il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

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domenica 15 dicembre 2013

15 dicembre, a mio padre

Dai Padri ai Figli e dai Figli ai Padri...

il nonno barbiere, non ha bandiere, ma fece uscire di corsa dalla bottega un gerarchetto con mezza barba fatta e mezza no.....a lui fu impedito di continuare a lavorare a bordo delle navi perchè rifiutò l'iscrizione al fascio
Loris


post sullo stesso argomento: 


2012 - Ognuno è il prodotto della propria cultura, della propria educazione e della propria formazione. Io sono figlio di mio padre

2011 - Storia di mio padre – lotte sindacali e politiche degli anni 60, i valori di una vita

venerdì 14 dicembre 2012

Ognuno è il prodotto della propria cultura, della propria educazione e della propria formazione. Io sono figlio di mio padre


"Ognuno è il prodotto della propria cultura, della propria educazione e della propria formazione. Io sono figlio di mio padre, della sua cultura, della sua educazione e della sua formazione. Sono anche figlio del dolore che l’interruzione traumatica di questo flusso di concetti ha richiesto per ricomporre quella cultura, quella educazione e quella formazione.
(15 dicembre 1964 – 15 dicembre 2012)"

Ieri sono comparse le cifre sulla stima della ricchezza in Italia. Fonte dei dati è la Banca d’Italia, quindi , dati definibili attendibili.
La metà più povera delle famiglie italiane detiene il 9,4% della ricchezza totale mentre il 10% più ricco detiene il 45,9. Se non fosse la Banca d’Italia uno potrebbe dire che è uno slogan dei No-global.
Un altro dato sempre fornito dall’istituto di Via Nazionale è l’ammontare del debito pubblico, che a ottobre ha sfondato i duemila miliardi di euro.
La chicca dei numeri però arriva nel momento in cui qualcuno scrive che il debito per famiglia è di 82.000 euro. Ovviamente gli 82.000 sono uguali sia per coloro che detengono il 9,4 di ricchezza sia per coloro che hanno il 45,9.

Dopo un anno di governo Monti non siamo sicuramente diventati degli economisti, ma sicuramente siamo in grado di comprendere qual è il livello delle nostre tasche e riusciamo sempre più a comprendere perché in un anno si è voluto massacrare lo stato sociale attraverso il taglio alle pensioni e alla sanità, violare i diritti acquisiti dei lavoratori (art.18), precarizzare ulteriormente il lavoro, elargire sovvenzioni alla scuola privata a scapito di quella pubblica e infine (solo per una questione di sintesi) mantenere i privilegi alla chiesa cattolica tassando indiscriminatamente il 90% degli italiani.

Si comprende fin troppo bene perché non è stata fatta una patrimoniale, e si comprende, perché la si vive che i segni di una ripresa sono al di la da venire. Non solo, ma nel momento in cui ci dovesse essere, i primi a sentirla saranno il 10 % più ricco.

Due dichiarazioni una di ieri di Bersani, e una di oggi di D'Alema credo vadano lette con la logica dei numeri della Banca d’Italia. Il desiderio di aprire al centro e al professore dopo l’eventuale vittoria da parte del PD è la conferma che il 10% continuerà ad essere tutelato mentre il restante 90 % sarà quello che continuerà con le lacrime e il sangue, con i posti di lavoro che saltano, con gli indebitamenti personali che crescono e lo stato attraverso i suoi tentacoli (Equitalia) potrà pignorare e depredare ulteriormente .
D'Alema invece ha affermato che non sarebbe “morale” una candidatura del professore. Tradotto in volgare dovrebbe significare che lo hanno sponsorizzato, gli hanno fatto fare tutto ciò che voleva rendendosi complici del furto di futuro alla maggioranza degli italiani e ora, dopo che hanno dato rassicurazioni che non si modificherà niente di ciò che Monti aveva già deciso, lui non vuole mollare il giocattolo al PD, a Bersani e al suo mentore D'Alema. La domanda è: - ma cosa cambia?

Conclusione: grazie per aver avuto una cultura, una educazione, una formazione che mi permette di comprendere le ingiustizie e le iniquità e mi schiera dalla parte di chi lavora e lotta. Ognuno ha i propri maestri, altri invece spezzano volutamente il proprio fusto dalle radici che alimentano delle proprie origini. Restano in vita ma di fatto sono dei mostri.

Loris




martedì 1 febbraio 2011

parliamo di donne, di padri e di politica


Alcuni giorni fa ho letto sul blog di “speradisole” un post che si rifaceva, in parte, ad un articolo di Claudio Fava apparso sull’Unità :“Il silenzio dei padri per le notti di Arcore”

La mia sollecitazione a pormi criticamente verso questo articolo, deriva, sicuramente, non dalla parte che racconta la storia di Franca Viola, ma dove, con una certa generalizzazione, si parla dei “padri di Arcore” .
Non ci sono più le stagioni di una volta, I neri hanno la musica nel sangue e di mamme ce n'è una sola . Potrei continuare con i luoghi comuni e riempire la pagina, e sfido chiunque a non condividere emotivamente, a volte anche razionalmente queste amenità.
E’ questo l’appunto che muovo all’articolo di Fava: sbandierare una auto-condanna, senza nessun tipo di supporto sociologico o politico. Celebriamo un autodafè dei “padri”, da quelli di una volta, perché cantavano faccetta nera e marciavano in Abissinia, a quelli che il 18 aprile 48 che votarono democristiano lasciandoci asserviti alla mafia e agli americani.
Non tutti i padri partiron per l’Africa cantando, alcuni avrebbero poi fatto la scelta della Resistenza e, dopo il 18 Aprile, altri si impegneranno nei loro ambiti nella lotta alla Mafia proprio come Pippo Fava, padre di Claudio.
Come si fa a non comprendere che è in base agli stimoli che ci circondano, che si sviluppa la morale e l’etica,  intesa come morale condivisa, una cultura, che concorre a supportare il modello di società con i suoi usi e costumi.
Più volte parlando del berlusconismo ho ricordato come sia nato di fatto ancor prima di B., e non solo come prosecuzione naturale del craxismo, ma come modello culturale controllato e dispensato dai media legati al potere. Ho inoltre ribadito che anche se B. sparisse domani, per liquidare il berlusconismo occorreranno anni, forse decenni.
Liquidare con l’affermazione “Quelle notti ad Arcore sono lo specchio del paese. Di ragazzine invecchiate in fretta e di padri ottusi e contenti” lo troverei superficiale scritto da chiunque, lo trovo oltremodo fuori luogo nel momento in cui a scriverlo è un dirigente politico della sinistra attuale.
Pensa Fava di rappresentare anche quel Paese? Non è forse responsabilità anche della politica l’essersi arresa ad una logica berlusconiana fatta di immagine e priva di contenuto? Non sono di fatto l’altra faccia della stessa moneta la proliferazione di partiti che fanno come oggetto distintivo il nome di un leader o presunto tale? I Li Causi in Sicilia e i Di Vittorio in Puglia, nel produrre il conflitto, producevano cultura che intaccava il potere e la cultura dominante, quanto conflitto prodotto oggi dalla sinistra attuale è in grado di intaccare la cultura berlusconiana?

Non sono state proprio le modificazioni politiche e sociali che hanno determinato “usi e costumi”. Per queste ragioni resto sconcertato dello scivolone dell’articolo, proprio perché chi ha ricoperto ruoli di responsabilità politiche, non può sottrarsi alle proprie responsabilità.
Vorrei inoltre sottolineare come sicuramente il fatto di Franca Viola e di suo padre rappresentino un importante esempio di difesa della dignità in un momento dove la donna in primis non aveva titolo, ma tutto quello che ha rappresentato la modificazione politica e culturale delle donne è passato attraverso le lotte di fine anni 60 e degli anni 70 attraverso i movimenti femministi e le lotte condivise per il divorzio, l’aborto e l’istituzione dei consultori famigliari. L’articolo 544 del codice penale,a cui si fa riferimento nella storia di Franca Viola, fu infatti abrogato dall’art.1 della legge 442 nell’agosto 1981. Praticamente due mesi dopo il referendum sull’aborto.

Termino ponendo un quesito: sono forse figlie di NN le centinaia e migliaia di ragazze che oggi offrono la loro faccia sul web col preciso intento di dare identità precise e non virtuali di donne che non ci stanno nella generalizzazione ad essere assimilate alle “olgettine”
Forse la così detta “società civile”, per distinguerla dalla casta politica, è di gran lunga migliore della propria dirigenza politica.
Loris




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