il problema attuale non è più la lotta della democrazia contro il fascismo ma quello del fascismo nella democrazia (G. Galletta)

Amicus Plato, sed magis amica veritas



martedì 30 giugno 2009

30 giugno 1960 - Piazza de Ferrari

alla testa della protesta i rappresentanti
antifascisti
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Alessandro Benna Lucia Compagnino

30 giugno 1960

La rivolta di Genova nelle parole di chi c'era

Il portuale Paride Batini, entrato in porto giovanissimo come lavoratore occasionale e più volte eletto console della Compagnia Unica dei portuali, nel 1960 aveva 26 anni e partecipò a tutte le manifestazioni.Come nacque la mobilitazione?«Nacque già molto tempo prima del 30 giugno, settimane prima, e in modo del tutto spontaneo. Quando si diffuse la notizia che a Genova ci sarebbe stato questo congresso fascista, tutte le forze democratiche incominciarono a mobilitarsi. L’organizzazione della protesta non era in mano ad un partito o a un gruppo specifico, per tutta la città si diffondevanogli inviti a mobilitarsi affinché fosse chiara l’opposizione di tutti alla decisione di tenere qui a Genova il congresso dell’MSI. Noi portuali dopo il lavoro ci fermavamo sempre in piazza Banchi a discutere.(...) E via via che la data del congresso si avvicinava, il nostro coinvolgimento cresceva e gli incontri in piazza Banchi diventavano il punto di riferimento dell’intera giornata. (...) E spesso partivamo in corteo, con destinazioni che sceglievamo al momento. Ci furono molte scaramucce con la polizia, anche perché noi non sapevamo che si dovesse chiedere l’autorizzazione per fare un corteo, e i poliziotti a volte ci lasciavano passare, a volte volevano impedircelo.Ma se è vero che ci comportavamo in maniera spontanea e magari ingenua dal punto di vista organizzativo, è altrettanto vero che avevamo, invece, ben chiara la nostra motivazione e il nostro obiettivo: non volevamo che il congresso si tenesse a Genova e avevamo tutte le intenzioni di far sentire la nostra protesta».E arriviamo alla grande manifestazione del 30 giugno... (continua cliccando qui)(fonte Fratelli Frilli Editori)

caroselli della polizia che non finiva che non finivano sempre bene per la polizia e i suoi celerini.

sciopero generale, il comizio

lunedì 29 giugno 2009

E' salpata la "Spirit of Humanity"


L'imbarcazione della FreeGaza "Spirit of Humanity" è salpata da Cipro oggi per rompere un'altra volta l'assedio israeliano.
Incrociamo le dita...




Ramzi Kysia a gazafriends
L'imbarcazione della FreeGaza "Spirit of Humanity" è salpata da Cipro oggi, lunedì 29 giugno 2009 alle 7.30.21 persone che lavorano nel campo della difesa dei diritti umani e della solidarietà, provenienti da 11 diverse nazioni, sono imbarcati a bordo.Tra i passeggeri ci sono Mairead Maguire, Premio Nobel per la Pace, e Cynthia McKinney, deputata al Congresso e candidata alla Presidenziali USA per i Verdi.La nave trasporta anche 3 ton. di aiuti sanitari, giocattoli per bambini, e kit per la ricostruzione e risistemazione di 20 abitazioni.Più di 2.400 edifici sono stati distrutti a Gaza nel corso del massacro perpetrato da Israele lo scorso Dicembre/Gennaio.490 durante incursioni aeree di F-16,così come 30 moschee,29 scuole,29 centri ospedalieri,10 organizzazioni umanitarie,e 5 stabilimenti per la produzione del cemento.Ogni Kit comprende un piccolo quantitativo di rifornimenti per una singola famiglia,rappresentando tutti quei settori attualmente bloccati dalle autorità israeliane:Agricoltura, Edilizia, Istruzione, Produzione elettrica, Salute, Fornitura d'acqua e Sanità.Benchè, più di 4 miliardi di dollari in aiuti siano stati promessi a Gaza nei giorni successivi all'attacco israeliano, in realtà è stato permesso l'arrivo di una minima parte degli aiuti umanitari e bloccata ogni fornitura per la ricostruzione.



Lista dei passeggeri della Spirit of Humanity:

Mairead Maguire, co-winner of the 1977 Nobel Peace prize for her work in Northern Ireland

Cynthia McKinney Congresswoman

Huwaida Arraf, Chairperson of the Free Gaza Movement

Khalad Abdelkader, Bahrain

Othman Abufalah, Jordan, a world-renowned journalist with al-Jazeera TV.

Khaled Al-Shenoo, Bahrain, lecturer with the University of Bahrain

Mansour Al-Abi, Yemen a cameraman with Al-Jazeera TV.

Fatima Al-Attawi, Bahrain a relief worker and community activist

Juhaina Alqaed, Bahrain a journalist & human rights activist.

Ishmahil Blagrove, UK a journalist, documentary film maker

Kaltham Ghloom, Bahrain a community activist.

Derek Graham, Ireland an electrician, Free Gaza organizer

Alex Harrison, UK a solidarity worker

Denis Healey, UK Captain of the Spirit of Humanity

Fathi Jaouadi, UK/Tunisia a British journalist, Free Gaza organizer

Lubna Masarwa, Palestine/Israel a Palestinian human rights activist

Theresa McDermott, Scotland a solidarity worker

Adnan Mormesh, UK a solidarity worker

Adam Qvist, Denmark a solidarity worker

Adam Shapiro, US a documentary film maker and human rights activist.

Kathy Sheetz, US a nurse and film maker.

mercoledì 24 giugno 2009

LA CRISI DELL'ECONOMIA E DELLA DEMOCRAZIA- VOCI DELLA SINISTRA

Siamo tra coloro che anche nel corso dell'ultimo anno, dopo la sconfitta elettorale della “sinistra arcobaleno”, e a partire dal seminario “Di chi è la politica” del 5 luglio 2008 a Firenze, hanno continuato a proporre e promuovere iniziative con l'obiettivo di ricostruire basi rinnovate per una sinistra popolare e di massa, radicata nel lavoro, nel sociale e nella società civile, di opposizione alla deriva autoritaria, per una alternativa all'attuale modello sociale, politico ed economico.La gravissima crisi attuale ci spinge a riprendere il nostro impegno, tanto più a fronte del confermarsi della situazione in cui versa la sinistra e dell'approfondirsi delle divisioni.Lo facciamo con una prima iniziativa, subito dopo gli appuntamenti elettorali, sulla base dell'impegno, assunto a conclusione dell'Assemblea dell' “Appello per una lista unica della sinistra alle elezioni europee” del 7 marzo scorso a Firenze, di organizzare un incontro sul tema della costruzione di politiche alternative di fronte alla crisi dell'economia e della democrazia.Ci auguriamo che questo primo incontro possa contribuire ad aprire un percorso unitario delle voci della sinistra per ricercare proposte e iniziative che aprano spazi per un' altra economia e per il rilancio della democrazia e dei diritti, valorizzando le esperienze sociali di opposizione, mettendole a confronto e costruendo reti.


BOLOGNA, VENERDI’ 26 GIUGNO 2009Sala del Quartiere Reno “Falcone-Borsellino”Via Battindarno n. 127
Ore 10.00 – 13.30 Ore 14.30 – 18.00
Dalla crisi verso quale economia e quale democrazia?
10.00 Apertura dei lavori
10,20 – 11,15 Francesco Garibaldo “L’evoluzione della crisi e gli scenari futuri”Giulio Marcon “Le alternative nella crisi”
11,15 – 12,00 Dibattito
12,00 – 12,25 Luciano Gallino “Oltre l'ingiustizia sociale”
12,25 -13,30 Dibattito.13,30 – 14,30
Pausa buffet.14,30 –
15,20 Paul Ginsborg “La risposta europea alla crisi e il deficit democratico” Francesca Re David “Il conflitto sociale, il lavoro e la democrazia”
15,20 – 17,10 Dibattito.
17.10-17.30 Luigi Ferrajoli “La crisi della rappresentanza”17,30 – 18,15

Dibattito e programmazione della continuità dell’iniziativaTra i promotori: Paolo Cacciari, Piero Di Siena, Luigi Ferrajoli, Pino Ferraris, Francesco Garibaldo, Paul Ginsborg, Giulio Marcon, Mario Pianta, Anna Picciolini, Bianca Pomeranzi, Tiziano Rinaldini, Massimo Torelli, Maria Luisa Boccia, Roberto Buonamici, Gabriele Polo, Alfredo Zuppiroli, Sergio Caserta, Chiara Giunti, Alfiero Grandi, Renato Lideo, Gianfranco Schiavone, Maria Grazia Campus, Edoardo Salzano, Donatalla Della Porta, Ersilia Salvato, Andrea Bagni, Katia Zanotti, Luciano Berselli, Moreno Biagioni.

UN CANTO PER IVAN (cerimonia funebre per Ivan Della Mea all'ARCI Corvetto - Milano 16.06.09)

Il 16 giugno Ivan della Mea ci lasciava, al di la delle canzoni credo che ci abbia lasciato un qualche cosa che va al di la delle note e delle parole. Per questa ragione pubblico le immagini dell'ultimo saluto a Ivan, un tributo a un cane sciolto del PCI, un tributo a un comunista di quelli senza tessera.

martedì 23 giugno 2009

PER DARE PROVA CHE SIETE VIVI

…Sono due giorni che remeno i temi elettorali, le incapacità, le incomprensioni, le passioni. Sono giorni che tento di coniugare, non riuscendoci, quello che sta succedendo in Iran.
Chi scrive in un blog non è un professionista della scrittura e della comunicazione, per lo meno nella stragrande maggioranza dei casi. Io non lo sono, ma, quando mi metto alla tastiera e butto giu qualche cosa di scritto cerco di trovare il modo non solo di comunicare una notizia o una informazione ma anche un’emozione, una passione, una indignazione.
Manifestare una condanna nei fatti dell’Iran potrebbe risultare la copia di tante altre condanne nei confronti di regimi totalitari, teocratici come quello iraniano. E’ il ricordo di Tiananmen o di piazza Venceslao, dello Stadio di Santiago o dell’Atene dei colonnelli.
Purtroppo sarebbe facile riproporre l’assassinio di Neda e bloccare l’immagine in quell’istante dove la vita finisce e segue il nulla. Ricordare Carlo e il suo corpo straziato o ricordare Andreas Grigoropoulos ucciso dalla polizia greca pochi mesi fa.
Ma esiste il modo di trasmettere questo dolore, la rabbia, l’indignazione, la disperazione attraverso poche righe e un video? Vorrei avere il potere di riuscirci, lo ricordavo nel settembre scorso quando scrivevo della manifestazione di Torino a sostegno del Cile democratico fatta nel novembre 73.
Volutamente non propongo immagini “vere”, ma propongo il finale di un film cult per la mia generazione “fragole e sangue”, forse diventa più facile pensare che quella polizia è la polizia iraniana, o quella che ha fatto irruzione alla Diaz o quella che ha sparato ad Andreas.
E’ la stessa di Avola, di Reggio Emilia della Colombia e degli squadroni della morte brasiliani.
Oggi siamo al fianco degli iraniani che lottano per la democrazia.
Oggi dobbiamo dare prova di essere vivi.




versione italiana

Franceschini : debito di matematica - rimandato a settembre

Di matematica non ero un particolare “Genio” ma,quelle semplici nozioni del “far di conto” in testa direi di averle chiare.
A fine ballottaggi comunque rigiro i numeri, trovo sicuramente astrazione, nelle dichiarazioni di Franceschini :

“comincia il declino della destra. Sarà un percorso lungo, ma con lavoro e impegno porteremo avanti un cammino di cambiamento del Paese”.


Non voglio male al PD, penso che ancora qualche residuo di una storia comune, volendolo andare a cercare con molta pazienza ,ci sia, per tanto queste mie considerazioni, come le precedenti sul referendum, sono dettate più dalla volontà di chiarezza,trasparenza e competenza che non uno spirito di opposizione, sempre che, come in alcuni casi, estremamente vicini e dentro la realtà ligure non diventi organico al partito del cemento.

I seguenti numeri sono tratti da Repubblica:

Comuni capoluogo

Centro sinistra da 25 a 16 =-9
Centro destra da 5 a 14 =+9

Comuni non capoluogo

Centro sinistra da 142 a 106 =-36
Centro destra da 37 a 63 =+26 (più altri)

province

Centro sinistra da 50 a 28 =-22
Centro destra da 8 a 34 =+24 (più altri)


Se consideriamo che il centro destra è stato inoltre sotto tiro grazie alle prodezze del sultano di Arcore nei suoi harem privati , con tutto ciò che ne consegue, a questo punto vorrei proprio comprendere il declino dove stà. Anche sulla lunghezza del percorso avrei qualche cosa da ridire, dal 1968 ho iniziato a masticare politica e grazie alle eroiche e prodi (di nome e di fatto) gesta di personaggi come Ochetto , Dalema, Fassino, e Veltroni credo il mio percorso sarà simile a quello di Filippine, con l’handicap di non raggiungere mai il traguardo e morire prima.Ricordando una citazione di Bacci Pagano (personaggio dei libri di Bruno Morchio) che ricordava il padre affermava che “essere genoani è come essere comunisti, bisogna sempre soffrire” oggi bisognerebbe coniugarla con “tifare Italia è come essere Democratici, oltre a soffrire bisogna imparare la matematica”



lunedì 22 giugno 2009

POST-REFERENDUM

Nella mia città, Genova, alla fine anni 60 e primi del 70 c’era un vecchio compagno anarchico soprannominato “Paciugo”.L’età avanzata il, grosso fiocco nero al collo e la bandiera anarchica erano un riferimento preciso ad ogni manifestazione della Sinistra, soprattutto extraparlamentare.
Erano anni non facili, e fin troppo spesso, finiva con una o più carica della polizia. Mentre i più giovani manifestanti si disimpegnavano con corse a rifugiarsi nei vicoli della città, Paciugo che sicuramente qualche problema lo aveva nell’eventualità di una corsa e puntualmente rimaneva immobile a “difendere la bandiera”. Lui a quell’età veniva magari identificato, poi, rilasciato con una denuncia a piede libero e la bandiera veniva immediatamente spezzata e vilipesa da qualche solerte servitore dello stato.
Caro Franceschini, reputalo un onore trovare delle sillogie fra te e il compagno “Paciugo” Hai reso testimonianza, nel non voler modificare l’atteggiamento del tuo partito sulla questione referendaria, di come un Partito caparbiamente rimane attaccato alle proprie decisioni e sicuramente una iniezione di fiducia e sicurezza nei confronti della stessa base sei riuscito a impartirla. La sicurezza che ancora qualche giro elettorale e oltre alla sinistra anche il PD riuscirà a sparire. A onor di storia riconosco che comunque sei solo l’ultimo e il più incolpevole di autentiche linci della politica che avendo una visione sicuramente affetta da strabismo ha costellato prima la sinistra e ora pure il centro (sinistra?) di sconfitte inenarrabili.
In questo contesto c’è da constatare che ciò che diceva un incolto blogger quasi due mesi fa prende sempre più consistenza. La fine dell’impero Berlusconico (la desinenza nico è per dargli più assonanza con Napoleonico) e nel contempo non avere ne una sinistra extraparlamentare in grado da rappresentare un conflitto sociale evidente ne un centrosinistra parlamentare in grado di fare proprie alcune istanze che provengono da chi sta pagando il prezzo più alto della crisi in atto.
Dopo la sconfitta del 6 e 7 giugno, soloni della politica hanno ritenuto positivo un risultato del 3% e spiccioli per ognuno dei due principali schieramenti. Lo andassero a dire ai disoccupati, ai precari, ai migranti.
E’ sempre più urgente scrivere una pagina nuova nella sinistra Italiana. Auguriamoci che l’assemblea che si terrà a Bologna il 26 di giugno possa essere un passo costituente di questo nuovo soggetto che esce fuori dalle logiche delle segreterie e metta termine al banchettamento dei resti della sinistra, unificando sulla base di contenuti il popolo della sinistra.Credo che il momento di scontro istituzionale sia estremamente alto, un premier in ogni caso, al di la del lodo Alfano, ricattabile per i suoi vizietti e discreditato a livello internazionale, rende tangibile la possibilità che lo scontro al vertice, e tutto interno alle logiche del capitalismo industriale/finanziario possa causare danni alla stessa struttura democratica del paese. Guai ci dovessimo ritrovare dei dirigenti che filosofeggiando sullo 0,% ritenessero che il problema politico lo si risolve all’interno delle segreterie. Sarebbe Criminale



OMAGGIO A "PACIUGO"

MANUTENZIONE NECESSARIA


CLICCATE SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRE

sabato 20 giugno 2009

Sul futuro della sinistra

IL Manifesto - Luigi Ferrajoli
Sul futuro della sinistra

Esiste in Italia un popolo di sinistra che raggiunge almeno il 10% dell’elettorato e che è privo di rappresentanza politica. E’ una cifra calcolata per difetto: il 7% dei voti gettati al vento dalle tre liste di sinistra – Rifondazione, Sinistra e Libertà e il Partito comunista di Ferrando – una parte rilevante degli astensionisti e molti di coloro che hanno votato Di Pietro e il Partito democratico e che avrebbero votato la lista unica della sinistra che fu proposta dall’appello, rimasto inascoltato, di duemila persone.Nulla giustifica questa insensata dispersione di voti, che si spiega soltanto con lo scontro irragionevole, tutto interno al ceto politico, al quale si sono interamente dedicati, nell’anno successivo alla sconfitta del 2008, gli attuali gruppi della sinistra, fino alla decisione irresponsabile di contarsi alle elezioni europee, alle spalle dei loro elettori. Non la giustificano certo le differenze ideologiche o di linea politica, assolutamente irrilevanti di fronte alla crisi gravissima della democrazia che sta attraversando il nostro paese. Ed è paradossale che quegli stessi dirigenti dei partiti della sinistra che esaltano continuamente il valore delle differenze, la convivenza tra diversi e il rispetto per “l’altro”, non sappiano poi convivere tra loro né rispettare le loro minuscole, impercettibili differenze.Di questa espropriazione della rappresentanza, del tutto prevedibile - ieri come domani - in presenza degli sbarramenti imposti dalle attuali leggi elettorali, i gruppi dirigenti di tutte le formazioni della sinistra dovrebbero oggi rispondere ai loro elettori. Sarebbe una prova di serietà e di rispetto per i milioni di persone che li hanno votati e di un ritrovato senso di responsabilità per il futuro non solo della sinistra ma anche della nostra democrazia. Occorrerebbe, a questo scopo, che quei dirigenti affrontassero, davanti ai loro elettori, le due questioni che, nell’assemblea convocata a Firenze il 7 marzo dai firmatari dell’appello “per una lista unica della sinistra”, si impegnarono pubblicamente a discutere dopo le elezioni: il problema dell’unità delle forze della sinistra e, insieme, la rifondazione della loro rappresentatività politica.Il primo problema è di carattere soprattutto culturale. Sulle questioni che contano – la democrazia, il lavoro, i diritti, la laicità – non esistono sostanziali differenze tra i diversi frammenti della sinistra, divisi invece da infinite rivalità, diffidenze e ostilità incomprensibili, il cui unico effetto è la fuga delle persone di buon senso dalla militanza e dall’interesse stesso per la politica. L’unità della sinistra, che certamente esiste nell’elettorato come dimostrano le tante esperienze unitarie di base, richiede perciò il superamento di un vizio antico e autodistruttivo: la diffidenza e il sospetto settario che porta sempre a vedere un nemico nel compagno più vicino e a svalutarne le differenti opinioni come segni di deviazioni o di interessi inconfessati; l’intolleranza per il dissenso anche su questioni marginali e la pretesa autoritaria che tutti si riconoscano in un pensiero unico e comune; l’incapacità di convivere, insomma, con compagni che hanno idee anche solo minimamente diverse.Il secondo problema, ancora più importante, è il rinnovamento delle forme dell’agire politico, come hanno proposto Giulio Marcon e Mario Pianta nel loro intervento del 9 giugno sul manifesto. Ciò che si richiede, a mio parere, è soprattutto una rifondazione della rappresentanza politica, possibile solo se i partiti torneranno ad essere organi della società, anziché dello Stato, e a tal fine assumeranno regole elementari di democrazia interna a cominciare da quella, che proponemmo nel nostro appello, dell’incompatibilità tra cariche di partito e cariche istituzionali di tipo elettivo. E’ questo un problema di carattere generale, che riguarda la perdita di rappresentatività dell’intero sistema politico. Ma per la sinistra è assolutamente vitale. Il principale fattore di vanificazione della rappresentanza è infatti originato dalle auto-candidature alle elezioni dei vertici dei partiti e dal conseguente venir meno della distinzione tra rappresentanti e rappresentati e del rapporto di rappresentanza e responsabilità dei primi rispetto ai secondi. I partiti, e più che mai un partito della sinistra, riacquisteranno perciò credibilità, autorevolezza e capacità di promuovere e motivare l’impegno politico solo se torneranno a radicarsi nella società, restaurando, attraverso rigide incompatibilità, quel rapporto di mediazione e di alterità rispetto ai loro rappresentanti nelle istituzioni elettive: se, in altre parole, diverranno partiti sociali, oltre che politici, cui compete l’elaborazione dal basso dei programmi e degli indirizzi, la designazione dei candidati alle istituzioni elettive e il controllo sugli eletti, ma non il diretto esercizio delle funzioni istituzionali rappresentative, che solo così risulteranno responsabilizzate nei loro confronti.I due problemi, entrambi vitali per il futuro della sinistra, sono chiaramente connessi. In tanto si potranno ritrovare le ragioni programmatiche dell’unità nell’impegno, sicuramente comune, in difesa della democrazia e del lavoro, della costituzione e dei diritti fondamentali, in quanto i partiti rientrino nella società quali luoghi di aggregazione e di elaborazione politica, superando i personalismi, i dilemmi identitari, le rivalità e le divisioni di vertice e mettendo al riparo i loro dirigenti dalle tentazioni delle auto-elezioni e dalla conseguente separazione dalle loro basi sociali. Se gli attuali gruppi della sinistra, traendo lezione dagli errori del passato, troveranno la forza di questa auto-riforma, la loro sconfitta non sarà stata del tutto vana.

mercoledì 17 giugno 2009

VENIAMO DA LONTANO E...VORREMMO ANDARE LONTANO

Come era inevitabile i nodi vengono al pettine e quelle che sono state anomalie più o meno coperte al fine di dare un’immagine di se più confacente possibile ad un eventuale elettorato, magari non troppo informato da poter maturare una coscienza critica, ora esplodono con contraddizioni che mettono in crisi il governo cittadino di Genova.
Oggetto della scivolata rovinosa della giunta di centrosinistra è stato il Piano Urbanistico Comunale nella variante che riguarda il Lido d’Albaro. Una colata di cemento in riva al mare, villette praticamente sulla spiaggia al prezzo di 15.000 euro al metroquadro. Alla faccia della difesa dei litorali.
Lo sgambetto l’ha fatto compatta l’opposizione di centrodestra che a sorpresa ha votato contro, ma il dato politico è che dei consiglieri che sostengono l’attuale giunta , due dell’area Sinistra e libertà hanno votato a favore mentre i verdi e Rifondazione che ha una presenza come forum della Sinistra Europea hanno votato contro oltre naturalmente all’idv.
E’ concepibile un partito o comunque una formazione di sinistra che appoggi una speculazione immobiliare che va a incidere su quel poco di litorale a mare aperto che c’è a Genova?
Lo stesso impegno che abbiamo giustamente a ponente nel tentativo di non soccombere alle ulteriori cementificazioni e alle cantierizzazioni selvagge dobbiamo estenderlo su tutto il territorio.
Già in passato ho scritto di Gronda di ponente, dell’obrobrio del quartiere degli Erzelli che lo stesso Renzo Piano dopo le ripetute variazioni sulle cubature abitative abbandonava come progetto. Oggi si inizia a parlare anche del neo campo sportivo sempre a ponente e l’ombra di una mega speculazione sembrerebbe evidente .
Parlavo di contraddizioni e su queste vorrei che si misurassero chi ieri ha votato contro e chi a favore.
A Sinistra e Libertà (sempre che riconosca nei due consiglieri una qualche organicità) che ieri ha sostenuto la Sindaco o nel verde che ha votato contro.
All’Italia dei valori che si è schierata a difesa del litorale Genovese e nel contempo sostiene nel ballottaggio per la provincia di Savona il candidato di centrosinistra. Centrosinistra che in quel di Vado Ligure (praticamente attaccato a Savona) ha perso dopo decenni di incontrastato governo di Vado a favore di una lista civica per problemi di tipo ambientali.
Comunque, se qualcuno vuole consegnare la città di Genova in mano alla destra, continui pure così.Speculiamo sul cemento e sulla qualità della vita dei cittadini. Ghettizziamo come non luoghi le periferie, dimentichiamoci che veniamo da lontano e che vorremmo andare lontano.

ps. ECCO LA POSIZIONE DEI SOCIALISTI



martedì 16 giugno 2009

16 giugno 1944


Nel Giugno del 1944, 1.488 operai genovesi furono deportati a Mauthausen, episodio considerato tra i più feroci della repressione attuata contro gli scioperi del 1944.
Sono passati 65 anni dal 16 giugno 1944, uno dei momenti più tragici della Resistenza genovese, uno dei più efferati crimini dell'occupazione nazifascista della nostra città e di tutto il Nord Italia.
Nella tarda mattinata di una giornata caldissima, scattò la rappresaglia guidata dalle forze di occupazione tedesca con la partecipazione di polizia e brigate nere. L'azione fu condotta con tecnica militare. Innanzi tutto nella scelta degli obiettivi. Furono colpite quattro tra le fabbriche più combattive nelle agitazioni dei mesi precedenti, a partire dagli scioperi di dicembre 1943: la Siac di Campi, il Cantiere, la San Giorgio e la Piaggio di Sestri. I lavoratori furono radunati nei piazzali, selezionati, caricati a centinaia su autobus e camion così come si trovavano, in tuta, con gli zoccoli, molti in canottiera. Nella rete caddero in circa 1500, successivamente portati ai punti di concentramento a Campi e a Rivarolo, stipati come bestie su carri ferroviari con destinazione Mauthausen, brutalmente sottratti alle loro famiglie e al loro lavoro.
Il comando militare tedesco presente a Genova valutò in 12.000 il numero dei lavoratori di molte grandi aziende della città che avevano preso parte allo sciopero del 9 giugno, attribuito a sobillatori.
Seguì la chiusura delle fabbriche e la ripresa del lavoro il 14 giugno. Fu a questo punto che si scatenò la feroce azione punitiva, un’autentica caccia all’uomo, lo stesso comando tedesco nei propri documenti confermava che l’azione di rastrellamento era in relazione allo sciopero del 9 giugno.
Vi fu in quei giorni una vera escalation delle deportazioni, ogni infrazione agli ordini tedeschi o fascisti, ogni atto di contestazione o di opposizione provocava l’immediata rappresaglia della deportazione. Gli storici hanno rilevato l’esistenza di un rapporto di connessione pressoché regolare fra gli episodi di rivolta e resistenza contro i tedeschi e la data di partenza dei convogli per la Germania. Questa misura repressiva era mirata, anche, a rastrellare circa 500 operai siderurgici e metallurgici che interessavano l’azienda tedesca Mitteldeutsche Stahlwerke, e 500 lavoratori dell’industria pesante da destinare alle fabbriche gestite dalle SS nell’area di Mathausen.
I rastrellamenti di Genova stavano dentro un grandioso piano di deportazioni di manodopera e al tempo stesso di lotta antipartigiana.
Un treno partì da Genova e molti di quei lavoratori non tornarono più indietro. A ricordo di 33 lavoratori della SIAC di Campi che salirono su questo treno nell’immediato dopoguerra, venne posta una lapide, in quella che era la portineria dell’ingresso dello stabilimento nella zona di Campi.
Quella del 16 giugno 1944 fu una delle rappresaglie più gravi e più vaste tra tutte quelle nel Nord e Centro Italia dell'intero periodo di occupazione nazifascista. Ebbe un intento prevalentemente repressivo, ma fu anche una risposta all'esigenza di reclutare lavoro forzato per l'economia di guerra tedesca. Lavoro forzato che in Germania complessivamente interessò oltre mezzo milione di italiani, di cui oltre 65.000 lavoratori industriali arruolati e oltre 450.000 militari internati, poi d'autorità trasformati in lavoratori civili. Fu lunga, dura e insistente l'iniziativa delle autorità militari tedesche. Fu colpevole la collaborazione servile delle autorità della repubblica di Salò per favorire il folle disegno di deportazione di massa del lavoro italiano. A queste si opposero non solo le maestranze operaie degli stabilimenti genovesi, ma anche i tecnici e i dirigenti, a partire dall'amministratore delegato dell'Ansaldo Agostino Rocca che, con grave pericolo per la propria libertà e incolumità personale, riuscì più volte a impedire, rinviare, comunque limitare le conseguenze del criminale intento nazifascista.
A 65 anni da quel giorno tragico è doveroso ricordare degnamente il contributo fondamentale e il sacrificio dei lavoratori genovesi per la difesa degli impianti e delle fabbriche e per la lotta di Liberazione contro la barbarie nazifascista.
Molti anni sono passati la lapide che fu posta a Campi è in stato di abbandono, la stessa, collocata allora nella parte più importante della fabbrica, è oggi in una parte più defilata e, anche per questo, oggetto di atti vandalici: al busto di bronzo sono state rotte alcune dita delle mani.
CGIL CISL e UIL di Genova, insieme alle Istituzioni, all’ANPI e all’associazione dei deportati “16 giugno”, hanno ritenuto opportuno attivarsi per trasferire la lapide dell’attuale posizione ad un’altra più centrale ed in vista, nell’area di Campi, perché non si dimentichi.
A 65 anni da quel giorno tragico, è doveroso per tutti noi ricordare degnamente il contributo fondamentale il sacrificio dei lavoratori genovesi per la difesa degli impianti e delle fabbriche, per la lotta di Liberazione contro la barbarie nazifascista.
fonte cgil liguria

lunedì 15 giugno 2009

VENDO-LA SINISTRA?

Gli ultimi giorni sono stati caratterizzati dalle molte parole che hanno caratterizzato il cosmo , nebulose comprese, a sinistra.
Corrispondenze di amorosi sensi dalla Melandri a Vendola e da Vendola a Melandri, elucubrazioni bertinottiane sul partito unico a sinistra omnicomprensivo e per concludere dal moderno Oracolo di Delfi Dalema che generosamente si rende disponibile nell’emergenza ad un suo rientro attivo nella politica del PD.
Con questo non trascurabile preambolo ci si avvia alla tornata sia referendaria che dei ballottaggi.
Mentre leggevo la lettera della Melandri mi domandavo quale impedimento ci fosse nell’indirizzarla anche agli altri “leader”(?) di Sinistra e Libertà. Qualche pensiero strampalato mi rispondeva che erano già scontate le risposte e che forse rimembrando letture evangeliche le attenzioni si concentravano sul figliol prodigo.
Non è da trascurare la manovra a pressing su Vendola che proviene dall’interno di Sinistra e Libertà da chi sta, già da pochi giorni prima del voto, chiedendo il partito subito ( la tecnica era già stata sperimentata a dicembre con l’articolo di Fava sull’unità del 13 e la rassicurazione era venuta dalla Bandoli qualche giorno dopo . di li alla scissione con rifondazione è stato solo un problema di breve attesa). Evidentemente la concezione che prima si pensa al contenitore e poi se non ci sono campagne elettorali si pensa al contenuto è endemica in alcuni settori di chi oggi aspira a fa politica . In molti, proprio per questa ragione, si sono allontanati da progetti costituenti o di associazione. Molti elettori non si sono fidati a dare il voto a chi il programma lo ha stilato tra le quattro mura di segreterie per poi dire “ora non c’è tempo per discutere” .
Ampio e concettualmente condivisibile in buona parte il ragionamento di Bertinotti. Peccato che forse in una visione un po troppo alla “volemose bene” pensa anche lui più all’assiemaggio di sigle che i contenuti che queste sigle possono condividere. Non è da trascurare in questo contesto però la visione dei socialisti di SeL che dall’alto della loro recente storia politica non hanno nessuna intenzione di ipotizzare possibilità di intese con chi si pone a sinistra di SeL. Anche in questa circostanza i contenuti nell’esclusione sono “questi grandi sconosciuti”.
Situazione di casino? No da calciomercato.
Alle 0.36 dell’8 giugno in una mailing list lanciavo il seguente messaggio “Forse sarebbe il caso di iniziare a riflettere su una autoconvocazione come fu l'anno scorso il 19 aprile. Credo che lo spirito dovrebbe essere costituente e che le dirigenze a questo punto dovrebbero assumersi le loro responsabilità rispetto alla situazione nella quale è franata la sinistra.”
Penso che ora più che mai necessita un reset a sinistra, le spinte minoritariste del partito o del ripartire dalla proposta della lista anticapitalista non danno alcuna prospettiva . La trasmigrazione delle anime verso il PD equivarrebbe allo scrivere la parola fine alla storia della sinistra italiana con un ulteriore tassello nel puzzle di Licio Gelli.
Ho apprezzato la convocazione dell’iniziativa sulle risposte alla crisi economica del 26 a Bologna organizzata dal gruppo dei fiorentini che già avevano accolto l’appello della Rossanda portandoci ad una riflessione sulla possibilità di lista unica il 7 marzo a Firenze ma, prioritaria credo rimanga l’apertura di una costituente a sinistra che si sinterroghi poi al suo interno altrimenti anche l’elaborazione delle problematiche sulla crisi economica rischiano di cadere nel vuoto degli equilibrismi autoconservativi dei partiti.
Loris



domenica 14 giugno 2009

CIAO IVAN

"SIAMO TUTTI ULTRASETTANTENNI, MA COL MOTORE CHE NON PERDE UN COLPO. NOI DECIDIAMO CHE TERMINALE È QUESTA SOCIETÀ NEL SENSO CHE LA FACCIAMO TERMINARE. CHIARO IL CONCETTO? NOI ABBIAMO NIENTE DA PERDERE, LA SOCIETÀ TANTO. CHE COSA SUCCEDE? SUCCEDE CHE CHI HA IL POTERE POI CI ELIMINA E SU QUESTO NON CI PIOVE, MA INTANTO NOI A QUESTA SOCIETÀ DI MERDA CI FACCIAMO UN CULO CHE LA METÀ BASTA E AVANZA: NOI SIAMO GENTE CHE NON GLI FREGA DI VIVERE O DI SOPRAVVIVERE, NOI SIAMO QUELLI CHE SE SI INCAZZANO È DURA DAVVERO PERCHÉ NON FACCIAMO INVESTIMENTI, NON PENSIAMO A UN FUTURO CHE NON ABBIAMO CHE NON AVREMO E CHE NON CI IMPORTA DI AVERE E NEMMENO NE FACCIAMO UNA QUESTIONE DI VINCERE O DI PERDERE O DI CAMBIARLA QUESTA SOCIETÀ: NON POTREBBE FREGARCENE DI MENO: LEI CI FA DEL MALE NOI LE FACCIAMO DEL MALE, MORTA LÍ..."
"daSVEGLIA SUL BUIO, IVAN DELLA MEA.



Un'altro compagno ha deciso di andare a combattere le sue battaglie altrove. Che ti sia lieve la terra a te che hai combattuto con la tua chitarra e con le tue ballate insegnandoci in momenti sicuramente non facili cosa erano i padroni, i crumiri i Compagni .



venerdì 12 giugno 2009

LA LOGICA DI TAFAZZI

"Il progetto di una sinistra moderna, ecologista, laica ed innovativa continua. Sono concordi i segretari delle forze che hanno dato vita a Sinistra e Libertà, Nichi Vendola, Grazia Francescato, Riccardo Nencini, Claudio Fava e Umberto Guidoni che in una riunione svoltasi ieri sera hanno analizzato i risultati elettorali.... (continua) "

"Nota stampa dell'ufficio stampa del Prc-Pdci-Socialismo 2000 Oggi si è costituito il Coordinamento della lista anticapitalista e comunista formato da Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto e Cesare Salvi. Nella riunione si è deciso di rendere stabile il coordinamento, confermando la volontà di proseguire il lavoro comune che ha dato vita alla lista: l’obiettivo è la costruzione di un polo politico dei comunisti e della sinistra, rivolto a tutte le culture critiche, autonomo dal Partito Democratico, che abbia al centro l’estensione dei diritti dei lavoratori, la tutela dell’ambiente, la pace, la democrazia e quindi l’opposizione intransigente alle politiche del governo Berlusconi e della Confindustria... (
continua) "

Riporto oggi questi due comunicati per sottolineare che per alcuni dirigenti non solo non è cambiato niente, ma non c’è neanche l’intenzione a modificare le cose.
Oltre a non aver superato il quorum, e quello era il primo degli obbiettivi perché la massima di De Couberten che l’importante è partecipare, in questo caso non ha valore, e, o hai passato il quorum o sei zero.
Con questo tipo di dirigenza credo che di strada se ne fa molto poca , specialmente in avanti, perché in retromarcia direi che la sinistra e conseguentemente la società in cui viviamo procede velocemente.
Durante la campagna elettorale ho avuto modo di avere qualche scambio di opinione con quei compagni che militando o da una parte o dall’altra rappresentavano la loro militanza con una dedizione più consona ad una setta integralista religiosa che non a militanti di sinistra.
Gli insegnamenti dei nostri riferimenti storici , che sono tutto meno che anacronistici ci ricordano che l’approccio con le cose che ci circondano lavoro, famiglia e più complessivamente società deve essere di tipo scientifico per poter dare risposte adeguate alle esigenze che ci vengono richieste in quanto sinistra.
Perché non pensare “laicamente” ad un complessivo azzeramento per riprendere da quei temi che mettono al centro la questione “Lavoro” quindi provare a dare delle risposte alla crisi economica sicuramente non nella direzione neoliberista e rispettosa delle problematiche ambientali e….. superamento della precarizzazione del lavoro, scuola pubblica realmente di tutti e rivolta a diffondere cultura ai livelli più alti ovunque, ritornare alla “questione meridionale”, lotta alla mafia, difesa della costituzione e altre cose che sarebbe lungo descrivere ma fondanti della cultura di sinistra.

La staticità di quei due comunicati è impressionante. Al di la di aperture formali viene rilanciata la formula o di qua o di la.
Vogliamo uscire dalla logica di Tafazzi e umilmente ma determinatamente fare ripartire un processo unificante che possa riportare la sinistra ad essere un elemento attivo all’interno di questa società?
ps.segnalo le riflessioni di Rossana Rossanda sul Manifesto (le sberle del voto)



giovedì 11 giugno 2009

...E CONTINUI A MANCARCI

...Qualsiasi considerazione sulle vicende odierne sarebbe inopportuna perchè appartenenti a un altro mondo, a un'altra cultura e rischierebbero di offuscare il ragionamento sul Segretario del mio Partito. Il Partito Comunista Italiano.
Ci manchi Enrico!!!




FESTA DI SINISTRA

martedì 9 giugno 2009

MASOCHISMO POLITICO

Sono sufficientemente adulto, ma soprattutto disinibito, per non pormi il problema ,rimanendo nel lecito, a quali pratiche, le persone ricorrono pur di raggiungere il piacere. Il piacere è un fatto personale, ognuno di noi ha una soglia del piacere, diversa da un altro. Non sono ne uno psichiatra ne uno psicologo, ma oserei dire che l’osservazione è ovvia in altri momenti direi catalaniana.
Che poi il piacere personale ne riversi gli effetti sugli altri mi pone qualche ulteriore riflessione e qualche problema serio se parliamo di Masochismo.
Questa premessa perché la tornata elettorale che si è conclusa ha portato ad una flessione il PD e a un risultato pari a zero la sinistra .
I risultati delle amministrative poi, al di la di alcuni risultati positivi che hanno però confermato l’enorme disagio a sinistra, confermano che questa tornata elettorale dal punto di vista elettorale(specificazione assolutamente necessaria), per PD e sinistra è stato fortemente negativo.
Ieri sera tra il senatur (Bossi) e il Papi-Premier in un momento conviviale (e sul loro concetto del piacere mi astengo dal commento) hanno raggiunto un accordo sul referendum elettorale del 21 giugno per cui, contrordine! il cavaliere, contrariamente a quanto stabilito prima da indicazione al suo elettorato di non andare a votare.
A questo punto visto che sono il solito peone petulante della politica non posso fare a meno di domandare all’on. Franceschini se le mie due mail che contenevano l’appello per un ripensamento sul referendum erano mal scritte o contenevano orrori di ortografia per non degnarmi di una risposta e quindi giocandosi la possibilità di guadagnare qualche consenso elettorale in più, consenso non ideologico ma squisitamente utilitaristico. Molto più utile del vostro voto utile che ha regalato a Berlusconi il paese. E, ipotizzando una qualche svista, disattenzione o qualcuno dello staff del segretario inadeguato, lo stesso appello l’ho inoltrato a tutta la segreteria, perché il vostro è un partito che cerca il confronto e il dialogo con i vostri potenziali elettori ,infatti la risposta è stata pari a zero.
Ora che anche Berlusconi ha dato forfait, forti del vostro successo elettorale chiamerete il vostro elettorato del 26,1% perché vada compatto alle urne e possibilmente si riproduca strada facendo per arrivare a superare il quorum prima e raggiungere il 50+1%.
Vedo in tutta questa logica la perversione del masochismo , onorevole Franceschini. Non solo una perseverante casuale rincorsa autolesionistica, ma una profonda ricerca celebrale del “farsi male” mi verrebbe da azzardare la stessa ricerca del piacere del sesso tantrico qua finalizzato al “farsi del male”.
Ma se lei, onorevole segretario, e, tutta la sua segretria, se avete questo tipo di perversione perché anziché fare politica non vi dedicate a quel bel gioco che dalle mie parti si chiama “tresette a chi fa meno”?Che vogliate farvi del male voi è passabile, ma che immancabilmente il male ( e, che male!!!) ce lo fate pure a noi non lo ritengo eticamente accettabile.

VOTO : IL GIORNO DOPO

Per il tipo di esperienza vissuto in quest’ultimo anno non mi sembra di vedere i draghi se affermo che una parte dei problemi per la costruzione di un soggetto unico a sinistra riguardano essenzialmente due soggetti che sono sia politici che personali. Fava e Ferrero, Sinistra Democratica e Rifondazione.
Il tentativo di egemonizzare le rispettive aree va al di la della stessa scelta ideologica. L’alleanza ha significato per le altre forze subalternità nel bene e nel male. Sono estremamente critico sulle scelte di Vendola sia come qualità della scelta che come tempestività, ma il 7marzo lui a Firenze ha dato la disponibilità come MPS alla lista unica mentre la dirigenza di SD non si è presa la briga non solo di intervenire a un livello adeguato ma ha sistematicamente ignorato il dibattito in corso. Forse è stato un tentativo per smarcarsi da una morsa forse un po troppo stretta, ma questo non lo si saprà mai. Lo stesso Ferrero aveva delegato Acerbo che ha formulato la proposta irricevibile che la lista unitaria era la loro e che se qualcuno voleva, che si accomodassero pure. Mi rendo conto che le “strutture” esistenti sia di SD che di RC fanno comodo ma se questo porta ad una egemonia che come risultato da una sinistra potenzialmente al 7% di fatto senza alcuna possibilità di rappresentanza politica e forse solo potenzialmente da stampella al PD non credo che ci si possa stare.
Non credo neanche che dobbiamo attendere tempi lunghi di riflessioni e analisi, per poi ritrovarci in una situazione da prendere o lasciare come è stato per le europee. Il fallimento di una politica è tangibile e non è accettabile ne la giustificazione di Fava di una formazione appena formata, perché i compagni erano disponibili fin dall’ agosto scorso ad impegnarsi su contenuti precisi , ne la disarmante esternazione di Ferrero sulla scissione come errore grave dopo aver condotto una campagna congressuale come quella dell’anno scorso.
I lavoratori, i migrantes, gli studenti, i precari, tutte le vittime della crisi economica causata dal capitalismo hanno bisogno di sponde sicure, di risposte adeguate allo scontro che è in atto. Non si può sperimentare sulla pelle di miglioni di persone le alchimie politiche e strategiche per il nuovo soggetto o per la purezza del vecchio.
Solo l’azzeramento di tutte le dirigenze e un dialogo costituente può ridare linfa alla sinistra Italiana.
Il prossimo anno per le regionali vogliamo rimanere nuovamente intrappolati in questo tipo di logica o forse potremmo anche ipotizzare di rappresentare una sinistra vicina ai bisogni della gente e non supporter magari di qualche partito del cemento?
Non è forse il secondo anno che l’elettorato ci da una lezione?
.
Loris
.
Ps guardate le firme di chi ha aderito e chi no a questo appello. La cosa a mio parere grave è che sui Valori non ci può essere smarcatura. http://a-sinistra.blogspot.com/2009/05/restiamo-umani.html

lunedì 8 giugno 2009

SCONFITTI SI MA VINTI NO

Non l’ho mai fatto con mio figlio e non lo farò adesso ma il risultato elettorale era davanti agli occhi di tutti e ce lo siamo detto e ripetuto per oltre un anno mentre venivano recitati i mea culpa rispetto alla sconfitta elettorale di un anno fa. Ora chi ha cercato di egemonizzare i due schieramenti sarà contento, oltre a portare ad un ulteriore disastro la sinistra fa comprendere quali sponde possono essere date a tutti quelli che la crisi colpisce inesorabilmente per primi e che di una sinistra che perori la loro causa ne hanno la necessità. Non siamo uomini di culto che fanno testimonianza, siamo gente che lotta e che deve anche ritrovare nelle proprie organizzazioni gli strumenti e la solidarietà che ci abbisognano.
La cosa più infausta che ora si dovrebbe fare è rincorrere un’idea frettolosa arroccata all’interno di una delle organizzazioni come quella del “partito subito” che non essendo patrimonio condiviso risulterebbe una ulteriore conventicola che nulla porterebbe alla politica della sinistra se non la misera conservazione di qualche rendita di posizione.
Non c’è più posto per le indecorose dispute che si sono tenute in quest’ultimo periodo e in cui i dirigenti non hanno fatto niente per limitare i fiumi di parole usciti a sproposito su giornali web e quant’altro. Il tempo delle “ragazze pon-pon” è terminato per esaurimento delle squadre che dovevano sostenere. Non ci sono compagni più compagni di altri o più a sinistra. Ci sono posizioni diverse che comunque isolatamente non portano da nessuna parte e c’è una potenzialità che ci permetterebbe di poter dire la nostra e diventare un elemento determinante nelle scelte politiche del nostro paese.
Ripartiamo dai contenuti anziché dai contenitori la nostra assenza dal dibattito sulla crisi con una visione di sinistra sul come uscirne è disarmante. Come è stato disarmante che non si sia arrivati a una posizione unitaria e condivisa da tutta la sinistra sul tema della solidarietà e dei respingimenti degli “irregolari” nonostante molti dirigenti si fossero espressi positivamente.
Ripartiamo da dove ci siamo lasciati il 7 marzo a Firenze quando l’ottusità di una certa dirigenza irreggimentava i propri militanti ed elettori verso questa ulteriore sconfitta.
Propongo un primo incontro al più presto per verificare le disponibilità a intraprendere questo percorso che ha lo scopo di non dissolvere l’esperienza e la cultura della sinistra italiana.

domenica 7 giugno 2009

COLPO DI STATO.....COL CAVOLO!!!

Aspettando i risultati elettorali gustiamoci questi pochi minuti del celebre film di Luciano Salce "Colpo di Stato".Un po di sana autoironia aiuta sempre.



sabato 6 giugno 2009

AL VOTO


E’ uno dei post più difficili che affronto perché non farò una dichiarazione di voto ma una per il voto.
E’ stata un brutta campagna elettorale dove a sinistra ha avuto maggior successo marcare le differenze che gli eventuali punti di incontro. La capacità di usare le differenze per crescere insieme non è stato minimamente utilizzato lasciandoci sostanzialmente ai blocchi di partenza rispettto a qualsiasi processo realmente unitario.
Come ho già scritto in precedenza lo stare insieme non è dogmatico e non c’è da scandalizzarsi se gruppi anche se consolidati arrivano tramite un chiarimento interno alla decisione di dividersi ma intelligenza vuole che nel momento della necessità tutti comprendessero quale deve essere il comune obbiettivo.
Nel momento dell’emergenza democratica il ritrovare un fronte comune che possa andare anche al di la della propria appartenenza vuol dire raccogliere quel consenso che è fondamentale non soltanto per governare un paese ma anche per garantire una opposizione in grado di tutelare i blocchi sociali di riferimento.
Avendo ignorato scientemente le esortazioni che provenivano da diverse direzioni del popolo della sinistra per una lista unica unitaria della sinistra credo che rispetto ad un insuccesso elettorale un intero gruppo dirigente debba essere messo assolutamente in discussione.
Anche se questo periodo non ha sicuramente favorito il confronto a sinistra dall’8 credo che sarà fondamentale proprio ripartire da quella esortazione uscita a Firenze il 7 marzo per riaprire un dialogo fra tutte le componenti.
Per le ragioni espresse non indicherò chi votare ma invito tutti ad andare a votare e far parte di quella parte di italiani che oggi per le ragioni che sono davanti agli occhi di tutti si vogliono schierare dalla parte della Legalità della Giustizia e della Democrazia contro un centro-destra degli impuniti oscurantista e di casta.



venerdì 5 giugno 2009

1989-2009 omaggio agli uomini senza volto di Tienammen

…vent’anni fa ,a mio figlio che aveva poco più di un mese di vita, facevo conoscere un eroe senza nome, un eroe senza volto ma con una forza indicibile : la forza della ragione.
Quando un regime marcia contro i suoi lavoratori , uccide i suoi studenti che protestano contro la corruzione, bhe non è sicuramente comunista.
Quando un regime sfrutta i suoi bambini, sfrutta le sue donne sfrutta i suoi lavoratori, bhe non è sicuramente comunista.
Quando i capitalisti occidentali trovano conveniente investire e accordasi con un regime come descritto sopra, bhe…….non è sicuramente comunista.
Ricordiamoci dell’eroe senza nome e senza volto di piazza Tienammen. Ricordiamoci di tutte le vittime di piazza Tienammen, tutti eroi senza nome e senza volto.
Loris


mercoledì 3 giugno 2009

CRISI DI IDENTITA' A SINISTRA

…Sono un pivello della politica, uno che arrivato a 55 anni può dire di non aver capito un beneamato ca**o di niente e a cui non resta che dedicarsi all’arte della pittura. Si, pitturare le nuvole perché sulle tele rischierei di fare danni. Queste amare considerazioni comunque hanno un responsabile, uno con nome e cognome, uno che con la mente contorta e maligna ha finto di dimenticare sul treno delle 6.54 da Sestri P. per Genova Brignole il giornale l’Unità. Già uno che dimentica l’Unità non può essere un compagno. Anche se non c’è più scritto “organo del partito comunista” l’Unità resta nel cuore….. per tutta la vita.
Orbene pagina 14 dell’Unità di oggi 3 giugno 2009 rimango colpito da una riproduzione di un quadro che rappresenta un garofano. Dire un garofano è una parola un po grossa, quel che resta di un garofano, un po acciaccato, un po spetalato. Un garofano “rotto a tutte le esperienze”.
Il titolo del pezzo che prende tutta la pagina è ”UN CANDIDATO PER DUE SCHIERAMENTI” I due volti di David Lisei: con Berlusconi per diventare sindaco di Montecchio, con Sinistra e Libertà per il collegio di Baschi.
Miiinchia all’Unità fumano roba cattiva, mi viene da pensare, e così che ho riletto più volte l’articolo sino a distrarmi e non accorgermi che dovevo scendere.
La “narrazione” di questa vicenda tratta del tal David Lisei, sindaco di Montecchio uscente in quota lista civica di sinistra, si ritrova per la nuova candidatura a sindaco in quella tipica situazione che i più definiscono da “trombato” in quanto la sinistra nel suo insieme i candidati li ha già espressi.Avendo paura di annoiarsi a oziare politicamente e avendo (un po mi verrebbe da dire come il papà di Noemi) conosciuto casualmente in un centro benessere Berlusconi, rimembrando i reciprochi trascorsi alla corte di Bettino, decide di andare a proporre la propria candidatura al centro-destra. Fin qui niente di male, a differenza di Tremonti che nel primo governo Berlusconi entrò da subito, dopo essere stato eletto nelle file del centro sinistra (perdente perché il suo leader amava giocare con le “allegre macchine da guerra”) del tempo, lui per lo meno la scelta la fa prima. Il centro destra accoglie questo camaleonte della politica e lo candida in una lista civica ma di centro destra, anche perché quello che era il candidato naturale , che è un mediatore finanziario di Mediolanum, ha qualche problema rispetto a un alleggerimento di conti bancari di suoi clienti abitanti a Montecchio.
Soap-opera terminata? Ma no assolutamente perché questo staccanovista delle competizioni elettorali lo troviamo candidato nel collegio di Baschi per la provincia di Terni in Sinistra e libertà.
Non ho capito, mi viene mal di testa, sarà la via italiana al berlusconismo, in fondo l’ha pure detto che è di sinistra……leggetevi l’articolo che forse ho capito male, basta che ciccate sull’imagine dell’Unità qua sotto. Penso che sia un errore….mi auguro che sia un errore… o no?


martedì 2 giugno 2009

"la libertà è sempre la libertà di chi la pensa diversamente"

...alcuni giorni fa facendo vedere cosa è successo a Genova in occasione della visita del ministro La Russa dichiaravo che dare più poteri a personaggi simili era un modo come un'altro per restringere le nostre libertà.
Non possiamo non ricordare le parole di Rosa Luxemburg quando affermava che : "la libertà è sempre la libertà di chi la pensa diversamente".

Questa volta mi limiterò a linkare il post di Elena su "solleviamoci" che riporta a sua volta il materiale messo in rete da "Qui Lecco libera" . Oltre al solito protagonista negativo La Russa abbiamo anche la versione al femminile che risponde la nome del ministro dell'istruzione Gelmini .
La particolarità di questa vicenda sono le denunce che sono partite. Ritengo importante non fare mancare la solidarietà nei confronti di chi ha espresso il proprio dissenso pubblicamente.
Ecco l'approfondimento fatto da Elena su "Solleviamoci"

CACCIA AL TESORO

Per non annoiarci a ripetere quello che ormai lo sanno anche i cefalopodi che improvvisamente non sanno neanche più dove tenere i tentacoli tanto cresce l'eccitazione e il footing ormonale che proporrei un gioco tipicamente estivo , da spiaggia, o da soggiorno in villa: Una caccia al tesoro via web.



Il regolamento consiste nel copiare le parole che sono scritte nell'indice di ricerca dell'immagine di google riprodotta qui sotto (FEDERICO ARMATI VIRGINIA SANJUST SISDE), oppure, semplicemente cliccando sull'immagine ci si trova nelle pagine che trattano di questi nomi.



Se dopo che avete letto ritornate sul mio post per commentare ovviamente è cosa gradita.

Il premio in palio è :

"un'altra ottima ragione per non votare Berlusconi!!".



lunedì 1 giugno 2009

Finalmente un post scritto con la pancia!!!

…come dico spesso a Gap quando ci sentiamo al telefono, sto incazzato nero. Il post con l’Italia rovesciata l’ho già fatto, il dubbio che mi viene è se c’è l’Italia. Due anni fa il fior fiore dei moralizzatori sollevarono il giusto caso di Mastella che aveva fatto l’aereostop a Rutelli su un volo di stato (traduco per chi non comprende bene : il volo di stato c’era perché il vice premier Rutelli per compiti relativi al suo ruolo doveva muoversi in aereo e Mastella che avrebbe dovuto fare lo stesso percorso ha chiesto un passaggio). Era il periodo che andava molto in voga sulle spiagge leggere e commentare “la casta”. Era pure il periodo di un altro bel libro “il partito del cemento” dove veniva messo in luce l’intreccio tra politica, costruttori, professionisti del mattone, assolutamente trasversale. Era anche il periodo in cui qualcuno aveva fotografato il portavoce di Prodi che colloquiava con un transessuale maggiorenne (se c’era qualche foto più trasgressiva segnalatemelo pure) alla faccia della privacy.
Minchia!!!!!! Come si fa presto a mutare la morale : oggi la corte dei miracoli si sposta con i voli dell’aeronautica militare, musici cortigiani sono immortalati mentre si apprestano a correre ad allietare le festicciole private del Premier . Sull’aspetto del gossip a sfondo sessuale non ho intenzione di spendere una parola.
Bossi, Maroni!!!!!!! Ma la “Roma ladrona” funziona solo se non siete al governo voi? Brunetta!!!!, ma quanto cazzo è efficiente l’aereonautica militare da potersi permettere questo tipo di extra? Sarà mica colpa dell’inefficenza di qualche dipendente pubblico che quando scappa qualche cosa di forte al premier bisogna mobilitare le forze armate?



Il filmato è la parte finale della Fattoria degli animali di Orwell. Chi conosce l’autore del libro e la storia stessa sa benissimo a chi è rivolta l’allegoria. Non aggiungo commenti per non risultare il solito rompicoglioni. Su youtube mi sembra che sia possibile vederlo tutto. Leggere il libro o guardare il film d'animazione ritengo sia un ottimo sistema per porsi degli interrogativi intelligenti.

BEGIN

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