il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

Amicus Plato, sed magis amica veritas



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lunedì 31 dicembre 2012

nel 2013 sMONTIamo l'agenda Monti

i miei auguri di buon anno


Con l'auspicio che la realtà dell' associazionismo, del solidale, del volontariato che si occupano di ambiente, diritti negati, cultura dell'accoglienza....trovi voce qualificata nella lista "Rivoluzione Civile", buon anno a tutti coloro che parteciperanno a "sMONTIamo l'agenda Monti" per rilanciare un paese all'insegna dell'equità, del lavoro e di uno stato sociale che ci stanno rapinando.

Loris

martedì 21 agosto 2012

Morte di Angelo Di Carlo, uno di noi.


Ci sono storie che hanno la capacità di attaccarsi alla pelle. La morte di Angelo Di Carlo, è una di queste storie. Un ulteriore assassinio consumato sull’altare di chi ha premeditatamente e costantemente precarizzato il nostro mercato del lavoro rapinandoci di un diritto al futuro per noi e per le generazioni a venire.
Angelo si è dato fuoco davanti Monte Citorio, stanco di un lavoro e una vita precaria.

In quei 160 euro che ha lasciato nello zainetto, quali eredità per il figlio, sta tutta la cifra del muro contro il quale Angelo è andato ad infrangere le proprie speranze.
E’ un altro tragico capitolo di quella che è una lotta di classe: da una parte i lavoratori impegnati a difendere il diritto al lavoro e dall’altra chi attraverso la precarizzazione cerca di guadagnare più possibile proprio sulla pelle degli altri, giocando o sulla pelle dei lavoratori o su quella dei loro familiari  come stiamo scoprendo in questi giorni a Taranto.

Ho apprezzato molto la proposta provocatoria di Checchino Antonini di cambiare nome a Piazza Monte Citorio per chiamarla “Piazza Angelo Di Carlo, uno di noi” e uscendo dalla provocazione credo che una risposta l’aspetti non solo Angelo Di Carlo ma tutti quei lavoratori che si sono sentiti e si sentono calpestati ormai quotidianamente nei più basilari diritti.


Rilancio la proposta del cambio di nome a piazza Monte Citorio, condividete, copiate, rilanciate a vostra volta la proposta. Non facciamo cadere nell'oblio il sacrificio di "Uno di Noi"

ps. Mi è stata segnalata da Checchino Antonini questa lettera che parla di Angelo e che è stata pubblicata sulla bacheca di fb di Checchino

Ciao Checchino.
Ho 30 anni e lavoro in un telegiornale. Ho saputo solo oggi della morte di ANGELO DI CARLO. Scrivo il suo nome in maiuscolo, perché credo che sia un esempio. Un esempio che si è spento per illuminare delle menti che, per la maggior parte dei casi, rimarranno al buio. Non ho mai scritto una mail di questo tipo ma sono rimasto veramente scioccato dal fatto che un evento del genere 
non abbia avuto una risonanza in questo paese di ‘tronisti e veline’ come lo definisce un mio amico. Tutti impegnati a comprare cose con soldi che non hanno, e io che mi sento felice per aver adottato un gattino. Un paese che viene dalla terra e che ora vive in aria, in mezzo a tanti sogni di ricchezza profumati di champagne e di Paco Rabanne.
Ebbene, per la prima volta voglio esprimere il mio schifo, verso tutto questo. E la mia ammirazione e le mie lacrime verso una persona che non conoscevo ma il cui gesto mi ha fatto riflettere molto. Un gesto di disperazione, di ribellione contro una casta che ci governa. Io provo, provo e riprovo sempre a slegarmi per quanto posso da questo mondo di ‘tecnici’, di esperti che riducono la gente sul lastrico.
Oggi voglio esprimere la mia opinione. Scrivo a te e spero VIVAMENTE che tu possa in qualche modo girare queste parole al figlio di Angelo. Io ho un padre, un lavoro e tutto quanto posso chiedere per la mia felicità. Ma se avessi avuto Angelo Di Carlo come padre ne sarei stato fiero. Quindi a te, figlio di Angelo, dedicherò i miei pensieri stasera. A te e a tuo padre, il cui gesto è stato visto da tanti, che come lui seguono un’altra strada.

Un abbraccio forte

Fabiano Franchitti 

link 
Piazza Angelo Di Carlo, uno di noi

l'incubo della nostra repubblica


sabato 7 luglio 2012

Ho trovato un miliardo e duecento milioni di euro (1.200.000.000) per garantire dei servizi




CON PIU’ DI UN MILIARDO E DUECENTO MILIONI DI EURO (1.200.000.000)


Quanti letti di ospedale si possono mantenere?

Quanti servizi sanitari si possono ancora erogare?

Quanto stato sociale può essere ancora mantenuto a tutela soprattutto delle categorie più deboli e bisognose di quell’intervento solidale privilegio di quei paesi definiti “CIVILI”?



Questa cifra sarebbe già disponibile e pronta ad intervenire evitando per lo meno una parte dei tagli previsti da quella sciagura della spending review del governo Monti.

Si tratta della quota dell’8 per mille che gli italiani già destinano forzatamente a soggetti diversi e in particolare : Stato, Chiesa Cattolica, Unione italiana delle Chiese avventiste del 7° giorno, Assemblee di Dio in Italia, Unione delle Chiese metodiste valdesi, Unione delle comunità ebraiche italiane, Chiesa Evangelica Luterana in Italia. 

Considerando che quella che è stata messa in campo dal governo è una vera e propria “Soluzione finale” dello Stato sociale, con la gasificazione di diritti, come quello alla salute o quello alla giustizia e la salvaguardia di una ristretta razza eletta di speculatori finanziari e bancari, non si comprende perché continuare a subire questo prelievo forzoso destinato alle confessioni formalmente per opere di “beneficenza” e emergenze umanitarie.


La cifra in realtà è allo stato attuale assai più consistente in quantto è stato preso a riferimento il dato dei redditi 2006, ripartiti nel 2010 (1.149.289.469 euro)(1). Anche in questo caso la considerazione che verosimilmente non si discosta dalla realtà è che l’8 per mille ha subito una lievitazione naturale aumentando progressivamente e costantemente.

Credo che a questo punto, ai soggetti beneficiari possa essere destinato, come alle ong e a tutti quegli organismi del terzo settore che si occupano di volontariato il 5 per mille su base volontaria.

In un paese civile, le tasse servono per garantire i servizi, servono per garantire lo “Stato sociale”. Non è accettabile sotto ogni profilo una maggiore imposizione e ulteriori tagli ai servizi.
La cura dei bisogni di tutti i cittadini indipendentemente dal credo viene prima della cura di qualsiasi anima, cattolica luterana o ebrea che sia.
Con la stessa voracità dimostrata nell'aggredire diritti, risparmi e guadagni degli italiani siano immediatamente rivisti gli accordi e le convenzioni con gli organismi religiosi.
Loris

domenica 1 luglio 2012

e l'Italia giocava alle carte e parlava di calcio nei bar....




…Non c’è cosa più amara di un flash, un deja vu, un…ma questa cosa si è già vista.



Era il 15 luglio 1948 e su tutto il territorio nazionale a seguito dell’attentato all’onorevole Togliatti era esploso più di un malcontento, era esplosa la rabbia della “Resistenza tradita” erano ricomparse le armi nascoste dai partigiani era insorto il movimento dei lavoratori.


Bartali al tour de France in due strepitose tappe , con la benedizione del papa e l’incoraggiamento di De Gasperi riconquista la maglia gialla sul francese Bobet. Il giornaleradio aprì i servizi con la vittoria di Bartali al tour de France…. Dell’occupazione delle fabbriche, dei tram saldati alle rotaie…. Dello scontro sociale e politico……. Ritornò la calma e la presunta “pace sociale”.

Sono passati pochi giorni dall’approvazione alla camera di quella riforma del lavoro così cara alle banche e ai poteri forti economici che si alimentano della macelleria sociale e del lavoro degli altri, tra pochi minuti inizierà la finale tra Spagna e Italia, ma già nella semifinale inconsapevolmente Balotelli ha provveduto ad edulcorare gli effetti negativi del voto alla Camera… 


Si è un deja vu... e gli italiani sono uno strano popolo.

La partita è iniziata...in fondo se domani avremo un po più di disoccupazione e un po di servizi in meno anche se non dovesse andar bene la finale..... resta una nazionale che è arrivata in finale. 








PS. Per onestà intellettuale e storica bisogna ricordare che furono gli stessi dirigenti Comunisti , Togliatti dal letto di ospedale, e dirigenti della CGIL (Di Vittorio) che si adoprarono affinche la situazione non degenerasse ulteriormente.

venerdì 29 giugno 2012

Strozzinaggio di Stato



Viviamo in uno Stato in cui è stato legiferato contro l’usura.
Viviamo in uno Stato in cui si sta legiferando affinchè lavoratori, si trovino nelle analoghe condizioni di chi cade vittima dell’ usura.
Nella riforma del lavoro voluta dal ministro Fornero , oltre ai più conosciuti attacchi alle tutele dei lavoratori come nel caso dell’art.18 , spicca per la sua iniquità e per le possibili ripercussioni, il trattamento riservato al popolo delle “Partite IVA”.
Negli ultimi anni a causa della perdita di posti di lavoro, e della mancanza di stabilizzazione, dovuta a tutte quelle forme contrattuali che determinano una precarietà a tempo indeterminato, molti soggetti hanno fatto la scelta dell’apertura di una Partita Iva nella speranza di poter, attraverso le proprie capacità, comporre un reddito che possa rispondere alle attuali esigenze di vita.
E’ inevitabile che più la massa di questi lavoratori si è allargata e più bassa risulta la capacità reddituale.
Prendiamo in esame chi ha una Partita IVA e non è iscritto a nessuna cassa previdenziale professionale , per cui, il riferimento contributivo è unicamente la “gestione cassa separata dell’INPS”.
Le contribuzioni sociali sono finalizzate prevalentemente al conseguimento, a fine lavoro di una pensione che accompagni nella vecchiaia un lavoratore.
Con l’attuale sistema il lavoratore autonomo, legato alla “gestione cassa separata” nell’ipotesi di un pensionamento “domani” percepirebbe poco più di 500 euro.
I versamenti contributivi servono anche per garantire una rete di ammortizzatori sociali che intervengano nei così detti momenti di crisi.
Per il lavoratore autonomo legato alla “gestione cassa separata” questi ammortizzatori sociali sono praticamente inesistenti. Non esiste neanche una indennità di malattia che intervenga nel caso in cui il lavoratore è impossibilitato a produrre reddito in quanto malato.
Se già risulta una enormità l’aumento che ci fu con la finanziaria del 2007 voluta dall’allora ministri Bersani e Visco da circa il 21 al 27% , il voler portare l’aliquota al 33% risulta un crimine contro i lavoratori e contro il lavoro, una autentica azione di sciacallaggio nei confronti di lavoratori.
La finalità rapace è evidente nel momento in cui non vengono resi i servizi che vengono corrisposti ad altri lavoratori con analoga aliquota contributiva e con maggiori garanzie di continuità nel lavoro.
Il sistema di strozzinaggio invece avviene direttamente attraverso il sistema degli acconti, per cui se io quest’anno ho una base di conteggio 10, l’anno prossimo non posso permettermi minori incassi di quel 10 perché l’acconto richiesto si insinuerà nel totale delle minori entrate, indebitando e rendendo spesso il contribuente moroso in quanto impossibilitato a far fronte di un onere che materialmente non ha. Di li alle cartelle di equitalia il passo è breve e i pignoramenti le aste e i fallimenti personali diventano una costante nei confronti di lavoratori che non hanno tutele ne sindacali ne lobbistiche.
Altro aspetto della riforma Fornero, sul tema specifico, è l’individuazione delle “finte partite IVA” che ha come discriminante il livello di “guadagno” dallo stesso committente nell’anno solare. E’ stomachevole riscontrare come, dopo che è stato precarizzato il mercato del lavoro, con la frammentazione delle professionalità, e l’abbattimento dei costi per i committenti nella marea di contratti dalla tipologia diversa, oggi si convogli centinaia di migliaia verso una zona di non lavoro perché il lavoro “NON E’ UN DIRITTO” ma un privilegio che macellai sociali dispensano, ma soprattutto tolgono ad intere generazioni di lavoratori.
Questa riforma se non interverranno fatti nuovi sarà un autentico genocidio sociale.

Loris

propongo di trovare forme di coordinamento per dare delle risposte nel più breve tempo possibile
per contatti   mail : indemocrazia@yahoo.it 

link utili : corriere della sera

giovedì 26 maggio 2011

Troppi schiaffi, la città reagisca - di Don Andrea Gallo

Lacrime e sangue per Fincantieri. A Sestri divampa la protesta e parte un corteo in direzione Prefettura. Il Palazzo è blindato. Si rischia di alimentare l’incendio. Da Roma telefona il ministro dello sviluppo economico Paolo Romani: ci saranno ai primi di giugno incontri chiarificatori tra azienda e lavoratori. Per l’ennesima volta non si intravede una politica industriale che serva al Paese. La sensazione è che la città non abbia ancora colto del tutto la portata di cosa sta accadendo e potrebbe accadere nella delegazione sestrese. Si vuole uccidere un’eccellenza regionale? Da troppo tempo Genova riceve schiaffi. La nostra Zena non deve accettarlo. Tutto ciò pesa sul tessuto urbano e commerciale. Regolarmente e cinicamente dai piani strategici le vittime sono sempre le stesse. È non solamente giusto, ma urgente l’impegno di tutti. La Regione, il Comune. Gli industriali (quali le proposte concrete per le attività produttive?). I sindacati ritrovino la loro unità contrattuale. Genova non si farà mettere in ginocchio.
I genovesi non si lasceranno incantare da chi invoca l’intervento dell’Esercito per la criminalità, segno del malessere diffuso. La Polizia attende da anni più fondi per il personale, per le strutture, per i mezzi onde prevenire un’azione preventiva ed efficace sul territorio. Quanta criminalità! Quante carenze nell’organico delle forze dell’ordine.
Intanto si allarga a dismisura la fascia della precarietà strisciante. Molte famiglie si fanno carico dell’emergenza “giovani”. Ma questo non può più bastare per evitare frustrazioni. La diga può crollare nella deriva della depressione, che sempre si accompagna alla povertà e all’emarginazione. Con preoccupazione si conferma un crescente rancore sociale che si sta esprimendo in una sempre più vasta “guerra orizzontale”, scontro di poveri contro i poveri. Dall’impoverimento si passa al rancore e all’intolleranza da una parte e alla micro criminalità dall’altra.
Sono sempre più che convinto che Genova non si arrende. Numerosi cittadini sono vigilanti in tutte le categorie. Lavorano in silenzio. I movimenti si organizzano. Approfondiscono nuove tematiche. Giovani e meno giovani, donne e uomini. Stanno elaborando dentro e fuori dei partiti, nelle Chiese, una nuova cultura, un nuovo stile di vita e di pensiero. Al di sopra di ogni altro interesse il tema della ridistribuzione della ricchezza.
L’Arcivescovo di Genova non ha tradito le attese del suo discorso alla Assemblea generale della Cei. Nella prolusione del cardinale Bagnasco non poteva mancare il passaggio sulla pedofilia. Il “caso” di Genova è straripato tra cocaina e ombre di satanismo. La definizione della pedofilia è stata ineccepibile: “Un’infame emergenza non ancora superata”. Il presidente dei vescovi italiani ha inoltre annunciato l’esistenza di un gruppo interdisciplinare: una commissione di esperti è al lavoro. Finalmente! Il Popolo di Dio, la società, attende fiducioso dalla Chiesa la misericordia, l’accoglienza, la compassione, la mitezza, la trasparenza, un segno profetico. Vogliamo rileggere insieme i documenti del Concilio Vaticano II?

domenica 22 maggio 2011

Madrid, l’urlo dei 60.000: “Svegliati Europa, è primavera!”

...avrei voluto scrivere una riflessione sui fatti spagnoli, dove migliaia di giovani si stanno ritrovando in una corale richiesta di democrazia e di diritto al futuro. La crisi sistemica nella quale l'occidente capitalista  è precipitato ha sicuramente molte risposte, e tutte da interpretare.
Il lavoro che mi da da sopravvivere e l'organizzazione , insieme ad altri, del decennale di Genova 2001 - 2011 hanno ovviamente la priorità in questo periodo.
Riporto pertanto questo post di Laura Fois comparso su cafebabel.com che sicuramente di suggerimenti di riflessione ne mette in campo assai.
Loris

Madrid, l’urlo dei 60.000: “Svegliati Europa, è primavera!”

DI LAURA FOIS
19/05/11

«Compagni!», dice una voce dal megafono, «Stiamo facendo la storia. Stiamo esercitando legittimi diritti civili e politici». La protesta inter-generazionale ha deciso di occupare la piazza Puerta del Sol a Madrid, ieri sera 60.000 persone hanno sfidato il divieto di assembramento della giunta elettorale, manifestando pacificamente contro il sistema politico-finanziario e la crisi, «per costruire un mondo migliore». E’ l’inizio della primavera europea?

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Nella prefazione all’edizione spagnola del libro Indignatevi! di Stéphane Hessel, l’autore considera di speciale importanza che la sua chiamata a compromettersi, indignarsi e resistere a ciò che è inaccettabile, sia percepita soprattutto dalla giovane generazione. La Spagna ereditata dai giovani ha sofferto tanto, ma ha sempre combattuto con coraggio e ribellione. Quella stessa Spagna, continua l’ex partigiano francese, può spingere ora verso un’Europa culturale e solidale, e non verso un’Europa al servizio della finanza, come sembra stia accadendo.



“Alcuni sono più progressisti, altri più conservatori, taluni sono credenti, altri no, però tutti siamo preoccupati e indignati per il panorama politico, economico e sociale che ci circonda”.

La chiamata all’insurrezione pacifica di Hessel è tra le fonti d’ispirazione di una delle più sorprendenti e civili proteste che si siano mai verificate in Europa. Tutto è iniziato con la manifestazione del 15 maggioorganizzata dalla piattaforma Democracia Real Ya!, il cui motto non lascia spazio a immaginazioni: «Non siamo merce nelle mani di politici e banchieri». Il manifesto, a cui hanno aderito migliaia di persone, prima suFacebook, poi nelle strade, è rivolto alla gente comune. “Alcuni sono più progressisti, altri più conservatori”, c’è scritto, “taluni sono credenti, altri no, però tutti siamo preoccupati e indignati per il panorama politico, economico e sociale che ci circonda. È ora di costruire insieme una società migliore”. E così stanno facendo giovani e pensionati, disoccupati e donne incinte, fino alle vecchiette in carrozzina, in questi giorni, da Madrid a Barcellona, da Cadice a Valladolid.
Nella capitale il fuoco della rivolta si concentra nella piazza del Sol, il centro nevralgico della città, davanti al palazzo dell’Ayuntamiento. «Siamo nel centro simbolico dello Stato. Vogliamo centralità e visibilità nel dibattito politico», ci spiega una portavoce del movimento. «Chiediamo un cambio reale. Siamo qui perché siamo stanchi di pagare di tasca nostra la crisi causata dalle banche». Dicono che le rivolte nei paesi arabi e inIslanda hanno influito molto sulla decisione di scendere in piazza. Come gli egiziani di Piazza Tahir, non vanno via neppure di notte. E’ un continuo viavai di ragazzi con sacchi a pelo e coperte, che portano e scambiano acqua e viveri. Hanno montato tende e spazi per parlare, confrontarsi e alzare cartelli. Questa protesta é anche una festa.


Perché un’altra democrazia esista

Un signore si è avvicinato a loro per offrire dei soldi. Gli hanno risposto «No, grazie». Non è quello di cui hanno bisogno. Stanno formando un’assemblea costituente in modo che tutti possano partecipare per costruire «una società nuova che passi al di sopra degli interessi economici e politici”. Aspirano a una rivoluzione etica, a un cambio nella coscienza sociale, queste persone che liberamente e volontariamente si sono riunite e non rappresentano a nessun partito politico, nessuna associazione, nessun dio. Solo li unisce una volontà di cambiamento. Perché un’altra democrazia esista. 

«Compagni!», dice una voce dal megafono, «Stiamo facendo la storia. Stiamo esercitando legittimi diritti civili e politici». Applausi scroscianti e mani alzate sfidano la polizia che proprio il 15 maggio aveva reagito con violenza e arrestato 19 persone. Ora non reagiscono. Nonostante la giunta elettorale abbia vietato le concentrazioni alla Puerta del Sol, con la motivazione che potrebbero «influire sulla libertà dell’esercizio del voto dei cittadini», la polizia può solo limitarsi a osservare quest’ondata pacifica e apolitica. Hanno deciso di restare fino al 22 maggio, giorno delle elezioni amministrative, cruciali per un governo in difficoltà e un presidente, Zapatero, che ha annunciato pochi mesi fa che non si sarebbe ricandidato.

“Non siamo contro il sistema, è il sistema che è contro di noi!”

La Spagna sta attraversando un fase di recessione, subisce manovre economiche sensate ma austere e poco ambiziose, non riesce a risollevarsi. Una cifra più emblemática riguarda il tasso di disoccupazione, che ha superato la soglia del 20%. Cinque milioni di spagnoli non hanno un lavoro. Eppure è la generazione più istruita e formata di sempre. Alcune delle sue imprese sono al top a livello mondiale, vedi ilBanco di Santander, Repsol, Telefónica. Il turismo non conosce crisi, ed è una fonte di ricavi importante per le casse statali e regionali. Poi, basta passeggiare per le vie di Madrid: la gente spende, i bar sono pieni, e non solo di turisti. «Tutti questi soldi allora, dove finiscono?» Si chiedono in tanti ad alta voce.Nella piazza ribattezzataSOLución c’è uno striscione con la bandiera dell’Egitto, scritte come “Sì alla fuga dei politici, no alla fuga dei cervelli”, “Democracia lucha diaria” (democrazia lotta quotidiana, ndr), e a chi li ha accusati di essere dei meri anti-sistema, hanno risposto per le rime: “Il sistema è contro di noi”.
Intanto, in altre città europee, il virus della primavera spagnola sta contagiando la gente comune. Manifestazioni e flash mob si registrano ad Amsterdam, Bruxelles e Parigi. Su Facebook si è creato un gruppo italiano, Democrazia Reale Ora: chiede che anche in Italia nasca una concentrazione spontanea nelle piazze principali, volte a reclamare un cambio politico e sociale. Che stia nascendo una rivoluzione europea e con essa una nuova generazione europea? Alle piazze e ai cittadini l’ardua sentenza. “Se non ci lasciate sognare, non vi lasceremo dormire”, recita uno striscione. Sogni di una notte di mezza primavera, da Madrid al cielo d’Europa.






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lunedì 7 giugno 2010

Voglio che questo paese torni ad essere un “Paese Normale”

Non sono un economista, ho difficoltà a fare quadrare un bilancio come quello famigliare, figuriamoci di quello di uno stato. Se poi iniziamo a ragionare in maniera un po’ più allargata e pensiamo ad una coalizione di Nazioni come l’Unione Europea i conti diventano autentica fantascienza.

Ormai sono diversi giorni che il Ministro Tremonti è balzato al ruolo di protagonista con un apparente virtuoso piano, che da una parte soccorre le economie deboli europee, e dall’altra risana quei conti pubblici che questo governo ha provveduto a sputtanare dopo aver ripetutamente mentito su quella che era una crisi generata dal fallimento del modello capitalista.

Prima di soffermarmi su alcuni dei punti sulla quale è incentrata questa manovra voglio però sottolineare un problema di lessico, che forse non è di secondo piano rispetto alla sostanza generale. In tutto questo ultimo periodo di smisurato “ottimismo” il governo di questo paese ha sempre parlato di ripresa della crescita, stando sempre attento a non pronunciarsi, se a questa ripresa di crescita, corrispondeva una crescita dell’occupazione. Non ha neanche fatto cenno ad una ripresa di quella che è una “Occupazione virtuale” fatta dal popolo delle partite iva e da quella marea umana che risponde al nome di precariato.

Nel pubblico impiego, alcuni punti rasentano il grottesco, se dietro non ci fosse una situazione occupazionale drammatica. Dopo aver fatto la campagna sui ”fannulloni” questo governo blocca il turn-over e chiude le finestre di pensionamento non volendosi separare dai tanto vituperati dipendenti.

Il blocco dell’anzianità nella scuola poi, è l’ennesimo atto di prevaricazione e inaffidabilità di uno Stato nei confronti dei suoi dipendenti. Già questi provvedimenti rendono evidente come questo governo, dopo aver abbondantemente contribuito alla precarizzazione del mercato del lavoro, dia un ulteriore contributo alla destrutturazione dello stato-sociale impedendo di fatto il ricambio generazionale nel mercato del lavoro , usando i fondi previdenziali, non tanto come ammortizzatori sociali a salvaguardia dei lavoratori, ma a salvaguardare gli interessi di quelle aziende che speculando sulla pelle dei lavoratori, alle crisi facevano seguire delocalizzazioni e ulteriore precarizzazione e disoccupazione.

Mi congratulo per la sfrontatezza con la quale per l’ennesima volta non si è voluto per lo meno equiparare dal punto di vista fiscale le rendite finanziarie alla fiscalità operata sui lavoratori dipendenti, o al popolo delle partite iva o ai precari.

Su una cosa il governo dice una parziale verità: non metterà le mani nelle tasche degli italiani. La stragrande maggioranza degli italiani infatti sarà costretta sempre più a pagare servizi che strutturano lo “stato sociale”, e nelle tasche degli italiani non rimarrà alcunchè.

Io non voglio contribuire a una manovra che servirà ad impoverirmi ulteriormente, insieme alla maggioranza degli italiani, mentre chi in questi anni ha speculato e sfruttato continuerà ad arricchirsi.

Voglio che vengano tassate le rendite finanziarie, che il clero paghi l’ICI per quegli edifici e locali non adibiti al culto, voglio che la lotta all’evasione fiscale e alla corruzione sia compiuta con tutti i mezzi possibili comprese le intercettazioni telefoniche.

Voglio che questo paese torni ad essere un “Paese Normale”

Loris

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