il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

Amicus Plato, sed magis amica veritas



domenica 18 gennaio 2009

UNA NUOVA CULTURA

...se ci riesco non uso aggettivi. In questi giorni con una certa disinvoltura c'è chi ha parlato di quello che stava succedendo nella striscia di Gaza. Tutti, se abbiamo voluto, abbiamo saputo cosa stava succedendo a Gaza e a Israele. Come è giusto che sia abbiamo potuto farci una opinione che non necessariamente era uguale a quella di un altro.
Nel settembre 1945, a pochi mesi dalla fine del conflitto mondiale uno dei più importanti intellettuali del panorama italiano di quel periodo fondava una rivista e sul numero uno apriva con le seguenti considerazioni:
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UNA NUOVA CULTURA

Non più una cultura che consoli nelle sofferenze ma una cultu­ra che protegga dalle sofferenze, che le combatta e le elimini

Per un pezzo sarà difficile dire se qualcuno o qualcosa abbia vinto in questa guerra. Ma certo vi è tanto che ha perduto, e che si vede come abbia perduto. I morti, se li contiamo, sono più di bambini che. di soldati; le macerie sono di città che avevano venticinque secoli di vita; di case e di biblioteche, di monumenti, di cattedrali, di tutte le forme per le quali è passato il progresso civile dell’uomo; e i campi su cui si è sparso più sangue si chiamano Mauthausen, Maidanek, Buchenwald, Dakau.
Di chi è la sconfitta più grave in tutto questo che è accaduto? Vi era bene qualcosa che, attraverso i secoli, ci aveva insegnato a considerare sacra l’esistenza dei bambini. Anche di ogni conquista civile dell’uomo ci aveva insegnato ch’era sacra; lo stesso del pane; lo stesso del lavoro. E se ora milioni di bambini sono stati uccisi, se tanto che era sacro è stato lo stesso colpito e distrutto, la sconfitta è anzitutto di questa «cosa» che c’insegnava la inviolabilità loro. Non è anzi­tutto di questa «cosa» che c’insegnava l’inviolabilità loro?
Questa «cosa », voglio subito dirlo, non è altro che la cultura; lei che è stata pensiero greco, ellenismo, romanesimo, cristianesimo la­tino, cristianesimo medioevale,. umanesimo, riforma, illuminismo, libe­ralismo, ecc., e che oggi fa massa intorno ai nomi di Thomas Mann e Benedetto Croce, Benda, Huitzinga, Dewey, Maritain, Bernanos e Unamuno, Un Yutang e Santayana, Valéry, Gide e Berdiaev.
Non vi è delitto commesso dal fascismo che questa cultura non avesse insegnato ad esecrare già da tempo. E se il fascismo ha avuto modo di commettere tutti i delitti che questa cultura aveva insegnato ad esecrare già da tempo, non dobbiamo chiedere proprio a questa cultura come e perché il fascismo ha potuto commetterli?
Dubito che un paladino di questa cultura, alla quale anche noi apparteniamo, possa darci una risposta diversa da quella che pos­siamo darci noi stessi: e non riconoscere con noi che l’insegnamento di questa cultura non ha avuto che scarsa, forse nessuna, influenza civile sugli uomini.
Pure, ripetiamo, c’è Platone in questa cultura. E c’è Cristo. Dico: c’è Cristo. Non ha avuto che scarsa influenza Gesù Cristo? Tutt’altro. Egli molta ne ha avuta. Ma è stata influenza, la sua, e di tutta la cultura fino ad oggi, che ha generato mutamenti quasi solo nell'intel­letto degli uomini, che ha generato e rigenerato dunque se stessa, e mai, o quasi mai, rigenerato, dentro: alle possibilità di fare, anche l'uomo. Pensiero greco, pensiero latino, pensiero cristiano c;li ogni tempo, sembra non abbiano dato agli uomini che il modo di travestire e giustificare, o addirittura di render tecnica, la barbarie dei fatti loro. E qualità naturale della cultura di non poter influire sui fatti degli' uomini?
lo lo nego. Se quasi mai (salvo in periodi isolati e oggi nel­l'U.R.S.S.) la cultura ha potuto influire sui fatti degli uomini dipende solo dal -modo in cui la cultura si è manifestata. Essa ha predicato, ha insegnato, ha elaborato princìpi e valori, ha scoperto continenti e costruito macchine, ma non si è identificata con la società, nOn ha governato con la società, non ha condotto eserciti per la società. Da che cosa la cultura trae motivo per elaborare i suoi princìpi e i suoi valori? Dallo spettacolo di ciò che l'uomo soffre nella società. L'uomo ha sofferto nella società, l'uomo soffre. E che cosa fa la cultura per l'uomo che soffre? Cerca di consolarlo.
Per questo suo modo di consolatrice in cui si è manifestata fino ad oggi, la cultura non ha potuto impedire gli orrori del fascismo. Nessuna forza sociale era «sua» in Italia o in Germania per impe­dire l'avvento al potere del fascismo, né erano «suoi» i cannoni, gli aeroplani, i carri armati che avrebbero potuto impedire l'avventura d'Etiopia, l'intervento fascista in Spagna, 1'« Anschluss» o il patto di Monaco. Ma di chi se non di lei stessa è la colpa che le forze sociali non siano forze della cultura, e i cannoni, gli aeroplani, i carri armati non siano «suoi»?
La società non è cultura perché la cultura non è società. E la cultura non è soçietà perché ha in sé l'eterna rinuncia del «dare a Cesare» e perché i suoi princìpi sono soltanto consolatori, perché non sono tempestivamente rinnovatori ed efficacemente attuali, vi­venti con la società stessa come la società stessa vive. Potremo mai avere una cultura che "'Sappia proteggere l'uomo dalle sofferenze invece di limitarsi a consolarlo? Una cultura che le impedisca, che le scon­giuri, che aiuti a eliminare lo sfruttamento e la schiavitù, e a vincere il bisogno, questa è la cultura in cui occorre che si trasformi tutta la vecchia cultura.
La cultura italiana è stata particolarmente provata nelle sue illusioni. Non vi è forse nessuno in Italia che ignori che cosa significhi la mortificazione dell'impotenza o un astratto furore. Continueremo, ciò malgrado, a seguire la strada che ancora oggi ci indicano i Thomas Mann e i Benedetto Croce? lo mi rivolgo a tutti gli intellettuali ita­liani che hanno conosciuto il fascismo. Non ai marxisti soltanto, ma anche agli idealisti, anche ai cattolici, anche ai mistici. Vi sono ragioni dell'idealismo o del cattolicesimo che si oppongono alla trasformazione della cultura in una cultura capace di lottare contro la fame e le sofferenze?
Occuparsi del pane e del lavoro è ancora occuparsi dell'« anima ».
Mentre non volere occuparsi che dell'« anima» lasciando a «Cesare» di occuparsi come gli fa comodo del pane e del lavoro, è limitarsi ad avere una funzione intellettuale e dar modo a «Cesare» (o a Done­gani, a Pirelli, a Valletta) di avere una funzione di dominio «sull'ani­ma» dell'uomo. Può il tentativo di far sorgere una nuova cultura che sia di difesa e non più di consolazione dell'uomo, interessare gli idealisti e i cattolici, meno di quanto interessi noi?

ELIO VITTORINI

(n. 1, 29 settembre 1945)
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Dedico questo post estrapolato dal N.1 del Politecnico alla popolazione di Gaza e ai bambini di Gaza .
ps. Invito giornalisti, direttori di giornali e telegiornali, critici d'arte, tronisti e omnipresenti... insomma tutti quelli che nel nostro paese fanno cultura a considerarsi direttamente coinvolti.

10 commenti:

articolo21 ha detto...

Non lo avevo mai letto. Molto interessante. Grazie per questo contributo.

La Mente Persa ha detto...

Si, decisamente interessante.
Il più grande potenziale nel migliorare il mondo risiede negli educatori.
Peccato ci insegnino prima i buoni propositi e poi, appena abbiam preso le prime stangate da adulti, ci dicono di rassegnarci e fare gli ipocriti.
gio

il Russo ha detto...

Ecco perchè stamani sogghignavi quando parlavamo di Vittorini, mi cospargo nuovamente il capo di cenere (oramai te stai a sotterà de cenere direbbe un noto orso del centro Italia) ma ho letto solo ora...

Marte ha detto...

eppure..."La nostra paura del peggio è più forte del nostro desiderio del meglio".
Comodi:"giornalisti, direttori di giornali e telegiornali, critici d'arte, tronisti e omnipresenti..." sono comodi.

Luz ha detto...

Grazie Loris, grazie davvero per questo bellissimo scritto di Vittorini, che naturalmente non conoscevo. Grazie anche se per noi è un rinnovare ciò che crediamo e abbiamo fatto nostro e dovrebbe invece mordere le coscienze di chi passa attraverso la vita senza pensiero alcuno, portando nello sguardo non la coscienza di sè ma solo "horror vacui".

confinidiversi ha detto...

"Non vi è delitto commesso dal fascismo che questa cultura non avesse insegnato ad esecrare già da tempo. E se il fascismo ha avuto modo di commettere tutti i delitti che questa cultura aveva insegnato ad esecrare già da tempo, non dobbiamo chiedere proprio a questa cultura come e perché il fascismo ha potuto commetterli?"

chapeau.

La cultura, credo, è sempre dentro e fuori la società, è allo stesso tempo è contro la società.
Lo stesso fascismo, era una cultura. Ma l'uomo ha nella socialità (più che nel DNA), la somiglianza con gli animali.
Ne soffre perchè non è la socialità vera di cui ha bisogno.
Ma la cultura in realtà, è società.

Gatta bastarda ha detto...

già chi fa questo tipo di cultura è direttamente coinvolto...
"Per quanto voi vi riteniate assolti siete per sempre coinvolti!"

non c'è alcuna motivazione valida alla morte di un bambino figuriamoci di molti bambini

loris ha detto...

…anch’io voglio provare a estrapolare un contenuto a questo articolo di Vittorini. In particolare vorrei provare a comprenderne l’attualità rispetto agli eventi di Gaza perché penso che saranno destinati a mutare profondamente il nostro modo di pensare e soprattutto il nostro modo di assimilare e reagire rispetto a ciò che ci circonda.
Vittorini scriveva dopo che al mondo era stato rivelato ciò che in molti sapevano e che in qualche modo avevano voluto ignorare. L’uccisione scientifica di milioni di civili: donne , bambini, vecchi.
L’orrore avrebbe dovuto insegnarci qualche cosa. Ogni anno ricordiamo quello sterminio che non fu solo di Ebrei ma colpì pure gli zingari, i gay, gli handicappati. La nostra amata e rispettata Cultura aveva in effetti concepito all’interno di se anche questi mostri. La formula consolatoria è purtroppo tragicamente vera . Si veleggia a livello intellettuale ma poi è “Cesare”come dice Vittorini a dettare il quotidiano. Sappiamo apprezzare la bellezza di un dipinto di Raffaello e un numero imprecisato ma grande di persone vuole ignorare o giustificare il massacro, la mutilazione, di civili inermi, di bambini. Paradossalmente abbiamo anche l’aggravante che le vicende le viviamo in diretta, non c’è neanche il passaparola per rendersi conto dello strazio che sta accadendo. A questo punto è evidente il ruolo dei media sulla formazione culturale, anzi sull’ “indottrinamento”:è clamoroso e scandaloso. Penso che in maniera scientifica si stia cercando di deculturizzare la società per consentire a “Cesare” di poter fare tranquillamente quello che vuole che intanto un intellettuale asservito sarà sempre pronto a giustificare , a coprire a propagandare.
La cultura serve a ben poco se non è integrata con un’etica condivisa di valori.
La nuova Cultura che sia a difesa dell’uomo e non solo consolatoria la sento dopo Gaza più distante, ma, credo che sia una battaglia a cui non ci si deve sottrarre nel tentativo di dare alle prossime generazioni oltre al bello dei quadri, palazzi, sculture anche una società migliore e più giusta.

il monticiano ha detto...

Adesso ho capito perchè il nano si riferiva agli "indottrinati"quando straparlava di quelli di sinistra. In realtà siamo noi, cittadini TUTTI, nessuno escluso ad essere indottrinati(per chi si lascia indottrinare) dai media.
Che squallore.

Gap ha detto...

Me sa che co' tutti 'sti complimenti stai a camminà a du' metri da tera. Attento che chi più in alto vola si fa più male quando cade.

Ciao

BEGIN

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