il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

Amicus Plato, sed magis amica veritas



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mercoledì 22 febbraio 2012

Europe Rise Up - Che il lavoro difenda la democrazia


E’ di pochi giorni fa l’accorato appello di Mikis Theodorakis a sostegno del popolo greco, per la difesa della libertà e della democrazia contro la dittatura delle banche, dei politici corrotti e dell’euro, che diversi segnali ci rendono evidenti come questi cavalieri dell’apocalisse prendano sempre più forma e concretezza nei rappresentati dei governi europei che saccheggiano le risorse dei ceti più deboli mantenendo l’immunità nei confronti di banche e di evasori fiscali che hanno generato le voragini nei conti pubblici. 
L’assalto alla democrazia trova oggi, in alcune note di agenzia, la sublimazione nella possibilità che il voto in Grecia possa essere posticipato in quanto il popolo non sarebbe nel periodo attuale in grado di percepire i segni positivi di una manovra “lacrime e sangue”. Considerazione semplicemente infame! 
Privare il popolo di esprimere attraverso il voto la propria volontà. 
Che ciò poi avvenga in quella che fu la culla della democrazia è quanto di più riprovevole si possa manifestare cogliendo quanta ipocrisia alimenti dibattiti e valori su cui fondare le origini della cultura stessa europea. 
Ma se Atene piange Roma non può sicuramente ridere. 
Già le volgarità della rappresentante degli industriali italiani sarebbe sufficiente a risposte dure senza possibilità di replica, industriali che hanno utilizzato la cassa integrazione per tutelare i loro profitti a scapito di tutta la comunità, e non casualmente la Marcegalia si premura di non voler toccare per ora lo stato attuale della cassa integrazione, per voler continuare a infilare le mani in quell’istituto dando dei ladri e fannulloni a coloro che quel “capitale” ha materialmente prodotto, rompendosi il fondoschiena quotidianamente, versando sistematicamente i contributi vedendo allontanare sempre di più il meritato riposo a fine di una vita lavorativa. 
A prestare sponda al padronato (riappropriamoci del lessico corretto) interviene il ministro Fornero, che si permette un bieco aut-aut (prendere o lasciare) sul tema del mercato del lavoro e sulla liberalizzazione del licenziamento “ingiustificato” e discriminatorio. 
Se facciamo la semplice considerazione che questo governo non è espressione di libero voto, che nell’ipotesi che si potrà (se ce lo concederanno) andare a votare tra un anno, lo si farà con la probabile candidatura alla presidenza della Repubblica dell’attuale premier Monti, le ragioni per temere per la tenuta democratica del nostro paese ritengo sia reale e evidente. 
Nuovamente si sta movendo il movimento degli indignados prospettando una ulteriore giornata di lotta internazionale, nuovamente ribadisco che la soluzione non è più possibile ritrovarla negli ambiti nazionali, perché a livello internazionale vengono dettate le regole di questa politica capitalista. Sollecito, e invito tutti coloro che saranno in grado di farlo ad accompagnare questa sollecitazione, affinché sia il movimento dei lavoratori europei a manifestare contro queste politiche inique e antidemocratiche attraverso la rete dei sindacati europei.
Loris


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mercoledì 15 febbraio 2012

La lotta del popolo greco come la Resistenza al Nazifascismo o la lotta contro la dittatura dei colonnelli

Riguardo, e ripenso spesso alle immagini di piazza Syntagma degli ultimi giorni, e, lo sgomento che mi assale è “fisico”, palpabile, devastante.
Quello che è in gioco non è solo qualche percento in più o meno sui salari o qualche licenziamento qua e la.
In gioco ci sono le basi della democrazia, dell’autodeterminazione, del poter decidere di se stessi, per i propri figli, per il loro futuro, perché il ricatto messo in atto dal FMI e dalle sue espressioni politiche è l’equivalente di una occupazione e dittatura straniera sul proprio territorio.
Che piaccia o meno la lotta del popolo greco oggi è la stessa lotta condotta contro all’occupazione al nazifascismo o alla dittatura dei colonnelli.
Ecco due protagonisti di questa lotta di ieri e di oggi

Mikis Theodorakis e Manolis Glezos


Vergogna. Glezos ferito. Una foto lo ritrae mentre viene assalito dai poliziottoi greci. E’ ricoverato in ospedale. Glezos che ha 90 anni era sceso in piazza ieri per manifestare contro l’umiliazione subita dal suo paese. E’ lui l’uomno che mostrò a tutta l’Europa che il nazismo poteva essere combattuito: nel maggio del 1941 si arrampicò sull’Acropoli e strappò vkia la bandiera degli occupanti tedeschi con la svastica. Giorgio >> Vai al Blog




Theodorakis colpito dai gas >> Corriere della Sera
ATENE - Anche il celebre compositore greco Mikis Theodorakis (nella foto), 86 anni, autore, tra l' altro, delle musiche di Zorba il greco , ieri pomeriggio si è unito alle migliaia di manifestanti a piazza Syntagma ad Atene. Poco prima che iniziasse a parlare alla folla è stato interrotto dai gas lacrimogeni sparati dalla polizia. Una portavoce del musicista ha denunciato che gli agenti hanno sparato i candelotti direttamente verso la gente che si era riunita intorno a Theodorakis. Il compositore, che è anche un noto attivista politico, si è schierato sin dalla prima ora contro le misure di austerity per salvare il Paese dalla bancarotta

Biografie



Mikis Theodorakis








Manolis Glezos





Dall'Europa del Nord al mediterraneo un'unica piazza Syntagma dei lavoratori europei

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domenica 12 febbraio 2012

sabato 11 febbraio 2012

Dall'Europa del Nord al mediterraneo un'unica piazza Syntagma dei lavoratori europei


E’ con profondo sgomento che guardo i ripetuti tentativi di reazione dei lavoratori greci contro le misure economiche che il governo greco vuole adottare per rientrare dal debito e compiacere banche e investitori. 
Se qualcuno pensa che il problema reale sia quello di rientrare dal debito, ritengo, andrà incontro a sorprese più o meno belle a secondo del suo sentire nei confronti della democrazia. 
Sotto attacco non ci sono solo le sovranità nazionali, ma lo stesso modello di società che, pur nelle diverse interpretazioni, mette il lavoro come soggetto emancipativo materiale e culturale. Sotto attacco ci sono milioni di lavoratori capaci di produrre le ricchezze dei propri paesi e che giustamente rivendicano attraverso quel lavoro il diritto a poter offrire futuro e sicurezze per se e per i propri figli. 
Oggi, materialmente, i poteri finanziari stanno mettendo sotto ricatto la Grecia per i debiti contratti da evasori fiscali, corrotti e corruttori e governanti che truccavano i bilanci, mentre i lavoratori continuavano nelle loro occupazioni ignari di ciò che banche e finanzieri stavano ordendo. 
La realtà è che nell’interpretazione del liberismo attuale i grandi speculatori rischiano le ricchezze nazionali e se le cose vanno bene, loro, e non i paesi, incassano i profitti, mentre le eventuali perdite sono scaricate sui ceti più deboli che devono ripianare i debiti lasciati da altri. 
Quello che sento è un silenzio lacerante come “lavoratori europei”, come soggetti che hanno con i loro sacrifici più di altri contribuito a questa entità sopranazionale che si chiama Europa e che se la ritrovano, trasformata da pochi centri economici di potere come una sanguisuga che li priva del diritto al futuro. 
Se oggi L’aggressione è ai lavoratori greci, domani lo sarà nei confronti dei lavoratori italiani ben più di quanto lo stiano già facendo oggi con la querrelle sull’articolo 18 o dell’aggressione a un già scarso welfare, e , dopo sarà la volta di quelli portoghesi, quelli spagnoli….francesi… ecc. 
Riscopriamo il valore della solidarietà tra lavoratori e trasformiamo tutte le piazze d’Europa nelle nostre piazza Syntagma . Non più “Accordi Nazionali” che restano il risultato di accordi separati sulla base di un coefficiente di ricattabilità da paese e paese. 
Contro l’ Europa delle banche perché non proclamare uno sciopero generale dei lavoratori europei che ci possa far trovare oggi, dai lavoratori tedeschi, a quelli italiani, spagnoli ecc…al fianco di quelli greci ? 
Se siamo riusciti come “indignati” a muoverci all’unisono, non solo in tutte le piazze europee ma a livello mondiale penso che la mobilitazione generale attraverso le centrali sindacali sia cosa credibile e fattibile. 
Uniti si vince. 
Loris

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martedì 20 dicembre 2011

Durban e Ginevra. The day after / Tra Onu e Wto finisce a cibo in faccia


Durban e Ginevra. The day after

di Alberto Zoratti - 19 dicembre 2011
Le conclusioni della COP di Durban e dell'ultima Ministeriale Wto di Ginevra confermano che il multilateralismo è in crisi. In un mondo con tanti problemi globali da risolvere la scelta è procedere per affinità senza troppi vincoli. Questo mette in discussione le ambizioni della Wto, ma rischia di indebolire anche ambiti più legittimi come quello delle Nazioni Unite. Leggere tutto questo senza ingenuità né ideologie è la nuova sfida che abbiamo davanti. 

Molto è stato detto sull'ultima Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite, forse poco è stato scritto, visto il sostanziale disinteresse dei nostri media per tutto ciò che non sia gossip o austerity. Ma le "non conclusioni" della 17a COP sudafricana ci mettono davanti agli occhi un mondo in piena transizione che va oltre la cornice della stessa Conferenza sul clima.
Il primo elemento su cui riflettere è la crisi del multilateralismo, in ogni sua forma. Pochi giorni dopo la chiusura di Durban, si è tenuta dal 15 al 17 dicembre a Ginevra la Conferenza Ministeriale della Wto, l'Organizzazione Mondiale del Commercio. Aldilà delle conclusioni retoriche e, per fortuna in questo caso di basso profilo, Ginevra ci mostra uno scenario dove pochi Governi procedono nonostante gli altri, dove 24 Paesi si accordano (e tra questi c'è anche l'Unione europea) per varare un accordo commerciale sugli appalti pubblici che parla di "plurilateralismo" e che fa fare le capriole dialettiche al presidente di turno nigeriano per tenerlo insieme al "multilateralismo", concetto che sta alla base dell'esistenza stessa della Wto. Lo stesso blocco del negoziato di Doha, il ciclo negoziale di liberalizzazioni in sede Wto fermo al palo dal novembre 2001, mostra come le arene multilaterali siano in seria crisi. Continua a leggere ….>>

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Tra Onu e Wto finisce a cibo in faccia

di Monica Di Sisto - 17 dicembre 2011
Il direttore della Wto Pascal Lamy ha deciso di rendere pubblica una sua lettera di scontento contro ilrapporteur del diritto al cibo delle Nazioni Unite Olivier De Schutter, reo di aver accusato l’organizzazione e le sue regole di aggravare la crisi alimentare globale

Chi avrebbe mai creduto, alla vigilia dell’Ottava ministeriale della Wto, che tra Wto e Nazioni Unite sarebbe scoppiata una zuffa pubblica dai toni inediti sulla sicurezza alimentare? Il tema demodé come l’agricoltura è stato ripescato nel G8 dell’Aquila tra le priorità politiche globali da Grandi in cerca di credibilità tra le macerie, fisiche e metafisiche, di un sistema di affari corrotto e autolesionista. Da quei giorni, di G8 in G20, di vertice in vernissage, tutti i leaders globali hanno fatto a gara per mettere le mani su uno dei grandi affari del secolo: come vendere a più caro prezzo il pane quotidiano a una popolazione globale in rapida espansione.

Ora che, però, le risorse scarseggiano, il clima cambia, la fame rovescia rivoluzioni in piazza e il commercio globale rallenta perché le comunità cominciano a tenersi stretta l’opportunità di produrre e mangiare in autonomia, il re bottegaio sembra sempre più nudo e, quando fa la voce grossa con chi ha dalla sua la ragione dei dati evidenti, non può che avere la peggio. Ed è così che, ancor prima che l’Ottavo vertice iniziasse, nella sorpresa generale, il direttore della Wto Pascal Lamy ha deciso di rendere pubblica una sua lettera di scontento contro il rapporteur del diritto al cibo delle Nazioni Unite Olivier De Schutter, reo di aver accusato l’organizzazione e le sue regole di aggravare la crisi alimentare globale. ''Sono radicalmente contrario alla sua affermazione che gli Stati devono limitare la loro dipendenza dal mercato globale per raggiungere la propria sicurezza alimentare'' obietta Lamy. Oppone, in polemica risposta, un'altro organismo delle Nazioni Unite, la task force di Alto Livello creata da Ban Ki Moon, da sempre sotto accusa dai movimenti contadini per i legami diretti di molti suoi membri con l’agrobusiness. Un organismo che, spesso a braccetto con la Banca Mondiale, sostiene infatti che “un mercato globale piu' liberalizzato contribuisce alla sicurezza alimentare rendendo il cibo piu' disponibile''. Continua a leggere ….>>

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domenica 11 dicembre 2011

DURBAN COP17 - Considerazioni finali


Da Durban/COP17 - Alberto Zoratti - Fair



DURBAN COP17. PERSA UN'OCCASIONE IMPORTANTE PER COMBATTERE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO
FAIR: "SENZA INTERVENTI SOSTANZIALI RISCHIAMO L'APARTHEID CLIMATICO"
[Durban/COP17 - 11 dicembre]. Il Pacchetto di Durban è la risultanza delle oltre due settimane di negoziati alla COP17 di Durban, in Sudafrica, che avrebbero dovuto dare una risposta forte e definitiva alla lotta al cambiamento climatico.
"Un risultato debole, insufficiente" commenta Alberto Zoratti, dell'organizzazione dell'economia solidale Fair presente a Durban nel network internazionale Climate Justice Now!, "che non è assolutamente all'altezza della crisi climatica che ci troviamo ad affrontare".
Il Protocollo di Kyoto è stato salvato nella forma e nella struttura, ma i contenuti sostanziali sono ancora una volta stati rimandati lasciando ancora una volta nell'incertezza miliardi di persone che aspettano risposte concrete e non approcci procedurali ad un fenomeno che sta peggiorando di giorno in giorno.
"I dati dell'IPCC e dell'UNEP stanno continuando a metterci in guardia sul rischio di superare il punto di non ritorno" sottolinea Zoratti, "questo significa che milioni di persone in tutto il mondo rischiano di essere colpite da eventi atmosferici estremi, da siccità, da perdite di raccolti che peggioreranno la condizione di vita di intere comunità".
Il Green Fund, istituito un anno fa a Cancun, non è ancora stato finanziato adeguatamente, nonostante sia in programma di mobilizzare oltre 100 miliardi di dollari all'anno al 2020, "una cifra", secondo Zoratti, "assolutamente inadeguata, che non risponde alle reali esigenze di sostenere l'adattamento e combattere la mitigazione. Ma anche le modalità di finanziamento del fondo, che per noi dovrebbe essere pubblico e senza interventi di istituzioni come la Banca Mondiale, rimangono nel vago".
Tutto il pacchetto approvato a Durban, quindi, se salva un percorso multilaterale e la Conferenza delle Parti dell'Onu, comunque uno spazio necessario sebbene non sufficiente per combattere il cambiamento climatico, è una risposta debola ad una crisi reale.
"I Governi del mondo non hanno dimostrato alcuna capacità di leadership" conclude Zoratti, "il rischio è quello dell'apartheid climatico, miliardi di persone lasciate al loro destino, senza strategie di contenimento del fenomeno né di sostegno reale alle comunità colpite. Dalla città di Durban, e dal Sudafrica liberato dal giogo dell'apartheid, ci saremmo aspettati di più. E' importante una mobilitazione vera, delle persone, della società civile, dei movimenti sociali per cominciare a mettere in atto, anche dal basso, la transizione ad una società diversa, obiettivo oramai non più eludibile".

COP17. Kyoto risorge. Ma il clima è salvo?





Da Durban/COP17 - Alberto Zoratti - Fair
[Durban/COP17]. - Si conclude dopo giorni di negoziati ed ore di attesa la 17a Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico a Durban. Nasce il Durban Package che consolida il percorso multilaterale rimesso in piedi a Cancun. Si salva il protocollo di Kyoto, da molti dato per morto, e l'Unione Europea conosce un nuovo protagonismo. L'unica cornice vincolante non viene messa in un cassetto, ma il lavoro da fare è ancora molto. Anche per contrastare una serie di distorsioni che piuttosto che contribuire alla lotta al cambiamento climatico in un'ottica di equità, rischiano di aggravarlo, come i meccanismi di mercato, troppe volte sovrastimati. Rimangono in piedi il REDD+, con i rischi per le foreste, un vero e concreto impegno davanti a impegni vincolanti, il rispetto delle sollecitazioni che vengono dal mondo scientifico, la possibile ingerenza della Banca Mondiale e di altre organizzazioni come la Wto sui temi climatici, un reale impegno per stanziare risorse per il Green Fund. Il lavoro, per la comunità internazionale, è ancora molto e difficile. Ed i movimenti della società civile dovranno fare la loro parte.




Conclusa alle 5 di notte la COP17
COP17. Kyoto risorge. Ma il clima è salvo?


A Durban nasce il l'omonimo package, dopo una giornata ed una notte estenuanti la 17a Conferenza delle Parti chiude con un risultato. Kyoto è salvo, grazie all'ostinazione della maggioranza delle delegazioni presenti, prima fra tutte l'Unione Europea. L'unica cornice legale vincolante non è stata travolta dal disimpegno di pochi, ma con Kyoto rimangono anche le contraddizioni di una serie di strumenti di mercato troppe volte sovrastimati e di una strategia di lotta al cambiamento climatico ancora molto, troppo inadeguata. La storia di una nottata fuori dal comune.




09-12-11
DURBAN: DIRETTORE ESECUTIVO GREENPEACE ESPULSO DA CONFERENZA CLIMA

(ASCA) - Roma, 9 dic - Kumi Naidoo, Direttore Esecutivo diGreenpeace International, e' stato fatto allontanare dall'edificio nel quale e' in svolgimento la conferenza delle Nazioni Unite sul clima aDurban, in Sud Africa. E'la stessa organizzazione ambientalista a renderlo noto, precisando che a Naidoo e ad altri 9 attivisti di Greenpeace e' stato confiscato il badge di accesso e non potranno quindi rientrare nel Palazzo dei congressi per partecipare al resto della conferenza.
Questo pomeriggio Kumi Naidoo si era unito a una protesta non violenta all'interno del centro congressi, appena fuori della sala plenaria nella quale e' in corso il segmento ministeriale della conferenza sul clima. Alla protesta hanno partecipato un centinaio di attivisti provenienti da tutto il mondo e rappresentanti di diversi gruppi della societa' civile, tra cui 350.org, Friends of the Earth e Avaaz. Tra i dimostranti era presente anche il Ministro dell'Ambiente delle isole Maldive, Mohaemmed Shareef, particolarmente preoccupato per gli effetti dei cambiamenti climatici visto che il suo paese e' costituto da un arcipelago di isole che si alza di pochi metri sopra il livello del mare.
Prima di essere accompagnato fuori dal centro congressi, Naidoo ha dichiarato:''Siamo qui per sostenere i Paesi piu' vulnerabili ai cambiamenti climatici, la cui sopravvivenza non viene presa in considerazione da chi siede in quella sala conferenze. Siamo qui per chiedere ai Ministri di ascoltare le persone, non chi inquina. La delegazione degli Stati Uniti sta in questo momento pianificando a tavolino la scomparsa di Paesi membri delle Nazioni Unite dalla mappa del pianeta.
Questo e' semplicemente inaccettabile''.
Dopo essere stato allontanato Naidoo ha continuato:''E' paradossale che, mentre la maggioranza dei cittadini del mondo chiede azioni urgenti per proteggere il clima e salvare vite umane, la delegazione degli Stati Uniti continui liberamente ad ostacolare ogni progresso delle trattative.
Chiedo al popolo americano, per il quale oggi siamo qui, di domandarsi cosa farebbe se venisse a sapere che i potenti del mondo stanno complottando per cancellare gli Stati Uniti dalla carta geografica. Perche' questo e' esattamente il futuro che attende chi vive alle Maldive o in altre isole. La delegazione di Obama e' in grado di far fallire questa conferenza solo con il sostegno di altri grandi inquinatori.
Faccio un appello a quelle Nazioni affinche' riconsiderino la loro alleanza con la delegazione degli Stati Uniti, e pensino a quei Paesi che rischiano di scomparire''.

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sabato 12 novembre 2011

Da "res publica" a "res privata"

...a far cadere Berlusconi sono i diktat di banche e lobbies finanziarie.
Che, uno dei principali responsabili del disastro politico ed economico abbia abdicato non può che essere considerato un elemento positivo, anche se la soluzione del problema "debito" è solo  rimbalzato al nuovo esecutivo.
Senza fare giri di parole, la priorità resta di "Non pagare il debito", di riappropriarci degli spazi di democrazia violati da organismi economici ricondotti a soggetti privati (banche).
Loris

galleria di immagini - genova 11.11.11



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mercoledì 9 novembre 2011

11.11.11 Genova - perchè manifestare


Le vicende "metereologiche" che hanno nuovamente coinvolto pesantemente Genova, non sono disgiunte dalla perdita di democrazia dovuta ai diktat della BCE .
Patti di stabilità che impongono tagli su servizi e manutenzioni del territorio inadeguati, insufficenti o nulli.
La rivendicazione di un sistema democratico non assoggettato ai ricatti delle banche, degli speculatori e della finanza criminale che ai profitti sacrifica gli individui i beni comuni e i più elementari diritti sociali.
Per queste ragioni portiamo in piazza le nostra indignazione e la nostra rabbia l'11.11.11.
Loris




11.11.11 Occupy The Streets. Occupy The World

venerdì 11 novembre alle ore 17, 30
davanti alla Banca d'Italia
via Dante 3 - Genova

Porta in Piazza la tua Indignazione!
Riprendiamoci gli spazi della protesta e dell'aggregazione,
della politica e del sociale.

Riprendiamoci il diritto all'indignazione e a far sentire la nostra voce.

Territori violati, beni comuni svenduti, servizi privatizzati, 
lavoro e vita sempre più precari
diciamo basta! 

Rimandiamo al mittente la lettera della BCE

diciamo no ai dictat della finanza e delle speculazioni!
Vieni in piazza con la tua denuncia, le tue proposte
Facciamoci sentire con pentole e coperchi!

11.11.11 Occupiamo le Strade. Occupiamo il mondo
spiazzaaffari.genova@gmail.com

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