il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

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domenica 15 luglio 2012

Concorso amorale - Genova g8, ingiustizia è fatta





Non sono meravigliato per le due sentenze della Cassazione sui fatti del g8 del 2001 , sicuramente la distanza tra i due giudizi pone però seri interrogativi sui valori fondanti la nostra democrazia.

Altro elemento che crea non poco disagio è l’individuazione su chi , tra cose e individui, abbia il primato, secondo l’interpretazione della Cassazione. Considerando la disparità di condanne un Bancomat ha più riconoscimento di un individuo, percosso, torturato, umiliato e privato della libertà di manifestare pacificamente il proprio dissenso.

Sono eclatanti anche alcune considerazioni sul fatto di chi usando armi improprie celando in vario modo la propria identità mette a repentaglio sia l’ordine pubblico che l’incolumità altrui. Per comprendere appieno queste affermazioni è indispensabile abbandonare ogni approccio ideologico e guardare il filmato nel link che segue.

Nel caso delle condanne dei manifestanti a “pesanti” pene detentive si fa ricorso al famigerato “concorso morale” degno del codice Rocco di fascista memoria. Nel caso dei poliziotti invece si rivendica la responsabilità individuale, impossibile da individuare in quanto mascherati e scarsamente collaborativi nell’individuazione dei responsabili dei pestaggi e delle torture.

Credo che il termine di “concorso amorale” con la stessa eccezione di quel “familismo amorale” trattato da Banfield nello studio di società retrograde dell’Italia degli anni 50, per quanto riguarda gli organismi di “polizia” per chi ha impedito la commissione d’inchiesta e per la cassazione che ha giudicato, sia la definizione più appropriata.

Loris

l link seguente è al sito OP con il filmato in cui si ricostruiscono attraverso i comunicati radio tra la questura e gli organi di polizia impiegati nelle strade le fasi più inquiestanti di quei giorni e di quelle ore.
Ovviamente sono pure riportate alcune fasi del dibattimento processuale.
Ingiustizia è fatta

domenica 8 luglio 2012

De Gennaro parla come un capobanda. Avrebbe dovuto essere immediatamente rimosso dal suo incarico di governo. (V. Agnoletto)




De Gennaro parla come un capobanda. Avrebbe dovuto essere immediatamente rimosso dal suo incarico di governo.

pubblicata da Vittorio Agnoletto il giorno domenica 8 luglio 2012 alle ore 18.25 


De Gennaro ha rilasciato poco fa una dichiarazione. Questo il mio commento.
“Le parole di De Gennaro sono opposte a quelle che ci si dovrebbe aspettare da un uomo che ha giurato di servire le istituzioni e che oggi rappresenta il governo; sono parole molto più simili a quelle di un capobanda che, dopo aver subito una sconfitta, resta consapevole dell’enorme potere di cui ancora dispone e manda messaggi precisi ai suoi interlocutori, agli uomini di governo. I quali possiamo esserne certi, si affretteranno ad adeguarsi e anche questa volta non oseranno chiedergli di farsi da parte. E, come egli stesso annuncia, rimarrà tranquillamente al suo posto di governo.
Nelle parole dell’ex capo della polizia non c’è nemmeno l’ombra delle scuse che, se pur solo formalmente e strumentalmente, ha chiesto il suo successore Manganelli.
De Gennaro, con arroganza rivendica ogni cosa e sfottendo i giudici osa addirittura affermare, che tutto si è svolto secondo la Costituzione, lui che a Genova nel 2001 era il capo della polizia e quindi il responsabile della gestione dell’ordine pubblico.
Nemmeno una critica verso i dirigenti di polizia condannati per reati estremamente gravi, ai quali va anzi la sua solidarietà. La stessa solidarietà in nome della quale per undici anni i vertici della polizia hanno cercato di impedire l’azione dei pubblici ministeri e di bloccare i processi. Per tutti gli altri resta solo un generico dolore; nemmeno un accenno alle vittime della violenza provocata dai suoi sottoposti.
Il silenzio colpevole di tutto il Parlamento è pari solo all’accondiscendenza che i gregari hanno verso il loro boss. In qualunque altro Paese europeo De Gennaro sarebbe stato sospeso dall’incarico già nel 2001 .”

Vittorio Agnoletto, nel luglio 2001 a Genova portavoce del GSF









venerdì 6 luglio 2012

Sentenza Diaz: E ora ….fuori dalla Polizia!


…è di poche ore fa  la sentenza della cassazione che conferma le condanne ai poliziotti protagonisti della “macelleria messicana” della scuola Diaz .
Per alcune delle vittime sono 11 anni di attesa di una giustizia tradita prima di tutto da quella politica che ha impedito la commissione d’inchiesta parlamentare e che ha però in tutti questi anni provveduto a promuovere a posti sempre più importanti quei funzionari dello Stato che oggi risultano condannati, ma soprattutto interdetti dai pubblici uffici.
La scelta politica di mantenere e promuovere questi uomini ha come conseguenza diretta tutti quei casi che da Aldrovandi, a Cucchi o Bianzino , sino ai più recenti pestaggi immotivati, e il far ritenere che l’indossare una divisa sia sinonimo di impunità indiscriminata.

L’assalto alla Diaz resta uno degli episodi più odiosi della vicenda del G8 genovese del 2001, in quanto in maniera preordinata vengono costruite prima le prove per poter scatenare, con l’ipotesi di una possibile “giustificazione” una vigliacca aggressione nei confronti degli ospiti della scuola Diaz che , era stata messa a disposizione dell’amministrazione quale point del Genoa social forum.


Fuori dallo Stato i condannati! Una loro ulteriore presenza all’interno di quegli organi non troverebbe oggi più nessuna comprensione.
Loris


Breve rassegna stampa

clicca sull'immagine per andare al testo






reportage fotografico della manifestazione del luglio 2011







mercoledì 18 agosto 2010

A proposito di Funzionari dello Stato che garantiscono la nostra sicurezza e l'ordine Democratico





 Alcune sere fa ero presso la sede del “Comitato Piazza Giuliani” di via Monticelli a Genova, e nell’attesa di iniziare una riunione consultando pubblicazioni presenti nei locali mi sono imbattuto nel libro “ Con il nome di mio figlio. Dialoghi con Haidi Giuliani” a cura di Marco Rovelli.
Il libro, in forma dialogante, racconta il percorso pubblico di Haidi Gaggio Giuliani  dopo l’uccisione del figlio il 20 luglio 2001 . Parla di lei e dell’impegno nella difesa dei diritti di quelle persone che improvvisamente si trovano a dover subire delle vere e proprie “ingiustizie di Stato”: Federico Aldrovandi, Renato Biagetti, Stefano Cucchi, solo per citarne alcuni.
Un impegno che è una evoluzione della sua attività precedente di “maestra per passione” e profondamente legata alle tematiche sociali con le quali si confrontava nel suo percorso di insegnante ed educatrice.




La scelta del pezzo che ho estrapolato dal libro fa riferimento al maggio 2007, ma per le ragioni, facilmente comprensibili, che esplicherò comunque dopo la lettura di Haidi risulta di una attualità impressionante. 





I5/05/07
In Italia ci sono persone che delinquono, che appartengono alla mafia e alla criminalità organizzata. È vero, ma sono molti di più i cittadini onesti o che ai processi risultano innocenti.
Questa è la logica, in sintesi, della risposta che ho ricevuto giovedì scorso dal capo della Polizia Prefetto Giovanni De Gennaro. Nel corso di un'indagine conoscitiva in tema di servizi di informazione per la sicurezza, in Commissione Affari Costituzionali del Senato, avevo posto al Prefetto una domanda: quali misure intendesse adottare per assicurare una formazione profondamente democratica, rispettosa dei principi costituzionali, a tutti gli agenti di PS, visto il lungo elenco di rappresentanti delle forze dell' ordine indagati o addirittura condannati. Avendo pochissimo tempo a mia disposizione non ho potuto elencare le cause: atti di violenza, abuso, falsa testimonianza, ricettazione, e via delinquendo; ma sono certa che il Prefetto ne sia informato.
Che in questo paese ci sia un discreto numero di «delinquenti in divisa» - come li ha giustamente definiti Giulietto Chiesa quasi sei anni fa - tuttora in servizio - a ricoprire cariche di responsabilità, non preoccupa nessuno?
Riporto dall' agenzia ANSA: «Io, ha assicurato il capo della polizia, non credo che i comportamenti dei singoli, sicuramente censurabili, debbano inficiare il valore delle forze di polizia in generale. Paghiamo, ha sottolineato, con molti morti il nostro lavoro ed io ho il massimo rispetto per lei, per la sua sofferenza e il suo dolore, ma voglio anche dire, e mi riservo di consegnarle i dati, che le assoluzioni di agenti di polizia sono molte e credo siano di gran lunga superiori alle condanne.»
Non sono sicura di aver compreso il senso del riferimento al mio personale dolore, avendo io posto una domanda di interesse generale, che riguarda il rapporto di fiducia tra i cittadini e le forze dell' ordine, che riguarda quindi l'intero paese, la nostra democrazia. Da quasi sei anni attendo piuttosto le scuse per l'uccisione di mio figlio, e non solo: l'istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta che faccia luce sulle reali responsabilità della disastrosa gestione dell' ordine pubblico in quei giorni a Genova, come è scritto nel programma del governo. E attendo di sapere perché non si vogliono dotare gli agenti impegnati in ordine pubblico di segni di riconoscimento, come avviene in altri paesi e come più volte abbiamo richiesto.
Il Prefetto, per ora, ha promesso dei numeri.





Il 17 giugno 2010 Giovanni De Gennaro (attualmente direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza) viene condannato in appello ad un anno e quattro mesi di reclusione per istigazione alla falsa testimonianza nei confronti dell'ex questore di Genova Francesco Colucci nel processo per l'irruzione alla Diaz del G8 nel 2001 (fonte la Rai News24)











Spartaco Mortola, ex capo della Digos di Genova nel luglio del 2001, condannato in secondo grado a 3 anni e otto mesi per l'irruzione e i falsi della scuola Diaz e a un anno e due mesi per induzione alla falsa testimonianza col capo dei servizi De Gennaro. (Spartaco Mortola viene promosso questore dopo la condanna inflittagli) (fonte la Repubblica)










Infine, via D’Amelio : "Le rivelo che nei servizi opera un alto funzionario indagato per strage di mafia” afferma Carmelo Briguglio, membro del  Copasir “ (Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica) "Ho chiesto che venisse sospeso in attesa di un proscioglimento, ma è ancora in piena attività" (fonte Tiscali).






A questo punto parlare di casi isolati o poco rilevanti offenderebbe l’intelligenza di un qualunque osservatore. La preoccupazione per la effettiva tutela della legalità in un contesto di crisi del sistema politico come quello attuale è legittima.

Gli interrogativi che poneva Haidi nel 2007 erano assolutamente centrati e pertinenti. Forse sbagliato era l’interlocutore, ma di sicuro non per colpa di Haidi.




Loris


link utili:














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