il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

Amicus Plato, sed magis amica veritas



giovedì 14 aprile 2011

Non c'è più tempo


Non c'è più tempo
di Alberto Asor Rosa
DA IL Manifesto del 13 aprile
Capisco sempre meno quel che accade nel nostro paese. La domanda è: a che punto è la dissoluzione del sistema democratico in Italia? La risposta è decisiva anche per lo svolgimento successivo del discorso. Riformulo più circostanziatamente la domanda: quel che sta accadendo è frutto di una lotta politica «normale», nel rispetto sostanziale delle regole, anche se con qualche effetto perverso, e tale dunque da poter dare luogo, nel momento a ciò delegato, ad un mutamento della maggioranza parlamentare e dunque del governo? Oppure si tratta di una crisi strutturale del sistema, uno snaturamento radicale delle regole in nome della cosiddetta «sovranità popolare», la fine della separazione dei poteri, la mortificazione di ogni forma di «pubblico» (scuola, giustizia, forze armate, forze dell'ordine, apparati dello stato, ecc.), e in ultima analisi la creazione di un nuovo sistema populistico-autoritario, dal quale non sarà più possibile (o difficilissimo, ai limiti e oltre i confini della guerra civile) uscire?
Io propendo per la seconda ipotesi (sarei davvero lieto, anche a tutela della mia turbata tranquillità interiore, se qualcuno dei molti autorevoli commentatori abituati da anni a pietiner sur place, mi persuadesse, - ma con seri argomenti - del contrario). Trovo perciò sempre più insensato, e per molti versi disdicevole, che ci si indigni e ci si adiri per i semplici «vaff...» lanciati da un Ministro al Presidente della Camera, quando è evidente che si tratta soltanto delle ovvie e necessarie increspature superficiali, al massimo i segnali premonitori, del mare d'immondizia sottostante, che, invece d'essere aggredito ed eliminato, continua come a Napoli a dilagare.
Se le cose invece stanno come dico io, ne scaturisce di conseguenza una seconda domanda: quand'è che un sistema democratico, preoccupato della propria sopravvivenza, reagisce per mettere fine al gioco che lo distrugge, - o autodistrugge? Di esempi eloquenti in questo senso la storia, purtroppo, ce ne ha accumulati parecchi.
Chi avrebbe avuto qualcosa da dire sul piano storico e politico se Vittorio Emanuele III, nell'autunno del 1922, avesse schierato l'Armata a impedire la marcia su Roma delle milizie fasciste; o se Hinderburg nel gennaio 1933 avesse continuato ostinatamente a negare, come aveva fatto in precedenza, il cancellierato a Adolf Hitler, chiedendo alla Reichswehr di far rispettare la sua decisione?
C'è sempre un momento nella storia delle democrazie in cui esse collassano più per propria debolezza che per la forza altrui, anche se, ovviamente, la forza altrui serve soprattutto a svelare le debolezze della democrazia e a renderle irrimediabili (la collusione di Vittorio Emanuele, la stanchezza premortuaria di Hinderburg).
Le democrazie, se collassano, non collassano sempre per le stesse ragioni e con i medesimi modi. Il tempo, poi, ne inventa sempre di nuove, e l'Italia, come si sa e come si torna oggi a vedere, è fervida incubatrice di tali mortifere esperienze. Oggi in Italia accade di nuovo perché un gruppo affaristico-delinquenziale ha preso il potere (si pensi a cosa ha significato non affrontare il «conflitto di interessi» quando si poteva!) e può contare oggi su di una maggioranza parlamentare corrotta al punto che sarebbe disposta a votare che gli asini volano se il Capo glielo chiedesse. I mezzi del Capo sono in ogni caso di tali dimensioni da allargare ogni giorno l'area della corruzione, al centro come in periferia: l'anormalità della situazione è tale che rebus sic stantibus, i margini del consenso alla lobby affaristico-delinquenziale all'interno delle istituzioni parlamentari, invece di diminuire, come sarebbe lecito aspettarsi, aumentano.
E' stata fatta la prova di arrestare il degrado democratico per la via parlamentare, e si è visto che è fallita (aumentando anche con questa esperienza vertiginosamente i rischi del degrado).
La situazione, dunque, è più complessa e difficile, anche se apparentemente meno tragica: si potrebbe dire che oggi la democrazia in Italia si dissolve per via democratica, il tarlo è dentro, non fuori.
Se le cose stanno così, la domanda è: cosa si fa in un caso del genere, in cui la democrazia si annulla da sè invece che per una brutale spinta esterna? Di sicuro l'alternativa che si presenta è: o si lascia che le cose vadano per il loro verso onde garantire il rispetto formale delle regole democratiche (per es., l'esistenza di una maggioranza parlamentare tetragona a ogni dubbio e disponibile ad ogni vergogna e ogni malaffare); oppure si preferisce incidere il bubbone, nel rispetto dei valori democratici superiori (ripeto: lo Stato di diritto, la separazione dei poteri, la difesa e la tutela del «pubblico» in tutte le sue forme, la prospettiva, che deve restare sempre presente, dell'alternanza di governo), chiudendo di forza questa fase esattamente allo scopo di aprirne subito dopo un'altra tutta diversa.
Io non avrei dubbi: è arrivato in Italia quel momento fatale in cui, se non si arresta il processo e si torna indietro, non resta che correre senza più rimedi né ostacoli verso il precipizio. Come?
Dico subito che mi sembrerebbe incongrua una prova di forza dal basso, per la quale non esistono le condizioni, o, ammesso che esistano, porterebbero a esiti catastrofici. Certo, la pressione della parte sana del paese è una fattore indispensabile del processo, ma, come gli ultimi mesi hanno abbondantemente dimostrato, non sufficiente.
Ciò cui io penso è invece una prova di forza che, con l'autorevolezza e le ragioni inconfutabili che promanano dalla difesa dei capisaldi irrinunciabili del sistema repubblicano, scenda dall'alto, instaura quello che io definirei un normale «stato d'emergenza», si avvale, più che di manifestanti generosi, dei Carabinieri e della Polizia di Stato congela le Camere, sospende tutte le immunità parlamentari, restituisce alla magistratura le sue possibilità e capacità di azione, stabilisce d'autorità nuove regole elettorali, rimuove, risolvendo per sempre il conflitto d'interessi, le cause di affermazione e di sopravvivenza della lobby affaristico-delinquenziale, e avvalendosi anche del prevedibile, anzi prevedibilissimo appoggio europeo, restituisce l'Italia alla sua più profonda vocazione democratica, facendo approdare il paese ad una grande, seria, onesta e, soprattutto, alla pari consultazione elettorale.
Insomma: la democrazia si salva, anche forzandone le regole. Le ultime occasioni per evitare che la storia si ripeta stanno rapidamente sfumando. Se non saranno colte, la storia si ripeterà. E se si ripeterà, non ci resterà che dolercene. Ma in questo genere di cose, ci se ne può dolere, solo quando ormai è diventato inutile farlo. Dio non voglia che, quando fra due o tre anni lo sapremo con definitiva certezza (insomma: l'Italia del '24, la Germania del febbraio '33), non ci resti che dolercene.


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4 commenti:

Ernest ha detto...

è sempre più notte!

loris ha detto...

Resto esterefatto tra il numero di visite a questo post e il numero di commenti che provengono soprattutto da sinistra.
Ho voluto riprendere questo articolo sul "il Manifesto" di ieri, per la qualità dell'analisi ineccepibile. Sia dal punto di vista storico che politico. Ciò che è in gioco oggi è tragicamente evidente, e non viene nello scritto di Asor Rosa, minimamente celato. Sulla possibile soluzione prospettata da Asor Rosa, invece non concordo, in quanto, non ritengo, strutture come quelle citate dall’autore dell’articolo, portatrici di quei valori assolutamente super partes, in grado di essere la garanzia implicita dei valori della Costituzione.
Indipendentemente dal prezzo da pagare, credo che la risposta popolare sia l’unica, a fronte di una casta politica delegittimata, che ha la prerogativa per difendere il dettato Costituzionale.
Il “se non ora quando?” non deve ammettere repliche perché il “quando” potrebbe non arrivare mai più.

Ross ha detto...

Sono d'accordo con quello che hai scritto nel commento qui sopra.

La soluzione proposta nell'articolo non solo è impraticabile, ma intanto ha pure offerto facile materiale di propaganda e una ghiotta occasione di gridare al golpe comunista ai maiali grufolanti del regime.

Giuseppe ha detto...

Gentile Prof. Rosa
Ho letto con grande attenzione il suo art. del 13 corrente sul Manifesto .
Devo ringraziarla dal profondo del cuore: lei mi ha risolto un grosso dubbio. Fino a ieri , giorno in cui grazie a Internet, ho letto il suo articolo, ero (io tendenzialmente antiberlusconiano ) torturato dall’indecisione su chi votare alle prossime elezioni. Ebbene lei con le sue argomentazioni mi ha tolto dall’angoscia.
Sembrano brillanti le sue argomentazioni da puro democratico sull’impossibilita’ di cambiare l’attuale governo dell’odiato Cavaliere e sulla necessita’ di ricorrere ai Carabinieri e alla Polizia di Stato per abbattere con la forza il degenerato sistema populistico-autoritario berlusconiano .
E poi particolarmente calzante mi sembra il ricordo dei primi decenni del secolo scorso quando fascismo e nazismo presero il potere a causa – come lei sostiene – della debolezza delle democrazie
Un piccolo primo dubbio mi sfiora: ma questo ignobile governo da chi e’ stato eletto se non dalla maggioranza degli elettori ?
Altro piccolo dubbio per quanto riguarda il confronto con il nascere del fascismo e del nazismo : forse i tempi che stiamo traversando non sono proprio eguali a quelli da lei ricordati per Hitler e Mussolini : non abbiamo alle spalle nessuna guerra perduta o vinta a costo di enormi sacrifici e crisi economica successiva, ne’ una drammatica crisi economica e sociale come quella del ’29 (quella attuale non e’ comparabile) .
Allora , esimio professore, lei mi ha convinto di una cosa che e’ l’esatto opposto della sua tesi : occorre votare
( anche se “obtorto collo “ ) Berlusconi .
Lei rappresenta con le sue idee gli intellettuali che io chiamo “le vedove del bolscevismo” :devoti seguaci del principio enunciato nei libri di Lenin : l’avversario politico e’ un nemico da demonizzare (prima) e distruggere fisicamente (dopo) . I 90 milioni di morti che il tramontato regime (di cui lei e tanti altri nella sinistra italiana ancora oggi sono i lacché ) ha fatto nei paesi dove il comunismo e’ andato al potere, sono quisquilie di cui non vale parlare vero Professore ? .

Ebbene io che sono un vecchio liberale, vedo in lei e quelli come lei gli assoluti nemici della democrazia (che con parole e mezzi molto minori dei suoi tento timidamente di difendere). Volete la rivoluzione con il sangue che ne consegue, senza farvi un esame di coscienza e vergognarvi dei cadaveri che la ideologia di cui voi siete stati servi ha sparso in tutto il mondo! Voi della democrazia non avete capito niente! Il solo fatto di credervi i depositari della verita’ vi qualifica per quello che siete : dei nuovi fascisti che oggi hanno rimpiazzato i comunisti di ieri.
Penso che Berlusconi debba darle una medaglia d’oro e nominarla come il principe dei suoi propagandisti : le sue argomentazioni riescono a convincere uno che era antiberlusconianio come me!
Giuseppe Gloria
Roma

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