il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

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giovedì 4 ottobre 2012

Sentenza N° 38085, quelli che cadono dal pero


Dopo 11 anni di falsità, ingiurie, derisioni, con le motivazioni della sentenza viene affermata una verità che per alcuni ,però, non è mai mutata da quel luglio 2001. Molti sono i commenti che si sprecano in ogni salsa e oggi parlano di "democrazia sospesa" di "traditori" , di violenza premeditata, tortura, di vendetta da parte di un corpo dello stato. Alcuni oggi si spingono sino a ricordare chi era in "cabina di regia" a forte San Giuliano (Fini) sede operativa del comando dei carabinieri. Oggi c'è chi si meraviglia di funzionari restati ai loro posti e promossi nelle funzioni sino all'ultimo atto pur essendo inquisiti per reati di indubbia gravità. Quelli che oggi cadono dal pero, oggi dovrebbero chiedere che sia istruita una commissione d'inchiesta sui fatti del G8. altri l'hanno fatto remando costantemente contro corrente e trovando nella consociazione politica il muro all'accertamento delle responsabilità politiche di quei giorni. Oggi, a fronte di tutti gli atti e le motivazioni della Cassazione , anche per chi ha beneficiato della prescrizione, la presenza all'interno di organi dello Stato risulta intollerabile con la decenza democratica.
Più di una volta mi sono sentito dire, "e...basta..." "e...su che esagerazioni!" e da uomini di legge affermare che la sospensione della democrazia e dei diritti era un'esagerazione . Ci sono voluti 11 anni per una verità giuridica, sicuramente non ne basteranno 50 perchè una cultura del diritto possa determinare che lo stato e i suoi apparati per il ruolo che ricopre non può congedare democrazia diritti e morale per biechi calcoli politici.
Lascio alla lettura della sentenza ringraziando tutti coloro che in questi anni remando costantemente controcorrente ci hanno permesso di arrivare a questo risultato giuridico.Non lascio al mio giudizio e commento soggettivo e di parte, perchè rischierei di essere impreciso, rispetto a quanto nella sentenza è espresso in modo cristallino Volutamente le immagini per accedere ai link sono di poliziotti col viso celato dal casco. Anonimi come furono anonimi gli agenti che penetrarono all'interno della Diaz compiendo la "macelleria messicana".
Loris

ps. tra quelli che cascano dal pero inserisco a pieno titolo, anche coloro che , specialmente se si autodefiniscono di sinistra, parlando di piazza Alimonda puntualmente arrivano a fare questa considerazione  "... però aveva in mano un estintore..."



domenica 15 luglio 2012

Concorso amorale - Genova g8, ingiustizia è fatta





Non sono meravigliato per le due sentenze della Cassazione sui fatti del g8 del 2001 , sicuramente la distanza tra i due giudizi pone però seri interrogativi sui valori fondanti la nostra democrazia.

Altro elemento che crea non poco disagio è l’individuazione su chi , tra cose e individui, abbia il primato, secondo l’interpretazione della Cassazione. Considerando la disparità di condanne un Bancomat ha più riconoscimento di un individuo, percosso, torturato, umiliato e privato della libertà di manifestare pacificamente il proprio dissenso.

Sono eclatanti anche alcune considerazioni sul fatto di chi usando armi improprie celando in vario modo la propria identità mette a repentaglio sia l’ordine pubblico che l’incolumità altrui. Per comprendere appieno queste affermazioni è indispensabile abbandonare ogni approccio ideologico e guardare il filmato nel link che segue.

Nel caso delle condanne dei manifestanti a “pesanti” pene detentive si fa ricorso al famigerato “concorso morale” degno del codice Rocco di fascista memoria. Nel caso dei poliziotti invece si rivendica la responsabilità individuale, impossibile da individuare in quanto mascherati e scarsamente collaborativi nell’individuazione dei responsabili dei pestaggi e delle torture.

Credo che il termine di “concorso amorale” con la stessa eccezione di quel “familismo amorale” trattato da Banfield nello studio di società retrograde dell’Italia degli anni 50, per quanto riguarda gli organismi di “polizia” per chi ha impedito la commissione d’inchiesta e per la cassazione che ha giudicato, sia la definizione più appropriata.

Loris

l link seguente è al sito OP con il filmato in cui si ricostruiscono attraverso i comunicati radio tra la questura e gli organi di polizia impiegati nelle strade le fasi più inquiestanti di quei giorni e di quelle ore.
Ovviamente sono pure riportate alcune fasi del dibattimento processuale.
Ingiustizia è fatta

domenica 8 luglio 2012

De Gennaro parla come un capobanda. Avrebbe dovuto essere immediatamente rimosso dal suo incarico di governo. (V. Agnoletto)




De Gennaro parla come un capobanda. Avrebbe dovuto essere immediatamente rimosso dal suo incarico di governo.

pubblicata da Vittorio Agnoletto il giorno domenica 8 luglio 2012 alle ore 18.25 


De Gennaro ha rilasciato poco fa una dichiarazione. Questo il mio commento.
“Le parole di De Gennaro sono opposte a quelle che ci si dovrebbe aspettare da un uomo che ha giurato di servire le istituzioni e che oggi rappresenta il governo; sono parole molto più simili a quelle di un capobanda che, dopo aver subito una sconfitta, resta consapevole dell’enorme potere di cui ancora dispone e manda messaggi precisi ai suoi interlocutori, agli uomini di governo. I quali possiamo esserne certi, si affretteranno ad adeguarsi e anche questa volta non oseranno chiedergli di farsi da parte. E, come egli stesso annuncia, rimarrà tranquillamente al suo posto di governo.
Nelle parole dell’ex capo della polizia non c’è nemmeno l’ombra delle scuse che, se pur solo formalmente e strumentalmente, ha chiesto il suo successore Manganelli.
De Gennaro, con arroganza rivendica ogni cosa e sfottendo i giudici osa addirittura affermare, che tutto si è svolto secondo la Costituzione, lui che a Genova nel 2001 era il capo della polizia e quindi il responsabile della gestione dell’ordine pubblico.
Nemmeno una critica verso i dirigenti di polizia condannati per reati estremamente gravi, ai quali va anzi la sua solidarietà. La stessa solidarietà in nome della quale per undici anni i vertici della polizia hanno cercato di impedire l’azione dei pubblici ministeri e di bloccare i processi. Per tutti gli altri resta solo un generico dolore; nemmeno un accenno alle vittime della violenza provocata dai suoi sottoposti.
Il silenzio colpevole di tutto il Parlamento è pari solo all’accondiscendenza che i gregari hanno verso il loro boss. In qualunque altro Paese europeo De Gennaro sarebbe stato sospeso dall’incarico già nel 2001 .”

Vittorio Agnoletto, nel luglio 2001 a Genova portavoce del GSF









venerdì 6 luglio 2012

Sentenza Diaz: E ora ….fuori dalla Polizia!


…è di poche ore fa  la sentenza della cassazione che conferma le condanne ai poliziotti protagonisti della “macelleria messicana” della scuola Diaz .
Per alcune delle vittime sono 11 anni di attesa di una giustizia tradita prima di tutto da quella politica che ha impedito la commissione d’inchiesta parlamentare e che ha però in tutti questi anni provveduto a promuovere a posti sempre più importanti quei funzionari dello Stato che oggi risultano condannati, ma soprattutto interdetti dai pubblici uffici.
La scelta politica di mantenere e promuovere questi uomini ha come conseguenza diretta tutti quei casi che da Aldrovandi, a Cucchi o Bianzino , sino ai più recenti pestaggi immotivati, e il far ritenere che l’indossare una divisa sia sinonimo di impunità indiscriminata.

L’assalto alla Diaz resta uno degli episodi più odiosi della vicenda del G8 genovese del 2001, in quanto in maniera preordinata vengono costruite prima le prove per poter scatenare, con l’ipotesi di una possibile “giustificazione” una vigliacca aggressione nei confronti degli ospiti della scuola Diaz che , era stata messa a disposizione dell’amministrazione quale point del Genoa social forum.


Fuori dallo Stato i condannati! Una loro ulteriore presenza all’interno di quegli organi non troverebbe oggi più nessuna comprensione.
Loris


Breve rassegna stampa

clicca sull'immagine per andare al testo






reportage fotografico della manifestazione del luglio 2011







mercoledì 29 febbraio 2012

'Agenti non riconoscibili? Così si sospendono le regole'



25 febbraio 2012 — pagina 3 sezione: GENOVA 

L' IMPOSSIBILITÀ di perseguire i poliziotti picchiatori del G8 perché irriconoscibili anche per i loro comandanti; la rivoluzionaria proposta di imporre degli oneri di ripristino per limitare la cementificazione della Liguria; e poi ancora le indagini per danno alla salute pubblica degli avvelenatori della terra,i risarcimenti chiesti ai comuni che non fanno la raccolta differenziata o la clamorosa stima, 34 milioni di euro, del danno provocato dalle false pensioni per l' amianto. Sono alcuni dei temi affrontati ieri nel corso della cerimonia di apertura dell' anno giudiziario della Corte dei Conti dal procuratore regionale Ermete Bogetti e dal presidente della sezione giurisdizionale Andrea Russo. G8. Bogetti, nel ricordare che la procura ha avviatoi procedimenti con cui verranno chiesti i danni materiali e d' immagine ai poliziotti condannati per le violenze durante il G8 del 2001, ha spiegato che se da un lato si attendono i giudizi definitivi della Cassazione per procedere contro gli imputati della Diaz e di Bolzaneto, dall' altro si potrebbero già istruire dei processi per quei casi che in sede civile hanno visto il Ministero dell' Interno risarcire alcuni manifestati picchiati. Ma c' è un ostacolo. Nessuno è in grado di identificare gli agenti picchiatori. Bogetti ha così ricordato la sua esperienza torinese, quando indagò nei confronti di un funzionario - assolto penalmente - che aveva guidato una carica in Valsusa contro i manifestanti contrari alla Tav. «Ricordo - ha detto il procuratore - che ho dovuto constatare che gli stessi comandanti... oltre a non essere in grado di identificare gli operatori... neppure potevano precisare se fossero appartenuti al contingente da loro comandato... se si ammette che i singoli operatori non possano essere riconoscibili... vuol dire ammettere che si possa verificare una sospensione delle regole... che non può essere tollerata in uno Stato di diritto»...Leggi tutto >>





lunedì 16 maggio 2011

UN FILM SULLA DIAZ COL CAPO DELLA POLIZIA?


Apprendiamo dai media che la casa di produzione Fandango sta per cominciare le riprese di un film sulla notte della Diaz, la violenta irruzione della polizia di stato del 21 luglio 2001 conclusa con decine di persone ferite, 93 arrestate sulla base di prove false e sfociata in 25 condanne in secondo grado per funzionari e altissimi dirigenti di polizia. Domenico Procacci, fondatore della Fandango, ha informato di avere inviato al capo della polizia una copia della sceneggiatura e di essere in attesa di incontrarlo. Ne siamo sorpresi e preoccupati, perché Procacci non ha fatto altrettanto con noi, nonostante contatti e sollecitazioni. Eppure siamo stati coinvolti personalmente, o con i Comitati che rappresentiamo, nella vicenda Diaz e in tutte le inchieste e i processi seguiti al G8 di Genova del 2001.
Fandango è naturalmente libera di agire come crede, ma siamo sconcertati dalla sua scelta di mostrare preventivamente la sceneggiatura al capo della polizia e non a chi fu vittima delle violenze degli agenti quella notte.

Lorenzo Guadagnucci, Comitato Verità e Giustizia per Genova, autore di
“Noi della Diaz” (cell. 3803906573)
Enrica Bartesaghi, presidente Comitato Verità e Giustizia per Genova
(cell. 3316778150)
Vittorio Agnoletto, ex portavoce Gsf, autore con Lorenzo Guadagnucci
di “L’eclisse della democrazia”
Haidi e Giuliano Giuliani, Comitato Piazza Carlo Giuliani




Aggiornamento del 17 maggio 2011 fonte  cinecittà news


23:00 - Procacci: non cerco placet della polizia per "Diaz"
"Diaz-Non pulite questo sangue non è un film semplice che ha bisogno di polemiche preventive". Per questo il produttore Domenico Procacci di Fandango vuole subito sgombrare il campo da  equivoci sulla ricerca di contatto del produttore con il capo della polizia, Manganelli, cui è stata fatta avere la sceneggiatura del film.
"E' un malinteso. Il capo della polizia - dice Procacci all'Ansa - non è chiamato ad analizzare un progetto, non gli viene chiesto un beneplacito per la realizzazione del film. Ho cercato un incontro diretto con lui per informarlo: non è per un parere, un'autorizzazione o avere un semaforo verde". Procacci spiega che "questo è il primo contatto cercato con la Polizia mentre frequenti sono stati i contatti con coloro che manifestavano a Genova in quei giorni e anche diretti con alcune persone che erano dentro la Diaz quella notte del 21 luglio. "In particolare tutto il processo di scrittura è stato coordinato con il Genova Legal Forum rappresentato da Carlo Bachsmidth", conclude Procacci che si dice comunque pronto ad incontrare i firmatari della nota di oggi, "per un confronto diretto ed evitare ogni equivoco".

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mercoledì 18 agosto 2010

A proposito di Funzionari dello Stato che garantiscono la nostra sicurezza e l'ordine Democratico





 Alcune sere fa ero presso la sede del “Comitato Piazza Giuliani” di via Monticelli a Genova, e nell’attesa di iniziare una riunione consultando pubblicazioni presenti nei locali mi sono imbattuto nel libro “ Con il nome di mio figlio. Dialoghi con Haidi Giuliani” a cura di Marco Rovelli.
Il libro, in forma dialogante, racconta il percorso pubblico di Haidi Gaggio Giuliani  dopo l’uccisione del figlio il 20 luglio 2001 . Parla di lei e dell’impegno nella difesa dei diritti di quelle persone che improvvisamente si trovano a dover subire delle vere e proprie “ingiustizie di Stato”: Federico Aldrovandi, Renato Biagetti, Stefano Cucchi, solo per citarne alcuni.
Un impegno che è una evoluzione della sua attività precedente di “maestra per passione” e profondamente legata alle tematiche sociali con le quali si confrontava nel suo percorso di insegnante ed educatrice.




La scelta del pezzo che ho estrapolato dal libro fa riferimento al maggio 2007, ma per le ragioni, facilmente comprensibili, che esplicherò comunque dopo la lettura di Haidi risulta di una attualità impressionante. 





I5/05/07
In Italia ci sono persone che delinquono, che appartengono alla mafia e alla criminalità organizzata. È vero, ma sono molti di più i cittadini onesti o che ai processi risultano innocenti.
Questa è la logica, in sintesi, della risposta che ho ricevuto giovedì scorso dal capo della Polizia Prefetto Giovanni De Gennaro. Nel corso di un'indagine conoscitiva in tema di servizi di informazione per la sicurezza, in Commissione Affari Costituzionali del Senato, avevo posto al Prefetto una domanda: quali misure intendesse adottare per assicurare una formazione profondamente democratica, rispettosa dei principi costituzionali, a tutti gli agenti di PS, visto il lungo elenco di rappresentanti delle forze dell' ordine indagati o addirittura condannati. Avendo pochissimo tempo a mia disposizione non ho potuto elencare le cause: atti di violenza, abuso, falsa testimonianza, ricettazione, e via delinquendo; ma sono certa che il Prefetto ne sia informato.
Che in questo paese ci sia un discreto numero di «delinquenti in divisa» - come li ha giustamente definiti Giulietto Chiesa quasi sei anni fa - tuttora in servizio - a ricoprire cariche di responsabilità, non preoccupa nessuno?
Riporto dall' agenzia ANSA: «Io, ha assicurato il capo della polizia, non credo che i comportamenti dei singoli, sicuramente censurabili, debbano inficiare il valore delle forze di polizia in generale. Paghiamo, ha sottolineato, con molti morti il nostro lavoro ed io ho il massimo rispetto per lei, per la sua sofferenza e il suo dolore, ma voglio anche dire, e mi riservo di consegnarle i dati, che le assoluzioni di agenti di polizia sono molte e credo siano di gran lunga superiori alle condanne.»
Non sono sicura di aver compreso il senso del riferimento al mio personale dolore, avendo io posto una domanda di interesse generale, che riguarda il rapporto di fiducia tra i cittadini e le forze dell' ordine, che riguarda quindi l'intero paese, la nostra democrazia. Da quasi sei anni attendo piuttosto le scuse per l'uccisione di mio figlio, e non solo: l'istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta che faccia luce sulle reali responsabilità della disastrosa gestione dell' ordine pubblico in quei giorni a Genova, come è scritto nel programma del governo. E attendo di sapere perché non si vogliono dotare gli agenti impegnati in ordine pubblico di segni di riconoscimento, come avviene in altri paesi e come più volte abbiamo richiesto.
Il Prefetto, per ora, ha promesso dei numeri.





Il 17 giugno 2010 Giovanni De Gennaro (attualmente direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza) viene condannato in appello ad un anno e quattro mesi di reclusione per istigazione alla falsa testimonianza nei confronti dell'ex questore di Genova Francesco Colucci nel processo per l'irruzione alla Diaz del G8 nel 2001 (fonte la Rai News24)











Spartaco Mortola, ex capo della Digos di Genova nel luglio del 2001, condannato in secondo grado a 3 anni e otto mesi per l'irruzione e i falsi della scuola Diaz e a un anno e due mesi per induzione alla falsa testimonianza col capo dei servizi De Gennaro. (Spartaco Mortola viene promosso questore dopo la condanna inflittagli) (fonte la Repubblica)










Infine, via D’Amelio : "Le rivelo che nei servizi opera un alto funzionario indagato per strage di mafia” afferma Carmelo Briguglio, membro del  Copasir “ (Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica) "Ho chiesto che venisse sospeso in attesa di un proscioglimento, ma è ancora in piena attività" (fonte Tiscali).






A questo punto parlare di casi isolati o poco rilevanti offenderebbe l’intelligenza di un qualunque osservatore. La preoccupazione per la effettiva tutela della legalità in un contesto di crisi del sistema politico come quello attuale è legittima.

Gli interrogativi che poneva Haidi nel 2007 erano assolutamente centrati e pertinenti. Forse sbagliato era l’interlocutore, ma di sicuro non per colpa di Haidi.




Loris


link utili:














venerdì 18 giugno 2010

Ci sono notizie che ti fanno pensare di essere in un Paese normale (di Giuliano Giuliani)


Ci sono notizie che ti fanno pensare di essere in un Paese normale. Non sono molte, ma a volte capita. La condanna in appello di Gianni De Gennaro, per induzione alla falsa testimonianza nei confronti dell’allora questore di Genova Colucci, è una di queste notizie. D’altra parte che ci fosse il corrotto (indotto a mentire) e non ci fosse il corruttore; meglio ancora, che il grande capo della polizia non sapesse nulla di che cosa stesse succedendo a Genova, poteva essere solo una favola di questa povera Italietta. Sento già i coretti che, “andiamoci piano col giustizialismo”, “c’è ancora il terzo grado di giudizio”, “basta col giustizialismo”, “chissà di che colore sono queste toghe”. La sostanza è che, dopo la condanna in appello di tutti i grandi capi che non potevano non sapere, perché a Genova c’erano, si gingillavano davanti alla Diaz con il sacchetto di plastica contenente le molotov da far introdurre nella scuola per poter accusare i manifestanti del reato di terrorismo (sto parlando di Luperi, Gratteri, Ciccimarra, Caldarozzi, e via elencando, già ai massimi livelli allora, e poi promossi a compiti ancora più alti di direzione dei vari servizi), adesso è condannato il capo dei capi, che, passando per la monnezza di Napoli e per la direzione del ministero dell’interno ai tempi di Amato (centro sinistra), è finito con l’assumere la direzione del complesso dei servizi di intelligence (meglio limitarsi a chiamarli come una volta, segreti), una sorta di Negroponte italiano. Niente male davvero, povera Italietta!Naturalmente, nessuno di questi signori ha sentito l’obbligo di lasciare, almeno temporaneamente, l’incarico. Dovranno farlo se, a sentenza passata in giudicato, varrà ancora l’interdizione dai pubblici uffici per un po’ di anni. Ma ciò che vale per tanti altri paesi, nei quali prevale la norma della dignità, da noi non vale. Altrimenti a che servirebbero gli esempi che calano dall’alto, beh, non esageriamo! Un’ultima noterella. Le responsabilità di De Gennaro risultano da una telefonata intercettata, nella quale Mortola (altro condannato al pari di De Gennaro), allora capo della Digos genovese, e Colucci parlano della contentezza del “capo” per la smentita offerta in tribunale da Colucci rispetto a precedenti dichiarazioni. Toh, un’intercettazione che svela un reato! Bisognerebbe suggerire ai cialtroni della maggioranza di governo di insistere sulla retroattività delle norme e sulla impossibilità di avvalersi delle intercettazioni nei processi in corso!

Giuliano Giuliani

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