il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

Amicus Plato, sed magis amica veritas



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domenica 14 ottobre 2012

Da Pisa "Rebeldia" e il Municipio dei Beni Comuni

Pisa, 13 ottobre - E' nato a Pisa il Municipio dei Beni Comuni, e lo fa portando in piazza un corteo festoso e variopinto, con l'obiettivo di liberare spazi sociali per la città e di denunciare le politiche predatorie di una certa economia ed una certa politica.
Obiettivo della mobilitazione un immobile di proprietà di una multinazionale da anni abbandonato, oltre 10 mila metri quadrati sui quali sorgeva l'ex Colorificio Toscano.
Il Colorificio Toscano è uno dei simboli della storia industriale della città, oggi in stato di totale abbandono dopo la chiusura nel 2008 decisa dall'attuale proprietà, il gruppo J Colors. Con il licenziamento degli ultimi addetti, la multinazionale ha sancito la fine di un'esperienza che a Pisa, per quasi cento anni, ha significato una produzione d'avanguardia e lavoro per centinaia di persone. 


clicca sull'immagine per leggere l'intero documento in pdf


Appello nazionale


Sosteniamo il Municipio dei Beni Comuni!
 
A Pisa il 13 ottobre il Municipio dei Beni Comuni, con la partecipazione di associazioni, attivisti, studenti e cittadini a cui ci sentiamo vicini, si è mobilitata con l'obiettivo di liberare un nuovo spazio per coltivare democrazia e diritti.
La riapertura alla città dell'ex Colorificio Toscano potrebbe segnare il recupero di un bene produttivo che una multinazionale aveva acquisito e poi dismesso, passando in quindici anni da quasi 100 dipendenti a 13 operai, licenziati infine nel 2008 per delocalizzare. Attraverso l'azione collettiva questi magazzini abbandonati potrebbero divenire bene comune, crocevia di attività culturali e scambi di economia solidale, arti e mestieri, sport e socialità, pace e solidarietà tra i popoli.
 
Sosteniamo coloro che hanno aderito a questo movimento e costruiscono ora nuove reciprocità partecipando alla gestione del Municipio dei Beni Comuni, che sono beni relazionali, definibili solo dalla comunità che li tutela. Seguiremo con attenzione e simpatia questo percorso che si nutre della volontà degli individui di far funzionare nuove istituzioni, basate su un capitale di relazioni piuttosto che su quello finanziario. E' questa l'innovazione che può traghettarci fuori dalla crisi senza aspettare il traino della crescita economica, scegliendo la rotta di un paradigma alternativo.
 
Chiediamo agli enti locali, a partire dalla Regione Toscana, di rispettare e sostenere per quanto possibile questa pratica di cittadinanza, che avrà l'obiettivo di ospitare anche attività e idee delle nostre organizzazioni. La modalità aperta, pacifica e trasparente con cui è stato riaperto questo percorso segna il passo di un nuovo tempo e l'affermarsi di nuove comunità, con cui le istituzioni tradizionali devono imparare a dialogare alla luce del sole.
 
Don Andrea Gallo, Danilo Zolo, Sandro Medici, Vittorio Agnoletto, Luisa Morgantini, Giuliano Giuliani, Haidi Gaggio Giuliani, Aldo Zanchetta, Alberto Castagnola, Paolo Cacciari, Andrea Baranes; Alberto Zoratti e Monica di Sisto (Fairwatch), Lorenzo Guadagnucci (Comitato Verità e Giustizia per Genova), Patrizia Sentinelli e Roberto Musacchio (Altramente), Maurizio Gubbiotti (Legambiente), Laura Greco (A Sud), Gianluca Carmosino (Comune.info), Annalisa Sacco (Associazione La Strada), Riccardo Troisi (Reorient), Ciro Pesacane (Forum ambientalista), Francuccio Gesualdi (Centro Nuovo Modello di Sviluppo), Marco Bersani (Attac Italia), Michele Rovere (La Talpa e l'Orologio), Farshid Nourai (Associazione per la pace), Martina Pignatti Morano (Un Ponte Per…), Mariano Mingarelli (Associazione di amicizia italo-palestinese), Don Nandino Capovilla (Pax Christi), Pietro Raitano (direttore di Altreconomia), Luca Martinelli (redattore di Altreconomia), Re:Common, Fratelli dell'Uomo, Comitato Acqua Pubblica Pisa

sabato 19 novembre 2011

Abbiamo troppo poco tempo a disposizione per poterci permettere il lusso di pettinare le bambole o smacchiare i giaguari.



...Sabato 12 novembre avevo indossato la giacca e stavo per dirigermi verso Montecitorio o il Quirinale per partecipare all'evento programmato “la caduta di un premier” quando il più banale dei quesiti mi ha rovinato sia l'entusiasmo sia quello che da anni avrei considerato un bel giorno per l'Italia: chi ha mandato a casa Berlusconi?.

E' fin troppo evidente che quelli che abbiamo per anni invocato come gli anticorpi che entravano in circolo nel momento in cui qualcuno avrebbe attentato al nostro sistema democratico sono entrati in crisi, forse per eccesso di fiducia in un impianto statale fatto più di consuetudini che di atti formali e sostanziali inoppugnabili. Dal conflitto di interessi a leggi at personam e leggi at azienda.
Non è un caso che quello che è stato un meccanismo che ha retto bene sino a che c'è stata la Democrazia Cristiana, si sia inceppato nel momento in cui i democristiani per estinzione del proprio partito si sono, insieme ai socialisti, spalmati tra i due partiti di riferimento all'interno dei due poli.
Non è un caso che il meccanismo può riprendere a funzionare nel momento in cui archiviata la seconda repubblica il governo Catto-Bancario del prof. Monti ha nel suo DNA la mappatura proprio della Democrazia Cristiana degli anni del benessere, del boom economico, della società dei consumi, ma non le risorse per uguagliarla.

Che il PD di Bersani sia troppo interessato all'accredito nei salotti bene della finanza internazionale a scapito dei soggetti più deboli non è una novità. La rincorsa alle banche finì nella burla dei ragazzini scoperti con le mani nella marmellata, e la scelta aclassista ha radici decisamente più lontane, legate alla stesse sorti dell'allora PCI.
Il rifiuto o di un governo “politico” o di larghe intese o di unità nazionale o di elezioni anticipate, è solo il sinonimo della volontà di non disturbare i grandi vecchi e le organizzazioni mondiali capaci di movimentare ingenti capitali in titoli e in liquidità, veri strumenti di ricatto politico sociale nei confronti di paesi sovrani.

Viene a mancare il fiato pure alla sinistra extraparlamentare, chi ha per troppo tempo tubato con alleanze imbarazzanti ma assolutamente organiche ad una spartizione di un po di seggiole (o sgabelli) in un ipotetico governo di pseudo centro-sinistra, ed oggi si trova in debito d'ossigeno e fuori gioco, vista l'indisponibilità da parte del PD stesso a percorrere strade diverse (e non necessariamente l'uscita dalla UE del nostro paese) per riconquistare autonomia politica e una politica indirizzata su tutto alla tutela di tutti quei soggetti definiti non a caso “più deboli”

Da parte della sinistra definita “radicale” la perenne ricerca di unificazione impossibile di soggetti insufficenti e inadeguati, e la mancanza di unificazione su un progetto comune di società legata alle trasformazioni politiche e sociali globalizzate.

...Mi sono tolto la giacca, resta troppo poco tempo per poterci permettere il lusso di pettinare le bambole o smacchiare i giaguari.

Non è nell'attuale Parlamento che si può costruire una alternativa alla società delle banche e della finanza. Da Seattle a Puerto Alegre, a Genova, oltre dieci anni di indicazioni sulla possibilità di società diverse e sostenibili. Non è il sofismo se superata o meno questa sinistra, è in quell'ambito e in quell'humus culturale che matura comunque questo dibattito, che può e deve trasformarsi in progetto sociale.

Loris




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martedì 8 febbraio 2011

È una questione di valori

Ci stiamo avvicinando alla giornata nazionale di mobilitazione delle donne del 13 febbraio. Questo blog ritiene giusto lasciare la parola alle donne, proponendo questo contributo tratto dalla rete di "Punto G"

È una questione di valori
Intervengo in questo interessante scambio di idee attorno al tema della prostituzione. Il mio è un posizionamento maturato nell’esperienza di femminista ma anche di attivista di sinistra.
Non è su base moralistica se decido se essere a favore della schiavitù oppure no;
non è per scelta moralistica se sono d’accordo con la vendita/acquisto di sangue umano, o di organi (rene, cornea) o per l’affitto temporaneo di organi (utero);
non è per moralismo se non considero il boia un lavoratore con cui solidarizzare in difesa dei suoi diritti;
non è per moralismo se penso che non si possa mettere sullo stesso piano il lavoro autonomo esercitato da una osteopata/avvocata/badante e quello esercitato da una prostituta.
Da un punto di vista neutro, di mercato, il boia e la prostituta stanno sullo stesso piano: esercitano un lavoro di servizio che hanno scelto, anche se si tratta di una attività non molto amata almeno a parole dalla maggioranza dei cittadini.
Da un punto di vista di mercato, affittare un utero significa dare un valore di scambio ad un organo umano, o meglio al tempo del suo utilizzo, come al tempo dell’utilizzo del cervello per i lavori intellettuali o della forza fisica per i lavori pesanti.
Nel mercato capitalista si sa che nella merce ci sono due valori: il valore d'uso (quello che soddisfa un qualunque bisogno umano) e il valore di scambio (che è il rapporto quantitativo tra una merce e un'altra di diverso tipo). E si dice che i prodotti raggiungono un riconoscimento sociale solo attraverso lo scambio.
Allora non capisco perché alcune facciano dei distinguo tra le escort di Berlusconi e le prostitute ‘libere di scegliere’: tutte scambiano la loro merce con un’altra di diverso tipo. Questo sì che mi pare un atteggiamento più moralistico.
E se restiamo nel mercato capitalista, non vedo come evitare l’offerta di differenti merci a prezzi differenti: ad esempio si vendono scarpe e borse e altri oggetti ad un prezzo maggiore solo perché sono del colore di moda. Chi determina il prezzo? Il valore di una merce (ossia il suo prezzo) è il frutto di un cocktail molto ricco, in cui entrano fattori di domanda, come l’utilità e la struttura dei gusti dei consumatori (che muta nel tempo, sia per l’evolversi dei modelli socioculturali sia per l’aumentare del reddito pro capite), e fattori di offerta, come la scarsità della merce e i costi necessari a produrla, oltre a fattori relativi alle leggi tributarie e di tutela del lavoro delle diverse nazioni.
Quindi gusti e portafoglio intervengono nel determinare il tipo di servizio scambiato ed il suo prezzo. Ci sarà una nicchia di mercato anche per le prostitute ‘libere di scegliere’, all’interno di un mercato ben più ampio e diversificato dove, in mancanza di leggi di tutela e anche repressive, c’è posto per la tratta e per lo sfruttamento.
C’è una cosa sicuramente sbagliata in quanto ho espresso più sopra: il punto di vista di mercato non è neutro.
E decidere che corpo e sessualità rimangano nel campo dei valori d’uso, è una questione di valori.

Laura Guidetti




link utili - punto g 2011

domenica 11 luglio 2010

acqua bene comune "ma tengo famiglia..." Nomine al Cda dell'ARIN Spa


Napoli: Due membri di Sinistra ecologia e libertà e di Rifondazione comunista nel nuovo Cda dell'ARIN Spa
2009102815546_logo_arin_testataComunicato del Comitato campano per l'acqua pubblica in seguito alla nomina di due membri di Sinistra ecologia e libertà e di Rifondazione comunista nel nuovo Cda dell'ARIN Spa.
Ieri, martedi 6 luglio 2010, ci é giunta la notizia che nel nuovo Consiglio d'Amministrazione dell'Arin Spa sono stati nominati il segretario regionale di Sinistra Ecologia e Libertà, Peppe De Cristofaro, e Domenico De Falco, membro di Rifondazione Comunista.

Questi due partiti che hanno aderito a livello nazionale nel comitato sostenitore per il referendum, e che in Campania si sono mobilitati nella raccolta firma, sono in chiaro contrasto con la posisione del Forum nazionale dei movimenti dell'acqua, accettando la nomina di propri esponenti nel CdA di una Società per azione.


In questi mesi, ci siamo mobilitati nella raccolta firma per proporre tre quesiti referendari che hanno lo scopo di abrogare le leggi che in Italia costringono gli enti locali ad organizzare gare di appalto per aprire il mercato dell'acqua ai privati. La scelta di tre quesiti per abrogare 3 articoli di 2 leggi diverse vuole permettere di tornare ad una situazione in cui i comuni saranno liberi di scegliere il tipo di gestione che vogliono, e quindi di potere ripubblicizzare l'acqua liberamente .
Ricordiamo che il secondo quesito, che vuole l'abrogazione dell'articolo 150 della legge 152/2006, esprime nettamente l'opposizione dei movimenti dell'acqua alla gestione del servizio idrico con Società per azioni, esse siano con una partecipazione pubblica o meno.
Una società per azione, anche se detta Spa pubblica é sempre una società di diritto privato, società che per definizione tende a fare profitto. Riteniamo che l'acqua sia un bene comune fondamentale e che la sua gestione debba essere assolutamente pubblica, senza che nessuno possa fare profitto su un bene che consideriamo un diritto e non una merce. Per questo chiediamo da anni la ripubblicizzazione totale del servizio idrico.

Aderendo al comitato sostenitore per il referendum, e partecipando alla raccolta firma per i referendum, Sinistra Ecologia e Libertà e Rifondazione Comunista si erano quindi schierati nettamente con la linea del Forum Italiano dei movimenti per l'acqua pubblica.(per leggere il comunicato completo del comitato campano per l'acqua pubblica clicca qui)

Non aggiungerò mie considerazioni politiche alla vicenda e mi limiterò a trascrivere alcune righe tratte dalla prefazione a "La quarta via" di Pierfranco Pellizzetti..."Semmai la sinistra - intesa come soggetto politico - va incontro alla propria sconfitta perchè abiura e tradisce. Abiura rinunciando all'identità, tradisce quando non mantiene le promesse ufficiali/cerimoniali e si trasforma nell'ufficio di collocamento per una corporazione di privilegiati"..




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