il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

Amicus Plato, sed magis amica veritas



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sabato 12 gennaio 2013

Nome Comune di Persone




Nome Comune di Persone   

Se avessimo una stanza dove scrivere le pagine di Comune-info, oggi, 17 dicembre di un anno che se ne va, apriremmo la porta che dà sulla strada per appendere un cartello. Abbiamo bisogno di voi, potrebbe leggere chi avesse voglia di avvicinarsi. Sempre che avesse la curiosità di un lettore e non la fretta di un passante.
Di pagine, nei nove mesi trascorsi da quando siamo in rete, ne abbiamo scritte, corrette, titolate, illustrate e impaginate oltre mille. Poco meno di duemila persone, si suppone non sempre le stesse, le aprono ogni giorno. Non è poco ma non crediamo sia sufficiente. Per questo abbiamo bisogno di voi, di chi ci sta leggendo e vuole continuare a farlo.
Perché abbiamo la speranza e la presunzione di poter fare di più e meglio. Occupiamo uno spazio pubblico, ne sentiamo la responsabilità. Lo facciamo perché pensiamo che queste nostre pagine possano essere utili a chi vuole cambiare il mondo e, soprattutto, a chi ha già cominciato a farlo, magari senza rendersene conto. Non si tratta, naturalmente, di portare coscienza alle masse ma di imparare ad ascoltare e di rendere esplicita la ribellione che esiste in ognuno di noi. 
Vogliamo raccontare come possiamo vivere ogni giorno senza il dominio delle cose sulle persone. Un dominio che umilia la dignità di tutti e consuma l’acqua e la terra senza immaginare un futuro. Quel dominio, però, non è un moloch inattaccabile. Dipende dai dominati, dipende da noi. Possiamo liberare la nostra capacità di costruire relazioni sociali, di vivere in un altro modo, di fare un mondo differente. 
Questa liberazione vogliamo raccontare, accompagnare, difendere. Non per aggiungere un nuovo indirizzo alla vena solipsistica che impazza in certi blog autoreferenziali. E nemmeno per sostenere l’attivismo dei professionisti della sostituzione istituzionale simmetrica: un partito corrotto con uno onesto, un potere malvagio con uno buono, un paradigma vecchio con uno nuovo.
Noi vorremmo provare a mettere in comune le esperienze e le ribellioni di chi resiste al dominio facendo, creando, inventando. 
A mettere in comune, non a ricondurre ad unità. Il momento è adesso. Non serve aspettare la paziente costruzione delle condizioni adatte, né un’infinita transizione che non è mai arrivata e non ci condurrebbe in alcun luogo. Vogliamo camminare ora, vogliamo pensare e vivere in costante movimento. 
Lo facciamo da Roma in poi, perché abbiamo bisogno di guardare le cose da vicino per poi allargare lo sguardo ai molti mondi che si muovono con straordinario interesse e sorprendente vivacità. 
Sappiamo bene di non poterlo fare da soli. Abbiamo scelto un nome, comune, che impone la necessità di condividere. Vogliamo cominciare a farlo, in primo luogo, con chi ci legge e vuole aiutarci ad esistere. Ecco, di questo si tratta: scrivete il vostro nome accanto a quello di chi ha cominciato questa avventura e facciamo comune insieme.  

Intanto, dopo nove mesi di accurato silenzio, vi raccontiamo cosa ci passa per la testa e come pensiamo di affrontare l’anno che arriva, il 2013. La nostra sostenibilità, l’equilibrio - non solo economico - tra le risorse, potrebbe poggiare su tre proposte: Persone comuni, cioè ribelli è la più importante. È rivolta ai lettori che ci invieranno almeno una quota da 15 euro. Non abbiamo bisogno soltanto di quattrini ma di qualcosa in più. Vi chiediamo di aiutarci a scrivere e a disegnare comune, perciò abbiamo preparato un foglio (elettronico) bianco in cui metteremo quel che vi piace: un testo leggero e leggibile, la foto del giardino che avete strappato ai parcheggi, il graffito che vi ha conquistati, la ricetta dei biscotti della nonna, un epigramma contro Mario Draghi, la segnalazione di una manifestazione da non perdere, l’anagramma del vostro nome e quanto altro saprete inventare. 
Speriamo possa diventare un gioco, una parte importante del nostro menù che ci farà sentire da vicino le vostre passioni, la fantasia, l’ironia, la rabbia … Sarà un modo per metterci in comune ogni giorno e per tutto il 2013. Quindici euro è più o meno il costo di un libro, noi vi offriamo di leggerci per un anno: fa poco più di un euro al mese. Sappiamo bene che di questi tempi è un sacrificio ma è il prezzo della nostra indipendenza e di una piccola libertà.
Commūnica!, cioè Metti in comune! in latino, servirà a promuovere iniziative pubbliche (corsi, meeting, progetti, concerti e altre cose ancora) sui temi che vogliamo approfondire. Se siete associazioni, realizzate progetti, azioni, iniziative, scriveteci. Stiamo formando una piccola associazione che si occuperà di questo, naturalmente in stretto rapporto con la redazione. Torneremo comunque a parlare presto della seconda proposta, che dovrebbe servire anche a raccogliere più o meno 25 mila euro per la nostra piccola impresa.
Consigli Comunali: 
niente liste “dal basso” per occupare istituzioni e rappresentare chi non vuole essere rappresentato, ovviamente. Se invece volete promuovere attività, iniziative o anche prodotti su comune, non esitate a farlo. La nostra porta s’è aperta anche per voi. Sarà un modo utile e intelligente per sostenerci e noi faremo di tutto per offrire uno spazio dignitoso e confortevole ai banner di ospiti selezionati in modo diretto (da noi) e molto, molto rigoroso. L’obiettivo è raccogliere così altri 20 mila euro. 
Che ve ne pare? Non è abbastanza assurdo? Forse lo è, ma noi siamo persone piuttosto comuni e non abbiamo saputo pensare qualcosa di meglio. In ogni caso, ci piacerebbe molto che, per una volta, lasciaste al suo destino il tasto “mi piace” e ci scriveste almeno due righe.

 Grazie.
INDIRIZZO


giovedì 24 maggio 2012

Un altro pezzo di Genova che se ne va a quando la lanterna?


L’identità della nostra città e data anche dal suo paesaggio, dalla stratificazione storica che si è venuta a determinare nei secoli. In ogni edificio storico è contenuta una frazione della nostra identita’ collettiva che è un bene pubblico inalienabile e che non ha prezzo.

Purtroppo ancora una volta l’alleanza informale ragionieri del comune – sovrintendenza – funzionari dell’urbanistica – amministratori pubblici è riusciata in quello che non sarebbe possibile. Vendersi un pezzo di storia di Genova per far quattrini da buttare nella voragine. Come se dopo che ci saremo venduti anche la lanterna – e siamo su quella strada con annessa variante di destinazione d’uso per farci un grattacielo con residenze e servizi - qualcuno dal cielo ci restituisse la nostra storia , ci permettesse di recuperare la qualità della vita che dovrebbe essere il segno di una città e che ci stanno vendendo pezzo a pezzo.
Si perché villa Raggio è tutto questo. Una bellissima villa , un parco, era diventato un centro per la riabilitazione ortopedica, un centro di salute mentale. Funzioni preziose per un bene pubblico preziosissimo.

Be secondo i nostri amministratori dovremmo scordaci tutto questo. Villa privata, adeguatamente ampliata e ristrutturata, box nel parco e piscina nel giardino. Voi potreste dire beato chi se lo puo’ permettere…..

E invece no, nessuno potrebbe permetterselo era un bene pubblico, una villa storica vincolata , un bene ambientale non eliminabile, una villa storica non frazionabile in appartamenti, un giardino storico in cui il regolamento comunale vieta espressamente di costruire box, un polmone ambientale per la città.

E invece…. Siccome la delibera è stata approvata la mattina del 7 dicembre e il puc il pomeriggio la villa non è più vincolata. Come se i funzionari del comune non sapessero che stavano svendendo un bene pubblico che il comune nel pomeriggio intendeva vincolare.

Stiamo scherzando? Qui la compartimentazione – storica piaga degli uffici comunali – non centra niente. Tutta Genova sapeva che quel giorno si sarebbe approvato il Puc e fare una delibera che lascia libero campo alla speculazione non è un atto di disattenzione, è un reato, certo un reato di lesa cultura, di lesa storia, di lesa bellezza , di ignoranza della cultura urbanistica e storico ambientale, per quelli penali e contabili mi rimetto alla magistratura.

Non è la prima volta che l’asse informale ragionieri , geometri, urbanisti, e sovrintendenti si muove in favore della speculazione , dell’interesse privato a danno dell’interesse pubblico.

Ma si puo’ andare avanti cosi’, con iter privilegiati per gli speculatori danarosi, autorizzazioni sul filo di lana, silenzio degli organi di controllo e della magistratura?

Andrea Agostini
Presidente Circolo Nuova Ecologia Legambiente Genova



BENI PUBBLICI : Addio Villa Raggio
Dal funzionario una risposta perentoria: “Vale l’ora”.
Cioè ? Se la delibera è stata approvata la mattina del 7 dicembre ed il Piano Urbanistico Comunale è stato approvato il pomeriggio del 7 dicembre, la delibera non rientra nel Piano approvato. Fine.
Così pare si sia compiuto il destino di Villa Raggio, via Pisa 56 in Albaro, l’ex istituto S.Giorgio entrato nel circuito del patrimonio da dismettere della Regione Liguria, dopo una lunga querelle con l’erede di chi l’aveva donato quarant’anni fa per fini “socio-sanitari”: si era ribellata Edvige Jole Oberti, torinese, dopo aver saputo la modifica di destinazione d’uso dell’edificio e in un primo momento il Tar aveva accolto una sospensiva, ma poi non c’è stato niente da fare.
Era il 2008 e nel 2010 compare su www.fintecnaimmobiliare.it l’invito a presentare entro il 9 luglio Offerta Vincolante per “complesso immobiliare di elevata qualità con superficie lorda di tremila mq.”, presso uno studio notarile di Roma. Se ne occupa Valcomp Due, come recita il bando, “società s.r.l. interamente controllata dalla Fintecna” con sede nella capitale. 
All’asta vanno immobili di tutta la Liguria, in zone anche di pregio come Alassio, Sarzana., Bordighera, sono appartamenti, ex strutture ospedaliere, terreni: su tutti si assicura l‘edificabilità, la residenzialità, il cambio d’uso. 
Finiscono così beni pubblici, che avevano una “funzione pubblica” come Villa Raggio, un tempo clinica per malati di tubercolosi, poi centro riabilitativo ortopedico e Consultorio. Valutata tre milioni di euro, si dice, ormai in abbandono, ancora conserva preziosi affreschi, statue sul colonnato del tetto, splendidi alberi.
Villa Raggio nelle cartografie del Puc licenziato dalla sindaco Vincenzi è “rossa”, ovvero “elemento storico-artistico rilevante”, all’interno del Sistema delle ville e parchi storici di San Luca d’Albaro-Puggia (Norme di Conformità, Ambito di Conservazione), con disciplina paesaggistica puntuale a tutela dell’edificato antico e della conservazione del verde nell’originaria consistenza.
Nel cartello esposto un mese fa dalla società Bagliani su progetto di studio Guidi di Bagno in bella vista si leggono dunque per il complesso monumentale opere di ristrutturazione, cambio d’uso, frazionamento, ampliamento, sostituzione edilizia, realizzazione di piscina pertinenziale con foto relativa di altra riqualificazione già attuata dai committenti…
Che brivido quella piscina da mediterranèe. E farci una bella scuola, con quel magnifico giardino? Ora i bambini della scuola elementare e materna sono a due passi da una delle strade più inquinate di Genova, in via Cavallotti, una scuola di cui hanno ceduto pure il tetto per farne terrazzi agli appartamenti del convento vicino riconvertito: sessant’anni di gentile concessione all’ex cappelletta, ora residenza di pregio.
Non si può preservare tutto, s’intende, incombono tagli e conti in rosso, ma almeno le caratteristiche di Villa Storica, il suo parco. 
Dimenticavamo. Per una questione di ore Villa Raggio non è rientrata nella normativa di tutela del Puc, anzi in poco più di un anno, dall’asta di luglio 2010 alla delibera di dicembre 2011 ha avuto un iter super rapido. 
Perché ci lamentiamo sempre delle lungaggini della burocrazia?
(Bianca Vergati)

martedì 21 febbraio 2012

Europe Rise Up - Verso Firenze 2012 i Forum sociali si confrontano con la crisi in Europa


Il 18 febbraio A Firenze si sono incontrate realtà che partecipano alla rete dei Social Forum. Oggetto dell’incontro il decennale del Forum Sociale Europeo del 2002 e l’attualità delle realtà della società civile all’interno della crisi che stiamo attraversando a livello nazionale con le sue connessioni evidenti legate alla moneta unica e alla Comunità Europea.
Nei numerosi interventi della giornata sono stati più volte individuati gli argomenti che dovrebbero alimentare la discussione . 
Con un inevitabile riferimento all’attualità , Democrazia, Lavoro e Beni Comuni saranno le linee guida dell’avvicinamento al decennale di Novembre, ma è evidente che fin da ora il dibattito potrà essere una risorsa all’interno dei conflitti generati dalla politica liberista delle dirigenze della comunità europea, dall’FMI e della BCE.
Non è più sufficiente proclamare che a Genova nel 2001 e a Firenze nel 2002 avevamo ragione, riappropriarsi del proprio futuro diventa una esigenza di sopravvivenza e di una prospettiva di modelli sociali nuovi, equi e sostenibili. In questi dieci anni vecchi e nuovi soggetti si sono confrontati con le politiche liberiste e privatiste dei governi europei.
La capacità di muoverci , come sulle problematiche dell’acqua, con un ampio fronte che trova pratiche condivise da diversi pezzi del movimento, dimostra che siamo tutto meno che elementi residuali o minoritari.
L’emergenza Democratica è l’elemento più urgente, legata all’emergenza “lavoro” come è reso evidente dai fatti greci dalle trattative italiane e dalle proteste in Spagna.
Non potrà essere il Social Forum Europeo a proclamare uno sciopero dei lavoratori europei, ma sicuramente può essere la sede in cui trovare spazi di sollecitazione nei confronti dei sindacati a trovare un fronte comune che superi i confini nazionali e che dia voce a chi oggi la trova separatamente in piazza Syntagma , Piazza San Giovanni o Puerta del Sol.
Loris

Allego report sintetico della discussione con gli interventi della giornata:

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sabato 12 novembre 2011

Da "res publica" a "res privata"

...a far cadere Berlusconi sono i diktat di banche e lobbies finanziarie.
Che, uno dei principali responsabili del disastro politico ed economico abbia abdicato non può che essere considerato un elemento positivo, anche se la soluzione del problema "debito" è solo  rimbalzato al nuovo esecutivo.
Senza fare giri di parole, la priorità resta di "Non pagare il debito", di riappropriarci degli spazi di democrazia violati da organismi economici ricondotti a soggetti privati (banche).
Loris

galleria di immagini - genova 11.11.11



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mercoledì 9 novembre 2011

11.11.11 Genova - perchè manifestare


Le vicende "metereologiche" che hanno nuovamente coinvolto pesantemente Genova, non sono disgiunte dalla perdita di democrazia dovuta ai diktat della BCE .
Patti di stabilità che impongono tagli su servizi e manutenzioni del territorio inadeguati, insufficenti o nulli.
La rivendicazione di un sistema democratico non assoggettato ai ricatti delle banche, degli speculatori e della finanza criminale che ai profitti sacrifica gli individui i beni comuni e i più elementari diritti sociali.
Per queste ragioni portiamo in piazza le nostra indignazione e la nostra rabbia l'11.11.11.
Loris




11.11.11 Occupy The Streets. Occupy The World

venerdì 11 novembre alle ore 17, 30
davanti alla Banca d'Italia
via Dante 3 - Genova

Porta in Piazza la tua Indignazione!
Riprendiamoci gli spazi della protesta e dell'aggregazione,
della politica e del sociale.

Riprendiamoci il diritto all'indignazione e a far sentire la nostra voce.

Territori violati, beni comuni svenduti, servizi privatizzati, 
lavoro e vita sempre più precari
diciamo basta! 

Rimandiamo al mittente la lettera della BCE

diciamo no ai dictat della finanza e delle speculazioni!
Vieni in piazza con la tua denuncia, le tue proposte
Facciamoci sentire con pentole e coperchi!

11.11.11 Occupiamo le Strade. Occupiamo il mondo
spiazzaaffari.genova@gmail.com

lunedì 8 agosto 2011

Contro la crisi , Ripartiamo da Genova




Scrivo nuovamente di mio pugno, dopo un periodo in cui il blog ha voluto essere semplicemente uno strumento di servizio, limitando la sua attività a rimbalzare comunicati collettivi, comunicati stampa e poco più.
Per me è inevitabile, a 15 giorni dal termine degli eventi del decennale “Genova2001-2011” mettere in relazione i dibattiti, le presenze e le dinamiche di quei giorni con ciò che la cronaca economica e politica ci sbatte in faccia quotidianamente.
Se gia due anni fa ci rendevamo conto che la crisi che era in atto, era dovuta a una finanziarizzazione indiscriminata dell’economia, oggi sembrerebbe evidente che quel capitalismo è incapace di sopravvivere a se stesso. 
In un libro che raccontava l’epopea del grande nord era descritto come i lupi andando a leccare affilati coltelli , con il manico piantato nel ghiaccio e la lama intrisa di sangue di qualche animale, avidamente si ferivano fino a morire dissanguati, nello stesso tempo saziati dal loro stesso sangue. Questa è a mio parere l’allegoria dell’odierno capitalismo finanziario. 
E’ evidente che in questo delirio, molti sono i soggetti coinvolti e trascinati a fondo in questo autentico pozzo nero dell’economia.
Negherei però, quella che è una affermazione strumentale e falsa :”Siamo tutti sulla stessa barca”. Se io mi sentissi sulla barca di Marchionne, della Marcegaglia o di Berlusconi, vorrebbe dire che già sono affogato, o in subordine tenuto in vita artificialmente. 
Con molta presunzione riaffermo però ciò che già nell’appello di chiamata di quasi un anno fa, per il decennale, era stato scritto in modo chiaro. Quel movimento così duramente represso aveva ragione. La globalizzazione non era una strada percorribile. Quel modello di sviluppo, che gli “8 grandi” del mondo portavano a Genova nel 2001 non era comunque il nostro modello. 
In dieci anni la realtà ha superato in maniera abnorme qualsiasi previsione, che il più estremista dei movimenti “no global” del 2001 avrebbe ipotizzato.
L’aumento dei conflitti armati, le sollevazioni popolari spontanee e quelle pilotate per il controllo delle risorse naturali del pianeta, sono la cartina di tornasole sullo stato della giustizia sociale e ambientale su questo pianeta. 
Con questa economia, la centralità l’ha assunta la finanza, quindi, anche l’assioma del “mercato” cade per lasciare posto alle partite a poker delle borse con i suoi agenti e i suoi finanzieri. Lo scambio del denaro, con le sue speculazioni determina la vita e la morte di intere economie nazionali. Banche, mafie, sono oggi in grado di affamare intere popolazioni o a condizionare l’accesso a diritti fondamentali come quello alla salute in paesi definiti “avanzati”. 
In Italia in questi dieci anni il governo del paese, a parte una breve e insignificante parentesi, è stato di destra e con il preciso compito di destrutturare sia stato sociale che Stato istituzione . Le becere politiche atte a precarizzare sempre più il mercato del lavoro e i progressivi attacchi ai diritti dei lavoratori fanno si che oggi ai lavoratori non resta che una estenuante difesa di un potere d’acquisto dei salari reso vano dalle attuate e tentate privatizzazioni di “beni comuni” o politiche sindacali asservite al padronato.
Ripartiamo da Genova, dai diritti negati ad una economia che coniughi ambiente risorse e consumi in un bilanciamento che non lasci spazio alle speculazioni. Ripartiamo da Genova con la difesa non solo dello stato sociale, ma del lavoro e di tutti i diritti che vogliono e vorrebbero privarci.
Ripartiamo da Genova gestendo e non subendo i conflitti.

Loris







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