento degli indignados prospettando una ulteriore giornata di lotta internazionale, nuovamente ribadisco che la soluzione non è più possibile ritrovarla negli ambiti nazionali, perché a livello internazionale vengono dettate le regole di questa politica capitalista. Sollecito, e invito tutti coloro che saranno in grado di farlo ad accompagnare questa sollecitazione, affinché sia il movimento dei lavoratori europei a manifestare contro queste politiche inique e antidemocratiche attraverso la rete dei sindacati europei.
Loris


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mercoledì 15 febbraio 2012

La lotta del popolo greco come la Resistenza al Nazifascismo o la lotta contro la dittatura dei colonnelli

Riguardo, e ripenso spesso alle immagini di piazza Syntagma degli ultimi giorni, e, lo sgomento che mi assale è “fisico”, palpabile, devastante.
Quello che è in gioco non è solo qualche percento in più o meno sui salari o qualche licenziamento qua e la.
In gioco ci sono le basi della democrazia, dell’autodeterminazione, del poter decidere di se stessi, per i propri figli, per il loro futuro, perché il ricatto messo in atto dal FMI e dalle sue espressioni politiche è l’equivalente di una occupazione e dittatura straniera sul proprio territorio.
Che piaccia o meno la lotta del popolo greco oggi è la stessa lotta condotta contro all’occupazione al nazifascismo o alla dittatura dei colonnelli.
Ecco due protagonisti di questa lotta di ieri e di oggi

Mikis Theodorakis e Manolis Glezos


Vergogna. Glezos ferito. Una foto lo ritrae mentre viene assalito dai poliziottoi greci. E’ ricoverato in ospedale. Glezos che ha 90 anni era sceso in piazza ieri per manifestare contro l’umiliazione subita dal suo paese. E’ lui l’uomno che mostrò a tutta l’Europa che il nazismo poteva essere combattuito: nel maggio del 1941 si arrampicò sull’Acropoli e strappò vkia la bandiera degli occupanti tedeschi con la svastica. Giorgio >> Vai al Blog




Theodorakis colpito dai gas >> Corriere della Sera
ATENE - Anche il celebre compositore greco Mikis Theodorakis (nella foto), 86 anni, autore, tra l' altro, delle musiche di Zorba il greco , ieri pomeriggio si è unito alle migliaia di manifestanti a piazza Syntagma ad Atene. Poco prima che iniziasse a parlare alla folla è stato interrotto dai gas lacrimogeni sparati dalla polizia. Una portavoce del musicista ha denunciato che gli agenti hanno sparato i candelotti direttamente verso la gente che si era riunita intorno a Theodorakis. Il compositore, che è anche un noto attivista politico, si è schierato sin dalla prima ora contro le misure di austerity per salvare il Paese dalla bancarotta

Biografie



Mikis Theodorakis








Manolis Glezos





Dall'Europa del Nord al mediterraneo un'unica piazza Syntagma dei lavoratori europei

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domenica 12 febbraio 2012

sabato 11 febbraio 2012

Dall'Europa del Nord al mediterraneo un'unica piazza Syntagma dei lavoratori europei


E’ con profondo sgomento che guardo i ripetuti tentativi di reazione dei lavoratori greci contro le misure economiche che il governo greco vuole adottare per rientrare dal debito e compiacere banche e investitori. 
Se qualcuno pensa che il problema reale sia quello di rientrare dal debito, ritengo, andrà incontro a sorprese più o meno belle a secondo del suo sentire nei confronti della democrazia. 
Sotto attacco non ci sono solo le sovranità nazionali, ma lo stesso modello di società che, pur nelle diverse interpretazioni, mette il lavoro come soggetto emancipativo materiale e culturale. Sotto attacco ci sono milioni di lavoratori capaci di produrre le ricchezze dei propri paesi e che giustamente rivendicano attraverso quel lavoro il diritto a poter offrire futuro e sicurezze per se e per i propri figli. 
Oggi, materialmente, i poteri finanziari stanno mettendo sotto ricatto la Grecia per i debiti contratti da evasori fiscali, corrotti e corruttori e governanti che truccavano i bilanci, mentre i lavoratori continuavano nelle loro occupazioni ignari di ciò che banche e finanzieri stavano ordendo. 
La realtà è che nell’interpretazione del liberismo attuale i grandi speculatori rischiano le ricchezze nazionali e se le cose vanno bene, loro, e non i paesi, incassano i profitti, mentre le eventuali perdite sono scaricate sui ceti più deboli che devono ripianare i debiti lasciati da altri. 
Quello che sento è un silenzio lacerante come “lavoratori europei”, come soggetti che hanno con i loro sacrifici più di altri contribuito a questa entità sopranazionale che si chiama Europa e che se la ritrovano, trasformata da pochi centri economici di potere come una sanguisuga che li priva del diritto al futuro. 
Se oggi L’aggressione è ai lavoratori greci, domani lo sarà nei confronti dei lavoratori italiani ben più di quanto lo stiano già facendo oggi con la querrelle sull’articolo 18 o dell’aggressione a un già scarso welfare, e , dopo sarà la volta di quelli portoghesi, quelli spagnoli….francesi… ecc. 
Riscopriamo il valore della solidarietà tra lavoratori e trasformiamo tutte le piazze d’Europa nelle nostre piazza Syntagma . Non più “Accordi Nazionali” che restano il risultato di accordi separati sulla base di un coefficiente di ricattabilità da paese e paese. 
Contro l’ Europa delle banche perché non proclamare uno sciopero generale dei lavoratori europei che ci possa far trovare oggi, dai lavoratori tedeschi, a quelli italiani, spagnoli ecc…al fianco di quelli greci ? 
Se siamo riusciti come “indignati” a muoverci all’unisono, non solo in tutte le piazze europee ma a livello mondiale penso che la mobilitazione generale attraverso le centrali sindacali sia cosa credibile e fattibile. 
Uniti si vince. 
Loris

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giovedì 26 gennaio 2012

11 febbraio, la società civile in piazza con la Fiom - Firma l'appello


In una «Repubblica democratica fondata sul lavoro» quale l’Italia deve costituzionalmente essere, la libertà operaia è la libertà di tutti, la sicurezza del disoccupato e del precario è la sicurezza di tutti. 

Ecco perché siamo convinti che la manifestazione nazionale indetta dalla Fiom per sabato 11 febbraio debba raccogliere attorno alle bandiere dei metalmeccanici tutte le forze vive della società civile. 
Ecco perché invitiamo ogni cittadino che senta ancora come propri i valori della Costituzione, non solo ad aderire ma a farsi promotore e protagonista di questa manifestazione, partecipando ad organizzarla. 
Ecco perché invitiamo ogni testata giornalistica e ogni sito che ritengano irrinunciabili i princìpi della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista a mobilitare la propria forza di comunicazione e informazione, contro il muro di gomma di un monopolio massmediatico che sceglierà il silenzio.

L’Italia democratica ha bisogno di speranza, e solo la lotta tiene viva la speranza. L’impegno dei cittadini. Il tuo impegno.

Paolo Flores d’Arcais, Andrea Camilleri, Margherita Hack, Dario Fo, Antonio Tabucchi, don Andrea Gallo, Carlo Lucarelli, Fiorella Mannoia, Erri De Luca, Ascanio Celestini, Franca Rame, Stefano Rodotà, Luciano Gallino, Gustavo Zagrebelsky, Telmo Pievani, Moni Ovadia, Furio Colombo, Fabrizio Gifuni, Valerio Magrelli, Pierfranco Pellizzetti, Angelo d’Orsi, Roberto Esposito, Luciano Canfora, Massimiliano Fuksas, Carlo Galli, Franco ‘Bifo’ Berardi, Adriano Prosperi, Nadia Urbinati, Andrea Scanzi, Valerio Evangelisti, Carlo Formenti, Marco Revelli

per firmare clicca su 


martedì 22 novembre 2011

Quale sinistra dopo Zapatero? da un articolo di R. Musacchio


Dopo le elezioni in Spagna, Roberto Musacchio ha prodotto questa riflessione che è sicuramente un utile contributo col quale confrontarsi nel tentativo di ridare un ruolo attivo alla sinistra italiana ed europea nel momento in cui le forze finanziarie attaccano senza mezzi termini diritti e condizioni di vita di milioni di persone.

***
Quale sinistra dopo Zapatero?

di Roberto Musacchio

Era largamente previsto, ma pure fa molta impressione questa storica sconfitta dei socialisti in Spagna. Fa impressione per le proporzioni, veramente enormi, che consegnano al PSOE il risultato peggiore dal 1977. Fa impressione perchè quella di Zapatero è stata una vera e propria era politica, che ha caratterizzato una stagione non solo spagnola ma del socialismo europeo. Ma forse l'impressione più grande viene dal fatto che su questa sconfitta pesa la rottura con quello straordinario movimento degli indignati protagonista di una intensa stagione di lotte che dalla Spagna ha parlato a tutta Europa e non solo. Ebbene questo movimento non ha fatto al PSOE alcuna apertura di credito, sia pure critica. Lo ha considerato parte di quel recinto che fa dire al movimento " voi non ci rappresentate ". Dunque per i socialisti è stato impossibile ripetere quella operazione di recupero che in altre occasioni era loro riuscita, grazie anche ad un sistema elettorale sostanzialmente ipermagioritario. Il voto socialista non è apparso più utile, neanche a battere una destra che pure si presentava con le forme di un pupillo dell'ex franchista Fraga. Non ci ha provato neppure più di tanto il PSOE a recuperare a sinistra, se è vero che tra gli ultimi atti di Zapatero ci sono state manovre economiche tutte interne ai dettati di Bruxelles e addirittura l'inserimento in Costituzione del vincolo ai limiti di bilancio. In realtà il fenomeno Zapatero che si era presentato con uno straordinario processo di liberazione della società spagnola con una intensa stagione di promozione di diritti civili, molti dei quali tabù per il centro sinistra italiano, aveva anche provato a realizzare politiche occupazionali progressive volte a rispondere alle esigenze dei giovani. Ma mano mano questo impulso riformatore si era affievolito fino a far proporrre al governo socialista leggi sul lavoro tutte improntate alla flessibilità estrema. Ma sia l'iniziale spinta riformatrice, sia la successiva propensione di adeguamento alle ricette liberiste, non hanno impedito alla Spagna di entrare in una crisi economica e sociale, con il record della disoccupazione, fortissima. Colpa di un sistema economico spagnolo in cui i tradizionali poteri forti, a partire da quello della rendita edilizia, sono rimasti tali. E colpa dell'impatto della crisi europea che ha visto i socialisti spagnoli privi di una qualsiasi ricetta valida. La decisione di Zapatero di andare alle elezioni senza neanche ricandidarsi è apparsa dunque per quello che era:una vera resa. Ma la campagna elettorale poteva essere l'occasione per provare a ricercare una nuova strada, ma così non è stato. Lo dimostra proprio la rottura con gli indignati. Che non sono poi un movimento di " antipolitica " come qualcuno prova a dire. No, proprio perchè sono un movimento di critica radicale degli attuali assetti, non solo spagnoli ma europei, chiedono risposte politiche che dal PSOE non sono arrivate. Qualcosa è venuto dalla sinistra radicale, quella di Isquierda Unida, che raddoppia i propri voti e si riaffaccia alla grande politica dopo una lunga crisi che la aveva portata suul'orlo della scomparsa. Ma la vittoria delle destre è grande e chiede di ripensare tutto. Noo solo in Spagna. Con la fine di Zapatero finisce, dopo Blair, un altro dei grandi modelli del socialismo europeo. Caduto anche Papandreu, i governi a presenza socialista in Europa sono quasi scomparsi. Quello che conta ancora di più delle sconfitte elettorali è la sconfitta politica e sociale. Queste esperienze non sono riuscite ad essere veramente alternative a quel vento di destra che ha mantenuto costantemente l'egemonia in Europa. Non solo perdono, ma nella realtà non hanno invertito in modo significativo la tendenza. A questa amara riflessione nè segue un'altra, altrettanto dura. Non si vede fin qui una capacità di ripensamento sostanziale. La possente offensiva neoconservatrice messa in campo con la realizzazione in Europa della struttura di comando intorno ad Europlus non trova alcun reale contrasto. Le misure economiche sono quelle volte a conservare gli stessi assetti che hanno prodotto la crisi e vengono imposte quasi senza opposizione politica. Il socialismo europeo oscilla tra sconfitte e risucchio nella logica delle grandi coalizioni. D'altronde quando il proprio impanto è così debole e subalterno si fa presto a derubricare la propria proposta di alternativa in quella di una partecipazione subalterna a grandi coalizioni. E' il rischio che si corre in Germania, dove una Merkel che vola nei sondaggi rischia di irretire di nuovo la Spd in una Grosse Koalitione. E' quello che si è fatto in Grecia. E in Italia, dove addirittura partiti ridotti dalla lunga esperienza della seconda repubblica a meri contenitori di competizione per il governo fanno " un passo indietro " e lasciano ai " tecnici " la gestione di una fase tutta segnata dalla logica di Bruxelles fornendogli un appoggio " bulgaro ". Una situazione che chiede un drastico cambio di rotta. A partire da una ripresa di sintonia vera con ciò che vive nella società. Innanzitutto di sofferenza. Ma come si fa a non vedere che queste politiche presentate come obbligate non stanno combattendo il male ma lo aggravano. Se prendiamo la Grecia, due anni di " cura " hanno portato il debito pubblico dal 120% al 180%, con meno 15% di PIL! Non si tratta solo che altri devono pagare, ma che occorre cambiare le logiche economiche di fondo a partire da due fatti in realtà intrecciati: Lo strapotere della speculazione finanziaria e la svalutazione sistematica del lavoro. Vanno rovesciati facendo di questo rovesciamento la base di una alternativa. E' ciò che dicono i nuovi movimenti europei, che ci aggiungono, giustamente, il bisogno di rifondare una democrazia ormai calpestata. Questo rovesciamento, questa rottura del recinto è la base indispensabile per la rinascita di una sinistra europea fuori dalle secche identitarie e politiche dell'ultimo trentennio. E' l'esatto contrario che la riesumazione di antichi schieramenti e di vecchie politiche del centrosinistra europeo che hanno drammaticamente fallito.


***


Concordo con l'analisi di Musacchio sul voto spagnolo e, in particolare, sull’analisi del peso della rottura avvenuta tra la sinistra e il movimento degli indignati. 

Mi chiedo, infatti se, rispetto all’esperienza spagnola, alle vicende politiche di casa nostra ed al modo in cui noi, come sinistra, ci siamo posti rispetto al 15 ottobre, non sarebbe opportuno un ripensamento complessivo, che colga il cambio di rotta che viene richiesto da questo movimento “sociale” che è il più esposto alla marginalizzazione voluta dai poteri finanziari che al diritto al futuro prediligono i profitti.

Forse non tutti tra di noi riescono ad avere la consapevolezza che un obiettivo, queste centinaia di migliaia per lo più di giovani, comunque lo hanno già raggiunto in maniera spontanea, ed è lo stesso obiettivo che i lavoratori europei, attraverso le proprie rappresentanze sindacali, non sono stati ancora in grado di realizzare: alzare una voce unica di “rivendicazione al diritto di esistenza” e di protesta a livello europeo sulle politiche dei governi e della BCE 

E’ evidente che la risposta che possono, e possiamo, trovare non può essere quella della negazione delle rappresentanze politiche, perché alle lacrime e sangue si assommerebbero altre condizioni sempre più mirate alla atomizzazione sociale. 
Tuttavia è anche vero che l’esperienza del 15 ottobre in Italia ha offerto un quadro di soggetti politici, che hanno concorso alla giornata degli “indignati”, inadeguati a raccogliere una sfida politica e sociale “epocale”, esattamente come epocale è stata la disfatta in Spagna. 
Credo che la possibilità di ritrovarci attorno a un progetto comune “alternativo” fuori dalle logiche di subalternità alle grandi coalizioni, potrebbe essere un primo passo di ricostruzione di una sinistra, oltre, e sicuramente obiettivo prioritario, lo strumento di difesa e di proposta per questa generazione di indignati e per le prossime generazioni che potrebbero non avere neanche la prerogativa dell’indignazione. 
Come garantire l’autonomia di questo movimento sarà invece la sfida per ricostruire una coscienza collettiva che nella sostenibilità, sulla dignità del lavoro e sull’equità sociale fondi il suo agire.
Loris

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sabato 19 novembre 2011

Abbiamo troppo poco tempo a disposizione per poterci permettere il lusso di pettinare le bambole o smacchiare i giaguari.



...Sabato 12 novembre avevo indossato la giacca e stavo per dirigermi verso Montecitorio o il Quirinale per partecipare all'evento programmato “la caduta di un premier” quando il più banale dei quesiti mi ha rovinato sia l'entusiasmo sia quello che da anni avrei considerato un bel giorno per l'Italia: chi ha mandato a casa Berlusconi?.

E' fin troppo evidente che quelli che abbiamo per anni invocato come gli anticorpi che entravano in circolo nel momento in cui qualcuno avrebbe attentato al nostro sistema democratico sono entrati in crisi, forse per eccesso di fiducia in un impianto statale fatto più di consuetudini che di atti formali e sostanziali inoppugnabili. Dal conflitto di interessi a leggi at personam e leggi at azienda.
Non è un caso che quello che è stato un meccanismo che ha retto bene sino a che c'è stata la Democrazia Cristiana, si sia inceppato nel momento in cui i democristiani per estinzione del proprio partito si sono, insieme ai socialisti, spalmati tra i due partiti di riferimento all'interno dei due poli.
Non è un caso che il meccanismo può riprendere a funzionare nel momento in cui archiviata la seconda repubblica il governo Catto-Bancario del prof. Monti ha nel suo DNA la mappatura proprio della Democrazia Cristiana degli anni del benessere, del boom economico, della società dei consumi, ma non le risorse per uguagliarla.

Che il PD di Bersani sia troppo interessato all'accredito nei salotti bene della finanza internazionale a scapito dei soggetti più deboli non è una novità. La rincorsa alle banche finì nella burla dei ragazzini scoperti con le mani nella marmellata, e la scelta aclassista ha radici decisamente più lontane, legate alla stesse sorti dell'allora PCI.
Il rifiuto o di un governo “politico” o di larghe intese o di unità nazionale o di elezioni anticipate, è solo il sinonimo della volontà di non disturbare i grandi vecchi e le organizzazioni mondiali capaci di movimentare ingenti capitali in titoli e in liquidità, veri strumenti di ricatto politico sociale nei confronti di paesi sovrani.

Viene a mancare il fiato pure alla sinistra extraparlamentare, chi ha per troppo tempo tubato con alleanze imbarazzanti ma assolutamente organiche ad una spartizione di un po di seggiole (o sgabelli) in un ipotetico governo di pseudo centro-sinistra, ed oggi si trova in debito d'ossigeno e fuori gioco, vista l'indisponibilità da parte del PD stesso a percorrere strade diverse (e non necessariamente l'uscita dalla UE del nostro paese) per riconquistare autonomia politica e una politica indirizzata su tutto alla tutela di tutti quei soggetti definiti non a caso “più deboli”

Da parte della sinistra definita “radicale” la perenne ricerca di unificazione impossibile di soggetti insufficenti e inadeguati, e la mancanza di unificazione su un progetto comune di società legata alle trasformazioni politiche e sociali globalizzate.

...Mi sono tolto la giacca, resta troppo poco tempo per poterci permettere il lusso di pettinare le bambole o smacchiare i giaguari.

Non è nell'attuale Parlamento che si può costruire una alternativa alla società delle banche e della finanza. Da Seattle a Puerto Alegre, a Genova, oltre dieci anni di indicazioni sulla possibilità di società diverse e sostenibili. Non è il sofismo se superata o meno questa sinistra, è in quell'ambito e in quell'humus culturale che matura comunque questo dibattito, che può e deve trasformarsi in progetto sociale.

Loris




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sabato 12 novembre 2011

Da "res publica" a "res privata"

...a far cadere Berlusconi sono i diktat di banche e lobbies finanziarie.
Che, uno dei principali responsabili del disastro politico ed economico abbia abdicato non può che essere considerato un elemento positivo, anche se la soluzione del problema "debito" è solo  rimbalzato al nuovo esecutivo.
Senza fare giri di parole, la priorità resta di "Non pagare il debito", di riappropriarci degli spazi di democrazia violati da organismi economici ricondotti a soggetti privati (banche).
Loris

galleria di immagini - genova 11.11.11



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mercoledì 9 novembre 2011

11.11.11 Genova - perchè manifestare


Le vicende "metereologiche" che hanno nuovamente coinvolto pesantemente Genova, non sono disgiunte dalla perdita di democrazia dovuta ai diktat della BCE .
Patti di stabilità che impongono tagli su servizi e manutenzioni del territorio inadeguati, insufficenti o nulli.
La rivendicazione di un sistema democratico non assoggettato ai ricatti delle banche, degli speculatori e della finanza criminale che ai profitti sacrifica gli individui i beni comuni e i più elementari diritti sociali.
Per queste ragioni portiamo in piazza le nostra indignazione e la nostra rabbia l'11.11.11.
Loris




11.11.11 Occupy The Streets. Occupy The World

venerdì 11 novembre alle ore 17, 30
davanti alla Banca d'Italia
via Dante 3 - Genova

Porta in Piazza la tua Indignazione!
Riprendiamoci gli spazi della protesta e dell'aggregazione,
della politica e del sociale.

Riprendiamoci il diritto all'indignazione e a far sentire la nostra voce.

Territori violati, beni comuni svenduti, servizi privatizzati, 
lavoro e vita sempre più precari
diciamo basta! 

Rimandiamo al mittente la lettera della BCE

diciamo no ai dictat della finanza e delle speculazioni!
Vieni in piazza con la tua denuncia, le tue proposte
Facciamoci sentire con pentole e coperchi!

11.11.11 Occupiamo le Strade. Occupiamo il mondo
spiazzaaffari.genova@gmail.com

domenica 2 ottobre 2011

Lettera BCE - Noi la respingiamo al mittente



Cliccando sulla busta si può leggere il testo che la BCE ha inviato a Berlusconi il 5 agosto dettando al governucolo da lui guidato le linee per le manovre che si sono succedute.
Non mi risulta che gli italiani nel momento che sono stati chiamati a votare abbiano messo la croce sul partito delle banche, e ancor di meno che ci sia la disponibilità a pagare i debiti provocati dalle speculazioni finanziarie delle piccole e grandi banche. I debiti provocati dall' evasione fiscale e dal sistema di corruzione diffusa.

Per queste ragioni NOI la lettera la rimandiamo al mittente !!!!

Loris



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mercoledì 28 settembre 2011

15 OTTOBRE - GIORNATA EUROPEA E INTERNAZIONALE DI MOBILITAZIONE





APPELLO

IL 15 OTTOBRE SARÀ UNA GIORNATA EUROPEA E INTERNAZIONALE DI MOBILITAZIONE

“gli esseri umani prima dei profitti, non siamo merce nelle mani di politici e banchieri,
chi pretende di governarci non ci rappresenta, l’alternativa c’è ed è nelle nostre mani, democrazia reale ora!”
Commissione Europea, governi europei, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale, multinazionali e poteri forti ci presentano come dogmi intoccabili il pagamento del debito, il pareggio del bilancio pubblico, gli interessi dei mercati finanziari, le privatizzazioni, i tagli alla spesa, la precarizzazione del lavoro e della vita.
Sono ricette inique e sbagliate, utili a difendere rendite e privilegi, e renderci tutti schiavi. Distruggono il lavoro e i suoi diritti, i sindacati, il contratto nazionale, le pensioni, l’istruzione, la cultura, i beni comuni, il territorio, la società e le comunità, tutti i diritti garantiti dalla nostra Costituzione. Opprimono il presente di una popolazione sempre più impoverita, negano il futuro ai giovani.
Non è vero che siano scelte obbligate. Noi le rifiutiamo. Qualunque schieramento politico le voglia imporre, avrà come unico effetto un’ulteriore devastazione sociale, ambientale, democratica. Ci sono altre strade, e quelle vogliamo percorrere, riprendendoci pienamente il nostro potere di cittadinanza che è fondamento di qualunque democrazia reale.
Non vogliamo fare un passo di più verso il baratro in cui l’Europa e l’Italia si stanno dirigendo e che la manovra del Governo, così come le politiche economiche europee, continuano ad avvicinare.
Vogliamo una vera alternativa di sistema. Si deve uscire dalla crisi con il cambiamento e l’innovazione. Le risorse ci sono.
Si deve investire sulla riconversione ecologica, la giustizia sociale, l’altra economia, sui saperi, la cultura, il territorio, la partecipazione. Si deve redistribuire radicalmente la ricchezza. Vogliamo ripartire dal risultato dei referendum del 12 e 13 giugno, per restituire alle comunità i beni comuni ed il loro diritto alla partecipazione. Si devono recuperare risorse dal taglio delle spese militari. Si deve smettere di fare le guerre e bisogna accogliere i migranti.
Le alternative vanno conquistate, insieme. In Europa, in Italia, nel Mediterraneo, nel mondo. In tanti e tante, diversi e diverse, uniti. E’ il solo modo per vincere.
Il Coordinamento 15 ottobre, luogo di convergenza organizzativa dei soggetti sociali impegnati, invita tutti e tutte a preparare la mobilitazione e a essere in piazza a Roma, riempiendo la manifestazione con i propri appelli, con i propri contenuti, con le proprie lotte e proposte


PER LA NOSTRA DIGNITÀ E PER CAMBIARE DAVVERO

COORDINAMENTO 15 OTTOBRE

Fanno parte del Coordinamento 15 ottobre:
A Sud, Action, Altramente, Arci, Atenei in Rivolta, Attac Italia, CIB – Unicobas, Comitato 1° ottobre, Confederazione COBAS, Controlacrisi.org, CPU – Coord. Precari dell’Università, CUB – Confederazione Unitaria di Base, ESC, Fair Watch, Fed. Anarchica Italiana – Roma, Federazione della Sinistra, FGCI – Federazione Giovanile Comunisti Italiani, FIOM, Flare, Forum Diritti Lavoro, Giovani Comunisti, Gruppo Abele, Laboratorio Politico “Alternativa”, Legambiente, Liberazione, LINK – Coordinamento Universitario, Osservatorio Europa, Partito Comunista dei Lavoratori, P. CARC, PDCI, Popolo Viola, PRC, Radio Vostok, R@P - Rete per l’Autorganizzazione Popolare , Rete@a Sinistra, Rete 28 Aprile – CGIL, Rete dei Comunisti, Rete della Conoscenza, Rete Salernitana per il 15 ottobre, Rete Viola, RIBALTA – Alternativa Ribelle, Sinistra Critica, Sinistra Euromediterranea, Snater, Terra del Fuoco, Tilt, UDS – Unione degli Studenti, Un ponte per, Unicommon, Uniti per l’Alternativa, USB


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CAMBIAMO L'EUROPA, CAMBIAMO L'ITALIA PEOPLE OF EUROPE, RISE UP!

COORDINAMENTO 15 OTTOBRE


COORDINAMENTO 15 OTTOBRE
http://15ottobre.wordpress.com



CAMBIAMO L'EUROPA, CAMBIAMO L'ITALIA
PEOPLE OF EUROPE, RISE UP! 

* * *
MANIFESTAZIONE NAZIONALE 
sabato 15 ottobre ROMA - ore 14


La giornata del 15 ottobre vedrà mobilitazioni in tutta Europa, nel Mediterraneo e in altre regioni del mondo, contro la distruzione dei diritti, dei beni comuni, del lavoro e della democrazia compiuta, con le politiche anticrisi, a difesa dei profitti e della speculazione finanziaria. Le persone non sono un debito.

Anche in Italia è già stata raccolta da tanti soggetti organizzati, alleanze sociali, gruppi informali e persone che hanno dato vita al Coordinamento 15 ottobre . Non vogliamo fare un passo di più verso il baratro in cui l’Europa e l’Italia si stanno dirigendo e che la manovra del Governo continua ad avvicinare. Vogliamo un’altra economia, un’altra società e una democrazia vera.

Il Coordinamento 15 ottobre si mette al servizio della riuscita della mobilitazione. Curerà unitariamente le caratteristiche, la logistica e l’organizzazione della manifestazione nazionale di Roma e ne definirà le sue parti comuni. 

Il suo obiettivo è favorire la massima inclusione, convergenza, convivenza e cooperazione delle molteplici e plurali forze sociali, reti, energie individuali e collettive che stanno preparando e prepareranno la mobilitazione con i propri appelli, le proprie alleanze, i propri contenuti.

Ci impegniamo insieme a costruire una manifestazione partecipata, pacifica, inclusiva, plurale e di massa, il cui obiettivo è raccogliere e dare massimo spazio alla opposizione popolare, alle lotte e alle pratiche alternative diffuse nel nostro paese.

La manifestazione partirà alle ore 14.00 da Piazza della Repubblica e arriverà a Piazza San Giovanni.

Sarà una tappa della ripresa di spazio pubblico di mobilitazione permanente, come si sta realizzando in tutta Europa e nel Mediterraneo, che è necessario mettere in campo per cambiare l’Italia e il nostro continente.
Invitiamo i cittadini e le cittadine, nativi e migranti, le lavoratrici e i lavoratori, i soggetti organizzati, i gruppi, le reti formali e informali a partecipare attivamente al 15 ottobre, a coinvolgere le proprie comunità, a organizzare la partecipazione al corteo di Roma.

Il Coordinamento 15 ottobre invita a costruire in tutto il territorio la partecipazione italiana alla giornata europea e internazionale "UNITED FOR GLOBAL CHANGE" e a convergere nella giornata nazionale di mobilitazione a Roma.



MANIFESTAZIONE NAZIONALE 
sabato 15 ottobre
Partenza ore 14 - Piazza della Repubblica
ROMA



A Sud, Action, Altramente, Arci, Atenei in Rivolta, Attac Italia, CIB - Unicobas, Comitato 1° ottobre, Confederazione COBAS, Controlacrisi.org, CPU - Coord. Precari dell'Università, CUB - Confederazione Unitaria di Base, ESC, Fair Watch, Fed. Anarchica Italiana - Roma, Federazione della Sinistra, FGCI - Federazione Giovanile Comunisti Italiani, FIOM, Flare,  Forum Diritti Lavoro, Giovani Comunisti, Gruppo Abele, Laboratorio Politico "Alternativa", Legambiente, Liberazione, LINK - Coordinamento Universitario, Osservatorio Europa, Partito Comunista dei Lavoratori, P. CARC, PDCI, Popolo Viola, PRC, Radio Vostok, R@P - Rete per l'Autorganizzazione Popolare, Rete 28 Aprile - CGIL, Rete dei Comunisti, Rete della Conoscenza, Rete Salernitana per il 15 ottobre, Rete Viola, RIBALTA - Alternativa Ribelle, Sinistra Critica, Snater, Terra del Fuoco, Tilt, UDS - Unione degli Studenti, Un ponte per, Unicommon, Uniti per l'Alternativa, USB


Per aderire alla mobilitazione
adesioni15ottobre@gmail.com



Leggi l'Appello Unitario del Coordinamento 15 ottobre


UFFICI STAMPA

Andreina Albano
albano@arci.it
348.3419402

Marica Di Pierri
maricadipierri@asud.net
348.6861204

Rossella Lamina
ufficiostampa@usb.it
347.4212769

Anna D'Ascenzio
dascenzio.anna@gmail.com
349.4634405

Alex Miozzi
ufficiostampa@cub.it
346.6326088



http://15ottobre.wordpress.com






venerdì 23 settembre 2011

DECISIONI DEL COORDINAMENTO NAZIONALE 15 OTTOBRE RIUNITOSI IL 21 SETTEMBRE A ROMA


VERSO IL 15 OTTOBRE
GIORNATA EUROPEA E INTERNAZIONALE DI MOBILITAZIONE
Decisioni prese nella riunione del Coordinamento 15 ottobre nella riunione del 21 settembre
Prossima riunione a Roma martedì 27 settembre in via dei Monti di Pietralata 16
  • 10.30-13.30 riunione dei due gruppi di lavoro: comunicazione e corteo
  • 14.00-17.00 riunione del Coordinamento
La riunione di martedì prossimo approverà in via definitiva il comunicato che trovate qui di seguito e in allegato. Il testo è discusso nella riunione di oggi. Verrà approvato dopo aver sciolto due nodi (sul titolo/slogan della manifestazione e sull’arrivo del corteo) su cui per arrivare a un consenso pieno si è deciso di prendere qualche giorno di tempo.
Si è deciso di dare vita a due gruppi di lavoro del Coordinamento:
1)     Comunicazione: nella sua prima riunione il gruppo farà una proposta da approvare nel Coordinamento in merito alle cose relative alla comunicazione che dovranno essere trattate unitariamente e alla metodologia per farlo. Nella riunione sono stati enunciati i seguenti ambiti di possibile lavoro: mailing list e mail dedicata del Coordinamento, blog, uso dei social network e comunicazione virale per le comunicazioni unitarie del Coordinamento. C’è una discussione in merito all’utilità di avere un ufficio stampa unitario del Coordinamento. Questa sarà una manifestazione-convergenza, a ciò bisogna adeguare in modo innovativo le forme della comunicazione.
2)     Manifestazione: il gruppo si occuperà dei contatti con la Questura, delle possibili facilitazioni per i viaggi verso Roma, e preparerà la discussione nel Coordinamento in merito alle modalità del corteo, al suo arrivo, alla gestione unitaria della piazza di arrivo sulla base della discussione avvenuta nella riunione del 21 settembre. Poiché la ragione del Coordinamento è preparare la manifestazione-convergenza, è evidente che le scelte sul corteo, dal momento di partenza fino all’arrivo, dovranno essere consensuali e condivise, con trasparenza e responsabilità, fra gli aderenti al Coordinamento.

Ecco il comunicato discusso oggi e che sarà sottoposto all’approvazione nella riunione di martedì:
PEOPLE OF EUROPE, RISE UP
Cambiare l’Italia, cambiare l’Europa
Il Coordinamento 15 ottobre invita a costruire in tutto il territorio la partecipazione italiana alla giornata europea e internazionale “United for global change” e a convergere nella manifestazione nazionale di Roma.

La giornata del 15 vedrà mobilitazioni in tutta Europa, nel Mediterraneo e in altre regioni del mondo, contro la distruzione dei diritti, dei beni comuni, del lavoro e della democrazia compiuta, con le politiche anticrisi, a difesa dei profitti e della speculazione finanziaria.

Anche in Italia è già stata raccolta da tanti soggetti organizzati, alleanze sociali, gruppi informali e persone. Non vogliamo fare un passo di più verso il baratro in cui l’Europa e l’Italia si stanno dirigendo e che la manovra del Governo continua ad avvicinare. Vogliamo un’altra economia, un’altra società e una democrazia vera.

Il Coordinamento 15 ottobre si mette al servizio della riuscita della mobilitazione. Curerà unitariamente le caratteristiche, la logistica e l’organizzazione della manifestazione nazionale di Roma e ne definirà le sue parti comuni.

Il suo obiettivo è favorire la massima inclusione, convergenza, convivenza e cooperazione delle molteplici e plurali forze sociali, reti, energie individuali e collettive che stanno preparando e prepareranno la mobilitazione con i propri appelli, le proprie alleanze, i propri contenuti.

Ci impegniamo insieme a costruire una manifestazione partecipata, pacifica, inclusiva, plurale e di massa, il cui obiettivo è raccogliere e dare massimo spazio alla opposizione popolare, alle lotte e alle pratiche alternative diffuse nel nostro paese.
La manifestazione partirà alle ore 14.00 da Piazza Esedra e arriverà a Piazza San Giovanni.
Sarà una tappa della ripresa di spazio pubblico di mobilitazione permanente, come si sta realizzando in tutta Europa e nel Mediterraneo, che è necessario mettere in campo per cambiare l’Italia e il nostro continente.
Invitiamo i cittadini e le cittadine, nativi e migranti, i soggetti organizzati, i gruppi, le reti formali e informali a partecipare attivamente al 15 ottobre, a coinvolgere le proprie comunità, a organizzare la partecipazione al corteo di Roma.
Coordinamento 15 ottobre

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martedì 26 aprile 2011

Articolo 11 - Costituzione Della Repubblica Italiana




Costituzione Della Repubblica Italiana
Art. 11


L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.




Ieri era il 25 Aprile, molti di noi hanno voluto riaffermare nella memoria le ragioni della nascita di uno Stato Democratico.
Ieri, come sta ormai avvenendo ripetutamente, il Governo retto dalla tessera 1816 della P2 ha consumato l'ennesimo strappo nei confronti di quelle regole condivise che si chiamano Costituzione della Repubblica Italiana, sulla quale i membri del governo prestano giuramento.
Stiamo vivendo l'optional della politica, delle regole condivise, della legalità e della legittimità.
Nella difesa della Costituzione diciamo No ai bombardamenti Italiani in Libia.



domenica 3 aprile 2011

2 aprile : l'Italia per bene manifesta in tutte le città - video degli scontri di Ventimiglia e galleria di immagini da Genova


...La logica dei governi dei "volonterosi" è lapalissiana : si interviene in Libia per difendere i civili e nel contempo quei stessi civili, nel momento che fuggono dalla guerra, e da condizioni di vita impossibili, li respingono o, come il governo italiano, cerca di segregarli in campi di concentramento, dietro muri di filo spinato e in condizioni igieniche ben al di sotto di ogni standard del comune senso di civiltà.
La finalità del governo Berlusconi è a mio parere evidente: far degenerare il fenomeno degli sbarchi in emergenza sociale e di ordine pubblico, far crescere la paura per queste persone che a rischio della vita cercano di raggiungere le nostre coste e quando la situazione diventa esplosiva attraverso le paure crearsi il consenso elettorale.
Un paese come la Tunisia (uscita da una recente crisi politica e sociale) sta rispondendo all'emergenza profughi, che sul suo territorio ammontano a circa 140 mila con dignità ed umanità.
Un governo come quello italiano entra in crisi per i 6000 di Lampedusa.
O sono una manica di incapaci, ostanno giocando sulla pelle dei disgraziati per i propri fini politici.
In un caso e nell'altro devono andarsene via.
Dopo aver appoggiato Ben Ali non sono disposti a collaborare con il nuovo governo tunisino.
ecco le immagini di chi ieri ha manifestato contro il razzismo è l'assurdità della guerra rispondendo all'appello del coordinamento 2 luglio contro la guerra antirazzista.

ecco il filmato di Ventimiglia con gli scontri per proteggere il consolato francese. 


ecco la galleria di immagini della manifestazione di Genova con la simulazione di fronte al comando militare di zona
clicca sull'immagine per accedere alle immagini


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