il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

Amicus Plato, sed magis amica veritas



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martedì 21 agosto 2012

Morte di Angelo Di Carlo, uno di noi.


Ci sono storie che hanno la capacità di attaccarsi alla pelle. La morte di Angelo Di Carlo, è una di queste storie. Un ulteriore assassinio consumato sull’altare di chi ha premeditatamente e costantemente precarizzato il nostro mercato del lavoro rapinandoci di un diritto al futuro per noi e per le generazioni a venire.
Angelo si è dato fuoco davanti Monte Citorio, stanco di un lavoro e una vita precaria.

In quei 160 euro che ha lasciato nello zainetto, quali eredità per il figlio, sta tutta la cifra del muro contro il quale Angelo è andato ad infrangere le proprie speranze.
E’ un altro tragico capitolo di quella che è una lotta di classe: da una parte i lavoratori impegnati a difendere il diritto al lavoro e dall’altra chi attraverso la precarizzazione cerca di guadagnare più possibile proprio sulla pelle degli altri, giocando o sulla pelle dei lavoratori o su quella dei loro familiari  come stiamo scoprendo in questi giorni a Taranto.

Ho apprezzato molto la proposta provocatoria di Checchino Antonini di cambiare nome a Piazza Monte Citorio per chiamarla “Piazza Angelo Di Carlo, uno di noi” e uscendo dalla provocazione credo che una risposta l’aspetti non solo Angelo Di Carlo ma tutti quei lavoratori che si sono sentiti e si sentono calpestati ormai quotidianamente nei più basilari diritti.


Rilancio la proposta del cambio di nome a piazza Monte Citorio, condividete, copiate, rilanciate a vostra volta la proposta. Non facciamo cadere nell'oblio il sacrificio di "Uno di Noi"

ps. Mi è stata segnalata da Checchino Antonini questa lettera che parla di Angelo e che è stata pubblicata sulla bacheca di fb di Checchino

Ciao Checchino.
Ho 30 anni e lavoro in un telegiornale. Ho saputo solo oggi della morte di ANGELO DI CARLO. Scrivo il suo nome in maiuscolo, perché credo che sia un esempio. Un esempio che si è spento per illuminare delle menti che, per la maggior parte dei casi, rimarranno al buio. Non ho mai scritto una mail di questo tipo ma sono rimasto veramente scioccato dal fatto che un evento del genere 
non abbia avuto una risonanza in questo paese di ‘tronisti e veline’ come lo definisce un mio amico. Tutti impegnati a comprare cose con soldi che non hanno, e io che mi sento felice per aver adottato un gattino. Un paese che viene dalla terra e che ora vive in aria, in mezzo a tanti sogni di ricchezza profumati di champagne e di Paco Rabanne.
Ebbene, per la prima volta voglio esprimere il mio schifo, verso tutto questo. E la mia ammirazione e le mie lacrime verso una persona che non conoscevo ma il cui gesto mi ha fatto riflettere molto. Un gesto di disperazione, di ribellione contro una casta che ci governa. Io provo, provo e riprovo sempre a slegarmi per quanto posso da questo mondo di ‘tecnici’, di esperti che riducono la gente sul lastrico.
Oggi voglio esprimere la mia opinione. Scrivo a te e spero VIVAMENTE che tu possa in qualche modo girare queste parole al figlio di Angelo. Io ho un padre, un lavoro e tutto quanto posso chiedere per la mia felicità. Ma se avessi avuto Angelo Di Carlo come padre ne sarei stato fiero. Quindi a te, figlio di Angelo, dedicherò i miei pensieri stasera. A te e a tuo padre, il cui gesto è stato visto da tanti, che come lui seguono un’altra strada.

Un abbraccio forte

Fabiano Franchitti 

link 
Piazza Angelo Di Carlo, uno di noi

l'incubo della nostra repubblica


venerdì 29 giugno 2012

Strozzinaggio di Stato



Viviamo in uno Stato in cui è stato legiferato contro l’usura.
Viviamo in uno Stato in cui si sta legiferando affinchè lavoratori, si trovino nelle analoghe condizioni di chi cade vittima dell’ usura.
Nella riforma del lavoro voluta dal ministro Fornero , oltre ai più conosciuti attacchi alle tutele dei lavoratori come nel caso dell’art.18 , spicca per la sua iniquità e per le possibili ripercussioni, il trattamento riservato al popolo delle “Partite IVA”.
Negli ultimi anni a causa della perdita di posti di lavoro, e della mancanza di stabilizzazione, dovuta a tutte quelle forme contrattuali che determinano una precarietà a tempo indeterminato, molti soggetti hanno fatto la scelta dell’apertura di una Partita Iva nella speranza di poter, attraverso le proprie capacità, comporre un reddito che possa rispondere alle attuali esigenze di vita.
E’ inevitabile che più la massa di questi lavoratori si è allargata e più bassa risulta la capacità reddituale.
Prendiamo in esame chi ha una Partita IVA e non è iscritto a nessuna cassa previdenziale professionale , per cui, il riferimento contributivo è unicamente la “gestione cassa separata dell’INPS”.
Le contribuzioni sociali sono finalizzate prevalentemente al conseguimento, a fine lavoro di una pensione che accompagni nella vecchiaia un lavoratore.
Con l’attuale sistema il lavoratore autonomo, legato alla “gestione cassa separata” nell’ipotesi di un pensionamento “domani” percepirebbe poco più di 500 euro.
I versamenti contributivi servono anche per garantire una rete di ammortizzatori sociali che intervengano nei così detti momenti di crisi.
Per il lavoratore autonomo legato alla “gestione cassa separata” questi ammortizzatori sociali sono praticamente inesistenti. Non esiste neanche una indennità di malattia che intervenga nel caso in cui il lavoratore è impossibilitato a produrre reddito in quanto malato.
Se già risulta una enormità l’aumento che ci fu con la finanziaria del 2007 voluta dall’allora ministri Bersani e Visco da circa il 21 al 27% , il voler portare l’aliquota al 33% risulta un crimine contro i lavoratori e contro il lavoro, una autentica azione di sciacallaggio nei confronti di lavoratori.
La finalità rapace è evidente nel momento in cui non vengono resi i servizi che vengono corrisposti ad altri lavoratori con analoga aliquota contributiva e con maggiori garanzie di continuità nel lavoro.
Il sistema di strozzinaggio invece avviene direttamente attraverso il sistema degli acconti, per cui se io quest’anno ho una base di conteggio 10, l’anno prossimo non posso permettermi minori incassi di quel 10 perché l’acconto richiesto si insinuerà nel totale delle minori entrate, indebitando e rendendo spesso il contribuente moroso in quanto impossibilitato a far fronte di un onere che materialmente non ha. Di li alle cartelle di equitalia il passo è breve e i pignoramenti le aste e i fallimenti personali diventano una costante nei confronti di lavoratori che non hanno tutele ne sindacali ne lobbistiche.
Altro aspetto della riforma Fornero, sul tema specifico, è l’individuazione delle “finte partite IVA” che ha come discriminante il livello di “guadagno” dallo stesso committente nell’anno solare. E’ stomachevole riscontrare come, dopo che è stato precarizzato il mercato del lavoro, con la frammentazione delle professionalità, e l’abbattimento dei costi per i committenti nella marea di contratti dalla tipologia diversa, oggi si convogli centinaia di migliaia verso una zona di non lavoro perché il lavoro “NON E’ UN DIRITTO” ma un privilegio che macellai sociali dispensano, ma soprattutto tolgono ad intere generazioni di lavoratori.
Questa riforma se non interverranno fatti nuovi sarà un autentico genocidio sociale.

Loris

propongo di trovare forme di coordinamento per dare delle risposte nel più breve tempo possibile
per contatti   mail : indemocrazia@yahoo.it 

link utili : corriere della sera

giovedì 31 maggio 2012

16 Giugno la meglio gioventù in Piazza



E’ ancora il tempo di prendere la parola
Il comitato “Il nostro tempo è adesso” le reti, le associazioni, i movimenti, le singolarità che avevano organizzato e promosso il percorso di mobilitazione de “La meglio gioventù” scenderanno in piazza il prossimo sabato 16 Giugno.
La manifestazione si sarebbe dovuta tenere sabato 26 maggio, ma è stata posticipata per aderire e partecipare al corteo delle studentesse e degli studenti di Brindisi “IO NON HO PAURA”. Il 26 maggio volevamo essere e siamo stati a Brindisi: La meglio gioventù era nel capoluogo pugliese colpito dall’attentato alla scuola Morvillo-Falcone.
Annunciamo la manifestazione per il 16 Giungo proprio oggi che è stata approvata al Senato con soli 4 voti di fiducia la riforma del lavoro. Una riforma che truffa e offende i giovani e i precari.

Nessuna delle promesse che avevano accompagnato la riforma è stata mantenuta:
non c’è stata nessuna riduzione dei contratti precari mentre l’innalzamento delle aliquote per i parasubordinati ne determinerà un impoverimento di fatto;
non è stata prevista nessuna estensione dell’indennità di disoccupazione per i precari che si beccano invece la beffa dell’ “una tantum”, un’ammissione di colpevolezza che dice “dovrei, ma non voglio”.
E l’inganno continua con le dichiarazioni di queste ore.
Ancora, in nome dei giovani, il Presidente Monti rivendica una riforma che scaraventerà i professionisti con partita iva in un presente e un futuro di povertà e che lascia soli i circa 4 milioni di precari del nostro paese: per loro, se il contratto scade, nessun reddito né welfare ma solo, per chi può, l’aiuto delle famiglie, anche di quelle sempre più povere.
Tutto questo in un paese in cui sale al 36% la disoccupazione giovanile (Istat); in cui un ragazzo su 6 cade in povertà quando rimane senza lavoro (Banca d’Italia); in cui più giovani e istruiti lasciano il paese per cercare opportunità altrove ed il paese tutto è trascinato nella precarietà e nella povertà: nessuno si salva, né giovani né anziani, né precari né pensionati.
Il pomeriggio e la sera di sabato 16 Giugno, a partire dalle 18.00, racconteremo dei nostri talenti, dei mestieri, della creatività e della vita delle giovani generazioni e del nostro paese ma denunceremo anche la sistematica marginalizzazione e lo sfruttamento proprio di quelle risorse che potrebbero salvare l’Italia e il futuro di tutte e tutti noi.
 Racconteremo di come le politiche di austerity di questo Governo rappresentino un invito alla fuga, ma racconteremo anche che quelle politiche e quell’invito funesto noi lo respingiamo. Restiamo qui, per riprenderci la nostra vita e il notro paese. L’invito ad andarsene va rivolto non a chi potrebbe salvare l’Italia, ma a chi la sfrutta, la deprime e la impoverisce.

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giovedì 17 maggio 2012

La meglio gioventù del nostro tempo.

appello con le prime adesioni per manifestazione il 26 maggio.
Per aderire, la mail è lavitanonaspetta@gmail.com


La meglio gioventù del nostro tempo.


Sostiene questo Paese con idee, desideri, progetti, volontariato, azioni concrete, scopre nuovi mondi e inventa il futuro. Eppure è sempre disoccupata, in cerca di lavoro, precaria, senza stipendio.

Studia per dare il meglio di sé e migliorare le vite di tutti e di tutte, ma una volta laureata è costretta ad andarsene.

E' composta da giovani donne che vivono in un Paese ancora a misura di vecchi modelli maschili, giovani donne che non trovano alcuna opportunità.

Produce ricchezza e non ha niente in cambio: i giovani operai perdono il lavoro; i piccoli imprenditori sono costretti a chiudere l'attività.
Lavora ma in nero e sul lavoro rischia la propria vita e a volte la perde, perché non ci sono tutele e perché allo Stato e alle imprese spesso non interessa investire in sicurezza.
L'arricchiscono ragazzi nati in Italia da genitori immigrati in Italia e che non sanno se in futuro saranno riconosciuti italiani.

Questa è la meglio gioventù del nostro tempo, la gioventù che detiene in Europa il primato come Neet, l'acronimo in cui si ingabbia una generazione a cui non viene riconosciuto quel che già fa o che non può più

studiare, lavorare, che non ha mai avuto l'opportunità di contribuire al cambiamento del proprio Paese, mentre la disoccupazione giovanile sfiora il 36%.

In nome di questa generazione il Governo Monti propone una riforma sbagliata, una truffa per tutti e in primo luogo per i giovani. In nome di questa generazione le politiche di austerity del Governo e della BCE cancellano il futuro di tutti, perpetuando lo stesso modello che ha alimentato le disuguaglianze, che ci ha condotto alla crisi economica e al fallimento di un intero continente.
Il disegno di legge sul mercato del lavoro presentato dal governo non risponde ai problemi principali che affliggono la vita di una generazione intera:
- lascia intatta la giungla delle 46 forme contrattuali, comprese quelle che il Governo aveva annunciato di voler eliminare;
- non estende gli ammortizzatori sociali, visto che l'assicurazione per l'impiego lascerà fuori buona parte dei lavoratori precari;
- non prevede nessuna forma di reddito minimo;
- scarica l'aumento di costo dei contratti a progetto sulle buste paga dei collaboratori;
- rappresenta una beffa per le reali partite iva che dovranno pagare di tasca loro l'aumento dei contributi.

Le tante promesse del Governo non sono state mantenute, così i giovani sono diventati il pretesto per precarizzare chi ha ancora un contratto stabile, altro che tutelare i precari!

Si è cercato, in questi anni, di dividere i padri dai figli, le madri dalle figlie, i "garantiti" dai "non-garantiti". Noi pensiamo che ci siano oggi, come ieri, i ricchi e i poveri, chi vive di sfruttamento e speculazione e chi vive
di lavoro. Per questo vogliamo mobilitarci assieme ai nostri padri e alle nostri madri, perché vogliamo unire due generazioni nella difesa dei diritti e nella lotta contro la precarietà, perché non è vero che non c'è alternativa alla disperazione attuale. I suicidi di questi giorni ci parlano di questo: quando si parla di "salva Italia" bisognerebbe pensare a quelle vite spezzate e alle tante solitudini che la precarietà e le disuguaglianze hanno creato.
La precarietà non è un'emergenza del mercato del lavoro, è il più grande attacco alla democrazia italiana degli ultimi decenni. La precarietà significa essere costretti a sopravvivere e si manifesta nella fotografia del
diritto allo studio negato, delle scuole che crollano, dell'aumento delle tasse all'università, dell'impossibilità di scioperare o dire no di fronte a un sopruso sul lavoro, di non poter amare la nostra compagna o il nostro compagno, di pagare un affitto o comprarsi una lavatrice ed essere indipendenti, così come lo sono i giovani nel resto d'Europa.

Per noi la precarietà è il messaggio che da vent'anni una classe dirigente ci trasmette: andatevene. Noi vogliamo restare, cambiare le nostre vite e dare un presente al nostro Paese.

Vogliamo poter dire che il nostro problema è la precarietà e l'impossibilità di costruirci un futuro. Ancora prima del posto fisso e dell'articolo 18, ci interessa costruire un paradigma diverso, un altro modello di sviluppo e un welfare diverso, che ricomponga le sue basi sui principali diritti di cittadinanza.

Abbiamo proposte migliori di quelle del Governo. Noi chiediamo di investire su Università e Ricerca, di riconvertire ecologicamente il nostro sistema industriale per creare buoni e nuovi posti di lavoro.
Chiediamo un modello di welfare universale, finanziato dalla fiscalità generale e da una patrimoniale che colpisca chi finora non ha mai pagato la crisi: rendite parassitarie, profitti finanziari, grandi capitali. Un welfare che si faccia promotore e fattore di crescita, personale prima che economica, e insieme garanzia di diritti e tutele.


Chiediamo che venga bandita sul serio la truffa della precarietà.

Ad un lavoro stabile deve corrispondere un contratto stabile e i diritti fondamentali devono essere estesi a tutte le forme di lavoro: l'equo compenso, il diritto universale alla maternità/paternità e alla malattia, i diritti

sindacali, il diritto ad una pensione dignitosa, la continuità di reddito nei periodi di non lavoro, la formazione continua.



Chiediamo infine un reddito minimo, fatto di sussidi e servizi, per garantire la dignità della vita e del lavoro com'è in tutti i paesi europei (e come definito nella risoluzione del Parlamento europeo 2010/2039, approvata a larghissima maggioranza il 20 ottobre scorso).



E' necessaria una grande mobilitazione contro la precarietà, per il reddito, per i saperi e per l'estensione dei diritti e delle tutele: per un Paese diverso e per una nuova idea di cittadinanza, fuori e dentro il lavoro.
L'alternativa è il cambiamento, non il mantenimento di pochi diritti e o la versione soft ma non meno triste della precarietà.
Vogliamo un altro Paese e un'altra politica. E vogliamo dirlo noi, non lasciamo più che siano altri a farlo.

Scendiamo in piazza il 26 maggio.
 Per riprenderci il nostro Paese.

Noi, la meglio gioventù del nostro tempo precario.



Il nostro tempo è adesso. La vita non aspetta - www.ilnostrotempoeadesso.it
Errori di Stampa - erroridistamparm.blogspot.com
Diversamente occupate - diversamenteoccupate.blogspot.com
Associazione Nazionale Archeologi www.archeologi.org
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VI Piano - Praticanti e giovani Avvocati
ADI - Associazione dottorandi e dottori di ricerca Italiani - www.dottorato.it
Associazione H2 - Soluzioni per il mondo che verrà - www.associazioneh2.it
TILT! - www.tiltcamp.it
Giovani non più disposti a tutto-CGIL - www.nonpiu.it
Rete della Conoscenza - www.retedellaconoscenza.it
LINK Coordinamento Universitario - www.coordinamentouniversitario.it
Unione degli Studenti - www.unionedeglistudenti.net
Unione degli Universitari - www.unionedegliuniversitari.it
Rete degli studenti medi - www.retedeglistudenti.it
CPU (Coordiamento Precari dell'Università) -coordinamentoprecariuniversita.wordpress.com
Popolo Viola - www.violapost.it
ARCI - www.arci.it
European Alternatives - www.euroalter.com/IT
Atipici Radio Rai
Associazione daSud - www.dasud.it
Nidil CGIL - www.nidil.cgil.it
Libertà è Partecipazione - libertaepartecipazione.tumblr.com
Donne che si fanno sentire - donnechesifannosentire.wordpress.com
Associazione 20 maggio - www.tutelareilavori.it
Coordinamento precari conoscenza FLC CGIL - www.flcgil.it
Associazione di promozione sociale SCOSSE
Agenquadri - www.agenquadri.it
Lavoro&Welfare
Giovani - www.lavorowelfare.it
Prismanews - www.prismanews.net
Giovani democratici - www.giovanidemocratici.net
Giovani di Valore - Idv - www.giovanidivalore.it
Giovani Comunisti - www.giovanicomunisti.it
Fgci - www.fgci.it
Sinistra Ecologia Libertà - www.sinistraecologialiberta.it

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martedì 27 marzo 2012

Cina Italia 0 - 0

Zero diritti


"(AGI) - Seul, 27 mar. - Il presidente cinese, Hu Jintao, e' pronto a scommettere sulla 'nuova Italia'. Alla vigilia del viaggio in Cina del premier Mario Monti, Hu Jintao ha esortato la business community della Cina ad investire nel nostro paese."


Sarà forse che gli imprenditori cinesi improvvisamente trovano interesse per gli investimenti nel mercato italiano perchè il livello dei diritti dei lavoratori italiani si sta sempre più, grazie proprio a Monti e Fornero, avvicinando al livello dei diritti dei lavoratori cinesi?



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domenica 25 marzo 2012

Il prezzo dell’illegittimità.


La legge è uguale per tutti, ma per alcuni è più uguale degli altri
 …è da quando il cdm ha presentato quello che sarà un ddl sulla riforma del mercato del lavoro, e in particolare, la parte che riguarda l’art. 18, che con insistenza mi pongo un quesito : “quale potrà mai essere, se ci sarà mai, un limite al prezzo dell’illegittimità?”
Potrà sembrare una domanda ingenua, ignorante per chi del diritto non ha fatto il suo lavoro, ma penso che eticamente qualche fondamento l’abbia, si, direi proprio che ne ha pieno titolo.
Il disquisire sull’articolo 18 per la sua particolarità non ha mai trattato la legittimità del licenziamento, perché di questo l’aricolo 18, ovviamente non parla,  ma, il concetto sul quale si va  a legiferare è se considerata l’illegittimità del licenziamento si può risolvere il contenzioso con un indennizzo a fronte della comunque perdita del lavoro. Non voglio entrare nel tecnicismo di ciò che è stato elaborato da questo governo, in diritto il “principio” è quello che fa fede.
Altri sono stati i casi in cui era un prezzo a sanare l’illegittimità, i numerosi condoni, vertevano spesso e volentieri su questo principio, con la discriminante che della possibilità di usufruirne, normalmente erano tutti i cittadini interessati, mentre nel caso dell’art.18 la distinzione tra lavoratori e padroni è un dato di presa di coscienza imprescindibile.
Potranno quindi legittimarsi attraverso prezziario altri comportamenti ad oggi perseguiti per legge e magari sanzionati con il carcere? Se questi comportamenti poi, coinvolgono come nel caso dell’art. 18, poteri economici forti, potranno coinvolgere poteri economici molto forti come il crimine organizzato e quindi pagare un prezzo per i comportamenti illegittimi?
Bisogna riconoscere la particolarità Italiana, si legittima ciò che è illegittimo, i buoni diventeranno i cattivi e i pii diventeranno peccatori. Strano il concetto di “Stato”, ma prima ci voleva un Berlusconi per ridurre l’Italia nelle stesse condizioni di un pugile suonato, con i suoi ricorsi al tentativo di Leggi a personam e l’utilizzo della sua posizione per trarre benefici di varia natura, poi quando il pugile sonato non può più reggere, ecco il cavaliere della valle solitaria super-Mario,che legifera sulla base del consenso della BCE e dell’FMI calpestando insieme al coccodrillo di palazzo Chigi oltre mezzo secolo di lotte per i diritti della stragrande maggioranza dei lavoratori italiani.
Loris

ps. si stanno preparando per sottrarci la sovranità nazionale dandola in pasto ai banchieri e agli speculatori finanziari con la clausola del "pareggio di bilancio in Costituzione"




Certo bisogna farne di strada 
da una ginnastica d'obbedienza 
fino ad un gesto molto più umano 
che ti dia il senso della violenza 
però bisogna farne altrettanta 
per diventare così coglioni 
da non riuscire più a capire 
che non ci sono poteri buoni 
da non riuscire più a capire 
che non ci sono poteri buoni.

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lunedì 12 marzo 2012

Cara Camussso, il nostro compito è quello di combattere le ingiustizie sociali e ambientali e non quello di crearle.


Ormai ho imparato a non stupirmi più di niente, ma un certo dolore l’ho percepito con quella tua affermazione : ''Nessuna forma d'iniziativa legittima puo' prevaricare la vita degli altri e sconfinare nella violenza. Penso che la Cgil debbe avere un giudizio netto. Del resto la nostra posizione favorevole alla Tav l'abbiamo espressa al congresso: il Paese ha un disperato bisogno di investimenti''
Recentemente un operaio della Fincantieri si Sestri Ponente mostrava contrarietà nei confronti di un eventuale sindaco non favorevole alla “Gronda di Ponente” a Genova perché, secondo lui, non realizzando la quest'opera sarebbe venuto a mancare il materiale di riempimento per il ribaltamento a mare del cantiere, impedendone quindi il rilancio. 
Il giudizio va ben oltre la giustezza o meno dell’opera, e stravolge in tutto e per tutto il ruolo che si è voluto dare al sindacato in questi ultimi quarant’anni. 

La prima considerazione è che il diritto al lavoro non può prescindere dalla buona amministrazione e conservazione del territorio. Se questo poi vuol dire disgregazione sociale e amplificazione del disagio sociale di intere popolazioni, l’attenzione è quanto meno necessaria. Nel caso della “Gronda” genovese, per rispondere all’operaio di fincantieri, si parla di almeno 15 anni di cantierizzazione di interi quartieri . Che i quartieri siano quelli tradizionalmente popolari e operai sarà un caso? Si parla di movimentazione di materiale amiantifero, quindi all’interno della città, si parla di quel territorio ormai tristemente noto per la sua reazione ad eventi metereologici che troppo frequentemente si trasformano in tragedie.
Non abbiamo forse proprio a Genova un esempio di come una produzione, quella siderurgica, si sia impossessata di uno dei più belli quartieri della città, Cornigliano, lo abbia privato del suo sbocco a mare e nel giro di cinquant'anni con le politiche di deindustrializzazione, delocalizzazione ed esternalizzazione abbia reso al territorio disoccupazione, terreni da bonificare e un quartiere intero stuprato e abbandonato dal punto di vista ambientale?
Con l’applicazione dello Statuto dei diritti dei lavoratori si è assunto il principio che la salute non è monetizzabile. 
Potremmo, alla luce di ciò che ormai conosciamo tutti, pensare che vale la pena mettere a repentaglio la nostra salute e quella dei nostri figli, visti i tempi di rilascio, maneggiando, per quanto con cura, amianto, sia per i lavoratori interessati che per le popolazioni circostanti i cantieri? 
Sicuramente necessitano investimenti che rilancino lavoro e occupazione, allora, considerando che parliamo di trasporti, perché non investire in un piano complessivo della mobilità che tolga dal medio evo sia rete ferroviaria interna sia traffici merci in sicurezza? 
E’ così disdicevole pensare che città come Perugia, Siena o Campobasso, per citarne tre a caso, debbano avere possibilità di comunicazione più efficienti? 
Altra considerazione fondamentale: è vero che gli investimenti servono per rilanciare il lavoro e il paese, ma è anche necessario trovare, prima di avviare gli investimenti pubblici, creare gli anticorpi opportuni perché con questi investimenti non si finanzi cattiva politica e malaffare. 
Il lavoro non potrà mai essere il ricatto per farci peggiorare un già precario sistema di vita. 
E alla CGIL credo di poter chiedere di ritrovare quella capacità di autonomia tanto auspicato ai tempi di Novella e Lama, che in categorie come i metalmeccanici ritrovava l’avanguardia culturale che ha fatto della CGIL un grande sindacato. 
Se cattiva politica e perdita di autonomia stanno minando la natura stessa del sindacato, non è una buona ragione per non cercare di riconquistare spazi di effettiva contrattazione per i lavoratori, per il territorio dove vivono i lavoratori e per la democrazia che i lavoratori riescono a declinare. 
Loris

ps.ormai diversi anni fa contribuii assieme ad altri italiani, dopo il disastro di Chernobyl a rifiutare per l'Italia l'avventura nucleare. A quel tempo ero un dipendente e mi occupavo di logiche statiche applicate alla tecnologia nucleare. La mia vita cambiò radicalmente, l'azienda per conto della quale lavoravo, anche grazie ad una certa disinvoltura nell'acquisire i lavori, fallì e io mi ritrovai a precarizzare la mia esistenza lavorativa.
Non mi sono mai pentito di quel voto dato in quel referendum contro il nucleare, nel frattempo ho avuto un figlio al quale sicuramente sto dando una vita di precarietà lavorativa per questa montagna di guano prodotto dal sistema finanziario bancario e dal prof. Monti , ma con serenità so che non ho precarizzato la sua esistenza di uomo e dell'ambiente che lo circonda, la sua possibilità di diventare a sua volta padre e di consegnare l'ambiente che lo circonda a sua volta a suo figlio.
Potessi rivotare 100 volte, per cento volte rivoterei per il mio, per il suo e per il futuro di coloro che verranno.(L.V)


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venerdì 24 febbraio 2012

30 anni e io...? Riflessioni di una giovane lavoratrice nel giorno del suo compleanno

…Capita che attraverso la rete ci accorgiamo del compleanno di qualche amico/a. Ieri sera mi sono soffermato sulle parole di una giovane amica nel giorno del suo trentesimo compleanno. 
In questi giorni di ministri incapaci di attivare il cervello prima di mettere in moto la lingua le parole di questa giovane lavoratrice, nella sua disarmante semplicità, sono arrivate come un pugno nello stomaco. 

Credo sia doveroso che trovino la massima pubblicità
 Al blog e al breve testo si accede ciccando sull’immagine sottostante .

Buon Compleanno Desirée

Loris

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sabato 11 febbraio 2012

Il fallimento del gov. monti, la grecia e l'art. 18: l'allarme di Lidia Undiemi a linea notte.




Lidia Undiemi è una studiosa di economia e diritto all'università di palermo. a margine dell'evento mediatico attuale, e cioè dell'incontro tra monti e obama, intervistata al tg3 linea notte questa giovane economista traccia il percorso fallimentare dei 2 governi oggetto dell'incontro. la mancanza di misure adeguate contro la finanza speculativa, cioè la causa principale della crisi economica mondiale hanno in pratica lasciato inalterata la crisi anzi, non farà altro che acuirla ulteriormente. nessuno spiega, in questo caso monti, del perchè il fondo salvastati sarà gestito da un'organizzazione intergovernativa che avrà totale immunità sulla gestione ei fondi e sulle probabili conseguenze di crac finanziario. il pericolo reale è di una dittatura finanziaria. netto è il giudizio sull'abolizione dell'art. 18: - com'è possibile in una situazione di totale degrado economico da parte delle aziende abolire un'articolo che sarà un'ulteriore fonte di disoccupazione? la flessibilità del lavoro ha fallito. una seria politica di sviluppo economico e industriale è l'unica soluzione non solo per la grecia ma anche per gli stati membri europei in difficoltà. fino a quando l'europa e gli USA non faranno un programma unico per contrastare la speculazione finanziaria le soluzioni finora adottate saranno del tutto inadeguate.

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